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A 14 anni dalla sua morte ricordiamo Hans J. Wegner, il grande maestro del design danese moderno.

“Mi è stato spesso domandato come abbiamo creato lo stile danese moderno. La mia risposta è che non è stato niente del genere. Piuttosto che di creazione si è trattato di un processo di purificazione e di semplificazione che ha ridotto gli elementi all’essenziale: quattro gambe, una seduta e un corpo unico per schienale e braccioli. La Sedia”.

A parlare è Hans J. Wegner, uno dei padri del design danese moderno. L’uomo che ha progettato nel corso della sua carriera più di 500 sedie e poltrone. Una serie infinita di capolavori, molti dei quali ancora oggi in produzione.

Dalla Round Chair alla Wishbone, dalla Flag Halyard alla Ox Chair, non si contano le icone firmate da Hans J. Wegner. Non a caso, il grande designer danese è stato ribattezzato come il maestro della sedia, arredo a cui ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca della perfezione assoluta.

Per questo oggi, a 14 anni dalla sua morte, è proprio attraverso le sue sedie e le sue poltrone più celebri che vogliamo ricordarlo.

Ecco il nostro omaggio.


LE SEDIE E LE POLTRONE PIÙ CELEBRI DI HANS J. WEGNER


Peacock Chair, (1947)

La Peacock Chair è uno dei primi progetti di Hans J. Wegner. Si tratta di una interpretazione moderna delle classiche sedie Windsor inglesi, di cui riprende le stecche dello schienale. Il cuore della Peacock è nell’asta centrale dove poggiano le scapole. Un elemento che ricorda la coda del pavone, da cui deriva il suo nome. Appellativo che, però, venne dato alla sedia non da Wegner, ma dal designer Finn Juhl.


Round Chair (1949)

Disegnata da Hans J. Wegner nel 1949, la Round Chair entra nella leggenda nel 1960, apparendo nel primo confronto televisivo fra John F. Kennedy e Richard Nixon, durante la corsa alla presidenza degli Stati Uniti d’America. È in quell’occasione che gli americani la chiamano The Chair. A caratterizzare la sedia è il suo schienale in legno rotondo che crea un corpo unico con i braccioli. The Round Chair è prodotta oggi da PP Møbler.


Folding Chair (1949)

La Folding Chair, conosciuta anche come JH512, è una perfetta sintesi di forma e funzione. A differenza delle tradizionali sedie pieghevoli, la Folding Chair non è solo una pratica soluzione salvaspazio. Si tratta di una sedia pieghevole elegante ed estremamente confortevole. La sua struttura è in legno massiccio, lo schienale e la seduta in canna intrecciata. Le maniglie nella parte anteriore offrono un appoggio per le mani e permettono di riporre la sedia con grande facilità.


Wishbone Chair (1950)

La Wishbone Chairnota anche come CH24, è una delle sedie più celebri di Hans J. Wegner. Il suo tratto distintivo è lo schienale a forma di forcella, risultato di un lavoro artigianale certosino. Per preparare e assemblare tutti gli elementi della sedia ci vogliono ben 3 settimane, con più di 100 fasi di lavorazione. La seduta è realizzata con 120 metri di corda di carta e richiede circa un’ora per la tessitura. Un capolavoro assoluto prodotto ancora oggi da Carl Hansen & Søn.


Flag Halyard (1950)

Sembra arrivare dal futuro, in realtà la Flag Halyard nasce nel 1950 in un caldo pomeriggio d’estate. La poltrona rende omaggio agli architetti modernisti Le Corbusier e Mies van der Rohe. È uno dei pochi progetti di Hans Wegner non realizzato in legno. La struttura della Flag Halyard è infatti in acciaio inossidabile. A scaldare il telaio in acciaio ci pensano la seduta in lino, con poggiatesta in tessuto o pelle con cinghie in cuoio, e un caldo rivestimento in lana di pecora. La Flag Halyard è prodotta da PP Møbler.


The Papa Bear Chair (1951)

La Papa Bear Chair è il primo progetto di Hans J. Wegner per l’azienda danese PP Møbler. La poltrona è disegnata nel 1951, ma va in produzione nel 1953 con il nome di Teddy Bear, per la somiglianza fra i suoi braccioli e le zampe di un orso. Dopo essere stata fuori produzione per diversi anni, la Papa Bear è stata rieditata nel 2003, prodotta sempre da PP Møbler.


Valet Chair (1953)

Tre gambe e uno schienale simile a una gruccia. Valet Chair nasce in seguito a una chiacchierata con il professore di architettura Steen Eiler Rasmussen e il designer Kay Bojesen. Argomento della conversazione: come piegare i vestiti in modo più pratico, prima di andare a letto. La Valet Chair viene prodotta quando il re di Danimarca Frederik IX ordina una sedia per la sua camera. La prima versione è a 4 gambe, ma Wegner non era soddisfatto del risultato, così lavorò al progetto per altri 2 anni prima che il re potesse avere la sua sedia. Valet Chair è prodotta da PP Møbler.


Ox Chair (1960)

“Dobbiamo stare attenti a non prendere le cose troppo seriamente. Dobbiamo giocare, ma dobbiamo essere seri nel farlo!”. È con queste parole che Hans J. Wegner racconta Ox Chair, una delle poltrone più iconiche firmate dal maestro della sedia. A rendere subito riconoscibile la poltrona sono le “corna” tubolari. Un dettaglio giocoso che fa pensare a un bue (ox significa bue in inglese). Progettata da Hans J. Wegner nel 1960, a causa delle difficoltà tecniche nel rivestirla è stata messa in produzione da Erik Jørgensen solo nel 1989.


Wing Chair (1960)

Una poltrona imbottita con struttura in faggio e gambe in acciaio inossidabile. Il cuore della Wing Chair di Hans J. Wegner è in ciò che non si vede. Il design dello schienale e della seduta permettono infatti una grande varietà di posizioni, garantendo sempre un supporto ottimale alla schiena, alle spalle, al collo e alla testa. La poltrona è disegnata nel 1960, ma all’inizio viene prodotta in un numero molto limitato. È stata rilanciata nel 2006 sulla base del disegno originale di Wegner. Oggi è prodotta da Carl Hansen & Søn.


CH07 “Shell Chair” (1963)

La poltrona CH07, meglio conosciuta come Shell Chair, è disegnata da Hans J. Wegner nel 1963. Inizialmente prodotta in una piccola tiratura, viene rieditata da Carl Hansen nel 1998 ottenendo un enorme successo. La bellezza della Shell Chair è nelle sue linee minimali e nella grande cura dei dettagli, tra i quali spicca l’attaccatura delle tre gambe alla scocca. La sua struttura in multistrato curvato era all’avanguardia negli anni ’60.


 

La Wishbone Chair di Hans J. Wegner si tinge di blu. La limited edition, creata in collaborazione con Ilse Crawford, celebra il 106º compleanno del grande designer danese.

Una Wishbone Chair Blu Navy. È questa la nuova limited edition che ci regala Carl Hansen & Son per festeggiare il compleanno di Hans J. Wegner, il grande designer danese nato a Tønder il 2 aprile 1914.

L’iconica Wishbone Chair, disegnata da Hans J. Wegner nel 1949, è proposta con una finitura lucida, in una intensa tonalità di blu. Un colore di tendenza nel 2020, che Carl Hansen & Son ha selezionato in stretta collaborazione con la designer britannica Ilse Crawford e il suo team dello Studioilse.

La scelta di questa tonalità così profonda e della finitura lucida non nasce, però, tanto dai trend del momento, quanto dal profondo amore di Wegner per il design e l’arte orientale. La versione speciale della Wishbone Chair richiama, infatti, il colore delle porcellane cinesi e la loro finitura laccata e glossy.

Il carattere deciso e vivace del Blu Navy contrasta con la seduta in cordoncino di carta intrecciata, offrendo un’interpretazione contemporanea di questo grande classico del design.

La sedia sarà disponibile solo nel mese di aprile 2020 a partire dal 2, giorno della nascita di Hans Wegner. Ogni sedia avrà una targhetta in ottone con incisa la firma e la data di nascita di Wegner, posizionata all’interno del telaio, e un certificato di autenticità. Un’occasione da non perdere!

La lunga collaborazione fra Hans J. Wegner e Carl Hansen & Son

Oltre alla ormai celebre Wishbone Chair, nome comune del modello CH24, Carl Hansen & Son ha in collezione una lunga serie di classici dell’arredo e oggetti da collezione di Hans Wegner. La Wishbone Chair, che viene prodotta ininterrottamente dal 1950, è stata una delle prime cinque sedie progettate da Wegner per l’azienda danese. Le altre sono i modelli CH22, CH23, CH25 e CH26. 


GUARDA GLI ALTRI PRODOTTI DI HANS WEGNER



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Wishbone Chair: la storia di un’icona

Il tratto più caratteristico della Wishbone Chair è il suo inconfondibile schienale a forma di forcella. Questo dettaglio, di non facile realizzazione, è stato ottenuto grazie a una stretta collaborazione tra Wegner e gli esperti artigiani di Carl Hansen & Son, che ancora oggi lavorano e assemblano manualmente le 14 parti della sedia. Terminato l’assemblaggio, intrecciano a mano la seduta realizzata con 120 metri di filo di carta naturale. Solo allora la Wishbone Chair può lasciare la fabbrica di Gelsted, sull’isola danese di Funen.

Per acquistare online la limited edition della Wishbone Chair, potete guardare il sito www.carlhansen.com

Quando si parla di arredi nordici degli anni ‘50 si parla di design con la D maiuscola. A dimostrarlo, se ce ne fosse bisogno, la produzione di Hans J. Wegner, uno dei maestri scandinavi di cui Carl Hansen & Son, uno dopo l’altro, sta rieditando l’intera produzione. Dopo la spettacolare e modernissima Web Chair, è la volta di questa credenza CH825 del 1958, editata in concomitanza del centenario della nascita del maestro danese, nato il 2 aprile del 1914.

La credenza CH825, che originariamente faceva parte di una serie di tre credenze prodotte nel 1959, era realizzata in palissandro e teak, ma nella sua versione moderna è realizzata in noce e rovere, legni pregiati ma non protetti e quindi più sostenibili. La sua linea apparentemente semplice, nasconde in realtà dettagli all’avanguardia come le ante a serrandina dotate di fianchetti e retro doppi, che si aprono scorrendo su guide e scompaiono una volta aperte.

Al suo interno i ripiani sono posizionabili a piacere e i cassetti sono studiati in modo da poterne facilmente aggiungere altri. Le gambe sono rotonde, in rovere o in noce massello, oppure in acciaio – anche questo utilizzato nella serie CH100 di Wegner. Un progetto straordinario caratterizzato da un design lineare che finora è stato solo protagonista delle aste, ma che da settembre è in vendita in negozi di tutto il mondo.

www.carlhansen.com

Rieditata la Web Chair di Hans Jørgensen Wegner

Chi avrebbe pensato che la splendida Web Chair di Hans Wegner è stata disegnata nel lontano 1968? Per fortuna PP Møbler l’ha rimessa in produzione, dopo che per decenni era stata dimenticata!

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Quando un oggetto di design è pensato da una grande mente creativa, supera le barriere del tempo. Basti pensare ai mobili del Bauhaus, a quelli di Le Corbusier, di Eames, di Panton o di Magistretti, solo per citarne alcuni, per capire quanto bene invecchi un oggetto innovativo, diventando icona del design.

