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Normann Copenhagen presenta Allez, una sedia modulare con un concept ispirato al settore automobilistico.

Una sedia modulare e sostenibile. Parliamo di Allez, il nuovo progetto firmato da Simon Legald per Normann Copenhagen. Una sedia per uso interno ed esterno che prende ispirazione da un’antenata illustre: la sedia da bistrot di fine Ottocento.

Sì, il punto di partenza di Allez è la mitica sedia in legno curvato dei caffè parigini. Un richiamo al passato riletto, però, in una chiave assolutamente unica. La progettazione della sedia ha infatti richiesto diversi anni di lavoro, tra innumerevoli calcoli e test di resistenza.

Scopriamo insieme il progetto.

Una sedia leggera e facile da spostare

La sedia Allez è realizzata in polipropilene (PP), un materiale termoplastico estremamente resistente che può essere riutilizzato più volte nella sua forma pura, senza perdere le sue qualità. Il design è prodotto tramite stampaggio a iniezione, una tecnica che permette di ottenere forme complesse, impiegando solo il materiale strettamente necessario.

Il risultato è una sedia leggera ma resistente. Perché il progetto di Normann Copenhagen è pensato anche per aree ad alta intensità di utilizzo, come i terminal degli aeroporti, le scuole e i locali notturni.

Un concept ispirato al settore automobilistico

Allez è un progetto sostenibile in tutto e per tutto. Non solo per il materiale in cui è realizzata la sedia, ma anche per il modo in cui è costruita. Il concept è ripreso infatti dall’industria automobilistica, in cui il ricambio delle parti può prolungare la durata del prodotto. Allo stesso modo, la sedia di Normann Copenhagen può essere smontata, permettendo di sostituire solo le parti usurate e di prolungare così il suo ciclo di vita.

Inoltre, la sua modularità rende Allez estremamente versatile, come spiega Simon Legald. “Con la divisione in moduli, la sedia può assumere più forme e varianti che possono essere adattate ad ambienti diversi. La costruzione è stata la motivazione di base e ciò che rende Allez innovativa e unica”.

Infinite configurazioni

I componenti della sedia Allez sono disponibili in diverse varianti.
La seduta per gli ambienti outdoor è in poliammide modellata ed è dotata di un piccolo intaglio che lascia scorrere l’acqua. Per un maggiore comfort, è possibile scegliere la versione con la seduta rivestita in tessuto Camira e Sørensen Leather, oppure con rivestimento esterno certificato OEKO-TEX di Sunbrella. Le atmosfere dei bistrot parigini possono invece essere ricreate con la seduta in vimini stampato a iniezione.

Non solo la seduta, anche le gambe possono variare. Oltre alla versione in polipropilene, le gambe di Allez sono proposte infatti in rovere. Una nota di calore che si sposa bene con la sala da pranzo o gli interni di un ristorante.
I colori proposti sono cinque: verde erba, grigio, grigio caldo, bianco e nero.

Un packaging a basso impatto ambientale

La sedia Allez è fornita con i moduli separati e viene spedita in un imballaggio piatto. Un packaging efficiente in termini di spazio che riduce al minimo le emissioni di CO2 e facilita il trasporto a casa.
Allez è, inoltre, dotata di un piccolo kit di utensili, con manuale di montaggio che consente di assemblare la sedia in pochi minuti. Niente paura, però. Per chi non avesse alcuna abilità manuale, la sedia può essere ordinata anche nella versione montata.

GUARDA ANCHE GLI ALTRI PROGETTI DI NORMANN COPENHAGEN

Sedie outdoor di design? Ecco la nostra selezione. Per accompagnare con eleganza le vostre cene en plein air.

Avere un terrazzo o un giardino dove poter lavorare, leggere, mangiare, ritrovarsi con le persone care. È questo il vero lusso oggi. In un anno che ci ha costretto a trascorrere tantissimo tempo in casa, contare su uno spazio outdoor può fare davvero la differenza per il nostro benessere.

Per questo i confini tra indoor e outdoor sono diventati ancora più fluidi (il trend era in atto già da qualche anno). E per questo le aziende propongono soluzioni di arredo per l’esterno non solo funzionali e pratiche, ma anche belle da vedere. Così belle da poter essere utilizzate anche per il salotto di casa.

Dalle sedie ai tavoli da pranzo, dai divani ai tappeti, fino alle cucine sono tantissime le proposte per arredare con stile gli ambienti outdoor. Qualche idea? Detto fatto. Per cominciare, parleremo di sedie outdoor. Nelle prossime settimane ci saranno, però, tanti altri approfondimenti dedicati agli arredi per esterni. Rimanete sintonizzati!


Le sedie outdoor di design


Beetle, GUBI

Apriamo la nostra rassegna sulle sedie outdoor di design con una novità 2021: Beetle di GUBI.
Sì, la celebre sedia da pranzo disegnata nel 2013 da GamFratesi è stata reinterpretata anche per un uso outdoor. Speciali additivi nella scocca in polipropilene stampato rendono il colore resistente agli agenti atmosferici. La sua leggerezza permette di spostarla con facilità dal terrazzo al salotto di casa, abbattendo i confini tra spazi interni ed esterni. (www.gubi.com)


Rafael, Ethimo

Nata come collezione di arredi lounge, Rafael di Ethimo si arricchisce con un set per la zona pranzo. I tavoli e le poltroncine dining confermano l’anima eclettica e il comfort della linea lounge.
La poltroncina Rafael è costituita da una struttura in teak, con seduta e schienale in corda intrecciata. I supporti in plastica Grey della struttura sono un dettaglio funzionale e decorativo allo stesso tempo. Il progetto è firmato da Paola Navone(www.ethimo.com)


EXI, Unopiù

Le tradizionali sedie in legno e paglia intrecciata reinterpretate con la leggerezza dell’alluminio. Parliamo di EXI, la nuova linea outdoor 2021 di Unopiù. Una collezione moderna e versatile, composta da elementi facilmente pieghevoli.
Il nome EXI richiama la forma a X data dall’incrocio delle gambe laterali e la parola EXIT (uscita), con riferimento all’anima outdoor di Unopiù.
EXI è disponibile in sei colori: bianco, grafite, giallo senape, rosso, viola, blu. La collezione comprende anche tavoli, panche, sgabelli e tavolini da bar. (www.unopiu.it)

 


TELAR, Paola Lenti

Con TELAR Paola Lenti prosegue la sua ricerca sull’intreccio e sul suo rapporto con il colore. La sedia, disegnata da Lina Obregón, è costituita da un telaio in acciaio verniciato lucido e un rivestimento in fibra sintetica, intrecciato a mano con cinghie elastiche di diverse dimensioni.
TELAR è disponibile con e senza braccioli. La collezione comprende anche poltrone, chaise loungue e pouf. (www.paolalenti.it)


