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I vasi di design in ceramica fatti a mano sono la grande tendenza dell’home decor. Ecco la nostra selezione.

Le ceramiche artigianali sono uno dei grandi trend dell’home decor. Una tendenza che, da un lato, soddisfa il nostro bisogno di unicità in un mondo dominato dall’omologazione. E, dall’altro, ci permette di riconnetterci con il passato. La lavorazione dell’argilla, infatti, è legata a un sapere antichissimo che è rimasto immutato nel corso dei millenni e che, proprio per questo suo ripetersi, ci restituisce un senso di sicurezza.

Se la tecnica attraverso cui lavorare la ceramica è la stessa da millenni, il modo di interpretarla è, però, cambiato. Le ceramiche artigianali oggi sono diventate terreno di ricerca, e spesso di sperimentazione, per tanti designer. E, fra i protagonisti di questa rivoluzione handmade, ci sono senza dubbio i vasi in ceramica.

Per questo abbiamo deciso di dedicare il nostro nuovo focus ai vasi di design in ceramica fatti a mano.

Tra superfici materiche e forme essenziali, ecco la nostra selezione.


Better Together, Federica Bubani

Si chiama Better Together la collezione della designer romagnola Federica Bubani. Un progetto che, come suggerisce il nome, crede nella forza delle “relazioni”. A comporre la serie, infatti, non ci sono solo i vasi, ma anche i fiori. Perché i bellissimi vasi in terracotta refrattaria realizzati a mano da Federica sono accompagnati dai fiori di carta dell’artista Andrea Merendi. Un binomio perfetto che dimostra come “insieme è meglio”. Purché la coppia sia bene assortita, si intende.
I vasi sono proposti in 8 modelli diversi e in 5 colori: grigio malva, rosa antico, senape, ghiaccio rosa, verde chiaro. I fiori, sempre disponibili in 8 tipologie differenti, abbracciano una palette cromatica molto varia. Tanti colori che potete divertirvi a combinare in vari modi per far emergere la vostra creatività. (it.federicabubani.it)


Tripod, Paola Paronetto

Tripod di Paola Paronetto arricchisce la sua celebre collezione Cartocci. L’ispirazione viene dai manufatti di altre epoche ed etnie. Il metodo di lavorazione è invece lo stesso: il paper clay. Una tecnica che mescola la cellulosa con l’argilla, amata da Paola per il suo carattere a un tempo solido e fragile. (www.paola-paronetto.com)


Le Morandine, Sonia Pedrazzini

Quando si parla di vasi di design in ceramica fatti a mano, non si può non citare Le Morandine di Sonia Pedrazzini. Un metaprogetto, come lo definisce la stessa designer, che si propone di dare tridimensionalità alle nature morte di Giorgio Morandi. (www.soniapedrazzini.it)

Leggi la nostra intervista a Sonia Pedrazzini

Bottega d’arte, Coralla Maiuri

La collezione di vasi Bottega d’arte di Coralla Maiuri si arricchisce con nuove sperimentazioni materiche. Effetti madreperlati e cangianti si sposano con superfici a rilievo, dove la materia sembra essersi seccata dopo un’eruzione vulcanica. Una stratificazione di texture e cromie che ricorda la tavolozza di un pittore, su cui i colori si sovrappongono a spessi strati irregolari.
L’effetto raw di Bottega d’arte è ammorbidito dalle tonalità delicate, dai contrasti lucido/opaco e dagli eleganti dettagli in oro. (corallamaiuri.com)


Efflorescence, Vanessa Hogge

L’artista londinese Vanessa Hogge crea incredibili vasi floreali, modellando i piccoli fiori ad uno ad uno. Il risultato è un trionfo di fiori dai dettagli incredibili che adornano vasi e centrotavola.

I fiori preferiti da Vanessa sono le rose, le margherite e le ortensie. In pratica, tutti quei fiori che mostrano nella corolla la loro bellezza. (vanessahogge.com)

Guarda il nostro approfondimento sui vasi floreali di Vanessa Hogge


Guggenheim e Sphera, 101 Copenhagen

Da Londra ci spostiamo in Danimarca con 101 Copenhagen, un giovane brand che propone complementi e accessori per la casa a metà fra design e artigianato.
Nel loro catalogo spiccano due collezioni di vasi in ceramica, entrambi disegnati da Kristian Sofus Hansen & Tommy Hyldahl: Guggenheim e Sphera.

In entrambe le collezioni i vasi in ceramica si basano su una geometria archetipica. Una forma primordiale che, unita alle texture grezze e ai colori naturali, rende questi vasi simili a reperti provenienti da un tempo lontano. (101cph.com)


Popcorn, Veera Kulju

La collezione Popcorn della designer-artista finlandese Veera Kulju è uno studio sperimentale dell’arte della porcellana.
“Ho realizzato i primi esperimenti sulla linea popcorn quando ero ancora una studentessa”, racconta Veera. L’odore dei popcorn che preparava mentre studiava, l’ha spinta a portare quella bellezza irregolare sulla porcellana. “In seguito, ho saputo da altri studenti che pensavano fossi impazzita, a trasformare i veri popcorn in porcellana”(veerakulju.com)


Rosa Maria Kulzer

Forme ridotte all’essenziale e superfici raw: nelle ceramiche di Rosa Maria Kulzer è la stessa materia a essere protagonista.
Nel suo laboratorio a Stoccarda, in Germania, la ceramista tedesca mescola l’argilla con gli smalti, creando oggetti materici e dai colori terrosi. Un modo di lavorare la ceramica che si propone di riconnetterci con la natura(www.ceramica-rosa-maria.de)


Bandura e Kumanec, Faina Design

Bandura, il set di vasi di Faina Design, richiama l’omonimo e antico strumento musicale ucraino. Da lì deriva la loro forma a metà fra un liuto e una cetra.
Una collezione dalla forte personalità che racconta la storia di un’intera nazione.

Sempre di Faina Design è la collezione Kumanec. Una serie di 5 vasi ispirati alla ceramica popolare ucraina. La caratteristica dei vasi è quella di avere la forma delle ciambelle, tonde col buco al centro. Sono tutti realizzati in ceramica naturale o nera. (www.yakusha.design/faina)


Mademoiselle, Laesse

Si chiama Mademoiselle questa collezione di 7 vasi creati dalla designer e ceramista Stefania Vazzoler. Sono tutti realizzati a mano in terracotta in delicate tonalità pastello e finiti con smalto ad acqua, e fanno parte di una più ampia linea di una ventina di vasi in terracotta che Stefania Vazzoler ha raccolto fra gli oltre 60 prototipi creati negli ultimi tre anni.