Nella lista dei grandi designer non si può non includere il danese Hans Jørgensen Wegner, classe 1914 che ha creato dei capolavori purtroppo ancora poco conosciuti, come la sedia PP129, più conosciuta come Web Chair, disegnata nel lontano 1968 ma ancora attualissima.

A diffondere questi oggetti d’arte ci sta pensando PP Møbler, un laboratorio di falegnameria a conduzione familiare, creato nel 1953, che da sempre si dedica alla produzione artigianale di mobili di design di alta qualità. E così nel 2012 PP Møbler ha deciso di rimettere in produzione, dopo decenni di assenza dal mercato, la sedia la PP129 di Wegner, una poltrona ergonomica con braccioli in legno massello e con lo schienale a rete che caratterizza altri prodotti del designer danese. L’originale ampio bracciolo e i dettagli splendidamente curati ci fanno capire immediatamente la gioia di Wegner nel costruire mobili in legno massello. La sedia è disponibile in rovere e frassino trattati a sapone; rovere, frassino e legno nero trattati a olio, oppure in rovere, frassino e legno nero laccati. (www.pp.dk)

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Che Hans Wegner sia uno dei miei designer preferiti, forse qualcuno lo sa già. Che sia uno dei più grandi designer di ogni tempo, credo che lo sappiano tutti.

Un designer immenso che purtroppo non ha mai raggiunto, almeno qui in Italia, la fama che merita e che invece gli riconoscono, giustamente, nei paesi scandinavi.
Per fortuna ci pensa l’azienda danese Carl Hansen & Søn a portare il nome di Wegner nel mondo, rieditando uno alla volta i suoi più grandi capolavori. Ultimo, ma solo in ordine di tempo, il Tray Table CH417 che Wegner ha disegnato nel 1970.

Si tratta di un coffee table molto semplice e lineare, come nella migliore tradizione nordica, con la base pieghevole in tondino d’acciaio curvato e il vassoio in legno. Proprio come l’originale, il Tray Table viene riproposto nella versione rotonda con i bordi in rovere ed è disponibile anche con superfici laminate bianche o nere. Nuove sono invece le due versioni in rovere e rovere affumicato, una finitura pensata appositamente per le case contemporanee.

Splendida la maniglia del vassoio, un dettaglio dal design funzionale e raffinato (caratteristica ben nota di Wegner). Il bordo in legno infatti si interrompe e i due estremi sono uniti da un sottile elemento in rovere scuro che serve da impugnatura.

Questo bel tavolino di Hans J. Wegner, fu presentato al pubblico ben 45 anni fa, come parte di una collezione che comprendeva poltrone e divani caratterizzati dalla struttura in tubo piegato, che però fu prodotta solo per pochi anni.

Il Tray Table CH417 ha un diametro di 62 cm ed è alto 33 cm, disponibile con il vassoio in due versioni: con superfici laminate bianche e nere o superfici impiallacciate in rovere chiaro e fumé. In entrambe le versioni il bordo del vassoio è in rovere chiaro e la maniglia in rovere fumé.

Lo stilista britannico Paul Smith veste le iconiche poltrone del designer danese Hans Wegner. Lo spunto di questa iniziativa è stato il centesimo anniversario della nascita di Hans J. Wegner.

Per celebrarlo, Paul Smith e Maharam hanno collaborato con Carl Hansen & Son – azienda che produce molti dei mobili disegnati da Hans J. Wegner – ad una collezione in edizione limitata di alcune delle opere più iconiche di Wegner. Tra i suoi pezzi iconici, la Wishbone Chair del 1950, con la sua caratteristica schienale a forma di Y e la sedia a tre gambe Shell Chair.

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la minimalista CH28, il divano CH163 e un classico contemporaneo, la Wing Chair. Paul Smith ha personalmente scelto i suoi pezzi preferiti di Hans J. Wegner per lanciare una capsule collection ricca di colore e di vitalità, rivestita con i suoi tessuti classici in lana pettinata “Stripe” e “Big Stripes” realizzati in collaborazione con Maharam.

La collezione è disponibile presso selezionati negozi Paul Smith nel mondo. (www.paulsmith.co.uk www.carlhansen.com)

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Il brand danese &Tradition lancia il divano Little Petra VB2. La versione sofà dell’iconica lounge chair disegnata da Viggo Boesen nel 1938.

Little Petra cresce. La lounge chair disegnata nel 1938 dall’architetto danese Viggo Boesen viene affiancata da un accogliente divano a due posti, prodotto dal brand scandinavo &Tradition.

La poltrona Little Petra di Viggo Boesen è un’icona del design scandinavo. Uno dei primi esempi di quel modernismo organico portato al successo da Arne Jacobsen e Hans Wegner negli anni d’oro del design danese.

Presentata nel 1938 al Copenhagen Cabinetmakers Guild Exhibition, Little Petra ottiene subito un’ottima accoglienza. Un consenso che trova conferma nei premi che vince successivamente in occasione delle mostre a New York e Berlino.

Oggi la poltrona è tornata a nuova vita grazie alla riedizione proposta da &Traditon e nel 2021 raddoppia come divano a due posti.

Forme organiche, materiali naturali, cura artigianale

“Little Petra è un vecchio classico del design danese che continua a stupire gli amanti del design ancora oggi”, afferma Martin Kornbek Hansen, CEO e fondatore di &Tradition. “Nella sua versione più recente raddoppia come divano a due posti, e siamo orgogliosi che offra lo stesso eccezionale livello di fattura e stile della versione originale”.

Basato sui disegni originali di Viggo Boesen, il divano Little Petra è caratterizzato dalle stesse linee avvolgenti e dalla stessa cura artigianale della lounge chair. Dalla struttura in legno al rivestimento in tessuto cucito a mano, fino alle gambe ben tornite in rovere o noce, tutto riflette l’amore di Boesen per i materiali naturali e la sua attenzione al dettaglio.

Un piccolo divano pronto a scaldare qualsiasi ambiente

Come suggerisce chiaramente il nome, Little Petra si distingue anche per le sue dimensioni compatte. Un piccolo divano che si integra alla perfezione in qualsiasi ambiente. Per portare calore in salotto così come nello studio, senza preoccuparsi troppo dei centimetri a disposizione.

LEGGI ANCHE: I DIVANI PIÙ ICONICI DEL DESIGN SCANDINAVO

Un colore che è soprattutto un atteggiamento. Ecco la nostra rassegna di mobili e accessori total pink per dare il benvenuto alla primavera.

“Il rosa non è un colore, è un atteggiamento”. 

Dici rosa e pensi subito alla primavera. Ecco perché oggi abbiamo pensato di regalarvi una rassegna di arredi e accessori total pink. Per dare il benvenuto alla bella stagione e lasciarci ispirare dalle vibrazioni positive che trasmette questo colore. Un colore delicato e romantico che esprime un desiderio di rinascita.

Ecco la nostra selezione.

ARP, Diabla

ARP è una novità 2021 del brand di arredamento outdoor Diabla. Una collezione di poltrone, divani e tavolini che reinterpreta in chiave contemporanea gli arredi da esterno in ghisa dell’800.
La struttura degli arredi è in alluminio termolaccato e, nel caso della poltrona e del sofà, è completata da generosi cuscini per la seduta.
ARP è proposta in 7 varianti di colore: bianco, sabbia, rosso, grigio, antracite, bronzo e rosa. Un vero inno alla geometria e ai colori firmato Made Studio(en.diablaoutdoor.com)

Storet, Acerbis

Una cassettiera dal carattere giocoso. È Storet, il progetto firmato da Nanda Vigo, oggi rieditato da Acerbis con laccature brillanti e nuove proporzioni.
Sia nella versione alta a dieci cassetti che nella variante comodino prodotta per la prima volta solo nel 2020, Storet rivela l’artigianale lavorazione del legno. Nonostante sia realizzata in un unico materiale, Storet è caratterizzata da giochi di chiaroscuri che valorizzano la naturale bellezza del legno e la vivacità delle laccature. (www.acerbisdesign.com)

Clay, Bitossi

La bellezza dell’imperfezione racchiusa in un vaso. Parliamo di Clay, la serie di vasi cilindrici firmata da Formafantasma per Bitossi.
Il cuore del progetto è lo “strappo” nella parte superiore che provoca crepe e imperfezioni sui bordi di ogni singolo pezzo della collezione.
Clay nasce da una lunga ricerca condotta negli archivi storici di Bitossi. In particolare, i Formafantasma si sono concentrati su due elementi decorativi disegnati da Aldo Londi. (www.bitossiceramiche.it)

Sedia Series 7, Fritz Hansen

La Series 7 di Fritz Hansen è una delle sedie più iconiche della storia del design. Disegnata da Arne Jacobsen nel 1955, Series 7 rappresenta il punto massimo della tecnica di laminazione, sviluppata a partire dagli anni ’30. Un processo molto complesso che permette di piegare il compensato in 2 dimensioni, ottenendo una scocca continua.
Leggera e impilabile, ma molto confortevole, la sedia Series 7 è proposta con o senza braccioli, in un’ampia gamma di finiture: legno naturale, laccato, rivestita in tessuto, pelle o velluto.
Di recente è stata proposta in una nuova palette di 16 colori sviluppati con Carla Sozzani, tra cui il Clay Rose e il Dark Rose(fritzhansen.com)

Khama, Carpet Edition

Seta di banano. È questa la fibra utilizzata per i tappeti Khama di Carpet Edition. Una fibra vegetale completamente biodegradabile che permette di creare un filato estremamente resistente, con una morbidezza e una lucentezza simili a quelle della seta.
La collezione Khama è proposta in otto varianti di colore: dagli intramontabili bianco e nero al cromo e argento, fino alle delicate tonalità del rosa. (carpetedition.com)

Lampada Horo, Masiero

Un cerchio. È questo simbolo universale ad aver ispirato Horo, la lampada disegnata nel 2020 da Pierre Gonalons per Masiero. Una figura geometrica semplice, impreziosita dalle finiture particolari del metallo e del vetro.
La struttura di Horo è in ottone spazzolato, il disco è in vetro prismato, disponibile in versione trasparente o in una gamma di colori semitrasparenti molto raffinati come il blu chiaro, il fumè, il verde e, ovviamente, il rosa polvere. Un mix di finiture e colori che dona alla lampada un sofisticato carattere vintage.
Horo comprende una collezione di sospensioni, lampade da terra, applique e lampade da tavolo. (www.masierogroup.com)

Poltrona CH78, Carl Hansen & Søn

La poltrona CH78 di Hans J. Wegner (conosciuta anche come “Mamma Orso”) è stata rieditata da Carl Hansen & Søn nel 2020.
CH78 è una poltrona dalla forma organica, con una struttura solida e imbottita. Le sue gambe angolate le donano un aspetto rilassato e stabile. I braccioli dalle estremità sollevate offrono la sensazione di un caldo abbraccio.
Altro tratto distintivo della poltrona CH78 è la parte superiore dello schienale a curva doppia, che la rende simile a una bergère. Una cucitura curva al centro dello schienale garantisce che il tessuto rimanga liscio su tutta la superficie. Il cuscino dalla forma a mezzaluna può essere rimosso o montato a piacere. (www.carlhansen.com)

Stella, Toscanini

Le sfumature rosa impreziosiscono ulteriormente il portabiti Stella di Toscanini. Una gruccia in plexiglass pensata per introdurre un tocco glamour nelle cabine armadio, grazie ai suoi giochi di luce e trasparenze.
Stella è disponibile in misura da uomo 43 x 5 cm, da donna 37 x 5 cm.‎, ed è accessoriabile con asta in velluto antiscivolo o clips portagonne. Le parti metalliche sono proposte in oro o argento.
La gruccia è, inoltre, personalizzabile con le iniziali incise a laser e con colori a scelta. (www.toscanini.it)

