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Prende oggi il via a Milano il cantiere di “Welcome, feeling at work”, l’ufficio biofilico progettato da Kengo Kuma and Associates, dove si lavorerà in sintonia con la natura.

Come sarà l’ufficio del futuro? È questa una delle domande più frequenti del momento. Se la pandemia ha ridisegnato i nostri spazi pubblici e privati, è infatti naturale chiedersi cosa succederà quando ci saremo lasciati l’emergenza sanitaria alle spalle.

Una risposta interessante arriva da “Welcome, feeling at work”, l’ufficio biofilico voluto dalla piattaforma indipendente Europa Risorse. Un grande cantiere avviato oggi a Milano nella zona del Parco Lambro, che verrà completato nel 2024. L’idea: creare uno spazio dove uomo e natura possano dialogare armoniosamente, all’interno di un’architettura organica e orizzontale in perfetta sintonia con il contesto circostante. Un ufficio sostenibile pensato per coniugare il benessere delle persone con la salvaguarda dell’ambiente.

Un ufficio green pensato per stimolare tutti i sensi

A firmare il progetto di “Welcome, feeling at work” è il rinomato studio di architettura Kengo Kuma and Associates, uno dei più sensibili interpreti dell’architettura organica, da sempre impegnato nella realizzazione di costruzioni in simbiosi con l’ambiente naturale.

Architettura biofilica: vivere in simbiosi e a contatto con la natura. Welcome, feeling at work è un progetto che prevede l’uso di elementi organici e naturali che stimolano i nostri sensi e assecondano la nostra tendenza a trovare comfort e ispirazione nei contesti naturali”, racconta Yuki Ikeguchi, partner di Kengo Kuma and Associates. E poi ancora: “Un approccio urbano biofilico riporta vita in città. Sarà l’avvio di una nuova era in cui l’architettura green interviene per ridefinire l’orizzonte urbano”. 

Un progetto che riporterà in vita una zona industriale abbandonata

Welcome sorgerà nell’ex area Rizzoli, una zona industriale oggi abbandonata, con l’obiettivo di riqualificare il quartiere e diventare un catalizzatore capace di riunire persone e natura.

Il progetto ospiterà uffici, auditorium, spazi di co-working, ma anche ristoranti, negozi, un supermercato, un’area wellness e luoghi per eventi temporanei e mostre. Lavoro e tempo libero si incontrano in Welcome, uniti da un filo: la Piazza, ricca di vegetazione e circondata da colline; le Corti open air, dedicate al lavoro informale e agli incontri; le Terrazze che ospiteranno orti, giardini fioriti, camminamenti; le Serre, intese come luoghi speciali di lavoro, ma anche di intrattenimento.

Welcome sarà uno spazio di creazione e lavoro, incontro e scambio, ma soprattutto un luogo di benessere per le persone e il Pianeta. Con l’augurio che le città del futuro saranno più green per tutti.

Apre a Tokyo Burnside, il locale total black firmato da Snøhetta, in collaborazione con Ghetto Gastro e il collettivo di arte e design En One Tokyo.

Un ristorante total black a Tokyo. È Burnside, il nuovo progetto firmato dallo studio di architettura Snøhetta. Uno spazio multidisciplinare nato dalla collaborazione con gli chef del Bronx Ghetto Gastro e il collettivo di arte e design En One Tokyo.

Ristorante informale di giorno e lounge bar di notte, Burnside è pensato per ospitare eventi culturali ed esperienze culinarie immersive. Un locale ibrido e flessibile in cui la parola d’ordine è stupire.

Una palette total black

Burnside si propone di stupire non solo con i suoi progetti sperimentali, ma anche e soprattutto con il suo interior design.

Il cuore del progetto di Snøhetta è nella sua avvolgente palette total black. Dal soffitto alle pareti, dai mobili ai tessuti che coprono le finestre, ogni cosa nel locale è dominata dal nero. Un colore forte e deciso che è stato scelto per diversi motivi.

Da un lato il nero richiama le atmosfere dark dei bar izakaya di Tokyo, dall’altro traduce la filosofia alla base della cucina di Ghetto Gastro: il Black Power Kitchen. Una cucina con un approccio multidisciplinare, che celebra il Bronx come ispirazione della cultura globale, vedendo nel food uno strumento di coesione delle comunità.

Inoltre, la scelta del nero rimanda allo Shou Sugi Ban, un’antica tecnica giapponese che consiste nel bruciare il legno per proteggerlo (ne avevamo parlato a proposito delle lampade Morale di Emanuel Gargano). Il risultato è un legno carbonizzato resistente e dall’aspetto molto caratteristico. Una lavorazione impiegata soprattutto per il rivestimento esterno delle case nella campagna giapponese.

In tutto questo nero spicca la striscia di luce curva sul soffitto. Un accento color ambra che guida lo sguardo verso la grande cucina a vista. La vera protagonista del locale, come sottolineano anche la sua posizione sopraelevata e le pareti curve che la incorniciano, simili all’arco di proscenio di un teatro. D’altronde, è lì che la preparazione del cibo diventa performance e magia.

Un layout flessibile

Il layout di Burnside è molto flessibile. Lo spazio della cucina è progettato per adattarsi ai bisogni dei diversi chef del collettivo, ma può essere usato anche come spazio dove mangiare oppure venire chiuso per trasformare il locale in una galleria temporanea, grazie a un divisorio scorrevole nascosto nell’arco di proscenio. I tavoli, tutti disegnati su misura, possono essere uniti o separati, a seconda della necessità.

A rendere ancora più immersiva l’esperienza di Burnside, il sistema audio sviluppato dal sound designer Devon Turnbull e le sculture floreali dell’artista Makoto Azuma.

Un viaggio alla scoperta delle più belle case sugli alberi di design nel mondo. Per vivere immersi nella natura, senza rinunciare al comfort e allo stile. 


 “Chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria”.
(Il barone rampante, Italo Calvino)

Un hotel rivestito di specchi sospeso tra gli alberi. Una casetta in legno circondata dai ciliegi, dove degustare tè. Una galleria d’arte contemporanea a 4 metri da terra. Sono le case sugli alberi del nuovo millennio. Opere architettoniche sospese tra cielo e terra dove immergersi nella natura, senza rinunciare al design e al comfort. 

Sì, vivere in una casa sull’albero non è più solo un sogno. Rinomati studi di architettura, in ogni parte del mondo, sempre più ci regalano case sugli alberi di design. O strutture che ne ricordano la forma, mimetizzandosi nei boschi. Alcune sono vere e proprie abitazioni. Altre accolgono alberghi, ristoranti o, addirittura, gallerie d’arte. Progetti molto diversi, ma con un obiettivo comune: concedersi una pausa dallo stress quotidiano e riconnettersi con la natura. 


Dormire sugli alberi fa bene alla salute

Una fuga tra gli alberi fa bene al corpo e alla mente. Lo sanno bene i giapponesi che dagli anni ’80 hanno sviluppato una pratica di medicina preventiva, lo shinrin-yoku (letteralmente “bagno nel bosco”), che si basa sull’idea di un’immersione totale nella natura. Perché, come dimostrano tanti studi recenti, essere in armonia con l’ambiente naturale riequilibra il sistema nervoso, aumenta le difese immunitarie e migliora le capacità di concentrazione. 

Qualche idea? Ecco 10 case sugli alberi di design a cui sarà impossibile resistere.


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Pan Treetop Cabins, Espen Surnevik, Norvegia

Si trova a 6 metri di altezza Pan Treetop Cabins, il progetto firmato dall’architetto Espen Surnevik. Un hotel in acciaio e metallo immerso nelle foreste norvegesi, che sembra arrivato da un’altra dimensione temporale.
Le palafitte e la struttura delle case sono interamente in acciaio. Il rivestimento esterno è composto da scandole di zinco ossidato nero che richiamano le pigne dei boschi. In contrasto con l’esterno in acciaio e metallo, gli interni sono rivestiti in un caldo legno di pino.


