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Marco Forloni

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Il Futuro dell’auto tra design, tecnologie e mobilità sostenibile.
Incontro con Walter De Silva sul futuro della mobilità.

ADI Lombardia, in collaborazione con l’associazione culturale La Semina di Lecco, ha promosso lo scorso 27 ottobre il convegno on line “Il Futuro dell’auto tra: design, tecnologie e mobilità sostenibile”, con la partecipazione del celebre designer Walter De Silva, ex capo Centro Stile del gruppo Audi Volkswagen.

Nuovi scenari di mobilità

Una rivoluzione è in corso: la digitalizzazione dei nostri modelli di vita, che porta ad affidare sempre maggiori compiti all’intelligenza artificiale e alle nuove reti.
Tra le molteplici applicazioni, le nuove soluzioni di trasporto pubblico e privato che produrranno scenari molto diversi dalle tradizionali modalità. Assistenza alla guida, trazione elettrica, gestione dei flussi…

I veicoli interconnessi a sistemi di Navigation system, potranno avvalersi di una gestione in assenza di traffico, code, semafori, incidenti, guide pericolose, ecc. Una gestione calibrata per ogni tipo di contesto che, come quello urbano, pone varie problematiche di compatibilità. Come l’eccesso di emissioni, il rapporto tra varie tipologie di mezzi, l’ accesso ai centri storici, il nodo dei parcheggi.

Il futuro delle auto

Questioni come il parcheggio, il lavaggio e la manutenzione meccanica, oppure, tipiche pratiche quotidiane come portare e riprendere i figli a scuola, saranno svolti in autonomia dal veicolo connesso alle nuove reti e comandato a voce da uno smartphone.

Non appare impossibile anche farsi venire a prendere in stazione o in aeroporto, da veicoli che a fine giornata potrebbero parcheggiarsi in silos ad alta densità liberando gli spazi urbani, dato che oggi in media le auto private passano la maggior parte del tempo in strada e nei box.

Cambieranno anche le infrastrutture

Anche le infrastrutture e i mezzi pubblici saranno soggetti ad evolversi in forme del tutto inaspettate. In alcune aree delle città il trasporto pubblico potrebbe anche essere individuale, per mezzo di “seggiovie orizzontali” da due o tre posti in modalità “slow motion”, a portata di telefono, senza fermate intermedie o affollamento.

In tale scenario ricco di implicazioni ambientali e sociali, il ruolo del design sarà centrale, come ha ribadito da Walter De Silva nel suo intervento. Convinto che non sarà il digitale a salvare il mondo, il designer non ha mancato di ridefinire i contorni e le basi della disciplina rispetto a logiche superate soprattutto nel settore auto. Marketing e veicoli non sempre razionali, repentina sostituzione dei modelli, dubbi sulla reale sostenibilità dell’auto elettrica.

I prodotti devono esser fatti per durare anche 100 anni

Secondo De Silva, i prodotti quando sono ben concepiti e disegnati possono e devono avere una lunga vita – 100 anni diceva Magistretti – diventando non solo icone riconoscibili nel mondo, ma anche elementi di stabilità sociale e culturale, concretamente sostenibili in ambito ambientale.

Walter De Silva prosegue il suo intervento affermando che il Design italiano, fondato da Ponti e Castiglioni, è innanzi tutto basato su filosofia, etica e cultura, oltre che votato alla ricerca di una particolare bellezza artistica di cui siamo storici fautori e fruitori.
Pertanto, conclude, dovremmo implementare e distinguere un nostro modo di fare design e prodotti “creati e disegnati in Italia”.

Con oltre 1200 espositori provenienti da 44 paesi e una presenza del 52% di stranieri, Milano ha ospitato la fiera Eicma 2019, uno degli eventi espositivi più attesi e frequentati dell’anno.

Quella a due ruote è la mobilità con la più alta componente emozionale, che le case del settore non mancano di alimentare e sollecitare anche in tempi di maggiore sensibilità ambientale.

Per chi opera stabilmente in questo settore, vi entra o intende ritornare, come Benelli e Moto Morini, il livello qualitativo è mediamente elevato e lo si riscontra dall’immagine complessiva dei prodotti alla cura nei dettagli tecnici o estetici, secondo precise ed elaborate strategie aziendali.

Sono molte le novità presentate a Eicma 2019. Bmw si conferma in tal senso con la più attenta articolazione della propria gamma, confermata dall’inserimento della nuova F 900, una proposta con una relativa accessibilità (prezzo base 11.350 Euro) e alti livelli di qualità e prestazioni, in due belle versioni naked e turistica.

Ducati e Kawasaki presentano due nuove 1000 cc: Streefighter V4 e Z-H2; modelli dal design e prestazioni estreme (la seconda è sovralimentata) che lasciano qualche dubbio sul senso e sull’impiego di tali mezzi, mentre entrambe le case potrebbero coprire anche altri settori. In particolare, la casa giapponese segue da tempo un design dall’estetica elaborata che cede credibilità al di fuori dalla fascia giovanile.

