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Peter Marino disegna la collezione Black Belt per Venini

Il trasgressivo architetto Peter Marino ha realizzato per Venini una incredibile collezione in edizione limitata dal nome evocativo: Black Belt.

Bleck Belt è una linea di vasi che unisce il design dell’eclettico architetto americano alle più tradizionali tecniche artigianali di lavorazione del vetro di Murano.

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I vasi Black Belt di Peter Marino

La collezione Black Belt si declina in quattro modelli caratterizzati ognuno da una linea geometrica apparentemente semplice, basata su quattro forme archetipe: ovale, quadrato, triangolo e la forma ad “8”, simbolo dell’infinito.

In ogni vaso della collezione Black Belt di Venini, il designer Peter Marino ha saputo creare un interessante gioco di contrasti. Da una parte, la trasparenza del vetro dalle sfumature appena accennate sui toni del rosa, del verde e del giallo tè. Dall’altra, le vigorose fasce nere che avvolgono i vasi in decori lineari.

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Le lampade Black Belt di Peter Marino

Da poco, alla collezione di vasi, si è aggiunta la linea di lampade Black Belt, sempre disegnata da Peter Marino. Anche le lampade a sospensione sono caratterizzate dalla “cintura nera” ideata da Marino. Qui sotto, le prime due lampade Black Belt, lanciate nel 2019, con la forma a sfera.

Nel 2020 la collezione di lampade si è arricchita di altri quattro modelli, visibili nelle immagini qui sotto. Si tratta di una plafoniera a sfera e di tre nuove lampade a sospensione.

I vasi e le lampade della collezione Black Belt di Venini sono stati realizzati unendo due tecniche antiche e molto complesse della lavorazione del vetro.  Il cosiddetto “sbruffo”, per la parte trasparente, e poi la tecnica del “sommerso”. Infine, le fasce nere che avvolgono i vetri, applicate a caldo, e che rappresentano la firma dell’architetto newyorkese Peter Marino.

La collezione Black Belt è realizzata in un’edizione limitata di 349 pezzi per ogni colore e dimensione.

www.venini.com

Michael Rem firma Nebl, un vaso di design in vetro sabbiato che trasmette il senso di calma che infonde la nebbia mattutina.

“Camminare in una giornata di nebbia, sentendo l’aria fresca nei polmoni. Intorno a te solo contorni sfocati che definiscono i confini del tuo mondo attuale. Non c’è niente dietro. Solo immaginazione. La nebbia nasconde tutto ciò che non è necessario, ma rivela la bellezza delle cose semplici”.

Sono le parole con cui Michael Rem racconta Nebl, il vaso che il designer tedesco ha firmato per il brand danese Gejst, ispirato alla calma trasmessa dalla nebbia e al silenzio profondo che avvolge ogni cosa al mattino.

Nebl (dalla parola tedesca Nebel che significa, per l’appunto, “nebbia”) riesce, infatti, con il suo design a tradurre la sensazione di sospensione e di indefinitezza determinate dalla nebbia.

Com’è fatto Nebl?

A comporre il vaso ci sono due elementi: una base in ceramica, nera o grigia, e un contenitore in vetro sabbiato che circonda la pianta.

Il contenitore in vetro è disponibile in due misure diverse e ha due aperture, una più piccola e una più grande, che permettono di fissarlo sulla base in ceramica in alto o in basso. Una duplice opzione che offre al vaso la possibilità di adattarsi al tipo di pianta e di cambiare look in base al gusto o all’umore del momento.

Insomma, Nebl è un oggetto con una forte carica emozionale che restituisce il senso di pace trasmesso dalla nebbia in un modo semplice e poetico. Proprio come semplice e poetico è tutto il lavoro di Michael Rem. Un designer che cerca di trasferire le emozioni e le esperienze raccolte nella quotidianità in prodotti che possano essere sentiti, oltre che visti. E che è capace di rendere magico l’ordinario!

Nebl sarà disponibile nello shop online di Gejst a partire da novembre.