Artigiana, Sartoria – Terratinta Group

Colore, materia, unicità dell’imperfezione. Ecco raccontata in breve Artigiana, la collezione di piastrelle fatte a mano di Sartoria, brand del gruppo Terratinta Group.
L’utilizzo di effetti di smalto ormai dimenticati dall’industria dà al prodotto un carattere artigianale unico. Quando l’imperfezione è un valore. (www.terratintagroup.com)

Colonne Frame, Fantin

La collezione Colonne Frame​, disegnata da ​Salvatore Indriolo​, è stata lanciata da Fantin nel 2020. Si tratta di un ampliamento della collezione Frame nata nel 2018 e ad oggi comprende cucine, tavoli, contenitori, librerie e complementi di diverse dimensioni. Tutte le tipologie sono costituite da solidi telai in tubo quadro e sempre in vista. Un omaggio al frame in quanto tale. (www.fantin.com)

Bubble, Glass Design

Bubble nasce dalla collaborazione tra Glass Design e Karim Rashid. Si tratta di un lavabo da appoggio dal carattere vivace, realizzato in Siliconio, l’ultima generazione della famiglia dei siliconi. Un materiale estremamente tattile, morbido ed elastico, che può essere sottoposto a torsioni, allungamenti e piegamenti tornando sempre, in fase di rilascio, alla sua forma originale.
Bubble è proposto in quattro colori dalla forte personalità: rosa, giallo, azzurro, lavanda. (www.glassdesign.it)

Soffio, antoniolupi

Un lavabo che sembra voler uscire dalla parete, ma che allo stesso tempo le dà vita e forma. Parliamo di Soffio, il progetto di Domenico De Palo per antoniolupi. Un lavabo che si integra con la parete, facendo uscire solo ciò che serve.
Soffio è realizzato in Corian. Dopo essere fissato a parete, viene stuccato e intonacato e poi verniciato nello stesso colore del muro con cui si fonde.
L’illuminazione a LED è integrata nella struttura interna, con luce bianca e blu. (www.antoniolupi.it)

La bellezza leggera e dinamica delle sedie a 3 gambe.

Sedie a 3 gambe? Le sedie, per tradizione, hanno 4 gambe. Ma non sempre! La storia del design ci mostra come i più grandi maestri del design si siano spesso sbizzarriti a immaginare e a progettare tanti modelli di sedie con tre gambe. Parliamo di designer del calibro di  Ray & Charles Eames, Hans J. Wegner, Arne Jacobsen, Max Bill, Angelo Mangiarotti, Lina Bo Bardi, Philippe Stark e molto altri…

A differenza delle sorelle più classiche, le sedie a tre gambe si caratterizzano per una linea più snella, più leggera, e comunicano una forte sensazione di dinamismo. Ma non preoccupatevi… Sono stabili e sicure esattamente come tutte le altre.

LE PIÙ ICONICHE SEDIE A 3 GAMBE DELLA STORIA DEL DESIGN DAGLI ANNI ’40 AGLI ANNI ’80

Vediamo allora in questa nostra rassegna quali sono le più celebri e le più belle sedie a 3 gambe della storia del design. La nostra selezione parte da quei modelli progettati dai grandi maestri a partire dagli anni 40, fino ad arrivare ai modelli più recenti degli anni 80 del secolo scorso. A parte la prima sedia di Ray and Charles Eames, tutte le altre sono ancora in produzione dalle aziende citate. Le sedie sono presentate in ordine cronologico. Buona lettura!


THREE-LEGGED SIDE CHAIR, RAY AND CHARLES EAMES

La prima sedia a tre gambe della storia del design contemporaneo è probabilmente quella disegnata nel 1944 da Ray and Charles Eames. È stata progettata in diversi modelli: sia con la gamba singola davanti, sia con la gamba singola dietro. La sedia si caratterizza per la seduta e lo schienale realizzati con un sottile foglio di multistrato curvato. I designer si erano costruiti, nel loro laboratorio di Los Angeles, una pressa “fai da te” per modellare il legno e con questa quale facevano i loro primi esperimenti, tra cui le celebri Three-legged Chairs. Il prototipo che vedete qui sotto è esposto nella collezione permanente del Victoria and Albert Museum di Londra.


DREIBEINSTUHL (ULM CHAIR), WB FORM

Questa bellissima sedia a tre gambe è stata disegnata nel 1949 da Max Bill. L’architetto svizzero, che aveva studiato nel celebre Bauhaus con maestri del calibro di Paul Klee e Wassily Kandinsky, fu tra i fondatori della celebre Scuola di Ulm. La sedia Dreibeinstuhl (in tedesco semplicemente sedia con 3 gambe) è realizzata in multistrato di faggio naturale ed ha le gambe in faggio massello curvato. La sedia di max Bill è un perfetto incontro tra forma e funzione, design e semplicità

www.wbform.com


SE 42, WILDE & SPIETH

Progettata nel 1949 da Egon Eiermanns per Wilde & Spieth, la sedia a tre gambe SE 42 è composta da tre semplici elementi in multistrato curvato sui quali si montano il sedile e lo schienale. Per la realizzazione Eiersmann si rivolse ad una piccola falegnameria di Esslingen, in Germania, che poi si è trasformata nell’azienda che la produce ancora oggi. La SE 42 è realizzata in faggio ed è disponibile in finitura naturale o colorata, anche in versione bicolore. Il designer ha pensato di inserire sotto il sedile un sistema di ammortizzatori in gomma che rende sedia particolarmente comoda.

www.wilde-spieth.com


VALET CHAIR PP250, PP MØBLER

La Valet Chair fu progettata nel 1951 da Hans Wegner, come oggetto pratico per disporre gli abiti prima di andare a letto. Il sedile.si può sollevare e si trasforma nell’appendino per i pantaloni. In un vano ricavato sotto la seduta si possono essere riposti piccoli oggetti come chiavi, portafogli, occhiali etc. Le prime 10 Velet Chair furono ordinate dal de di Danimarca Frederik IX, che se ne innamorò a prima vista.

www.pp.dk


ANT CHAIR, FRITZ HANSEN

La Ant Chair, progettata dal designer e architetto danese Arne Jacobsen nel 1952 per Fritz Hansen, è un altro capolavoro minimalista del design scandinavo. La prima era stata progettata dal designer danese con solo tre gambe, per dare maggior spazio e maggior libertà di movimento alle gambe dell’utilizzatore. Solo successivamente nasce la versione più tradizionale a 4 gambe. Entrambi i modelli vengono realizzati ancora oggi.

fritzhansen.com

GUARDA IL NOSTRO ARTICOLO DI APPROFONDIMENTO SULLA ANT CHAIR


GUBI: NAGASAKI CHAIR

La Nagasaki Chair è stata disegnata nel 1954 dal francese Mathieu Matégot. Fu esposta nello stesso anno al Salon des Artistes Décorateurs di Parigi. La sedia ha una strutttura a tre gambe in tubolare mentre lo schienale è realizzato con un foglio metallico traforato e curvato. Il sedile imbottito, che riuprende la forma di una sella, è sostenuto da una staffa agganciata alle gambe. La Nagasaki Chair, prodotta ancora oggi da Gubi fa parte della collezione permanente del Vitra Design Museum.

www.gubi.com


CARL HANSEN & SØN, SHELL CHAIR CH07

Disegnata da Hans J. Wegner nel 1963, questa comoda sedia a tre gambe è oggi una delle più celebri icone del design scandinavo. Ma la sua storia non è iniziata con un successo. La Shell Chair infatti non venne molto apprezzata dal pubblico degli anni 60, forse per via del suo design giudicato eccessivamente minimale e azzardato. Ma quando Carl Hansen & Søn la rieditò nel 1998, la risposta del pubblico fu estremamente positiva. Realizzata in multistrato curvato, si caratterizza per la seduta a conchiglia (da qui il nome) e per l’azzardata gamba posteriore, un dettaglio strabiliante che la rende ancora attualissima.

www.carlhansen.com


HAY, J10T CHAIR

La sedia a tre gambe J107 Chair disegnata nel 1965 da Poul M. Volther per l’azienda danese HAY è un classico del design nordico. L’aspetto è decisamente vintage. La sua estrema semplicità e il design essenziale si unisce alla qualità dei materiali. La sedia, che ha la struttura in legno di faggio, è disponibile nelle finiture naturale o laccata in 5 colori.

hay.dk


TRE 3, AGAPECASA

TRE 3 è una storica seduta disegnata nel 1978 per Agapecasa da Angelo Mangiarotti . Si tratta di una sedia a tre gambe realizzata in legno e cuoio. L’unica gamba posteriore, più alta delle altre, sostiene un elemento in cuoio che forma la morbida seduta e lo schienale. La sedia TRE 3 ha la struttura in rovere massello naturale o scuro, mentre la seduta in cuoio può essere in color naturale oppure nero.

www.agapecasa.it


COSTES, DRIADE

Disegnata nel 1984 da Philippe Starcke per Driade, la poltroncina a 3 gambe Costes fu pensata per l’omonimo bar parigino, oggi purtroppo chiuso. Costes segna l’inizio della collaborazione tra il designer francese e il brand milanese. Una scocca il legno curvato è sostenuta da una struttura in tubolare metallico nero. Le finiture sono: mogano, mogano ebanizzato, rovere grigio, wengé rigato o bamboo. Qui sotto, i modelli in bambù e in mogano ebanizzato.

www.driade.com


GIRAFA CHAIR, DPOT

Girafa Chair è un’insolita sedia con 3 gambe è stata disegnata nel 1986 dalla grande designer italo-brasiliana Lina Bo Bardi insieme a Marcelo Suzuki. La semplicità delle linee ne fanno quasi un oggetto d’arredo per bambini. E infatti oltre alla sedia da pranzo i designer hanno progettato anche uno sgabello alto e una seggiola bassa per i più piccoli. La sedia è composta da una seduta tonda e dalle tre gambe in legno, una delle quali si allunga per trasformarsi in schienale e per poi chiudersi a T. Un segno minimale che però ne facilita la presa e il trasporto.

www.dpot.com.br


CHAIR PP58/3 PP MØBLER

La sedia PP58/3, la versione a tre gambe della più celebre PP58. L’ha disegnata Hans Wegner sempre per PP Møbler nel 1988, quando il designer danese aveva già 74 anni. A differenza del modello a 4 gambe, questa è impilabile. Si può scegliere la versione in betulla, in faggio, in rovere, oppure laccata in diversi colori.

www.pp.dk


LE PIÙ ICONICHE SEDIE A 3 GAMBE DI DESIGN CONTEMPORANEO

La tradizione di disegnare sedie con 3 gambe prosegue fino ai nostri giorni. Eco qui di seguito una selezione delle sedie più recenti che ci sono piaciute di più. In rigoroso ordine sparso!


