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Un progetto flessibile. Un’esplosione di colore. Un invito alla socialità. Ecco Big Talk, la lounge chair modulare firmata da Adam Goodrum per Blå Station.

Trono pop, loveseat, serpentone. Big Talk è una lounge chair modulare dalle mille anime. Il progetto, firmato dal designer Adam Goodrum, è una delle novità 2021 del brand svedese Blå Station. Una lounge chair sinuosa e ipercolorata pensata per portare allegria in qualsiasi interno.

Big Talk nasce dalla poltrona che Adam Goodrum ha presentato alla mostra “Knit Project!” di Febrik e Kvadrat, in occasione di 3 Days of Design a Copenhagen. Non a caso, l’ispirazione del progetto nasce dal tessuto.

“Sono stato ispirato dai campioni di tessuto”, racconta Adam Goodrum. “L’imbottitura forma un divano modulare tête-à-tête o una collezione di “loveseat” simili a quelli di epoca vittoriana, in cui due o più sedute possono essere unite in una configurazione ondulata. Due persone possono avere una conversazione tranquilla fianco a fianco (in linea con il riserbo vittoriano), guardando lo schienale del sedile dell’altro e lo spettro di bande colorate”.

La flessibilità, innanzitutto

Geometria, colore, flessibilità. Sono queste le parole chiave del sistema di sedute Big Talk. A comporre la lounge chair sono un cilindro per la base e un semicerchio per lo schienale, entrambi imbottiti in schiuma espansa e rivestiti con strisce in velluto di Febrik, proposte in diverse palette di colore.

Come dicevamo, Big Talk è un sistema di sedute modulare. Un progetto versatile che interpreta molto bene quell’esigenza di flessibilità oggi così sentita nell’interior design.

Il punto di partenza è la lounge chair. Una sorta di trono contemporaneo da usare come seduta d’accento. Combinando diversi moduli, si possono invece creare diverse configurazioni. Dal loveseat in cui fare intime conversazioni di coppia a lunghi divani sinuosi, simili ai serpentoni degli anni ’70. Inoltre, i moduli con le loro forme ondulate creano una serie di nicchie, rivolte in modo alternato verso l’interno o verso l’esterno. Per garantire comfort e privacy anche negli spazi pubblici.

Un progetto flessibile. Un’esplosione di colore. Un invito alla socialità. Serve altro per spiegare perché Big Talk ci piace?

Offrono la giusta privacy negli spazi pubblici. E garantiscono il distanziamento fisico in tempi di pandemia. Ecco i divani di design per i lavoratori digitali.

I mobili per ufficio tradizionali stanno scomparendo? I divani di design per i lavoratori digitali si sostituiranno alle scrivanie? Sembrerebbe proprio di sì, a giudicare dalle ultime tendenze del mondo dell’arredo. E non solo per le nuove modalità lavorative a cui ci ha costretto la pandemia. È da un po’ di anni che tante persone hanno abbandonato i luoghi di lavoro tradizionali, svolgendo le proprie attività in casa oppure in caffetterie e spazi di co-working.

Già, oggi in tanti settori il lavoro è nomade e i confini tra uffici, case e spazi pubblici sono sempre più sfumati. È dunque naturale che anche gli arredi siano cambiati, rispondendo alle nuove esigenze dei cosiddetti nomadi digitali.

LEGGI IL NOSTRO ARTICOLO SU GRAFEOIPHOBIA, GLI ARREDI DI GEOFFREY PASCAL PER LAVORARE DISTESI COME A LETTO 

I nuovi protagonisti degli spazi di lavoro sono i divani

Che si continui a lavorare da casa, come tanti stanno facendo in questi mesi, o che si torni negli uffici, nelle caffetterie e negli spazi di co-working, una cosa è certa: la scrivania non è più il centro della nostra vita lavorativa. I nuovi protagonisti degli spazi di lavoro sono i divani.

Dotati di collegamenti elettrici e piani di lavoro, i divani sono infatti diventati l’arredo più adatto per i lavoratori digitali. E, se accessoriati con divisori, sono perfetti per ritagliarsi un’oasi di intimità nei grandi open space, oltre a garantire quel distanziamento fisico necessario in tempi di emergenza sanitaria (speriamo ancora per poco).

Qualche idea? Detto fatto. Tra proposte più o meno recenti, ecco la nostra selezione.


Le poltrone e i divani di design per i lavoratori digitali


S 5000 Retreat, Thonet

Progettato da Marialaura Rossiello Irvine nel 2020, S 5000 Retreat di Thonet è un aggiornamento della serie S 5000 firmata nel 2006 da James Irvine.
Si tratta di un sistema modulare formato da divani e sedute separate da divisori, che può essere accessoriato con tavolini, cuscini di diverse dimensioni e prese di corrente. Il modulo base è un divano imbottito a uno, due o tre posti, con un telaio in tubolare d’acciaio senza schienale e braccioli. Alla struttura possono essere fissati, a seconda delle esigenze, braccioli e schienali oppure divisori. Le configurazioni sono così infinite. (www.thonet.de)


Plenum, Fritz Hansen

Plenum è il sistema di divani firmato da Jaime Hayon per Fritz Hansen. Tratti distintivi del progetto sono lo schienale alto e avvolgente, che permette di ritagliarsi la giusta privacy nei luoghi pubblici, e la presenza di una presa di corrente e due porte USB per ricaricare i device.
Disponibile con seduta a uno, due o tre posti, può essere rivestito con un’infinità di tessuti e colori. Un divano estremamente versatile che può essere integrato anche con una serie di tavolini. (fritzhansen.com)


Soft Work, Vitra

Soft Work è la serie di divani per i lavoratori digitali disegnata da Edward Barber e Jay Osgerby per Vitra. Una piattaforma molto flessibile perfetta sia per il lavoro individuale che per quello in team.
Il progetto è composto da sedute ergonomiche, tavolini, prese di corrente e stazioni di ricarica. I tavolini e le sedute possono essere accostati o messi da parte a seconda delle necessità. L’aggiunta di pannelli divisori garantisce ai nomadi digitali la massima concentrazione. (www.vitra.com)


Capsule, Casala

Un bozzolo dentro cui rifugiarci, senza però isolarci dal resto del mondo. Possiamo riassumere così Capsule, la collezione di divani e poltrone disegnata da Kateryna Sokolova per Casala. Un progetto nato per offrire ai lavoratori privacy e comfort negli open space.
Capsule non solo crea un ambiente protetto grazie alle sue forme avvolgenti. Il suo rivestimento fonoassorbente garantisce un perfetto isolamento acustico. Per telefonare, leggere e lavorare in tutta tranquillità. La sua forma a bozzolo assicura, inoltre, anche la cosiddetta distanza di sicurezza. Capsule ha vinto il German Design Award 2020(www.casala.com)


