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Un tavolino che riproduce su piccola scala un giardino Zen. Ecco Furrow, il progetto del designer giapponese Taeg Nishimoto.

Il giardino Zen in un tavolino. Parliamo di Furrow, il progetto firmato dal designer giapponese Taeg Nishimoto. Un prototipo di tavolino per uso indoor e outdoor, pensato per riprodurre su piccola scala le meraviglie dei mitici giardini giapponesi.

Già, il piano di Furrow è proprio alla sabbia di un giardino Zen che fa pensare. Come in un giardino giapponese, anche la superficie del tavolino presenta dei solchi che richiamano le onde del mare. Però se nel letto di sabbia o ghiaia del giardino Zen i solchi sono tracciati con un rastrello, sul top di Furrow le “onde” sono create colando il cemento con un rotolo di cartone ondulato.

Le onde sulla superficie del top cambiano aspetto nell’arco della giornata, a seconda di come vengono colpite dalla luce o della prospettiva da cui si guarda il tavolino.

Un giardino Zen su piccola scala

In un giardino Zen non c’è, però, solo la sabbia. Ci sono anche rocce e piccoli alberi. Elementi che simboleggiano solidità e fermezza in contrapposizione alla mobilità rappresentata dal mare di sabbia. Bene, questi piccoli “alberi” trovano spazio anche in Furrow. Tra i solchi del cemento ci sono, infatti, dei buchi di 25 mm, dentro cui si possono mettere dei tubicini di vetro con dei fiori, piccole piante o rami.

Il richiamo alla struttura cellulare delle piante

I rimandi alla natura di Furrow non si limitano alla texture del piano. La forma del profilo del top richiama l’immagine microscopica della struttura cellulare di una pianta. Inoltre, così come le cellule delle piante crescono indefinitamente, anche i tavolini di Taeg Nishimoto possono “crescere”, venendo accostati l’uno accanto all’altro.

Il tavolino Zen di Taeg Nishimoto è completato da una base in laminato di pino bianco tinto nero. Anche sulla struttura ci sono dei buchi. In questo caso utili per riporre i tubicini in vetro, quando non sono in uso.

Una collezione di arredi che sembra arrivare direttamente dagli anni ’60. Ecco Nostalgica, la serie di sedute e tavolini intrecciati di NODO2014.

Si chiama Nostalgica la collezione lanciata da NODO2014, il brand creato da Clara Arpini. Una serie di arredi intrecciati che sembra appena uscita da un film degli anni ‘60. Nostalgica reinterpreta, infatti, le sedie in tubolare metallico e filati in PVC così popolari nei bar italiani dell’epoca. Un richiamo al passato riletto, però, con uno sguardo contemporaneo.

NODO2014 nasce con l’obiettivo di recuperare e valorizzare le antiche tecniche di impagliatura e tessitura. Tecniche che Clara Arpini ha appreso da autodidatta, usando la struttura di una vecchia sedia della nonna. Nel suo laboratorio di Cassano d’Adda, in provincia di Milano, Clara lavora in stretta collaborazione con artigiani locali, creando sedie, tavolini, paralumi, cesti e tappeti, realizzati con filati di vari materiali, intrecciati rigorosamente a mano e direttamente sulle strutture.

Il richiamo agli anni ’60

Il richiamo agli anni ’60 si lega all’infanzia di Clara Arpini, passata in gran parte nella trattoria di famiglia. Un luogo della memoria che oggi rivive negli shooting fotografici dei suoi prodotti.

Il passato è accompagnato, però, da una sensibilità contemporanea, come dimostra l’attenzione all’ambiente nella scelta dei materiali. Tutti gli elementi d’arredo della collezione Nostalgica sono, infatti, intrecciati con un filato in polipropilene certificato OKEO-TEX® e REACH, privo di sostanze nocive, tossiche e bioaccumulabili.

La designer ha testato vari tipi di filati prima di scegliere il polipropilene, materiale durevole e riciclabile al 100%. I filati in polipropilene sono proposti in 32 colori Pantone.

Un mix eclettico di geometrie e materiali

La linea Nostalgica comprende cinque prodotti: la poltroncina ADA, la sedia ANITA, la panca ADELE, lo sgabello ALDO e il tavolino da caffè AURO.

Gli arredi della collezione sono realizzati con struttura in ferro, verniciata a polvere in bianco o in nero, e sedute e schienali intrecciati. Le possibilità di trama e ordito e la combinazione dei colori sono così varie da creare infinite geometrie: coloratissime o ottiche, minimali o classiche. Un mix eclettico dove la tradizione incontra l’innovazione.

Gli arredi di Nostalgica sono adatti sia ad ambienti indoor che a spazi outdoor, grazie all’uso di filati in poliestere con trattamento anti UV e idrorepellente che garantiscono un’elevata resistenza.

Si chiama Following the Sun la nuova collezione di FAINA Design. Un set di lampade, tavolini e panche dallo stile primitivo, ispirati al fiore che guarda sempre il sole.

Following the Sun. Questo il nome della nuova collezione di complementi d’arredo del brand ucraino FAINA Design. Un nome che esprime un messaggio di positività e di energia, stimolandoci a cominciare nel migliore dei modi questo 2021 carico di aspettative.

