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RIAPRE IL CAMPARINO IN GALLERIA 

Riapre il Camparino in Galleria! Lo storico locale milanese, che da oltre 100 anni è il simbolo dell’aperitivo milanese, ha riaperto il 12 novembre nel salotto della città meneghina.

Il celebre Camparino, che sorge nel cuore di Milano, all’angolo fra piazza Duomo e la galleria Vittorio Emanuele, riapre i battenti con un look completamente rinnovato.

Guarda anche il Ristorante Villa Campari, ospitato nella storica sede Campari di Sesto S. Giovanni.

La storia del Camparino in Galleria.

Fondato da Davide Campari nel 1915, il Camparino in Galleria è da oltre 100 anni un luogo di ritrovo privilegiato dei milanesi.

Il Camparino fu un luogo di ritrovo per intellettuali, artisti e poeti tra i quali ricordiamo, solo per fare alcuni nomi, Arrigo BoitoTommaso Marinetti e diversi esponenti del movimento della Scapigliatura milanese. Qui, tra una chiacchiera e l’altra, nacque il rito milanese dell’aperitivo.

Il locale sorgeva proprio di fronte al già celebre Caffè Campari, il locale aperto da Gaspare Campari – creatore del celebre bitter – nel 1867. Il caffè Campari, uno dei primi locali ospitati nella allora “nuovissima” Galleria Vittorio Emanuele II, ospitava un ristorante, una frequentata bottiglieria e l’abitazione stessa dei Campari. Qui nacque infatti Davide, figlio di Gaspare e fondatore del Camparino, che ebbe l’onore di essere il primo cittadino venuto alla luce in Galleria.

Il Camparino, sull’angolo opposto del bar, fu impreziosito da una serie di interni Liberty realizzati dall’ebanista Eugenio Quarti, dal grande maestro del ferro battuto Alessandro Mazzuccotelli e dal pittore Angiolo d’Andrea.

Nella sala bar, chiamata Bar Di Passo, si può ammirare ancora oggi il bellissimo mosaico di D’Andrea che decora le pareti, il bancone in legno lavorato, le lampade in ferro battuto e il soffitto a cassettoni.

Il nuovo Camparino in Galleria

Gli storici locali del Camparino in Galleria, di proprietà di Campari Group, sono stati completamente ristrutturati e rinnovati grazie ad un attento lavoro dello studio Lissoni Associati. 

Il progetto ne ha rinnovato i locali con un look più contemporaneo, pur preservando l’aura storica che lo caratterizza e mettendo in risalto i capolavori del Liberty che il locale ospita.

Una parete a tutta altezza, “arredata” con vecchie bottiglie originali e con una collezione di oggetti che raccontano la storia della Campari, fa da filo conduttore per tutto il locale che si sviluppa su tre piani. Piano terra, primo piano e piano interrato.

A piano terra i clienti troveranno sempre ad accoglierli il Bar di Passo, la storica sala che ha semplicemente subito un attento restauro conservativo volto a salvaguardarne i capolavori liberty contenuti.

Il nuovo Camparino in Galleria si arricchisce di una nuova sala. La sala Gaspare Campari, in origine un magazzino del locale, ospiterà da oggi corsi di bartending, degustazioni ed eventi privati. 

Particolarmente interessante risulta il restyling della sala Spiritello, al primo piano, che si affaccia sulla Galleria. La sala prende il nome dallo Spiritello, un celeberrimo manifesto pubblicitario Campari creato nel 1921 dal pittore e illustratore Leonetto Cappiello, e qui esposto nella sua versione originale. Qui si potrà degustare un’ampia offerta di aperitivi oppure assaggiare le specialità culinarie dello chef Davide Oldani.

Qui gli spazi ruotano intorno a un grande bancone centrale, che gioca da protagonista. Il bancone della sala Spiritello è caratterizzato da uno scenografico rivestimento a specchio con effetto “cannettato” e da un sistema di mensole in vetro.

La scelta dei materiali riprende invece il forte legame che i locali del Camparino hanno con il passato. Il pavimento è stato realizzato in seminato veneziano mentre le boiserie che rivestono le pareti sono in noce rigato con “specchiature a croce”. Una tecnica che esalta e mette in evidenza le venature naturali del legno. Il controsoffitto retroilluminato diffonde negli ambianti una luce morbida e uniforme.

Con queste parole l’architetto Piero Lissoni ha spiegato il suo approccio al progetto. “In questo progetto abbiamo voluto essere il più possibile “silenziosi”, cercando di essere onesti e sinceri con la parte storica di questo locale. Il nostro lavoro di architetti è stato quello di dare un piccolo tocco di modernità, ma è stata un’interpretazione, come quando una partitura musicale viene suonata da qualcun altro. Per me Camparino non è solo il luogo dell’aperitivo ma il luogo dove succedono cose, dalla mattina alla sera. Non è semplicemente un bar… è semplicemente il Camparino”

Guarda anche il Ristorante Villa Campari, ospitato nella storica sede Campari di Sesto S. Giovanni.

www.camparino.com 

Ecco i migliori ristoranti di design a Londra. Per non rinunciare al piacere del design neanche a tavola.

Volete scoprire i migliori ristoranti di design a Londra? Vi piacerebbe regalarvi un break nella capitale inglese che possa dilettare al tempo stesso palato e occhi? Lo sappiamo bene, a Londra i locali con interni dall’effetto wow non mancano. Piuttosto il problema è che ce ne sono così tanti da rendere la scelta molto difficile. Proprio per questo abbiamo pensato di venirvi in aiuto, stilando per voi una lista dei migliori ristoranti londinesi di designUn mix molto vario unito, però, da un comune denominatore: sorprendere.