Fragment, Fogia

Una novità 2021. Fragment è il sistema di sedute disegnato da Todd Bracher per il brand svedese Fogia. Le sue parole chiave sono leggerezza e comfort. Se le linee di Fragment sono esili, i cuscini rendono infatti la seduta calda e accogliente.
Lo schienale e le sezioni laterali sono avvolte da pannelli che proteggono dai rumori e assicurano la giusta privacy.
Le configurazioni sono infinite, rendendo il divano adatto per diversi ambienti e usi. (www.fogia.se)


People, Milani

Un divano avvolgente come un abbraccio. È People, il progetto firmato da Alessandro Crosera per Milani, azienda veneta specializzata in sedute, complementi e accessori per il contract e l’ufficio. Un sistema di sedute dalle forme curvilinee perfetto per creare isole di comfort e privacy negli open space.
People è realizzato con struttura in legno e schienale e sedile in resina poliuretanica, con rivestimento in tessuto fonoassorbente e antibatterico. È disponibile in versione mono o bicolore, con schienale a contrasto. Inoltre, può essere dotato di un tavolino, presa elettrica, USB e tasca laterale portariviste.
Non un divano per ufficio, ma un vero e proprio ufficio mobile(www.sm-milani.com)


BOB Job, Blå Station

BOB Job, il sistema di divani progettato da Stefan Borselius e Thomas Bernstrand per Blå Station, è la soluzione ideale per un ambiente di lavoro informale e creativo. Il suo numero infinito di configurazioni lo rende, infatti, adatto alle più diverse funzioni.
Oltre ai divanetti, BOB Job comprende scaffali per libri e documenti, piani di lavoro e divisori imbottiti utili a garantire la giusta riservatezza nel caso di conversazioni private o di meeting di lavoro. (www.blastation.com)


Undecided, Manerba

I rumori nei luoghi pubblici rendono difficile il lavoro? Undecided, la linea di divani modulari firmata da Raffaella Mangiarotti e Ilkka Suppanen per Manerba, risponde a questo problema. Progettato con un coefficiente di assorbimento acustico pari all’85% delle frequenze vocali, Undecided è infatti perfetto per ritagliarsi un angolo dove lavorare in tutta tranquillità.
La collezione è configurabile all’infinito nei colori, in larghezza e altezza. Si può avere a uno, due, tre posti, con basi fisse o girevoli, e con due, tre e quattro file di cuscini in altezza. Undecided è, inoltre, dotato di una pratica presa per ricaricare i device e di una tasca in cui nascondere le batterie. (manerbaspa.com)


Focus Podseat, Zilenzio

La serie di divisori fonoassorbenti portatili creata da Note Design Studio per il brand svedese Zilenzio si arricchisce con l’aggiunta del divanetto Focus Podseat. In questo nuovo progetto il pannello fonoassorbente diventa lo schienale della seduta. Uno schienale alto e curvo che crea un’accogliente isola in cui lavorare.
A completare Focus Podseat c’è anche un piccolo tavolo integrato. Uno spazio di lavoro compatto e intimo che può essere accostato alla parete oppure posizionato al centro della stanza. (zilenzio.com)


Cell128, Sitland

Cell128, il sistema di sedute progettato da Dorigo Design per Sitland, è caratterizzato da uno schienale extra alto e da forme avvolgenti.
Cell128 può essere anche accompagnato da un tavolino, che si può avvicinare o allontanare dalla seduta grazie al supporto e al piano girevoli. La rotazione del supporto permette, inoltre, di portare il tavolino sul retro, dando così un piano di appoggio anche a chi non è seduto.
Cell128 su richiesta può dotarsi anche di un caricatore USB pop-up(www.sitland.com)


Kiik, Arper

Kiik, design di Ichiro Iwasaki per Arper, è un sistema modulare pensato per gli spazi di lavoro, le sale d’attesa e i campus universitari.
La collezione si compone di sedute con o senza schienale, tavolini di forma triangolare, circolare, quadrata e rettangolare, pouf e console in tre diverse altezze. Una varietà di combinazioni che, unita a un’ampia scelta di materiali e finiture, fa di Kiik un prodotto estremamente versatile. Per spazi di lavoro e condivisione cuciti su misura. (www.arper.com)


Biga, Luxy

Non ci sono solo divani di design per i lavoratori digitali, ma anche poltrone. Un esempio è Biga di Luxy, un progetto che svela già nel nome il suo carattere. Il rimando è infatti alla biga degli Antichi Romani (il carro a due ruote, trainato da due cavalli, usato nelle corse).
L’idea alla base di Biga è di creare uno spazio intimo all’interno dell’ambiente di lavoro senza, però, isolarsi dallo stesso. Biga è proposto in due altezze e in due versioni: una con ruote, proprio come l’antica biga dei Romani, che permette di spostare facilmente la poltrona. L’altra classica, con piedini.‎ Inoltre, la poltrona può essere accessoriata con un piano d’appoggio per i notebook.‎ (luxy.com)


Eleven High Back Work, Alias

Eleven High Back Work è il divano per i nomadi digitali disegnato da Pearson Lloyd per Alias. Uno spazio operativo informale e individuale concepito per i lavoratori contemporanei che trascorrono lunghe ore d’attesa nelle lounge degli aeroporti.
‎A caratterizzare Eleven High Back Work lo schienale alto e l’inserimento di un piano di lavoro, posizionato lateralmente alla seduta. Il risultato è un divano dalle dimensioni compatte, con un perfetto equilibrio fra privacy e accorgimenti di sicurezza. Il modulo può essere infatti ispezionato facilmente, così da rientrare nelle normative di sicurezza applicate negli spazi pubblici.‎ (alias.design)


 

Poltrone dalle forme arrotondate e avvolgenti. È questo uno dei maggiori trend dell’interior design. Per una casa che punta tutto sulla morbidezza e il relax.