Le 7 Mademoiselle non sono, però, semplici vasi. Sono oggetti di arredo da usare con la massima libertà, che possono vivere da soli o accostati a gruppi. Possono rimanere vuoti oppure contenere fiori, rami o altri oggetti decorativi. (www.laesseceramica.it)


Valeria Vasi

È sul confine fra arte, scultura e design che nascono i vasi in ceramica di Valeria Vasi. Il cuore di questo progetto Made in Barcelona è l’essenzialità. A comporre la collezione sono, infatti, poche forme geometriche e solo 4 colori: bianco, nero, terracotta e rosa. Le finiture sono invece disponibili sia in versione lucida che opaca.
Una curiosità: abbiamo scoperto il lavoro di Valeria Vasi su Instagram dove la designer catalana dimostra di conoscere due o tre cosette sullo storytelling. Da guardare e poi prendere appunti. (www.valeriavasi.com)


Altri progetti?

Scopri anche i più bei vasi in vetro di design

 Guarda tutti i vasi in ceramica pubblicati su Design Street!


I più bei vasi in vetro di design.


Il vaso in vetro: una storia nata 3000 anni fa…

I vasi in vetro sono i più classici fra tutti i vasi. Si sa che i primi reperti furono trovati in Oriente e che risalgono addirittura al I millennio a.C. Dunque, è da ben 3 mila anni che i vasi in vetro vengono usati come oggetti ornamentali da ogni cultura. Già, perché i vasi in vetro sono preziosi ed eleganti, creano straordinari giochi di riflessi e possono essere realizzati in infinite forme.

Nonostante la loro veneranda età, i vasi in vetro non sono, però, vecchi oggetti d’arredo che abbelliscono le case delle nonne. Sono molti i designer che ancora oggi ne interpretano le linee e li trasformano in piccole opere d’arte a uso domestico.


I vasi in vetro di design: tra reinterpretazioni classiche e innovazione

I vasi di vetro di design sono una sfida per creativi di ogni genere. C’è chi riprende i modelli classici, reinterpretandoli in chiave moderna, e chi invece preferisce sperimentare forme nuove, azzardate, spesso abbinandole ad altri materiali. C’è chi preferisce il vetro stampato e chi l’antica tradizione del vetro soffiato a bocca. Il filo conduttore resta, però, sempre la creatività del designer.

I vasi in vetro di design rappresentano un vero classico contemporaneo. Ecco i nostri preferiti.


La nostra selezione di vasi di design in vetro


Bucati, Wave Murano Glass

Vasi con il buco. È Bucati, la collezione firmata da Wave Murano Glass. Un’idea originale che richiede l’uso di una particolare tecnica per creare l’apertura tra un lato del vaso di vetro caldo e l’altro. A rendere speciali i vasi Bucati è, però, anche l’utilizzo della foglia d’argento e della foglia d’oro 24kt, stratificati con vetro nero e rivestiti con uno strato finale di vetro trasparente.

Fondata da Roberto Beltrami nel 2017, Wave Murano Glass si è distinta da subito per la sua capacità di reinterpretare un materiale antico come il vetro di Murano. Una sperimentazione resa possibile anche dagli studi in fisica di Beltrami. La sua profonda conoscenza delle reazioni chimiche e termiche gli ha permesso, infatti, di trovare soluzioni innovative e di perfezionare tecniche antiche. (www.wavemuranoglass.com)


105 ltr forms, Vogel Studio

È il fuoco, elemento al tempo stesso distruttore e creatore, a plasmare 105 Itr forms, la collezione di Vogel Studio. I vasi, allo stato fuso, prendono vita all’interno di forme in tessuto. Un processo che dona al vaso una texture grezza in contrasto con la superficie liscia del vetro, presente invece nel collo del contenitore. (www.fabiovogel.com)


Holi, Hava

Il vaso Holi dello studio francese Hava è un oggetto in bilico fra culture diverse. Il vetro del contenitore è soffiato nella Repubblica Ceca, la pietra della base proviene dal Rajasthan, il concept è stato sviluppato a Parigi. Un vaso dalle mille anime che punta sul contrasto fra materiali e pesi diversi(hava.paris)


Rain, Adele-C

Rain è la linea di vasi e piccoli contenitori da tavolo, firmata da Simone Crestani per il brand italiano Adele-C. La collezione è interamente realizzata in vetro borosilicato soffiato a lume e lavorato a mano. Tratto distintivo del progetto sono le piccole sfere di vetro lungo il bordo e la parte superiore di ogni vaso. Simili a gocce di pioggia, le sfere si posano leggere sulla superficie, riunendosi in composizioni di volta in volta diverse. (www.adele-c.it)


CUT CUBE, Vanessa Mitrani

Contrasto fra i materiali. È questo il cuore di CUT CUBE, il vaso della designer francese Vanessa Mitrani. In questo caso, il contenitore in vetro soffiato poggia su un rigoroso cubo in bronzo. I vasi in vetro sono disponibili in tonalità vivaci, come il verde, il rosso e il giallo. Un piccolo gioiello con cui introdurre un tocco di colore nelle nostre case. Ogni pezzo è realizzato a mano in Francia. (shop.vanessamitrani.com)


Press, Tom Dixon

Sono realizzati con un vetro stampato ad alto spessore questi vasi della collezione Press di Tom Dixon. Una tradizionale tecnica di lavorazione in grado di catturare e rifrangere la luce in un modo unico e molto scenografico. La linea Press comprende vasi in 3 dimensioni diverse, oltre a ciotole e portacandele. (tomdixon.net)


Crystal Series_Vase, Saerom Yoon

La magia di un tramonto racchiusa in un vaso. È Crystal Series Vase, la collezione in edizione limitata del designer coreano Saerom Yoon. La serie comprende vasi in vetro di piccole dimensioni con colori che sfumano l’uno nell’altro. Per godere della bellezza della natura anche quando siamo in casa. (saeromyoon.com)