Ecco la nostra selezione. E se avete qualche suggerimento da darci, saremo lieti di aggiungerlo alla lista!

Coal Office

Apriamo la nostra rassegna sui migliori ristoranti di design a Londra con il progetto del designer britannico Tom Dixon, ospitato nel suo headquarter, inaugurato durante il London Design Festival 2018. Dopo gli uffici, il flagship store e lo showroom, aperti all’interno dell’ex deposito di carbone a King’s Cross, ha fatto la sua comparsa anche il tanto atteso ristorante Coal Office. Disegnato dallo stesso Tom Dixon, insieme al suo Design Research Studio, l’interno si ispira alla storia del vecchio deposito.

Al piano terra il centro della scena è occupato dagli archi in mattoni originari del XIX secolo. Il primo piano è caratterizzato da pareti in legno brunito e arredi grigio cenere che fanno riferimento a un incendio scoppiato nell’edificio durante gli anni ’70. Mentre il secondo piano ha un aspetto più contemporaneo con grandi pannelli in vetro e accenti in acciaio. A vestire gli interni e ad accompagnare i piatti dello chef Assaf Granit, tanti pezzi di design firmati da Tom Dixon, alcuni dei quali non ancora in produzione.

DOVE: Coal Office, 2 Bagley Walk, Kings Cross, London – https://www.tomdixon.net/story/post/the-coal-office/

Latteria

Tavoli in formica, banconi in zinco, pavimento in seminato, piastrelle diamantate e mattoni a vista: sono questi gli ingredienti di Latteria, il nuovo ristorante progettato dallo studio Vudafieri-Saverino
Partners, che ha recentemente aperto le porte nel quartiere di Islington.

Ispirato alla cultura milanese degli anni ’50, Latteria rivisita in una chiave contemporanea lo stile semplice e autentico delle vecchie latterie meneghine. Il risultato è uno spazio eclettico e dall’atmosfera informale, dove assaporare pasta fatta in casa, risotti, pizza, e altri piatti della tradizione gastronomica italiana.

DOVE: Latteria, 56 – 58 Essex Rd, Islington, London

Duddell’s

Si trova a due passi dal London Bridge, all’interno della ex Chiesa di Saint Thomas, Duddell’s, il fratello minore dell’omonimo ristorante stellato fondato a Hong Kong nel 2013 da Alan Lo, Paulo Pong e Yen Wong. Una location d’eccezione di cui l’architetto Michaelis Boyd ha saputo rispettare l’unicità. Della Chiesa sono rimaste le enormi vetrate colorate e le pareti in quercia intorno all’antico altare. Per il resto Duddell’s sposa un’estetica moderna che ha trovato ispirazione nelle sale da tè di Hong Kong degli anni ’60.  

DOVE: Duddell’s London, 9A St. Thomas Street, Southwark, London – http://www.duddells.co/london/

Bronte

Bronte, il ristorante progettato da Design Research Studio (DRS) sotto la guida creativa di Tom Dixon, richiama il mondo degli esploratori vittoriani e colpisce per la sua architettura: una facciata in vetro ad arco, che porta dal tradizionale terrazzo colonnato a uno spazio a doppia altezza costituito da un soppalco e da una sala più intima, nella parte posteriore. 

Gli interni sono arredati in modo eclettico, mixando colori e materiali diversi. A spiccare, in particolare, il cemento rosa della caffetteria, la cucina in granito verde e il cocktail bar con bancone in peltro. Mentre il tema degli esploratori è raccontato attraverso una raccolta di pezzi da collezionista, scovati in varie parti del mondo. 

DOVE: Bronte, The Grand Building, 1-3 Strand, Covent Garden, London – https://www.tomdixon.net/story/post/bronte-restaurant-the-strand-london/

Omar’s Place

Si chiama Omar’s Place il ristorantefirmato dallo studio inglese Sella Concept, che ha aperto i battenti nel 2018 nel quartiere di Pimlico. A vestire l’interior un accogliente outfit che mescola pareti color terracotta, tavoli con top in terrazzo e materiali preziosi, come il velluto e l’ottone.

Un progetto che si propone di evocare il calore del Mediterraneo, in linea con i piatti proposti nel menù dello chef spagnolo Vincente Fortea. Un mood mediterraneo accompagnato, però, da un tocco nordico attraverso le sedute di Carl Hansen & Søn e di Note Design Studio. 

DOVE: Omar’s Place, 13 Cambridge Street, Pimlico, London – https://www.omarsplace.co.uk/

Yen

Ispirato alla quiete delle foreste di bambù, Yen, il ristorante giapponese affacciato sul Tamigi progettato dallo studio britannico Sybarite, si propone come un’oasi di pace dove disconnettersi dalla frenesia della capitale inglese.  

A caratterizzare gli interni soffitti color cioccolato, arredi in acero grezzo e divanetti in velluto verde. Mentre nella sala per le cene private sono protagonisti soffitti di carta e pavimenti tatami. Un ambiente semplice ed elegante per un’atmosfera in puro stile giapponese. 