Rotonde, piene, avvolgenti. Le poltrone contemporanee parlano una lingua femminile e accogliente. Una tendenza emersa già da qualche anno, che oggi diventa più attuale che mai. Perché non solo le poltrone dalle forme arrotondate abbracciano il nostro corpo interpretando quell’idea di casa rifugio, di cui abbiamo ultimamente un gran bisogno. Le loro linee avvolgenti creano un’atmosfera di calore e intimità anche negli uffici, nelle hall degli hotel e negli spazi del retail. Per un interior design che punta tutto sulla morbidezza e il relax.

Qualche idea? Detto fatto. Abbiamo raccolto alcune delle più belle poltrone di design dalle forme arrotondate presentate negli ultimi anni.

Ecco la nostra selezione.


Poltrone dalle forme arrotondate e avvolgenti


Ruff, Moroso

La nostra rassegna sulle poltrone dalle forme arrotondate parte con Ruff, il progetto di Patricia Urquiola per Moroso. Il cuore di questa scultorea poltrona è nell’armonioso intreccio fra seduta e schienale. I braccioli si appoggiano, infatti, ai lati della seduta e la circondano, anche se si incontrano in un unico punto. Ruff è un omaggio all’arte di Eduardo Chillida (1924-2002), scultore di fama internazionale, vissuto a San Sebastiàn, la cui “progettualità architettonica” è un continuo dialogo con lo spazio. (moroso.it)


Let, Fritz Hansen

“Mi piace il carattere del bracciolo che apre le sue ali con un gesto invitante. L’idea è quella della leggerezza e della comodità”. Così Sebastian Herkner racconta Let, la sua poltrona per Fritz Hansen. Una poltrona compatta perfetta sia per ambienti domestici che contract. La seduta e lo schienale di Let sono rivestiti in tessuto o pelle, la struttura è disponibile in acciaio verniciato a polvere o cromato oppure in legno di quercia, frassino naturale e frassino verniciato di nero (tutti provenienti da foreste sostenibili e certificate FSC). (fritzhansen.com)


Torii, Minotti

Torii è il nuovo sistema di sedute progettato da Nendo per Minotti. Una collezione giocata sui contrasti. I volumi arrotondati e generosi della seduta si contrappongono, infatti, alla leggerezza delle gambe. La costruzione della struttura in metallo richiama il portale di accesso ai santuari shintoisti giapponesi, chiamati per l’appunto torii. Le poltrone formano un cerchio perfetto e sono disponibili sia nella versione fissa che girevole. (www.minotti.com)


D.154.2, Molteni

La poltrona D.154.2 è una riedizione del progetto firmato da Gio Ponti per la villa dei collezionisti Planchart a Caracas del 1953-57 e fa parte della collezione Gio Ponti Collection di Molteni&C. Pensata come un accogliente guscio, la poltrona ha una scocca in poliuretano rigido, una controscocca in poliuretano morbido e un cuscino, e può essere rivestita in tessuto o pelle, con la possibilità di usare materiali o colori diversi per i singoli elementi. (molteni.it)


Grasso, BD Barcelona Design

“Grasso non è grasso. Grasso è più che grasso. È traboccante”. Così Stephen Burks riassume Grasso, la sua collezione per BD Barcelona. Una poltrona dai volumi prorompenti, in cui la generosa seduta contrasta con la rigida struttura tubolare in acciaio. Grasso è disponibile con rivestimenti in pelle o tessuto e può essere accompagnata dal poggiapiedi. Per un relax che non conosce limiti. (bdbarcelona.com)


Tail Dinig Chair, Gubi

Una poltrona con la coda. È Tail Dinig Chair, la poltroncina disegnata da GamFratesi per Gubi. La forma arrotondata dello schienale si ispira alla spettacolare coda del pavone. Una seduta dal carattere giocoso, che può adattarsi a diversi usi. Progettata per il tavolo da pranzo, Tail è infatti perfetta anche nel living o nella camera da letto. Da sola oppure in coppia per creare un angolo di conversazione. La poltroncina è disponibile con schienale alto o basso. (www.gubi.com)


Julep, Tacchini

Forme morbide e avvolgenti. Animo femminile e romantico. Parliamo di Julep, la poltrona firmata da Jonas Wagell per Tacchini. Completamente imbottita, la seduta ha un aspetto pieno e generoso alleggerito, però, dalla base rientrante che la solleva da terra in modo quasi impercettibile. La collezione comprende anche un divano, una chaise-longue e un pouf. Una poltrona che invita al relax solo a guardarla. (www.tacchini.it)


Haven, Warm Nordic

Rifugio. Questo il significato di Haven, la poltrona disegnata da Charlotte Høncke per Warm Nordic. Lo schienale alto e avvolgente della poltrona crea, infatti, un vero e proprio rifugio. Un’oasi dove possiamo sconnetterci da tutto ciò che ci circonda, raggomitolati con un libro o il nostro laptop. E per questo perfetta per gli spazi pubblici, dove è necessario ritagliarsi angoli di intimità. Haven può essere rivestita con tessuti esclusivi come “Hero”, il progetto di Patricia Urquiola per Kvadrat. Un tessuto con una superficie morbida, simile al feltro. (www.warmnordic.com)


Bigala, Adrenalina

Bigala è il progetto firmato da Roberto Giacomucci per Adrenalina. Una poltrona dalle forme decise ma morbide, caratterizzata da due ali che sembrano racchiudere la seduta. L’ispirazione nasce da una riflessione sul confine fra interno ed esterno e sul carattere sempre più mutevole delle sedute. Oggi divani e poltrone sono, infatti, destinati ad accogliere esigenze spesso contrapposte: solitudine o compagnia, relax veloce o prolungato. Per andare incontro anche alle esigenze lavorative, Bigala può essere attrezzata con spine di ricarica per i dispositivi mobili e con un tavolino(adrenalina.it)


Arom, Zanotta

Si ispira al mondo naturale Arom, la poltrona disegnata da Noé Duchaufour Lawrance per Zanotta nel 2014. Una poltrona dalle forme organiche, con un alto contenuto di ricerca ergonomica e tecnologica. Arom è costituita da una struttura in acciaio, imbottitura in poliuretano schiumato e rivestimento sfoderabile in tessuto, pied de poule o in pelle. La scocca esterna può essere rivestita anche in cuoio in abbinamento a tessuto o pelle. (zanotta.it)


Hideout, Gebruder Thonet Vienna

In una rassegna sulle poltrone dalle forme avvolgenti non può mancare Hideout, il progetto firmato dalle Front per Gebruder Thonet Vienna nel 2015. Hideout ha una struttura a sezione quadrata in faggio massello curvato a vapore e un’ampia seduta, imbottita come la parte centrale dello schienale. L’abbraccio è garantito dalle parti in paglia di Vienna, che definiscono il profilo arrotondato dei braccioli, sporgendo oltre la seduta. (www.gebruederthonetvienna.com)