Paarman Treehouse, Malan Vorster, Sudafrica

Si trova nella foresta attorno a Cape Town, in Sudafrica, Paarman Treehouse, la “casa sugli alberi” disegnata da Malan Vorster. Un rifugio futuristico composto da quattro torri cilindriche in vetro e acciaio, rivestite con assi di cedro rosso. Tutti materiali non trattati così che sia il passare del tempo a definirne l’aspetto, creando una maggiore sintonia tra la casa e gli alberi circostanti. 

Gli interni, arredati con uno stile elegante ed essenziale, si sviluppano su tre livelli. Al primo piano, a cui si accede con una passerella in legno e acciaio, c’è la zona giorno. Con un’altra scala si arriva al secondo livello, dove trovano spazio la camera da letto e il bagno. Infine, all’ultimo piano la terrazza panoramica che offre una vista spettacolare sul paesaggio. 


The 7th Room, Treehotel, Snøhetta, Harads, Svezia

Si chiama 7th Room la casa sull’albero firmata dallo studio norvegese Snøhetta. Una cabina nel cuore della foresta di Harads, nel Nord della Svezia, parte di un progetto più ampio: il Treehotel. L’hotel, nato nel 2010 da un’idea di Kent Lindvall e Britta Jonsson-Lindvall, è costituito da una serie di case sugli alberi progettate da diversi studi di architettura.

La 7th Room ha aperto nel gennaio 2017. È sostenuta da 12 colonne che richiamano i tronchi degli alberi di Harads e ha una facciata in pino bruciato, che sembra fondersi con i colori della foresta. Una fusione con l’ambiente naturale che trova conferma negli spazi interni, dove grandi vetrate regalano una vista mozzafiato da cui si può ammirare anche l’Aurora Boreale, nelle giornate più limpide. E dove un pino, inglobato all’interno della terrazza, permette alla natura di entrare addirittura in casa.  


The Mirrorcube, Treehotel, Tham & Videgård Architects, Svezia

Un cubo in alluminio completamente rivestito di specchi, mimetizzato alla perfezione con la foresta circostante. È Mirrorcube di Tham & Videgård Architects, una delle suite più fotografate (possiamo dire instagrammabili) dello svedese Treehotel.
Questa scatola 4×4 è il rifugio ideale per rendersi invisibile agli occhi del mondo, per qualche giorno. 


Urban Treehouse, Andreas Wenning, Germania

Le case sugli alberi possono sorgere anche nei pressi dei centri urbani. Un esempio è Urban Treehouse, il progetto di studio Baumraum. Due case nella foresta Grunewald, vicino a Berlino, che non sono proprio sugli alberi, ma che sicuramente ne ricordano la forma.
Le treehouse di Baumraum hanno come base un ampio tronco rivestito in legno che sostiene un cubo di 28 metri quadri. Spazi piccoli, ma con tutto ciò che occorre, e per di più arredati con mobili di design. Per vivere immersi nella natura a due passi dalla città. 


Origin Tree House, Atelier Lavit, Francia

Si ispira al nido degli uccelli ORIGIN di Atelier Lavit. Una suite dell’albergo Château de Raray, in Francia, sviluppata intorno a una quercia secolare. 

Il nido è richiamato dalla forma della struttura e dal rivestimento della facciata esterna, realizzato con listelli di pino incastrati tra di loro proprio come i rami intrecciati che compongono un nido. Le superfici interne sono in pioppo, un legno dal colore chiaro che, combinato con arredi minimal, rende l’ambiente molto rilassante.
A rendere perfetto il quadro un’altra costruzione sospesa tra gli alberi, a pochi metri di distanza, che ospita una SPA e una lounge.


Treehouse, Bergo Studio, Cina

Sorge nella foresta intorno a Xiuning, in Cina, la casa tra gli alberi disegnata da Bergo Studio. È alta 11 metri, la stessa altezza dei cedri rossi circostanti. Ha una struttura in acciaio rivestita con cedro rosso. Ed è formata dalla sovrapposizione di sette stanze, grandi dai 6 ai 9 metri quadri: due gruppi di camere da letto, con bagno annesso, e un salotto e una terrazza panoramica, sfruttabili come spazi comuni.
Le stanze sono collegate tra di loro da una scala a chiocciola. Da ognuna si può contemplare la foresta da altezze diverse.


Teahouse Tetsu, Terunobu Fujimori, Giappone

Sembra appena uscita da un libro di fiabe Teahouse Tetsu, la casa sull’albero progettata da Terunobu Fujimori a Hokuto City, in Giappone. Una casa da tè immersa tra i ciliegi, realizzata in legno e sostenuta dal tronco di un cipresso che attraversa anche la struttura. Per vivere qualche ora in una favola.   


Ik Lab, Jorge Eduardo Neira Sterkel, Messico

Anche l’arte può trovare spazio tra gli alberi. È quanto è successo a Tulum, località turistica nello Yucatan, in Messico, con la galleria d’arte contemporanea Ik Lab.
Ik Lab è sospesa a 4 metri da terra e si trova all’interno del resort eco-sostenibile Azulik. Il progetto sovverte l’aspetto degli spazi dedicati alla fruizione artistica. Al posto della classica scatola bianca c’è infatti un ambiente che ricorda quasi un organismo vivente.
La totale fusione con l’esterno è ottenuta con l’uso di forme organiche e di materiali naturali: il legno di bejuco, una pianta rampicante locale intrecciata come nella giungla che circonda Tulum, il cemento grezzo, ispirato alla pietra naturale, e il vetro, utilizzato per godere della bellezza del paesaggio circostante.


A Midsummer Nigth’s Dream, Carlos Menasalvas Gijón e Cristina Jiménez Lima, Francia

Concludiamo la nostra rassegna con A Midsummer Nigth’s Dream degli architetti spagnoli José Carlos Menasalvas Gijón e Cristina Jiménez Lima. Il progetto vincitore del concorso YAC – Young Architects Competitions.
L’obiettivo era la realizzazione di cinque case sull’albero nel favoloso scenario del castello di Mothe Chandeniers, quintessenza della Francia neogotica e degli châteaux romantici. Cinque casette sugli alberi che verranno messe in affitto per sostenere un turismo responsabile e rispettoso dell’ambiente.
Il progetto ha già raccolto oltre 1.200.000 euro in crowdfunding su Dartagnans, piattaforma fra le più attive per la tutela del patrimonio storico, artistico e culturale francese.

I lavori di costruzione delle cinque case sugli alberi inizieranno nell’aprile 2021 e dovrebbero essere completati entro l’estate. Non vediamo l’ora di prenotarne una!


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Il restauro di Palazzo Stefanelli a Firenze. Un progetto di Pierattelli Architetture in equilibrio tra storia e contemporaneità.

Un progetto tra storia e contemporaneità. Oggi parliamo del restauro di un gioiello dell’800 fiorentino: Palazzo Stefanelli. Un edificio storico che sorge a Borgo Pinti, nel cuore di Firenze, di recente ridisegnato dallo studio Pierattelli Architetture.

Il progetto di Pierattelli Architetture ha portato alla realizzazione di 12 appartamenti residenziali, affacciati su una corte interna, in cui gli elementi storici sono stati integrati con soluzioni contemporanee all’avanguardia.

Un equilibrio tra elementi architettonici originali e soluzioni contemporanee

Nella ricerca di un equilibrio tra passato e presente, lo studio di architettura fiorentino ha dedicato molta attenzione alla sostenibilità ambientale. Tutte le abitazioni sono, infatti, dotate di pompa di calore per ridurre il consumo di energia, impianto domotico e infissi ad alto rendimento termico e acustico. Interventi avvenuti nel pieno rispetto dei dettagli architettonici e decorativi originali.

Tra gli elementi preesistenti ci sono il campanello originale dell’ingresso, le travi e le capriate, e gli affreschi nelle stanze e nell’androne del piano terra (lo spazio dove in passato venivano accolte le carrozze).

12 appartamenti di lusso

I 12 appartamenti sono di diverse tipologie. Si va dal trilocale all’attico, da abitazioni su un piano a case su due livelli, alcune delle quali provviste di giardino o terrazzo privato. Inoltre, ogni appartamento prevede la predisposizione per il bagno turco nelle docce padronali. Una possibilità che interpreta molto bene la tendenza attuale a creare SPA in casa.