A proposito di Gejst

Gejst è un brand danese fondato nel 2013 da Søren Nielsencon e Thomas Heunicke con l’obiettivo di creare prodotti di design sostenibili capaci di superare la prova del tempo. In italiano “Gejst” significa entusiasmo. Una parola che racconta molto bene l’identità dell’azienda che, fin dall’inizio, ha sfidato gli approcci tradizionali al design, proponendo una collezione di oggetti audaci, giocosi ed emozionali.

La collezione di bottiglie di vetro imperfette Bottles da voce a tutte le imperfezioni che si possono verificare durante la produzione, anche e soprattutto in serie.

Sono note le bottiglie di vetro verde: le troviamo (o forse trovavamo) tra le diverse varietà di acqua, olio e chissà cos’altro. Ma nonostante vengono prodotte in serie, spesso presentano delle irregolarità impercettibili.

Come nasce Bootles

Klass Kuiken, di cui abbiamo già parlato in un altro articolo, ha deciso di dare valore ed esaltare tutte le imperfezioni di produzione, dando vita a una collezione di oggetti di design davvero unica.

Nasce così la collezione Bottles, una serie di bottiglie deformate dallo spessore delle pareti.
Si gonfiano e si stringono, presentando differenze di densità del materiale che le rende davvero particolari.

Sembrano diverse bolle di sapone sbilenche che si sovrappongono tra di loro, ricordando la lavorazione a soffio tipica del vetro.

Come vengono create le bottiglie Bootle

Per dare valore ai “difetti” delle bottiglie di vetro, Klaas ha costruito una struttura composta da un forno modificato ah hoc e un compressore.

Il marchingegno permette di scaldare e di soffiare con il compressore, così da modificare le longilinee bottiglie e di gonfiarle nei punti più sottili.
Trovato così il metodo migliore per crearle, le bottiglie Bootles diventano oggetti di design unici disponibili sul mercato.

www.klaaskuiken.nl

La wunderkammer di cristallo di Simone Crestani

Simone Crestani è un giovane designer che reinterpreta, con la sua creatività e in chiave contemporanea, un’arte antica. Quella del vetro.

Un moderno artigiano-artista del vetro, Simone preferisce definirsi così, che sa trasformare la materia in opera d’arte. Sa dare vita al vetro per creare un affascinante universo cristallino animato da poetica meraviglia.

Chi è Simone Crestani

Simone Crestani in realtà il suo mestiere lo conosce molto bene. Maestro di soffiatura del vetro, padroneggia con grande tecnica l’antica arte della soffiatura a lume del vetro borosilicato. Tecnica che Simone sviluppa con una modalità inedita, da lui stesso ideata, chiamata hollow sculpting, che gli consente di realizzare opere com presse e definite nel più piccolo dettaglio. Col suo lavoro, Simone Crestani trasforma la natura in un misterioso e affascinante universo cristallino animato da poetica meraviglia.

Dopo 10 anni di apprendistato come allievo e collaboratore presso la soffieria di Massimo Lunardon, Simone Crestani decide di aprire la propria bottega per intraprendere un proprio percorso artistico e di seguire una sua personale ricerca espressiva. Nasce così nel 2010 l’Atelier Crestani, un laboratorio incantato dove ogni giorno prendono vita i suoi magici oggetti per la tavola e i suoi poetici complementi d’arredo. Un mondo popolato da piccoli bonsai e alberi stupefacenti, da maestosi cervi e pesci cristallini, animali e creature marine.

Kristalline Wunderkammer: la personale di Simone Crestani nello studio di Ingo Maurer

Le opere di Simone Crestani saranno esposte a Monaco di Baviera, in occasione della Munich Creative Business Week, su invito di Ingo Maurer che lo ospita nel suo showroom.

“Kristalline Wunderkammer,” la personale di Simone Crestani sarà dunque visitabile a Monaco in Kaiserstrasse 47, dal 3 marzo fino al 24 aprile 2018.

Trovare la poesia della luce.

Una ricerca portata avanti da molti designer e, a nostro avviso, perfettamente azzeccata in questo progetto. Presentata qualche anno fa al Salone satellite di Milano questa installazione luminosa dello studio Poetic Lab, fondato a Londra nel 2013 dal designer taiwanese Hanhsi Chen, è davvero interessante. Si basa su alcuni progetti “poetici” che fanno parte di un progetto chiamato “Beyond the Object“, nei quali la luce è protagonista e gioca con gli oggetti e con l’ambiente.

