Il meglio (e il peggio) del Salone del Mobile 2016, dalla A alla Z. Parte 1

Editor:

Dopo aver raccontato le mie impressioni generali, mi addentrerò qui in un resoconto un po’ più dettagliato di quello che ho visto e di quello che mi ha colpito al Salone del Mobile 2016 e alla Milan Design Week. Mi piace l’idea di condividere con voi i pensieri che mi sono venuti in mente girando come una trottola dentro e fuori dalla fiera per 7 giorni, per 12 ore al giorno.

Ho stilato una specie di relazione finale, assolutamente personale e quindi opinabile. Un almanacco di pensieri che ho trascritto giorno dopo giorno sul mio fantastico taccuino (vedi alla lettera G), un “abbecedario” che, dalla A alla Z, vi racconta il meglio (e il peggio) del Salone del Mobile 2016 e del Fuorisalone.

Ecco dunque la prima puntata (A-L) domani la second (M-Z)

 

A come ARTIGIANATO

Lo dico da anni, lo ripeto oggi e non mi stancherò mai di ripeterlo. Design e artigianato non sono la stessa cosa. A volte si incontrano e si sovrappongono, ma quasi sempre sono e restano due cose molto diverse. Non voglio dare una scala di valori. Amo il design fatto bene tanto quanto l’artigianato fatto bene, ma so distinguerli. Ma perché non chiamarli col loro nome? Per questo ho molto apprezzato l’onestà e la serietà di 2 scuole (una svedese e una norvegese) che esponevano a Ventura Lambrate dichiarando di essere scuole di “Contemporary Crafts and Design”: Artigianato e Design. Insegnano a pensare e a lavorare con la testa e con le mani, chiamando le cose col proprio nome. Scuole che danno agli studenti la possibilità di specializzarsi, a seconda dell’inclinazione personale, in una o nell’altra materia. Perché da noi è così difficile?

PS. E quello che in Scandinavia umilmente chiamano “artigianato”, è spesso molto meglio di quello che molti qui, riempiendosi la bocca, chiamano “design”. Viva il design e viva l’artigianato

B come BRAND

Sarà una deviazione professionale, ma noto una grossa lacuna nelle aziende che si occupano di design (mostri sacri a parte). È molto evidente in tanti stand la mancanza di un progetto. Un bel prodotto, da solo, oggi non basta più. L’oggetto di design deve essere pensato, disegnato, prodotto e comunicato in maniera coerente con il brand, la sua storia, i suoi valori, la sua immagine. È solo così che un’azienda anonima si trasforma in un brand. Con un progetto. Con una storia da raccontare. Altrimenti non c’è design (o designer ) che ti possa aiutare. Senza un progetto è come lanciare un sasso in uno stagno. Fai qualche onda (dipende dalla dimensione del sasso) ma stai sicuro che prima o poi le acque tornano calme e lo sforzo si dipostrerà poco efficace, se non inutile. Il design non è solo una forma. Il design è soprattutto un progetto, una mentalità. E chi si occupa di Brand, lo sa molto bene!

Salone del Mobile 2016 di Milano

C come CONFERMA

La tendenza è nata qualche anno fa ma i distretti centrali, Brera in particolare, si confermano i luoghi dove si vede il miglior design e le installazioni più interessanti. Aprono nuovi showroom, spazi di co-working, laboratori. La selezione resta molto alta e gli oltre 130 eventi di quest’anno in Brera sono stati (quasi) tutti all’altezza delle aspettative. Sempre più ricchi di proposte interessanti e ricercate!

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D come DELUSIONE

Forse molti non saranno d’accordo, ma quest’anno la più grande delusione l’ho avuta dalle installazioni di Interni all’Università Statale. Si tratta di un format che si ripete sempre uguale fin dalla sua nascita e che per me avrebbe bisogno di una scossa. La cosa bella è che le installazioni rendono questo luogo, già straordinario di per sé, ancora più bello e vissuto. La cosa brutta (questa è una sensazione che ho raccolto da molti e che personalmente condivido), è che queste opere potrebbero essere sistemate qui o in qualsiasi altro posto, non hanno nessuna relazione con il contesto e coinvolgono poco il pubblico sempre, che si dimostra sempre più disinteressato e perplesso. Come rimpiango le installazioni al V&A Museum durante la London Design Week, dove i designer e gli architetti sono invitati a creare installazioni, pensate appositamente per il museo, che interagiscono con le opere d’arte. Il pubblico fa la coda per vedere il museo che si trasforma e si arricchisce per l’occasione…

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E come ERGONOMIA (e come ECOSOSTENIBILITÀ)

Due temi fortunatamente molto sentiti. L’attenzione si concentra sempre più sul benessere della persona e del Pianeta. Sedute pensate per accogliere e sostenere la schiena nella giusta posizione, magari favorendo dei micromovimenti che tengono la muscolatura sempre attiva. Divani e poltrone dallo schienale imbottito e avvolgente, che proteggono la privacy e riducono l’inquinamento acustico. Materiali riciclabili o riciclati. Perché il design è anche (e forse soprattutto) questo!

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F come FIERA e come FUORISALONE

La fiera: Bella. Enorme. Piena di gente, di energia, di oggetti. Nonostante non abbia trovato niente che mi abbia lasciato a bocca aperta, niente che mi sia rimasto impresso ma questo Salone del Mobile 2016 ha dimostrato un livello medio molto alto che, che non vedevo da tempo. Un po’ più di coraggio non sarebbe guastato, ma probabilmente dopo anni di crisi globale, meglio non lamentarsi troppo!