Vette, Sara Ricciardi

“Quando si arriva sulla vetta il respiro diventa totale. Si è come sospesi. C’è una freschezza di cuore e una sensazione di quiete interna da sentirsi in intimo contatto con il Sacro. È quello che mi è capitato scalando una montagna ligure di ardesia ed è lì che ha avuto origine il progetto.” Così Sara Ricciardi racconta il suo vaso Vette. Il progetto si compone di una base in ardesia e di un contenitore in vetro, fuso sulle lastre, che sembra quasi galleggiare nell’aria.(www.sararicciardi.org)


Blend Vase, Adorno Design

I vasi Blend, firmati a quattro mani dalla designer statunitense Syrette Lew di Moving Mountains e dalla designer olandese Runa Klock per Adorno Design, sono vere e proprie sculture in vetro. La parte interna del vaso è caratterizzata da due colori mixati tra di loro, così da creare un effetto unico e irripetibile che differenzia un vaso dall’altro. Le due designer hanno studiato le relazioni e i contrasti fra la materia opaca e quella trasparente, fra il colore fuso e la struttura rigida del vaso in vetro. Dopo hanno trascorso parecchio tempo a realizzare diversi campioni di colore, perché la fusione dei colori nel vetro non è così semplice come sembra. Alla fine hanno trovato un mix equilibrato (blend) di colori… e il risultato è davvero eccezionale! (adorno.design)


Ida, Utopia & Utility

Combinare tradizione e innovazione, funzione e fantasia: sono questi gli obiettivi di Utopia & Utility, il marchio fondato da Pia e Moritz WüstenbergFra le ultime proposte del brand c’è il vaso Ida. Un oggetto dalla forte personalità che, con il suo bordo piegato e le sue forme curve, rappresenta bene le possibilità infinite che offre il vetro come materiale. Ogni pezzo è unico, soffiato a mano da maestri vetrai in Inghilterra. (www.utopiaandutility.eu)


I Paladini, Venini

I Paladini, il progetto firmato da Emmanuel Babled per Venini, si ispira agli antichi busti in marmo degli scrittori, inventori e filosofi. Da lì deriva l’aspetto cristallizzato e imperturbabile dei vasi. Una postura fiera e saggia che rende questi “busti” in vetro i paladini della grande arte vetraria. La collezione comprende 99 pezzi unici, ognuno datato nell’esatto giorno della sua realizzazione e caratterizzato da una diversa palette cromatica, che esprime la diversità di anime dei busti. (www.venini.com)

LEGGI ANCHE I NOSTRI ARTICOLI SUI VASI UNITY DI MARC THORPE PER VENINI E SUI VASI BELT DI PETER MARINO PER VENINI


Manhattan, Reflections Copenhagen

Si chiamano Manhattan e Grand Manhattan questi particolari vasi in vetro proposti da Reflections Copenhagen. I due vasi si ispirano alle linee architettoniche dello skyline di Manhattan e alle curve morbide e naturali di una conchiglia. Un design scultoreo che abbina le rigide forme geometriche del vaso alla delicata composizione cromatica del vetro. I vasi della collezione Manhattan sono realizzati con tecniche artigianali uniche, che creano un bellissimo gioco di riflessi.
(reflections-copenhagen.com)


ALTRI VASI DI DESIGN? LEGGI IL NOSTRO ARTICOLO SUI VASI IN CERAMICA

Horticus living Wall

Horticus living Wall è un sistema intelligente e innovativo per vivere circondati dalla natura in casa. Si tratta di una struttura a esagoni, componibile all’infinito, che consente di “vestire” le pareti con piante ed altri elementi dalle funzioni differenti. Il risultato è un sistema di “verde verticale” a parete che arreda e ci permette di vivere circondati dalle nostre piante preferite.

Guarda in nostro approfondimento sugli arredi che integrano le piante

Come nasce Horticus living Wall

L’idea alla base del sistema Horticus living Wall nasce da un dato sconfortante che riguarda la sempre crescente urbanizzazione. Secondo le Nazioni Unite, infatti, entro il 2050 oltre il 66% della popolazione vivrà in aree urbane. La conseguenza sarà una distanza sempre maggiore tra l’uomo e la natura.

La nostra stessa vita quotidiana ha dei ritmi che ci tengono lontani dalle piante. Tra casa, trasporti, ufficio, stiamo perdendo una parte importantissima del nostro essere: il rapporto con il mondo vegetale. Per queste ragioni, il progetto Horticus si pone l’obiettivo di riavvicinare uomo e natura, portando le piante in casa e trasformandole in elementi d’arredo.  Circondarsi di piante e prendersi cura di loro infatti viene considerata da molti studiosi una vera e propria terapia rilassante e rigenerante. 

L’idea di Horticus living Wall va in questa direzione ci aiuta ad arredare le case con pareti verdi attrezzate. Un sistema flessibile e componibile che consente di circondarci di piante senza però trascurare le esigenze estetiche, di stile e di design dell’abitare contemporaneo.

Come funziona Horticus living Wall

Il sistema di verde verticale Horticus è composta da un modulo in acciaio verniciato a polvere, composto da 3 esagoni, che si fissa facilmente al muro. Ognuno è libero di definire le dimensioni e la forma della propria parete attrezzata, ma anche la funzione.

La struttura di Horticus, infatti, può essere completata con un sistema di “Pods” dalle funzioni differenti. Tra queste ci sono speciali vasi pensati per il verde verticale, ma anche contenitori a giorno, lampade e casse acustiche Bluetooth.

Il sistema Horticus living Wall è perfetto per arredare ogni spazio, sia pubblico sia privato, sia domestico, sia contract. Una parete verticale verde infatti è bella da vedere sempre. In cucina, in bagno o nel living, In ufficio o in un negozio; in un hotel come in una biblioteca…

I pods, dalla forma esagonale, sono realizzati in terracotta, un materiale naturale, poroso, atossico e riciclabile. I vasi, possono essere annaffiati grazie a dei fori posti sul lato superiore. Tutto è orgogliosamente realizzato a mano in Inghilterra.

Guarda in nostro approfondimento sugli arredi che integrano le piante

Per info, www.horticusliving.com

Moïo Studio presenta Modern Ancestors. Una collezione di vasi in ceramica dall’intenso colore blu, che unisce forme essenziali a texture grezze.