La lampada in questione si chiama Ripple, e ha vinto il Design Report Award e il terzo premio al Salone Satellite Award. Si tratta di una scultura luminosa in movimento, dallo spirito “Zen” e realizzata in collaborazione con lo studio Shikai. Una leggera fonte luminosa attraversa una bolla in vetro soffiato che ruota lentamente, proiettando sensuali onde luminose, sempre diverse, sulle pareti circostanti. Un effetto che ipnotizza per la sua bellezza e che ricorda l’effetto dell’acqua quando viene mossa da una leggera brezza.

Lo studio Poetic Lab si caratterizza per una ricerca che va al di là delle forme, per concentrarsi piuttosto sull’anima degli oggetti. Oltre che nel nome stesso dello studio, la filosofia progettuale è riassunta dalla frase: “We write poetry with objects

Questo progetto, di giovani designer si è meritato l’attenzione di una grande cristalleria austriaca, Lobmeyer, che ha deciso di metterlo in produzione. Poesia allo stato puro.

www.poetic-lab.com

 

Chiglia è un tavolo disegnato da Giuliano Ricciardi, fondatore dello studio d-Lab e rappresenta un omaggio all’attività marinara di Ta­ranto, la città in cui il designer vive e lavora.

Giuliano, che prima di laurearsi in Product Design ha lavorato in un laboratorio di falegnameria, mostra con questo progetto anche le sue migliori competenze artigianali.

La struttura prende ispirazione dallo “scheletro” che dà la forma alla chiglia delle imbarcazioni. Le nove vertebre sostengono il piano in vetro temperato, si uniscono alla trave centrale grazie ad un incastro a coda di rondine.

La trave che sostiene la struttura, a sua volta, pog­gia su due cavalletti simili a quelli utilizzati per ripristina­re le imbarcazioni a secco.

L’intero progetto si basa sull’utilizzo di incastri che rendono la strut­tura, in massello di rovere

con finitura cera opaca, libera da perni e viteria metallica.

www.dlabstudio.it

 

Nelly è la lampada in vetro di murano lanciata dall’azienda inglese Cameron Peters Fine Lighting in collaborazione con BrogliatoTraverso.

Una forma pulita che esalta un disegno iconico, grazie anche alla silhouette delle parti che la costituiscono.

Materiale principe di Nelly è proprio il vetro di Murano di NasonMoretti, celebre per la sua artigianalità e le infinite varianti di colore dei propri vetri, che proprio in questo progetto diventano l’elemento fondamentale.

La struttura di Nelly è composta in due parti separate: una base bianca satinata che viene coperta da una sorta di cappello in vetro colorato semitrasparente. Questo è disponibile in cinque colori: blu, verde, marrone, viola e grigio.

Seppur l’anima è del tutto italiana, Nelly conserva un carattere british, lasciandosi ispirare alla forma di un barboncino tanto amato dagli inglesi.

www.cameronpeters.co.uk

Una collezione di vasi in vetro e tessuto? Perché no!

In natura, gli innesti vengono utilizzati nella botanica per “fondere” due piante diverse tra loro con il fine di creare specie nuove e innovative. Si chiama proprio così, Innesti, questa collezione di pezzi unici nata dalla collaborazione tra Alexandra Denton e Sofia Lazzeri.

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Un bella combinazione tra vetro e tessuto che, fondendosi tra loro, danno vita a serie di manufatti insoliti e affascinanti, che mescolano arte, artigianato e design.

Le due giovani designer, unendo le loro rispettive passioni, hanno fuso in un unico oggetto alcune tecniche provenienti da un’epoca antica: vetro soffiato, tessitura e tintura. Con un risultato che combina caratteristiche contrastanti – la durezza, fragilità e la freddezza del vetro, con la morbidezza, l’intimità e il calore del tessile – e che al tempo stesso valorizza le caratteristiche intrinseche dei due materiali.

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www.cargocollective.com/innesti

Chubby è il paffuto sgabello di vetro realizzato dal designer belga Alain Gilles per Verreum.

Questa seduta nasce dalla combinazione di temi completamente diversi tra loro: immaginate di miscelare insieme l’iconica forma degli sgabelli utilizzati per mungere le mucche, il tessuto e del vetro.