Undecided, Manerba

Undecided è un sistema di sedute modulare, progettato da Raffaella Mangiarotti e Ilkka Suppanen per Manerba. Fra le varie configurazioni possibili ci sono anche le poltrone con schienale alto e avvolgente. Perfette per ritagliarsi un angolo di privacy negli ambienti pubblici. Tanto più perché Undecided non è solo avvolgente ma anche fonoassorbente, con un coefficiente di assorbimento acustico pari all’85% delle frequenze vocali. La seduta ideale per creare angoli intimi da dedicare al lavoro o alla conversazione. (manerbaspa.com)


Lisetta, Bottega Intreccio

Lisetta è la poltroncina disegnata da Elena Salmistraro per Bottega Intreccio. Una poltrona pensata per portare negli spazi un senso di intimità e leggerezza. La sua forma avvolgente accoglie e abbraccia. Le trasparenze date dall’intreccio trasmettono l’idea di proteggere senza escludere il mondo circostante. Un progetto delicato che rende omaggio all’antica arte dell’intreccio. Lisetta è disponibile in due diverse altezze. (www.bottegaintreccio.it)


Oval, Trussardi

Oval è la poltrona disegnata da Carlo Colombo, parte della collezione Trussardi Casa 2020. Si tratta di una poltroncina dalle forme arrotondate e avvolgenti, con un segno distintivo: un ovale in metallo, profilo del logo Trussardi. L’ovale è in acciaio nella nuova finitura galvanica dark matte bronze e richiama un antico stemma medievale, a sottolineare l’italianità del brand. (www.luxurylivinggroup.com)


Emily Armchair, Verzelloni

Emily Armchhair è la nuova, morbida poltroncina dalle forme arrotondate disegnata da Alberto Lievore per Verzelloni.
Una seduta dalle dimensioni compatte e dalla forma accogliente come un abbraccio. Con le sue linee classiche ma molto pulite, Emily coniuga eleganza e modernità. Una poltroncina ideale per concedersi un po’ di relax, che si ispirata alla forma avvolgente delle conchiglie (www.verzelloni.it).


Un dialogo fra pieno e vuoto. È Void Matters, la nuova collezione di Sancal firmata da Note Design Studio.

Cosa definisce un oggetto? La materia o il vuoto che la circonda? È da questa domanda che nasce Void Matters, la nuova collezione di arredi che Note Design Studio ha firmato per Sancal. Un progetto concettuale che offre una riflessione sul rapporto fra spazio positivo e spazio negativo.

“L’idea era di porre l’accento sul nulla. O meglio, sullo spazio negativo che circonda gli oggetti fisici. Nel momento in cui riconosciamo il vuoto, diventa anch’esso un elemento di design importante quanto gli oggetti stessi”, racconta Cristiano Pigazzini di Note Design Studio.

Per raccontare il vuoto, Void Matters si compone di 4 prodotti: le poltrone e i divani Core e Remnant, la linea di tavoli Vestige e il set di pouf Dividuals.

Core e Remnant: i due opposti della stessa forma

Core e Remnant sono due poltrone/divani indipendenti ma allo stesso tempo complementari. La forma accogliente e generosa è la stessa. L’interpretazione e le tecniche costruttive sono diverse.

Core è l’essenza, l’origine, la parte positiva della materia. Remnant rappresenta il negativo, il vuoto, il materiale scartato. Un vuoto che per diventare tangibile ha richiesto una complessa opera di ingegnerizzazione. La sfida tecnica è stata quella di supportare una seduta che fluttua nell’aria. La soluzione una struttura metallica triangolare, ispirata alle tecniche architettoniche di distribuzione del peso.

Un altro problema tecnico di Remnant ha riguardato i suoi ampi volumi. La soluzione, in questo caso, è stata quella di dividere le strutture per facilitare il processo di iniezione. Per questo la struttura interna della poltrona è composta di tre pezzi realizzati con diversi stampi, mentre il divano si compone di quattro pezzi.

Vestige: i tavoli che raccontano il passare del tempo

I tavoli Vestige esplorano i temi del tempo e dell’erosione, giocando con i materiali. La base scultorea richiama forme architettoniche di epoche passate. Il piano del tavolo, costituito da un disco o rettangolo in vetro temperato color champagne, sembra fluttuare nel vuoto.

La base di Vestige è disponibile in legno tinto, o rifinito con iQ Surface, un materiale sviluppato dall’azienda di pavimenti Tarkett.

Dividuals: i pouf che possono incastrarsi come le tessere di un puzzle

Dividuals è un set di pouf dalle forme organiche, che possono essere usati individualmente oppure incastrarsi come in un puzzle, dando vita a un’unica unità formale. I pouf poggiano su una base in legno e sono disponibili in molteplici rivestimenti.

GUARDA ANCHE LA LOUNGE CHAIR MALLOW DI NOTE DESIGN STUDIO

Moroso presenta Taba, la nuova collezione di sedute firmata da Alfredo Häberli. Fra poesia, multifunzionalità ed ergonomia.

Poetica, multifunzionale, ergonomica. È Taba, la nuova famiglia di sedute che il designer svizzero-argentino Alfredo Häberli ha firmato per Moroso. Una collezione pensata sia per gli spazi pubblici che per le abitazioni private, che nasce dalla sovrapposizione di diverse linee organiche.

“Quando si progettano divani e sedute”, spiega Häberli, “l’interazione tra le persone deve essere in primo piano. Ecco perché gioco con la precisione delle linee e la poetica della lingua organica.”

Il risultato è una serie di divani, poltrone e pouf dalla forma asimmetrica, che unisce il rigore della geometria alla poesia delle forme naturali. “Il gioco che mi interessava sviluppare con TABA”, racconta ancora Häberli, “è l’intreccio tra forma e poesia. Tra ciò che è lineare e ciò che sfugge.” 

Un intreccio tra forma e poesia

Questo incontro fra razionale e irrazionale trova origine nella biografia di Alfredo Häberli. Nato a Buenos Aires, in Argentina, Häberli si trasferisce con la famiglia in Svizzera durante l’adolescenza, dove studia Industrial Design presso la Zurich University of the Arts (ZHdK). Dall’Argentina deriva la parte più creativa e passionale del designer, dalla Svizzera il rigore e la disciplina. Un incontro/scontro fra due culture agli antipodi che trova piena espressione nella collezione Taba.

