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Milan Design Week

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SUPERSTUDIO GROUP: QUELLO CHE AVRESTI VISTO DURANTE LA DESIGN WEEK 2020.

Come abbiamo già annunciato nel servizio dedicato alle anteprime del Salone del Mobile 2020, a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19, il Salone Internazionale del Mobile è stato rimandato al 2021. E con esso, anche gli appuntamenti del Fuorisalone sono rinviati nelle giornate dal 13 al18 aprile 2021.
A causa dell’emergenza del Covid-19 che ha portato allo smantellamento totale della Design Week 2020, l’ingresso principale di Superstudio Più si tinge con i colori della bandiera Italiana e con l’hashtag #andràtuttobene. Questo rappresenta una presa di coscienza da parte del collettivo di Superstudio Group, ma anche una vera a propria campagna di sensibilizzazione dinanzi al problema che l’Italia sta affrontando

2000 – 2020: VENT’ANNI DI SUPERSTUDIO PIÙ

Lo scorso 2019 è stato l’anno dei BEA-Best Event Awards per Superstudio Più. Vìè stata anche una grande attesa per il Superstudio Maxi, la cui inaugurazione era prevista nella primavera 2020.

Il Superstudio Più di via Tortona, a Milano, nello scorso novembre  2019 si è infatti aggiudicato ben due premi: uno come Miglior Spazio Polifunzionale e un altro come Best Location.

Questo è stato possibile grazie ai vent’anni di Superstudio Più e ai (quasi) quaranta di Superstudio 13, che hanno trasformato la zona Tortona una dei distretti più celebri della settimana del design in fatto di mostre, eventi e di anteprime mondiali.

Vi consigliamo di leggere la nostra guida ai Design Districts.

Forse non tutti sanno che prima che nascesse il Tortona Design District, negli anni ’70, la zona Tortona era un quartiere periferico nei pressi di Porta Genova, composto perlopiù da edifici industriali abbandonati .

Dotato di apparecchiature e tecnologie sofisticate, il Superstudio 13 nasce nel pieno degli ’80 per la realizzazione di set fotografici e video. Da allora, per gli addetti ai lavori, questo luogo è diventato un punto di riferimento sempre più importante.

Il Superstudio Più, l’erede del Superstudio 13 nato nel 2000, ha segnato la storia del design, della moda e della creatività. Ha contribuito a lanciare designer che oggi godono di grande fama, tra cui Nendo e Tom Dixon. E ci ha sempre stupiti con le selezioni di design operate dalla Ceo e fondatrice Gisella Borioli e dall’architetto Giulio Cappellini.

Leggi la nostra intervista a Gisella Borioli, ideatrice e CEO del Superstudio

OUTDOOR GENERATION A TORTONA N°27

Per il Fuorisalone 2020 Tortona Design District, il SuperDesign Show avrebbe proposto OUTDOOR GENERATION, una mostra curata da l’architetto Donatella Bollani. Il vivere all’aperto è diventato una tendenza legata allo stile di vita. La tematica di OUTDOOR GENERATION ha molte sfaccettature interessanti.

I concept e le nuove proposte non avrebbero certamente deluso i palati più fini. Partecipazione e convivialità, il perno della manifestazione che doveva svolgersi durante la MDW2020 nel Superstudio Più di Tortona Design District. Ai tempi della Fase2 che stiamo attraversando, l’esigenza di creare e cercare nuovi soluzioni per  outdoor, si farà maggiormente sentire, specie in futuro.

LEGGI IL NOSTRO ARTICOLO SULL’EDIZIONE 2018 DI SUPERDESIGNSHOW

SuperCampus, l’evento organizzato da Giulio Cappellini, avrebbe alternato luoghi flessibili e quelli di co-working; aree ricreative, piani di lavoro e colori caldi erano il focus della mostra.

Qui puoi leggere la nostra intervista a Giulio Cappellini sul Superstudio

1000 Vases a cura di Francesco Pirrello, invece, è dedicata ai designer che interpretano “il vaso” in stili differenti.

LEGGI LA NOSTRA SELEZIONE DEI VASI IN VETRO  

 20 + 20 = 2020, L’ANNO SUPERSTUDIO MAXI

   

 

L’intenzione di Superstudio Maxi è quella di portare nella periferia di Milano l’arte, il design e l’innovazione. Un progetto di rigenerazione urbana e di riqualificazione della periferia sostenuto dal Comune, che va incontro alle esigenze e ai bisogni dei cittadini.

LA STRUTTURA

L’area è lambita dai canali del Lambro. Superstudio Maxi è situato in zona Moncucco, nelle vicinanze di Parco La Spezia. Il sostantivo Maxi è dovuto al fatto che si aggiunge al Superstudio 13 e al Superstudio di Tortona ed è la location più grande di tutte.
La superficie si estende su 10.000 metri quadrati su un unico piano di altrettanti 7.200 metri quadrati.
La forma dell’architettura è a zig-zag, che oltretutto rievoca lo storico logo dei tetti di Tortona. Il progetto della facciata di Superstudio Maxi è ideato da l’Art Director e fondatore Flavio Lucchini.
Il restauro dell’ex fabbrica siderurgica conserva l’architettura e la volumetria d’origine.  Quindi l’aspetto resta invariato.

L’INTERNO

Un gigantesco LEDwall di 200 mq e alto circa 11 metri accoglierà i visitatori, proiettando i contenuti visual con tanto di video dirette e i momenti più salienti su ciò che doveva accadere all’interno di Superstudio Maxi anche durante la Design Week 2020.