Le ultime fiere non lasciano spazio ai dubbi: le ceramiche artigianali sono un grande trend dell’home décor. Una tendenza che rappresenta un antidoto all’omologazione imperante oggi. Ma anche un qualcosa che, forse perché legato a un sapere rimasto invariato dalla notte dei tempi, è capace di restituirci un senso di sicurezza. Proprio il mix di sensazioni che abbiamo provato di fronte ai vasi “Modern Ancestors”, in occasione dell’ultima London Design Fair.

La collezione Modern Ancestors

Modern Ancestors è la serie di oggetti in ceramica firmata dalla designer franco-palestinese Maia Beyrouti. Creata nel suo studio di Berlino, unendo alla lavorazione al tornio tecniche di costruzione manuale, la collezione è una splendida sintesi di antico e contemporaneo. I vasi si caratterizzano, infatti, per forme geometriche moderne, texture grezze e un intenso colore blu, ottenuto smaltando il grès con la lava. Un insieme di suggestioni che vanta illustri riferimenti nella storia dell’architettura, oltre che nel percorso formativo e personale della designer.

Un progetto fra Brutalismo e Modernismo

Il progetto di Moïo Studio nasce da una duplice ispirazione. Da un lato, il Brutalismo, il noto movimento architettonico del XX secolo tornato in auge negli ultimi tempi, che qui è richiamato dall’utilizzo di texture grezze; dall’altro, il Modernismo e, in particolare, uno dei suoi esponenti più celebri: Le Corbusier. Infatti, è proprio dalla griglia Modulor di Le Corbusier (la scala di proporzioni basata sulle misure del corpo umano) che Maya ha mutuato la maggior parte delle forme della collezione. Forme essenziali che, insieme alla scelta del monocromo, confermano l’anima modernista della collezione.

Il richiamo alla memoria

Il carattere senza tempo della serie Modern Ancestors rivela, però, anche il desiderio di ricordare qualcosa che sembra perduto, ma che potrebbe ritornare. Un richiamo alla memoria che si lega alla laurea in Storia di Maya, ma anche e soprattutto al bisogno di non smarrire la sua identità palestinese.

SCOPRI ANCHE LA NOSTRA SELEZIONE DI VASI DI DESIGN IN CERAMICA FATTI A MANO. 

Una chiacchierata con Olivia Walker. La ceramista britannica che ama esplorare i concetti di decadenza e rinascita.

Abbiamo incontrato Olivia Walker a Londra lo scorso settembre in occasione del London Design Festival 2018. Olivia è una ceramista inglese che ci ha colpito per le sue opere ricche di texture. La superficie dei suoi vasi e delle sue ciotole, infatti, è rivestita con migliaia di frammenti di ceramica applicati manualmente. Una lavorazione davvero certosina con cui Olivia si propone di esplorare i concetti di decadenza e rinascita.

Ecco cosa ci ha raccontato.

DS: Com’è nato il tuo interesse per la ceramica?

OW: Mi sono interessata alla ceramica dopo l’università (la mia prima laurea è stata in Storia e Letteratura inglese). In quel periodo ho collaborato per qualche mese con una galleria d’arte e lì ho cominciato a lavorare con la ceramica, innamorandomene perdutamente. A seguire ho iniziato a leggere tutto ciò che riguardava il mondo dell’artigianato e a frequentare un corso serale. Ma sono passati oltre 10 anni prima che mi sentissi pronta a laurearmi in Ceramica e a frequentare un tirocinio.

DS: Come descriveresti il tuo stile?

OW: Direi organico. Accosto frammenti di ceramica per creare la superficie. Da qui deriva la texture grezza e il senso di movimento dei miei pezzi.

DS: Quali sono le tue fonti di ispirazione?

OW: Sono interessata ai processi naturali e agli organismi come i funghi, i coralli e i batteri. E, in generale, mi attraggono le cose che muoiono e si decompongono ma che, nello stesso tempo, si trasformano in qualcosa di nuovo e di diverso.

DS: Raccontaci il processo attraverso cui prendono forma le tue ceramiche.

OW: Il modo in cui lavoro la ceramica richiede molto tempo perché costruisco la superficie delle mie opere pezzo per pezzo. Mi piace usare il bordo strappato di questi frammenti in ceramica per creare la sensazione di qualcosa di organico.

DS: Un oggetto importante della tua vita.

OW: L’oggetto più importante della mia vita è una piccola ciotola appartenuta a mia madre. Una ciotola verde celadon con degli uccelli che volano, credo realizzata in Giappone. Recentemente è caduta ed è andata in gran parte in frantumi. Sono riuscita, però, a darle una nuova vita grazie alla tecnica del Kintsugi (la tecnica giapponese che permette di riparare gli oggetti in ceramica, saldando insieme i frammenti mediante l’uso dell’oro, dell’argento liquido o della lacca con polvere d’oro).

DS: Usi i social network per il tuo lavoro?

OW: Posto su Instagram e cerco di tenere aggiornato il mio sito. Ma non uso i social in modo frequente e mi piace utilizzarli più come diario visuale che per promuovere ciò che faccio.

La risposta delle persone è però davvero interessante. Trovo utile vedere come reagiscono ai miei nuovi lavori.

DS: Progetti futuri?

OW: Ho in programma qualche mostra e lancerò a breve una campagna su Kickstarter (la piattaforma di crowdfunding per progetti creativi), una cosa che mi terrorizza ed entusiasma al tempo stesso.

Facciamo un grande in bocca al lupo a Olivia per i suoi progetti. Il suo lavoro ci piace e siamo molto curiosi di vedere come si svilupperà.

Se volete saperne di più su questa talentuosa ceramista, date uno sguardo al suo sito: oliviawalker.co.uk 

Ti piacciono le ceramiche artigianali? Guarda anche il nostro articolo sui vasi di design in ceramica.

In prossimità del Natale, la collezione di accessori per la casa di Republic of Fritz Hansen si arricchisce di nuovi oggetti.

Objects, la collezione di accessori del brand scandinavo Republic of Fritz Hansen, si arricchisce di nuovi oggetti per l’autunno/inverno 2018/19. Ad aggiungersi alla famiglia, riedizioni, come il portacandele Louise firmato dalla designer danese Grethe Meyer nel 1993, e novità assolute, come le sculture in legno GEO di Jaime Hayon. Un mix molto vario di accessori, accomunato, però, da alcuni tratti: i colori della terra, l’uso di materiali eterni e la ricerca di un equilibrio fra vecchio e nuovo.