Ocean, Mater

Progettata da Nanna e Jorgen Ditzel nel 1955, Ocean è riproposta nel 2021 da Mater in una chiave sostenibile. La collezione nasce infatti dal riciclo di reti da pesca e plastica rigida.
A comporre le sedie un telaio in metallo verniciato e una struttura leggera con doghe ripetute.
La collezione Ocean comprende anche una panca e un tavolo. (materdesign.com)


Push, Myyour

Elegante e minimale. È Push, la sedia outdoor proposta da MYYOUR.
Push è composta da una sinuosa struttura in alluminio e da una seduta in textilene. Lo schienale è disponibile in due versioni: vuoto o con tessuto SUNBRELLA. Per rendere la seduta ancora più confortevole, si può aggiungere anche un cuscino imbottito impermeabile ma traspirante.
Push è impilabile, garantendo il minimo ingombro di spazio. (myyour.eu)


Ming, Stellar Works

Ming è la sedia outdoor firmata da Neri&Hu per Stellar Works. Un progetto in cui le storiche arti decorative cinesi incontrano la funzionalità degli arredi per esterno occidentali.
La sedia Ming è realizzata in alluminio, è molto leggera e facilmente impilabile.
La collezione comprende anche un tavolo da pranzo e un tavolino da caffè. (www.stellarworks.com)


Mali, Potocco

“Ho pensato di creare un prodotto outdoor che non fosse solo bello, ma che si integrasse alla perfezione in un contesto naturale, come avviene nelle culture orientali”.
Così Federica Biasi racconta Mali, la sedia da giardino per Potocco disegnata nel 2019. Una seduta semplice, dove tutto ciò che conta è la materia: il legno iroko dall’aspetto non finito della struttura e l’intreccio in cotone dello schienale. (potocco.it)


IDA, Lapalma

Il tubolare di alluminio piegato come fosse un nastro di seta. Possiamo riassumere così IDA, l’avvolgente sedia da esterno progettata da Anderssen & Voll per Lapalma.
IDA reinterpreta la classica seduta da caffè. Il legno curvato e la paglia di Vienna lasciano, però, il posto al metallo per la struttura e a una confortevole maglia in 3D per lo schienale.
Una sedia da giardino pratica, ma elegante con cui aggiungere una nota di stile al nostro rifugio outdoor. (www.lapalma.it)


Re-Wood, EMU

Re-Wood è la collezione firmata da Menghello Paolelli Associati per EMU.
Il cuore del progetto è nella scocca in fibra di bambù che, attraverso un’inedita lavorazione, viene modellata per creare seduta e schienale. Il risultato è una sorta di tessuto ligneo, dalla forma accogliente, che può accogliere morbidi cuscini.
Re-Wood rappresenta un’importante innovazione nel settore del design outdoor. È infatti la prima volta che viene adottata questa tecnologia per realizzare arredi da esterno. (www.emu.it)


Genoa, Trabà

La collezione di sedute Genoa, disegnata da Cesare Ehr per Trabà, si è arricchita nel 2019 con la versione outdoor. Elemento distintivo è lo schienale “one line”, ottenuto dalla curvatura di un unico tubo in metallo che, con la sua linea sinuosa, si estende fino ai braccioli.
La versione outdoor di Genoa è realizzata con scocca in poliuretano integrale, verniciato in massa e in stampo, ed è disponibile anche con uno schienale intrecciato in corda colorata. (traba.it)


Maia, Kettal

Una perfetta sintesi tra passato e presente. È questo il tratto che caratterizza Maia, la sedia outdoor progettata da Patricia Urquiola per Kettal. Se infatti l’intreccio parla la lingua della tradizione artigianale spagnola, i pattern sono contemporanei. Così come lo sono i materiali utilizzati: l’alluminio per la struttura, gli innovativi tessuti in porotex e ciniglia per i rivestimenti. (www.kettal.com)


Tribeca, Pedrali

Tribeca, il progetto di Simone Mandelli e Antonio Pagliarulo per Pedrali, è una rilettura moderna delle sedie da giardino in acciaio e materiale intrecciato degli anni ’60. Un’icona che qui si veste con un materiale plastico, resistente ma leggero, e con una palette ispirata ai colori del Mediterraneo.
Una seduta da esterno perfetta per dare brio alle nostre sere d’estate. (www.pedrali.it)


Moyo, Chairs & More

Moyo, la sedia outdoor lanciata qualche anno fa da Chairs & More, nel 2019 è stata affiancata da una nuova versione con schienale intrecciato a ventaglio, realizzato con la corda nautica. Un materiale ideale per gli esterni perché caratterizzato da robustezza, duttilità e lunga durata.
Sia la struttura in metallo sia l’intreccio in corda nautica sono disponibili in diversi colori. (chairsandmore.it)


Trill, Nardi

Trill di Raffaello Galiotto per Nardi è una linea di sedie e sgabelli outdoor essenziale e versatile, realizzata in resina fiberglass.
Prodotte interamente in Italia, queste sedute da esterno sono leggere, resistenti agli agenti atmosferici e riciclabili al 100%. Oltre a essere disponibili in una ricca tavolozza di colori che abbraccia anche tonalità vivaci, come il giallo senape e l’ottanio. (www.nardioutdoor.com)


AIIR, Dedon

“Volevamo disegnare una sedia da esterno che fosse in grado di trascendere la barriera della ‘finestra’ e si potesse spostare anche all’interno”.
Così i GamFratesi raccontano AIIR, la collezione che il duo italo-danese ha firmato per Dedon. Ed effettivamente AIIR, primo progetto di Dedon a introdurre sedili stampati a iniezione, è una sedia da esterno così leggera da poter essere spostata facilmente da un ambiente all’altro.
AIIR è disponibile nella versione con e senza braccioli, con gambe in teak affusolate e cuscini per seduta e schienale opzionali.
La palette di colori riflette le influenze italiane e nordiche dei due designer. (www.dedon.de)


Regista, Tribù

L’iconica poltrona da regista abbandona il suo classico outfit in tessuto, vestendosi con un più sofisticato intreccio. Chiudiamo la nostra rassegna sulle sedie outdoor di design con Regista, la sedia da giardino disegnata da Monica Armani per Tribù.
Regista coniuga un design classico con l’uso di materiali innovativi. I braccioli e lo schienale intrecciato sono realizzati in Tricord, un materiale resistente alle intemperie che sembra una corda. La seduta è in acrilico Sunbrella per il 50% riciclato, un tessuto impermeabile usato nelle barche. (www.tribu.com)


ALTRI ARREDI OUTDOOR DI DESIGN? GUARDA LA NOSTRA SELEZIONE DI DIVANI E POLTRONE DA GIARDINO.

“Una sedia-sedia, senza aggettivi”. Il nostro nuovo appuntamento con il grande design italiano è dedicato alla Superleggera, l’iconica sedia progettata da Gio Ponti.

Una sedia così leggera da poter essere sollevata con un solo dito. Oggi parliamo della Superleggera, la celebre sedia progettata da Gio Ponti. Una grande icona che Cassina produce ininterrottamente dal 1957.