Il richiamo a un vecchio gioco argentino

Taba prende il nome e l’ispirazione da un vecchio gioco rurale argentino. Il protagonista del gioco è un osso di mucca, a cui vengono applicate due piastre metalliche. Lo scopo? Lanciare l’osso in modo che la parte vincente rimanga verso l’alto. Si tratta, dunque, di un ricordo legato all’infanzia di Häberli. Un ricordo in cui risiede la parte più emozionale e poetica del progetto.

Ergonomia e multifunzionalità

Poesia, dicevamo, ma anche ergonomia e multifunzionalità. Le sedute Taba alternano infatti zone piane, dove appoggiare laptop o libri, a zone curve in cui incastrare i pouf. Una molteplicità di funzioni che prova a rispondere alle varie attività che si svolgono durante il giorno: lavorare, conversare, leggere, guardare un film.

La collezione Taba comprende otto pezzi: un divano, due poltrone, cinque pouf. Tutti disponibili in un’ampia gamma di rivestimenti.

Si chiama DOMNA l’ultimo progetto di FAINA Design. Una poltrona dalle forme organiche ispirata alle sculture delle antiche divinità femminili ucraine.

Forme organiche, volumi generosi, linee avvolgenti. Alle poltrone oggi piacciono le curve. Già, è sufficiente sfogliare le pagine di una rivista di arredamento o scorrere le foto di un blog per rendersene conto. Le sedute puntano sempre più sul comfort e sul relax anche nella forma. Un esempio? DOMNA, la nuova poltrona lanciata da FAINA Design, brand ucraino fondato da Victoriya Yakusha nel 2014.

DOMNA richiama le curve di un corpo femminile. La poltrona si ispira infatti alle sculture di antiche divinità ucraine, risalenti alla cultura Trypillian del tardo neolitico. Figure femminili che erano considerate protettrici della famiglia e dell’agricoltura. Non a caso, il nome “domna” in ucraino significa sacerdotessa.

Ancora una volta, dunque, Victoriya Yakusha attinge all’immenso repertorio culturale ucraino. “FAINA Collection è il mio manifesto artistico. Una celebrazione del moderno design femminile ucraino con una forte connessione alle nostre radici culturali. Sto cercando di creare pezzi di design durevoli e con un’anima, che diventeranno parte della famiglia per le persone”, racconta Yakusha.

FAINA Design propone infatti un design semplice dal punto di vista formale, ma profondo per la filosofia che c’è dietro. Victoriya Yakusha ha condotto una ricerca sulle tradizioni quotidiane dei suoi antenati, studiando le forme, i materiali e le tecniche artigianali delle antiche popolazioni Trypillian e Scythian. Forme, materiali e tecniche che sono stati interpretati in una chiave contemporanea.

Secondo la filosofia di FAINA Design, anche DOMNA è un arredo profondo e semplice allo stesso tempo. Se il design prende ispirazione dall’eredità culturale ucraina, il carattere naive della poltrona la rende, infatti, giocosa.

DOMNA è, insomma, una poltrona dalla forte personalità. Una vera diva pronta a prendere il centro della scena, senza dimenticarsi però di farci sentire coccolati con il suo morbido abbraccio.

Le iconiche sedute TMBO e WNG, disegnate da Magnus Læssøe Stephensen negli anni ’30, sono rieditate da Mazō con un nuovo rivestimento effetto pecora.

Poltrone e divani “effetto pecora”. È questo uno dei trend che abbiamo avvistato in occasione della Stockholm Furniture Fair 2020. Già, dai classici del passato alle novità assolute sono tantissime le sedute con questo tipo di rivestimento che ci hanno accolto in fiera.

Un esempio? WNG Chair e TMBO Chair del brand danese Mazō. Due sedute iconiche progettate negli anni ’30 dall’architetto Magnus Læssøe Stephensen. Sì, la sedia e la poltrona di Stephensen nel 2020 rinnovano il loro outfit, vestendosi con un soffice tessuto in pelle di pecora. Un materiale molto amato dagli abitanti dei Paesi scandinavi, per il calore unico che sa regalare agli ambienti.

Un rivestimento che grida relax

“Abbiamo vestito le 2 sedie TMBO e WNG con una pelle di pecora molto soffice e spessa. La forma arrotondata della seduta è valorizzata da questo rivestimento, che rafforza il suo carattere infantile e ci invita a sederci sopra. Il design iconico delle sedie e la pelle di pecora si completano alla perfezione. Noi stiamo avendo una grande richiesta di questo materiale, e pensiamo non sia adatto solo agli interni dei Paesi nordici e non solo all’universo di Mazō”, spiega il responsabile del Design, Magnus Sangild.

Le avvolgenti orecchie sul poggiatesta

La TMBO Lounge Chair è stata disegnata da Magnus Læssøe Stephensen nel 1935 per il department store Magasin du Nord, a Copenhagen. La WNG nasce, invece, nel 1937. Il tratto distintivo di entrambe sono le grandi orecchie sul poggiatesta, che avvolgono chi si siede, quasi isolandolo dal mondo.

Un invito alla postura dinamica

A caratterizzare i 2 progetti di Stephensen, però, è anche la libertà di postura permessa dalle sedute. Come racconta Magnus Stephensen, il nipote del celebre architetto danese, “la funzione del design era importante per mio nonno, ma non più importante del design in sé. Le 2 cose dovrebbero andare di pari passo. Entrambe le sedute hanno un design così invitante da far venire subito voglia di sedersi. Mio nonno le ha progettate in modo da potersi sedere in vari modi. (…) D’altronde, nessuno vuole stare al tavolo da pranzo nella stessa posizione per un’intera serata.”

Mazō ha acquisito i diritti per produrre tutti gli arredi disegnati da Magnus Læssøe Stephensen. Vedremo quali altre sorprese ci riserverà in futuro.

GUARDA ANCHE MAKI, LA SEDUTA MODULARE DI OFFECCT E ROPE CHAIR DI ARTEK

Una stanza nella stanza. È la Cocoon Chair di ATBO. Una poltrona dalle forme organiche e dai materiali tattili che abbiamo scoperto durante la Stockholm Furniture & Light Fair 2020.

Avvolgente e calda come un abbraccio. È la Cocoon Chair, la lounge chair disegnata da Kevin Hviid e da Martin Kechaya per il brand danese ATBO, che è stata presentata in occasione della Stockholm Furniture & Light Fair 2020.