Un dubbio sulla sofisticazione estetica è sorto in casa MV, con la versione definitiva della Superveloce 800, uno dei modelli più intriganti di questa edizione. Un mix di innovazione e tradizione particolarmente congeniale al brand, per un modello dalle linee pulite e molto fascino.

Triumph e Aprilia presentano la Street Triple ultima versione e la RS 660, due medie perfettamente in linea con il mainstream delle rispettive case, che riscontrano un alto livello di qualità percepita e sostanziale.

Aprilia, inoltre, fa bene a tenere aggiornata la Shiver 900, pur nel suo ambito prettamente sportivo, mentre la casa inglese, caso sempre più esemplare di rinascita industriale, non teme di investire impegno e risorse nella rivisitazione della Rocket III da 2500 cc di cilindrata.

Piaggio e Moto Guzzi non mostrano particolari novità e segnali di vigore. Gli scooter a ruote alte mancano di un salto netto in avanti, e la Vespa nelle varie versioni langue in un vacuo disegno rétro.

La casa di Mandello non mostra strategie, programmazione e modelli all’altezza del marchio, attesi in Italia e all’estero. Proporre la V7 con versioni improbabili non colma il vuoto perdurante di un nuovo 1000-1200 cc stradale, magari nel segno pregevole del design V7.

Honda con la nuova Cbr 1000 Fireblade, Yamaha con il nuovo TMax 560 e Tracer 700, KTM con la SuperDuke 1290, sono da considerarsi tappe di un percorso già noto e assodato.

Il settore elettrico si espande a ogni edizione e segna il ritorno di un marchio storico con il Ciclone Garelli.

Molti i produttori, soprattutto asiatici, di bici, scooter e moto, che stanno investendo in questa tecnologia. Qualche segnale anche dalle case tradizionali, con prototipi o modelli in veste definitiva come la LiveWire di Harley Davidson.

www.eicma.it

Aldo Rossi e la Ragione. Architetture 1967-1997 è il titolo di questa imperdibile mostra ospitata fino al 29 settembre 2019 al Palazzo della Ragione di Padova.

La città veneta si sta aprendo sempre di più anche al turismo estivo, come conferma questa interessante mostra su Aldo Rossi a Padova. La città stessa, il Palazzo della Ragione e le opere del grande architetto meritano dunque una sosta. E ciò vale per tutti: adepti, oppositori e pubblico.

Aldo Rossi  è una figura di primo piano dell’architettura e della cultura internazionale. Un progettista e un teorico di grande rilievo, nato nel 1931 e scomparso prematuramente nel 1997.

E proprio dalla fine degli anni novanta, Aldo Rossi affina un modo di progettare e di costruire a immagine di una committenza internazionale, la cui sola necessità era la propria auto-rappresentazione. Un approccio indifferente a luoghi, contesti, tradizioni e intelligenze locali, oltre che a ogni sorta di qualità formale e di contenuto che esuli dalla mera singolarità dell’immagine.

Aldo Rossi invece, ultimo dei grandi maestri di un’architettura coinvolta nei processi di crescita e di rappresentazione civile, procede con un metodo di ricerca dell’essenza e bellezza delle forme. E lo fa fin dai lavori giovanili, fondati su una rigorosa analisi storica e su un’attenta elaborazione teorica.

Se letto in questo senso, il lavoro di Aldo Rossi (basato su bellissimi disegni e una ricerca che rimanda infine alla dignità della persona) risulta avvincente nella sua articolazione e comprensibile nel suo più ampio orizzonte.

Tale impostazione si rivela con altrettanta chiarezza di intenti nel settore del design, inizialmente disatteso per ragioni ideologiche, ma che porterà Aldo Rossi alla sua definitiva affermazione.

Gli oggetti disegnati, principalmente per Alessi (caffettiere, pentole, il bellissimo orologio) e per Molteni&C (contenitori, tavoli, la bellissima sedia Milano), sono da considerarsi dei capolavori a scala minore in perfetta continuità di senso e valore.

INFO SULLA MOSTRA DI ALDO ROSSI A PADOVA

La mostra Aldo Rossi e la Ragione. Architetture 1967-1997, allestita a Palazzo della Ragione di Padova, è promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova e curata da Cinzia Simoni e Alessandro Tognon – dell’Associazione Di Architettura – e dalla Fondazione Aldo Rossi.

IN ESPOSIZIONE OLTRE 150 OPERE

La mostra si sviluppa cronologicamente dagli anni 60 agli anni 90 del 900. Sono esposte oltre 150 opere originali tra studi, dipinti, disegni e modelli. Dal Monumento ai Partigiani di Segrate (1965-1967) alla Scuola elementare “Salvatore Orrù” di Fagnano Olona (1972-1976), dal Municipio di Borgoricco (1983-1988) alla ricostruzione del Teatro La Fenice di Venezia (1996). La mostra riunisce studi, maquettes, dipinti, prototipi di design, libri e riviste. Gli oggetti provegono da istituzioni italiane e internazionali, da archivi e musei aziendali. In esposizione, anche 40 architetture diverse, oggetti di design, scritti autografi, foto e filmati inediti.