DOVE: Yen Restaurant, 190 Strand, London – https://yen-london.co.uk/

Spring

Ospitato all’interno della Somerset House, Spring, il ristorante guidato dallo chef Skye Gyngell, offre davvero ciò che il suo nome promette. Non solo nel cortile, un vero e proprio tripudio di vegetazione primaverile, ma anche negli eleganti interni disegnati dallo studio Stuart Forbes Associates in collaborazione con la sorella di Gyngell, Briony Fitzgerald. Ad accogliervi troverete, infatti, una delicata palette nei toni del bianco e del rosa, una parete decorata con 300 petali in ceramica bianca, opera dell’artista brasiliana Valeria Nascimento, e una incredibile profusione di fiori e piante. Il tutto accompagnato da tanti pezzi di design, come le lampade Atollo di Vico Magistretti e gli chandelier Cloud di Apparatus. 

DOVE: Spring, Somerset House New Wing, Lancaster Place, London – http://springrestaurant.co.uk/

Dirty Bones 

Il nuovo locale della catena Dirty Bones si trova a Soho e mescola lo stile dei loft di Brooklyn con il glamour di Studio 54, la discoteca di Manhattan, celebre per i suoi eccessi, che tra il 1977 e i primi anni ’80 ha accolto tanti scrittori, artisti e personaggi famosi. Il risultato è uno spazio eclettico in cui a superfici grezze si contrappongono eleganti divani in velluto. 

A caratterizzare ulteriormente l’interior: luci soffuse, una tenda nera utilizzata per vestire una parete e una finta libreria dietro cui si nasconde un bagno. Insomma, un ristorante molto instagram-friendly, come dimostra anche il “foodie instagram pack” gratuito fornito su richiesta a ogni cliente. Cosa contiene il kit? Una luce a LED, un caricatore portatile, lenti grandangolo a clip e un bastone da selfie a treppiedi. Un kit perfetto per uno scatto a prova di like. 

DOVE: Dirty Bones, Top Floor, Carnaby St, Soho, London – https://dirty-bones.com/

Sticks ‘n’ Sushi

Ha aperto a King’s Road, nel cuore di Chelsea, il nuovo indirizzo consigliato a tutti gli amanti del design scandinavo. Si chiama Sticks ‘n’ Sushi e no, non si tratta di un ristorante nordico. La cucina è giapponese, ma a disegnare gli interni è stato il noto studio danese Norm Architects. Uno spazio ricco di texture tattili e materiali naturali dove l’estetica scandinava e quella giapponese dialogano alla perfezione.

DOVE: Sticks ‘n’ Sushi, 113-115, King’s Rd, Chelsea, London – https://www.sticksnsushi.co.uk/restaurants/kings_road

Farmacy

Farmacy è il posto ideale per i vegetariani e, in generale, per tutti gli amanti della natura. Infatti in questo ristorante nel cuore di Notting Hill, progettato dallo studio Cada, tutto, dal menù all’interior, è pensato in nome della sostenibilità. I piatti sono al 100% biologici, mentre gli interni sono arredati con legno non trattato, tessuti naturali e tanti pezzi di recupero. Il nome? In perfetta sintonia con il concept del locale, viene dalla parola farm che in inglese significa azienda agricola. 

DOVE: Farmacy, 74 Westbourne Grove, London – https://farmacylondon.com/

Sketch

Non è certo una novità Sketch, ma è uno di quegli indirizzi che non può proprio mancare in una guida sui ristoranti di design a Londra. D’altronde, non si tratta solo di un ristorante, ma anche e soprattutto di una galleria d’arte. A firmare gli interni di questo ristorante-galleria è stata India Mahdavi che, come cornice per le opere d’arte che si succedono ogni due anni, ha deciso di puntare sul rosa e sulla morbidezza del velluto. Un vero incanto dedicato a tutti i romantici e ai sognatori. 

DOVE: Sketch, 9 Conduit St, Mayfair, London – https://sketch.london/

Grind and Co

Si trova a Clerkenwell, in un ex edificio industriale risalente alla fine dell’800, l’ottavo locale della catena Grind and Co. Ed è stato disegnato dallo studio australiano Biasol. 260 metri quadri, sviluppati su due livelli, dove a pavimenti in legno dall’aspetto vissuto si contrappongono sedute in velluto rosa e blu navy, tavoli in marmo e lampade in ottone. Un interno elegante ma rilassato.

DOVE: Grind and co, 2-4 Old St, Clerkenwell, London – http://grind.co.uk/

Dishoom

Le atmosfere dei caffè Irani della Bombay (oggi Mumbai) della metà del ‘900 rivivono in Dishoom, ristorante ricavato all’interno di un ex magazzino ferroviario vicino alla stazione King’s Cross. Un posto pieno di carattere dove, tra mattoni a vista e pareti dall’effetto invecchiato decorate con poster del movimento di indipendenza indiano, trovano spazio tanti pezzi di antiquariato scovati dagli stessi proprietari e dagli interior designer dello studio Macaulay Sinclair, durante due viaggi in India. Per rivivere il fascino della vecchia Bombay. 

DOVE: Dishoom, 5 Stable Street, London – http://www.dishoom.com/

Sosharu 

Porta la firma dello studio cinese Neri & Hu Sosharu, il ristorante e cocktail bar giapponese, gestito dallo chef stellato Jason Atherton. Lo spazio al piano terra si ispira a un classico izakaya giapponese, accogliendo, da un lato, un grande bancone per i pasti in condivisione, e, dall’altro, una sala dove, attraverso l’utilizzo di travi e di schermi in legno, è stato creato un ambiente che ricorda le atmosfere intime di una casa tradizionale giapponese. Al piano inferiore c’è, invece, il cocktail bar dove ritagli di manga e vecchie pubblicità danno vita a una parete grafica che offre uno sguardo più informale e giocoso sulla cultura giapponese. Un mix di suggestioni che si sposa perfettamente con il menù del locale: una cucina classica con qualche sorpresa contemporanea. 