Ispirandosi al modernismo organico degli anni ’60, Cocoon Chair sfuma i confini fra architettura e arredamento richiamando il concetto di “stanza nella stanza” della Egg Chair di Arne Jacobsen e della Ball Chair di Eero Aarnio. Come le iconiche poltrone dei due maestri scandinavi, anche Cocoon si presenta, infatti, come un rifugio accogliente dove potersi rilassare e proteggere dai rumori circostanti. Un guscio protettivo perfetto per gli spazi pubblici, ma adatto anche alle abitazioni private.

LEGGI IL NOSTRO ARTICOLO SULLE POLTRONE PIÙ ICONICHE DEL DESIGN SCANDINAVO

Forme organiche e materiali tattili

A caratterizzare la Cocoon Chair, però, non sono solo le sue forme organiche. La lounge chair di ATBO condensa molti altri trend attuali. Per esempio, l’utilizzo del rattan e di tessuti come la lana bouclé o il velluto a coste. Materiali che stanno conoscendo una grande popolarità ultimamente nel mondo dell’interior design, come ha dimostrato anche l’ultima fiera di Stoccolma.

Già, le texture di divani, poltrone e tappeti oggi gridano relax. Lana bouclé, rivestimenti “effetto pecora”… Il trend è quello di rendere le nostre case sempre più confortevoli e accoglienti. Ambienti dove rifugiarci, forse anche in risposta a quel clima di insicurezza che, a vari livelli, attraversa la società contemporanea.

Come si compone la Cocoon Chair

Cocoon Chair si compone di una struttura in legno di quercia curvata, gambe coniche in legno di quercia massello e un guscio in rattan. La costruzione unica della poltrona permette di combinare fino a 3 tessuti diversi, 2 per lo schienale e 1 per la seduta.

Cocoon è proposta in 4 fasce di prezzo, con una gamma di 14 tessuti fra cui scegliere.

Il brand ucraino NOOM rende omaggio al Bauhaus. A comporre la nuova collezione di arredi due forme geometriche: sfere e cilindri.

Sfere e cilindri. Sono queste due forme geometriche a comporre la nuova collezione di arredi del brand ucraino NOOM, presentata all’ultima edizione di Maison & Objet, a Parigi. Il progetto è un omaggio al Bauhaus, la celebre scuola tedesca di design, arte e architettura fondata da Walter Gropius, ed è stato concepito nel 2019 durante il centenario della nascita del grande movimento tedesco.

Nata nel 1919 a Weimar, la scuola Bauhaus chiuse purtroppo nel 1933, con l’avvento al potere dei nazisti. Nonostante la sua durata piuttosto limitata, il Bauhaus è stato uno dei movimenti più rivoluzionari del XX secolo, influenzando in maniera decisiva tutti i decenni a seguire. Per esempio, è all’interno del Bauhaus che prende forma l’idea di fondere creazione artistico-artigianale e produzione industriale. Ed è sempre lì che nasce l’idea di un design funzionale e accessibile. Un design che si spoglia del superfluo, riducendosi all’essenziale.

La collezione di NOOM richiama l’essenzialità degli arredi Bauhaus

È proprio alla purezza di forme e all’essenzialità degli arredi Bauhaus che si ispira Kateryna Sokolova di NOOM. Infatti, come dicevamo, la nuova collezione del brand ucraino si basa su due forme geometriche semplici: cilindri e sfere. Due figure presenti sia nelle sedute che nei tavolini.

Gropius, che deve il suo nome al celebre fondatore del Bauhaus, è la linea di sedute. Una sedia, una lounge chair e un pouf dalle forme essenziali ma accoglienti. Il cuscino della poltroncina e il pouf sono, infatti, due sfere perfette che gridano al relax, invitando a giocare con loro.

I tavolini si chiamano invece Brandt, come la celebre designer della scuola tedesca, e comprendono una versione side table da affiancare al divano e un coffee table, entrambi realizzati in acciaio inossidabile. Il top è sostenuto da tre gambe cilindriche di differenti diametri, che donano al tavolino un aspetto asimmetrico.

VUOI SAPERNE DI PIÙ SUL BAUHAUS?

LEGGI IL NOSTRO ARTICOLO SUI 100 ANNI DELLA GRANDE SCUOLA TEDESCA

Le poltrone più iconiche del design scandinavo? Dalla Paimio di Alvar Aalto alla Ball Chair di Eero Aarnio, ecco le poltrone che hanno fatto la storia.

Ci siamo. Dal 4 all’8 febbraio 2020 torna la Stockholm Furniture & Light Fair, la più grande fiera dedicata al design scandinavo. Anche quest’anno Design Street volerà a Stoccolma per partecipare alla fiera. Un appuntamento che nel 2020 si preannuncia ancora più imperdibile. La Stockholm Furniture & Light Fair compie infatti 70 anni. Un compleanno importante che verrà celebrato con una esposizione sui classici del design scandinavo dagli anni ’50 a oggi.

Siamo impazienti di entrare nella macchina del tempo. E proprio per questo abbiamo pensato di partecipare ai festeggiamenti, proponendo una serie di approfondimenti sulle icone del design scandinavo.

Il primo articolo sarà focalizzato sulle poltrone e vi accompagnerà dagli anni ’30 agli anni ’70. Dalla Paimio di Alvar Aalto alla Egg Chair di Arne Jacobsen, dalla Flag Halyard di Hans J. Wegner alla Etcetera di Jan Ekselius.

Ecco le poltrone più iconiche del design scandinavo.