DATRE E ORARI DI APERTURA

La mostra è aperta al pubblico dal 1 Giugno al 29 Settembre 2019, con orario 9:00 – 19:00.   Chiuso il lunedì.

BIGLIETTI

  • Intero 10 euro
  • ridotto 8 euro per over 65, gruppi di almeno 10 unità, giovani dai 18 ai 25 anni)
  • ridotto speciale 6 euro per le scuole e dai 6 ai 17 anni e possessori di PadovaCard
  • ingresso gratuito per bambini fino a 5 anni, diversamente abili e loro accompagnatore, giornalisti nell’esercizio delle loro funzioni, guide turistiche.

INFO

www.aldorossielaragione.it

L’Architettura Comunitaria di Vico Magistretti.

La nuova sede del Comune di Cusano Milanino di Vico Magistretti, progettata dal grande architetto milanese verso la fine degli anni Sessanta, definisce un bell’esempio di Architettura Comunitaria, luogo e immagine della funzione pubblica e della comunità.

Quasi sempre ostaggio di mezzi limitati, ma di grande valore pratico e simbolico, il tema della qualità dell’edilizia pubblica di servizio al cittadino, merita di essere approfondito e definito quale possibile settore di studio specifico.

Uffici, sale consiliari, archivi, biblioteche, servizi, spazi multifunzionali, spazi aperti di intrattenimento e comunicazione sono solo alcuni dei contenuti che attendono nuove forme e rinnovati valori, i cui esempi di pregio solo raramente si ravvisano in ambito nazionale, dove ancora oggi la funzione dell’architettura risulta spesso soggiogata ad altro.

La mostra “Essenziale Magistretti”

Nel caso di Vico Magistretti, come testimoniato da una recente mostra degli elaborati di progetto resi disponibili dalla Fondazione Magistretti, promossa dalla Amministrazione comunale e a cura dell’arch. Andrea Cassone, il risultato è, come sempre nel suo lavoro, eccellente.

La mostra ha voluto riflettere anche sulle possibili modalità di ampliamento e adeguamento dell’edificio alle nuove necessità del Comune. Un progetto che parte da quello proposto nel 2003 dallo stesso Vico Magistretti.

Il Comune di Cusano Milanino è ancora oggi un edificio moderno, caratterizzato esternamente dalla tipica sobrietà dell’autore. Internamente si contraddistingue invece per una spazialità fluida e interconnessa, impostata sull’invenzione di un  cannocchiale obliquo che integra significati funzionali (la luce naturale portata all’interno) e simbolici (la trasparenza della amministrazione). Il tratto caratterizzante di Magistretti segna in modo unico e riconoscibile tutto il complesso.

Questo progetto di Architettura Comunitaria di Vico Magistretti è un esempio da proteggere e da conservare con una grande cura e con visione consapevole. E l’intervento di recupero dovrà però differenziarsi dalla pletora di interventi parziali operati in emergenza o per singole necessità.

Il primo edificio da sottoporre a tutela, che non a caso ospiterà la sede del “Centro Studi Architettura Comunitaria Vico Magistretti”, in corso di costituzione.

www.comune.cusano-milanino.mi.it

www.vicomagistretti.it

 

 

 

Eicma 2018. La più grande fiera del settore motociclistico è come sempre un appuntamento da non perdere, per addetti e pubblico con la passione delle due ruote. Un fenomeno non secondario per la città e per il paese, che mantiene un ruolo e un riferimento riconosciuto a livello mondiale, confermato dalla presenza di tutte le aziende leader e anche di quelle nuove ed innovative del settore elettrico.

Un settore, quello della mobilità elettrica su due ruote, che risulta ad oggi ancora incerto, alla ricerca di linguaggi e di tipologie appropriate: monopattino, bicicletta, scooter, motociclo o altro. Ma la spinta si avverte sempre più forte, e nei prossimi anni sarà tale da convertire un pubblico molto attento ai valori messi in campo.

Lo dimostra un marchio tradizionalista per eccellenza come Harley-Davidson, che ha presentato un un modello elettrico che, per tecnologia e stile, è un primo passo verso un nuovo corso. 

Mentre per il marchio tedesco di scooter e monopattini Kumpan, la scelta dello stile pare abbia generato un caso di plagio con tanto di sequestro, che dice quanto il design non sia poi una risorsa secondaria…

Eicma 2018 conferma che il settore delle 2 ruote è ormai da alcuni anni diviso in filoni. Quello della modernità, rappresentato della Kawasaki (che espone però una carrellata di classici), da MV, Aprilia e Suzuki.