DOVE: Sosharu, 64 Turnmill St, London – http://www.sosharulondon.com/

VyTA Covent Garden

Ha da poco aperto le porte a Covent Garden il primo ristorante londinese di VyTA, la nota boulangerie gourmet nata nelle stazioni italiane. Lo spazio, sviluppato su tre piani e con due terrazze panoramiche, è stato firmato dall’architetto Daniela Colli, che si è ispirata all’architettura italiana degli anni ’60. Ad accogliervi, appena varcata la soglia, troverete pavimenti in marmo policromo, boiserie in legno, superfici laccate, fregi, specchi, avvolgenti sedute in velluto e accenti in ottone. Un locale dalla forte personalità in uno dei quartieri più vivaci di Londra.

DOVE21 The Market, Covent Garden, London – http://www.vytacoventgarden.com/

HUTONG SHARD

Per la più romantica delle cene, prenotate la cucina cinese di altissimo livello (in particolare, troverete le specialità della Cina del Nord) al 33° piano del più alto grattacielo londinese: Lo Shard (la scheggia) progettato da Renzo Piano. Un locale pieno di fascino dove di sera le lanterne rosse si riflettono sulle vetrate a tutt’altezza che dominano il Tamigi. Un’esperienza unica nel suo genere, sospesi a oltre 100 metri di altezza tra raffinati e minimali arredi cinesi. Per un’occasione molto speciale in uno dei migliori ristoranti panoramici  di Londra.

DOVE: Hutong Shard, The Shard, 31 St Thomas St, London – http://hutong.co.uk

GUARDA IL NOSTRO REPORT COMPLETO SUL RISTORANTE HUTONG SHARD

Darwin

È all’interno dello Sky Garden, il giardino in cima al grattacielo “Walkie-Talkie” progettato da Rafael Viñoly Beceiro, che si trova il nostro ultimo indirizzo. Si tratta di Darwin, una brasserie dove gustare cucina british in un ambiente rigorosamente di design, godendo di una vista panoramica mozzafiato sulla città di Londra.

DOVE: Darwin Brasserie, 20 Fenchurch Street – Sky Garden, London – https://skygarden.london/darwin

Foto di copertina: Grind and Co.

Lo storico ristorante Cacciatori a Cartosio.

Oggi voglio raccontarvi la storia del ristorante Cacciatori a Cartosio, un locale che ha aperto le porte nel lontano 1818. E la cosa più incredibile è che da oltre 200 anni è in mano sempre alla stessa famiglia. Ve la racconto perché di recente mi è capitato di scoprire questo incantevole ristorante con camere e di assaporarne le prelibatezze.

L’antico ristorante Cacciatori si trova a Cartosio, un piccolo paese in provincia di Alessandria, nel cuore del Monferrato. Una terrazza affacciata sulle verdi colline di un territorio che conserva ancora una natura rurale incontaminata.

La stufa a legna originale degli anni 50…

Ad accogliermi in questa visita, i proprietari Federica Rossini, grande chef del ristorante Cacciatori, e Massimo Milano che si occupa della sala e della cantina. 

A colpirmi in questa visita “privilegiata” è stato innanzitutto il tour nella cucina, dove Federica mi ha mostrato con orgoglio due cose. La prima è il suo orto, che lei stessa coltiva con passione, sul quale si affaccia la cucina attraverso una grande vetrata. La seconda è la sua cucina a legna degli anni 50. Una cucina che è sempre stata nel ristorante, e che sempre ci resterà…

“Noi cuciniamo tutto qui, con una cottura lenta e con una macchina per cucinare storica, che tiene in vita la grande tradizione culinaria dei nostri nonni.” E mi mostra il grande stinco di manzo che cuoce sul piano in ghisa “da questa mattina”, ci tiene a sottolineare…

La storia del ristorante Cacciatori

Massimo mi racconta invece la storia del ristorante. La sua famiglia arrivò a Cartosio, secondo documenti parrocchiali, già nel 1652. E i primi documenti che parlano della “Hosteria del Popolo” di  proprietà della famiglia Milano, risalgono appunto al 1818. Negli anni 30 del 900 diventa Trattoria Cacciatori, essendo frequentata dai cacciatori che nelle colline del Monferrato trovavano un ambiente faunistico molto ricco.

Dopo un importante lavoro di restauro, nel 1985 la trattoria diventa Ristorante Cacciatori. Nel 2006 arriva Federica che continua la tradizione femminile in cucina appartenuta prima a nonna Maria e poi a mamma Carla. Dal 2013, dopo aver imparato tutti i segreti di famiglia, diventa lei la protagonista assoluta della cucina “Cacciatori”.

Nel 2018, in occasione del loro importante anniversario, Massimo e Federica hanno deciso di rendere ancora più bello il loro locale, affidandosi ai preziosi consigli del celebre architetto Piero Castellini Baldissera che ha donato nuove forme e un color malachite al locale, mantenendo la tradizione nella cucina e valorizzando l’arte alle pareti. Sui tavoli, una mise en place sobria ma raffinata, dove spiccano i piatti Richard Ginori, realizzati appositamente per il locale, che riprendono i decori dei vecchi piatti utilizzati nella trattoria di famiglia.