La Vision Room consiste in una sala multifunzionale di 200 metri quadrati. Un luogo interattivo, aperto a esperienze, corsi, proiezioni, conferenze, laboratori che coinvolgono gli spettatori.

Superstudio Maxi sarà quindi un luogo innovativo, un hub aperto al pubblico, che anima il quartiere di riqualificazione mediante eventi. Nel palinsesto inclusi i PASSION DAYS, sempre patrocinati dal Comune. I PASSION DAYS sono giornate rivolte ai frequentatori, dove i week-end tematici offriranno informazioni, shopping-experience, entertainment, incontri e diffonderanno la cultura a 360°.

L’INDIRIZZO

Superstudio Maxi
Via Moncucco 20142, Milano

Il Salone del Mobile di Milano e la sua straordinaria Design Week sono terminati. Dopo aver girato ininterrottamente per 7 giorni dentro e fuori dalla Fiera (e aver visto meno della metà di quello che vi era esposto!), ripenso a questo Salone del mobile 2016 con un sentimento decisamente positivo. Diverse sono state le cose che ho apprezzato, ma vedo anche dei seri rischi all’orizzonte, che spiegherò nella seconda parte del post.

Non voglio oggi parlare di prodotti, eventi, aziende. Lo farò in altri due post in una mia classifica personale, ma mi limito a considerazioni di carattere generale (vi consiglio di non perderla: ci saranno delle sorprese! Qui la prima parte e qui la seconda parte).

Molti mi hanno chiesto: “Quel è la cosa che ti ha più colpito?” A tutti ho risposto: “La gente!”.

Io frequento questa fiera da tanto tempo (questo è il mio 25° Salone del Mobile…) e non ricordo, perlomeno negli ultimi 10 anni, di aver visto tanta affluenza, impressione confermata da tanti espositori con i quali mi sono confrontato. Meno russi, meno orientali, più europei e soprattutto più italiani. Espositori contenti, business in crescita, obiettivo raggiunto.

Il Salone del mobile 2016 chiude i battenti con la bellezza di 372.151 presenze, un record assoluto. Questa è la prima buona notizia. Per me la più bella.
La seconda cosa che mi è piaciuta, una splendida conferma, è l’atmosfera del Fuorisalone. Più giro per le Design Week europee (Londra, Parigi, Colonia, Stoccolma…) più mi rendo conto che Milano è, e resta, la capitale mondiale del design.

Migliaia di eventi, atmosfera internazionale, tanta gente dappertutto, installazioni sparse per la città, location strepitose che si aprono al pubblico per l’occasione: chiostri, musei, palazzi, vecchie officine, loft modernissimi, cortili nascosti, archeologie industriali…

Milano non è certamente la città più bella del mondo, ma lo diventa durante la Design Week. Una Cenerentola che si trasforma in principessa non per una notte, ma per sette giorni consecutivi. Un’atmosfera incantevole che non si può raccontare: si deve vivere, respirare.

La terza cosa che mi ha colpito è il design che, all’interno della fiera, mi sembra si sia posizionato su un livello medio più alto e omogeneo.

Metto subito le mani avanti nei confronti di eventuali “puristi del design impegnato” che obietteranno “se il design è questo…”, “sempre le solite cose…”, o altri commenti simili. I giudizi, lo sappiamo bene, sono necessariamente soggettivi (così come il concetto di bello e brutto) e ognuno ha il suo. Ma io trovo che in un paese come l’Italia dove il design è sempre stato un concetto di nicchia, riservato agli addetti ai lavori, vedere che tante aziende (anche piccole e sconosciute) si stiano spostando sempre più verso un livello design mediamente buono, è una grande e piacevole scoperta. Molto importante per un popolo che (a differenza dei paesi Nordici ad esempio) è per la maggioranza orientato verso un arredamento più “classico” e spesso più anonimo”.

Si può fare di piu? Certamente! Si stanno copiando tra di loro? Può darsi. Fatto sta che quando l’idea stessa di design – quindi di prodotto ben disegnato – diventa così popolare, a me sembra un ottimo segnale da non sottovalutare. Un primo passo, certo, ma decisamente positivo.
Passiamo ora alle cose che non mi sono piaciute, che in realtà sono “il rovescio” di queste tre medaglie che ho appena citato.

Mi riferisco al rischio, già realtà in molti casi, di una degenerazione del Fuorisalone proprio a causa della tanta, spesso troppa gente. Non in senso assoluto (più gente c’è e meglio è), ma perché questa gran quantità di persone che frequenta il Fuorisalone rischia di spostare sempre più l’attenzione dal design all’evento fine a se stesso. Mi spiego meglio. Molti brand approfittano di questa straordinaria quantità di gente per raccontar storie, far vivere emozioni, per stupire, per mostrare la bellezza, la forza innovativa, la novità dei propri prodotti. E questo è bene e fa parte dello spirito del Salone del Mobile e del Fuorisalone.

Purtroppo però, molti altri sfruttano questo gigantesco evento per puro scopo commerciale o per presentando prodotti che col design nulla hanno a che fare, abbassando il livello della Design Week a quello di “sagra della porchetta” come ha giustamente osservato una mia amica londinese. Non faccio esempi perché sono veramente tanti, ma questo è un rischio enorme per il Fuorisalone e sottovalutarlo significa votarsi al suicidio.

Se non si pone un freno a questa tendenza, succederà quello che molti stanno già prevedendo: che il vero design, stanco di questa “fiera delle vanità”, si sposti verso altre capitali europee, che si stanno già strofinando le mani a questa probabile prospettiva.