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uello “super classico” di brand quali Harley-Davidson, Triumph, Royal Enfield, Indian, alla via di mezzo come Moto Guzzi.

E poi c’è la BMW, che ci ha abituati alla creazione di più linee di prodotto confermando la condizione di leader a livello di brand, di tecnica e di mercato.

In questo quadro d’insieme, spicca Ducati per una sua ultima tendenza al bel disegno complessivo, unito a una rinuncia al dettaglio troppo sofisticato, per un’immagine del prodotto più pulita, perentoria e convincente, in grado di far spiccare il marchio sulla scena mondiale.

Interessanti le proposte di Kymko per una moto sportiva e di Suzuki per la riproposizione del singolare modello Katana degli anni ‘80; molto interessante anche lo stand delle memorie con una collezione di pezzi e di marchi storici italiani.

www.eicma.it  

I racconti del progetto, l’ultimo libro di Vittorio Gregotti, per un’architettura poetica nella complessità odierna.

Edito da Skira, il volume di Vittorio Gregotti, decano dell’architettura internazionale e lucido intellettuale, mostra l’indomabile tenacia dell’autore a non disperdere il capitale storico e culturale dell’architettura quale pratica artistica e processo di civiltà.

I racconti del progetto è un allarme contro l’attuale deriva, in favore della conservazione di fondamentali disciplinari, senza i quali i risultati negativi sono già sotto i nostri occhi. Uno scenario in preda a frenesie formali e commerciali, vuoto di ogni significato e futuro collettivo. 

Si guardi, ad esempio, ad una realizzazione come City Life e ci si chieda quale significato urbanistico, civile e culturale possa avere. Un’architettura sradicata dal contesto, personale fino all’estremo. Simbolo di un capitalismo slegato dalla produzione e dal territorio, in ambienti e simbologie ovunque omogenei. 

Dove a fronte di numeri mai visti prima, si riscontra una condizione sempre più isolata, in perfetta sinergia con le attuali modalità di comunicazione digitale: tutto, avverte l’autore, sembra combaciare e convergere in una sola spirale di declino.

Sempre la storia è fatta di crisi opprimenti senza soluzione agli occhi dei contemporanei. Come la rivoluzione industriale, così oggi il capitalismo globale-finanziario e la rivoluzione digitale.

Ma, nonostante vigorosi riflussi politici e psicologici in atto, non mancano segnali di coscienza e possibile rinascita, di cui Gregotti si fa  riferimento solido e oltremodo esaustivo.

Una lettura che richiede impegno e una fede a volte vacillante in rapporto ad alcune opere dell’autore; tematiche e contenuti sono ad un raro livello di ampiezza, profondità e proprietà di linguaggio, circostanziati da un quadro storico preciso spesso vissuto in prima persona.

Il tutto a configurare un documento disciplinare e culturale imprescindibile nell’odierno e globale disorientamento. 

www.skira.net 

Apple Store Milano, il nuovo flagship store a due passi dal Duomo.

La grande multinazionale americana, abbandonata l’idea di piazza Duomo, approda in piazza Liberty e a fine luglio ha aperto al pubblico il suo nuovo Apple Store Milano su progetto dell’architetto Stefan Behling (dello studio Foster and Partners di Londra).

Dopo anni spesi in progettazione, pubbliche discussioni e accordi con il Comune, si è trovata una soluzione di reciproca soddisfazione, riservando la cosiddetta “piazzetta” alla sede commerciale di rappresentanza di Apple nella capitale lombarda.

Il sito soddisfa l’azienda di Cupertino per centralità e particolarità del luogo, e il Comune per la qualità del progetto che mantiene lo spazio aperto e fruible, ma anche per l’entità degli oneri di urbanizzazione scontati in sede di convenzione.

Il punto di accordo è proprio la piazza gradinata mantenuta ad uso pubblico, che porta agli ingressi del negozio sottostante, la quale ha come sfondo un grande parallelepipedo in vetro con funzione di cascata, ma anche di schermo per proiezioni o fondale per eventi all’aperto, a colmare la soppressione del vicino cinema Apollo.

Lo stile semplice e minimale dell’Apple Store Milano trova una felice valorizzazione nell’impiego di pochi materiali: una beola grigia fiammata per pavimenti e rivestimenti della piazza gradinata, acciaio inox per le balaustre e vetro trasparente per il grande parallelepipedo, che è anche lucernario del blocco scala al piano di vendita, e per il corpo ascensore in posizione opposta. 

La stessa beola è usata anche all’interno: nel blocco scala con gradini a sbalzo, rivestiti all’intradosso di una lamiera a specchio a formare una sorta di scultura frazionata, e nella sala ipogea del negozio, che prende luce dalle alzate vetrate della gradinata, e presenta piccole alberature e nuovi elementi di arredo rispetto ai punti vendita dei centri commerciali.