Curiosi di scoprire nel dettaglio le novità? Eccovi accontentati. Tra l’altro, con il Natale alle porte, potreste trovare qualcosa da mettere sotto l’albero. Un regalo per i vostri amici appassionati di design scandinavo o magari per voi stessi. A voi la scelta!

Portacandele Louise, design Grethe Meyer

I portacandele Louise della designer danese Grethe Meyer devono il loro nome al Louisiana, il museo di arte moderna a nord di Copenhagen. Realizzati originariamente in alluminio, sono stati riproposti in acciaio inox lucidato a specchio e poi argentato. Il cuore del progetto è proprio nel materiale utilizzato. La lucidatura a specchio, infatti, coprendosi di una patina nel corso del tempo, donerà al candelabro un aspetto simile a quello dell’argento invecchiato.

Louise può essere usato da solo o impilato in più pezzi in modo da creare composizioni a diverse altezze.

Prezzo: 1 pezzo singolo diametro 6,9 cm, h. 2,1 cm € 53; 3 pezzi diametro 6,9 cm, h. 2,1 cm € 142.

Cuscini Tassel, design Arne Jacobsen

Sapevate che Arne Jacobsen ha disegnato anche pattern tessili? Ebbene sì. E Tassel ne è uno splendido esempio. A caratterizzare il rivestimento, un motivo irregolare su giallo ocra. Una tonalità perfetta per l’autunno che si sposa molto bene con i colori della terra oggi così trendy.

Tassel è disponibile quadrato e rettangolare in due dimensioni: cm 50×50 e cm. 40×60.

Prezzo: € 114 in entrambe le misure.

GEO SCULPTURES #1 e #2, design Jaime Hayon

GEO SCULPTURES sono le prime sculture in legno del designer spagnolo Jaime Hayon. Si tratta di due oggetti all’apparenza solo decorativi dotati, in realtà, di funzionalità nascoste.

GEO #1 è alta e dalle linee arrotondate, con un cappellino sulla cima che, aprendosi, rivela un piccolo vaso. GEO #2, invece, ha la forma di un cilindro e cela sotto il coperchio un portagioie.

Oltre alla loro doppia vita, le sculture di Hayon si caratterizzano per l’alta lavorazione artigianale. Pensate che occorrono almeno 16 settimane per creare queste sculture in frassino termotrattato. Cos’è il termotrattamento? È un processo di riscaldamento del legno, naturale al 100%, che aumenta la resistenza del materiale e colora il legno in profondità di una calda tonalità marrone scuro.

Prezzo: GEO #1: cm.12,9 x 18,4 prezzo al pubblico € 192; GEO #2 cm. 10,3 x 15 prezzo al pubblico € 171.

Terracotta, design Cecilie Manz

La linea di vasi in terracotta giapponese firmati da Cecilie Manz, si arricchisce di nuovi colori, di una nuova speciale finitura a smalto (Tenmoku nero) e di un nuovo vaso, Round.

Come gli altri pezzi della serie, anche gli ultimi arrivati sono realizzati a mano da ceramisti a Seto, in Giappone. Per chi pensa che dall’incontro tra estetica giapponese e design scandinavo possano nascere grandi cose.

Prezzo: a partire da   € 99

Altre idee per Natale? Guarda il nostro post sugli accessori per aspiranti sommelier.

DESIGN STREET intervista Sonia Pedrazzini, l’ideatrice del progetto Le Morandine.

Abbiamo incontrato Sonia Pedrazzini nello showroom di Adele-C in occasione della Fall Design Week, la settimana milanese dedicata alla cultura del progetto. Sonia è una designer eclettica che spazia dal prodotto industriale a progetti più sperimentali al confine tra arte e design, alternando il lavoro per importanti aziende con l’autoproduzione. Dal 2009 porta avanti il “metaprogetto” Le Morandine, una serie di oggetti ispirati alle nature morte di Giorgio Morandi di cui abbiamo già parlato su Design Street.

Ecco cosa ci ha raccontato.

DS: Quando hai deciso di diventare una designer?
SP:
Ho sempre desiderato lavorare in ambito creativo. Dopo il liceo classico a Capri ho frequentato l’ISIA di Roma. Grazie all’influenza di personalità come Paolo Deganello, Gilberto Corretti e Andries Van Onck, ho avuto una formazione fortemente legata all’aspetto critico, concettuale e di ricerca. Quando mi sono resa conto, con piacevole sorpresa, che il design poteva abbracciare anche tutti quegli aspetti che mi interessavano, ho capito che questa era la mia strada.

DS: Qual è la prima parola che ti viene in mente quando pensi al design?
SP:
Umanità. Una parola a cui mi riferisco nella sua accezione più ampia, intesa sia come sentimento di “solidarietà umana” sia come studio che ha per oggetto l’uomo e la sua produzione intellettuale. Insomma, per me il design è tutto ciò che ha a che fare con l’umanità.

DS: Le Morandine: come nasce il progetto? E come si è sviluppato nel tempo?
SP: Come prima cosa ho creato le candele. Rappresentavano la luce cerosa dei quadri di Morandi ed erano state concepite nel 1999 per rispondere al brief di progetto di un’azienda.
Il progetto venne scartato ma io non ho mai smesso di credere nel valore di quell’intuizione: riportare alla tridimensionalità le forme di Morandi e realizzare un progetto interattivo che spingesse le persone a creare la propria natura morta.
Dieci anni dopo, ho deciso di riprendere la mia ricerca sugli oggetti di Morandi e di autoprodurre un’edizione limitata di candele.
I vasi in ceramica sono stati la naturale evoluzione del progetto per le maggiori possibilità creative e produttive che offre questo materiale.
Considero Le Morandine un “metaprogetto”, una ricerca che viaggia parallela agli altri lavori del mio studio e che procede – alla maniera di Morandi – in lenta ma continua evoluzione.