LEGGI IL NOSTRO ARTICOLO SULLE SPA IN CASA

A giocare un ruolo importante nel progetto sono anche i materiali. Pierattelli Architetture ha impiegato soprattutto legno e travertino. Per i pavimenti è stato scelto un parquet a spina di pesce in rovere toscano. Per i bagni un sofisticato travertino con venature blu.

Le soluzioni immaginate per l’interior

Oltre agli interventi strutturali, Pierattelli Architetture ha ipotizzato alcune soluzioni per l’interior. Per esempio, per la zona notte lo studio immagina un letto con un’ampia testata che si trasforma, nel lato retrostante, in una grande cabina armadio a vista.

Gli altri ambienti sono stati pensati con arredi di design, in un’alternanza tra icone e pezzi contemporanei. Per respirare il fascino della storia, senza dimenticare il presente.

Una perfetta fusione tra architettura e natura. È Langlois-Lessard Residence, la casa nel Québec progettata nel 2019 da Chevalier Morales.  

Una perfetta simbiosi tra architettura e natura. Parliamo di Langlois-Lessard Residence, la casa progettata dallo studio Chevalier Morales affacciata sul lago di St. Louis, a Léry, in Canada. Uno splendido esempio di come l’architettura possa integrarsi con l’ambiente naturale, senza comprometterlo.

Per non impattare troppo sulla natura circostante, Chevalier Morales ha costruito solo sul 7% del sito e ha integrato la piscina nella struttura con una parete bassa in pietra naturale. La casa gode di una incredibile vista sul paesaggio e sul lago. Proprio questi affacci (e i tramonti che si godono dall’interno) hanno guidato gli architetti nella definizione del layout dell’abitazione.

Una casa che segue il paesaggio circostante

I due piani che compongono Langlois-Lessard Residence sono caratterizzati da grandi spazi aperti. Il piano terra ha soffitti molto bassi per amplificare lo sguardo verso l’orizzonte, mentre nelle camere da letto al primo piano ci sono soffitti angolari che creano interessanti giochi di luci e ombre. I due livelli sono collegati attraverso una scala in legno molto stretta dal design minimale.

A dare identità spaziale all’abitazione ci sono molti elementi architettonici, come il grande camino aperto che accoglie gli ospiti all’ingresso.

La casa è stata progettata seguendo due principi fondamentali: offrire intimità ai proprietari e proteggere dai forti venti che arrivano da ovest.  L’intimità è garantita dalla parete bassa in pietra. Il tetto angolato protegge dai venti.

Un mix di materiali calmo e rilassante

La fusione con il paesaggio è stata realizzata anche grazie alla scelta dei materiali. Cemento, pietra calcarea e legno per la parte esterna, gli stessi impiegati per gli altri edifici di Léry; pavimento e camino in cemento e arredi in legno per gli interni. Un mix di materiali e colori che contribuisce a creare un’atmosfera calma e rilassante. E che permette di dare piena centralità alla vera protagonista della casa: la natura.

chevaliermorales.com

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Quattro volumi in legno completamente fusi con il paesaggio circostante. È Archipelago House, la casa per le vacanze sulla costa rocciosa svedese progettata da Norm Architects.

Si chiama Archipelago House l’ultimo progetto firmato dallo studio danese Norm Architects. Una casa per le vacanze arroccata sulla costa rocciosa della Svezia, appena a nord di Göteborg, pensata per ospitare una coppia e i loro quattro figli.

Ispirata alle tradizionali rimesse delle barche che si trovano sulle sponde rocciose locali, Archipelago House è composta da quattro volumi in legno di pino collegati da un cortile terrazzato che segue il terreno in pendenza e si sviluppa su 5 livelli. Un rifugio completamente fuso con la natura circostante, sia dentro che fuori.

Il paesaggio entra, infatti, anche negli interni della casa grazie alla scelta di colori e materiali naturali. Legno, pietra, carta washi e tonalità soft che spaziano dall’avorio al marrone. Un’estetica che mescola alla perfezione il caldo minimalismo svedese con l’eleganza e il rigore formale tipici del design giapponese.

Un perfetto mix di design e soluzioni su misura

Archipelago House è una perfetta sintesi di bellezza e funzionalità. Per arredare gli spazi, Norm Architects ha alternato soluzioni su misura, come gli scaffali del living e le armadiature della cucina, con mobili di design realizzati in collaborazione con Karimoku Case Study, brand giapponese specializzato nella produzione di arredi in legno.

Dalla collaborazione tra lo studio di design danese e l’azienda giapponese sono nati il tavolino con top in pietra e le poltroncine dalle forme arrotondate nel living. Le nuove Club Chair “N-CC01” che saranno disponibili dalla primavera 2021.

GUARDA IL NOSTRO ARTICOLO SULLE POLTRONE DALLE FORME ARROTONDATE

Quando il design scandinavo e l’estetica giapponese si incontrano

La fusione tra design scandinavo ed estetica giapponese è percepibile, però, anche nella collezione di lampade, prodotte da Norm Architects in collaborazione con Karimoku e Kojima Shouten, azienda nipponica che produce lanterne da oltre 220 anni. Parliamo della sospensione a forma di cono in carta washi, che fa bella mostra di sé nel living, e delle lanterne da tavolo e da terra, realizzate in carta washi e legno. Pezzi scultorei, a metà fra una lampada e un elemento di arredo, scelti per impreziosire la zona giorno e la camera da letto.

A completare il quadro, il bagno rivestito con lastre in pietra grigia. Una piccola “caverna” di lusso che richiama i colori del paesaggio roccioso circostante, ribadendo ancora una volta che la principale ispirazione del progetto è la natura.

Foto: Jonas Bjerre-Poulsen.

Dal 15 gennaio sono attivi i gazebo a forma di fiore, disegnati da Stefano Boeri, nei quali effettuare la vaccinazione anti-Covid.

L’architetto milanese, Stefano Boeri, da sempre impegnato nel campo sociale, è stato incaricato di progettare i gazebo per la campagna vaccinale anti Covid che saranno collocati nei principali capoluoghi italiani. L’architetto milanese ha progettato i gazebo, in collaborazione con alcuni membri del suo team, su richiesta del Commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri.

La data prevista per l’inaugurazione è stata fissata per il 15 gennaio 2021. Da quella data dovrebbe essere possibile recarsi presso questi gazebo per effettuare la somministrazione del vaccino anti-Covid 19.
I gazebo per la vaccinazione anti Covid saranno posizionati inizialmente in 300 città italiane, fino a raggiungere un totale di 1.500 piazze. .

L’ispirazione della campagna vaccinale anti-Covid 19

 «La bellezza delle nostre piazze, delle nostre città, la bellezza di un fiore. Il fiore, la primula può ispirarci per uscire da questo periodo buio.» [Stefano Boeri]

Stefano Boeri, l’archistar del Bosco Verticale, affascinato dal libro Un paese di temporali e di primule di Pier Paolo Pasolini e dall’arte di Andrea del Verrocchio, ha firmato il progetto dei padiglioni anti-Covid 19 ispirandosi a un fiore: la primula.

La primula è infatti metafora di continua fioritura e simboleggia la rinascita. Ma la primula vuole anche significare un buon auspicio per i tempi duri che stiamo ancora affrontando.
L’ITALIA RINASCE CON UN FIORE, quindi, sarà lo slogan della campagna promossa dallo studio Boeri Architetti.

ll progetto dei gazebo anti-Covid 19

Stefano Boeri ha affidato all’architetto Mario Piazza l’opera grafica, mentre lo studio The Blink Fish si è occupato dei contenuti e visual espositivi che illustreranno meglio il vaccino e Ingrid Paoletti e Niccolò Aste della parte di ingegneria.

La parte superiore, il tetto dei gazebo per la vaccinazione anti Covid, è composta da pannelli fotovoltaici e sarà alimentata dalla luce naturale. La forma circolare è stata scelta per facilitare il flusso costante di persone che si recheranno a l’interno dei gazebo e del personale addetto.

