Tag

ceramiche

Browsing

Oggetti pensati per farci compagnia. Sono Menadi e Madrepora, la collezione di vasi e di vassoi scultura firmata da Studio Zero.

Vasi di terracotta sul punto di lasciarsi andare in una danza vorticosa. Vassoi scultura simili al fossile di un animale marino. Parliamo di Menadi e Madrepora, i primi due progetti autoprodotti di Studio Zero, lo studio di progettazione fondato nel 2015 da Anna Seminara e Maria Francesca Cicirelli.

I due progetti, presentati in anteprima a EDIT Napoli nel 2020, nascono dal desiderio di creare oggetti ricchi di significati a cui ci si possa affezionare. Oggetti che possano accompagnarci nel nostro percorso di vita, dando vita a ricordi e relazioni.

Menadi: vasi tra natura e spiritualità

Un’unione mistica tra umano e divino, natura e spiritualità. Menadi è una collezione di vasi in terracotta che prende il nome dalle seguaci di Dioniso, le mitiche creature che attraverso danze selvagge e riti iniziatici avevano il potere di fondersi con il dio greco e diventare esse stesse delle divinità. Come le Menadi, i vasi sono sospesi nell’atto di compiere una danza impetuosa e aspirare così alla sublimazione.

I vasi Menadi di Studio Zero sono proposti in due dimensioni e in cinque colori, con una finitura opaca esterna e lucida interna oppure con una finitura interamente lucida. Le diverse dimensioni, colori e finiture permettono di creare innumerevoli composizioni. Coreografie danzanti in cui è protagonista la bellezza naturale della terracotta.

Madrepora: vassoi scultura o fossili marini?

Involucri fossili di creature marine. Nasce dagli abissi dell’oceano l’ispirazione di Madrepora, la linea di vassoi scultura in paper clay di Studio Zero. Un lato ricorda una conchiglia, l’altro è solcato da sporgenze irregolari di formazione corallina. Il risultato è una sorta di organismo marino primordiale, le cui creste e insenature richiamano il moto perpetuo delle onde del mare. Mentre il contrasto tra la superficie liscia interna e quella a rilievo esterna crea giochi di luci e ombre che cambiano al variare dell’esposizione.

La collezione Madrepora è in tiratura limitata e disponibile in 3 colori e 2 dimensioni. Ogni vassoio è interamente realizzato a mano e, dunque, unico e irripetibile.

LEGGI ANCHE IL NOSTRO ARTICOLO SUI VASI DI DESIGN IN CERAMICA FATTI A MANO

Florim, in collaborazione con Rubelli, presenta “i filati di rex”. Una collezione di grandi lastre in ceramica che riproduce il seducente effetto dei tessuti.

Dalla ceramica al tessuto con ritorno. Possiamo riassumere così “i filati di rex”, la nuova collezione che Florim ha creato in collaborazione con Rubelli, presentata in occasione del Cersaie 2019. Un progetto inedito, in cui i tessuti storici dell’archivio Rubelli sono diventati protagonisti di una elegante serie di grandi lastre in ceramica.

“Il progetto di Florim ci ha portato in un ambito totalmente nuovo. È stata per me una rivelazione vedere trasposti su lastre di ceramica motivi e disegni propri del tessile e a me tanto familiari”, racconta Nicolò Favaretto Rubelli.

Un tessuto ceramico fra tecnologia e artigianalità

A rendere possibile questo passaggio dal tessuto alla ceramica è stato l’incontro fra le avanzate tecnologie produttive di Florim e la centenaria esperienza nella lavorazione della seta di Rubelli. Un dialogo fra innovazione e artigianalità che ha portato a reinterpretare la trama del tessuto, attraverso un raffinato gioco di effetti a rilievo.

Il risultato? Un rivestimento dall’aspetto caldo e avvolgente, capace di coinvolgere sia la vista che il tatto.

I motivi decorativi storici di Rubelli si trasferiscono sulla ceramica

La collezione “i filati di rex” comprende 9 motivi decorativi, ispirati ai più famosi tessuti di Rubelli. 9 pattern che, a loro volta, nascono dall’interpretazione contemporanea di alcuni decori provenienti dalla nobile eredità veneziana della tessitura. Si va dai classici motivi damascati (come il San Marco, nel catalogo dell’azienda da oltre 100 anni) a fantasie floreali rilette in chiave contemporanea, fino ai disegni ottici e geometrici.