“Seguiamo il Sole e con esso iniziamo il nostro nuovo ciclo. Il solstizio è un momento di ripartenza e di rinnovamento ”, spiega Victoria Yakusha, la fondatrice di FAINA Design.

Following the Sun è composta da una linea di lampade, un set di tavolini da caffè e una panca. Una collezione contraddistinta da motivi circolari, forme naif e materiali vivi. Uno stile primitivo che rimanda a un passato lontano, ma ancora presente dentro di noi.

“C’è qualcosa di primordiale e naturale nel seguire il sole. Fin dai tempi antichi, i nostri antenati hanno costruito le loro vite intorno ai cicli solari vivendo in totale armonia con la natura. Nella nostra nuova collezione torniamo alle origini. Forme primitive e design semplice. Seguire il Sole significa seguire l’essenza, la nostra parte più autentica”, racconta Victoria Yakusha.

Un set di lampade che guarda il sole

In molte culture, il Solstizio d’Inverno era associato al naturale inizio dell’anno e veniva celebrato con feste e rituali. Celebrazioni che FAINA ha reinterpretato con il set di lampade SONIAH. Una linea di tre lampade da terra, una sospensione, una lampada da tavolo e un’applique ispirate al girasole, il fiore giallo che guarda sempre verso il sole molto amato nella cultura ucraina.

Texture vive e grezze

Le lampade SONIAH sono realizzate a mano con una tecnica impiegata molto tempo fa per le abitazioni tradizionali ucraine. Il materiale è lo “ztista”. Una miscela di argilla, carta, trucioli di legno e paglia, che dona alla superficie una texture grezza unica. Un materiale organico che può essere usato sia negli ambienti interni che negli spazi esterni.

La panca SONIAH e i tavolini SONIAH sono realizzati, invece, in frassino naturale o tinto nero. La panca ha grosse gambe in legno dalla forma arrotondata e una seduta rivestita con un morbido tessuto. Il tavolino è proposto in tre versioni: piano basso o alto su un’unica gamba enorme, piano su due gambe.

GUARDA ANCHE LA POLTRONA DOMNA DI FAINA DESIGN

Tavolini rotondi di design? Ecco la nostra selezione. Fra minimalismo e proposte decorative.

Tavolini di design per il salotto? Sceglierli non è cosa facile. Alti o bassi. Rotondi, quadrati, rettangolari. In legno, marmo, vetro. Le possibilità di scelta sono così tante da far sorgere qualche dubbio anche a chi, in genere, di dubbi non ne ha.

Sì, perché comprare il tavolino giusto non ha a che fare solo con l’estetica. La scelta è legata anche e soprattutto a motivi di carattere funzionale.

Per decidere quale tipologia di tavolino è più adatta a voi, dovete innanzitutto avere ben presente la differenza fra coffee table (tavolini bassi) e side table (tavolini alti). I primi si posizionano davanti al divano e possono essere utilizzati per servire il caffè oppure per esporre oggetti o libri da collezione. Invece i secondi sono i tavolini di servizio, da sistemare accanto al sofà o alla poltrona e dove mettere una lampada oppure appoggiare libri, occhiali e smartphone.

Se volete approfondire queste differenze, vi consigliamo, però, di leggere il nostro articolo dedicato ai suggerimenti pratici sulla scelta del tavolino per il salotto.

Oggi, invece, ci focalizzeremo sui tavolini rotondi di design. Una forma che è di grande tendenza nel mondo dell’arredamento.

Ecco la nostra selezione.


I PIÙ BEI TAVOLINI ROTONDI DI DESIGN


Turn, Normann Copenhagen

Si chiama Turn il nuovo tavolino firmato da Simon Legald per Normann Copenhagen. Un nome che chiarisce subito il suo carattere. Il cuore del progetto è, infatti, nel movimento di rotazione che si esegue per regolare l’altezza del top. Con un’altezza minima di 41,5 cm. e una massima di 66,5 cm., Turn può rispondere a qualsiasi esigenza. Il piano è in impiallacciatura di frassino, la base è in acciaio. Il tavolino è disponibile in tre tonalità monocromatiche: nero, grigio scuro e grigio chiaro. (normann-copenhagen.com)

Venny, JCP

Polvere di stelle blu, polvere di stelle rosa, vulcano cobalto, luna. Sono questi i colori di Venny, il set di tavolini rotondi progettato da Matteo Cibic per JCP nel 2018. Nomi evocativi per una collezione dal carattere scultoreo, che sembra arrivata da un altro pianeta. Venny è composto da una struttura in metallo finitura oro lucido e da un piano in lastre di specchio anticato, con curiose aperture circolari. (www.jcpuniverse.com)


Echino, Zanotta

Echino, la collezione firmata da Sebastian Herkner per Zanotta, si caratterizza per un curioso rovesciamento delle parti. Se di solito è l’acciaio a sostenere il vetro, in Echino accade infatti il contrario. Il tavolino di Herkner è costituito da tre gambe in vetro soffiato a tre strati e da un top in lamiera di acciaio satinato. Le gambe in vetro sono disponibili in quattro varianti di colore: ambra, azzurro, fumé e blu. Il piano è proposto in un colore naturale, nero oppure cristallo a specchio. (www.zanotta.it)