Quella del Ristorante Cacciatori è una cucina tradizionale piemontese, principalmente del territorio fra Langhe e Monferrato, con qualche influenza ligure. Una cucina ricca di storia, di cultura e di sapori locali, ma interpretata dal gusto contemporaneo di Federica Rossini. Una cucina che nasce dalla terra: verdure di stagione dell’orto, carni selezionate da produttori locali. Tra i piatti forti, il famoso pollo alla cacciatora, cucinato ancora oggi con la ricetta originale del 1818.

Il ristorante Cacciatori dispone anche di alcune camere. “Sono per gli ospiti che vengono da lontano, così hanno la scusa di unire la buona cucina con una serata rilassante senza la fretta del ritorno”. Conclude Massimo Milano.

Una frase che suona quasi come una provocazione… una buona scusa per ritornarci!

www.cacciatoricartosio.com

Lo studio Masquespacio progetta la terza sede del ristorante take away Kento Shop

interior maquespacioÈ impossibile non notare come i progetti di interior dei ristoranti stiamo completamente cambiando.

Tutto diventa instagrammabile, ma non tanto per essere più social e amato da tutti, ma perchè il momento dedicato al cibo deve essere un momento completo, ricco di esperienze sensoriali e coinvolgenti.

È quello che cercano i millennials: sono proprio loro a essere più sensibili alla qualità e alle storie delle aziende. Vogliono comprendere cosa si trovano nel proprio piatto e in poche parole (o per meglio dire, in pochi sguardi) vogliono fidarsi del posto dove stanno andando a mangiare, nonostante abbia una lunga tradizione alle spalle.

interior maquespacioNon poteva non essere al passo con le tendenze il nuovo ristorante take away giapponese della città spagnola di Valencia, realizzato dallo studio creativo Masquespacio.interior maquespacio

Il progetto dello studio Masquespacio

Il progetto di interior dalle estetiche geometriche e colorate descrive la terza sede aperta per Kento Shop, la catena spagnola che sposa la tradizione giapponese del sushi.

Una brillante e decisa tavolozza di colori riempie 100 mq di spazio, inondato di richiami al mare e alla serenità.

interior maquespacioCi sono il blu e il verde del cielo e del mare, grandi finestre che guardano verso la vita esterna e specchi che danno la sensazione di riflessione e di infinito.

I dettagli in mosaico esaltano la brillantezza dei colori e infine il bambù chiude il gioco visivo con un delicato tono di calore.

Richiami come il rosa salmone e il verde delle alghe raccontano in un solo colpo d’occhio la vision di Kento Shop, quello di offrire a rapidi consumatori cibo fresco giapponese, disponibile anche nei banconi che richiamano le tipiche bancarelle giapponesi.

Lo stile audace dello studio Masquespacio si distingue per i progetti unici a seconda del cliente, in uno stile innovativo che si avvicina alla tradizione in ottica contemporanea.

Scopri Land, il progetto presentato durante la Milano Design Week di Masquespacio

www.kento.shop

 

Si chiama “Under” ed è il primo ristorante sottomarino in Europa. Un ristorante sommerso nelle acque del mare di Norvegia. A Lindesnes, per l’esattezza.

Under, il progetto di un visionario studio norvegese Snøhetta, sembra un rudere crollato nel mare o un vecchio relitto incagliato nella scogliera. Nella realtà è un parallelepipedo monolitico di cemento, lungo 34 metri, che si immerge nel mare fino a una profondità di 5 metri.

Questa straordinaria architettura sottomarina sorge in un punto molto particolare. Nel punto più meridionale della costa norvegese, là dove le acque provenienti dal Nord si scontrano, mescolandosi, con quelle provenienti da sud. Questa confluenza di correnti crea una situazione particolarmente ricca e favorevole per la flora e la fauna marina che qui prosperano rigogliose.

Per questa ragione l’edificio, oltre al ristorante, ospita anche un centro per lo studio della vita nell’ambiente marino.

In norvegese la parola “under” significa al tempo stesso “sotto” e “miracolo”. Proprio come questa architettura unica nel suo genere.

Come un periscopio sommerso, la grande vetrata del ristorante offre una visione unica ed emozionante del fondale marino e dei suoi incuriositi abitanti. Uno spettacolo che cambia col passare delle ore del giorno, ma che varia soprattutto con l’alternarsi delle stagioni, delle condizioni del tempo e del mare.

La struttura è stata progettata dallo studio Snøhetta per adattarsi perfettamente all’ambiente marino. Il suo esoscheletro in cemento, che dall’esterno può ricordare le strutture artificiali costruite dall’uomo per proteggere le coste dalle mareggiate, nella parte sommersa diventa un insolito habitat per animali e piante marine di ogni genere.

Ovviamente la struttura è stata progettata per resistere alla pressione dell’acqua ma anche alle peggiori condizioni possibili, come tempeste e forti mareggiate.

Buono a sapersi!

https://snohetta.com/

Se avete in programma un viaggio a Valladolid, in Spagna, concedetevi una sosta nella vinoteca Vinos Y Viandas, una straordinaria enoteca di design.Il suo stile minimale e sofisticato è pensato per catturare l’attenzione di tutti coloro che amano unire il piacere del vino alla bellezza del design.

Questa piccola vinoteca (nonostante le belle foto di ©Imágen Subliminal la facciano sembrare più grande, supera di poco i 35 mq) è stata progettata dagli architetti dello Zooco Studio che si sono ispirati alla storia e alla grande cultura spagnola per il vino.