La struttura è prevalentemente realizzata in legno. La pedana e i principali elementi sono smontabili e sono composti da pezzi assemblati. Le pareti sono in uno speciale tessuto, scelto appositamente per le sue qualità traspiranti e idrorepellenti. All’interno dei gazebo non mancheranno servizi igienici e spogliatoi.

La pianta del progetto dei gazebo anti-Covid 19

Le prime immagini dei padiglioni e/o gazebo rappresentante il logo della primula sono in rendering e sono state proiettate anche durante una conferenza in streaming che ha ufficializzato la collaborazione, realizzata completamente a titolo gratuito dallo studio Boeri.

Con il progetto di Stefano Boeri, entro la metà del 2021, saranno previste oltre un milione di vaccinazioni anti-Covid 19 in tutta Italia.

Il lancio della campagna anti-Covid 19 firmata da Stefano Boeri è stata menzionata anche dal  premier Giuseppe Conte, che nella sua pagina ufficiale Facebook, ha usato queste parole:
« […] Dobbiamo continuare a impegnarci e a mantenerci vigili per contrastare il contagio e dobbiamo predisporci ad aderire coralmente alla campagna di vaccinazione. Sarà una mobilitazione che coinvolgerà tante piazze italiane, e che sarà identificata con il simbolo della primula. Il fiore, primo a sbocciare dopo il lungo inverno, accompagnerà simbolicamente tutte le fasi della campagna verso un ideale, graduale risveglio, della nostra vita sociale. Questa volta, la sua rinascita sarà anche la nostra. »

 

Moduli abitativi nomadi e micro architetture di design.

Vi piacerebbe avere una micro architettura da posizionare in giardino o un piccolo bungalow in legno per vivere in mezzo alla natura? Vorreste avere una casa mobile, facile da spostare e da portarsi sempre dietro? Che ne pensate di un modulo abitativo nomade, di dimensioni minime ma accessoriato son tutto quello che serve?
Bene, se l’idea vi piace, sappiate che siete in buona compagnia!
Sono sempre più numerose infatti le aziende e i designer che progettano micro architetture per vivere a contatto più diretto con la natura.
Rinunciando magari a un po’ di spazio ma guadagnandoci in bellezza e in sostenibilità. E, soprattutto, avendo l’opportunità di immergersi completamente nel paesaggio circostante.

Questi piccoli moduli nomadi, in inglese cocoons (bozzoli), cabins (capanni) o bungalow, possono avere diverse forme. Dalla più tradizionale a quella più avveniristica. Dalla classica forma a casetta alla più aerodinamica forma a uovo. Dal cubo al geode dai lati irregolari…


La sostenibilità ambientale dei moduli abitativi minimi

Le micro architetture abitabili sono quasi sempre sostenibili e realizzate con materiali naturali, sostenibili e riciclabili, per minimizzare l’impatto ambientale e in molti casi, anche autosufficienti dal punto di vista energetico. Queste ultime sono progettate per riciclare l’acqua piovana o per catturare l’energia dal sole o dal vento. Sono

Un bel modo per godersi la natura, rispettandola e proteggendola.

Abbiamo diviso questa selezione di micro architetture in due tipologie: 

  1. I moduli abitativi fissi
  2. I moduli abitativi nomadi, cioè trasportabili.

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I MODULI ABITATIVI FISSI

Si tratta di micro architetture da posizionare in giardino, in un prato fiorito o in un bosco, su una terrazza. Possono rappresentare un modulo abitativo per una vacanza o una stanza in più per le attività quotidiane. Uno studio, uno spazio dove dedicarsi agli hobby o dove potersi concentrare, isolati dal mondo. O anche una camera da letto, dalla quale ammirare lo spettacolo del cielo stellato o dove ospitare gli amici che ci vengono a trovare…

Ecco allora la nostra selezione di mini architetture da abitare


The Mountain Refuge, ispirato alla tradizione

Si ispira ai tradizionali rifugi di montagna il The Mountain Refuge, un modulo residenziale minimo. Progettato dagli architetti Massimo Gnocchi e Paolo Danesi, questo progetto si basa su un sistema costruttivo prefabbricato in legno e vetro. un equilibrio tra sostenibilità e design.

Il modulo costruttivo è flessibile che offre diverse possibilità di configurazione, sia in termini si dimensioni, sia di allestimenti interni. www.themountainrefuge.com


 

Le Cocoon De Luxe, una bolla di design

L’interior designer Sybille de Margerie ha approfittato del periodo di isolamento post-pandemico per ripensare al concetto di benessere. Così ha progettato Le Cocon de Luxe, un modulo abitativo dalla forma di uovo, ispirato al simbolo cinese Yin e Yang.

Si tratta di un nuovo spazio di design dove poter vivere in serenità, da soli o in coppia, con la massima attenzione alla qualità della vita. Le Cocon de Luxe è stato pensato per un uso privato, come una seconda casa all’aria aperta, o per gli hotel, come spazio esterno o camera speciale… www.sybilledemargerie.com


Home office, le mini architetture “da giardino”

Lo studio inglese Koto ha progettato un serie di unità abitative minime da giardino. Due volumi scultorei  dalle linee irregolari realizzati in legno e vetro. Si chiamano Home Office 1 e Home Office 2 e sono pensate come luoghi di lavoro o di svago. 

Ogni mini architettura è uno spazio immersivo nel quale connettersi con la natura circostante. L’esterno, in legno carbonizzato, riprende i materiali delle antiche case giapponesi (kotodesign.co.uk)


Space of Mind, un modulo di 9 metri quadri

Space of Mind è un modulo abitativo minimo, progettato dal brand finlandese Made by Choice in collaborazione con lo Studio Puisto Architects. Anche questo progetto nasce da una riflessione sul design ai tempi della pandemia da Corona Virus e in particolare sul lavoro a distanza. 

Space of Mind è un piccolo bungalow in legno di 9 metri quadrati è pensato sia come spazio per l’home office, sia come camera per gli ospiti. Come palestra dove allenarsi o come spazio privato nel quale pensare, concentrarci, rilassarci e trovare la nostra tranquillità. Un modulo abitativo da sistemate in un cortile, su una terrazza sul tetto o in un bosco. Space of Mind è riciclabile e riutilizzabile, secondo principi di sostenibilità circolare.

 


Casa Ojalá, un progetto ispirato alle barche a vela

Casa Ojalá è un progetto di micro architettura dinamica. Una cellula abitativa in continuo cambiamento che si trasforma a seconda dei momenti della giornata. Progettata dall’architetto Beatrice Bonzanigo di IB Studio, Casa Ojalá è un’unità di abitazione minimale di 27 mq.

Gli spazi interni si ampliano o si chiudono grazie a un sistema di elementi divisori che si arrotolano e scompaiono. Un sistema che ricorda quello delle barche a vela. 

Scopri di più sul modulo abitativo Casa Ojalá


Zen Work Pod, il design più essenziale

Progettato dallo studio Autonomous, lo Zen Work Pod è un piccolo modulo abitativo dal design minimale. L’idea è dei designer è di ricreare una sorta di cella monastica che favorisca uno stile di vita lavorativo essenziale e produttivo. Per questo sono stati eliminati tutti i dettagli non necessari.

Lo spazio interno offre la massima privacy per concentrarsi sul lavoro, sulle attività di Yoga o sui propri hobby. Le pareti in vetro temperato danno allo Zen Work Pod una grande luminosità e una sensazione di apertura. La struttura è realizzata con legno di quercia e di noce provenienti da fonti sostenibile, in alluminio resistente e in vetro temperato. Disponibile in diverse configurazioni, lo Zen Work Pod può essere ordinato online. www.autonomous.ai/zen-work-pod

 


ESSENTIA, Michele Perlini 

L’architetto Michele Perlini non è nuovo a questo tipo di progetti abitativi minimi per l’abitare sostenibile. Questa piccola architettura da giardino si chiama Essentia.
Essentia è una micro cellula progettata per chi ama isolarsi e immergersi nella natura. Lontano dal mondo oppure nel cortile di casa.
Questa mini-architettura studiata in ogni suo dettaglio e completamente sostenibile. Il modulo prefabbricato ha le dimensioni ridi 3 x 2.5 metri ed è facilmente trasportabile e assemblabile.