Lara, Fogia

Lara è il nuovo tavolino disegnato da Andreas Engesvik per il brand svedese Fogia. Un tavolino rotondo dal design pulito ed essenziale, realizzato in acciaio e cemento. Proposto come prototipo nel 2019, Lara sarà messo in produzione da Fogia nel 2020. (fogia.se)


Viae, Frag

Contorni tondeggianti per Viae, il tavolino di Frag che si ispira ai ciottoli delle antiche strade romane. Viae comprende due versioni: una da 3 e l’altra da 5 piani. I top dei tavolini sono rivestiti con diverse sfumature di cuoio pieno fiore e sono tenuti insieme da una struttura in tondino, che è base e ornamento dei tavolini. Il design è di Analogia Project. (www.frag.it)


Gravity, Favius

Gravity è il tavolino disegnato da Hanne Willmann per il brand tedesco Favius. Cuore del progetto è la base dall’aspetto scultoreo: due pezzi in marmo che si intersecano, circondati da 4 sottili colonne in acciaio. La base in marmo è in Nero Marquina o in Breccia Pernice. Le gambe in acciaio sono in nero goffrato con finitura opaca. Il piano del tavolo è rivestito in rovere tinto nero. (favius.de)


Sunrise & Sunset, De Castelli

Alba e tramonto. Sono questi due momenti della giornata che ispirano i tavolini Sunrise & Sunset di De Castelli. Il tavolino da caffè ricorda il sole quando sorge grande nel cielo, il tavolino da servizio il sole che tramonta più piccolo all’orizzonte. L’alba e il tramonto sono richiamate anche dai due materiali – il rame e l’ottone – di cui sono enfatizzate le caratteristiche cromatiche. Il piano è rifinito completamente a mano, con colori che dal centro ai bordi sfumano verso tonalità più ossidate. Il design è di Artefatto. (decastelli.com)


Don’t Leave Me, HAY

Bello, funzionale e pratico. È Don’t Leave Me, il tavolino progettato da Thomas Bentzen per HAY nel 2013. Il suo nome – non lasciarmi! portami con te! – racconta in modo chiaro la sua funzione. Grazie alla maniglia che sporge dal piano, il tavolino si può infatti spostare facilmente da un ambiente all’altro ed essere usato anche come vassoio. Realizzato in acciaio verniciato a polvere, Don’t Leave Me è proposto in una ricca gamma di colori. (hay.dk)


Bowler, HAY

Sempre di HAY è Bowler, la nuova collezione di tavolini rotondi firmata da Shane Schneck. Anche in questo caso lo stelo prosegue oltre il top, trasformandosi in una pratica maniglia. Lo stelo, la maniglia e il piano del tavolo sono in acciaio verniciato a polvere. La base è in granito. Un tavolino di servizio versatile e compatto ideale per i piccoli spazi. (hay.dk)


Petit Palais, Asplund

Si ispira all’eleganza dei palazzi storici Petit Palais, la collezione di tavolini disegnata da Anya Sebton ed Eva Lilja Löwenhielm per Asplund. Un richiamo al passato interpretato, però, secondo l’essenzialità tipica del design nordico. La serie, che comprende anche un tavolo da pranzo, è costituita da una base rivestita con pannelli in rovere laccato e da un piano disponibile in tre finiture: impiallacciato di rovere tinto, laminato o marmo di Carrara. (www.asplund.org)


Euclid, jot.jot

“La Semplicità è la più alta forma di sofisticazione”, diceva Leonardo Da Vinci. Parole che raccontano molto bene Euclid, il tavolino di Gintaras Antanas Kubilius per jot.jot. A comporre il tavolino sono tre forme basiche: quadrato, cerchio e triangolo. Un elemento d’arredo dal design minimale, che rende omaggio alla purezza delle figure geometriche già dal nome. Euclide è, infatti, uno dei più celebri matematici dell’antichità. Chi non ricorda il suo teorema, croce e delizia di tanti studenti? (www.jotjot.com)


Insert, Ferm Living

Tavolino o scultura? Insert, il progetto firmato dal designer cinese Mario Tsai per Ferm Living, è entrambe le cose. Sì, perché la base massiccia simile a un tronco e il top rotondo che sembra fluttuare nell’aria è proprio a una scultura che fanno pensare. Una scultura dal design essenziale, che può adattarsi agli ambienti più diversi. (fermliving.com)


Androgyne, MENU

Semplice e audace, rigoroso e morbido, maschile e femminile. È dai contrasti che prende forma Androgyne, il tavolino in acciaio disegnato da Danielle Siggerud per Menu. Un complemento dalla doppia anima, come suggerisce il suo stesso nome che deriva dalla parola greca ἀνδρόγυνος, comp. di ἀνήρ ἀνδρός «uomo» e γυνή «donna». Progettato originariamente per la caffetteria dello showroom di Menu a Copenhagen, il tavolino Androgyne è stato accolto così bene da essere messo in produzione di lì a poco. (menuspace.com)