Chubby nasce proprio con l’obiettivo di dare la sensazione di calore, familiarità e amicizia, creando qualcosa di insolito.

Dalle curve generose, questo sgabello è stato realizzando combinando due materiali che di solito non vengono associati insieme, come il tessuto, usato per la seduta, e il vetro specchiato usato per la base.

Il tocco di luce dato dal dettaglio in vetro regala eleganza e unicità alla seduta, lasciandosi guidare anche dalla specializzazione nella lavorazione del vetro soffiato del marchio ceco Verrum.

www.verreum.com

www.alaingilles.com

Sono state presentati di recente alla London Design Fair, questi vetri di design prodotti dalla vetreria turca Nude e realizzati in maniera artigianale uno ad uno. Nude è un nuovo brand presentato nel 2015 a Milano e Parigi con la missione di creare una magnifica collezione di oggetti in vetro senza piombo con un’attenzione suprema ad ogni più piccolo dettaglio.

Si tratta di oggetti molto eleganti, leggeri e suggestivi nella loro semplicità che sposa egregiamente forma e funzione. Nude, azienda con base a Istambul, ha un ampio catalogo di vetri creati da designer di fama internazionale, tra i quali i grandissimi Ron Arad e Nigel Coates e Inga Sempé, oltre a Joe Doucet, Mikko Laakkonen, Tomas Kral, Pentagon Design, Tamer Nakışcı e Erdem Akan. Le collezioni di Nude spaziano dagli oggetti decorativi, alla cristalleria da tavola, alle lampade.

Tra tutti i prodotti, segnaliamo il set da whisky Camp, con il tappo del decantare in marmo, e Alba, con un incrocio “metallizzato” alla base, entrambi creati dal newyorkese Joe Doucet.

Oltre ai servizi da whiskey, spiccano per la loro raffinata eleganza le tre cupole, perfette per presentare in tavola il formaggio o le torte, dello studio Pentagon Design.

La base in marmo e il frivolo manico in ottone sono gli unici segni in questo oggetto che di per sé è puro come una bolla di sapone.

Ultimo oggetto, curioso perché di gran tendenza, la collezione di teoggetti dal nome sinistro tanto quando il soggetto, Memento Mori, di Ali Bakova and Erdem Akan. Un teschio-contenitore in vetro sonoro superiore hand-made in 7 colori, che unisce l’effetto drammatico a quello giocoso.

www.nudeglass.com

Chi non rimane affascinato dalla luna piena? Dai suoi contrasti di luce e ombra e dalle figure curiose che appaiono nella sua superficie? È così che delle foto scattate dalla Nasa della magica Luna diventano realtà, in una collezione di piatti in vetro colorato di Boemia realizzati dal giovane designer di Francoforte Jonathan Radetz.

I piatti Moon sono stati realizzati tramite l’arte del vetro soffiato, una tecnica tradizionale ma ancora tantissimo usata. Proprio per la sua altissima artigianalità, ogni coppa è diversa dall’altra.

La parte inferiore del piatto è stata realizzata utilizzando uno stampo che crea una cavità aperta e permette all’oggetto di rimanere sollevato, mentre la parte superiore è stata modellata a mano.

Esattamente come la crosta lunare, la superficie dei piatti è irregolare, e quando viene incrociata dalla luce senza che il piatto venga sollevato, una bellissima riflessione di colore impreziosisce il vetro.

La collezione include tutte le parti del processo di lavorazione: infatti lo stampo di legno utilizzato per la realizzazione dei piatti, diventa una vera e propria ciotola. Lo stampo comunica il suo forte carattere grazie a una linea netta di taglio, necessaria per il fumo e il fuoco in caso di pericolo.

Jonathan Radetz ha fondato il suo studio Jono Concepts nel 2013, portando avanti la sua passione per la maestria artigianale, realizzando una gamma ampia di prodotti, che vanno dalla progettazione di mobili a piccoli accessori e gioielleria.