L’esterno è rivestito in legno a doghe e ha un lato inclinato che incornicia il panorama. La struttura è coibentata per garantire un’alta efficienza energetica e il massimo isolamento acustico.
L’interno è arredato con un uno scrittoio, un divano letto del quale si può ammirare il cielo e una confortevole vasca da bagno per chi desidera concedersi una pausa di relax. (www.arcstudioperlini.com)


 

Il Bungalow “eco-friendly” in cartone riciclato

Alcune di queste mini unità abitative sono anche affittabili per le vacanze. Come questa minimale baita con piscina a Ouddorp, vicino al Mare del Nord. Completamente eco-friendly, questo bungalow è realizzato in cartone riciclato. Un materiale leggero ma robusto, resistente alle intemperie e completamente riciclabile.

L’interno offre ogni comfort necessario, a parte la TV che non è stata installata per scelta. Ospita fino a quattro persone, con prezzi a partire da 92 € a notte. Viene proposto in affitto da ©Belvilla via Holidu. Per info o prenotazioni: holidu.it/d/36365581


I MODULI ABITATIVI MOBILI

Le micro architetture mobili si caratterizzano per il fatto di essere montate su ruote oppure trasportabili su carrelli. Moduli abitativi che possono essere facilmente spostate dai proprietari senza bisogno di mezzi speciali.

Queste unità abitative sono la versione contemporanea e aggiornata dei caravan o delle roulotte. Un modo per portarsi sempre dietro la propria casetta.


Ecocapsule, un uovo eco-sostenibile

Ecocapsule è un modulo abitativo nomade e autosufficiente. Progettata dallo studio slovacco Nice architects. questa micro architettura a forma di uovo può essere spostata facilmente con un carrello e sistemata dove più ci piace. (Ecocapsule.sk)

Il progetto è completamente sostenibile e rende Ecocapsule autonoma anche per lunghi periodi. Dispone di una batteria ricaricabile interna alimentata da energia solare ed eolica. Le pareti sono perfettamente isolate e resistono a qualsiasi clima, dal più caldo al più rigido.


Vista, la casa mobile su ruote

Vista è il più piccolo delle case mobili su ruote dell’azienda statunitense Escape Homes.
Ha una superficie di circa 16 mq ma le pareti sono caratterizzate da ampie superfici vetrate così da immergersi nella natura circostante. Un modulo abitativo nomade pensato per single o per coppie.

Ogni modulo abitativo è interamente costruito a mano La struttura esterna è rivestita in legno di cedro mentre gli interni sono in pino naturale. Dispone di un ottimo sistema di isolamento che consente di viverla sia in estate, sia in inverno. È dotata di bagno con vasca o doccia e cucina. 

Scopri di più sui vari modelli di Escape Homes, le case mobili su ruote


IL CONTEST “VALE DE MOSES MEDITATION CABINS”

Il centro Yoga Vale de Moses Yoga Retreat, immerso in un bosco di eucalipti sui monti del Portogallo centrale, ha organizzato questo contest internazionale dal titolo: Vale De Moses Meditation Cabins.
L’obiettivo è quello di progettare delle strutture immerse nella natura destinate alla meditazione e allo yoga. Questi piccoli moduli architettonici modulo devono consente agli ospiti di connettersi con la foresta come parte di un’esperienza meditativa e personale.

Il concorso ha ricevuto centinaia di proposte da tutto il mondo, con idee che vanno dai baccelli stampati in 3D alla pietra estratta dal sito, alle strutture in terra battuta.
Nella foto sopra e qui sotto, una selezione dei progetti premiati…

Una casa trasparente sulle colline biellesi, nata dalle rovine di un rustico. Ecco Teca House, il progetto di Federico Delrosso dove l’architettura si fonde con la natura.

Aria, luce, natura. Sono questi gli ingredienti di Teca House, il progetto firmato dall’architetto Federico Delrosso. Una casa trasparente completamente immersa nella natura, che nasce dal recupero di un rustico sulle colline biellesi.

L’edificio si ispira alla Glass House di Philip Johnson, la celebre teca in vetro progettata dall’architetto americano a New Canaan, nel Connecticut, nel 1949. Come il capolavoro di Johnson, anche la Teca House di Federico Delrosso è un contenitore trasparente integrato alla perfezione con il paesaggio circostante. Uno spazio che mette al centro il rapporto fra uomo e natura.

Un’architettura minimal-naturalista

“In questo progetto la Teca custodisce l’uomo e le sue emozioni. Un punto di vista privilegiato e poetico, una totale immersione nella natura, quasi come se il fruitore fosse sospeso nel vuoto. Contestualmente essa lavora in negativo: lo sguardo è infatti rivolto dall’interno all’esterno, a indicare la centralità dell’essere umano”, racconta Federico Delrosso.

Già, Teca House porta all’esterno, smaterializzandolo, il rustico preesistente per dare vita a una nuova funzione sul territorio. Dalle “radici” di un passato agricolo ormai dimenticato nasce un’architettura contemporanea, concepita con un approccio minimal-naturalista.

Un progetto flessibile

Il rapporto fra passato e presente viene però bilanciato, senza snaturare l’identità del luogo. L’impianto murario rurale diventa, infatti, il basamento da cui nasce il nuovo edificio. Un’architettura leggera e trasparente. Una struttura in calcestruzzo di circa 80 mq. aperta verso il paesaggio con due grandi ali orizzontali e le pareti vetrate scorrevoli che ne racchiudono il volume.

Il guscio in vetro apribile permette di estendere la superficie della casa di altri 50 mq., rendendo il progetto molto flessibile e, quindi, adatto a funzioni diverse.

L’attenzione alla sostenibilità

Non solo Federico Delrosso ha recuperato la pietra originale proveniente dal rustico, ha impiegato anche materiali sostenibili lasciati allo stato grezzo: il calcestruzzo per la struttura e i pavimenti, il multistrato di betulla per gli arredi e i rivestimenti.

Inoltre, l’impianto architettonico è progettato per favorire i corretti apporti solari. La conformazione dei solai, che si protendono allungati oltre la teca di vetro, proteggono dall’irraggiamento solare estivo, favorendo invece quello invernale.

Il progetto “Teca House” è stato presentato alla mostra “Time space existence” a Palazzo Mora, in occasione della XXVI Biennale di Architettura a Venezia 2018.

Foto: Matteo Piazza.

Il premio A’ Design Award & Competition 2019-2020

Il prestigioso premio internazionale A’ Design Award & Competition 2019-2020 si è concluso e ha svelato tutti i progetti vincitori per il contest. Design Street ha già ampiamente raccontato di questo premio internazionale (guarda l’articolo di Design Street sul premio A’ Design Award). Per l’edizione del 2020, la giuria internazionale del premio (tra i giurati c’è anche Massimo Rosati, fondatore di Design Street) ha selezionato circa 2000 vincitori provenienti da 100 Paesi. Per visitare il sito ufficiale del premio, clicca qui.


Le categorie del premio A’ Design Award

Le categorie premiate per gli A’ Design Awards sono ben 99. Tra queste, segnaliamo i premi per le seguenti sezioni: Spatial Design (Architettura, Interior design, Urban design e Landscape design), design Industriale (Product design, Appliance design, Automotive design del veicolo e Machinery design), oltre al design della Comunicazione e Graphic design, al Fashion Design e al Good Design System (Service Design, design Strategy, Qualità e Innovazione).

Potete scoprire tutte le categorie di premi a questa pagina.


I vincitori del premio A’ Design Award 2019-2020

In questa galleria online è possibile vedere tutti i premi assegnati in questa ultima edizione dal premio internazionale di design A’ Design Award & Competition. I più curiosi, potranno trovare anche un’ampia panoramica dei vincitori delle edizioni precedenti.