ALBY, Mason Editions

ALBY, design Matteo Fiorini per Mason Editions, è un complemento versatile e multifunzionale. Cuore del progetto è la piccola lampada sferica appoggiata sul top. Un punto luce che sembra deformare con il suo peso il piano che lo ospita. L’ispirazione? La Teoria della Relatività di Albert Einstein. Da lì deriva il nome, un giocoso tributo al grande fisico e filosofo. Realizzato in ferro stampato, ALBY è proposto in due diverse finiture: galvanica nichel bianco lucido e verniciato materico in vari colori. (www.mason-editions.com)


L.A. SUNSET, Glas Italia

L.A. SUNSET è la collezione di Patricia Urquiola per Glas Italia. Una linea di tavolini rotondi con struttura in tubo metallico, verniciato blu notte perlato, con un piano che sembra dissolversi. Il top di vetro stratificato in finitura opalina è una tavolozza di colori che sfumano l’uno nell’altro, come gas o fluidi. Un tavolino dal sapore quasi magico. (www.glasitalia.com)


Infinity, Arflex

È il simbolo matematico dell’eternità (l’8 in posizione orizzontale) che forma la base di Infinity, il tavolino progettato da Claesson Koivisto Rune per Arflex. La struttura della gamba dà a Infinity un aspetto diverso a seconda della prospettiva da cui è guardato.‎ Un effetto basato su rigidi principi geometrici che, però, sembra del tutto casuale.‎ La struttura è realizzata in metallo, laccato nei colori della collezione Arflex. Il piano è in vetro temperato, fumé o azzurro. (www.arflex.it)


Moon, Gubi

Moon è l’elegante collezione disegnata da Space Copenhagen per Gubi. Un progetto che gioca sul contrasto fra la superficie liscia del top in marmo e la base sfaccettata composta da lamelle di rovere. Una serie di tavoli e tavolini che ci offre un saggio sulla sapienza artigianale del design danese. Oltre che un omaggio alla luna, ovviamente. (www.gubi.com)


Halves, Muuto

Chiudiamo la nostra rassegna sui tavolini rotondi di design con Halves, il tavolino dello studio canadese MSDS per Muuto. Una piccola architettura sviluppata su diversi livelli, realizzata in pietra acrilica. Il materiale grigio screziato di nero dona al tavolino una texture tattile di grande tendenza. L’utilizzo della pietra acrilica, unito alle forme semplici e pulite, rende Halves un complemento d’arredo contemporaneo molto versatile. (muuto.com)


Altre idee? Ecco tutti i tavolini per il salotto pubblicati su Design Street!


Un caleidoscopio di forme, materiali e colori. Ecco Ettore, il tavolino del brand svedese Källemo che ha conquistato la Stockholm Furniture Fair 2020.

Geometria, colore e arte. Parliamo di Ettore, il tavolino del brand svedese Källemo che ha rubato i nostri cuori in occasione della Stockholm Furniture Fair 2020. Progettato dal designer e artista Åsa Jungnelius, Ettore è un tavolino speciale per diversi motivi. A partire dal luogo che ha ispirato la sua nascita: la metropolitana di Stoccolma.

Già, è proprio mentre decorava la stazione della metropolitana di Stoccolma che Åsa Jungnelius ha avuto l’idea di disegnare Ettore. Il suo progetto decorativo per la metropolitana – Seashell – è una cavità di cristallo, simile a un caleidoscopio, che dissolve l’esperienza spaziale. Un caleidoscopio che ritroviamo nel design del tavolino.

Una delle due gambe di Ettore richiama, infatti, la fantasmagoria di colori e immagini del celebre gioco ottico, creando la stessa illusione ipnotica che si prova attraversando la cavità di cristallo di Seashell.

Un eclettico mix di forme, materiali e colori

Colore ma anche geometria, dicevamo. A dare forma al tavolino Ettore sono infatti tre figure geometriche: ellisse, triangolo e cilindro. Come racconta Åsa Jungnelius: “Il tavolo gioca con forme geometriche eterne. Ha una gamba in ottone oversize e un top che è una super ellisse basata su curve calcolate matematicamente. Ho preso ispirazione dalla piazza Sergels torg di Stoccolma, della fine degli anni ’60, che è stata largamente disegnata su una super ellisse.”

Le tre forme geometriche sono realizzate ognuna in un materiale diverso: vetro per il top, ottone per la gamba cilindrica e acciaio inossidabile per la gamba triangolare. Inoltre, ogni tavolino è dipinto a mano dallo stesso Jungnelius, rendendo Ettore una vera opera d’arte.

Che dire, un tavolino dal design unico. Non sorprende che Ettore sia stato indicato come miglior “Classico del futuro”, il premio assegnato dalla fiera di Stoccolma in collaborazione con la casa d’aste Bukowskis.

ALTRE NOVITÀ DA STOCCOLMA? GUARDA ANCHE  MAKI, LA SEDUTA DI OFFECCT SIMILE A UN ROTOLO DI SUSHI E ROPE CHAIR, LA SEDIA IN CORDA DI ARTEK

Porcellana plissettata? Ecco Plisago, la collezione di complementi d’arredo firmata da Besau-Marguerre per Fürstenberg. 