Un po’ meno bene al Fuorisalone che sta diventando sempre più un luogo dove fare eventi, dove stupire le decine di migliaia di persone che lo popolano, e sempre meno un luogo dove vedere il bel design alternativo, autoprodotto, creativo.

Niente di male in tutto questo, se non fosse che questa trasformazione sta rubando spazio e attenzione ai designer emergenti che, oscurati dai grandi eventi e in mancanza di luoghi dove si fa una vera e utile selezione, si trovano sempre più dispersi e sommersi da un mare di mediocrità.

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G come GENIALE

La settimana scorsa mi chiama Moleskine, il celeberrimo brand dedicato agli amanti della scrittura, per dirmi che volevano farmi provare il nuovissimo Smart Writing Kit. Mi incuriosisco e vado alla press preview. Mi si apre un mondo e scopro il nuovo Paperpad, uno speciale taccuino Moleskine abbinato a una penna con lettore ottico e memoria. Grazie a un’App, tutto quello che la penna scrive sul taccuino viene riportato esattamente nel taccuino virtuale sul tuo device. Se l’app non è attiva, la penna memorizza fino a mille pagine e alla sera, quando la colleghi, fa il download sull’agenda. IL testo, ovviamente è editabile, tutto in formato vettoriale, si può esportare e inviare anche via mail. Basta toccare con la penna l’icona della busta che è su ogni foglio. Unire il piacere del disegno e della scrittura all’utilità della tecnologia. Questo è veramente geniale!

Ah, quasi dimenticavo… è disegnata da Giulio Iacchetti che qui sotto si diverte a disegnarci sopra!

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H come HELP

Quando il design serve ad aiutare chi ne ha bisogno. Forse questo è il progetto che più mi ha colpito (positivamente) al Fuorisalone. Si tratta del Birth Box, un box per poter affrontare un parto in casa, oppure in caso di necessità in posti lontani da ospedali. Una box in polistirolo che si trasforma in culla (termica) per il neonato, che contiene una serie di attrezzi sterilizzati e sigillati più un kit per imparare ad affrontare questo meraviglioso evento. Un bravo a Anne Van Draagen, giovane studentessa olandese che per una volta non ha pensato alla solita sedia o alla solita lampada…

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I come IRONIA

Per fortuna ne ho vista molta in questo Salone del mobile. Perché diciamocelo francamente: è vero che il grande design segue la funzione e porta all’innovazione. Ma perdio, ogni tanto un sorriso non guasta! E allora tanto di cappello a tutti quelli che non si prendono troppo sul serio, che sanno ridere, che sanno mettere l’ironia anche in oggetti apparentemente “seriosi”, che uniscono un grande talento al senso dell’umorismo.

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J come JASPER

Che Jasper Morrison sia un bravo designer non è una novità, anche se non mi sono mai interessato troppo a lui e ai suoi lavori. Ma quest’anno mi sono imbattuto spesso, troppo spesso in suoi bei progetti e devo dire che ha superato se stesso. Nel mio taccuino ho segnato tra pe cose migliori che ho visto tre belle sedute, una più riuscita dell’altra, tutte del designer inglese. A partire dalla sedia APC in plastica per Vitra, al modello Kali in legno per Offect, alla T chair per Maruni. Una tipletta da grande campione quale è. Bravo Jasper

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K come KITCHEN

Quest’anno, insieme al Salone del Mobile 2016, c’era Eurocucina, la fiera parallela dedicata al fantastico mondo della cucina. Un laboratorio eccezionale e affascinante dove sembra che gli esseri umani vivano su astronavi di 1000 metri quadri. Cucine bellissime, dal design che toglie il fiato, realizzate coi materiali più pregiati (marmi, legni, acciai speciali), con banconi sempre più imponenti e minimali, dotate di meccanismi e sistemi di illuminazione sempre più sofisticati, sempre più tecnologiche e interattive, che dialogano coll’utente e ti spiegano come preparare i cibi, ricordandoti anche di lavarti bene le mani prima (lo giuro, l’ho visto coi miei occhi!). Cucine che sono un vero spettacolo da vedere, come è vera la mia ammirazione per quei 4 fortunati che se le possono permettere. Grandissimi e riuscitissimi esercizi di stile… e poi ci si stupisce che la gente compra la cucina all’Ikea!

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L come LOFT

Come avevo già segnalato nella mia Guida alla Milan Design Week, la cosa più bella del Fuorisalone è che aprono location meravigliose che solitamente è impossibile visitare. Chi è stato in zona Ventura e ha avuto la forza di salire quei 200 scalini, sarà sicuramente stato ripagato dalla visita a uno dei più spettacolari loft di Milano, progettato per sé dall’architetto Mutti, un caro amico prematuramente scomparso che ha ristrutturato tutta l’area dell’ex Faema di Via Ventura. Un attico con vista a 360 gradi su Milano con un grande giardino pensile con tanto di piscina dalla quale ammirare il sole che tramonta dietro i grattacieli della nuova Milano.

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M come…?

Lo scoprirete domani, nella seconda parte del nostro Abbecedario del Salone del Mobile 2016

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