Un plauso per la qualificazione di uno spazio pubblico e per aver dato qualche occasione di seduta di cui il centro è tanto avaro, ma anche una bocciatura per la attuale mancanza di toilette in un negozio così moderno e di richiamo: il Comune acconsente ?

www.apple.com/it

Una mostra sul grande Achille Castiglioni a Chiasso

A cent’anni dalla nascita del grande designer milanese, il museo m.a.x. di Chiasso ha allestito una imperdibile esposizione: Achille Castiglioni (1918-2002) visionario. L’alfabeto allestitivo di un designer regista. La Mostra di Achille Castiglioni a Chiasso sarà visitabile fino al 23 Settembre.

Ringraziando la precisione svizzera, non si è persa l’occasione, a cent’anni dalla nascita, per una ulteriore lettura e riflessione sul lavoro di Achille Castiglioni (molto spesso firmato insieme al fratello Pier Giacomo). Una serie di oggetti iconici che, anche a distanza di tempo, risultano incredibilmente attuali e che le aziende si guardano bene dal dismettere dalla produzione.

Qui sopra, Terzo programma. Stand per la XXIX Fiera di Milano, 1951. Committente: RAI. Achille e Pier Giacomo Castiglioni. Archivio Achille Castiglioni. © 2018, ProLitteris, Zurich.

In una piacevole sede moderna e compatta, accolti all’esterno da un bosco di pannelli grafici, la mostra si divide nelle attività maggiormente frequentate: il design di lampade, elementi di arredo e oggettistica, l’allestimento di mostre, stand ed eventi temporanei, l’arredamento interno, la comunicazione svolta in simbiosi con il grafico svizzero Max Huber.

Oltre agli oggetti noti ormai ovunque, particolare attenzione è stata posta dai curatori – studio Migliore e Servetto, arch. Italo Lupi, Nicoletta Ossanna Cavadini direttrice del museo – nel raccogliere i progetti di allestimenti, esposizioni e mostre al tempo della Fiera Campionaria e della grande Milano.

Un materiale pregevole non sempre disponibile, come quello del progetto per il famoso ristorante Splügen Bräu in corso Europa a Milano, inopinatamente smantellato nel vortice di rinnovamento dei locali del centro.   

Per primo Castiglioni anticipava in questo lavoro lo stile poi definito High-tech con la rete degli impianti a soffitto a vista, oltre a definire in modo non convenzionale ogni elemento e dettaglio: dalle lampade a sospensione, alle sedute, ai numeri dei tavoli. Incantevole un suo disegno a mano libera dell’interno. 

Altro valore di questa mostra sono i video delle lezioni tenute in qualità di docente, attività che ha svolto con passione, raccolti dal suo storico assistente Eugenio Bettinelli, famose in tutta la popolazione studentesca per limpidezza e divertimento. 

Molti e interessanti gli schizzi e i disegni contornati da annotazioni di progetto, che danno la percezione della ricerca e della metodologia, oggi definita a torto creatività, che Castiglioni alimentava con una inesauribile intelligenza e curiosità.

Può dirsi riuscito l’intento di entrare nel mondo e nella mentalità di questo maestro del design italiano e mondiale, che insieme ai suoi fratelli, ha sempre incarnato un modello di comportamento e cultura tipico della migliore tradizione milanese, sobrio, ironico e annoiato dalle convenzioni: chi sbaglia fa giusto!!

Attenzione solo alla chiusura estiva.

Indirizzo:

m.a.x. museo. Via Dante Alighieri 6, Chiasso Svizzera

Orari:

da martedì a domenica, ore 10.00–12.00 e 14.00–18.00. Lunedì chiuso 

 

Chiusura estiva m.a.x. museo: da lunedì 30 luglio a lunedì 20 agosto 2018 compresi

Biglietti:

Intero, CHF/Euro 10 – Ridotto, CHF/Euro 7. Gratuito per i bambini fino a 7 anni, Aiap, associazione amici del m.a.x. museo, giornalisti, ICOM, Passaporto Musei Svizzeri, Visarte. Entrata gratuita ogni prima domenica del mese

Info:

www.centroculturalechiasso.ch/m-a-x-museo/

La grammatica della linea. Mario Gottardi architetto e designer.

Prendiamo spunto da una recente mostra, ospitata nella galleria IDEA4MI di via Lanzone 23 a Milano, per parlare di una figura di spicco nel mondo culturale milanese: Mario Gottardi.

Chi era Mario Gottrardi?

Mario Gottardi, 1913-2004, architetto, designer e docente, è stato un colto e brillante professionista, molto attivo tra Venezia e Milano a partire dal dopoguerra fino ai primi anni 90.

La recente iniziativa del figlio Giorgio con Caterina Comi e Paola Maria Gianotti, ha avuto il merito di portare a conoscenza di un pubblico (anche non solo di addetti ai lavori), una parte significativa dell’opera di Mario Gottrardi fatta di foto, disegni e modelli dell’epoca. La mostra ospitava infatti un’ampia documentazione relativa all’architetto di origini veneziane ma milanese di adozione.