Tornato di gran moda sulle passerelle, il plissé è diventato di tendenza anche nel product design. Un esempio? Plisago, la collezione di complementi d’arredo in porcellana plissettata di Fürstenberg, progettata dallo studio tedesco Besau-Marguerre.

Partita nel 2018 con i tavolini, nel 2020 la collezione Plisago si è arricchita con l’aggiunta di una linea di mensole. L’obiettivo è sempre lo stesso: esprimere la dolcezza, la sensualità e la vulnerabilità della porcellana, attingendo al linguaggio della moda.

La plissettatura si è rivelata perfetta per combinare questi diversi aspetti, trattandosi di una tecnica che dà vita a risultati contrastanti. Se, infatti, i tessuti plissettati sono di solito associati a immagini romantiche e bon ton, a volte possono essere molto sensuali, come nel caso del celebre vestito indossato da Marilyn Monroe nel film di Billy Wilder “Quando la moglie è in vacanza”.

Quando la plissettatura nasce da un algoritmo

Il riferimento, però, non è solo al mondo della moda. A dare forma al progetto è l’uso della tecnologia. La plissettatura dei tavolini e delle mensole Plisago, infatti, non è creata con un processo artigianale, come verrebbe naturale pensare trattandosi di porcellana, ma grazie a un algoritmo. Ebbene sì, è proprio un algoritmo a disegnare le “pieghe” del tavolino e della mensola. Pieghe che, pur non essendo realizzate manualmente, hanno comunque un carattere irregolare.

I tavolini e le mensole Plisago sono disponibili in due diverse dimensioni e in due colori: bianco e rosa. Perfetti sia da soli sia da combinare insieme. A voi la scelta!

A proposito di Besau-Marguerre

Lo studio Besau-Marguerre è stato fondato da Eva Marguerre e Marcel Besau ad Amburgo nel 2011 ed è attivo in diversi ambiti, dal product e interior design fino alla comunicazione e allo styling. Tratti distintivi del loro lavoro: l’uso di materiali inusuali e di colori molto decisi. Fra le aziende con cui hanno collaborato, Thonet, E15 e Petite Friture.

Il brand ucraino NOOM rende omaggio al Bauhaus. A comporre la nuova collezione di arredi due forme geometriche: sfere e cilindri.

Sfere e cilindri. Sono queste due forme geometriche a comporre la nuova collezione di arredi del brand ucraino NOOM, presentata all’ultima edizione di Maison & Objet, a Parigi. Il progetto è un omaggio al Bauhaus, la celebre scuola tedesca di design, arte e architettura fondata da Walter Gropius, ed è stato concepito nel 2019 durante il centenario della nascita del grande movimento tedesco.

Nata nel 1919 a Weimar, la scuola Bauhaus chiuse purtroppo nel 1933, con l’avvento al potere dei nazisti. Nonostante la sua durata piuttosto limitata, il Bauhaus è stato uno dei movimenti più rivoluzionari del XX secolo, influenzando in maniera decisiva tutti i decenni a seguire. Per esempio, è all’interno del Bauhaus che prende forma l’idea di fondere creazione artistico-artigianale e produzione industriale. Ed è sempre lì che nasce l’idea di un design funzionale e accessibile. Un design che si spoglia del superfluo, riducendosi all’essenziale.

La collezione di NOOM richiama l’essenzialità degli arredi Bauhaus

È proprio alla purezza di forme e all’essenzialità degli arredi Bauhaus che si ispira Kateryna Sokolova di NOOM. Infatti, come dicevamo, la nuova collezione del brand ucraino si basa su due forme geometriche semplici: cilindri e sfere. Due figure presenti sia nelle sedute che nei tavolini.

Gropius, che deve il suo nome al celebre fondatore del Bauhaus, è la linea di sedute. Una sedia, una lounge chair e un pouf dalle forme essenziali ma accoglienti. Il cuscino della poltroncina e il pouf sono, infatti, due sfere perfette che gridano al relax, invitando a giocare con loro.

I tavolini si chiamano invece Brandt, come la celebre designer della scuola tedesca, e comprendono una versione side table da affiancare al divano e un coffee table, entrambi realizzati in acciaio inossidabile. Il top è sostenuto da tre gambe cilindriche di differenti diametri, che donano al tavolino un aspetto asimmetrico.

VUOI SAPERNE DI PIÙ SUL BAUHAUS?

LEGGI IL NOSTRO ARTICOLO SUI 100 ANNI DELLA GRANDE SCUOLA TEDESCA

Herman Miller e Vitra lanciano Eames Eucalyptus LTR Table. Un’edizione limitata degli iconici tavolini, con top in eucalipto.

LTR (Low Table Rod Base), l’iconico tavolino di Charles e Ray Eames, si veste con un nuovo materiale. Nell’ambito del programma di tutela della Eames House, la Eames Foundation ha infatti utilizzato gli alberi di eucalipto presenti nella proprietà per realizzare i top di circa 600 LTR Tables. Il progetto, che prende il nome di Eucalyptus LTR Tables, è un’edizione limitata ed è stato presentato durante i festeggiamenti per il 70° anniversario della celebre casa dei due designer americani.