Tutti i suoi progetti affrontano il tema dell’atemporalità, da un punto di vista moderno, e dall’ossessione di catturare lo spirito delle cose trasmettendolo nel suo lavoro.

www.jonoconcepts.com

 

La giovane designer norvegese Kristine Five Melvær ha presentato di recente tre collezioni di lampade caratterizzate da una semplicità tutta scandinava Il suo lavoro  si concentra sulle potenzialità comunicative degli oggetti intesi come un strumento per creare legami emotivi tra l’oggetto e chi lo utilizza.

In occasione della Fiera del Mobile di Stoccolma, Kristine ha esposto tre collezioni di lampade da tavolo. Tra queste, the Light Jars, vasi colorati che catturano la luce e la custodiscono come un tesoro prezioso. I Light Jars inoltre svolgono la doppia funzione di lampada e di portaoggetti. Basta inserire all’interno gli oggetti più amati, ed ecco che le lampade si trasformano in piccole vetrine personali.
Ogni vaso ha forme e dimensioni diverse, ma hanno tutti lo stesso diametro del collo. Così il coperchio, che ingloba la sorgente luminosa e il cavo di alimentazione, può essere intercambiabile.
Il coperchio è in rovere tornito a mano, il vetro in colori diversi è soffiato a bocca, e il coperto cavo elettrico è rivestito in tessuto.

http://kristinefivemelvaer.com

 

Intervista di Dario Negri

Il nome evoca immagini di oriente, qualcosa di esotico o anche di magico e i fondatori di Melogranoblu qualche cosa di magia e incantesimi ne capiscono per certo.

Forse questo nome così particolare a prima vista è difficile da associare ad una immagine: è una azienda di prodotto, ma  i loro corpi illuminanti sono realizzati uno per uno, le loro installazioni sono tutte custom e anche il loro modo di fare comunicazione è trasversale. In ogni caso chiunque abbia visto una delle loro rappresentazioni non la dimenticherà più.

Quando si entra in uno spazio allestito da Melogranoblu si accede ad una dimensione fatta di ombra e luce, forme organiche, suoni, emozioni… nel 2012 ci hanno portato sotto il mare con l’installazione Hydra, mentre nel 2013 ci hanno stupito con il morbido diluvio di Maelstrom, che hanno presentato poi alla prima edizione di Downtown Design Dubai alla fine di ottobre. Per tutte, una costante: la lunga coda fuori dal loro spazio.

DS: Massimo Crema e Ermanno Rocchi, ovvero Melogranoblu: in attività dal 1997, ma più recentemente alla ribalta nelle manifestazioni internazionali con la stessa ferma delicatezza che esprimono le vostre creazioni. Vi siete affermati comunicando emozioni senza bisogno di attingere troppo alle parole. Dove e come si è creato questo potente equilibrio espressivo che vi caratterizza e quale momento considerate come “turning point”?

MB: Si è creato grazie all’esperienza maturata in passato in ambito teatrale e al grande interesse che abbiamo sempre avuto per l’utilizzo della luce in scenografia. Il nostro ‘turning point’ è il passaggio dalla luce naturale della fiamma all’applicazione della luce elettrica per la valorizzazione delle forme in vetro.

DS:  Nelle vostre “interpretazioni” (mi sembra riduttivo chiamarli prodotti), il vetro, materiale così antico, è sempre presente e si esprime a nuovi livelli, quasi abbiate trovato una prospettiva diversa per arrivare al risultato: dove traete ispirazione e quanto è importante per voi il materiale?

MB: L’incontro con il vetro è stato determinante. Il vetro, infatti, è un materiale “vivo”, la possibilità di plasmarne la forma è il punto di partenza per la sperimentazione e la ricerca necessarie alla finalizzazione di ogni progetto.

DS:  Quanta componente di ricerca è presente in un lavoro come il vostro? 

MB: La ricerca è basilare per dare corpo alla realizzazione di un’idea che ogni volta è un’alchimia personale di forme, colori e soluzioni.

DS:  Vetro di Murano soffiato a mano e centraline di gestione della luce e del colore: qual è l’importanza della tradizione e della tecnologia nelle vostre creazioni?

MB: L’utilizzo delle tecniche tradizionali e il rispetto delle stesse ci dà lo stimolo per utilizzare le nuove tecnologie e accrescere con quest’unione la forza estetica del progetto.