Alcuni dei premi assegnati nell’edizione del 2019-2020


Alcuni dei vincitori delle categorie: Furniture, Decorative Items and Homeware Design Award


Alcuni dei vincitori delle categorie: Lighting Products and Lighting Projects Design


Alcuni dei vincitori delle categorie: Digital and Electronic Devices Design


Alcuni dei vincitori delle categorie: Interior Space, Exhibition Design, Architecture, Building and Structure Design Award


Alcuni dei vincitori delle categorie: Packaging Design Award


Iscriviti alla prossima edizione del premio A’ Design Award

Terminata l’edizione 2018-2019, è già partita la selezione per il prossimo anno; i designer interessati, gli artisti, gli architetti e le aziende interessate possono registrarsi e presentare le loro opere sul sito di A’ Design Award & Competition, dove possono anche trovare tutte le informazioni riguardanti il concorso. Qui di seguito, una selezione dei vincitori del Premio platinum, il riconoscimento più prestigioso. Questo è il link per iscriversi alla prossima edizione del premio.

 

Casa la Roca. Un’architettura sospesa sulla roccia.

Casa la Roca è un’incredibile villa panoramica che sorge a Morelia, in Messico. Un progetto lussuoso ed estremamente curato nel dettaglio, soprattutto dal punto di vista architettonico. Casa la Roca sembra infatti sospesa su uno sperone di roccia che domina la valle sottostante. 

Il progetto di casa la Roca

L’idea dei progettisti, lo studio messicano RRZ Arquitectos, è stata di creare un’architettura che si integrasse armonicamente con la natura circostante rispettando lo sperone roccioso su cui si casa la Roca è stata costruita. Così due dei tre piani della villa sono stati costruiti sulla pietra mentre il terzo, in aggetto, si poggia su un pilastro nera. Il risultato finale è quello di un’architettura che sembra sospesa, come se tutta la casa fluttuasse nell’aria.

Casa la Roca si basa sui principi dell’architettura sostenibile. Le sue facciate, completamente vetrate, sfrutta appieno la luce e il calore del sole così da sfruttare al massimo il sistema di riscaldamento naturale. È dotata anche di un sistema di riciclaggio dell’acqua e di un impianto di pannelli solari che la rende autosufficiente. L’interno infine p dotato di un impianto domotico che regola e ottimizza automaticamente tutte le funzioni.

Gli interni e gli arredi

Gli interni di villa la Roca sono stati progettati per essere funzionali e confortevoli. L’ampio piano principale ospita la cucina, la sala da pranzo e un soggiorno che si affaccia su una grande terrazza per la colazione e su un ampio giardino.

Di fianco alla costruzione principale, casa la Roca ha due ali collegate. La prima ospita le camere da letto, ognuna con la sua terrazza panoramica e una grande palestra; la seconda è stata destinata alla grande area living. Questa zona, che e ospita tutte le aree sociali, è stata progettata nel luogo più panoramico, che offre una spettacolare vista a 270 gradi.

L’arredo interno di casa la Roca è molto curato e ha uno stile contemporaneo, che si adatta perfettamente all’architettura. Tra gli arredi, segnaliamo la collezione Voxel di Karim Rashid per Vondom che arreda l’ampia sala da pranzo centrale. Sempre di Vondom, il divano modulare Faz di Ramón Esteve e la collezione Doux di Karim Rashid che arredano la terrazza con la sua stupenda vista panoramica.

Studio Apostoli firma il nuovo Lefay Resort & Spa Dolomiti. Un resort 5 stelle dove la natura “entra” negli interni.

Quando l’architettura si fonde con la natura. Parliamo del nuovo Lefay Resort & SPA Dolomiti, a Pinzolo, firmato da Studio Apostoli. Un resort 5 stelle, pensato in un’ottica di sostenibilità ambientale ed energetica, che mescola elementi tipici delle baite di montagne con ricercate soluzioni di arredo.

Sviluppato su nove livelli, il lussuoso resort è costituito da quattro piani dedicati alle residenze private e cinque destinati all’ospitalità alberghiera. In tutto, 88 suite e 23 appartamenti, di metrature e composizioni diverse, dotati di cucina, living e sala da pranzo, e 1, 2 o 3 camere con relativi servizi. Sia nelle suite che negli appartamenti la zona letto e il bagno sono divise tra loro da una quinta di listelli in legno e da una boiserie in pannelli di rovere e inserti in ottone, con arredi realizzati su disegno.

Le aree comuni comprendono, invece, un’ampia lobby con la lounge, una sala lettura, la Sky Lounge esterna, aree meeting, negozi, due ristoranti e una grande SPA, vero cuore del resort.

Una SPA estesa per circa 5000 mq.

L’area benessere si estende per circa 5.000 mq, sviluppati su più piani, e distinti a livello funzionale: una zona dedicata ai trattamenti, la piscina interna ed esterna con sauna, l’area dei percorsi energetici-terapeutici Lefay SPA Method e la palestra. Una funzione diversa per piano, ma stesse caratteristiche nel design. Tutto lo spazio welness è, infatti, vestito con parquet in rovere naturale, rivestimenti in pelle color cognac e pareti in sasso granitico naturale, pietra avorio o scura. Mentre le enormi vetrate permettono di godere della bellezza delle montagne circostanti, facendo entrare la natura negli ambienti interni.

Un progetto sartoriale

Pur caratterizzato da uno stile unico e distintivo, il resort presenta un’identità precisa in ciascuna area. Ogni arredo e complemento è, infatti, stato cucito su misura per la struttura. Dalla boiserie alle carte da parati, dalle porte alle maniglie.

Il risultato è un progetto sartoriale, che mostra come dal dialogo fra architettura e natura nascono cose che fanno bene all’anima.

Foto: Mattia Aquila.

ALTRI PROGETTI DOVE L’ARCHITETTURA SI FONDE CON LA NATURA? LEGGETE IL NOSTRO ARTICOLO SU SANAHUJA&PATNERS.

Ecco i migliori ristoranti di design a Stoccolma. Per ritagliarvi una pausa che possa dilettare occhi e palato.

Volete scoprire i migliori ristoranti di design a Stoccolma? Eccovi accontentati. Con l’avvicinarsi della Stockholm Furniture & Light Fair (la più grande fiera dedicata all’arredo e all’illuminazione del mondo scandinavo che si terrà dal 4 all’8 febbraio 2020), abbiamo pensato che fosse cosa buona e giusta segnalarvi qualche locale nella capitale svedese dove dilettare occhi e palato. Perché chi ama il design non vuole rinunciarci neanche a tavola. Tanto più in una città come Stoccolma, dove il design si respira ovunque e le possibilità di scelta sono davvero infinite.

Per questo abbiamo pensato di venirvi in aiuto, stilando una lista dei migliori ristoranti di design a Stoccolma.

Ecco la nostra selezione. E se avete altri nomi da suggerirci, li aggiungeremo con piacere!


I RISTORANTI DI DESIGN PIÙ BELLI DI STOCCOLMA


Ristorante Nationalmuseum

La nostra rassegna comincia da un museo. Si tratta del ristorante del Nationalmuseum, il più grande museo della Svezia, che ha riaperto le porte il 13 ottobre 2018, al termine di un imponente restyling durato 5 anni. Gli interni del ristorante, così come quelli del museo, sono stati firmati da 5 designer svedesi (Gabriella Gustafson e Mattias Ståhlbom di TAF Studio, Carina Seth Andersson, Stina Löfgren e Matti Klenell) in collaborazione con 21 aziende scandinave. I designer hanno progettato 82 pezzi, che spaziano dai mobili alle lampade, fino agli accessori per la tavola.

Dove: Södra Blasieholmshamnen 2, 111 48 Stockholm – nationalmuseum.se/en/


L’Avventura

Pareti affrescate, arredi in velluto e due alberi di olivo. È L’Avventura, il ristorante italiano ospitato all’interno di un cinema degli inizi del secolo scorso, inaugurato a Stoccolma nel 2018. A curare il progetto è stato lo studio Millimeter Arkitekter, che ha rinnovato gli interni senza tradirne il carattere originale, puntando su colori caldi e materiali preziosi. Un ambiente elegante ma allo stesso tempo accogliente, dove viaggiare fra passato e presente.

