Considerazioni dal Salone del Mobile 2017

Editor:

Prima di iniziare a scrivere questo post, sono andato a rileggermi le mie considerazioni dal Salone del Mobile 2016 pubblicate esattamente un anno fa.

La mia prima reazione è stata quella di ripubblicarlo pari pari, dato che quelle sono esattamente le mie sensazioni anche quest’anno. Ma a quell’articolo, che riscriverei oggi allo stesso modo, voglio aggiungere qualche considerazione nuova su stili e tendenze, con una nota polemica sul Salone Satellite.

Ho deciso dunque di dividere le mie considerazioni sul Salone del Mobile 2017 in tre parti – Salone del Mobile, Salone Satellite e Fuorisalone – perché le sensazioni che ho ricevuto dai tre eventi sono molto diverse tra loro e ognuna merita un approfondimento. Del Salone del Mobile parlo dunque in questo articolo, mentre dedico altri due post alle considerazioni sul Salone Satellite 2017  e alle considerazioni sul Fuorisalone 2017, entrambi pubblicati su Design Street.

Ci tengo innanzitutto a ricordare, per accreditare le mie osservazioni come sufficientemente fondate, che quest’anno festeggio il mio 27° Salone del mobile. 20 come giornalista della carta stampata e 7 da blogger (come passa il tempo…). Ho visto muovere i primi, timidi passi al Fuorisalone (quando ancora gli eventi non erano le centinaia di oggi ma si contavano sulle dita delle mani) e ho seguito il Salone Satellite fin dal suo debutto.


Salone del Mobile 2017

Tolomeo Gold, una “limited edition” per i 30 anni dell’iconica lampada disegnata da Michele de Lucchi nel 1987


SALONE DEL MOBILE 2017


1. Affluenza

Lo avevo scritto anche l’anno scorso e lo confermo. Una delle cose che più mi hanno colpito è l’affluenza. Erano anni che non vedevo tanta gente in Fiera. Tantissimi stranieri, ma anche tanti italiani. Le aziende sono soddisfatte, tanti ordini, tanto business… Questo è il primo buon segno che però sembra contrastare con l’aria di crisi che si continua a respirare fuori dalla Fiera. Come se esistessero 2 mondi diversi: uno dentro e uno fuori. Eppure sono entrambi reali…



2. “Cosa ti è piaciuto di più?”

Questa è una domanda che mi è stata rivota decine di volte durante il Salone del Mobile 2017. “Niente in particolare, ma tutto in generale…”, rispondevo.

Mi spiego meglio. Gli anni passati trovavo sempre qualche oggetto, qualche stand che mi colpiva maggiormente. Quest’anno no. Ma non perché il livello medio si sia abbassato. Al contrario. Ho avuto la piacevole sensazione che si sia invece elevato. Girare il Salone quest’anno è stato per me un piacere per gli occhi. Non tanto e non solo per i singoli prodotti, ma per l’atmosfera generale che ho respirato. Un tempo si riconoscevano a distanza le aziende di “serie A” e quelle di “serie B”. Oggi questa divisione non è più così netta e anche chi si posiziona – per scelta o per necessità – ad un livello più basso del mercato (nel senso di popolare ed economico), presenta comunque un design molto curato e ben presentato.

So che i puristi del design a questo punto faranno una smorfia… Già sento le loro proteste: “Come puoi paragonare le aziende che da sempre hanno investito nel design a quelle che invece copiano gli stili dei più grandi e vivono di rendita?”.

Niente di tutto questo. Non le metto affatto sullo stesso livello. Riconosco perfettamente il ruolo da leader di certe aziende, che seguo con attenzione e che amo. Ma credo che in Italia, Paese in cui il design è sempre stato un settore molto di nicchia (spesso più scelto per un desiderio di ostentazione o per voglia di esclusività che per scelta consapevole), questo cambiamento possa essere davvero positivo. Come se il design avesse finalmente attecchito nel gusto della gente, entrando una volta per tutte nel loro DNA. E visto che non tutti possono permettersi una sedia da 1000 euro, un divano da 5000 o una cucina da 20.000, allora ben vengano le aziende che offrono a tutti un buon design. Magari meno firmato, ma a un prezzo ragionevole. Ikea ha aperto una breccia 20 anni fa e oggi il design “democratico” attacca dal basso il design “esclusivo”. Io riconosco il valore del secondo, ma tifo decisamente per il primo!



3. I “mitici” anni 80

Non so se esserne affascinato o terrorizzato, ma in fiera ho vissuto un “deja vu”. Ho avuto l’impressione che ci sia un ritorno, anche nell’arredamento, degli anni 80 (come, ahimé. sta già capitando nella moda; con quelle improbabili spalline super-imbottite da star Trek, le giacche larghe e i pantaloni abbondanti a vita alta).