LTR Table: la nascita di un’icona

Il tavolino LTR è disegnato da Charles e Ray Eames nel 1950. Piccolo e versatile, LTR viene usato dalla coppia nella propria casa con molteplici funzioni. Ancora oggi nella Eames House ci sono molti di questi tavolini, alcuni impiegati per accogliere gli oggetti della ricca collezione dei due coniugi, altri come pratico piano da appoggio accanto al divano e alle poltrone.

A comporre i tavolini degli Eames un top in legno massello o compensato e una base in filo metallico. Un elemento, quest’ultimo, che ricorre in numerosi altri progetti dei due designer: Eames Wire Chairs, Eames Shell Chairs, Eames Storage Units, Eames Elliptical Tables.

Perché un’edizione speciale in eucalipto?

Nel 2018 la Eames Foundation ha abbattuto due alberi di eucalipto di proprietà della Eames House. Per garantire la longevità degli alberi, Herman Miller e Vitra (i due produttori dei mobili originali Eames), in partnership con la Eames Foundation, hanno deciso di lanciare un’edizione limitata degli LTR Tables, con top in eucalipto.

Un’idea coerente con il grande amore che Charles e Ray Eames avevano per questi alberi, il cui legno fu scelto, tra l’altro, per rivestire la parete del soggiorno.

Come acquistare gli Eames Eucalyptus LTRs

Fin dal 1956, Herman Miller e Vitra sono gli unici produttori dei progetti realizzati da Charles e Ray Eames. Gli Eames Eucalyptus LTRs in Nord America sono in vendita online sul sito store.hermanmiller.com e presso lo showroom di Herman Miller a New York. Invece in Europa i tavoli sono disponibili da settembre sul sito vitra.com/store e presso rivenditori selezionati al prezzo di 795 €.

Inoltre, Herman Miller e Vitra hanno donato una selezione di tavolini alla Eames Foundation, che li ha messi in palio in occasione dell’evento per i 70 anni dell’abitazione, per raccogliere denaro per la salvaguardia delle proprietà della Eames House.

A proposito della Eames House

Situata sulla costa pacifica della California e circondata da più di 200 alberi di eucalipto, la Eames House è stata costruita nel 1949, nell’ambito del programma “Case Study House”, promosso dalla rivista Arts & Architecture.

Splendido esempio di architettura modernista, la Eames House si contraddistingue per la sua integrazione con l’ambiente circostante e per l’uso creativo di materiali edili industriali. Nel 2007 la proprietà è stata nominata Monumento Storico Nazionale. Oggi la sua manutenzione è a cura della Eames Foundation, creata nel 2004 e finanziata principalmente da Herman Miller, Vitra e l’Eames Office.

Foto: Herman Miller, Inc.

Il brand danese Please Wait to be Seated presenta ANZA, una linea di sedute dalle forme morbide e accoglienti con forti richiami al Giappone.

Sentirsi a proprio agio: è questo il significato di Anza, la parola giapponese che dà il nome alla nuova collezione di Please Wait to be Seated. Una linea di sedute (pouf e panca), firmata a quattro mani dal designer portoghese Rui Pereira e dal giapponese Ryosuke Fukusada, che è stata presentata in occasione dell’ultima edizione della fiera Imm Cologne.

Ispirata allo Zabuton, il cuscino giapponese utilizzato per sedersi sul pavimento, Anza è una collezione che mantiene ciò che promette. A caratterizzare il design delle due sedute sono, infatti, forme morbide e accoglienti che invitano immediatamente al relax. Si tratta, dunque, di un progetto allineato a quel trend del “curvy” che abbiamo indicato nel nostro report sul London Design Festival 2018 e nel post dedicato alla poltrona Pacha di Pierre Paulin rieditata da Gubi.

Le sedute sono rivestite con un tessuto ispirato a disegni giapponesi del XVIII secolo

Anza non conferma solo la popolarità delle linee arrotondate. Un altro tratto distintivo del progetto è il rivestimento della seduta. Per il lancio della collezione è stato presentato, infatti, un tessuto speciale chiamato “Tango Chirimen”, realizzato in collaborazione con un produttore di Kyoto. Un patchwork, disegnato nel XVIII secolo in Giappone, aggiornato con l’utilizzo di una nuova palette di colori. Una tavolozza contemporanea in linea con le tonalità degli altri prodotti di Please Wait to be Seated.

La sofficissima seduta è sostenuta da una struttura in legno disponibile in due finiture: rovere oliato o in una laccatura lucida ispirata allo Shikki, la tradizionale lacca giapponese.

Un pouf, una panca, ma anche un tavolino da caffè

Non finisce qui, però. Anza comprende anche un tavolino da caffè con piano in marmo di Carrara, progettato con un concept simile a quello del pouf e della panca.

Insomma, una collezione dal carattere eclettico in grado di viaggiare fra culture e tempi diversi. Siamo molto curiosi di vedere come si svilupperà in futuro.

Forme semplici e texture ricche. Sono questi i tratti distintivi dei tavolini Obon firmati da Simone Bonanni per Moooi.