Dove: 77, Sveavägen, 113 50 Stockholm – lavventura.se/en


Woodstockholm

Da un lato c’è il negozio di arredamento, dall’altro il bistrot dove assaporare piatti semplici cucinati con ingredienti biologici a km 0. Il tutto accompagnato da grandi tavoli in legno ed eteree sospensioni origami. Benvenuti da Woodstockholm, uno dei ristoranti di design più in voga a Stoccolma. Uno spazio multifunzionale con un extra che lo rende unico: accanto al bistrot c’è una stanza per cene speciali, a cui si accede mediante un passaggio segreto. Come “Alice in Wonderland”, vi ritroverete catapultati nel “paese delle meraviglie”, fra mobili dall’aspetto bizzarro, tutti rigorosamente fatti a mano.

Dove: Mosebacke torg 9, 116 46 Stockholm – woodstockholm.com/food/


Fotografiska

Per godere di una vista spettacolare sulla città di Stoccolma, il nome da ricordare è Fotografiska. Il ristorante, all’interno dell’omonimo museo di fotografia, si trova all’ultimo piano di un edificio in stile Art Nouveau del 1906. Una location d’eccezione dove potete gustare piatti tipici svedesi, basati solo su ingredienti di stagione. Per unire arte, design e un’ottima cucina in quello che è stato votato come il miglior ristorante museale al mondo.

Dove: Stadsgårdshamnen 22, 116 45 Stockholm – fotografiska.com/sto


Matbaren

Situato all’interno del Grand Hôtel di Stoccolma, nel quartiere di Norrmalm, Matbaren è uno dei ristoranti più noti della capitale svedese. A guidarlo è lo chef stellato Mathias Dahlgren, che propone una cucina nordica rivisitata con un twist moderno. Nonostante il lussuoso hotel che lo ospita, Matbaren regala un’atmosfera informale, simile a quella di un bistrot. A illuminare l’ambiente icone del design scandinavo, come le lampade di Poul Henningsen e di Verner Panton.

Dove: Södra Blasieholmshamnen 6, 111 48 Stockholm – mdghs.se/en/matbaren/


Hantverket

La cucina svedese tradizionale da scoprire in un ambiente dal sapore di altri tempi. Ecco Hantverket, il ristorante di Torbjörn Blomqvist, noto carpentiere e interior designer svedese. Uno spazio caldo e informale che, fra vecchi tavoli e sedie in legno, rende omaggio all’artigianalità locale. Il nome? Significa artigianato, per l’appunto.

Dove: Sturegatan 15a, 114 36 Stockholm – restauranghantverket.se/en/


Usine

In origine era una fabbrica di salsicce, poi la sede dell’Agenzia delle Entrate svedese, adesso è uno spazio multifunzionale che ospita un bar, un ristorante, sale per meeting di lavoro e un’area dedicata alle mostre d’arte. Parliamo di Usine, un locale molto trendy nel cuore di Södermalm, il quartiere hipster di Stoccolma. A trasformare l’ex edificio industriale in un indirizzo imperdibile per tutti i design addicted è stato Richard Lindvall. Mantenute le travi di cemento sul soffitto e le tubature a vista dello spazio originale, il noto architetto svedese ha creato un interno minimale dal carattere industriale.

Dove: Södermalmsallén 36-38, 118 28 Stockholm – usine.se


Gastrologik

Lavorare senza un menù, solo con i prodotti disponibili. Questa è la filosofia alla base di Gastrologik, il ristorante stellato di Jacob Holmström e Anton Bjuhr. La centralità del territorio si riflette anche nell’interior design dove tutto, dai tavoli fino ai servizi di piatti e alle posate, è stato realizzato a mano, sfruttando le competenze degli artigiani locali. Per scoprire la Svezia più autentica.

Dove: Artillerigatan 14, 114 51 Stockholmgastrologik.se


Tak

Ospitato all’interno di un edificio brutalista nella piazza di Brunkebergstorg, Tak è uno degli indirizzi da non perdere assolutamente. Disegnato dallo studio locale Windgårdhs, il ristorante vanta la più grande terrazza della città, collegata con un ponte al tetto dell’adiacente quartier generale di Spotify. A guidare la cucina l’acclamata chef Frida Ronge, conosciuta per aver fuso la cucina svedese con i sapori giapponesi.

Dove:  Brunkebergstorg 2-4, 111 51 Stockholm – tak.se


SCOPRI ANCHE I MIGLIORI RISTORANTI DI DESIGN A LONDRA E I MIGLIORI RISTORANTI DI DESIGN A PARIGI

Ecco i migliori ristoranti di design a Parigi. Per regalarvi una pausa gourmet che possa dilettare anche gli occhi.

Volete scoprire i ristoranti di design più belli di Parigi? Allora questo è l’articolo che fa per voi. Con il Natale alle porte e l’edizione di gennaio della fiera di Maison et Objet vicina, abbiamo pensato che fosse il momento giusto per segnalare qualche locale nella Ville Lumière, dove poter dilettare occhi e palato. Perché, si sa, chi ama il design non vuole rinunciarci neanche a tavola. E se Parigi è in grado di regalare molte gioie in questo senso, è anche vero che la lista di ristoranti della capitale francese è così lunga e in continuo divenire che riuscire a orientarsi non è facile.

Per questo abbiamo pensato di venirvi in aiuto, stilando per voi una guida ai migliori ristoranti di design di Parigi.

Ecco la nostra selezione. E se avete altri indirizzi da suggerirci, li aggiungeremo con piacere!

La Scéne

La Scéne è il primo ristorante della chef stellata Stéphanie Le Quellec. Il progetto di interior è stato firmato dai decoratori francesi Hugo Toro e Maxime Liautard, che hanno creato un’atmosfera glamour puntando su materiali preziosi, superfici riflettenti e lampade gioiello. Un ambiente dal sapore di altri tempi, con un dettaglio che lo rende davvero unico: le posate in onice verde. Per palati molto raffinati.

Dove: 32 Avenue Matignon, 75008 Paris – la-scene.paris

CoCo

Preziosi marmi, moquette floreali, lampade con le frange e un tripudio di verde. È il CoCoil nuovo ristorante dell’Opéra firmato da Odile Decq. Una location d’eccezione che l’architetto ha saputo reinterpretare con uno stile eclettico, che mescola i fasti del Secondo Impero con rimandi all’Art Noveau e agli anni ’20. Per un viaggio nella macchina del tempo con ritorno.

Dove: Palais Garnier, 1 Place Jacques Rouché, 75009 Paris – coco-paris.com

Marxito

Un fast food, a due passi dall’Arco di Trionfo e dagli Champs Elysées, dove protagonista è il pancake rivisitato sulla base di due suggestioni gastronomiche diverse: i dorayaki giapponesi e la cucina francese. Parliamo di Marxito, il locale dello chef stellato Thierry Marx.

Gli interni, progettati dal celebre designer Ora ïto, sono un tripudio di rosa cipria, specchi e tavoli curvi che scendono dal soffitto. Per una pausa fast ma d’autore.

Dove: 1bis Rue Jean Mermoz, 75008 Paris – marxito.com

Beefbar

Beefbar, la catena di steakhouse di alto livello presente in diverse città del mondo, ha aperto i battenti anche a Parigi in una location d’eccezione. Si tratta della sala Art Nouveau di rue Marbeuf, classificata come Monumento Storico, e fino a qualche tempo fa sede del famoso ristorante Fermette Marbeuf.

A curare il progetto di restyling lo studio francese Humbert & Poyet, che ha vestito gli interni con morbide sedute in velluto e una moquette con fantasie floreali di chiara ispirazione Art Nouveau.

Dove: 5 Rue Marbeuf, 75008 Paris – paris.beefbar.com

Flora Danica e Copenhague

Per gli amanti del design nordico il nome da segnare è uno. Anzi, due. Flora Danica e Copenhague, i due ristoranti della storica Maison du Danemark, ridisegnati dal duo italo-danese GamFratesi.