La Superleggera (conosciuta anche come sedia 699) comincia a prendere forma nel 1949. È allora che Gio Ponti inizia a lavorare al progetto di una sedia che fosse leggera e robusta allo stesso tempo. Una sedia semplice e dai costi accessibili. “Una sedia-sedia, senza aggettivi”, come la definiva lo stesso maestro.

L’idea di Gio Ponti è di reinterpretare un classico della tradizione artigianale ligure: la sedia in legno e paglia di Chiavari, meglio nota come la Chiavarina. Il risultato è una sedia essenziale e vera. Una sedia che conquista proprio per la sua apparente semplicità.

Cosa rende unica la Superleggera di Gio Ponti

1.700 grammi. È questo il peso della Superleggera di Gio Ponti. Tratti distintivi del progetto sono l’ergonomico schienale, curvato nella parte superiore, e la sezione triangolare delle gambe, di appena 18 millimetri (nei primi prototipi le sezioni erano invece circolari).

La seduta originale è in canna d’india (oggi viene proposta anche nella versione imbottita). La struttura è in frassino, un legno elastico e leggero. Il telaio del sedile è in faggio, più compatto e resistente al carico. Gli elementi in legno, realizzati a macchina, sono tutti rifiniti a mano con maestria artigianale. L’assemblaggio è eseguito in un unico passaggio per la peculiarità degli incastri che costituiscono la struttura.

Una campagna di comunicazione vincente

Il successo della Superleggera è legato anche alla campagna di comunicazione. È Giorgio Casali, fotografo di Domus, a rendere percepibile la leggerezza della sedia con la foto di un ragazzino che solleva la Superleggera con un dito. Geniale!

Per mostrare che la Superleggera era anche robusta, pare inoltre che la sedia fosse protagonista di acrobatici lanci in azienda. “Se andate dai Cassina, vi daranno spettacoli emozionanti di lanci di queste sedie che ricadono dopo voli vertiginosi, in alto e in lungo, rimbalzando e non rompendosi mai”, scriveva Gio Ponti.

Equilibrio tra leggerezza e forza, ergonomia, sapienza artigianale e una comunicazione vincente. Serve altro per capire perché la Superleggera è diventata un’icona?

Prodotto: sedia Superleggera

Designer: Gio Ponti

Anno: 1949-1957

Azienda: dal 1957 Cassina

Ci piace perché è la SEDIA.

Un progetto lungo quindici anni. Una sedia che è l’archetipo di tutte le sedie. Ecco Luisa, la celebre poltroncina disegnata da Franco Albini fra il 1939 e il 1955.

Quindici anni di ricerca. Cinque versioni. Una perfetta sintesi tra tecnica e poesia. Parliamo di Luisa, la poltroncina disegnata da Franco Albini tra il 1939 e il 1955. Uno dei capolavori assoluti del design italiano, vincitrice nel 1955 del premio Compasso d’Oro ADI.

Luisa condensa tutti gli aspetti principali della poetica di Franco Albini: economia dei materiali, pulizia formale, leggerezza, eleganza delle linee. Una sedia che incarna un modello ideale, in cui possono riconoscersi tutti gli elementi essenziali di una sedia. Un progetto lungo quindici anni che, attraverso continui miglioramenti tecnici, raggiunge compiutamente quella “sostanza nella forma” così cara ad Albini.

Un progetto lungo quindici anni

Come dicevamo, la poltroncina Luisa è realizzata in cinque diverse versioni: 1939, 1942, 1949, 1950 e 1955. La ricerca comincia con le sedie disegnate per Villa Pestarini (1938) e Casa Minetti (1939), a Milano, prosegue con un progetto per Knoll e si conclude nel 1955 con la versione prodotta da Poggi.

“È soprattutto la sedia Luisa di Albini a rappresentare il momento più alto di questi anni nel cameo dei mobili”, afferma Gregotti alla X Triennale del 1954. “Ridisegnata infinite volte, a partire da un modello di tubo di ferro prodotto molti anni prima da Knoll, sembra il simbolo della ricerca paziente e ostinata di perfezionamento caratteristica del metodo Albini“.

Cosa rende unica la poltroncina Luisa

La poltroncina Luisa, nella sua versione del 1955, è costituita da una sottile struttura in legno massiccio, a cui sono appoggiati lo schienale e il sedile in compensato, imbottiti in gommapiuma e rivestiti in panno di lana.

Il cuore del progetto è nei due fianchi a cavalletto, uniti fra loro da traverse: una per sostenere lo schienale, una per fissare il sedile, un’altra come appoggio libero, su cui il sedile può scorrere in funzione del peso supportato. Sedile e schienale appaiono così come due piani sospesi sulla struttura, donando alla poltroncina un grande senso di leggerezza.

Altro tratto distintivo della poltroncina Luisa è l’aumento di spessore dei singoli elementi in legno nei punti di giunzione tra le parti (laddove è maggiore lo sforzo da sostenere). Una scelta che mostra quel rigore e quella profonda conoscenza dei materiali che caratterizza tutto il lavoro di Franco Albini.

La riedizione di Cassina

Nel 2008 la poltroncina Luisa è stata rieditata da Cassina, come parte della Collezione I Maestri (la raccolta di riedizioni dei grandi maestri dell’architettura del 900).

Oggi la struttura di Luisa è proposta in legno massello di frassino o noce, in diverse finiture. Il sedile e lo schienale hanno una struttura interna in acciaio dotata di cinghie elastiche, con imbottitura in poliuretano espanso e rivestimento in tessuto o pelle.

Per finire, una piccola curiosità: il nome della poltroncina Luisa era quello della segretaria di Franco Albini. Pare, infatti, che la sedia sia stata progettata per rendere il più confortevole possibile la sua giornata in ufficio. Quando il design ha un’anima.

Prodotto: poltroncina Luisa

Designer: Franco Albini

Azienda: Poggi – dal 2008 Cassina

Anno: 1939-1955

Ci piace perché è senza tempo. Una sedia che sembra esserci da sempre e per sempre.

Una collezione di arredi che sembra arrivare direttamente dagli anni ’60. Ecco Nostalgica, la serie di sedute e tavolini intrecciati di NODO2014.

Si chiama Nostalgica la collezione lanciata da NODO2014, il brand creato da Clara Arpini. Una serie di arredi intrecciati che sembra appena uscita da un film degli anni ‘60. Nostalgica reinterpreta, infatti, le sedie in tubolare metallico e filati in PVC così popolari nei bar italiani dell’epoca. Un richiamo al passato riletto, però, con uno sguardo contemporaneo.

NODO2014 nasce con l’obiettivo di recuperare e valorizzare le antiche tecniche di impagliatura e tessitura. Tecniche che Clara Arpini ha appreso da autodidatta, usando la struttura di una vecchia sedia della nonna. Nel suo laboratorio di Cassano d’Adda, in provincia di Milano, Clara lavora in stretta collaborazione con artigiani locali, creando sedie, tavolini, paralumi, cesti e tappeti, realizzati con filati di vari materiali, intrecciati rigorosamente a mano e direttamente sulle strutture.