“L’idea iniziale non è stata quella di progettare un set di tre tavolini per il soggiorno. Quella è stata più una conseguenza. Originariamente l’obiettivo che mi ero prefissato era quello di condire il raffinato mondo di Moooi con un nuovo tocco di artigianalità. Un prodotto che apparisse come fatto a mano e che risultasse bello senza trucco.”

Così Simone Bonanni racconta i tavolini Obon, la collezione che il designer friulano ha firmato per Moooi. Un set di tre tavolini semplici nella forma, ma ricchi nel materiale, caratterizzati da contorni morbidi e rassicuranti.

L’obiettivo di Bonanni era, dunque, innanzitutto quello di creare qualcosa che sembrasse realizzato a mano. L’idea dei tavolini è arrivata dopo solo perché rappresentavano il prodotto che avrebbe potuto offrirgli maggiori possibilità per sperimentare in fase di progettazione.

A partire da un segno grafico pulito ma irregolare, frutto di una graduale semplificazione delle forme, i tavolini Obon hanno preso vita. “Ho immaginato i tavolini Obon a metà tra ironia e rigore, i due aspetti che accomunano più di tutti il mio modo di vedere la professione del designer e la filosofia estetica dell’azienda”, spiega Bonanni.

Perché la terracotta? È un materiale capace di donare un aspetto naturale a un interno.

L’utilizzo della terracotta è stato naturale. È, infatti, un materiale che esprime molto bene quella sensazione di fatto a mano ricercata dal designer. Un materiale dalla storia millenaria capace di donare a qualsiasi interno un’atmosfera “gentilmente imperfetta”.
Una volta scelto il materiale, sono stati passati in rassegna diversi campioni per poter ottenere la finitura giusta. Dopo aver testato più di venti finiture, sia vetrificate, per il top, sia naturali, per il bordo e la base, Bonanni ha sperimentato, insieme a un esperto ceramista del Veneto, un nuovo processo di anticatura della superficie. Di cosa si stratta? Hanno inserito nell’impasto chamotte (argilla cotta e macinata) più o meno spesse per creare un prodotto in cui passato e presente fossero mescolati alla perfezione.

“La ricerca della finitura e lo sviluppo tecnico di volumi così grandi in un materiale così mutevole e difficile da governare ha rappresentato una vera e propria sfida in termini di produzione seriale”, racconta ancora Bonanni. Una sfida complessa che, però, è stata vinta alla grande.

A proposito di Simone Bonanni

Simone Bonanni nasce a Pordenone nel 1989. Ha studiato Industrial Design presso l’Istituto Europeo di Design di Milano dove si è diplomato con lode nel 2011. Nel 2012 lascia Milano alla volta di Amsterdam, entrando a far parte del team di Marcel Wanders, e lavora qui come product designer e project leader per 3 anni.

Rientrato a Milano nel 2015, fonda Simone Bonanni Design Studio.

Oggi disegna per brand italiani e internazionali, dedicandosi sia al design del prodotto sia allo sviluppo di edizioni limitate, e insegna presso lo IED, l’Istituto Europeo di Design.

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La designer Matali Crasset parte da un presupposto semplice: “un oggetto non è abbastanza generoso se ha una sola funzione”.

Il perché della sua “Double side”, allora, è subito chiaro; una sedia potrebbe essere qualcosa di più di se stessa: può essere contemporaneamente anche un tavolo e uno scaffale. Double Side infatti è tutto questo. Attraverso un gesto semplice ed intuitivo lo schienale si ribalta e si trasforma in piano d’appoggio, funzionale per lavorare, mangiare, scrivere, giocare e per tutto ciò che può essere implicato con l’atto di sedersi.

Secondo la designer la maggior parte degli oggetti che usiamo e che riempiono le nostre case sono semplici indicatori di uno status, derivati da un modello borghese che non è più conforme ai veloci ritmi del quotidiano, alla necessità di avere tutto in poco tempo e in poco spazio. Come a dire: non serve un tavolo, una sedia, un divano, una libreria, se puoi avere tutto in un unico oggetto. Questa filosofia, seppur opinabile, ha portato la Crasset a pensare la sedia non come elemento fisso, ma piuttosto come a un oggetto che potesse rispecchiare uno scenario di vita in trasformazione, durante il quale si passa attraverso il lavoro e il riposo, l’attività e la passività.

Gli elementi tradizionali sono stati rivalutati secondo questo principio, e di conseguenza adattati alle esigenze contemporanee: rimane un disegno semplice, lineare, pulito; una struttura confortevole e familiare realizzata in legno e rivestita a tratti con il feltro; il piccolo scaffale può contenere pochi oggetti, qualche libro o il computer.

Double side riesce a creare un equilibrio tra relax e lavoro, ad essere utile in qualsiasi momento, e adattabile a qualsiasi ambiente. Potrebbe essere infatti una comoda soluzione per quegli spazi pubblici come le sale d’aspetto o le hall.

www.danesemilano.com

 

Più che un prodotto vero è proprio, Border Table è una bella installazione che il grande studio giapponese Nendo ha creato per la mostra presso “Eye Of Gyre”, una galleria d’arte contemporanea di Omotesando, a Tokyo.