Per l’interior design della brasserie Flora Danica, i GamFratesi hanno puntato sul verde. Un colore fresco e rilassante che, dalle sedute al bancone bar in marmo, abbraccia tutto lo spazio. Nel Copenhague invece l’atmosfera si fa più formale e la tavolozza di colori dark, sposando il grigio, il blu e il nero.

Ad arredare entrambi i locali tanti pezzi di design scandinavo, fra cui le sedie di Gubi, firmate dagli stessi GamFratesi, e le iconiche lampade di Louis Poulsen.

Dove: 142 Av. des Champs-Élysées, 75008 Paris – restaurants-maisondudanemark.com

Girafe

Atmosfere anni ’30, piatti di pesce e una terrazza con vista sulla Torre Eiffel. Sono questi gli ingredienti principali di Girafe, il ristorante del duo Gilles Malafosse e Laurent de Gourcuff, alla Cité de l’Architecture, in Place du Trocadéro. Gli interni, progettati da Joseph Dirand, sono una profusione di materiali preziosi, tra divanetti in velluto, accenti in ottone e un maestoso bancone in marmo.

Dove: Palais de Chaillot 1, Place du Trocadéro 75016 Paris – girafeparis.com/en

Bouillon Pigalle

La celebre Brasserie Pigalle, nel quartiere di Montmartre, ha cambiato volto e nome. Al suo posto troverete Bouillon Pigalle, un locale perfetto per chi odia i fronzoli. A caratterizzare l’interno lunghi divani in pelle rossa, enormi tavoli da condividere e vecchie locandine cinematografiche sulle colonne. Insomma, un ambiente intimo e rilassato dove respirare le atmosfere della vecchia Parigi.

Dove: 22 Boulevard de Clichy, 75018 Paris – bouillonpigalle.com

Le Drugstore

La brasserie Publicis Drugstore, punto di riferimento della comunità statunitense a Parigi per oltre 60 anni, è stata ridisegnata dal Design Research Studio di Tom Dixon e ribattezzata Le Drugstore. Per rinnovare gli interni, lo studio del grande designer britannico ha puntato sui materiali. Il risultato è un mix di marmo, legno e ottone che ricorda il glamour degli anni ’60.

Dove: 133 Av. des Champs-Élysées, 75008 Paris – 

Pink Mamma

Quattro piani a Pigalle dall’anima eclettica. È Pink Mamma, la trattoria italiana disegnata dal londinese Martin Brudnizki. Al piano terra, dominato dal bar in ottone e specchi, l’atmosfera è sontuosa. Il primo piano, con griglia in vista, ricorda le osterie di Firenze. L’ultimo piano è occupato dalla terrazza panoramica. Mentre nel seminterrato trova spazio l’ambiente più intimo del locale, quello dove è possibile bere fino a tarda notte.

Dove: 20bis Rue de Douai, 75009 Paris – bigmammagroup.com/fr/trattorias/pink-mamma

Les Grand Verres

Si chiama Les Grand Verres il ristorante aperto nel 2017 all’interno del Palais de Tokyo, il grande centro dedicato all’arte contemporanea ricavato in un ex saponificio. Progettato dallo studio Lina Ghotmeh Architecture, il locale si caratterizza per l’uso di materiali naturali, come il legno e la pietra, e per l’infinito numero di sospensioni. L’indirizzo perfetto per chi ama gli spazi dal carattere industriale.

Dove: 13 Avenue du Président Wilson, 75016 Paris – palaisdetokyo.com/fr/page/les-grands-verres-restaurant

Le Flandrin

Aperto nel 1932, il celebre ristorante Le Flandrin è stato rinnovato qualche anno fa da Joseph Dirand. Il risultato è un ambiente avvolgente che gioca con materiali preziosi, come il velluto e l’ottone, e con le tonalità calde del giallo mostarda e dell’oro. Materiali e colori che dialogano alla perfezione con il pavimento dai motivi geometrici. Un posto esclusivo per chi ama viaggiare fra passato e presente.

Dove: 4 Place Tattegrain, 75116 Paris – leflandrin.com

Miss Kô

Se siete alla ricerca di qualcosa di molto originale, l’indirizzo da non perdere è Miss Kō. Progettato da Philippe Starck, Miss Kō è un ristorante asiatico che sembra trasportarci in un altro mondo. Ad accompagnarci in questo viaggio, le decorazioni dallo stile surreale sulle pareti e il lungo tavolo realizzato con schermi televisivi che trasmettono di continuo immagini riprese da TV asiatiche. Per vivere un’esperienza davvero fuori dal comune.

Dove: 49 Avenue George V, 75008 Paris – miss-ko.com

GUARDA ANCHE LA NOSTRA GUIDA AI MIGLIORI RISTORANTI DI DESIGN A LONDRA E AI RISTORANTI DI STOCCOLMA

Foto di copertina: CoCo.

U-Build: un innovativo sistema modulare, che permette di costruire in autonomia e velocemente case di qualità.

U-Build è un innovativo sistema che trasforma e semplifica il processo di costruzione, consentendo a chiunque di realizzare la propria abitazione.

In diverse zone del mondo, quello del social housing è un tema sensibile, da affrontare con grande urgenza e con la massima attenzione. Il costo degli alloggi o le condizioni sociali possono rappresentare un problema importante in alcuni Paesi o in determinati contesti sociali. In questi casi, potersi costruirsi una casa da soli costituisce un’ottima alternativa per potersi permettere una casa dignitosa a prezzi ragionevoli.

Ed è proprio da questa esigenza che nasce U-Build, un sistema di costruzione progettato dai progettisti britannici di Studio Bark. Un sistema riutilizzabile, rispettoso dell’ambiente e incredibilmente efficiente in termini di costi. Il tutto, senza sacrificare la qualità finale del vivere e dell’abitare.

Come funziona il sistema U-Build

Il sistema U-Build consiste in un kit composto da elementi in legno componibili. Grazie alla vasta gamma di dimensioni disponibili, è possibile progettarsi costruirsi da soli una stanza singola, un’abitazione composta da più ambienti e persino gli elementi d’arredo.

Questi elementi possono essere rapidamente assemblati come le tessere di un puzzle e, allo stesso modo, possono essere facilmente smontati, riciclati o riutilizzati al termine della vita dell’edificio. Basta munirsi di un martello e di un trapano per costruire le varie parti dell’edificio che poi si avvitano insieme, creando così una struttura rigida e resistente. Vengono fornite anche speciali membrane che servono a proteggere gli elementi in legno dagli agenti atmosferici.

Come si procede alla progettazione della propria abitazione U-Build

Prima di procedere alla costruzione, bisogna definire sul sito U-Build (u-build.org) alcuni parametri. Altezza, lunghezza e profondità dell’alloggio e precisare il numero di finestre, di porte e di eventuali finiture esterne che si vorranno inserire. In questo modo si potrà ricevere un preventivo dettagliato. Una volta accettato, chi vive negli UK potrà ricevere, direttamente da fornitori autorizzati, i materiali necessari alla costruzione. Tutti gli altri riceveranno i file contenenti i disegni tecnici, che gli interessati potranno farsi realizzare da una qualsiasi azienda locale che lavora il legno con la tecnica CNC..

Il sistema U-Build è stato utilizzato per la prima volta nella costruzione della Box House. La casa con pannelli in legno nero, costruita per sé da un giovane cliente con poca esperienza nel campo edile (nelle immagini qui sotto)

Un sistema di costruzione sostenibile e circolare.

U-Build adotta un approccio di economia circolare alla costruzione. Il sistema utilizza una selezione di materiali durevoli non tossici: è possibile scegliere un OSB economico, un abete massiccio o una più raffinata essenza di betulla. Le pareti sono isolate con lana di pecora naturale e possono essere rivestite con vari materiali. U-Build, rimuove molte delle difficoltà associate alla costruzione tradizionale, consentendo alla struttura dell’edificio di essere assemblata da persone con competenze ed esperienza limitate, utilizzando solo semplici strumenti manuali.

Editor: Simona De Felice