COLE’, TRIA

La sedia Tria di Colé Tria si ispira alle forme impossibili dell’artista e incisore olandese Maurits Escher. La seduta si basa su un gioco di intersezioni che crea un effetto ottico insolito e dinamico. La sedia Tria con la sua seduta a corolla-può essere usata in due modi differenti. Sedendosi al centro, con un doppio schienale avvolgente, oppure di fianco. n questo caso lo schienale per chi la usa è singolo.

coleitalia.com


BAVARESK CHAIR, DANTE

Questa sedia a 3 gambe è stata disegnata da Christophe de la Fontaine per l’azienda tedesca Dante. Si chiama Bavaresk e si ispira ai tradizionali arredi bavaresi. La sedia è realizzata in legno di faggio ed è disponibile in legno laccato oppure rivestita in tessuto o in pelle. Lo schienale può essere ingentilito da un cuscino in tessuto, minimale come la sedia stessa.

www.dante.lu


LINE CHAIR, RILUC

È realizzata con un grosso tubo curvato la Line chair del brand portoghese Riluc. Disegnata dal franco-portoghese Toni Grilo, la Line Chair è realizzata in acciaio inox con una tecnica artigianale molto complessa. La sua forma dalle ampie curve la rende una vera icona pop. Line Chair è una sedia ma è al tempo stesso una scultura domestica. È disponibile nella versione acciaio lucido o placcata in titanio con effetto oro oppure rame.

riluc.com


FRAMA, TRIANGOLO CHAIR

Disegnata dall’olandese Per Holland Bastrup per Frama, la Triangolo chair si distingue per il suo sedile triangolare oltre che per le tre gambe e l’anello che funge da schienale. La Triangolo Chair è realizzata interamente in metallo ed è disponibile nella finitura acciaio chiaro oppure nera.

framacph.com


PORVENTURA, ICON

La sedia Icon dell’azienda portoghese Porventura ha un aspetto estremamente lineare. Disegnata da Miguel Soeiro, ha la struttura in legno in tre essenze: betulla nella finitura bianco opaco oppure faggio, e noce americano. La sedia Icon, disponibile anche nella più ampia versione a poltroncina, ha la gamba posteriore inclinata che sostiene lun elemento a ferro di cavallo che serve da schienale e braccioli.

www.porventura.pt


LINTELOO, MARK

La sedia Mark prodotta da Linteloo è stata progettata dal designer tedesco Sebastian Herkner. La sedia, che fa parte di una collezione che comprende anche un tavolo da pranzo, si caratterizza per I suoi tratti forti. La sua silhouette è decisamente grafica ed ha un carattere importante con la sua gamba posteriore così larga, volutamente sovradimensionata. based on the use of solid wood and strong shapes. La struttura in legno di betulla può essere in finitura naturale o colorata in varie tonalità.

linteloo.com


SANDLER MUDLER, PYTHAGORAS CHAIR

Ha un aspetto vagamente “futurista” questa sedia a tre gambe disegnata da Sander Mulder. Si chiama Pythagoras chair ed ha seduta e schienale in alluminio verniciato a polvere. La sedia è disponibile con le gambe in rovere chiaro oppure in alluminio (in questo caso, è anche adatta all’outdoor). Questa particolare sedia arriva in un pacco piatto composto da solo 5 elementi, facilmente assimilabili. Esiste anche una versione a 4 gambe.

www.sandermulder.com


SPADE CHAIR, PLEASE WAIT TO BE ASEATED

Spade chair, disegnata da Faye Toogood per il brand danese Please Wait To Be Seated, è una sedia dal design ridotto all’essenziale. La sedia è realizzata in legno di frassino. Lo schienale cilindrico che termina con una forma a T, ricorda l’impugnatura delle spade per bambini. Proprio per questa sua forma, lo schienale può essere utilizzato anche come un pratico portaoggetti.

pleasewaittobeseated.dk


PENSANDO AD ACAPULCO, DE CASTELLI

Pensando ad Acapulco è un omaggio dichiarato all’iconica Acapulco Chair degli anni ’50. Firmata da Ivdesign per De Castelli, la sedia Pensando ad Acapulco. La desia è composta da una struttura a tre gambe in ferro che sorregge la seduta conica, composta da 3 spicchi che possono essere in rame, in acciaio o in ottone lucido.


PETIT CHAIR, DE LA ESPADA

Chiudiamo la rassegna con una novità appena lanciata sul mercato. La piccola Petit Chair disegnata da Neri & Hu per De La Espada.

Petit chair è una sedia da pranzo con la struttura in legno massello e il sedile imbottito, rivestito in pelle o in tessuto. Questa sedia a tre gambe è stata appositamente progettata da Neri & Hu per il ristorante Papi di Parigi. L’obiettivo dei designer era di creare una sedia pratica, leggera e che occupasse poco spazio. Ovviamente è disponibile anche una versione a 4 gambe…
La sedia è disponibile in diverse essenze di legno: noce nero americano, rovere bianco americano o, frassino europeo. Il legno può essere naturale o tinto (delaespada.com).

Le più belle poltrone Bergère della storia del design.

La poltrona Bergère è la regina tra le poltrone. È la più imponente, la più bella, la più comoda… la più desiderata. La Bergère è il sogno di tutti coloro che amano godersi, nel massimo relax, i piccoli (o grandi, a seconda del punto di vista…) piaceri della vita quotidiana. Leggere, chiacchierare, godersi una tazza di caffè al pomeriggio oppure sorseggiare il liquore preferito dopo cena. O anche solo scaldarsi davanti al fuoco del camino con il gatto sulle ginocchia… Qualunque sia il vostro modo per oziare, la Bergère sarà la vostra compagna preferita!

L’evoluzione della Bergère

Da quando è stata ideata, nelle corti francesi del 700, la Bergère non ha mai smesso di essere la poltrona più bella e importante in assoluto. Fin dal suo debutto il successo è stato talmente grande da farle superare indenne ogni periodo storico. Dallo stile Luigi XV  al Neoclassicismo; dal Biedermeier tedesco allo stile Liberty; dal Déco al modernismo… Da 300 anni la poltrona Bergère viene interpretata e adattata al gusto delle varie epoche, senza perdere le sue caratteristiche essenziali. Un morbido cuscino su cui sedersi, due braccioli importanti, uno schienale alto e accogliente e un comodo poggiatesta (magari con le cosiddette “orecchie“) per godersi al meglio i momenti di massimo relax. Spesso le bergère sono anche dotate di un pouf poggiapiedi coordinato.


I grandi maestri del design interpretano la Bergère

La Bergère è la regina tra le poltrone, dicevamo… E, forse proprio per questo, è uno dei progetti preferiti dai grandi maestri del design internazionale. Si può dire che non ci sia un architetto o un designer di ieri o di oggi che non l’abbia reinterpretata. Riprogettandone le forme, adattandola ai gusti e allo stile delle case contemporanee o, al contrario, creando proposte innovative, quasi provocatorie, con uno sguardo decisamente proiettato nel futuro.

A partire dagli estrosi coniugi statunitensi Ray e Charles Eames fino a Hans Wegner e Arne Jacobsen, probabilmente i più grandi designer scandinavi. Dai nostri Vico Magistretti ai fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni, da Gio Ponti a Franco Albini, da Carlo MollinoJoe Colombo

Qualcuno ha provato a eliminare le “orecchie” per creare una linea più essenziale; qualcun altro gliele ha ingrandite, fino a farle crescere a dismisura. Ma, con le orecchie o senza le orecchie, la Cergère resta la poltrona n. 1 per il relax!

Ma vediamo, in rigoroso ordine cronologico, quali sono le 12 poltrone Bergère più belle e più famose del ‘900. Un excursus di circa oltre 60 anni; dalla prima Poltrona Frau del 1919 al modello Lousiana di Vico Magistretti del 1993 per De Padova. I 60 anni che hanno fatto grande il design!


Le 12 più iconiche Bergère della storia del design (1919 – 1993)


Bergère 128, Renzo Frau, 1919 – Poltrona Frau

Iniziamo la nostra rassegna con la Bergère per antonomasia. Quella che tutti abbiamo in mente e che da oltre 100 anni rappresenta la più classica delle poltrone. Parliamo del modello 128 di Poltrona Frau, oggi rinominata “1919” per celebrare l’anno del suo debutto. Pare che la Bergère 1919 sia stata progettata da Renzo Frau su misura per Filiberto Ludovico di Savoia, duca di Pistoia. Fatto sta che questo divenne fin da subito uno dei primi e maggiori successi di Poltrona Frau.

Rispetto alle classiche Bergère dell’epoca, la “1919” aggiunge la caratteristica lavorazione capitonné dello schienale e un piccolo vassoio in legno montato su un bracciolo. Pare che questo accessorio fosse destinato a sorreggere il portacenere del duca, grande fumatore di sigari. La poltrona “1919” viene prodotta in serie numerata con materiali pregiati e una lavorazione artigianale di altissima qualità. (www.poltronafrau.com)


Heritage FH419, Frits Henningsen, 1930 – Carl Hansen & Søn 

La celebre poltrona Heritage FH419 di Frits Henningsen rappresenta una delle prime interpretazioni in chiave contemporanea della classica Bergère. Il suo stile, ancora classico ma già così moderno per il suo tempo, riesce a cogliere la vera essenza della Bergère. La poltrona Heritage FH419 è caratterizzata da una bellezza sobria, elegante e senza tempo. Il suo alto schienale, quasi sproporzionato rispetto all’esilità dei braccioli e delle gambe in legno, accoglie e protegge l’utente invitandolo a sprofondarsi in un relax senza compromessi.

La poltrona, prodotta ancora oggi da Carl Hansen & Søn, è un capolavoro di maestria artigianale ed è curata fin nei minimi dettagli. Per aumentare il comfort, è disponibile con il poggiapiedi coordinato FH420. (www.carlhansen.com)


Ardea, Carlo Mollino – Zanotta – 1944

Questa bellissima poltrona Bergère è un omaggio di Zanotta a Carlo Mollino. L’eclettico architetto e designer torinese l’aveva disegnata nel 1944 per una villa privata. La casa a Torino di Ada e Cesare Minola immortalata nell’immagine qui sotto con le poltrone originali.

Il progetto è stato ripreso da Zanotta con attenzione filologica, ed è stato rieditato. La poltrona Ardea si caratterizza per la sinuosità delle forme. Un omaggio alla figura femminile, da parte di un loro grande ammiratore, Carlo Mollino appunto, che le amava e le ha ritratte nelle sue celebri polaroid. La base è in legno verniciato nero. La struttura è in acciaio con un sistema di molleggio a nastrature elastiche. Il rivestimento è in tessuto. (www.zanotta.it)


The Papa Bear Chair (PP19), Hans Wegner – PP Møbler – 1951

The Papa Bear Chair (modello PP19) è uno dei capolavori del grandissimo designer Hans Wegner, uno dei padri del design scandinavo. Disegnata nel 1951 per PP Møbler, questa Bergère ha una forma decisamente insolita. Uno schienale molto grande e avvolgente e due braccioli sospesi, quasi due zampe di animale. L’idea di Wegner, infatti, era quella di essere abbracciati dalle zampe di un grosso orso. Da qui il curioso nome. Un progetto molto bello e ironico, ma estremamente complesso da realizzare. Basti ricordare che gli artigiani danesi di PP Møbler impiegano ben due settimane per costruire, rigorosamente a mano e con i più alti standard di qualità, ogni singola poltrona.

La Bergère PP19 di Hans Wegner ha una linea fortemente sagomata, data dalla solida struttura in legno rivestito con quattro strati: fibra di cotone, fibra di palma, fibra di lino e crine di cavallo.