LE POLTRONE PIÙ ICONICHE DEL DESIGN SCANDINAVO


Armchair 41, “Paimio” (1932)

Apriamo la nostra rassegna sulle poltrone più iconiche del design scandinavo con la Paimio di Alvar AaltoNota anche come Poltrona 41, Paimio è disegnata dal grande architetto finlandese nel 1932 per il sanatorio di Paimio, allora dedicato alla cura della tubercolosi. Si tratta di una seduta rivoluzionaria per l’epoca, pensata in funzione delle esigenze dei pazienti. I materiali sono il compensato e il legno lamellare di betulla, considerati più caldi a contatto con la pelle rispetto all’acciaio impiegato in quegli anni dai maestri del Bauhaus. Le forme sono organiche e accoglienti. La seduta è studiata per aiutare i pazienti a respirare più facilmente. Paimio è prodotta da Artek. (www.artek.fi/en/)


Armchair 400, “Tank” (1936)

Tank, conosciuta anche come Armchair 400, è stata progettata da Alvar Aalto nel 1936 per un’esposizione alla Triennale di Milano. Il nome, che in italiano significa “carro armato”, si deve ai suoi robusti braccioli in betulla lamellare curvata e alle forme piene della seduta. La struttura a sbalzo rende la poltrona flessibile e molto confortevole. Tank può essere rivestita in pelle o in tessuto. È prodotta da Artek. (www.artek.fi/en/)


Armchair 406 (1939)

Disegnata da Alvar Aalto nel 1939, Armchair 406 è una poltrona essenziale ed elegante. La struttura a sbalzo è in betulla curvata, la seduta è rivestita con una fettuccia in lino. Due materiali naturali che rendono la poltrona calda e accogliente. Poiché il legno cambia nel tempo, i braccioli sono realizzati con un unico pezzo poi diviso a metà, in modo da assicurare stabilità alla seduta anche con il passare degli anni. Armchair 406 è prodotta da Artek. (www.artek.fi/en/)


Pelican Chair (1940)

Non c’è progetto che riveli l’interesse di Finn Juhl per il Surrealismo più della Pelican Chair. Presentata nel 1940, in occasione della Copenhagen Cabinetmakers’ Guild Exhibition, la poltrona colpì subito il pubblico per le sue gambe robuste e le sue linee inusuali. La sua forma organica ricorda, infatti, quella di un corpo che avvolge un altro corpo. Dopo essere stata dimenticata per molti anni, la Pelican è tornata sul mercato nel 2001, pronta per nuovi abbracci. La Pelican Chair è prodotta da House of Finn Juhl. (finnjuhl.com)

LEGGI IL NOSTRO APPROFONDIMENTO SULLA PELICAN CHAIR


Flag Halyard (1950)

Una poltrona dall’aspetto futuristico concepita nel 1950, durante un caldo pomeriggio d’estate. Parliamo di Flag Halyard di Hans J. Wegner. Omaggio agli architetti modernisti Le Corbusier e Mies van der Rohe, la Flag Halyard rivela una maestria nel lavorare l’acciaio pari a quella dimostrata da Wegner con il legno, suo materiale di elezione. La Flag Halyard si compone di una struttura in acciaio inossidabile, una seduta in lino, con poggiatesta in tessuto o pelle con cinghie in cuoio, e un caldo rivestimento in lana di pecora. La Flag Halyard è prodotta da PP Møbler. (www.pp.dk)


The Papa Bear Chair (1951)

La Papa Bear Chair è il primo progetto di Hans J. Wegner per l’azienda danese PP Møbler. Disegnata nel 1951, la poltrona è andata in produzione nel 1953 con il nome di Teddy Bear, in riferimento ai suoi braccioli simili alle zampe di un orso. Dopo essere stata fuori produzione per diversi anni, la Papa Bear è tornata a nuova vita nel 2003, prodotta sempre da PP Møbler. (www.pp.dk)


Egg Chair (1958)

Progettata nel 1958 per la hall del SAS Royal Hotel di Copenhagen, la Egg Chair di Arne Jacobsen è diventata una delle poltrone più celebri della storia del design. Come suggerisce il nome, la forma della poltrona richiama quella del guscio di un uovo, di cui il progetto di Arne Jacobsen vuole riprodurre lo stesso aspetto accogliente e protettivo. Oltre all’inconfondibile design a uovo, la poltrona Egg si caratterizza anche per l’innovativa tecnica costruttiva. La scocca è, infatti, ricoperta con un’imbottitura in poliuretano espanso, poi rivestita in tessuto o pelle. Una cosa unica per l’epoca. La poltrona Egg è prodotta da Republic of Fritz Hansen. (fritzhansen.com)


Spanish Chair (1958)

La Spanish Chair, l’iconica poltrona disegnata da Børge Mogensensi ispira alle sedute della tradizione spagnola. Il progetto nasce durante un viaggio in Spagna, dove il grande architetto danese rimane colpito da una poltrona con ampi braccioli e struttura in legno intagliato. La Spanish Chair è stata progettata per Fredericia, azienda con cui Mogensen ha collaborato per tanti anni e che la produce ancora oggi. (www.fredericia.com)

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Ox Chair (1960)

“Dobbiamo stare attenti a non prendere le cose troppo seriamente. Dobbiamo giocare, ma dobbiamo essere seri nel farlo!”. È con queste parole che Hans J. Wegner racconta Ox Chair, una delle poltrone più iconiche firmate dal maestro danese. Il tratto distintivo della poltrona sono le “corna” tubolari, un dettaglio, per l’appunto, giocoso che fa pensare a un bue (ox significa bue in inglese). Progettata da Hans J. Wegner nel 1960, a causa delle difficoltà tecniche nel rivestirla, la poltrona Ox è stata messa in produzione solo nel 1989 da Erik Jørgensen. (erik-joergensen.com)


Wing Chair (1960)

La Wing Chair di Hans J. Wegner è una poltrona imbottita con struttura in faggio e gambe in acciaio inossidabile. Il cuore del progetto è in ciò che non si vede. Il design dello schienale e della seduta permettono infatti una grande varietà di posizioni, assicurando sempre un supporto eccellente alla schiena, alle spalle, al collo e alla testa. Disegnata nel 1960, la poltrona è stata inizialmente prodotta in un numero molto limitato. È stata rilanciata nel 2006 sulla base del disegno originale di Wegner. Oggi è prodotta da Carl Hansen & Søn. (www.carlhansen.com)


Ball Chair (1963)

Una stanza nella stanza: è questa la sensazione che si prova all’interno della Ball Chair di Eero Aarnio. Il suo design avvolgente, infatti, protegge dai rumori e la rende un ambiente raccolto in cui rifugiarsi. Disegnata dal maestro finlandese nel 1963, questa poltrona futuristica è una vera icona pop, protagonista di tanti celebri film e pubblicità. A renderla unica, però, è anche il materiale utilizzato: la fibra di vetro. Una scelta sicuramente controcorrente nel panorama del design scandinavo dell’epoca. La Ball Chair oggi è prodotta da Eero Aarnio Originals, ed è disponibile con  rivestimento imbottito in tessuto o pelle. (www.aarniooriginals.com)

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CH07 “Shell Chair” (1963)