Il richiamo agli anni ’60

Il richiamo agli anni ’60 si lega all’infanzia di Clara Arpini, passata in gran parte nella trattoria di famiglia. Un luogo della memoria che oggi rivive negli shooting fotografici dei suoi prodotti.

Il passato è accompagnato, però, da una sensibilità contemporanea, come dimostra l’attenzione all’ambiente nella scelta dei materiali. Tutti gli elementi d’arredo della collezione Nostalgica sono, infatti, intrecciati con un filato in polipropilene certificato OKEO-TEX® e REACH, privo di sostanze nocive, tossiche e bioaccumulabili.

La designer ha testato vari tipi di filati prima di scegliere il polipropilene, materiale durevole e riciclabile al 100%. I filati in polipropilene sono proposti in 32 colori Pantone.

Un mix eclettico di geometrie e materiali

La linea Nostalgica comprende cinque prodotti: la poltroncina ADA, la sedia ANITA, la panca ADELE, lo sgabello ALDO e il tavolino da caffè AURO.

Gli arredi della collezione sono realizzati con struttura in ferro, verniciata a polvere in bianco o in nero, e sedute e schienali intrecciati. Le possibilità di trama e ordito e la combinazione dei colori sono così varie da creare infinite geometrie: coloratissime o ottiche, minimali o classiche. Un mix eclettico dove la tradizione incontra l’innovazione.

Gli arredi di Nostalgica sono adatti sia ad ambienti indoor che a spazi outdoor, grazie all’uso di filati in poliestere con trattamento anti UV e idrorepellente che garantiscono un’elevata resistenza.

Romby è la nuova sedia progettata da GamFratesi per Porro. Una sedia con base conica girevole che nasce da un rombo.

Un rombo trasformato in una sedia. Parliamo di Romby, la nuova sedia progettata dal duo italo-danese GamFratesi per Porro. Una sedia imbottita con base conica girevole, che parte da una figura geometrica semplice: il rombo, appunto.

“Il nostro lavoro è stato tradurre qualcosa di bidimensionale come un disegno in qualcosa di tridimensionale come un mobile. Abbiamo lavorato con la modellazione e i disegni 3d ma la parte più importante del nostro lavoro è stata preservare la forma originale del rombo perché rimanesse visibile nel progetto”, raccontano i GamFratesi.

Il risultato è una sedia a metà fra arte e design. Un arredo che non è solo una sedia da pranzo, ma un pezzo scultoreo pronto a catturare la scena anche da solo.

Come si compone la sedia Romby

L’elemento distintivo di Romby è la base a tronco di cono. Un cono in legno massello di frassino, naturale o tinto nero, la cui forma svasata è realizzata a spicchi grazie a un sapiente lavoro di ebanisteria. Alla base si connette la seduta girevole imbottita, che può essere rivestita in pelle o tessuto con un’ampia scelta di finiture.

“La sedia Romby è costituita da due diversi elementi in equilibrio tra loro: la seduta, realizzata con uno stampo a iniezione e rivestita in tessuto o pelle, e la base inferiore in legno massello. Abbiamo studiato con cura l’effetto geometrico di queste due parti insieme”, raccontano ancora i GamFratesi.

Una sedia perfetta per ogni ambiente

Romby è una sedia versatile. Pensata per la sala da pranzo, può essere infatti impiegata anche in altri ambienti della casa oppure in un ufficio dall’atmosfera accogliente.

La sedia Romby è una delle novità che Porro avrebbe presentato al Salone del Mobile 2020, spostato al 2021 a causa dell’emergenza Covid-19.

GUARDA LE ALTRE NOVITÁ CHE AVREMMO VISTO AL SALONE DEL MOBILE 2020

LEGGI LA NOSTRA INTERVISTA A GAMFRATESI

La sedia e il tavolo Shell di Barber & Osgerby tornano in produzione. Il progetto dei due designer britannici è rilanciato da Isokon Plus.

Shell Table e Shell Chair di Barber & Osgerby tornano in produzione. A rilanciare i progetti dei due designer britannici è Isokon Plus, brand fondato nel 1931 da Jack Pritchard, di recente acquisito dall’azienda di arredamento Very Good & Proper (VG&P).

La Shell Chair ha fatto la sua comparsa nel 2000, in un’edizione limitata di soli 30 pezzi. Leggera e robusta allo stesso tempo, la sedia Shell è realizzata in multistrato di betulla curvato. Proposta nel 2000 nella sola finitura naturale, nel 2020 è prodotta anche in un intenso colore Blue Teal.

Piegare i materiali

Barber & Osgerby sono affascinati dalla possibilità di creare una forma strutturale, piegando i materiali. Una sedia curvata pone infatti una serie di problemi interessanti dal punto di vista del design, soprattutto per quanto riguarda la robustezza e il comfort. Problemi a cui i due designer britannici hanno dato risposta con la sedia Shell.

Un processo spinto fino ai suoi limiti tecnici

“La Semplicità è la più alta forma di sofisticazione”, diceva Leonardo Da Vinci. Parole che raccontano molto bene il progetto di Barber & Osgerby. La sedia, infatti, ha un design semplice solo all’apparenza. In realtà, il processo che c’è dietro è molto complesso. Anzi, possiamo dire che è stato spinto fino ai suoi limiti tecnici.

I vari componenti della sedia sono assemblati con giunzioni quasi invisibili. Nel tavolo non ci sono perni meccanici. Il risultato è un design pulito ed essenziale. Senza nessuna interruzione a vista.

Un top robusto ma flessibile

Il tavolo Shell richiama il tavolo in compensato disegnato da Marcel Breuer per Isokon nel 1936. Entrambi si caratterizzano per il top in laminato robusto ma flessibile. Una flessibilità che permette di dare stabilità al tavolo su un pavimento con dislivelli, regolando il top per compensare le differenze fra le 4 gambe.

ALTRI PROGETTI DI BARBER&OSGERBY? GUARDA ANCHE PACIFIC CHAIR

La Wishbone Chair di Hans J. Wegner si tinge di blu. La limited edition, creata in collaborazione con Ilse Crawford, celebra il 106º compleanno del grande designer danese.

Una Wishbone Chair Blu Navy. È questa la nuova limited edition che ci regala Carl Hansen & Son per festeggiare il compleanno di Hans J. Wegner, il grande designer danese nato a Tønder il 2 aprile 1914.

L’iconica Wishbone Chair, disegnata da Hans J. Wegner nel 1949, è proposta con una finitura lucida, in una intensa tonalità di blu. Un colore di tendenza nel 2020, che Carl Hansen & Son ha selezionato in stretta collaborazione con la designer britannica Ilse Crawford e il suo team dello Studioilse.

La scelta di questa tonalità così profonda e della finitura lucida non nasce, però, tanto dai trend del momento, quanto dal profondo amore di Wegner per il design e l’arte orientale. La versione speciale della Wishbone Chair richiama, infatti, il colore delle porcellane cinesi e la loro finitura laccata e glossy.