DS:  Vocazione per la luce: avete mai pensato di cimentarvi con qualcosa di diverso nell’ambito del design?

MB: Qualsiasi materiale ha bisogno della giusta illuminazione per esprimere pienamente le proprie caratteristiche.

Limitarsi al disegno dell’oggetto e affidare ad altri il compito di “illuminare” (e quindi vestire) il prodotto, è considerato da Melogranoblu un lavoro “non finito”, assolutamente non stimolante.

DS:  Dream project di Massimo e Ermanno?

MB: Una grande installazione luminosa inserita in un ambiente naturale come un bosco o sospesa sopra un fiume o un lago. In definitiva, ci piacerebbe realizzare una rappresentazione che sia restituita a quella che è da sempre la fonte della nostra ispirazione: l’osservazione della Natura.

www.melogranoblu.com

Fonte di ispirazione della collezione Jadis sono la letteratura, la fantasia e i mondi lontani dalla realtà; e così Ini Archibong, designer californiano, innamorato delle sue letture da bambino, crea un giardino segreto.

Una piccola linea di oggetti che esprimono la fragilità e l’esperienza magica del vetro, dei materiali preziosi e delle tradizioni dell’Africa occidentale, mettendo in risalto una forte maestria artigianale.

Presentata durante il Salone Satellite 2016, tra i tre oggetti della collezione Jadis spicca un grande lampadario, una vera e propria scultura colorata, che domina la scena con le sue sfumature di vetro lavorato con effetto metallizzato.

Il lampadario Jadis prende il nome dalla regina delle nevi di Narnia, il mondo creato dallo scrittore Lewis, che con i suoi poteri ha fermato le stagioni, bloccando tutto in un eterno inverno. Ma gli abitanti di Narnia non perdono la speranza e riescono a sconfiggere la regina cattiva riportando la primavera nel loro mondo.

Il lampadario si ispira proprio a questa storia: la struttura infatti si sviluppa partendo da una base di marmo fredda e statica, dalla quale vincono e sbocciano lunghi e colorati boccioli di fiori, realizzati in vetro soffiato in collaborazione con il designer svizzero Matteo Gonet.

Una fiaba che si materializza e diventa realtà, invitati dal designer a catapultarci nel paese delle meraviglie di Alice.

Ini Archibong, laureato presso l’Art Center College of Design di Pasadena e l’ECAL di Losanna, ha aperto un proprio studio di progettazione nel 2010, collaborando con una serie di marchi come Bernhardt Design, Herman Miller, L’Oreal e Chrysler.

 

www.designbyini.com

In occasione della sua nona edizione, il Triennale Design Museum racconta, come ogni anno, un tema del design italiano attraverso mostre tematiche in grado di offrire punti di vista e percorsi inediti. L’idea portante è quella di rispondere alla domanda: “Che Cosa è il Design Italiano?”

Il tema di quest’anno, che si inaugura il 2 aprile 2016 in concomitanza con la XXI Triennale e sarà visibile fino al 19 febbraio 2017, affronta l’attuale questione del genere: il design al femminile.

“Women in Italian Design”, questo è il titolo della mostra curata da Silvana Annicchiarico con l’allestimento di Margherita Palli, si pone l’obiettivo di raccontare una storia del design italiano al femminile a partire dal Novecento e di come questo si sia evoluto nel XXI secolo.

Una delle protagonista di Women in Italian Design è la giovane designer Elena Salmistraro, personaggio eclettico al confine tra arte e design che interpreta attraverso figure ironiche e gli oggetti che disegna.

Come gli oggetti della collezione I Maya – La dinastia Kan, una serie di figure in vetro borosilicato disegnata per Massimo Lunardon, ispirate alle antiche divinità mesoamericane.

 

O la statuetta in gesso Pensiero Alchemico, omaggio ad Alessandro Guerriero, creata per la mostra “Guerrieri” + “Sharing Design, il mondo 3D incontra il mondo 10D”.

Un omaggio di Elena Salmistraro al maestro Giorgio Morandi sono invece le lampade MRND per Seletti, una serie di oggetti realizzati in diversi materiali (porcellana, vetro, legno, sughero) ispirate alle atmosfere morandiane che si vedono nelle sue celebri nature morte.

www.elenasalmistraro.com