Indago anche la possibilità di guardare “oltre Morandi”, facendo evolvere il progetto in una chiave più contemporanea e sperimentale. E con questo spirito è nata la collezione dei vasi metallizzati con interno laccato rosso o azzurro, presentata di recente a Brera nello showroom di Adele-C. La semplicità delle forme in contrasto con le preziose finiture in oro, bronzo e platino crea un interessante cortocircuito.

DS: E il vaso Testa? Raccontaci il tuo ultimo progetto

SP: Il vaso Testa è un oggetto iconico che riprende uno dei soggetti più rappresentati da Morandi durante il suo breve periodo metafisico tra il 1918 e il 1920. Questo vaso, formato da due metà non esattamente uguali, è oggetto “unico e doppio” allo stesso tempo. Un vaso che aggiunge un tassello al progetto in progress de Le Morandine, ampliando le possibilità di “gioco” con cui ognuno potrà comporre la propria natura morta.

Anche il vaso Testa, come tutti gli altri vasi, è personalizzabile nelle finiture e nei colori. Chi lo desidera può intervenire direttamente nel processo creativo e realizzare la sua personalissima natura morta.

DS: Quali sono le tue principali fonti di ispirazione?

SP: Sono onnivora. Mi stimolano le arti visive, la moda, la natura, ma anche la letteratura, le scienze e la musica di cui non potrei fare a meno. Trovo ispirazione anche nei bisogni e nelle domande (che mi costringono a trovare risposte non banali) e nei nuovi comportamenti sociali.

DS: Ultimamente c’è un ritorno al fatto a mano, all’esclusività del pezzo unico. A cosa pensi sia legata questa tendenza?

SP: Al bisogno che ognuno di noi ha di sentirsi riconosciuto come persona e non come anonimo acquirente di anonimi oggetti. Apparentemente non ci manca nulla, eppure non siamo mai soddisfatti. C’è, in generale, un bisogno di “valore” che l’esclusività del pezzo unico o del fatto a mano cerca di colmare.

Credo che ci sia la necessità di riconnettersi con qualcosa di riconoscibile e di rassicurante e l’oggetto artigianale, che rappresenta un sapere antico che richiede una certa lentezza, forse soddisfa questi bisogni.

DS: 3 oggetti che raccontano momenti importanti della tua vita

SP: Il modellino della mitica sedia Rossa e Blu disegnata da Gerrit Rietveld nel 1917. È stato il primo oggetto di design con cui mi sono confrontata quando studiavo all’ISIA. Faceva parte di un’esercitazione del corso di progettazione e per me usarlo è stato come entrare nel paese delle meraviglie di Alice. Un mondo parallelo in cui le idee più folli potevano diventare veri oggetti d’uso.

La Austin Mini Metro bianca con cui nel 1992 mi sono trasferita in Germania, a Monaco di Baviera, per collaborare con l’agenzia Dieter Bakic Design, dove mi sono dedicata al design cosmetico, scoprendo un aspetto poco noto del design del prodotto, quello del packaging. Era un’auto orribile esteticamente, ma un piccolo panzer per le mie trasferte oltralpe.

Il libro “Lo spirito e gli ultracorpi” di Marco Senaldi e Antonio Piotti, un brillante saggio di filosofia, arte e società che spiega le contraddizioni in cui siamo immersi. Un testo che ha segnato un momento di svolta nella mia vita personale e professionale.

DS: Un designer o artista (in vita o no) con cui ti piacerebbe andare a cena e perché

SP: Michael Anastassiades. Vorrei andare a cena con lui per parlare di design ma anche e soprattutto di vita e di yoga.

Le sue lampade mi hanno sempre affascinata per il senso di rarefatta bellezza che trasmettono, per la loro eleganza ed equilibrio. Sono presenze potenti eppure gentili e rassicuranti. E quando, attraverso interviste e filmati, ho scoperto qualcosa di più su Michael Anastassiades, mi sono resa conto di trovarmi di fronte a un designer di grande sensibilità e intelligenza, ma soprattutto davanti a un uomo che, attraverso il design, ricerca altre cose.

DS: Riviste cartacee o web?

SP: Sono ancora molto affezionata alla carta ma uso di più il web per aggiornamenti immediati e veloci. Le due possibilità non si escludono ma si integrano. Amo le riviste anche in quanto oggetti. Mi piace tenerle in mano e sentire l’odore della carta stampata. Forse le amo perché una rivista l’ho progettata anche io, Impackt Contenitori e Contenuti (Edizioni Dativo), un semestrale del tutto innovativo, dedicato al design e al packaging di cui sono stata anche direttore editoriale.

DS: Qual è il tuo rapporto con i social network? Li usi per raccontare il tuo lavoro?

SP: Li uso con parsimonia ed esclusivamente per lavoro. Non ho molto tempo per postare, condividere, discutere… per non parlare dell’immediatezza. Le mie notizie non sono mai date in tempo reale perché non amo condividere la vita mentre la sto vivendo, neppure quando si tratta di lavoro. In questo senso sono “poco social”. Però so bene che i social oggi sono uno strumento utile e forse persino “democratico”, perché se un designer o un artista non ha altri mezzi per farsi conoscere, questa è una fantastica possibilità che prima non esisteva.

DS: L’ultimo viaggio che hai fatto o il prossimo che farai

SP: Recentemente ho rivisto Napoli. Ci mancavo da tanti anni e ho potuto godere del nuovo rinascimento di questa città. Ci sono luoghi incredibili e ineguagliabili bellezze che ritornano alla luce. “Miseria e nobiltà” è ancora la definizione più appropriata per Napoli, ma ho percepito anche una nuova linfa che proviene dai giovani che sta cercando di trasformare la miseria in bellezza.

DS: Natale è alle porte: 3 idee regalo di design

SP: Cercando di ridare un significato al Natale, vi propongo tre idee incentrate sui valori della sostenibilità, della nuova artigianalità e della solidarietà.

Per chi ha amici a quattro zampe, la Cuccia da viaggio in cartone di Paolo Ulian, edita da Corraini.

Ideale per gli amanti della natura, il vaso in legno di cipresso tornito Anni di Lorenzo Franceschinis per Hands On Design.

Per chi cerca cose preziose, una delle Gioie D’autore, disegnate da artisti e designer per Il Nodo, la onlus che opera a sostegno dei bambini cambogiani e delle loro famiglie.