Intimamente votato alla sola pratica del lavoro, Mario Gottardi firma una serie e di importanti progetti architettonici, tra cui ville, alberghi, uffici e chiese. Nelle sue opere, il progettista ha dimostrato anche una grande passione nell’interpor design e una spiccata capacità nel creare elementi di arredo su misura.

In questo ambito si segnalano per la particolare qualità, gli interni del teatro San Babila di Milano (foto qui sopra) e dell’hotel Bauer di Venezia(qui sotto), fortunatamente conservati in condizioni originali e fruibili ancora oggi.

Ma altrettanto interesse deriva dallo studio dettagliato e moderno degli spazi e degli arredi per la navigazione civile italiana. L’architetto Gottardo ha infatti partecipato, nel periodo di massimo splendore, agli allestimenti di celebri navi passeggeri che hanno segnato un’epoca irripetibile.

Fortunatamente sono stare realizzate accurate riedizioni di alcuni pezzi di arredo progettati da Mario Gottardi, e realizzati oggi da selezionati artigiani a partire dai suoi disegni originali.

www.mariogottardiarchitetto.it

Mobility Design Lab. Un laboratorio per le mobilità alla SPD, Scuola Politecnica di Design di Milano.

Il grande designer Walter De Silva e la Scuola Politecnica di Design danno vita al Mobility Design Lab, un nuovo centro ricerca sulla mobilità, per dare soluzioni concrete ai prossimi scenari di domani e lanciare Milano “Capitale della Mobilità“.

Reduce da un incarico ventennale ai vertici del gruppo Audi-Volkswagen, Walter De Silva è stato nominato presidente del laboratorio Mobility Design Lab, che riunirà le attuali attività della scuola SPD in questo settore.

De Silva, in occasione della presentazione ufficiale del Mobility Design Lab, ha tenuto una vera e propria lezione di impostazione e metodo progettuale.

Un tema molto attuale: la mobilità urbana

Il tema per il prossimo anno sarà la mobilità urbana. Un tema di grande attualità, considerando tutte le problematiche connesse a questo settore strategico che non trovano pieno riscontro nei prodotti e nelle logiche attuali.

Ecco allora la necessità di inquadrare la ricerca degli studenti nella direzione di un’utilità (possibilmente condivisa) e di adeguate soluzioni sostanziali. Il punto di partenza del Mobility Design Lab è la tipologia del quadriciclo elettrico. Un veicolo innovativo che racchiuda in sé le caratteristiche di peso e dimensioni più idonee all’ambito di utilizzo e alla sostenibilità ambientale. Le scelte formali saranno invece lasciate alla libera espressione individuale, invitando però gli studenti ad allontanarsi più possibile dai canoni attuali.

Si prospetta un’esercitazione realistica, in grado di affrontare e anticipare scenari di utilità concreta, con ricadute positive sulla collettività. Un lavoro che sia in grado di estrapolare il meglio da analisi e brief di progetto, nonché dalle tecnologie costruttive e digitali già oggi disponibili, attuando un ribaltamento rispetto alla priorità delle forme sui contenuti. Un’abitudine piuttosto consolidata in questo particolare settore.

De Silva dà prova di grande lucidità distanziandosi da logiche ormai esauste che mercato e ambiente non possono più sostenere. Un esempio; aumentando il coefficiente di utilizzo si riduce potenzialmente il numero dei mezzi in circolazione che oggi, per la maggior parte del tempo, passano la loro vita parcheggiati.

Va dato atto alla SPD, la scuola diretta da Antonello Fusetti, aver attivato una collaborazione di assoluto valore, con una impostazione disincatata e razionale, che consente al design di svolgere al meglio la propria funzione sociale. Si dovrà attendere un anno per vedere la conclusione dei lavori del Mobility Design Lab, di cui daremo senz’altro conto. 

www.scuoladesign.com

 

“Palazzo Citterio, verso la grande Brera”.

In occasione dell’apertura ufficiale al pubblico, un nuovo volume di Skira riassume e illustra le vicende dei progetti e dei lavori per Palazzo Citterio, il nuovo polo artistico milanese situato nello storico quartiere di Brera.

Nel 1972 lo Stato italiano acquista questo antico palazzo signorile con annesso terreno, che varie famiglie nobili si sono passate di mano, compiendo un atto di normale interesse pubblico, ma che da noi assume strada facendo, una strabiliante eccezionalità, aprendo le sue porte al pubblico il 18 aprile scorso.

Una lungimiranza statale talmente rara, che viene ricondotta all’ordinario e disinnescata in modo sistematico: incertezze, opposizioni, lungaggini, coprono alla fine quasi cinque decenni. Alla lentezza non si  fanno mancare le polemiche, anche fino a pochi giorni dall’apertura, contribuendo se non altro a motivare addetti e pubblico a prendere visione diretta delle scelte e dei risultati.

