Considerazioni sul Fuorisalone 2017

Editor:


FUORISALONE 2017


Premessa

Queste osservazioni sul Fuorisalone, completano il ciclo di “considerazioni critiche di Design Street sul grande evento del design milanese segue le Considerazioni sul Salone del Mobile 2017 e le Considerazioni sul Salone Satellite 2017, pubblicate nei giorni scorsi e che vi consigliamo di leggere, per avere una panoramica più completa sul Design Festival di Milano.

Grazie dell’attenzione e buona lettura.

Massimo Rosati

Il piano d’attacco

Ogni anno mi faccio un piano d’azione militare per il Fuorisalone, e ogni anno non riesco a mantenerlo.

Le ragioni sono diverse.

Primo, sopravvaluto le mie capacità fisiche e, dopo un’intensa giornata in fiera, le energie per visitare il Fuorisalone calano di giorno in giorno.

Secondo, è troppo dispersivo e nonostante il mio fedele scooter mi abbia scarrozzato per oltre 500 km in una settimana, sono riuscito a vedere non più di un terzo di tutto quello che avrei voluto (e un decimo di quello che il Fuorisalone offriva, con i suoi oltre 1000 eventi…).

Terzo (e forse il punto più importante), dopo un paio di giorni di Fuorisalone mi assale lo scoramento e mi chiedo: “Ma perché… Ma chi me lo fa fare?”.


Troppo grande!

La conclusione è che il Fuorisalone ha assunto una dimensione talmente enorme (che mediamente non è proporzionale alla qualità), che dopo un primo slancio pieno di entusiasmo e di buoni propositi, arrivo alla conclusione che non ne valega la pena. Meglio perdersi qualche cosa bella che correre come un matto per una settimana intera.


Cosa scegliere?

E allora, qual è la soluzione? Seguire i consigli del mio collega giornalista e blogger Claudio di DDNblog? (…“Quest’anno ho deciso di puntare sulla qualità e non sulla quantità!”. Oppure puntare sul vecchio e sempre valido metodo del passaparola? (…“Cosa hai visto di bello quest’anno al Fuorisalone?”).
Entrambi. Quindi, rassegnato a perdermi gran parte degli eventi senza troppi sensi di colpa, ho iniziato il mio tour per questo Fuorisalone 2017.

Sono lontani i tempi dei primi Fuorisalone (li ho visti nascere, giovane redattore del mensile La Mia Casa), quando in un paio di giorni riuscivi non solo a vedere la maggior parte degli eventi, ma avevi anche il tempo di goderti i cocktail, chiacchierando con amici giornalisti, con designer e PR, tutti più disponibili e rilassati).

 

Mi è piaciuto, non mi è piaciuto…

Devo confessare che, generalmente parlando, il Fuorisalone 2017 mi ha piuttosto deluso e, cosa ancora peggiore, sono crollate alcune certezze.

Tra queste, il design festival di Ventura Lambrate.

A parte l’Ikea Festival, di cui tratto più avanti, il distretto mi sembra aver perso non solo molti degli espositori, ma soprattutto molta dell’energia creativa, innovativa e alternativa che lo ha contraddistinto fin dal suo debutto. Il primo anno lo avevo definito la vera, grande sorpresa del Fuorisalone! Forse la nascita del nuovo “Ventura Centrale, nei suggestivi magazzini abbandonati a nord dell’omonima stazione, ha disperso quel vibrante fermento che prima si concentrava in un luogo solo. Forse anche qui, come al Salone Satellite, si sono allargate le maglie della selezione (la vera chiave per il successo delle migliori iniziative!)… Escludendo l’ipotesi di un crollo della vena creatività dei giovani designer, probabilmente le ragioni sono si sovrappongono. Peccato… Speriamo nel prossimo anno. Nota positiva, l’Ikea Festival, un bellissimo evento “street” nel quale il colosso svedese ha dimostrato di saper parlare a tutte le generazioni, giovani in particolare. Col loro linguaggio, senza forzature, sapendo bene che i ragazzi di oggi saranno gli acquirenti di domani. Chapeau!

Anche la zona Tortona, nonostante certi suoi grandiosi allestimenti, mi ha lasciato abbastanza perplesso. Sono certo che grandi eventi collettivi come quelli ospitati al Base, al Superstudio, e negli spazi di Tortona 31 possano e sappiano fare di meglio. Noi li abbiamo sempre nel cuore, quindi restiamo positivi! Un paio di note positive. I soliti geniacci di Moooi che pur ripetendo ogni anno lo stesso format, riescono sempre a stupire e l’installazione di Corian-Cabana Club, una serie di set creati da grandi stilisti (bellissimo il padiglione messicano di Antonio Marras).

Fra i tanti eventi del centro mi hanno colpito l’allestimento di Studiopepe al Brera Apartment, quelli a palazzo Litta in corso magenta e una tripletta ben centrata di Diesel, Farg&Blanche e “Ladies & Gentleman”. Non solo per le location, da togliere il fiato, ma anche per gli allestimenti.

Quello che nella guida di Design Street al Fuorisalone avevo segnalato come uno degli eventi clou, White in the City, anche detta di tantissimi colleghi non si è dimostrato all’altezza delle aspettative. Un evento certamente molto bello: strepitose le location, ottima l’idea di base, splendide alcune installazioni (come quelle nel cortile dell’Accademia di Brera), ma alla fine si è rivelato più una grande esposizione di prodotti che un evento culturale, nonostante i grandi nomi coinvolti. Molto bello, ma forse un’occasione sprecata. Siamo certi che la prossima edizione (se ci sarà) sappia trarre stimolo dalle osservazioni critiche che si sono alzate da più fronti.

Dei due grandi eventi legati alla moda, Cartier al garage Sanremo ed Hermès alla Pelota, il mio voto va al gioielliere delle dive. Ironico, stupefacente e creativo il primo; serioso, tradizionale e autocelebrativo il secondo. Non c’è storia…

Un po’ di stanchezza anche per il grande evento di Interni in Statale, a parte un paio di installazioni tra cui il grandioso scalone in legno di Michele de Lucchi. Che per me resta uno dei più grandi progettisti contemporanei.

Altre sensazioni spaziando qua e là per la città… Bella la nuova lampada Bonjour Versailles di Philippe Starck per Flos/Baccarat. Mi sono piaciute anche la collettiva sul design Catalano a palazzo Isimbardi, e la bucolica installazione di Nobody&Co, nel bellissimo Giardino delle Arti di via Palestro. L’incontro fra Luca Nichetto e le vetrerie Salviati in Ventura centrale e la visone dei danesi di Mindcraft nel chiostro di S. Simpliciano. La genialità delle 24 casette per uccelli ideate da altrettanti designer alla Triennale e la bella idea di Fatto Bene in Tortona, che riscopre e promuove storici brand italiani di qualità.

Ma anche tanti piccole aziende e giovani designer, meno conosciuti ma non per questo meno talentuosi, che ho scoperto in luoghi insospettabili.

Chiudo in bellezza con due grandi che, sia pur in modi diversi, riescono sempre a stupirmi.

Tom Dixon, che ha monopolizzato il teatro Manzoni e tutti gli showroom confinanti per presentare i suoi mobili, le sue lampade e, al centro, il suo nuovo sistema di sedute per Ikea.

E infine la monografica sul lavoro di Nendo il largo Cairoli. La cosa più bella che ho visto al Fuorisalone. E forse, non solo in questa edizione…

All’anno prossimo, dunque, con le stesse grandi aspettative e, speriamo, meno delusioni…

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