Per progettare l’enoteca Vinos Y Viandas hanno ripreso l’idea della botte. In primo luogo si sono ispirati alle antiche cantine in pietra con le volte “a botte”, ma soprattutto hanno ripreso la struttura a nervature delle botti per il vino. I cerchi e le costole delle botti sono infatti il tema dominante  degli interni di questa enoteca di design spagnola. 

La struttura in legno di rovere che disegna gli spazi interni (non a caso è lo stesso legno utilizzato solitamente per le botti) è realizzata con circonferenze diverse, così da dare una sensazione dinamica oltre che a ricordare la forma delle botti per il vino. Grazie a questo accorgimento il cliente quando si muove all’interno dell’enoteca, percepisce un continuo cambiamento degli spazi. Sono pochissimi gli elementi che non riprendono le forme a cerchio. E sono il bancone, la tavola per la degustazione e lo spazio per l’esposizione e la vendita del vino.

Un sapiente gioco di superfici in acciaio a specchio non perfettamente liscio, riflette, amplifica e sfuoca la successione dei cerchi, deformandone le linee e dando la sensazione di spazio immerso in un liquido. Il pavimento è in pietra locale, la stessa utilizzata in tutte le vecchie cantine della zona.

Il progetto dell’enoteca Vinos Y Viandas di Valladolid progettato da Zooco Studio ha vinto il primo premio (Platinum) nella sezione “Interior Space and Exhibition Design” del prestigioso premio A’ Design Award & Competition. Un premio internazionale di cui Design Street è media partner e membro della giuria.

 

Si chiama Il Lusso della Semplicità il nuovo ristorante aperto a Milano dal celebre chef Alessandro Borghese.

Il Lusso della Semplicità è uno spazio di 700 metri quadrati, dall’arredamento minimale ma caldo, senza inutili fronzoli decorativi ma estremamente curato fin nei minimi nei dettagli. Il risultato conferma, se mai ce ne fosse bisogno, il grande gusto e il desiderio di originalità dello chef Alessandro Borghese.

Gli interni presentano un alternarsi di superfici “nude” con finitura grigio cemento, a un sapiente uso della pietra sinterizzata Neolith, un materiale estremamente flessibile e in grado di rivestire superfici anche molto grandi senza soluzione di continuità, conferendo all’ambiente un forte carattere e una spiccata personalità. Per gli interni dei suo ristorante Il Lusso della Semplicità, Alessandro Borghese ha selezionato diversi tipi di lastre creando interessanti contrasti fra materiali, colori e finiture.

È stato infatti scelto un mix di legni (Neolith La Bohème), marmi (Neolith Calacatta, Blanco Carrara BC01 e Onyx), metalli (Neolith Iron Corten) e graniti (Neolith Nero Zimbabwe). Il risultato evoca l’atmosfera dei vecchi transatlantico per crociere di lusso degli anni ’30, interpretata però dalla personalità eclettica di Borghese. 

Spicca la scelta del Neolith Calacatta Silk, che riprende il colore e le venature del celebre marmo di Carrara, che è stato utilizzato per i ripiani del bancone del bar, per le pareti del ristorante, per i ripiani dei lavabi nei bagni e per le scale. 

Lo stesso materiale, tagliato su misura in piccoli pezzi, è stato utilizzato da Alessandro Borghese, per creare i piattini utilizzati per le tapas. I piattini che combinano cibo delicato su uno sfondo elegante sono diventati un autentico mito tra i clienti del ristorante Il Lusso della Semplicità.

Racconta Alessandro Borghese: “La cucina è il nuovo rock ‘n’ roll. È un settore glamour dal fascino universale in cui il lavoro ben fatto è essenziale per il successo. La cucina può essere eccezionale, ma il ristorante e quello che vi è contenuto deve riflettere gli altissimi standard della cucina”
E prosegue parlando della scelta dei materiali: “Neolith mi ha attirato per la sua varietà di colori e motivi sublimi… Come me, Neolith cerca la perfezione e mette a mia disposizione il palcoscenico ideale su cui dar vita alla mia visione e su cui lasciar volare la mia immaginazione!”

In collaborazione con Neolith

 

Il ristorante Pank a Torino

Il nuovo ristorante Pank a Torino farà parlare di sé. Il ristorante Pank, nato recentemente nel cuore di Torino, circondato da storici edifici in stile Liberty, può essere definito infatti un connubio fra eredità sabauda ed anticonformismo.

Il contrasto tra storia e contemporaneità, tradizione e irriverenza, fra passato e futuro caratterizza questo nuovo locale della movida torinese. Anche la cucina, proposta dello chef Ivan Accorsi, pur essendo strettamente legata alla tradizione italiana, è stata rivisitata in chiave innovativa e non convenzionale. La stessa linea guida caratterizza gli interni, disegnati da Andrea Vecera. Ogni dettaglio è gioca con antitesi e contrasti. L’antico e il nuovo si incontrano, si scontrano e si amalgamano fino a costruire uno stile nuovo.

Guarda altri progetti di Andrea Vecera. La ciotola di design per cani e la scacchiera in cartone

Il ristorante Pank si sviluppa su due livelli. Al piano inferiore, il cliente viene accolto da un’area relax arredata con poltrone e pouf Pank. Come si capisce dalla voluta omonimia, questi arredi sono stati disegnati appositamente per il ristorante e realizzati da D3CO.

Di fianco alle sedute, il designer ha voluto un set di tavolini “Moon phases”. Il nome in questo caso deriva dal fatto che i materiali con cui i coffee table sono stati realizzati, ottone, rame ed alluminio, disegnano le diverse fasi lunari.