Nell’arredamento questo stile si declina con un ritorno ai materiali pregiati, alla ricerca dell’esclusività, ad un concetto di casa “status symbol”, proprio come una berlina di lusso con cruscotto in radica e sedili in pelle o una pelliccia di visone…

Il lato positivo è questa è una versione “contemporanea” degli anni 80, quindi più raffinata e meno da “parvenu”. Decisamente di stile, anche se segue le stesse linee guida.

Il lato negativo è che questo ritorno a chiudersi in casa, circondandosi di cose, materiali, colori, oggetti utili e inutili che ti fanno sentire protetto e a tuo agio, significa la sconfitta della ricerca, della sperimentazione, dell’innovazione. In poche parole, del design. Artigianato contro prodotto industriale, estetica contro essenza… Il vecchio e ciclico dibattito tra design e decorazione che già il buon Adolf Loos trattò nel 1908 nel suo saggio “Ornamento e Delitto”.

Ma si sa. Le tendenze vanno e vengono, sembrano scomparire ma poi ritornano. Proprio come le stagioni…



4. Tendenze

Lo sappiamo da anni. Il design segue sempre più le mode e gli stili del momento. E quindi le tendenze diventano sempre più chiare e tangibili. Molto fashion! Il rischio però è quello di appiattire e uniformare i prodotti. Come sempre, “in medio stat virtus”. Un’ammiccante strizzata d’occhio ai trend ci piace: in fondo lo fanno tutti, anche le insospettabili icone del design. Basta che sotto al fumo ci sia anche un buon arrosto!

Ma vediamo in dettaglio le tendenze di questo salone del mobile 2017.

Colori

Colori “scandinavi” come piovesse. Rosa cipria e verde salvia innanzitutto, ma anche blu scuro, azzurro polvere, grigio tortora, giallo ocra… Colori di carattere, ma non troppo vivaci. Tonalità scure, fumé, tutte le sfumature del marrone. Un trend che, secondo gli schemi stereotipati della tradizione, sembra più maschile che femminile. Comunque una scelta cromatica che a me piace molto e che mi comunica concetti come “casa”, “comfort”, “eleganza”, “protezione”…

Materiali

I materiali naturali si confermano i protagonisti del 2017. Legno, tanto legno. E poi il marmo. E i tessuti. E i metalli, come l’ottone e il rame. Sta pian piano scomparendo la moda del cemento (bello senza dubbio, ma decisamente poco pratico…). Meno vetro.

Personalmente ne sono contento. Io non amo il vetro nell’arredamento mentre lo trovo estremamente affascinante e contemporaneo nell’architettura (superfici, parapetti, aperture). Ebbene, anche le aziende che da sempre hanno legato il proprio brand al vetro (come Fiam, Glas Italia, Gallotti&Radice per non fare nomi), si stanno spostando su una bella e intelligente rivisitazione dei propri prodotti, nei quali il vetro non è più il solista, ma gioca ruoli differenti (più o meno importanti) in una squadra fatta di materiali diversi. Io la trovo un’ottima scelta e ho finalmente apprezzato anche questi stand.

Finiture

Finiture naturali, soft e materiche al tatto. Legni con venature a vista, rivestimenti rifiniti con cura artigianale, dai tessuti ai pellami morbidi come silicone, cuciture come decorazioni, metalli satinati e bruniti. Tornano le trapuntature negli imbottiti, che fanno tanto anni 80!


5. Ambientazioni

Belle, curate, eleganti, alcune strepitose. Un complimento particolare al ruolo delle stylist (o degli stylist, visto che non sono tutte donne. Io stesso ho fatto styling per diverse riviste per oltre 10 anni…).

Direi che il Salone del mobile 2017 si è contraddistinto per l’ottimo livello delle ambientazioni. Le aziende hanno imparato a raccontare i loro prodotti in maniera egregia. rendendosi conto che un buon livello di design, oggi, lo si dà quasi per scontato. Quello che fa la differenza, spesso, è il modo in cui lo si comunica. Il design è pathos, trasmette sensazioni, emozioni… Chi sa o evocarle nel modo più efficace, vince.


Le mie personali considerazioni sul Salone del Mobile 2017 sono queste. Mi piacerebbe conoscere le vostre: Lo avete visto? Quali sono le vostre impressioni?

Lasciate pure un messaggio qui sotto e vi risponderò volentieri…

2 thoughts on “Considerazioni dal Salone del Mobile 2017

  1. Pingback: Cosa ne penso del Salone? – DDN

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