Il carattere deciso e vivace del Blu Navy contrasta con la seduta in cordoncino di carta intrecciata, offrendo un’interpretazione contemporanea di questo grande classico del design.

La sedia sarà disponibile solo nel mese di aprile 2020 a partire dal 2, giorno della nascita di Hans Wegner. Ogni sedia avrà una targhetta in ottone con incisa la firma e la data di nascita di Wegner, posizionata all’interno del telaio, e un certificato di autenticità. Un’occasione da non perdere!

La lunga collaborazione fra Hans J. Wegner e Carl Hansen & Son

Oltre alla ormai celebre Wishbone Chair, nome comune del modello CH24, Carl Hansen & Son ha in collezione una lunga serie di classici dell’arredo e oggetti da collezione di Hans Wegner. La Wishbone Chair, che viene prodotta ininterrottamente dal 1950, è stata una delle prime cinque sedie progettate da Wegner per l’azienda danese. Le altre sono i modelli CH22, CH23, CH25 e CH26. 


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Wishbone Chair: la storia di un’icona

Il tratto più caratteristico della Wishbone Chair è il suo inconfondibile schienale a forma di forcella. Questo dettaglio, di non facile realizzazione, è stato ottenuto grazie a una stretta collaborazione tra Wegner e gli esperti artigiani di Carl Hansen & Son, che ancora oggi lavorano e assemblano manualmente le 14 parti della sedia. Terminato l’assemblaggio, intrecciano a mano la seduta realizzata con 120 metri di filo di carta naturale. Solo allora la Wishbone Chair può lasciare la fabbrica di Gelsted, sull’isola danese di Funen.

Per acquistare online la limited edition della Wishbone Chair, potete guardare il sito www.carlhansen.com

Le iconiche sedute TMBO e WNG, disegnate da Magnus Læssøe Stephensen negli anni ’30, sono rieditate da Mazō con un nuovo rivestimento effetto pecora.

Poltrone e divani “effetto pecora”. È questo uno dei trend che abbiamo avvistato in occasione della Stockholm Furniture Fair 2020. Già, dai classici del passato alle novità assolute sono tantissime le sedute con questo tipo di rivestimento che ci hanno accolto in fiera.

Un esempio? WNG Chair e TMBO Chair del brand danese Mazō. Due sedute iconiche progettate negli anni ’30 dall’architetto Magnus Læssøe Stephensen. Sì, la sedia e la poltrona di Stephensen nel 2020 rinnovano il loro outfit, vestendosi con un soffice tessuto in pelle di pecora. Un materiale molto amato dagli abitanti dei Paesi scandinavi, per il calore unico che sa regalare agli ambienti.

Un rivestimento che grida relax

“Abbiamo vestito le 2 sedie TMBO e WNG con una pelle di pecora molto soffice e spessa. La forma arrotondata della seduta è valorizzata da questo rivestimento, che rafforza il suo carattere infantile e ci invita a sederci sopra. Il design iconico delle sedie e la pelle di pecora si completano alla perfezione. Noi stiamo avendo una grande richiesta di questo materiale, e pensiamo non sia adatto solo agli interni dei Paesi nordici e non solo all’universo di Mazō”, spiega il responsabile del Design, Magnus Sangild.

Le avvolgenti orecchie sul poggiatesta

La TMBO Lounge Chair è stata disegnata da Magnus Læssøe Stephensen nel 1935 per il department store Magasin du Nord, a Copenhagen. La WNG nasce, invece, nel 1937. Il tratto distintivo di entrambe sono le grandi orecchie sul poggiatesta, che avvolgono chi si siede, quasi isolandolo dal mondo.

Un invito alla postura dinamica

A caratterizzare i 2 progetti di Stephensen, però, è anche la libertà di postura permessa dalle sedute. Come racconta Magnus Stephensen, il nipote del celebre architetto danese, “la funzione del design era importante per mio nonno, ma non più importante del design in sé. Le 2 cose dovrebbero andare di pari passo. Entrambe le sedute hanno un design così invitante da far venire subito voglia di sedersi. Mio nonno le ha progettate in modo da potersi sedere in vari modi. (…) D’altronde, nessuno vuole stare al tavolo da pranzo nella stessa posizione per un’intera serata.”

Mazō ha acquisito i diritti per produrre tutti gli arredi disegnati da Magnus Læssøe Stephensen. Vedremo quali altre sorprese ci riserverà in futuro.

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Il brand americano BassamFellows lancia Brutus, una sedia dall’aspetto scultoreo ispirata alla celebre Chandigarh di Pierre Jeanneret.

Si chiama Brutus ed è la nuova sedia di BassamFellows, brand americano che da oltre 15 anni progetta e produce arredi di design di alta gamma.

Lanciata a Milano nel gennaio 2020, Brutus è una sedia che vanta riferimenti culturali importanti. Le sue radici vanno, infatti, ricercate nel linguaggio modernista di Charlotte Perriand e Pierre Jeanneret. Come le sedie disegnate da Jeanneret negli anni ’50 per la città di Chandigarh, nel nord dell’India, Brutus è una sedia dalla forte presenza scultorea. Una sedia basica e robusta, che però risulta più leggera visivamente rispetto al suo illustre predecessore.

Un unico blocco scultoreo

Più scolpita che costruita, Brutus si caratterizza per una forma che sembra invecchiata naturalmente e poi lavorata. Lo schienale ricorda un guscio enorme e, insieme alla seduta, costituisce una sorta di unico blocco scultoreo. Le gambe sono, infatti, inserite direttamente nel sedile con una giunzione a incastro.

Brutus è composta da una struttura in legno e da una seduta con rivestimento imbottito o in paglia di Vienna.

La versione in paglia di Vienna richiama la sedia in teak e canna trafilata progettata da Jeanneret. Rispetto alla Chandigarh, però, in Brutus la prospettiva è tutto. Le gambe sono infatti ellittiche, assottigliandosi dalla seduta al pavimento, e hanno la forma di una pinna di squalo arrotondata, rivelandosi larghe viste da un lato e sottili da un altro.

A proposito di BassamFellows

Da più di 15 anni Craig Bassam e il direttore creativo Scott Fellows reinterpretano il concetto di American luxury con la loro idea di “Craftsman Modern”. Ispirati al primo Modernismo e con una grande attenzione per l’ambiente, i prodotti BassamFellows sono realizzati per durare. Oltre ai vari arredi a marchio BassamFellows, l’azienda ha creato progetti per alcuni fra i brand più noti nel mondo, come Starbucks Reserve Roastery, Herman Miller e Stellar Works.

Foto: Marco Favali.

Le sedie più iconiche del design scandinavo? Dalla Wishbone Chair di Hans J. Wegner alla Panton Chair di Verner Panton, ecco le sedie da conoscere.