La poltrona CH07, meglio conosciuta come Shell Chair, è stata disegnata da Hans Wegner nel 1963. Una poltrona così moderna da essere compresa solo dopo 30 anni! Prodotta in una piccola tiratura negli anni 60, Carl Hansen ha deciso infatti di rieditare la poltrona solo nel 1998, con un enorme successo. La bellezza di questa esile poltrona sta nelle sue linee minimali e nella grande cura dei dettagli, tra i quali l’incredibile attaccatura delle sue tre gambe alla scocca. La sua struttura in multistrato curvato era già all’avanguardia negli anni 60. (www.carlhansen.com)


Poltrona PP129 “Web Chair” (1968)

Dopo essere stata dimenticata negli archivi per tanti anni, finalmente l’azienda danese PP Møbler ha rieditato la Web Chair. Questa poltrona-amaca è stata disegnata dal genio di Hans Jørgensen Wegner nel 1968. I suoi tratti distintivi sono gli ampi braccioli in legno massello e lo schienale a rete. (www.pp.dk)

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Etcetera (1970)

Chiudiamo il nostro focus sulle poltrone più iconiche del design scandinavo con Etcetera di Jan EkseliusDisegnata nel 1970, la poltrona è tornata a vivere nel 2019 grazie a una collaborazione fra Jan Ekselius e il brand svedese Artilleriet. Composta da una struttura in acciaio con sistema a molle Pullmaflex, imbottitura in poliuretano e rivestimento elastico, Etcetera rappresenta un unicum fra le icone del design scandinavo. Oltre alla poltrona, sono disponibili anche una lounge chair e un pouf. (www.artilleriet.se)


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Gufram presenta Aroma. Una club chair sinuosa e avvolgente con cui vivere una pausa caffè di puro piacere.

Aroma: è questo il nome della club chair firmata dai designer giapponesi Sestu & Shinobu Ito per Gufram. Un nome che è un omaggio alla cultura tutta italiana del caffè, con i suoi profumi e la sua ricchezza di gusto. Già, è sufficiente pensare alla mitica moka creata da Alfonso Bialetti nel 1933 e alle iconiche macchine per il caffè di Alessi per capire quanto in Italia il caffè non sia una semplice bevanda, ma un vero e proprio rituale. Un rituale da vivere in tutta calma, come sembra suggerire l’invitante poltroncina in poliuretano espanso di Sestu & Shinobu Ito.

Presentata in occasione della Milano Design Week 2019, nella suggestiva cornice di Ventura Centrale, Aroma è stata concepita, in realtà, 10 anni fa. È soltanto dall’incontro dei due designer con Gufram, però, che la club chair ha preso vita, accompagnando il lancio di un altro prodotto dedicato agli amanti della caffeina: Deséa Golden Touch, la macchina per il caffè in edizione limitata firmata da Gufram in collaborazione con Lavazza.

Aroma, una club chair versatile e multifunzionale

Caratterizzata da forme sinuose e avvolgenti e dotata di un pratico tavolino integrato, all’estremità di uno dei due braccioli, Aroma è una poltrona che grida al relax solo a guardarla.

Un arredo multifunzionale e molto versatile che si presenta ideale per il contract, ma è capace di adattarsi anche agli ambienti domestici. E che, attraverso un’ampia gamma di colori e tessuti, offre un ricco guardaroba di abiti fra cui scegliere, permettendo di spaziare dalle vivaci tonalità pop oggi così trendy a colori più neutri.

Inoltre, al momento disponibile solo come poltrona singola, Aroma, grazie alla sua natura modulare, può trasformarsi in una intera famiglia di sedute. Per scegliere se vivere la propria pausa di piacere, da soli o in compagnia.

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FENDI Casa presenta Back Home, la collezione di Cristina Celestino che reinterpreta l’iconico pattern Pequin creato dalla Maison nel 1987.

Back Home: è questo il nome della collezione firmata da Cristina Celestino per FENDI Casa, presentata all’ultimo Salone del Mobile. Una sofisticata linea di arredi che rappresenta un vero ritorno a casa. O meglio, un omaggio a quel 1987 da cui tutto è partito. È proprio in quell’anno, infatti, che viene lanciato il marchio di FENDI Casa. Ed è sempre allora che nasce il Pequin, il motivo a righe diventato uno dei segni distintivi della Maison di moda.

Pequin: la nascita di un pattern iconico

Il Pequin è creato da FENDI con un obiettivo ben preciso: avere un logo non logo che sia riconoscibile quanto le celebri FF. L’idea è di Karl Lagerfeld che si ispira alle opere dell’architetto modernista Josef Hoffmann, trasferendone la geometria e la semplicità delle forme in un pattern a righe nei colori istituzionali della Maison: nero e marrone tabacco.

Realizzato all’inizio in tessuto, negli anni il Pequin è stato interpretato con diversi materiali – tra cui il velluto e il montone – e proposto nelle varie collezioni di FENDI, trovando la sua massima espressione nelle borse e negli accessori.

Cristina Celestino celebra il Pequin nella sua linea di arredi

Back Home di Cristina Celestino rende omaggio al Pequin, richiamandone le righe nei vari pezzi della collezione attraverso il mix di diversi materiali e colori.

Per esempio, nelle poltrone e nei divani l’aspetto geometrico, quasi maschile, delle righe bilancia il carattere femminile e avvolgente delle forme. La specchiera da terra, che trae ispirazione da quelle vintage con apertura a libro, cita il pattern Pequin, giocando con i materiali. Mentre nella credenza Vittoria le righe prendono vita dall’alternanza fra ante in vetro satinato e ante in vetro extrachiaro.

I rimandi alla moda e all’Art Déco

Nella collezione di Cristina Celestino non ci sono, però, solo le righe del Pequin. A ispirare Back Home sono anche la moda, con specchiere e lampade che ricordano i gemelli da polso maschili, e l’Art Déco, evocata dai mobili d’ingresso nella mescolanza tra forme geometriche, curve audaci e forti linee verticali. Mentre nei tavolini da caffè e nei tappeti appare un disegno a forma di rosa (disegnato da Karl Lagerfeld nel 1983) che rilegge il logo FF con eleganza e discrezione.

La Collezione Back Home rappresenta un nuovo capitolo per FENDI Casa. In seguito ai 10 anni di collaborazioni con designer emergenti lanciate alla fiera Design / Miami (la stessa Cristina Celestino aveva già collaborato con l’azienda nel 2016 con il progetto Happy Room), la Casa di Moda ha, infatti, deciso di ampliare tali partnership con un debutto sul mercato.

Che dire, considerate le premesse, siamo molto curiosi di vedere quali saranno gli sviluppi futuri.

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