Secondo punto che non mi è piaciuto. La mancanza, o perlomeno la riduzione drastica degli spazi di sperimentazione.

Il design non è solo forma o bellezza, ma anche ricerca, innovazione, progetto. Ebbene, se da un lato mi ha colpito positivamente che il livello medio delle proposte di design sia decisamente cresciuto, dall’altro ho notato la scarsità di spazi dedicati alla sperimentazione, che sembra sia rimasta solo prerogativa delle scuole di design.

Queste, sia pur con l’inevitabile ingenuità che spesso caratterizza i progetti degli studenti, sembrano essere rimaste le uniche a pensare al design del futuro. Le uniche che tentano di rispondere a delle esigenze attuali e concrete, a problemi incombenti, a emergenze sociali; le uniche che pensano a come migliorare la “user experience” o le prestazioni del prodotto; le uniche che ancora hanno voglia di osare, di provare a collegare la fantasia, il sogno, l’utopia, a delle proposte concrete, belle, interessanti, provocatorie.

Attenzione che senza la ricerca il design perde la sua potenza dirompente limitandosi al maquillage, all’estetica dell’oggetto.

Il rischio è che alla fine tutte le aziende presentino oggetti simili, con le stesse forme, gli stessi colori, gli stessi materiali. Prodotti facilmente copiabili e quindi arma a doppio taglio.

Il design è progetto non oggetto. Se ci dimentichiamo questo depotenziamo la sua forza innovativa e competitiva a omologazione, a moda. Anzi, a “trend”, come va di moda dire oggi.

Il Salone del Mobile 2016 e la Milan Design Week si chiudono con un bilancio decisamente positivo. Io ne sono stato positivamente colpito e condivido questo entusiasmo.

Ma al tempo stesso mi auguro che i rischi di tanta popolarità non vengano sottovalutati, prima che sia troppo tardi.

Dopo aver raccontato le impressioni generali sul Salone del Mobile 2016, mi addentrerò qui in un resoconto un po’ più dettagliato di quello che ho visto e di quello che mi ha colpito in fiera e alla Milan Design Week. Mi piace l’idea di condividere con voi i pensieri che mi sono venuti in mente girando come una trottola dentro e fuori dalla fiera per 7 giorni, per 12 ore al giorno. Ho stilato una specie di relazione finale, assolutamente personale e quindi opinabile. Un almanacco di pensieri che ho trascritto giorno dopo giorno sul mio fantastico taccuino (vedi alla lettera G), un Abecedario che, dalla A alla Z, vi racconta il meglio (e il peggio) del Salone del Mobile e del Fuorisalone.

Ecco dunque la seconda puntata (M-Z). Qui trovate la prima puntata (A-L)

M come MAESTRI

È incredibile come il design con la “D” maiuscola, col passare degli gli anni, invecchi benissimo. Anzi, direi proprio senza invecchiare affatto. È bello vedere come i grandi brand del design, da Knoll a Vitra, da Carl Hansen & Sohn a Thonet, da Cassina a Zanotta, custodiscano con amore e ci ripropongano le grandi icone di sempre, firmate dai più grandi mastri del design come Mies van der Rohe, Eero Saarinen, Le Corbusier, Frank Lloyd Wright, Piet Mondrian, Marc Stam, Hans Wegner, Ray e Charles Eames, oltre ai nostri Ponti, Castiglioni, Sottsass, Colombo, Magistrati e altri.

È bello ritrovare ogni anno questi capolavori esposti negli stand, così belli e così rassicuranti. Gli oggetti che noi tutti vorremmo avere in casa, di cui tutti siamo innamorati. Ed è anche triste constatare che dopo quasi un secolo la loro ombra lunga continua a oscurare quasi tutti i pezzi dei designer di oggi…

Salone del Mobile 2016 di Milano

N come NESSUNO

Il premio “street art” alla migliore performance artistico-cinico-ironica va a quell’anonimo che ha attaccato questo fantastico pezzetto di carta nel cuore del design internazionale, in zona Ventura. Come un Savonarola del design, questo “Anonymus del Fuorisalone” ricorda ai designer rampanti di non montarsi troppo la testa. Un grande!

Salone del Mobile 2016 di Milano

O come Opportunità

La cosa bella del Fuorisalone è che offre a tutti un’opportunità. È incredibile vedere designer provenienti da ogni parte del mondo – Nordeuropa, Estremo Oriente, Sudamerica, Australia, Stati Uniti, Africa, Medio Oriente – confluire a Milano per presentare i loro prodotti in cerca di un’azienda che li scopra e che metta in produzione i loro prototipi. Non succede in nessuna altra città e questo, evidentemente, significa qualcosa. La Design Week di Milano è la più grande, viva, frequentata e importante al mondo e i suoi numeri lo confermano. Speriamo di non rovinarla o di non farcela portare via…

Durr, l'orologio senza quadrante

P come Party

Devo dire che non sono un grande appassionato di party, cocktail, eventi esclusivi. Però quelli che si organizzano al salone del mobile sono spesso molto divertenti. C’è chi organizza concerti, come fa Interni alla Statale di Milano, chi propone recite teatrali: chi invita grandi chef per lo showcooking (se non fai uno showcooking, non sei nessuno…), chi grandi artisti per una performance live. Chi organizza buffet pantagruelici, chi ti rifila patatine, salatini e Fanta come all’oratorio o alla festa dell’asilo. Ogni occasione è buona per festeggiare. Non importa cosa fai, l’importante che si organizzi un party!