“Mi è stato spesso domandato come abbiamo creato lo stile danese moderno. La mia risposta è che non è stato niente del genere. Piuttosto che di creazione si è trattato di un processo di purificazione e di semplificazione che ha ridotto gli elementi all’essenziale: quattro gambe, una seduta e un corpo unico per schienale e braccioli. La Sedia.”

È con una citazione del grande designer danese Hans J. Wegner che apriamo il nuovo focus sulle icone del design scandinavo. Il nostro secondo capitolo è dedicato infatti alle sediel’arredo a cui è legata in modo indissolubile la fama di Wegner, che nel corso della sua vita ha disegnato più di 500 sedie. E il cui rigore formale e la straordinaria capacità di lavorazione del legno incarnano l’essenza del design scandinavo moderno.

La storia del design scandinavo, però, non è rappresentata solo da linee pulite e materiali naturali. È fatta anche di plastica, forme scultoree e colori accesi. Lo dimostrano, per esempio, le poltrone futuristiche del maestro finlandese Eero Arnio o le sedute pop del designer danese Verner Panton.

La nostra rassegna sulle sedie più iconiche del design scandinavo non è dedicata, dunque, solo al design nordico moderno. Parte dalla fine degli anni ’20 per arrivare fino agli anni ’60 con le sperimentazioni di Verner Panton, dove le 4 gambe in legno lasciano il posto a un unico corpo in plastica.

Ecco la nostra selezione.


Le sedie più iconiche del design scandinavo


Chair 611 (1929)

Apriamo la nostra rassegna sulle sedie più iconiche del design scandinavo con Chair 611 del grande architetto e designer finlandese Alvar Aalto. Composta da una solida struttura in betulla con seduta e schienale intrecciati in tessuto o pelle, la sedia 611 ha un design confortevole e funzionale. Si tratta di uno dei primi progetti di Alvar Aalto ed è prodotta ininterrottamente dal 1929. (www.artek.fi/)


J39 Chair (1947)

La J39 è la sedia più celebre di Børge Mogensen, maestro del design danese. Una sedia accogliente ed essenziale, pensata per tutti. Il designer danese era, infatti, fautore del design democratico e la J39 fu originariamente progettata per la FDB, la Società cooperativa dei consumatori danesi. Non è un caso, dunque, che il capolavoro di Mogensen sia stato chiamato The People’s Chair e che sia stata una delle sedie più vendute in Danimarca. J39 è realizzata con struttura in legno massiccio e seduta in corda di carta intrecciata. È prodotta da PP Møbler. (www.pp.dk)


Round Chair (1949)

Firmata da Hans J. Wegner nel 1949, la Round Chair entra nella leggenda nel 1960, facendo la sua comparsa nel primo confronto televisivo fra John F. Kennedy e Richard Nixon, durante la corsa alla presidenza degli Stati Uniti d’America. È in quell’occasione che gli americani la ribattezzano The Chair. Cuore del progetto è il suo schienale in legno rotondo che avvolge la seduta, creando un corpo unico con i braccioli. The Round Chair è prodotta oggi da PP Møbler. (www.pp.dk)


Wishbone Chair (1950)

La Wishbone Chair, conosciuta anche come modello CH24, è una delle sedie più conosciute di Hans J. Wegner. Un design all’apparenza semplice che nasconde un lavoro estremamente complesso. Il suo inconfondibile schienale a forma di forcella è creato grazie a un lavoro artigianale certosino. Per preparare e assemblare tutti gli elementi che compongono la sedia ci vogliono infatti ben 3 settimane, con più di 100 fasi di lavorazione. La seduta è realizzata con 120 metri di corda di carta e richiede circa un’ora per la tessitura. Un capolavoro assoluto prodotto oggi da Carl Hansen & Søn. (www.carlhansen.com)


Ant Chair (1952)

La Ant Chair, conosciuta anche come sedia 3100, è stata progettata da Arne Jacobsen nel 1952. Il nome Ant, che in inglese significa formica, si deve alle sue dimensioni ridotte e allo schienale sagomato che ricorda, appunto, la testa di una formica. La sedia è costituita da gambe in tubolare d’acciaio e da una scocca in multistrato curvato, piegato a vapore. La Ant Chair è disponibile in diverse finiture, sia in legno naturale che laccato, e con due basi diverse: con 3 o 4 gambe. Molto leggera, è impilabile fino a 12 pezzi. È prodotta da Republic of Fritz Hansen(fritzhansen.com)

LEGGI IL NOSTRO APPROFONDIMENTO SULLA ANT CHAIR.


Valet Chair (1953)

Tre gambe e uno schienale simile a una gruccia. È Valet Chair di Hans J. Wegner. Il progetto nasce in seguito a una chiacchierata con il professore di architettura Steen Eiler Rasmussen e con il designer Kay Bojesen. L’argomento della conversazione? Come piegare i vestiti in modo più pratico, prima di andare a letto. La produzione prende avvio, però, solo quando il re di Danimarca Frederik IX ordina una sedia per la sua camera. La prima versione di Valet è a 4 gambe, ma Wegner non ne era soddisfatto così ci lavorò su per altri 2 anni prima che il re potesse avere la sua sedia. Valet Chair è prodotta da PP Møbler. (www.pp.dk)


Series 7 (1955)

La Series 7 non è solo una delle sedie più iconiche del design scandinavo. È uno dei pezzi più celebri dell’intera storia del design. Disegnata da Arne Jacobsen nel 1955, Series 7 rappresenta il punto massimo della tecnica di laminazione, sviluppata a partire dagli anni ’30. Un processo molto complesso che permette di piegare il compensato in 2 dimensioni, ottenendo una scocca continua. Leggera e impilabile, ma molto confortevole, la sedia Series 7 è proposta con o senza braccioli, in un’ampia gamma di finiture: legno naturale, laccato, rivestita in tessuto, pelle o velluto. È prodotta da Republic of Fritz Hansen(fritzhansen.com)


Grand Prix Chair (1957)

Disegnata da Arne Jacobsen nel 1957, Grand Prix Chair fu presentata nello stesso anno alla Spring Exhibition of Danish arts and crafts al Danish Museum of Art & Design di Copenhagen. All’inizio chiamata modello 3130, la sedia deve il suo attuale nome al premio (Grand Prix, per l’appunto) che ha vinto alla XI Triennale di Milano. Prodotta per anni con base in tubolare d’acciaio, la sedia di Arne Jacobsen è da qualche anno realizzata anche con le gambe in legno. La scocca è proposta in diverse finiture e colori, e con rivestimento in tessuto o pelle. È prodotta da Republic of Fritz Hansen(fritzhansen.com)


Panton Chair (1960)

La Panton Chair di Verner Panton è una delle più celebri icone della storia. La sua forma e il materiale utilizzato la rendono un progetto davvero rivoluzionario nel contesto del design scandinavo dell’epoca. Abbandonate le 4 gambe e il legno, il grande designer danese progetta un corpo fluido realizzato a partire da un unico blocco in polipropilene. Le forme sinuose della Panton Chair seguono quelle del corpo umano, rendendo la sedia molto confortevole. Una vera icona pop esposta nei principali musei del mondo. È prodotta da Vitra. (www.vitra.com)


SCOPRI ANCHE LE POLTRONE PIÙ ICONICHE DEL DESIGN SCANDINAVO


Normann Copenhagen amplia la collezione Hyg con due novità: una sedia e uno sgabello. Per vivere l’hygge in ogni ambiente della casa.