Tre Pezzi, Franco Albini – Cassina – 1952

Tre Pezzi è un progetto innovativo di Bergère disegnato nel 1952 da Franco Albini e Franca Helg, sua assidua collaboratrice. Si tratta di una azzardata rilettura moderna della classica Bergère. I designer la smembrano e la riprogettano dividendola appunto in 3 pezzi essenziali: una profonda seduta, l’anello poggiareni e il poggiatesta a mezzaluna. La linea della Bergère Tre Pezzi, prodotta da Cassina, è basata su tre elementi geometrici ben disegnati e ben accostati tra loro. Le forme imbottite sono ampie e avvolgenti, così da offrire la sensazione di massimo comfort. La struttura, in tubolare metallico, ha una curvatura del bracciolo che riprende quella dei corrimani per la Metropolitana di Milano, anche questi progettati da Albini e Helg. (cassina.com)


Lounge Chair, Ray and Charles Eames – Vitra – 1956

La celeberrima Lounge Chair disegnata da Ray e Charles Eames nel 1956 è probabilmente la poltrona più bella e iconica della storia del design. Un progetto talmente perfetto da risultare attualissimo ancora oggi, dopo ben 65 anni. “Perché non realizziamo una versione aggiornata della vecchia sedia da club inglese?” disse un giorno Charles Eames alla moglie Ray. La sua idea era quella di una poltrona ampia, comoda e ben proporzionata, che combinasse il massimo comfort con materiali e artigianato di altissimo livello. Il risultato è una poltrona più leggera, più elegante, più moderna (e anche più comoda) della tradizionale Bergère che arredava i club americani, convenzionalmente pesante.

La Lounge Chair di Ray e Charles Eames è prodotta oggi da Vitra con le stesse tecniche ed è disponibile in due dimensioni. La poltrona dalle dimensioni originali e un modello più grande. La scocca in legno curvato è in 5 finiture: dal palissandro venato (quella originale) al ciliegio americano, a due varietà di noce (scuro o bianco). Può essere anche tinto di nero. Il rivestimento è in pelle. Le gambe sono in metallo cromato, satinato o nero.


D156.3, Gio Ponti – Molteni – 1956

Disegnata da Gio Ponti nel 1956, la Bergère D156.3 è prodotta da Molteni, come diverse altre sedute del grande maestro milanese. Questa Bergère, le cui linee ci paiono ancora abbastanza classiche, rappresenta un vero azzardo per il suo tempo. La poltrona si spoglia quasi completamente fino a mettere a nudo la struttura in legno e addirittura le cinghie che sostengono lo schienale. La  Bergère D156.3 di Gio Ponti è disponibile nella versione in noce canaletto nero o in massello di acero verniciato di nero. Le cinghie elastiche possono essere nere o verde militare. (www.molteni.it)


Egg Chair, Arne Jacobsen, 1958 – Fritz Hansen

La Egg Chair disegnata da Arne Jacobsen è una delle più celebri icone del design nordico. Fu progettata nel 1958 per la hall del SAS Royal Hotel di Copenaghen, per il quale il grande designer danese progettò tutti gli arredi. Il suo nome, Egg (uovo) nasce dalla sua forma, resa possibile grazie a una tecnica innovativa di Jacobsen che progettò un guscio interno in schiuma resistente, poi imbottito e rivestito. La poltrona Egg è disponibile in una vasta gamma di rivestimenti in tessuto e pelle, sempre combinati con una base a stella in alluminio. (fritzhansen.com)


Sanluca, f.lli Castiglioni – Cassina – 1959

Sanluca è la Bergère disegnata nel 1959 da Achille e Pier Giacomo Castiglioni. La sua storia è stata piuttosto travagliata. Dapprima fu prodotta da Gavina, poi da Knoll, poi da Bernini e, infine, dal 1994 a oggi, da Poltrona Frau. La poltrona Sanlorenzo è una delle più grandi icone del design di tutti i tempi. La doppia curvatura dello schienale, esile e dal tratto “grafico”, la rende unica e assolutamente riconoscibile.

L’idea innovativa dei fratelli Castiglioni era proprio quella di svuotare l’imbottitura tradizionale per arrivare alle curvature “strettamente necessarie” al miglior sostegno. Il pouf Luca fu disegnato da Achille Castiglioni solo nel 1991. Il rivestimento della poltrona Sanluca può essere nella tradizionale pelle Frau in tutte le finiture, anche in versione bicolore, oppure  in tessuto. (www.poltronafrau.com)


Ox Chair, Hans Wegner – Erik Jørgensen – 1960

Ox Chair è sicuramente l’opera più audace e scultorea di Hans Wegner. Una poltrona Bergère che dimostra l’approccio innovativo e decisamente creativo del designer danese.

Progettata nel 1960, non fu mai messa in produzione a causa della enorme complessità di realizzazione, soprattutto per quanto riguarda la tappezzeria. Fu lanciata sul mercato solo nel 1989, quando Wegener contattò l’azienda Erik Jørgensen. Nello stesso anno, la Ox Chair fu presentata al Salone del Mobile di Milano dove ebbe un immediato successo.

Una esile base in metallo curvato sorregge la struttura imponente della Bergère, che si caratterizza per le sue orecchie enormi, quasi “sproporzionate”. Un dettaglio strano che, pensando alla data di progettazione, ne fa un oggetto innovativo e proiettato nel futuro. (erik-joergensen.com)


Elda, Joe Colombo, 1963 – Longhi

Disegnata dal grande maestro Joe Colombo (che l’ha dedicata a sua moglie di cui ha preso il nome) Elda è una poltrona dalle linee futuristiche. Progettata nel 1963 per l’azienda Confort, è entrata in produzione solo due anni dopo, nel 1965. Oggi la produce Longhi.

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La struttura in fiberglass, a forma di corolla, è girevole a 360°. Al suo interno, un morbido rivestimento foderato in pelle di vari colori oppure in tessuto. La scocca può essere bianca, nera o in tre finiture metallizzate: grigio, blu o bronzo. (www.longhi.it)


Louisiana, Vico Magistretti, 1993 – De Padova

La bergère Louisiana, disegnata da Vico Magistretti nel 1993 per De Padova, nasce dall’idea di una sella da cavallo. La sua scocca in cuoio impunturato a mano è un vero capolavoro di artigianalità. I suoi fianchi dalle curve arrotondate danno alla poltrona Louisiana una linea slanciata ed estremamente elegante.La scocca è in cuoio nero o naturale.

I piedi in tubo metallico verniciato terminano con pratiche rotelle. Il rivestimento può essere in pelle o in tessuto. Ovviamente, la poltrona ha il suo pouf coordinato per abbandonarsi al relax più assoluto. Un vero capolavoro di design e cura del dettaglio. (www.depadova.com)

I divani più iconici del design scandinavo? Da Poet Sofa di Finn Juhl a Cloverleaf di Verner Panton, ecco i divani che hanno fatto la storia.

Eccoci arrivati al terzo appuntamento con le icone del design scandinavo. Il nuovo focus è dedicato ai divani, un arredo a cui è legato il nome di alcuni fra i più celebri designer del mondo nordico. Dai progetti firmati negli anni ’40 da Finn Juhl e Børge Mogensen, passando per i capolavori anni ’50 di Hans J. Wegenr e Arne Jacobsen, fino ai divani dalle forme sinuose di Verner Panton della fine degli anni ’60.

Ecco la nostra selezione.


I DIVANI PIÙ ICONICI DEL DESIGN SCANDINAVO


Poet Sofa (1941)

Apriamo la nostra rassegna sui divani più iconici del design scandinavo con Poet Sofa di Finn Juhl. Presentato alla Copenhagen Cabinetmakers‘ Guild Exhibition nel 1941, Poet è una evoluzione della poltrona Pelican lanciata nel 1940. Si tratta di un divano 2 posti compatto e funzionale, pensato per piccoli appartamenti. Le sue forme avvolgenti lo rendono simile a un abbraccio. Poet è prodotto da House of Finn Juhl. (finnjuhl.com)


The Spoke-Back Sofa (1945)

Disegnato da Børge Mogensen nel 1945, The Spoke-Back è un ibrido fra un daybed e un divano. Grazie all’utilizzo di cinghie in cuoio, un lato del sofà è infatti reclinabile. Questo mix fra divano, letto da giorno e chaise longue richiedeva tuttavia una costruzione troppo complessa per l’epoca. Per questo The Spoke-Back dovrà aspettare il 1963 per entrare in produzione. Oggi è prodotto da Fredericia. (www.fredericia.com)


Baker Sofa (1951)

Il divano Baker è progettato da Finn Juhl nel 1951 per Mr. Hollis Baker, un produttore di mobili del Michigan. Il lavoro di Juhl viene conosciuto negli Stati Uniti grazie a un articolo di Edgar Kaufmann Jr., collezionista d’arte e direttore del Dipartimento di Design Industriale del Museo di Arte Moderna di New York. Baker è un divano dalla forma scultorea con un dettaglio che lo rende unico: lo schienale e la seduta sono separati con la struttura in legno a vista. È prodotto da House of Finn Juhl. (finnjuhl.com)


CH72 Sofa (1952)

Disegnato da Hans J. Wegner nel 1952 e presentato nello stesso anno alla Danish Furniture Design a Copenaghen, il divano CH72 è tornato in produzione nel 2018. Si tratta di un divano 2 posti compatto, perfetto per ambienti dalle metrature ridotte. È costituito da una struttura sottile rivestita, gambe affusolate in legno massello, una seduta con cuscini removibili. Il tratto distintivo del sofà CH72 sono le maniglie arrotondate in legno massello sui braccioli. Un dettaglio che facilita lo spostamento del divano. È prodotto da Carl Hansen & Søn. (www.carlhansen.com)


No. 1 (1955)

Disegnato da Børge Mogensen nel 1955, il divano No.1 segna l’inizio della collaborazione del grande designer danese con Fredericia. Il progetto coniuga un’estetica minimalista ed elementi tipici degli anni ’50 con dettagli funzionali innovativi, come i cuscini removibili e intercambiabili. Un divano dal carattere intimo e familiare che trascende le mode, prodotto ancora oggi da Fredericia. (www.fredericia.com)


Swan Sofa (1958)

Progettato nel 1958 per arredare il leggendario SAS Royal Hotel di Copenhagen, il divano Swan di Arne Jacobsen si caratterizza per le forme morbide e organiche. Assente per diversi anni dal mercato, il divano Swan è stato reintrodotto nel 2000 riscuotendo grande successo grazie alla sua funzionalità e bellezza scultorea. Il rivestimento è disponibile in un’ampia gamma di tessuti e pelli, la struttura è in alluminio satinato. È prodotto da Fritz Hansen. (fritzhansen.com)


PK31 (1958)

Alla ricerca della forma ideale Poul Kjaerholm progetta PK31, una collezione di divani e poltrone dal design minimale. Composto da un telaio in acciaio cromato opaco e da un rivestimento in pelle, questo divano è una perfetta sintesi di eleganza e comfort. PK31 è prodotto da Fritz Hansen, ed è disponibile come divano due posti o tre posti. (fritzhansen.com)


Kiki (1960)

Tubi ovali in acciaio per la struttura, seduta e schienale dalle linee pulite. Parliamo di Kiki, il divano firmato da Ilmari Tapiovaara nel 1960. Un sofà dal design essenziale che rappresenta un punto di svolta nel lavoro del designer finlandese, precedentemente caratterizzato da forme organiche. A distinguere Kiki sono, però, anche le sue dimensioni compatte, che lo rendono ideale per gli ambienti piccoli. La collezione comprende anche una panca, una lounge chair e un tavolino. Kiki è prodotto da House of Fin Juhl. (finnjuhl.com)


Cloverleaf (1969)

Progettato da Verner Panton nel 1969 e presentato nel 1970 alla mostra Visiona 2 di Colonia, il divano Cloverleaf è stato rieditato oggi da Verpan. Si tratta di un sistema modulare che può dare vita a diverse configurazioni. I moduli dalle forme ondulate creano una serie di nicchie, rivolte in modo alternato verso l’interno o verso l’esterno. Cloverleaf si compone di una struttura in legno ricoperta da uno strato di schiuma ad alta resistenza, e può essere rivestito con un’ampia gamma di tessuti. (www.verpan.com)


Coupé sofà (1971)

Il divano Coupé è creato da Børge Mogensen nel 1971, ispirandosi alle sedie dei portieri d’albergo britannici. Caratterizzato da uno schienale alto con ali laterali, il divano offre un rifugio intimo e accogliente all’interno di ampi spazi aperti. Il nome Coupé fa riferimento al suo design avvolgente simile a quello delle sedute nelle cuccette di prima classe dei treni. È prodotto da Fredericia. (www.fredericia.com)


SCOPRI ANCHE LE SEDIE PIÙ ICONICHE DEL DESIGN SCANDINAVO E LE POLTRONE PIÙ ICONICHE DEL DESIGN SCANDINAVO

 

Le sedie più iconiche del design scandinavo? Dalla Wishbone Chair di Hans J. Wegner alla Panton Chair di Verner Panton, ecco le sedie da conoscere.