Attraverso due grandi specchiere si raggiunge una scala che porta alla sala da pranzo. Qui le atmosfere sono più aperte e luminose e anche qui dominano i contrasti. Il pavimento in legno naturale, si contrappone ad una boiserie più classica. Sul soffitto, un sistema di illuminazione di Davide Groppi rievoca i disegni delle costellazioni.

Il nome del locale è un gioco di parole che unisce e accorda due mondi diametralmente opposti. Da un lato Pan, il dio greco dalle sembianze di un satiro (divenuto poi il mitico fauno dei boschi della mitologia romana). Dall’altro, l’irriverente e provocatorio movimento Punk, nato nell’Inghilterra degli anni ’70, ancor oggi fonte di ispirazione per il mondo della musica e della moda.

In occasione della New York Design Week 2018, apre nella grande metropoli Zero Waste Bistro, il ristorante pop up che riflette sul tema dell’economia circolare.

In cosa consiste

Il ristorante pop up sposa l’interior design con la sensibilità sempre crescente verso la sostenibilità.
Il design per primo, essendo a stretto contatto con prodotti e comunicazione, deve essere il primo a muovere la società verso l’etica e la sostenibilità. Questo perchè cambiano i modi di vivere, di mangiare e di consumare, abitudini che diventano sempre di più insostenibili.

È così che in occasione di WantedDesign, l’evento newyorkese dedicato al design del prodotto e degli interni, l’istituto finlandese Finnish Cultural Institute lancia per quattro giorni il progetto ambizioso.

Il Bistro a rifiuti zero

Zero Waste Bistro è sia ristorante che laboratorio, uno spazio dove scoprire quanto è importante la raccolta differenziata e quando possa aiutare il mondo a ridurre lo spreco.

Il progetto è stato curato dai design finlandesi Harri Koskinen e Linda Bergroth, che hanno coinvolto il ristorante di Helsinki Nolla.

La struttura dello spazio è stata pensata come un tunnel colorato, diviso da diversi archi.
Tutte le superfici di arredo, a partire dai tavoli fino alle alzatine, sono state realizzate in Durat, un materiale composto da plastica riciclata e riciclabile al 100%.
Gli accessori invece sono stati forniti da Finnish Design Shop.

Per completare il pacchetto, è stata pensata anche una cucina totalmente sostenibile e a Km zero. Gli chef Luka Balac, Carlos Henriques e Albert Franch Sunyer propongono infatti un menu di solito non ben accetto nelle zone di ristorazione.

 

Si trova a Sölden, in Tirolo, ICE–Q, questo incredibile rifugio alpino di design con ristorante gourmet e cantina esclusiva, direttamente sulla cima del Gaislachkogl. Il progetto, realizzato dallo studio tirolese Obermoser è unico per l’architettura all’avanguardia e per lo scenografico ponte sospeso che collega il punto più alto della montagna.

La costruzione in vetro e acciaio del nuovo ICE-Q, posto a quota 3.048 metri, è stata realizzata su un terreno estremamente aspro, caratterizzato da  temperature estreme. Per questo sono state costruite fondamenta mobili, che permettono al fabbricato di adattarsi nel modo migliore ai cambi di temperatura. Dalla terrazza dell’ultimo piano, dove la vista spazia a 360 gradi sulle montagne circostanti, si raggiunge la cima del Gaislachkogl attraverso un ponte sospeso. Tutto l’edificio è accessibile anche con passeggini e ai diversamente abili.

A disposizione dei visitatori 132 posti a sedere al coperto e 80 posti sulle terrazze panoramiche.

www.central-soelden.at

www.soelden.com

 

Immaginate di prenotare un posto a cena in un luogo mistico, sommerso da pesci e acqua: potete farlo da adesso con Under, il primo ristorante sottomarino in Europa.
Nel punto più meridionale della costa norvegese, nel villaggio di Båly, tra le particolareggiate rocce si nasconde questo ristorante inaspettato e magico, nato come centro di ricerca per la vita marina. Un omaggio a tutto il territorio, ricco di ambienti unici e di fauna selvatica marina.
L’edificio è stato progettato dallo studio norvegese Snøhetta.

L’edificio

Under è un edificio che irrompe nella superficie marina e si sviluppa seguendo una forma monolitica. Un misto tra acquario e ristorante, sicuramente un posto dove godere della meraviglie nascoste a ben cinque metri sotto la superficie dell’acqua.
Come un periscopio affondato, le massicce finestre del ristorante danno la possibilità di ammirare il fondo marino, con tutta la sua ricchezza e varietà che cambia in base alle stagioni e alle condizioni meteorologiche.

Tutti i colori usati richiamano la vita marina e il suo mistero: il blu intenso e il grigio del calcestruzzo fanno da pantone a tutto l’ambiente. Una narrazione ulteriormente incorniciata da piccoli dettagli (come i cocktail).

Un posto dove imparare

Lo studio dell’architettura e del menù permettono ai clienti di imparare sulla poca conosciuta biodiversità del mare, immergendosi in uno stimolante momento esperienziale ricco di sapore e suggestioni capaci di attivare tutti i sensi.
È possibile visitare il ristorante anche al di fuori degli orari di apertura, così che l’edificio possa diventare un vero e proprio punto di ricerca della biologia marina. In questo modo Under diventa un laboratorio per le squadre di studio di biologia marina e del comportamento dei pesci.