Nendo ha voluto cercare di mettersi in relazione con quegli spazi che solitamente vengono considerate “angoli morti”. Una collezione di tavoli “serpeggianti” che si insinuano negli spigoli, intorno alle colonne, ai gradini, agli angoli dei muri bianchi della galleria.

Così il designer ha pensato di trasformarli in spazi privilegiati creando degli elementi studiati appositamente per quella posizione. Come piccoli serpentelli, questi elementi che strisciano nella galleria sono formati da un corpo metallico a sezione quadrata di 5 mm di lato che sostiene un tavolino rotondo del diametro di 20 cm.

Camminando negli ambienti della Galleria, lo spettatore vedrà lo spazio segnato da questi moduli uno diverso dall’altro, i Border Table, che lo accompagnano per tutto il percorso.

Questi elementi, che sembrano essersi paralizzati nella loro posizione, oltre a restituire una loro dignità e una bellezza a degli spazi altrimenti sacrificati, servono come piani d’appoggio di servizio dove posare piccoli oggetti.

www.nendo.jp

Photos by Hiroshi Iwasaki, Masaya Yoshimura

Recentemente ho ritrovato a Milano un’amica: Letizia Rossella Mombelli, architetto e giornalista che non vedevo da almeno 10 anni, quando ero Direttore del mensile La Mia Casa.

Chiacchierando del più e del meno, scopro che oltre a lavorare come architetto, si occupa anche di design e mi accompagna nella galleria di arte e design di Anna Maria Consadori, a Brera, dove sono esposti in esclusiva i suoi coffee-table “Cereghin”.

E lì scopro con piacere questa collezione di tavolini “monogamba” dalla forma organica: una serie a tiratura limitata che unisce suggestioni classiche, come il recupero dei legni naturali e delle lavorazioni artigianali di ebanisteria, a materiali innovativi come il Corian®.

Il nome, mi spiega Rossella, deriva dal tradizionale uovo al tegamino, “el cereghin” in dialetto lombardo, e non è difficile comprenderne la ragione.

I tavolini sono abbinabili nelle tre dimensioni in modo da a creare un paesaggio di piani a diversa altezza e diversi nei colori delle essenze. Oppure sono utilizzabili singolarmente, come servitori muti, come tavolini da affiancare alle poltrone o al letto o ancora come tavolino da centro divani.

Le essenze utilizzate sono il ciliegio, il rovere tinto noce o il noce e il tiglio. La finitura è una vernice trasparente all’acqua che dona un aspetto molto naturale al tatto. La lavorazione artigianale delle superfici e il bordo a saponetta mantengono intatta la sensazione “mano di pesca” delle superfici lignee.

Al centro, il decoro in corian pensato negli abbinamenti bianco/nero e cremisi/bianco, ma è disponibile anche nelle varianti ocra, terra di Siena o grigio tortora.

La gamba di LM-01 e 02 può essere decorata con uno “stivale” bianco o nero, una tinta a lacca (in sintonia con le tonalità del corian) che riveste il piede risalendo per breve tratto sulla gamba.

Data l’artigianalità del prodotto, su richiesta si possono studiare dimensioni ad hoc per particolari esigenze di progetto.

www.mombelliarchitetto.com

Smania, azienda conosciuta per i suoi arredi ricercati nelle linee e nella qualità dei dettagli, apre le porte all’outdoor con la collezione Costa Rey che unisce la raffinatezza dello stile coloniale a un design essenziale e contemporaneo. La collezione è molto ricca e comprende poltrone e imbottiti, singoli o componibili, ma anche tavoli e sedie, coffee-table e pouf, vasi e lampade, fino a strutture pensate appositamente per il massimo relax, come le chaise longue o i grandi letti-gazebo dove potersi godere un riposo o un drink rinfrescati dall’ombra delle leggere tende mosse dalla brezza marina. I materiali scelti sono di prima qualità, come il teak e il politech uniti a tessuti ed imbottiti speciali pensati appositamente per l’esterno. www.smania.it

Si chiama Avvitamenti questa un’interessante collezione di arredi e complementi creata dal designer Carlo Contin. Avvitamenti di Carlo Contin è il risultato di un’esplorazione del designer milanese sul tema affascinante, da qui il titolo, della vite in legno. Un percorso di ricerca fra artigianato e design, durato oltre un anno, che reinterpreta antichi metodi di lavorazioni della falegnameria tradizionale. Una sperimentazione progettuale che, partendo da uno spunto concettuale forte, si trasforma in una serie di prototipi-edizioni limitate che raccontano una storia di cultura materiale allo stesso tempo concreta, etica ed estetica.

Ne nasce una collezione di oggetti che proprio nella loro linearità archetipica hanno il punto di forza. Sgabelli, tavolini, lampade, librerie dove grossi viti in legno naturale, vivacizzate da macchie di colori accesi, attraversano, con diverse angolature, altri elementi in legno o strutture metalliche. Oggetti belli e semplici come un vecchio gioco per bambini dove, partendo da moduli predefiniti, si compongono infinite combinazioni…

www.carlocontin.it