Si chiama Macrocosmos il nuovo progetto artistico del designer Alessandro Zambelli. Un mondo, anzi, un “Macrocosmos” popolato di creature fantastiche. Personaggi che intrecciano con uno sguardo ironico il mondo umano con quello animale e vegetale.

Un omaggio di Alessandro Zambelli alla fantascienza e agli universi lontani e sconosciuti.

LEGGI L’INTERVISTA DI DESIGN STREET AD ALESSANDRO ZAMBELLI

I personaggi di Macrocosmos sono strani extraterrestri che, come in un immaginario onirico, sono atterrati sul nostro pianeta per osservarci nella vita quotidiana, protetti dalla loro immobile presenza.

I complementi d’arredo che compongono la famiglia di Microcosmos è fatta di creature colorate, oniriche, quasi surreali, disegnate e, realizzate interamente dal designer per il suo nuovo brand Alessandro Zambelli Edizioni. Una nuova sfida fatta di sperimentazioni creative di ogni genere, tutte in edizione limitata.

Ci racconta Alessandro: “Macrocosmos nasce da un desiderio del tutto personale, quello di rileggere in chiave contemporanea una particolare produzione che – fino a qualche decennio fa – ha caratterizzato il piccolo paese in cui vivo, ancora oggi conosciuto come il “paese dei balocchi” per la vastissima presenza di fabbriche di bambole e di giocattoli. Ho voluto così riscoprire quello stupore quasi irreale che da bambino provavo nel vedere cataste di casse di legno colme di porzioni di giocattoli da assemblare, reinterpretandolo attraverso il mio sguardo attuale: così è nata questa prima collezione di oggetti creati dall’assemblaggio di forme, colori e materiali diversi”.

Attualmente la collezione Macrocosmos comprende otto pezzi, vasi e contenitori, diversi per forma, colore e dimensione. Sono stati tuti creati con stampante 3D e impreziositi da dettagli in ergal colorato e ottone.

La collezione è acquistabile in anteprima all’interno dello shop online di LUISAVIAROMA.

ph: ©Mattia Maestri

Botanical Planter Screens sono i vasi perfetti per le vostre piante rampicanti, strutture che permettono di creare piccoli alberi all’interno delle vostre case.

Il progetto

Le piante rampicanti di solito vengono messe negli spazi esterni, pensate principalmente per i giardini. Ma con Botanical Planter entrano all’interno degli spazi chiusi, sviluppandosi e intrecciandosi su una struttura che simula gli alberi.

Guarda anche il nostro approfondimento sugli arredi che integrano le piante

I vasi per rampicanti progettati dalla designer Helen Kontouris sono anche intelligenti! Sì, perchè consentono una costante irrigazione e manutenzione per le vostre amate piante.
Quattro diverse strutture che interpretano delicati disegni di fogliame. Sarà come avere sottili e poco ingombranti alberi scenografici che possono essere utilizzati anche come pannelli acustici o divisori spaziali.

Immaginate di affiancare anche tanti screen: si viene a creare un bellissimo fiorente orto in un piccolo spazio.

Waratah, Wattle, Acacia, Banksia

La collezione comprende quattro vasi per rampicanti, pensati come unità singole o per creare una famiglia di vasi.

Waratah, con la sua struttura quadrata, permette alle persone di creare una parete diritta di piante.

Wattle ha una forma arrotondata, ma che ricorda di più quella di una foglia.

Acacia si sviluppa come un albero, con il suo disegno tra il quadrato e il triangolo. Acacia permette alla pianta di svilupparsi salendo il tronco ed espandendo i suoi rami.

Banksia ha una forma molto più arrotondata rispetto agli altri suoi compagni, cilindrico come un fiore di bankia visto dall’alto.

Guarda anche il nostro approfondimento sugli arredi che integrano le piante

www.helenkontouris.com

Poilu è una collezione di vasi stampati 3D che conciliano l’artigianalità con la produzione a controllo numerico, studiando il comportamento naturale dei materiali.

Come è nato il progetto

Il progetto, portato avanti dal laboratorio progettuale francese Bold Design, nasce dallo studio delle varie possibilità di prototipazione e progettazione della stampa 3D.
Questa permette, tramite sovrapposizione di materiale, di creare un’infinità di prodotti, lasciando una libera possibilità di disegno.

Naturalmente la progettazione deve rispettare precise regole che dipendono dalla possibilità di realizzazione delle macchina stessa e dalla composizione del materiale.
Interessanti sono stati in questo caso i disegni che si possono generare dai filamenti, che sovrapposti, possono creare un effetto artigianale davvero curioso.

Il concept

Tutti i vasi stampati 3D Poilu nascono dall’idea di voler esaltare l’essenza stessa della stampa 3D, utilizzando i filamenti per creare dettagli particolari.
Questi, infatti, sembrano esser stati cuciti nella struttura principale del vaso, come se dei capelli sono stati impiantati nella “cute” del vaso. L’effetto nasce dalla combinazione dello strumento tecnico, che tramite logiche di computer compie dei movimenti, e dal comportamento naturale del materiale.

I materiali naturali utilizzati

La collezione Poilu è stata tutta creata usando PLA unito a materiali naturali come fibre di legno, bambù e cocco.
L’uso dei diversi materiali ha contribuito sulla scelta di una palette colori ben definita. I vasi infatti richiamano la purezza e il senso della natura.

www.bold-design.fr

La collezione Loev di Renate Vos è una sperimentazione che la designer olandese ha intrapreso qualche anno fa utilizzando e combinando tra loro materiali insoliti. In questo caso, sughero e gomma. E con essi ha realizzato due interessanti collezioni: la Loev Lamp e la Loev Vases.

Renate ci ha già abituato alle sperimentazioni sui materiali, su Design Street abbiamo già presentato le sue particolari lampade in cemento e silicone.

Renate ha scelto materiali semplici e naturali, poco “nobili” rispetto a quelli usati tradizionalmente per lampade e vasi. Ma il risultato è davvero molto interessante.

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Tutta la serie è ispirata, ci racconta la designer, dai luoghi che la circondano. In particolare, il trecentesco castello di Loevestein, uno dei capolavori dell’architettura medioevale olandese.

Sia i vasi sia le lampade sono realizzati in sughero, gomma siliconica e colorate con pigmenti naturali e sono tutti pezzi unici. Vengono tutti realizzati a mano e pertanto risultano differenti uno dall’altro sia nelle forme, sia nella colorazione.