…E mi torna in mente il John Belushi di Animal House quando incita i compagni del college al più celebre toga party della storia del cinema. “To-ga! To-ga! To-ga!”

Salone del Mobile 2016 di Milano

Q come QUARANTAMILA

Mi permetto una divagazione personale che però riguarda non solo me ma tutti voi che seguite Design Street. La nostra community social ha raggiunto lo straordinario numero di 40.000 follower e per festeggiare in un colpo solo i 5 anni di vita di Design Street (nasce infatti nell’aprile 2011) e la sua fedele e attiva community (che cresce a ritmi medi di 500 fans a settimana!) abbiamo pensato ad un restyling del blog che compare nella sua nuova veste più fresca, ariosa, facile da leggere. Se abbiamo raggiunto questo grande traguardo, e lo abbiamo fatto insieme, è per la passione che ci accomuna: quella per la creatività, per il design, per le idee intelligenti. Grazie tutti!40.000

 

R come RASHID

Io non amo particolarmente Karim Rashid, come non mi sento vicino a tutti quei designer che prediligono la bella forma all’idea forte, o che disegnano pensando più a se stessi che all’azienda con cui lavorano. Non mi piace ch lega il proprio nome a uno stile personale, riconoscibile, sempre simile a se stesso. Ma quando ho visto la cucina che ha disegnato per Snaidero mi sono ricreduto e l’ho apprezzato molto. Per due ragioni. La prima è che il progetto è decisamente bello, semplice, intelligente, fresco, leggero. La seconda è perché va decisamente controcorrente. Circondato da cucine mausoleo, simili più ai blocchi monolitici in granito della Piramide di Tutankhamon che a un ambiente funzionale di lavoro e di relazioni, la cucina disegnata da Karim Rashid sembra l’unica progettata per una casa vera, come quelle di tutti, pensando a spazi comodi, pratici, allegri… umani, insomma. Bravo Karim. Mi manca solo di sapere il prezzo, perché se questa cucina non costasse un occhio della testa, sarebbe il progetto più intelligente di Eurocucina. Se invece la tua firma la fa costare come quella di Tutankhamon, allora scelgo quella. Almeno è destinata a durare in eterno!

Salone del Mobile 2016 di Milano

S come STAND

Quest’anno ho apprezzato in fiera oltre ai prodotti, anche i contenitori: gli stand. Devo ammettere che è stato un piacere vedere tanta cura negli allestimenti: eleganti e quasi mai pesanti o ridondanti. Per la prima volta ho notato che l’orrida tendenza a farsi lo stand creativo (“famolo strano…”) o completamente chiuso all’esterno come un caravanserraglio arabo, ha lasciato spazio a forme più aperte e semplici e ai colori (i toni pastello scandinavi – verde salvia, rosa cipria, azzurro polvere, grigio tortora e giallo senape – la facevano da padrone!). Lo stesso vale anche per gli allestimenti: freschi, aperti, non troppo carichi, non troppo pesanti o barocchi. Spiccava come al solito l’enorme stand Kartell, come sempre il più spettacolare, il più colorato, il più glamour (loro se lo possono permettere!) che quest’anno era dedicato ai designer che hanno collaborato con l’azienda. Una stanza a designer. Bellissimo come al solito, perché ci stupisce ogni anno senza ripetersi mai.

Salone del Mobile 2016 di Milano

T come TORTONA

Un capitolo a parte lo voglio dedicare alla zona Tortona. Tutti quelli che ho incontrato mi hanno confessato di esserne rimasti delusi. Sostengono che è cambiata, che non è più quella di una volta, che si è trasformata in un grande centro commerciale, in un circo, in un luna park… Io fondamentalmente mi trovo d’accordo, ma non vedo in tutto questo un cambiamento in negativo. Anzi. È vero che è cambiata, ma né in peggio né in meglio. Se escludiamo il Superdesign Show di via Tortona, forse l’unica enclave del design rimasta, la zona si è negli anni trasformata in un grande polo di attrazione di masse, il luogo ideale per fare grandi eventi, per allestire scenografie spettacolari, per colpire un pubblico non solo di addetti ai lavori, ma molto più ampio. Non è un caso che questo quartiere sia stato scelto dalle più grandi case automobilistiche, dai colossi della tecnologia orientale, da multinazionali come Heineken, Coca Cola, Red Bull, Pepsi, da colossi come eBay, Citizen, Whirlpool e molti altri. Sono convinto che se Apple, Google o Facebook dovessero fare un grosso evento al Fuorisalone, lo farebbero qui.
Per me questa tendenza alla specializzazione dei quartieri (grossi eventi in Tortona, design in Brera, sperimentazione internazionale in Ventura, ecosostenibilità in cascina Cuccagna e così via) sia positiva per Milano e per la sua Design Week. Io vedrei bene anche una zona dedicata agli artigiani (vedi lettera “A” nel precedente post A-L), una ai designer autoprodotti, una alle nuove tecnologie, una alla grafica e così via. Così diventa più facile per tutti decidere su quale district concentrarsi e quale escludere, in base agli interessi personali.

Salone del Mobile 2016 di Milano

U come USER EXPERIENCE

Sta crescendo la tendenza a raccontare i prodotti coinvolgendo il pubblico una user experience che colpisca tutti i sensi. Installazioni dove suoni, luci, movimenti, forme, profumi si mescolano creando emozioni più o meno memorabili. Straordinaria la già citata esperienza proposta in zona Tortona da Citizen (già vista l’anno precedente in Triennale) o quella di Panasonic in Brera. Un modo intelligente per lasciare un segno profondo e porre interrogativi. Chi volesse approfondire il tema può leggere il nostro post dedicato alle User Experience al Fuorisalone.