“Mi è stato spesso domandato come abbiamo creato lo stile danese moderno. La mia risposta è che non è stato niente del genere. Piuttosto che di creazione si è trattato di un processo di purificazione e di semplificazione che ha ridotto gli elementi all’essenziale: quattro gambe, una seduta e un corpo unico per schienale e braccioli. La Sedia.”

È con una citazione del grande designer danese Hans J. Wegner che apriamo il nuovo focus sulle icone del design scandinavo. Il nostro secondo capitolo è dedicato infatti alle sediel’arredo a cui è legata in modo indissolubile la fama di Wegner, che nel corso della sua vita ha disegnato più di 500 sedie. E il cui rigore formale e la straordinaria capacità di lavorazione del legno incarnano l’essenza del design scandinavo moderno.

La storia del design scandinavo, però, non è rappresentata solo da linee pulite e materiali naturali. È fatta anche di plastica, forme scultoree e colori accesi. Lo dimostrano, per esempio, le poltrone futuristiche del maestro finlandese Eero Arnio o le sedute pop del designer danese Verner Panton.

La nostra rassegna sulle sedie più iconiche del design scandinavo non è dedicata, dunque, solo al design nordico moderno. Parte dalla fine degli anni ’20 per arrivare fino agli anni ’60 con le sperimentazioni di Verner Panton, dove le 4 gambe in legno lasciano il posto a un unico corpo in plastica.

Ecco la nostra selezione.


Le sedie più iconiche del design scandinavo


Chair 611 (1929)

Apriamo la nostra rassegna sulle sedie più iconiche del design scandinavo con Chair 611 del grande architetto e designer finlandese Alvar Aalto. Composta da una solida struttura in betulla con seduta e schienale intrecciati in tessuto o pelle, la sedia 611 ha un design confortevole e funzionale. Si tratta di uno dei primi progetti di Alvar Aalto ed è prodotta ininterrottamente dal 1929. (www.artek.fi/)


J39 Chair (1947)

La J39 è la sedia più celebre di Børge Mogensen, maestro del design danese. Una sedia accogliente ed essenziale, pensata per tutti. Il designer danese era, infatti, fautore del design democratico e la J39 fu originariamente progettata per la FDB, la Società cooperativa dei consumatori danesi. Non è un caso, dunque, che il capolavoro di Mogensen sia stato chiamato The People’s Chair e che sia stata una delle sedie più vendute in Danimarca. J39 è realizzata con struttura in legno massiccio e seduta in corda di carta intrecciata. È prodotta da PP Møbler. (www.pp.dk)


Round Chair (1949)

Firmata da Hans J. Wegner nel 1949, la Round Chair entra nella leggenda nel 1960, facendo la sua comparsa nel primo confronto televisivo fra John F. Kennedy e Richard Nixon, durante la corsa alla presidenza degli Stati Uniti d’America. È in quell’occasione che gli americani la ribattezzano The Chair. Cuore del progetto è il suo schienale in legno rotondo che avvolge la seduta, creando un corpo unico con i braccioli. The Round Chair è prodotta oggi da PP Møbler. (www.pp.dk)


Wishbone Chair (1950)

La Wishbone Chair, conosciuta anche come modello CH24, è una delle sedie più conosciute di Hans J. Wegner. Un design all’apparenza semplice che nasconde un lavoro estremamente complesso. Il suo inconfondibile schienale a forma di forcella è creato grazie a un lavoro artigianale certosino. Per preparare e assemblare tutti gli elementi che compongono la sedia ci vogliono infatti ben 3 settimane, con più di 100 fasi di lavorazione. La seduta è realizzata con 120 metri di corda di carta e richiede circa un’ora per la tessitura. Un capolavoro assoluto prodotto oggi da Carl Hansen & Søn. (www.carlhansen.com)


Ant Chair (1952)

La Ant Chair, conosciuta anche come sedia 3100, è stata progettata da Arne Jacobsen nel 1952. Il nome Ant, che in inglese significa formica, si deve alle sue dimensioni ridotte e allo schienale sagomato che ricorda, appunto, la testa di una formica. La sedia è costituita da gambe in tubolare d’acciaio e da una scocca in multistrato curvato, piegato a vapore. La Ant Chair è disponibile in diverse finiture, sia in legno naturale che laccato, e con due basi diverse: con 3 o 4 gambe. Molto leggera, è impilabile fino a 12 pezzi. È prodotta da Republic of Fritz Hansen(fritzhansen.com)

LEGGI IL NOSTRO APPROFONDIMENTO SULLA ANT CHAIR.


Valet Chair (1953)

Tre gambe e uno schienale simile a una gruccia. È Valet Chair di Hans J. Wegner. Il progetto nasce in seguito a una chiacchierata con il professore di architettura Steen Eiler Rasmussen e con il designer Kay Bojesen. L’argomento della conversazione? Come piegare i vestiti in modo più pratico, prima di andare a letto. La produzione prende avvio, però, solo quando il re di Danimarca Frederik IX ordina una sedia per la sua camera. La prima versione di Valet è a 4 gambe, ma Wegner non ne era soddisfatto così ci lavorò su per altri 2 anni prima che il re potesse avere la sua sedia. Valet Chair è prodotta da PP Møbler. (www.pp.dk)


Series 7 (1955)

La Series 7 non è solo una delle sedie più iconiche del design scandinavo. È uno dei pezzi più celebri dell’intera storia del design. Disegnata da Arne Jacobsen nel 1955, Series 7 rappresenta il punto massimo della tecnica di laminazione, sviluppata a partire dagli anni ’30. Un processo molto complesso che permette di piegare il compensato in 2 dimensioni, ottenendo una scocca continua. Leggera e impilabile, ma molto confortevole, la sedia Series 7 è proposta con o senza braccioli, in un’ampia gamma di finiture: legno naturale, laccato, rivestita in tessuto, pelle o velluto. È prodotta da Republic of Fritz Hansen(fritzhansen.com)


Grand Prix Chair (1957)

Disegnata da Arne Jacobsen nel 1957, Grand Prix Chair fu presentata nello stesso anno alla Spring Exhibition of Danish arts and crafts al Danish Museum of Art & Design di Copenhagen. All’inizio chiamata modello 3130, la sedia deve il suo attuale nome al premio (Grand Prix, per l’appunto) che ha vinto alla XI Triennale di Milano. Prodotta per anni con base in tubolare d’acciaio, la sedia di Arne Jacobsen è da qualche anno realizzata anche con le gambe in legno. La scocca è proposta in diverse finiture e colori, e con rivestimento in tessuto o pelle. È prodotta da Republic of Fritz Hansen(fritzhansen.com)


Panton Chair (1960)

La Panton Chair di Verner Panton è una delle più celebri icone della storia. La sua forma e il materiale utilizzato la rendono un progetto davvero rivoluzionario nel contesto del design scandinavo dell’epoca. Abbandonate le 4 gambe e il legno, il grande designer danese progetta un corpo fluido realizzato a partire da un unico blocco in polipropilene. Le forme sinuose della Panton Chair seguono quelle del corpo umano, rendendo la sedia molto confortevole. Una vera icona pop esposta nei principali musei del mondo. È prodotta da Vitra. (www.vitra.com)


SCOPRI ANCHE LE POLTRONE PIÙ ICONICHE DEL DESIGN SCANDINAVO


Le poltrone più iconiche del design scandinavo? Dalla Paimio di Alvar Aalto alla Ball Chair di Eero Aarnio, ecco le poltrone che hanno fatto la storia.

Ci siamo. Dal 4 all’8 febbraio 2020 torna la Stockholm Furniture & Light Fair, la più grande fiera dedicata al design scandinavo. Anche quest’anno Design Street volerà a Stoccolma per partecipare alla fiera. Un appuntamento che nel 2020 si preannuncia ancora più imperdibile. La Stockholm Furniture & Light Fair compie infatti 70 anni. Un compleanno importante che verrà celebrato con una esposizione sui classici del design scandinavo dagli anni ’50 a oggi.

Siamo impazienti di entrare nella macchina del tempo. E proprio per questo abbiamo pensato di partecipare ai festeggiamenti, proponendo una serie di approfondimenti sulle icone del design scandinavo.

Il primo articolo sarà focalizzato sulle poltrone e vi accompagnerà dagli anni ’30 agli anni ’70. Dalla Paimio di Alvar Aalto alla Egg Chair di Arne Jacobsen, dalla Flag Halyard di Hans J. Wegner alla Etcetera di Jan Ekselius.

Ecco le poltrone più iconiche del design scandinavo.