In merito va detto onestamente che, escluso il parapetto in cemento di una scala incredibilmente affiorante nella corte, tutto il resto appare realizzato in termini di correttezza se non di eccellenza. Anche gli spazi esterni si sono valsi di scelte felici e realizzazioni adeguate, e si attende ora il passo finale del collegamento con il confinante Orto botanico che consentirà alla Grande Brera, con o senza passerella vetrata, di esistere e funzionare.

A cura di Antonella Ranaldi, Paolo Savio, Annamaria Terafina, il testo raccoglie interventi e materiali che per qualità e quantità, possono soddisfare tutte le esigenze e curiosità di addetti o semplici amanti della città. In calce sono riportate anche tutte le figure coinvolte; particolarmente esplicativa da un punto di vista storico, ma soprattutto “antropologico”, la sezione della cronologia completa di tutti i passaggi.

www.skira.net

Tra le esposizioni più interessanti viste in occasione della settimana del design milanese, segnaliamo quella ospitata nello show room Unifor di corso Matteotti. Una mostra di progetti e modelli per nuovi ambienti di lavoro, realizzati dagli studenti della Facoltà del Design di Milano.

Se una grande azienda e una scuola si incontrano, soprattutto in questo disarticolato paese, è un lieto evento che merita attenzione. Al di là della kermesse che durante il Fuorisalone ha animato la città, non sempre a giusto titolo.

Il “contatto” con l’azienda, che schiere di studenti hanno da sempre invocato e sognato, fortunatamente (ma meglio dire, intelligentemente) ogni tanto diventa realtà. La collaborazione tra Unifor e il Laboratorio di Metaprogetto non poteva essere più tempestiva, visto il profondo rinnovamento in atto, che chiede di essere correttamente interpretato e attuato con nuove forme e modalità, di cui ogni ente o azienda non può non sottoporre a riflessione.

Sei mesi di gestazione in un corso legato più al processo che all’esito, con un partner leader anche culturale del settore, hanno creato le condizioni che consentono al Design di svolgere il suo compito, a cavallo tra materiale e immaginario e, a giovani progettisti, di sentirsi per una volta grandi ma anche responsabili. Si auspica un sequel.

Nel progetto Unifor sono stati coinvolti gli studenti del 2° anno, Laurea di primo livello, Design degli Interni. Docenti: Silva Coronel, De Santi, Balena Arista, cultori: Cecchi, Nascimbeni, Zangari.

www.unifor.it

Paolo Mezzanotte – “Milano attraverso le stampe, i disegni e i graffiti di un architetto del Novecento

Quella dedicata a Paolo Mezzanotte è una mostra preziosa ospitata in uno spazio fuori dal tempo: la basilica di San Celso (con a fianco Santa Maria dei Miracoli, anch’essa da non perdere) in corso Italia 39 a Milano, a quattro passi dal centro. La mostra chiude il 6 giugno 2018.

A cura di Erminia Giacomini Miari e Elisabetta Mero, la mostra dedicata a Paolo Mezzanotte “Milano attraverso le stampe, i disegni e i graffiti di un architetto del Novecento”, inaugura lo Spazio San Celso appena restaurato. I lavori sono stati realizzati in collabazione con Banca Fideuram, partner Leonardo Assicurazioni. L’obiettivo è quello di rievocare un personaggio di primo piano della migliore tradizione milanese, nell’ambito del palinsesto Novecento Italiano promosso dal Comune di Milano.

Chi era Paolo Mezzanotte?

Architetto, artista, studioso e storico, estimatore e amante della sua città di adozione (nasce a Inverigo nel 1878, ma poi si trasferisce a Milano), Paolo Mezzanotte è una figura di professionista e intellettuale impossibile da rintracciare oggi, data la smania dilagante di spargere solo segni vistosi nelle città.

Il protagonista della mostra è conosciuto dai milanesi per aver progettato il Palazzo della Borsa – più celebre come Palazzo Mezzanotte – e molte altre architetture a Milano e in Lombardia tra liberty e neoclassico stile Novecento. Oltre a questo, Paolo Mezzanotte è anche autore di un libro di inestimabile valore: “Milano nell’arte e nella storia”, scritto nel 1948 con Giacomo Bascapè. Un volume che, come l’opera magna di Giuseppe de Finetti, meriterebbe una adeguata riedizione.

La mostra

La mostra, realizzata in collaborazione con le Civica Raccolte delle Stampe “Achille Bertarelli”, è composta soprattutto di disegni, incisioni, graffiti e schizzi. Molto interessanti sono quelli degli interni del suo studio e le visioni fantastiche di giardini ideali. Il percorso espositivo ci consegna una dimensione artistica inaspettata e poetica, con vedute molto coinvolgenti e di indubbio fascino, molte dalla sua abitazione di corso Italia. Si tratta purtroppo di scenari oggi completamente mutati e spesso irriconoscibili.