The best of the Milan Design Week 2016

V come VENTURA

Altro quartiere controverso che, come zona Tortona, si ama o si odia. Io lo vedo sempre volentieri, soprattutto le scuole di design straniere. Mi piace vedere come i giovani vedono e interpretano il futuro attraverso il design. Per il resto vale lo stesso commento della lettera “T”. Approfittando della sua allure internazionale e del fatto che ospita già loft, studi di creativi, gallerie d’arte e di design, io suggerirei agli organizzatori di specializzearsi ancora di più sulle scuole, sulla ricerca, sull’innovazione, sulla sperimentazione… magari escludendo dalla selezione quegli pseudo-designer fricchettoni da mercatino di Natale, che ne abbassano il livello e ne compromettono la credibilità (e purtroppo sono tanti). Ne va del futuro del distretto. Meditate gente, meditate.

The best of the Milan Design Week 2016

W come WANDERS

Considero Marcel Wanders un genio. Non tanto come designer, ma come persona in grado di costruire emozioni, raccontare storie, comunicare i propri prodotti, creare seguaci. In questo è insuperabile. È come un Re Mida del design che trasforma in oro tutto quello che tocca. E la sua installazione Unespected Welcome nel suo grande spazio in via Savona ne è ancora una volta la conferma. Per il quarto anno consecutivo l’allestimento di Moooi si conferma uno degli appuntamenti più attesi e, stranamente, è sempre all’altezza delle aspettative che aumentano di volta in volta. L’evento di Moooi lo si aspetta da un anno all’altro. Chi sa cosa si inventerà questa volta Marcel Wanders? Quest’anno il “geniaccio” olandese ha anche ricreato un piccolo mondo Moooi per bambini, con la collezione per Cybex e ha superato se stesso con lo straordinario lampadario Le Roi Soleil disegnato per Baccarat e esposto alla Pinacoteca di Brera. Bravo Marcel. Stupiscici anche l’anno prossimo!Salone del Mobile 2016 di Milano

Salone del Mobile 2016 di MilanoSalone del Mobile 2016 di Milano

 

X come X-FACTOR
Come in ogni X-Factor che si rispetti, le scelte dei giurati possono essere condivise o contestate dal grande pubblico. Questo è il bello dello spettacolo. Io quest’anno ho scelto due Brand relativamente nuovi e poco conosciuti.

Per la categoria aziende, ho scelto un’azienda francese che ho visto in fiera, Alki, che crea mobili in legno con un design minimale ma estremamente curato e ben disegnato. Uno stile che è po’ scandinavo e un po’ giapponese. Alki è un’azienda che ho scoperto l’anno scorso a Stoccolma, di cui ho già parlato in un post su Design Street, e che mi ha colpito anche quest’anno.

Salone del Mobile 2016 di Milano

 

Per la categoria designer, ho scelto un designer italiano (finalmente!) che ho trovato nel basement del Superdesign Show di via Tortona. Emanuel Gargano. Emanuel lo avevo conosciuto quando ha presentato dei prodotti disegnati per Amura. Molto belli sia le librerie in metallo, sia la collezione sassi, di cui abbiamo già parlato in passato). In quell’occasione mi aveva parlato della sua collezione di lampade, o meglio, di oggetti luminosi, che ho finalmente visto esposta. Una più bella dell’altra. Il design coma piace a me. Una serie di segni forti, semplici, poetici, espressivi.

Dico bravi a entrambi, anche se glie l’ho già detto di persona più volte!

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Y come YOUNG

Quest’anno si è parlato molto di bambini. E per fortuna… Da quando i coniugi Eames hanno creato il celeberrimo elefantino in legno curvato (oggi riproposto da Vitra in materiale sintetico colorato), pochi altri designer si sono dedicati ai più piccoli. Lo fa Magis da qualche anno con una collezione ad hoc, lo ha fatto Kartell quest’anno con una bellissima linea disegnata da tre fra i più grandi designer del secolo. Starck, Laviani e Nendo, lo ha fatto Cybex con i complementi firmati Marcel Wanders.The best of the Milan Design Week 2016Salone del Mobile 2016 di Milano

Z come ZEN

Se parliamo di Zen, parliamo ovviamente del più Zen tra tutti i designer. Il giapponese Oki Sato, fondatore dello studio Nendo. Nendo ci aveva colpiti l’anno scorso con la bella mostra monografica al Palazzo delle Esposizioni in via Turati. Quest’anno si è ripetuto al chostro di S. Simpliciano, in Brera, con la mostra 50 sedie Manga, disegnate per Friedman Benda. Pare che di giorno il sole togliesse poesia all’installazione. Fatto sta che io l’ho vista (non per mia scelta) di sera e sono davvero rimasto colpito. Tutto intorno al chiostro, con le arcate chiuse da tende nere, una panca a gradoni dava la possibilità all’osservatore di sedersi e di godere dell’atmosfera onirica. Un giardino zen di ghiaia bianca costellato di 5° sedie, 50 variazioni su tema, ispirate ai fumetti giapponesi. Il luogo ideale per una mezz’ora di meditazione tra un evento e l’altro. Bravo Nendo! Sei sempre il mio designer preferito!Salone del Mobile 2016 di Milano

Dopo aver raccontato le mie impressioni generali, mi addentrerò qui in un resoconto un po’ più dettagliato di quello che ho visto e di quello che mi ha colpito al Salone del Mobile 2016 e alla Milan Design Week. Mi piace l’idea di condividere con voi i pensieri che mi sono venuti in mente girando come una trottola dentro e fuori dalla fiera per 7 giorni, per 12 ore al giorno.