Novità in casa Normann Copenhagen. Hyg, la collezione disegnata da Simon Legald nel 2018, si amplia. Accanto al divano due posti, alle poltrone e al poggiapiedi, l’azienda danese lancia una serie di sedie e sgabelli che ne riprendono le stesse linee morbide e avvolgenti.

Come suggerisce il nome, Hyg prende ispirazione dall’hygge danese. La filosofia di vita che ha conquistato il mondo con la sua idea di benessere. Hygge, che alla lettera significa intimità, indica un atteggiamento verso la vita fatto di piccole cose. Piaceri quotidiani da condividere con le persone care, circondati da un’atmosfera accogliente. Atmosfere e sensazioni che Simon Legald ha cercato di tradurre nel design della collezione Hyg.

L’ampliamento della collezione crea continuità fra i diversi ambienti della casa

Con le sedie e gli sgabelli Hyg, Normann Copenhagen crea continuità e coerenza fra zona pranzo e living. Una coerenza che ben risponde a quella fluidità che caratterizza sempre più le case contemporanee.

“Sedersi in soggiorno, chiacchierare, mangiare tutti insieme: è in questo momento che sento maggiormente la hygge. Era quindi del tutto naturale che la serie Hyg dovesse essere in grado di contenere queste esperienze. La sensazione di hygge non è legata solo all’esperienza visiva del design, ma si basa sull’intera esperienza sensoriale. Abbiamo lavorato intensamente per modellare la sedia in modo da offrire riposo e supporto al corpo, rendendola piacevole nella seduta”, racconta Simon Legald.

Una sedia ergonomica

La sedia Hyg è un ibrido fra una sedia e una poltrona. Il suo guscio è stato progettato per adattarsi al corpo, lasciando libertà di movimento. “Ci sono voluti più di venti diversi prototipi per ottenere la forma esatta e il comfort necessario“, racconta sempre Legald.

L’attento studio dell’ergonomia ha accompagnato anche la progettazione dello sgabello Hyg, che assicura comfort e stabilità con uno schienale semi-basso, una seduta ampia e un telaio robusto. Lo sgabello è disponibile nella versione da 65 o 75 cm, per ogni esigenza di altezza.

Un prodotto pensato per durare nel tempo

Le sedie Hyg sono progettate per resistere a un utilizzo intensivo in aree ad alta frequentazione. I telai in acciaio o alluminio garantiscono una struttura resistente e allo stesso tempo elegante. Il guscio delle sedute è realizzato in polipropilene vergine ad alta resistenza, ed è removibile e completamente riciclabile.

La sedia e lo sgabello sono disponibili entrambi con rivestimento solo anteriore o completo, per aggiungere maggiore comfort. I tessuti sono certificati Ecolabel e la pelle naturale è prodotta senza l’uso di PCP o CFC.

Le sedie e gli sgabelli Hyg sono proposti in cinque colori: bianco, nero, grigio, verde oliva e sabbia. Le gambe in acciaio si abbinano al colore della seduta. Inoltre, la sedia Hyg può essere richiesta con telaio girevole in alluminio lucido o nero, per adattarsi anche ai contesti lavorativi.

La collezione Hyg è, dunque, perfetta per le abitazioni private, per i ristoranti e gli alberghi, per gli uffici e gli spazi pubblici. Per vivere la magia dell’hygge ovunque siate.

Il giovanissimo brand Lalabonbon presenta Miss. Una collezione di sedie dal carattere vintage per un viaggio fino agli anni ’50 e ritorno.

Mina, Tina, Ava, Lola e Gina. Ecco a voi le 5 Miss della collezione di Lalabonbon, un nuovissimo brand nato con l’obiettivo di riportare in vita la bellezza delle sedute italiane degli anni ’50/’60.

L’idea è dell’interior designer Cristina Zanni, che per la produzione si è affidata a Design Cifsa, un’azienda storica di Forlì-Cesena, specializzata nella lavorazione del metallo, che realizza sedie dal 1961.

“Tutto è nato, un po’ per caso, un po’ per fortuna, quando un giorno, entrando nella stanza deposito di un hotel sfitto, ho trovato una sedia anni ‘50, – racconta Cristina Zanni – una dai piedini a fondo conico che oggi non esistono più perché con una lavorazione troppo costosa e fuori dalle odierne logiche di produzione di massa. Ho chiesto di poterla avere, l’ho pulita e osservata attentamente fino a trovare l’incisione CIFSA. E da lì ho scoperto questa azienda storica e l’ho contattata con l’idea di riprendere quella struttura, ma di creare una collezione che rispecchiasse il mio amore per il vintage. Ed ecco perché il pay off del mio brand è proprio: Vintage design again and again.”

Velluti cangianti, fantasie classiche ed eleganti metalli

Insomma, un ritorno al passato in grande stile che è stato presentato alla stampa in una location di eccezione: il ristorante e cocktail bar Carlo e Camilla in Segheria. Qui le sedute di Lalabonbon si sono rivelate fra preziosi velluti dai colori decisi, disegni geometrici black & white e motivi classici del tessile, come il tartan, il pied de poule, il principe di Galles e lo spigato.

Le 5 Miss della collezione sono composte da seduta e schienale imbottiti, in velluto o tappezzeria vintage, e da una struttura in metallo: bronzo, rame, ottone o verniciata opaca nei colori avio, neve, nero, tabacco, bosco. Il terminale della gamba è lo stivaletto realizzato in finitura a contrasto in laccato nero e ottone.

Una lavorazione artigianale che riprende tecniche ormai in disuso

Tutte le sedie della collezione Miss sono caratterizzate da piccole imperfezioni di saldatura o di sfumatura di colore, che raccontano una lavorazione artigianale attenta e accurata. Un processo manuale che ha riportato in vita tecniche in disuso, come la lavorazione del tubo per ottenere la gamba conica tipica delle sedie anni ’50 o il dettaglio degli stivaletti in rame e ottone. Per un viaggio indietro nel tempo con ritorno.

www.lalabonbon.it

Il Bauhaus compie 100 anni. Scopri con noi la sua storia e come il mondo del design sta celebrando l’importante anniversario della grande scuola tedesca.

Il Bauhaus, la celebre scuola tedesca di design, arte e architettura fondata da Walter Gropius a Weimar nel 1919, compie 100 anni. Già, è passato esattamente un secolo da quando, in una Germania appena uscita dalla prima guerra mondiale e attraversata da una profonda crisi socio-politica, è nato uno dei movimenti culturali più rivoluzionari del XX secolo. Quello che possiamo considerare come la culla del design moderno.