I vasi hanno un’altezza di 30 cm, con diametro 14 cm. Le lampade invece hanno due lunghezze e due diametri differenti. 33×11 cm la più grande e 24x8cm quella più piccola.

I colori scelti per entrambi i progetti sono quelli della terra.

PERCHÉ CI PIACE?

A noi di Design Street piacciono i designer coraggiosi, quelli che sperimentano nuovi materiali e nuove forme per oggetti di uso quotidiano. Non è per niente facile. Bisogna avere coraggio, creatività, una visione trasversale e fuori dagli schemi. E ci piacciono anche i designer che usano materiali poveri, sostenibili, riciclati e riciclabili. Questa non è solo una tendenza del momento. È un piccolo contributo a una nuova visione di un mondo più sostenibile. E a noi questo piace molto.
Brava, Renate!

Kandti, Mandrillus e Brazza sono le tre scimmie di Primates, la collezione di vasi e piatti in ceramica dell’eclettica e originale Elena Salmistraro.

La tradizione, il forte legame tra la scimmia e l’uomo, che conosce il mondo contemporaneo, conservando l’essenza e l’importanza dell’oggetto.

In epoca romana, infatti, tutti gli oggetti comunicano qualcosa, hanno una propria anima, evocano un ricordo, e non sono degli esseri inerti che vengono messi sulle diverse superfici.

Le scimmie sono lo specchio dell’uomo, non solo perché hanno caratterizzato tutta la sua evoluzione, ma è la forte somiglianza che affascina: il corpo, gli sguardi, i movimenti sono impressionanti e incantano chiunque rimanga solo un attimo a guardarli.

Tutto il progetto Primates racchiude i diversi significati, con l’obiettivo di invitare un animale così importante all’interno delle proprie case.

I vasi rappresentano il viso di tre maestose scimmie differenti, che si colora di dettagli e texture uniche, per una grande esplosione di energia.

La collezione Primates include anche una serie di piatti decorativi, dallo sfondo puro bianco che risalta le illustrazioni e gli schizzi della stessa designer.

Elena infine ci presenta tre personaggi differenti: abbiamo Mandrillus, il Mandrillo, appartenente alla famiglia dei cercopitecidi africani; Kandti, il Cercopithecus Kandti, appartenente alla famiglia dei cercopitecidi africani; e infine Brazza, il Cercopiteco di Brazza, appartenente alla famiglia dei cercopitecidi africani.

www.elenasalmistraro.com

Metamorphosis è il racconto di come design e natura diventano una cosa sola: una collezione di eleganti contenitori, sviluppata in vasi e bottiglie, imprezziositi da insoliti tappi, la metamorfosi del tappo in insetto.

Una viva interpretazione della trasformazione della natura, degli artefatti, e della magnificenza della vita degli esseri che abitano fuori dalle nostre case.

Fin dalla preistoria, la natura ha lasciato il proprio segno negli artefatti umani, dai fossili che oggi diventano stupendi e brillanti oggetti da esporre.

Ecco che la pulizia formale di contenitori viene impreziosita dall’esoscheletro di insetti, che portano a una metamorfosi ontologica dell’oggetto.

Qui, ciò che consideriamo estraneo e a volte inguardabile, diventa il punto forte del progetto, quella chicca che distingue un vaso da un altro e lo rende prezioso.

I due designer, Camilla Brunelli e Simone Crestani, uniscono al progetto delle stampe, che raccontano il processo di realizzazione di Metamorphosis, usando un linguaggio illustrativo enciclopedico.

Un processo che non racconta soltanto la scelta degli insetti, ma soprattutto le forme che hanno dato vita agli artefatti.

www.camillabrunelli.com

www.simonecrestani.com

Zoo Collection unisce maestria artigianale e raffinatezza estetica, piccoli gioiellini che danno vita a una serie di vasi modulari che reinterpretano animali esotici.

Il designer Andrè Teoman ha deciso di utilizzare la porcellana e il vetro colorato, dal gusto baroccale ma con una interpretazione contemporanea.

Mon, Hoo, Roger e Gira

Una scimmia, un uccellino, un coniglio e una giraffa che diventano vasi contenitori, per accogliere le più svariate opzioni, dalle caramelle a piccoli fiori. O perchè no, per semplicemente arredare la propria casa con un occhio originale.

La bianca porcellana della testa dei personaggi e delle loro zampette si arricchisce con piccoli dettagli dorati, ed entra in contrasto con il corpo realizzato invece in vetro colorato.

E per chi desidera le forme più strane, può smontare tutti i pezzi per combinare una famiglia di animali tutta nuova.

Il designer Andrè Teoman

André Teoman è un giovane designer nato il Portogallo, ma cresciuto tra Viana do Castelo e Istanbul.

Guardando i progetti di Andrè, non si può notare la sua passion per il teatro e il mondo fantastico. La sua missione infatti è preservare la bellezza e lo stupore dell’arte, facendo rispiccare l’unicità artigianale e tutte le tecniche di lavorazione che vengono spesso dimenticate.

Tutte le sue creazioni esplorano il simbolismo unito a un pizzico di umorismo, creando prodotti dal forte valore emozionale e capaci di creare legami emotivi.

www.andreteoman.com

Una collezione di vasi in vetro e tessuto? Perché no!

In natura, gli innesti vengono utilizzati nella botanica per “fondere” due piante diverse tra loro con il fine di creare specie nuove e innovative. Si chiama proprio così, Innesti, questa collezione di pezzi unici nata dalla collaborazione tra Alexandra Denton e Sofia Lazzeri.

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Un bella combinazione tra vetro e tessuto che, fondendosi tra loro, danno vita a serie di manufatti insoliti e affascinanti, che mescolano arte, artigianato e design.

Le due giovani designer, unendo le loro rispettive passioni, hanno fuso in un unico oggetto alcune tecniche provenienti da un’epoca antica: vetro soffiato, tessitura e tintura. Con un risultato che combina caratteristiche contrastanti – la durezza, fragilità e la freddezza del vetro, con la morbidezza, l’intimità e il calore del tessile – e che al tempo stesso valorizza le caratteristiche intrinseche dei due materiali.

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www.cargocollective.com/innesti