Ho stilato una specie di relazione finale, assolutamente personale e quindi opinabile. Un almanacco di pensieri che ho trascritto giorno dopo giorno sul mio fantastico taccuino (vedi alla lettera G), un “abbecedario” che, dalla A alla Z, vi racconta il meglio (e il peggio) del Salone del Mobile 2016 e del Fuorisalone.

Ecco dunque la prima puntata (A-L) domani la second (M-Z)

 

A come ARTIGIANATO

Lo dico da anni, lo ripeto oggi e non mi stancherò mai di ripeterlo. Design e artigianato non sono la stessa cosa. A volte si incontrano e si sovrappongono, ma quasi sempre sono e restano due cose molto diverse. Non voglio dare una scala di valori. Amo il design fatto bene tanto quanto l’artigianato fatto bene, ma so distinguerli. Ma perché non chiamarli col loro nome? Per questo ho molto apprezzato l’onestà e la serietà di 2 scuole (una svedese e una norvegese) che esponevano a Ventura Lambrate dichiarando di essere scuole di “Contemporary Crafts and Design”: Artigianato e Design. Insegnano a pensare e a lavorare con la testa e con le mani, chiamando le cose col proprio nome. Scuole che danno agli studenti la possibilità di specializzarsi, a seconda dell’inclinazione personale, in una o nell’altra materia. Perché da noi è così difficile?

PS. E quello che in Scandinavia umilmente chiamano “artigianato”, è spesso molto meglio di quello che molti qui, riempiendosi la bocca, chiamano “design”. Viva il design e viva l’artigianato

B come BRAND

Sarà una deviazione professionale, ma noto una grossa lacuna nelle aziende che si occupano di design (mostri sacri a parte). È molto evidente in tanti stand la mancanza di un progetto. Un bel prodotto, da solo, oggi non basta più. L’oggetto di design deve essere pensato, disegnato, prodotto e comunicato in maniera coerente con il brand, la sua storia, i suoi valori, la sua immagine. È solo così che un’azienda anonima si trasforma in un brand. Con un progetto. Con una storia da raccontare. Altrimenti non c’è design (o designer ) che ti possa aiutare. Senza un progetto è come lanciare un sasso in uno stagno. Fai qualche onda (dipende dalla dimensione del sasso) ma stai sicuro che prima o poi le acque tornano calme e lo sforzo si dipostrerà poco efficace, se non inutile. Il design non è solo una forma. Il design è soprattutto un progetto, una mentalità. E chi si occupa di Brand, lo sa molto bene!

Salone del Mobile 2016 di Milano

C come CONFERMA

La tendenza è nata qualche anno fa ma i distretti centrali, Brera in particolare, si confermano i luoghi dove si vede il miglior design e le installazioni più interessanti. Aprono nuovi showroom, spazi di co-working, laboratori. La selezione resta molto alta e gli oltre 130 eventi di quest’anno in Brera sono stati (quasi) tutti all’altezza delle aspettative. Sempre più ricchi di proposte interessanti e ricercate!

Salone del Mobile 2016 di MilanoSalone del Mobile 2016 di Milano

D come DELUSIONE

Forse molti non saranno d’accordo, ma quest’anno la più grande delusione l’ho avuta dalle installazioni di Interni all’Università Statale. Si tratta di un format che si ripete sempre uguale fin dalla sua nascita e che per me avrebbe bisogno di una scossa. La cosa bella è che le installazioni rendono questo luogo, già straordinario di per sé, ancora più bello e vissuto. La cosa brutta (questa è una sensazione che ho raccolto da molti e che personalmente condivido), è che queste opere potrebbero essere sistemate qui o in qualsiasi altro posto, non hanno nessuna relazione con il contesto e coinvolgono poco il pubblico sempre, che si dimostra sempre più disinteressato e perplesso. Come rimpiango le installazioni al V&A Museum durante la London Design Week, dove i designer e gli architetti sono invitati a creare installazioni, pensate appositamente per il museo, che interagiscono con le opere d’arte. Il pubblico fa la coda per vedere il museo che si trasforma e si arricchisce per l’occasione…

Salone del Mobile 2016 di Milano

E come ERGONOMIA (e come ECOSOSTENIBILITÀ)

Due temi fortunatamente molto sentiti. L’attenzione si concentra sempre più sul benessere della persona e del Pianeta. Sedute pensate per accogliere e sostenere la schiena nella giusta posizione, magari favorendo dei micromovimenti che tengono la muscolatura sempre attiva. Divani e poltrone dallo schienale imbottito e avvolgente, che proteggono la privacy e riducono l’inquinamento acustico. Materiali riciclabili o riciclati. Perché il design è anche (e forse soprattutto) questo!

Salone del Mobile 2016 di Milano

F come FIERA e come FUORISALONE

La fiera: Bella. Enorme. Piena di gente, di energia, di oggetti. Nonostante non abbia trovato niente che mi abbia lasciato a bocca aperta, niente che mi sia rimasto impresso ma questo Salone del Mobile 2016 ha dimostrato un livello medio molto alto che, che non vedevo da tempo. Un po’ più di coraggio non sarebbe guastato, ma probabilmente dopo anni di crisi globale, meglio non lamentarsi troppo!

Un po’ meno bene al Fuorisalone che sta diventando sempre più un luogo dove fare eventi, dove stupire le decine di migliaia di persone che lo popolano, e sempre meno un luogo dove vedere il bel design alternativo, autoprodotto, creativo.