Attenzione all’architettura

La forma elegante e snella dell’edificio è stata pensata incapsulata in un guscio di cemento con una superficie grossolana che invita le cozze ad aggrapparsi. In questo modo, con il passare degli anni, l’edificio diventa una scogliera artificiale ottima per ospitare i molluschi e incentivare la vita marina nelle acquea purificate.

www.snohetta.com

Tie&Apron (cravatta e grembiule) è un progetto davvero intelligente partorito dalla mente di Andrés Labi, un designer che vive a Tallinn, in Estonia. Tutto è cominciato nella primavera del 2013, quando Andrés ha disegnato il suo primo grembiule col quale ha partecipato concorso di progettazione “Male Thing”, organizzato dall’Associazione Estone dei Designers. Da allora è stato un successo crescente che ha portato il Tie&Apron a modificarsi fino ad raggiungere la linea attuale.

Pensato originariamente per l’uomo, può essere utilizzato indifferentemente da entrambi i sessi, anche se Andrés sta lavorando ad un modello più sottile per le donne e a una versione più piccola per i bambini. Molti di ristoranti e caffetterie in tutto il mondo lo hanno già adottato personalizzandolo col proprio logo. Tie&Apron è disponibile per ora in due modelli: Barista e Chef, più lungo e dotato di una spaziosa tasca capiente, ed è ordinabile online. Tutti i grembiuli sono realizzati a mano in Estonia, Europa.

www.tieapron.com

Il nuovo ristorante Markus di Maurizio De Riggi si è spostato, dopo 6 anni di attività, all’interno un palazzo nobiliare dell’Ottocento di San Paolo Belsito. Una cittadina celebre per aver ospitato l’alta borghesia napoletana quando desiderava allontanarsi dalla già allora frenetica vita del capoluogo partenopeo. Il nuovo Markus, da poco inaugurato, è uno studiato mix tra vecchio e nuovo, dove forme e materiali creano studiati.

Il progetto del nuovo ristorante Markus è dell’architetto Leonardo Caliandro, ma Maurizio De Riggi ha contribuito molto alle scelte progettuali. Come quando ha voluto assolutamente inserire il vecchio lavatoio in cemento peroveniente dalla casa di sua nonna come lavandino. Il risultato è il viaggio, il racconto di una storia in grado di creare equilibrio tra passato e futuro”.

Markus si compone di 2 sale comunicanti e da una piccola cucina a vista. Tutto dominato da un alto soffitto, che sfiora i 5 metri. Grazie alle generose altezze le pareti sono state scelte per ospitare diverse scenografie che dialogano tra loro. L’ingresso è trattato come un sipario teatrale con tende in velluto bordeaux. Un’altra parete ospita collezioni di piatti, orologi e specchi, oggetti in ottone, porcellane e ferro, che ricreano le atmosfere di una casa contadina.

Un’altra ancora è rivestita con doghe in frassino olivato invecchiato, che continuano anche sul soffitto sotto forma di lamelle, rievocando le vecchie locande del borgo. Non manca infine la carta da parati in stile Jungle, tonalità del nero e del verde.

Particolare la piccola cucina a vista, attrezzata con due posti a sedere per degustare i piatti dello chef conversando direttamente con lui.

Per Maurizio De Riggi, Markus rappresenta dunque il racconto di un sogno. Un gioco di citazioni al passato ma ben radicato nel presente, con un equilibrio ricercato tra arte, installazione, cucina e design.

Markus – Food Experience, è in via Ferdinando scala n. 94 a San Paolo Bel Sito (NA)

foto: Andrea Segliani

Hutong Shard: lanterne rose sospese su Londra…

Se avete in programma un viaggio nella capitale inglese, non perdetevi una visita alla scheggia “the Shard” l’ormai celeberrimo grattacielo a cuneo progettato da Renzo piano a due passi dallo storico London Bridge. Dalla terrazza panoramica di quello che ad oggi è il grattacielo più alto d’Europa si gode una delle più incantevoli viste della città.

Ma se vi resta tempo (e se il portafogli lo consente), potete anche godervi una sosta al 33° piano, dove si trova lo spettacolare Hutong Shard il bar-ristorante con cucina della Cina del Nord. Un ambiente di grande fascino, circondato da vetrate a tutta altezza che si affacciano sulla città e dove i tavoli sembrano sospesi nel vuoto.

Un’esperienza unica, anche solo per un thè, in un ambiente molto curato, a partire dal controsoffitto in bambù intrecciato, al contrasto tra l’arredamento tradizionle cinese con la modernissima architettura che lo ospita, fino alla fi curatissima illuminazione progettata dallo studio Into Lighting e David Yeo , dove centinaia di lanterne rosse creano atmosfere d’altri tempi.
Non perdetevelo al tramonto, quando le luci della città comincianao a brillare sotto di voi!

http://hutong.co.uk


Copyright – Richard Southall/Ilona Zielinska

Si chiama The Musket Room questo ristorante vintage che prepara piatti neozelandesi e internazionali, progettato dallo studio newyorkese Alexander Waterworth Interiors a Nolita, nel cuore di Manhattan.

I progettisti hanno utilizzato una combinazione di materiali diversi, tra cui mattoni a vista, cemento e molte parti in legno di noce grezzo, con l’intento di creare uno spazio interno vintage, ma al tempo stesso accogliente ed elegante. L’arredamento fa il resto: mobili di metà secolo, le lampade in ottone dal sapore “industriale” con i cavi a vista e profondi divanetti in pelle azzurro indaco che rafforzano e completano ulteriormente l’ispirazione del locale.

Il pavimento in legno, si alterna a decorazioni in cemento a vista.

www.alexanderwaterworthinteriors.com