LE POLTRONE PIÙ ICONICHE DEL DESIGN SCANDINAVO


Armchair 41, “Paimio” (1932)

Apriamo la nostra rassegna sulle poltrone più iconiche del design scandinavo con la Paimio di Alvar AaltoNota anche come Poltrona 41, Paimio è disegnata dal grande architetto finlandese nel 1932 per il sanatorio di Paimio, allora dedicato alla cura della tubercolosi. Si tratta di una seduta rivoluzionaria per l’epoca, pensata in funzione delle esigenze dei pazienti. I materiali sono il compensato e il legno lamellare di betulla, considerati più caldi a contatto con la pelle rispetto all’acciaio impiegato in quegli anni dai maestri del Bauhaus. Le forme sono organiche e accoglienti. La seduta è studiata per aiutare i pazienti a respirare più facilmente. Paimio è prodotta da Artek. (www.artek.fi/en/)


Armchair 400, “Tank” (1936)

Tank, conosciuta anche come Armchair 400, è stata progettata da Alvar Aalto nel 1936 per un’esposizione alla Triennale di Milano. Il nome, che in italiano significa “carro armato”, si deve ai suoi robusti braccioli in betulla lamellare curvata e alle forme piene della seduta. La struttura a sbalzo rende la poltrona flessibile e molto confortevole. Tank può essere rivestita in pelle o in tessuto. È prodotta da Artek. (www.artek.fi/en/)


Armchair 406 (1939)

Disegnata da Alvar Aalto nel 1939, Armchair 406 è una poltrona essenziale ed elegante. La struttura a sbalzo è in betulla curvata, la seduta è rivestita con una fettuccia in lino. Due materiali naturali che rendono la poltrona calda e accogliente. Poiché il legno cambia nel tempo, i braccioli sono realizzati con un unico pezzo poi diviso a metà, in modo da assicurare stabilità alla seduta anche con il passare degli anni. Armchair 406 è prodotta da Artek. (www.artek.fi/en/)


Pelican Chair (1940)

Non c’è progetto che riveli l’interesse di Finn Juhl per il Surrealismo più della Pelican Chair. Presentata nel 1940, in occasione della Copenhagen Cabinetmakers’ Guild Exhibition, la poltrona colpì subito il pubblico per le sue gambe robuste e le sue linee inusuali. La sua forma organica ricorda, infatti, quella di un corpo che avvolge un altro corpo. Dopo essere stata dimenticata per molti anni, la Pelican è tornata sul mercato nel 2001, pronta per nuovi abbracci. La Pelican Chair è prodotta da House of Finn Juhl. (finnjuhl.com)

LEGGI IL NOSTRO APPROFONDIMENTO SULLA PELICAN CHAIR


Flag Halyard (1950)

Una poltrona dall’aspetto futuristico concepita nel 1950, durante un caldo pomeriggio d’estate. Parliamo di Flag Halyard di Hans J. Wegner. Omaggio agli architetti modernisti Le Corbusier e Mies van der Rohe, la Flag Halyard rivela una maestria nel lavorare l’acciaio pari a quella dimostrata da Wegner con il legno, suo materiale di elezione. La Flag Halyard si compone di una struttura in acciaio inossidabile, una seduta in lino, con poggiatesta in tessuto o pelle con cinghie in cuoio, e un caldo rivestimento in lana di pecora. La Flag Halyard è prodotta da PP Møbler. (www.pp.dk)


The Papa Bear Chair (1951)

La Papa Bear Chair è il primo progetto di Hans J. Wegner per l’azienda danese PP Møbler. Disegnata nel 1951, la poltrona è andata in produzione nel 1953 con il nome di Teddy Bear, in riferimento ai suoi braccioli simili alle zampe di un orso. Dopo essere stata fuori produzione per diversi anni, la Papa Bear è tornata a nuova vita nel 2003, prodotta sempre da PP Møbler. (www.pp.dk)


Egg Chair (1958)

Progettata nel 1958 per la hall del SAS Royal Hotel di Copenhagen, la Egg Chair di Arne Jacobsen è diventata una delle poltrone più celebri della storia del design. Come suggerisce il nome, la forma della poltrona richiama quella del guscio di un uovo, di cui il progetto di Arne Jacobsen vuole riprodurre lo stesso aspetto accogliente e protettivo. Oltre all’inconfondibile design a uovo, la poltrona Egg si caratterizza anche per l’innovativa tecnica costruttiva. La scocca è, infatti, ricoperta con un’imbottitura in poliuretano espanso, poi rivestita in tessuto o pelle. Una cosa unica per l’epoca. La poltrona Egg è prodotta da Republic of Fritz Hansen. (fritzhansen.com)


Spanish Chair (1958)

La Spanish Chair, l’iconica poltrona disegnata da Børge Mogensensi ispira alle sedute della tradizione spagnola. Il progetto nasce durante un viaggio in Spagna, dove il grande architetto danese rimane colpito da una poltrona con ampi braccioli e struttura in legno intagliato. La Spanish Chair è stata progettata per Fredericia, azienda con cui Mogensen ha collaborato per tanti anni e che la produce ancora oggi. (www.fredericia.com)

LEGGI IL NOSTRO APPROFONDIMENTO SULLA SPANISH CHAIR


Ox Chair (1960)

“Dobbiamo stare attenti a non prendere le cose troppo seriamente. Dobbiamo giocare, ma dobbiamo essere seri nel farlo!”. È con queste parole che Hans J. Wegner racconta Ox Chair, una delle poltrone più iconiche firmate dal maestro danese. Il tratto distintivo della poltrona sono le “corna” tubolari, un dettaglio, per l’appunto, giocoso che fa pensare a un bue (ox significa bue in inglese). Progettata da Hans J. Wegner nel 1960, a causa delle difficoltà tecniche nel rivestirla, la poltrona Ox è stata messa in produzione solo nel 1989 da Erik Jørgensen. (erik-joergensen.com)


Wing Chair (1960)

La Wing Chair di Hans J. Wegner è una poltrona imbottita con struttura in faggio e gambe in acciaio inossidabile. Il cuore del progetto è in ciò che non si vede. Il design dello schienale e della seduta permettono infatti una grande varietà di posizioni, assicurando sempre un supporto eccellente alla schiena, alle spalle, al collo e alla testa. Disegnata nel 1960, la poltrona è stata inizialmente prodotta in un numero molto limitato. È stata rilanciata nel 2006 sulla base del disegno originale di Wegner. Oggi è prodotta da Carl Hansen & Søn. (www.carlhansen.com)


Ball Chair (1963)

Una stanza nella stanza: è questa la sensazione che si prova all’interno della Ball Chair di Eero Aarnio. Il suo design avvolgente, infatti, protegge dai rumori e la rende un ambiente raccolto in cui rifugiarsi. Disegnata dal maestro finlandese nel 1963, questa poltrona futuristica è una vera icona pop, protagonista di tanti celebri film e pubblicità. A renderla unica, però, è anche il materiale utilizzato: la fibra di vetro. Una scelta sicuramente controcorrente nel panorama del design scandinavo dell’epoca. La Ball Chair oggi è prodotta da Eero Aarnio Originals, ed è disponibile con  rivestimento imbottito in tessuto o pelle. (www.aarniooriginals.com)

LEGGI IL NOSTRO APPROFONDIMENTO SULLA BALL CHAIR


CH07 “Shell Chair” (1963)

La poltrona CH07, meglio conosciuta come Shell Chair, è stata disegnata da Hans Wegner nel 1963. Una poltrona così moderna da essere compresa solo dopo 30 anni! Prodotta in una piccola tiratura negli anni 60, Carl Hansen ha deciso infatti di rieditare la poltrona solo nel 1998, con un enorme successo. La bellezza di questa esile poltrona sta nelle sue linee minimali e nella grande cura dei dettagli, tra i quali l’incredibile attaccatura delle sue tre gambe alla scocca. La sua struttura in multistrato curvato era già all’avanguardia negli anni 60. (www.carlhansen.com)


Poltrona PP129 “Web Chair” (1968)

Dopo essere stata dimenticata negli archivi per tanti anni, finalmente l’azienda danese PP Møbler ha rieditato la Web Chair. Questa poltrona-amaca è stata disegnata dal genio di Hans Jørgensen Wegner nel 1968. I suoi tratti distintivi sono gli ampi braccioli in legno massello e lo schienale a rete. (www.pp.dk)

LEGGI IL NOSTRO APPROFONDIMENTO SULLA WEB CHAIR


Etcetera (1970)

Chiudiamo il nostro focus sulle poltrone più iconiche del design scandinavo con Etcetera di Jan EkseliusDisegnata nel 1970, la poltrona è tornata a vivere nel 2019 grazie a una collaborazione fra Jan Ekselius e il brand svedese Artilleriet. Composta da una struttura in acciaio con sistema a molle Pullmaflex, imbottitura in poliuretano e rivestimento elastico, Etcetera rappresenta un unicum fra le icone del design scandinavo. Oltre alla poltrona, sono disponibili anche una lounge chair e un pouf. (www.artilleriet.se)


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LONDON DESIGN FESTIVAL 2017. 5 CRITICHE, 5 PREGI, 1 DOMANDA…

Il London Design Festival 2017, uno degli venti di design che preferisco, è terminato. Approfitto dunque, come ogni anno, per mettere insieme le tante riflessioni che ho maturato in questi giorni tra presentazioni, eventi e tanti, tanti passi. Lo faccio sottolineandone i (pochi ma grandi) lati negativi e quelli positivi, tanti a dire il vero, dai quali noi italiani dovremmo prendere spunto…

Ma iniziamo dalle critiche.

Parto dunque dalle cose negative che, come ho già riportato in altre riflessioni sul LDF, non ho visto migliorare.

 

LE 5 COSE CHE NON MI PIACCIONO

1. La “British pomposity”

La guida ufficiale del London Design Festival 2017 recita in prima pagina: Welcome to the London Design Festival official guide, here to help you navigate the design capital of the world”. La capitale mondiale del design? Cari signori, siete mai stati a Milano? La guida del LDF17 elenca 266 eventi, contro gli oltre 1000 di Milano. E poi, le cose si aggravano leggendo il punto 2…

 

2. I “Design Districts”

Ogni anno ne nascono di nuovi. È sufficiente l’adesione di 15 locations per creare un distretto. Quest’anno ad esempio sono nati i quelli di Islington, Myfair, Brixton e Pimlico. La cosa di per sé sarebbe positiva… Ma poi si scopre che almeno un 30% degli eventi sono organizzati da bar, ristoranti, negozi che con il design (e col festival) non c’entrano nulla. Probabilmente pagano per avere la bandierina rossa degli eventi ufficiali, ma poi scopri che lì non succede nulla, che non espongono nulla, che hai perso solo tempo prezioso…

 

3. La “Official Guide”.

Cari organizzatori: voi che di grafica e di mappe siete maestri (pensiamo solo all’iconica bellezza della mappa della “London Tube”, è possibile che non riusciate a sforzarvi un po’ di più e a fare una mappa meno approssimativa e più comprensibile? Vi assicuro che trovare i posti indicati dai “pin” rossi è una sfida anche per chi, come me, ha oltre 20 anni di design Festival alle spalle!

4. La “non” partecipazione

Questo è per me il punto più importante. A Londra non sono (ancora) riusciti a coinvolgere il grande pubblico, il vero segreto del successo di un Festival. In questa epoca dominata dai social media, dove le parole d’ordine sono coinvolgere, condividere, partecipare, questo mi pare ancora più grave.

Il LDF è rimasto un evento molto esclusivo, per addetti ai lavori. Non so se sia voluto (per quello snobismo tutto British che ha fatto grande l’Inghilterra…) o se al contrario sia un limite “culturale” del pubblico londinese che, come mi ha detto la mia amica Marina che vive a Londra da tanti anni, “è abituato a veder succedere così tante cose, che non si stupisce (e appassiona) più di niente!”

Peccato per loro! E per fortuna nostra (intendo di Milano), che invece proprio del coinvolgimento del territorio ha fatto la propria bandiera e la propria forza.

5. La fiera 100%design

Da una città come Londra non ci si aspetterebbe una fiera così piccola nelle dimensioni, modesta nell’offerta, povera nella selezione. A parte la location strepitosa di Olympia, una enorme Hall ottocentesca coperta da una grande volta in ferro e vetro (tipo la stazione Centrale di Milano ma nella versione bianca anziché nera), il resto non mi convince. Soprattutto oggi, perché mi pare che negli ultimi anni abbia perso in qualità e acquistato in confusione. E per una fiera piccola, la selezione è fondamentale!

E con questo, le critiche sono finite.nPassiamo alle cose belle….

LE 5 COSE CHE MI PIACCIONO

1. L’organizzazione

Splendida, perfetta, da manuale. Se togliamo i lati negativi sopra citati, si percepisce che dietro c’è un’ottima regia. Del resto, sono inglesi…

 2. L’Hub

Il London Design Festival ha l’hub nel Victoria & Albert Museum (il V&A, come lo chiamano confidenzialmente), ilmuseo delle arti applicate. Una location strepitosa, oltre che uno dei miei musei preferiti al mondo! Io credo che a Milano manchi un partner “culturale” così forte e importante. Il rischio è una deriva troppo commerciale che non fa mai bene a un Festival.