Niente di male in tutto questo, se non fosse che questa trasformazione sta rubando spazio e attenzione ai designer emergenti che, oscurati dai grandi eventi e in mancanza di luoghi dove si fa una vera e utile selezione, si trovano sempre più dispersi e sommersi da un mare di mediocrità.

Salone del Mobile 2016 di Milano

G come GENIALE

La settimana scorsa mi chiama Moleskine, il celeberrimo brand dedicato agli amanti della scrittura, per dirmi che volevano farmi provare il nuovissimo Smart Writing Kit. Mi incuriosisco e vado alla press preview. Mi si apre un mondo e scopro il nuovo Paperpad, uno speciale taccuino Moleskine abbinato a una penna con lettore ottico e memoria. Grazie a un’App, tutto quello che la penna scrive sul taccuino viene riportato esattamente nel taccuino virtuale sul tuo device. Se l’app non è attiva, la penna memorizza fino a mille pagine e alla sera, quando la colleghi, fa il download sull’agenda. IL testo, ovviamente è editabile, tutto in formato vettoriale, si può esportare e inviare anche via mail. Basta toccare con la penna l’icona della busta che è su ogni foglio. Unire il piacere del disegno e della scrittura all’utilità della tecnologia. Questo è veramente geniale!

Ah, quasi dimenticavo… è disegnata da Giulio Iacchetti che qui sotto si diverte a disegnarci sopra!

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H come HELP

Quando il design serve ad aiutare chi ne ha bisogno. Forse questo è il progetto che più mi ha colpito (positivamente) al Fuorisalone. Si tratta del Birth Box, un box per poter affrontare un parto in casa, oppure in caso di necessità in posti lontani da ospedali. Una box in polistirolo che si trasforma in culla (termica) per il neonato, che contiene una serie di attrezzi sterilizzati e sigillati più un kit per imparare ad affrontare questo meraviglioso evento. Un bravo a Anne Van Draagen, giovane studentessa olandese che per una volta non ha pensato alla solita sedia o alla solita lampada…

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I come IRONIA

Per fortuna ne ho vista molta in questo Salone del mobile. Perché diciamocelo francamente: è vero che il grande design segue la funzione e porta all’innovazione. Ma perdio, ogni tanto un sorriso non guasta! E allora tanto di cappello a tutti quelli che non si prendono troppo sul serio, che sanno ridere, che sanno mettere l’ironia anche in oggetti apparentemente “seriosi”, che uniscono un grande talento al senso dell’umorismo.

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J come JASPER

Che Jasper Morrison sia un bravo designer non è una novità, anche se non mi sono mai interessato troppo a lui e ai suoi lavori. Ma quest’anno mi sono imbattuto spesso, troppo spesso in suoi bei progetti e devo dire che ha superato se stesso. Nel mio taccuino ho segnato tra pe cose migliori che ho visto tre belle sedute, una più riuscita dell’altra, tutte del designer inglese. A partire dalla sedia APC in plastica per Vitra, al modello Kali in legno per Offect, alla T chair per Maruni. Una tipletta da grande campione quale è. Bravo Jasper

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K come KITCHEN

Quest’anno, insieme al Salone del Mobile 2016, c’era Eurocucina, la fiera parallela dedicata al fantastico mondo della cucina. Un laboratorio eccezionale e affascinante dove sembra che gli esseri umani vivano su astronavi di 1000 metri quadri. Cucine bellissime, dal design che toglie il fiato, realizzate coi materiali più pregiati (marmi, legni, acciai speciali), con banconi sempre più imponenti e minimali, dotate di meccanismi e sistemi di illuminazione sempre più sofisticati, sempre più tecnologiche e interattive, che dialogano coll’utente e ti spiegano come preparare i cibi, ricordandoti anche di lavarti bene le mani prima (lo giuro, l’ho visto coi miei occhi!). Cucine che sono un vero spettacolo da vedere, come è vera la mia ammirazione per quei 4 fortunati che se le possono permettere. Grandissimi e riuscitissimi esercizi di stile… e poi ci si stupisce che la gente compra la cucina all’Ikea!

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L come LOFT

Come avevo già segnalato nella mia Guida alla Milan Design Week, la cosa più bella del Fuorisalone è che aprono location meravigliose che solitamente è impossibile visitare. Chi è stato in zona Ventura e ha avuto la forza di salire quei 200 scalini, sarà sicuramente stato ripagato dalla visita a uno dei più spettacolari loft di Milano, progettato per sé dall’architetto Mutti, un caro amico prematuramente scomparso che ha ristrutturato tutta l’area dell’ex Faema di Via Ventura. Un attico con vista a 360 gradi su Milano con un grande giardino pensile con tanto di piscina dalla quale ammirare il sole che tramonta dietro i grattacieli della nuova Milano.

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M come…?

Lo scoprirete domani, nella seconda parte del nostro Abbecedario del Salone del Mobile 2016

Editor: Chiara Gattuso

Dopo aver parlato del nostro “Top 5” riguardante i prodotti visti al Salone del Mobile e alla Milan Design Week (qui potete rivedere la prima parte e la seconda parte), oggi ci concentriamo non sugli oggetti, ma sulle emozioni, sui sensi, sulle user experience che si concentrano nel fuorisalone di Zona Tortona, da sempre uno dei design district più innovativi di Milano.

Questa zona della città raccoglie alcune delle più grandi aziende, che in occasione della Milan Design Week, colgono la palla al balzo per mostrare il meglio di sé. Come? Basta unire la propria filosofia, con il genio creativo di artisti, architetti e designer.