Il catalogo della mostra di Paolo Mezzanotte è edito dalla Riccardo Viola Editore, con contributi di Giovanna Mori, Maria Antonietta Crippa, oltre alle curatrici. Grazie alla rassegna “Milano riscopre Milano”, allo spazio San Celso sono previste anche altre iniziative culturali sulla città e visite guidate alla basilica.

Info sulla mostra di Paolo Mezzanotte

Paolo Mezzanotte – “Milano attraverso le stampe, i disegni e i graffiti di un architetto del Novecento

Luogo: Basilica di San Celso: corso Italia 39 a Milano

Date: fino al 6 giugno.

Orari: feriali 15,00-19,00 escluso il martedi, sabato e festivi 10,00-19,00

Costi: la visita alla mostra è gratuita

Info: tel. 34067018534 – [email protected]

Byton, un nuovo player della mobilità ad alta tecnologia.

Una nuova auto si affaccia sul mercato: si chiama Byton. Questa innovativa vettura è stata infatti presentata in anteprima europea in occasione della settimana del design milanese. Si tratta di un nuovo brand di automobili elettriche a guida autonoma. La progettazione è europea ma il costruttore, Future Mobility Corporation, è cinese.

Design della nuova Byton

Il design è molto curato soprattutto per gli interni, dove la consolle di guida è un enorme schermo da 49 pollici. Questo modello è stato concepito per offrire il massimo livello di innovazione tecnica e prestazionale, unito al massimo confort a bordo.

Il disegno esterno dissumula abilmente le dimensioni importanti di questo SUV elettrico che misura 480 cm di lunghezza e 180 di larghezza, grazie a un padiglione spiovente ben raccordato con il posteriore, mentre il frontale si perde in una serie di dettagli non particolarmente coerenti, secondo l’attuale tendenza di addizione piuttosto che sottrazione.

Lo studio dell’interno risulta più convinto, con un radicale ripensamento su come allestire la consolle, che offre una nuova concezione di spazio e di interazione con il veicolo. L’assenza del tunnel centrale dovuta alla trazione diretta alle ruote, consente una maggiore libertà di configurare i sedili e lo spazio a bordo, dove dettagli, finiture e materiali risultano oggetto di uno studio accurato. 

Funzionalità

Ogni nuova funzionalità è prevista: a partire dalla giuda autonoma a un livello di 3 su 5 (e totale a breve termine), al controllo vocale. Dal riconoscimento biometrico e gestuale, ai comandi touch e molto altro ancora. 

L’autonomia dichiarata è di 520 km, con tempi di ricarica ridotti (fino all’80% in 30 minuti). La qualità complessiva e il prezzi molto concorrenziali, a partire da 45.000 dollari, consentono alla Byton di lanciare una sfida molto aggressiva al settore, a partire dal 2019. Anno previsto per la messa in produzione.

www.byton.com

Mario Bellini e la storia della Programma 101, il primo personal computer al mondo

Incontro con Mario Bellini, classe 1935, organizzato da Corriere Innovazione presso la nuova sede di Sorgenia a Milano, per un racconto sul suo lavoro di architetto e designer, partendo dalla famosa Programma 101, poi abbreviata in P101, della Olivetti.

Era il 1965 quando un giovanissimo Bellini riceve l’invito di Roberto Olivetti, per la riprogettazione di una macchina da calcolo da tavolo, le cui prime versioni troppo ossequiose del funzionamento e del contenuto meccanico, non convincevano.

Invece, l’approccio umanistico e umanizzante, che segnerà tutta la sua carriera, porta Mario Bellini a sviluppare una soluzione che pone la relazione fisica e psicologica come dimensione privilegiata di analisi ed elaborazione, secondo il principio che dal computer alla sedia, deve essere riconosciuta e valorizzata la persona.

La soluzione convince in pieno la Olivetti, che porta la Programma 101 in mostra negli USA, raccogliendo consensi e vendite -persino alla NASA per il calcolo del primo allunaggio-, al punto da indispettire e preoccupare l’industria americana, ritenuta non del tutto estranea ai successivi accadimenti che, come noto, colpirono in seguito l’azienda di Ivrea.

La mattinata è occasione anche per illustrare tutta l’opera del maestro. A partire dalla sedia Cab, vera icona dell’arredamento italiano, che nella versione a braccioli raggiunge la massima espressione. Per passare al prototipo della ormai celeberrima Kar-a-sutra, antesignano dei monovolume di oggi. Passando per una lunga serie di progetti e realizzazioni di architettura in Italia e all’estero, per i quali il grande progettista tiene a ribadire la propria scelta di operatore libero, che lo portò a rifiutare anche l’invito di un giovane Steve Jobs ad entrare in Apple nei primi anni Ottanta.