3. Le installazioni

La città intera si anima, durante il LDF, di installazioni che dialogano con il contesto nel quale sono inserite. Sparse negli angoli più interessanti della città, queste sono commissionate ogni anno a designer e architetti importanti ma anche emergenti (non solo archistar, come da noi…). Non sono solo esercizi di stile sponsorizzati dalle aziende come, salvo belle eccezioni, vediamo spesso nel cortile dell’Università Statale di Milano.

Non sono astronavi atterrate casualmente in diversi luoghi della città, ma opere pensate per quello specifico spazio, e non per altri. Le mie preferite sono quelle (una ventina circa) ospitate ogni anno nelle sale del V&A. Mi piace molto questa idea di far vivere il museo creando una stretta relazione, anche provocatoria, tra gli storici capolavori esposti e le installazioni contemporanee. E mi piace ammirare, da spettatore, il silenzioso ma animato dialogo che ne nasce.

4. Le “destinations”

Invece di avere centinaia di eventi sparsi per la città, come succede a Milano, il London Design festival ha diverse “Destinations”. Sono luoghi, quasi sempre di una bellezza spettacolare, che ospitano al loro interno una grossa concentrazione di eventi. Come fossero fiere sparse per la città. Per intenderci, le uniche realtà del Fuorisalone di Milano paragonabili alle “destinations” del LDF potrebbero essere la Triennale e il Superstudio…

Tra quelle più interessanti, oltre al V&A, segnalo Design Junction, che dal 2016 si è spostato nel dinamico quartiere di King’s Cross (nel 2018 Tom Dixon trasferirà qui il suo quartier generale, in una vecchia fabbrica di carbone ristrutturata). Poi c’è la London Design Fair, che ospita i 2 eventi Tent (dedicato ai giovani emergenti) e Superbrands (che invece, come dice il nome, è riservato a grandi aziende). Molto bello anche questo, soprattutto per la zona. È infatti situato tra Spitalfield e Brick Lane, forse le zone più belle, creative e alternative di Londra. Quest’anno il Somerset House, un grande edificio neoclassico nel centro di Londra e affacciato sul Tamigi), ha ospitato nelle sue sale Design Frontiers. Una collettiva di 30 grandi designer (tra cui Jasper Morrison, Jaime Hayon, Arik Levy, Sebastian Cox, e altri) che con i loro lavori spingono il design oltre i suoi confini. Interessante.

La fiera 100% design, Decorex e Chelsea Harbur sono altre importanti “destinations”. Belle, ma più rivolte ad un pubblico “trade”: progettisti, architetti, interior designer.

5. Il London Design Museum.

Il Design Museum, inaugurato a Londra da meno di un anno, contribuisce con le sue installazioni e le sue mostre temporanee a dare maggior credito e credibilità a tutto il London Design Festival.

Quest’anno sono state presentate due mostre, entrambe molto interessanti. La prima, “California”, sul design della West Coast: dalla grafica degli anni 60 alla Apple. La seconda, Breathing Colour by Johanna Jongerius. Sottotitolo: “La mostra che crea uno scontro tra la forza del colore contro la forza della forma”.

UNA DOMANDA…

Design e artigianato

Come ho già anticipato in una diretta da Londra, la cosa che più mi ha colpito è la grande quantità di artigiani presenti nei principali eventi di design; Design Junction e Tent. Entrambi hanno sempre mescolato brand affermati a giovani talenti del design. L’anno scorso ho notato una prima “deriva” verso l’artigianato. Quest’anno c’è stata una sostituzione completa.

Non è certo un caso… Ma come mai? E cosa significa? Dopo un primo spiazzamento, ci ho riflettuto e ho pensato che, in fondo, il design contemporaneo nasce da movimenti di artigianato di qalità, come l’Arts&Crafts inglese o il Werkbund tedesco, E il grande design scandinavo? Non sono forse capolavori di alto artigianato le sedie disegnate da Hans Wegner (solo per fare un nome). E cosa dire dei mobili di Carlo Mollino, dei vetri di Venini, delle creazioni dei fratelli Campana? Solo qualche nome, ma si potrebbe continuare all’infinito…

Forse la nostra divisione tra design e artigianato è solo un vecchio retaggio snob? Forse il confine tra le due “arti” è sempre più labile? O forse è solo nella nostra mente? Forse gli inglesi sono tornati indietro di un secolo o forse sono già molto più avanti? Voi che ne pensate?

 

 

Vuoi conoscere le più iconiche sedie a dondolo di design di tutti i tempi? Sei sul posto giusto!

LE PIÙ BELLE SEDIE A DONDOLO DI DESIGN

A chi non piace indugiare pigramente, cullati dal movimento lento e rilssante di una sedia a dondolo? Un’oggetto iconico che a partire dal 1860 (la mitica Thonet!) si è prestato alle più interessanti interpretazioni di design. dalle interpretazioni di modelli classici a quelle dale linee futuriste: da Philippe Starck a Ron Arad, da Eames a Barber&Osgerby…

Guarda anche la nostra selezione di poltrone sospese di design


LE SEDIE A DONDOLO TRADIZIONALI


La sedia n. 1 di Thonet (1860)

Ecco la mitica n. 1 di Thonet del 1860, la prima sedia a dondolo di design, la prima al mondo in legno curvato! Ancora oggi, a oltre 150 anni dalla sua nascita, questa sedia è una delle più grandi e desiderate icone di tutti i tempi.

Scopri la storia di Thonet


J16, Fredericia

L’azienda Fredericia celebra il 75° anniversario dell’iconica sedia a dondolo modello J16 Rocking Chair, disegnata nel 1955 dal danese Hans J. Wegner. Un vero capolavoro del design scandinavo, attualissimo ancora oggi. La sedia a dondolo j16 è realizzata in noce massello, col sedile intrecciato  in corda di carta dettagli in cuoio: cuscino, poggiatesta e, su richiesta, il cuscino dorsale.


Pisolo, Modà

Quando si pensa a una sedia a dondolo, la prima immagine che viene in mente, con grande probabilità, è quella della tradizionale sedia in stile Windsor. Un pezzo d’antiquariato difficile da trovare… e allora l’azienda Modà ci propone il suo modello Pisolo, un dondolo in legno massello verniciato in tantissimi colori, anche abbinati a contrasto. Per gli amanti del classico ma con un tocco di brio…

Guarda anche la nostra selezione di poltrone sospese di design


LE SEDIE A DONDOLO DI DESIGN CONTEMPORANEO


RAR Rocker, Vitra

Nel primo dopoguerra americano, i geniali coniugi Eames hanno disegnato la loro RAR Rocker (1948), forse la più celebre e iconica di tutti i tempi, prodotta ancora oggi, dopo circa 70 anni, da Vitra. La sedia è caratterizzata dal suo guscio stampato e dalle gambe in acciaio. La Rocker chair è ancora oggi un best seller tra le sedie a dondolo!


Piña, Magis

Piña è il nome di questa graziosa sedia a dondolo disegnata da Jaime Hayon per Magis. Una sedia semplice, dalla struttura in rete metallica che ricorda vagamente un ananas. Può essere utilizzata indifferentemente sia per un uso interno sia per l’outdoor.


Navy Chair, Emeco

La classica Navy Chair, l’indistruttibilesedia in alluminio di Emeco, progettata per l’uso militare sulle navi e nei sommergibili, è stata rivisitata da Philippe Starck che ha creato la sedia Eritage. La stessa sedia, ma resa più divertente con l’aggiunta dei pattini a dondolo.

 


UNAM 19 C, Very Wood

Si chiama UNAM 19 C questa bellissima sedia a dondolo disegnata da Sebastian Herkner per Very Wood. La struttura con gambe e i braccioli sono in frassino naturale o tinto nero. Come seduta, un cuscino rivestito i tessuto, pelle o vinile. Lo schienale è composto da un intreccio in corda nautica oppure in pergamena grigia.


Tip Ton, Vitra

Si chiama Tip Ton questa semplice sedia disegnata da Edward Barber & Jay Osgerby per Vitra. Non è esattamente un dondolo, ma permette due posizioni: una più rilassante e una ergonomica per il lavoro alla scrivaania.


MT-3, Driade

Geniale come sempre il design di Ron Arad che ha  creato la scenografica sedia MT-3 per Driade.  MT, in inglese si pronuncia Empty e significa vuoto Un volume scavato e finito all’interno in 4 diversi colori, reso possibile grazie a una tecnologia rotazionale all’avanguardia.


Comback, Kartell

Si chiama Comback questa sedia disegnata da Patricia Urquiola per Kartell. La più classica delle sedie a dondolo “windoriane”, interpretata in chiave contemporanea dalla designer spagnola. Unisce la struttura in acciaio verniciato con la seduta in tecnopolimero e i pattini in legno.


Kiikku Rocking Chair, Havuu

Una forma davvero inusuale caratterizza la Kiikku Rocking Chair disegnata dal designer finlandese Jukka T. Tapio per l’azienda Havuu. I due elementi laterali ricordano le ali di una farfalla. È realizzata in legno multistrato ed è disponibile sia nella versione per adulti che per bambini.


Raphia, Casamania

Raphia è stata disegnata da Lucidi Pevere per Casamania. La struttura è in acciaio verniciato bianco, bordeaux o nero, mentre la seduta è in giunco naturale.


Elephant Rock Chair, Kristalia

Elephant Rock Chair è una simpatica seggiola a dondolo disegnata da Neuland. Paster & Geldmacher per Kristalia. La scocca può essere in materiale plastico oppure in cuoio. La struttura è in faggio naturale.


Kobi, Alias

È di Alias la sedia a dondolo Kobi, disegnata da Patrick Morgue. La struttura a rete in acciaio è verniciata a polvere, resa più confortevole dai cuscini in pelle o tessuto. Un cestino leggero e minimale, sostenuto da gamme in alluminio e scivoli in rovere massello..



Thatsit Balans, Variér

Il comfort per eccellenza. Allenta le tensioni e mantiene la spina dorsale nella posizione ottimale. È la mitica sedia a dondolo ergonomica Thatsit Balans disegnata da Peter Opsvik per Variér.


Nub, Andreu World

Ancora un progetto dell’eclettica designer Patricia Urquiola. Si tratta di Nub, sedia e poltroncina a dondolo in legno e la struttura in metallo verniciato, prodotta da Andreu World. La poltroncina ha la seduta più bassa e ampia, per garantire un maggiore comfort.


Dozequinze, Gandia Blasco

Dozequinze. Design Francesco Slitti per la spagnola Gandia Blasco. Si tratta di una sedia a dondolo da esterni con la struttura in acciaio e una serie di tiranti in polipropilene che formano la seduta e lo schienale. Decisamente insolito e particolare il disegno delle larghe fasce intrecciate.
Una sedia minimale nelle forme e con un profilo assolutamente essenziale.


Form Chair, Normann Copenhagen

Form Chair è un capolavoro di minimalismo espressivo ed essenzialità nordica. Disegnata da Simon Legald per Normann Copenhagen. Molto bello (e innovativo) il dettaglio dell’innesto delle gambe in legno (di noce o rovere) con la scocca in materiale plastico. È disponibile nella versione con braccioli o senza.


E se ti senti stressato, ricordati sempre: “Keep calm and roll on“!

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