In questa breve list, vi raccontiamo alcuni degli spazi più interessanti che consigliamo di andare a visitare.

  1. Time is Time” by Citizen: un’installazione realizzata dall’architetto Tsuyoshi Tane incanta i visitatori in una pioggia di meccanismi di orologi. Entrando, il visitatore vive un’esperienza mistica nella percezione diversa dello spazio, comprendendo l’importanza dell’istante e dell'”adesso”.
  1. Mix it up 2016” by Pepsico: uno spazio del tutto giovanile per scoprire e giocare con alcune interfacce, prendere una bella bibita dissetante, scattare foto e ballare in compagnia del DJ. Ottimo spazio dove divertirsi con i propri amici dopo la lunga passeggiata del fuori salone.
  1. An encounter with anticipation” by Lexus: l’azienda, il duo Forma Fantasma e lo chef Yoji Tokyoshi si incontrano nella creazione di uno spazio suddiviso in tre aree; il tutto concettualizzata sul futuro della mobilità.
  1. Amorphous” by AGC Asahi Glass: l’azienda decide di mettere in mostra la contorta struttura molecolare del vetro, che è stata ingrandita circa un miliardo di volte trasformandosi in una composizione di sottili frammenti di vetro. L’installazione permette di percepire la tecnologia utilizzata per la realizzazione del vetro, che si colora in tonalità differenti.
  1. Crystal Automata” by Preciosa: gli elementi base della natura vengono riproposti in quattro diverse installazioni. L’acqua, l’aria, la terra e il fuoco sono fondamentali per la creazione del cristallo. Le particolari installazioni luminose uniscono il design ultra moderno con antichi meccanismi come l’automaton, utilizzato negli antichi orologi.
  1. Glow of life” by Asus: l’installazione si ispira allo zen e all’armonia dei diversi elementi della natura, invitando i visitatori a percorrere una “selva oscura”, ricca di alberi che prendono vita grazie ai flash degli smartphone.
  1. The invisible kitchen” by Miele: un racconto di come diventerà la cucina nel futuro. Una cucina dove gli elettrodomestici si mimetizzano nell’ambiente, diventando quasi invisibili, e sfociano nel mondo della iper connessione. Ogni 10 minuti, i visitatori possono godersi una piccola performance nella quale viene raccontata la visione futura dell’azienda.

Il top five del Salone del Mobile 2016

Da oggi, per tutti i giorni del Salone del mobile e della Milan Design Week 2016, pubblichiamo la scaletta dei prodotti che ci sono piaciuti di più.

Il nostro è un giudizio personale che si basa su tanti fattori e che cerca di non premiare oggetti o prodotti omogenei, ma cerca di trovare in tutti quell’idea innovativa, quel segno, quella semplicità o, al contrario, quella complessità che fanno di un oggetto qualsiasi un oggetto di buon design, progettato bene, “pensato bene”, disegnato bene,.

Un lavoro non semplice, vista la sterminata quantità di proposte che in questi giorni ci vengono proposte in fiera e fuori dalla fiera. Ma alla fine cciò che abbiamo voluto premiare è la capacità di un progetto di stupirci, di comunicarci un’emozione positiva, un sorriso di compiacimento.

Ecco dunque la nostra personalissima classifica, che non vede un vincitore, ma tutti a pari merito…

  1. Il progetto KARTELL KIDS, prodotti dedicati ai bambini essposti nel bellissimo stand KARTELL in fiera (uno dei più riusciti in assoluto) e nello showroom di via Turati. Il cavallino a dondolo e gli sgabeelli che sorridono di Nendo, Il trattorino a pedali di Ferruccio Laviani, l’altalena di Philippe Starck. Bravi!
  1. Il sistema RUN, disegnato da Sam Hecht per la statunitense EMECO. Tavoli, scrittoi, panche, livbrerie in alluminio componibili e modulari. Quando il minimalismo diventa forza espressiva, come ei questo caso, tanto di cappello!
  1. Il sistema modulare MHC2 del giapponese Yashuilo Itoh per MOLTENI & C. Bella l’idea nella sua semplicità. Un gesto elementare che crea un sistema intelligente.
  1. La sedia APC (All Plastic Chair) di Jasper Morrison per VITRA. L’interpretazione di un oggetto del design anonimo, la sedia in legno laccato per antonomasia, in un oggetto semplice, bello e intelligente. Schienale e seduta sono stampati a parte e assemblati sulla struttura con un sistema di aggancio che li rende mobili e quindi adattabili alla posizione assunta dal corpo umano.

  1. Chiudiamo con l’oggetto che, personalmente, mi ha colpito di più e al quale, se questa fosse una classifica a punti, forse assegnerei la palma del migliore della giornata. Un oggetto totalmente diverso dagli altri: barocco, ironico, geniale come tutte le cose che il “mago” Marcel Wanders crea quando le tocca. È il lampadario LE ROI SOLEIL di BACCARAT, esposto alla Pinacoteca di Brera in una affascinante installazione: “Baccarat In the Box”. Una cassa in legno da spedizioni con all’interno un guoco di specchi che amplifica i riflessi del cristallo. Fantastica l’idea di trasformare il più classico dei lampadari Baccarat in una sfera. Bravo Marcel, e brava Baccarat che ultimamente sta facendo un bel lavoro con designer contemporanei tra i quali, oltre a Wanders, segnaliamo Philippe Starck, Arik Levy, Nendo e tanti altri.

A domani!