I colori dei rivestimenti richiamano quelli dei tessuti originari. Mentre il formato scelto è quello della grande lastra, disponibile in tre misure (120x280cm, 120x240cm e 60x120cm), con uno spessore di soli 6mm. Grandi dimensioni e una fuga ridotta per tradurre al meglio sulle pareti l’effetto continuo del tessuto.

Insomma, una collezione che rende omaggio alla storia e seduce i sensi. Scusate se è poco!

Una chiacchierata con Olivia Walker. La ceramista britannica che ama esplorare i concetti di decadenza e rinascita.

Abbiamo incontrato Olivia Walker a Londra lo scorso settembre in occasione del London Design Festival 2018. Olivia è una ceramista inglese che ci ha colpito per le sue opere ricche di texture. La superficie dei suoi vasi e delle sue ciotole, infatti, è rivestita con migliaia di frammenti di ceramica applicati manualmente. Una lavorazione davvero certosina con cui Olivia si propone di esplorare i concetti di decadenza e rinascita.

Ecco cosa ci ha raccontato.

DS: Com’è nato il tuo interesse per la ceramica?

OW: Mi sono interessata alla ceramica dopo l’università (la mia prima laurea è stata in Storia e Letteratura inglese). In quel periodo ho collaborato per qualche mese con una galleria d’arte e lì ho cominciato a lavorare con la ceramica, innamorandomene perdutamente. A seguire ho iniziato a leggere tutto ciò che riguardava il mondo dell’artigianato e a frequentare un corso serale. Ma sono passati oltre 10 anni prima che mi sentissi pronta a laurearmi in Ceramica e a frequentare un tirocinio.

DS: Come descriveresti il tuo stile?

OW: Direi organico. Accosto frammenti di ceramica per creare la superficie. Da qui deriva la texture grezza e il senso di movimento dei miei pezzi.

DS: Quali sono le tue fonti di ispirazione?

OW: Sono interessata ai processi naturali e agli organismi come i funghi, i coralli e i batteri. E, in generale, mi attraggono le cose che muoiono e si decompongono ma che, nello stesso tempo, si trasformano in qualcosa di nuovo e di diverso.

DS: Raccontaci il processo attraverso cui prendono forma le tue ceramiche.

OW: Il modo in cui lavoro la ceramica richiede molto tempo perché costruisco la superficie delle mie opere pezzo per pezzo. Mi piace usare il bordo strappato di questi frammenti in ceramica per creare la sensazione di qualcosa di organico.

DS: Un oggetto importante della tua vita.

OW: L’oggetto più importante della mia vita è una piccola ciotola appartenuta a mia madre. Una ciotola verde celadon con degli uccelli che volano, credo realizzata in Giappone. Recentemente è caduta ed è andata in gran parte in frantumi. Sono riuscita, però, a darle una nuova vita grazie alla tecnica del Kintsugi (la tecnica giapponese che permette di riparare gli oggetti in ceramica, saldando insieme i frammenti mediante l’uso dell’oro, dell’argento liquido o della lacca con polvere d’oro).

DS: Usi i social network per il tuo lavoro?

OW: Posto su Instagram e cerco di tenere aggiornato il mio sito. Ma non uso i social in modo frequente e mi piace utilizzarli più come diario visuale che per promuovere ciò che faccio.

La risposta delle persone è però davvero interessante. Trovo utile vedere come reagiscono ai miei nuovi lavori.

DS: Progetti futuri?

OW: Ho in programma qualche mostra e lancerò a breve una campagna su Kickstarter (la piattaforma di crowdfunding per progetti creativi), una cosa che mi terrorizza ed entusiasma al tempo stesso.

Facciamo un grande in bocca al lupo a Olivia per i suoi progetti. Il suo lavoro ci piace e siamo molto curiosi di vedere come si svilupperà.

Se volete saperne di più su questa talentuosa ceramista, date uno sguardo al suo sito: oliviawalker.co.uk 

Ti piacciono le ceramiche artigianali? Guarda anche il nostro articolo sui vasi di design in ceramica.