Sì, perché nonostante il Bauhaus abbia avuto una durata piuttosto limitata (dal 1919 al 1933, anno in cui i nazisti hanno preso il potere, decretando la chiusura della scuola), la sua portata è stata tale da influenzare anche i decenni a venire. È lì, infatti, che si sviluppa l’idea di fondere creazione artistico-artigianale e produzione industriale. E sempre da lì deriva l’idea di progettare arredi belli ma funzionali, capaci di rivolgersi a un pubblico il più ampio possibile.

Bauhaus 100

È naturale, dunque, che tutto il mondo si sia mobilitato per celebrare in grande stile questo compleanno così importante. Dall’autobus ispirato all’edificio di Dessau progettato da Walter Gropius, che viaggerà da Dessau fino a Hong Kong, ospitando incontri e workshop, alla mostra presso il Vitra Design Museum dedicata a Anton Lorenz, figura chiave per la nascita dei mobili moderni in tubolare d’acciaio. Dalle edizioni speciali di pezzi iconici proposte da Thonet e Knoll fino a prodotti ispirati allo stile Bauhaus, sono davvero tanti gli eventi e i progetti che rendono omaggio al mitico movimento culturale tedesco.

Cosa caratterizza gli arredi del Bauhaus?

“Less is more”, non c’è modo migliore per raccontare gli arredi del Bauhaus della famosa frase di Ludwig Mies van der Rohe, uno dei principali esponenti del movimento tedesco. Con il Bauhaus, infatti, mobili e oggetti si spogliano di tutto ciò che è superfluo, riducendosi all’essenziale. Un processo di semplificazione estrema, condotto in nome della funzionalità, che si accompagna all’utilizzo di materiali non usuali per l’epoca, come l’acciaio, il vetro, il compensato e la plastica, ritenuti più adatti alla produzione industriale.

I pezzi più iconici del Bauhaus

Sono tanti i pezzi firmati da esponenti del Bauhaus diventati icone. Noi ne abbiamo selezionati 8 che esemplificano alcuni fra i tratti più distintivi del movimento, come l’uso del tubolare d’acciaio, l’amore per i colori primari e la riduzione del design a forme geometriche pure.

Wassily Chair, design Marcel Breuer (1925), prodotta da Knoll

La poltroncina da club imbottita si spoglia, conservando solo la struttura in tubi d’acciaio e un essenziale vestito in tela. Questa, in breve, la storia di Wassilly, la poltrona disegnata da Marcel Breuer nel 1925, diventata uno dei simboli del Bauhaus.

L’ispirazione del progetto? Il manubrio della bicicletta. Già, è proprio durante una pedalata in bicicletta che Breuer ha l’idea di utilizzare il tubolare metallico nella lavorazione dei mobili. Il nome è, invece, un omaggio al grande artista Wassily Kandinsky, altro importante esponente della scuola tedesca che, dopo aver visto la poltrona nello studio di Breuer, se ne innamorò perdutamente.

Sedie a sbalzo

Il tubolare in acciaio è stato una delle maggiori innovazioni introdotte dal Bauhaus nell’arredamento. Un’innovazione che si è accompagnata a un’altra grande novità: la sedia a sbalzo o cantilever, un modello realizzato con un unico tubo piegato che si sostiene senza i montanti posteriori. D’altronde, se il Bauhaus promuove la riduzione del superfluo, perché quattro gambe quando ne bastano soltanto due?” (cit. dell’artista Kurt Schwitters, 1927).

S 33, design Mart Stam (1926), prodotta da Thonet GmbH

Forma a cubo, linee pulite e movimento oscillante: le sedie cantilever S 33 e S 34 dell’architetto olandese Mart Stam sono state le prime sedie a sbalzo proposte. Presentate in occasione dell’esposizione del Deutscher Werkbund nel quartiere Weissenhof di Stoccarda inaugurata nel 1927, provocarono grande stupore.

S 533, design Ludwig Mies van der Rohe (1927), prodotta da Thonet GmbH

Il secondo modello del genere è la S 533 di Ludwig Mies van der Rohe, sempre presentata a Stoccarda nel 1927. A caratterizzare la seduta, due tubi montanti a semicerchio, cui si raccordano altri due tubolari che funzionano da braccioli. La grande curvatura ad arco conferisce alla S 533 maggiore movimento e leggerezza estetica rispetto al progetto di Stam.

Cesca, design Marcel Breuer (1928), prodotta da Thonet GmbH

La Cesca di Marcel Breuer, conosciuta anche come S32, è una delle sedie a sbalzo più note della storia del design. A renderla unica è la sintesi fra innovazione e tradizione. Infatti la seduta e lo schienale sono in legno massello curvato e paglia di Vienna, mentre il telaio è in acciaio tubolare. Un dialogo fra passato e presente che dona alla seduta un carattere molto versatile.

Culla Bauhaus, design Peter Keler (1922), prodotta da Tecta

Giallo, rosso e blu. Non parliamo del noto dipinto di Kandinskij, ma della palette di colori della culla di Peter Keler. Un’altra icona del movimento presentata dall’architetto tedesco nel 1923, in occasione della prima esposizione del Bauhaus a Weimar.

A caratterizzare la culla non sono solo i colori primari, ma anche l’uso di tre forme geometriche essenziali: triangoli, quadrati e cerchi.

La culla di Keler, così come tanti altri prodotti del Bauhaus, è prodotta dall’azienda tedesca Tecta.

Infusore per il tè, design Marianne Brandt (1924)

Il less is more non investe solo gli arredi, ma anche gli accessori per la casa. Un esempio illustre è la teiera disegnata da Marianne Brandt. In questo infusore per il tè qualsiasi concessione al decoro è, infatti, abbandonata in nome di geometrie rigorose. Il corpo della teiera è costituito da un emisfero in argento che poggia su una semplice struttura a croce. La maniglia in ebano a forma di D è protesa verso l’alto per rendere più agevole la presa. Una perfetta sintesi di estetica e funzionalità.

Lampada da tavolo KAISER idell™ Luxus disegnata da Christian Dell nel 1931

La lampada da tavolo KAISER idell™ Luxus, uno dei pezzi iconici del Bauhaus,è stata rieditata da Fritz Hansen in una speciale edizione dedicata ai 100 anni della scuola di Weimar. La versione originale aveva la struttura cromata. La nuova versione della lampada KAISER idell™ è stata arricchita da dettagli in ottone con una speciale patina ossidata. Viene proposta in una Limited Edition al prezzo di € 657.

Lampada Wagenfeld, design Wilhelm Wagenfeld e Carl Jakob Jucker (1923),  prodotta da Tecnolumen

Progettata dal tedesco Wilhelm Wagenfeld e dallo svizzero Carl Jakob Jucker, la lampada da tavolo Wagenfeld è la lampada simbolo del Bauhaus. Anche in questo caso il design è ricondotto a forme geometriche pure: una base circolare in vetro, uno stelo cilindrico e un paralume sferico.

Barcelona, design Mies van der Rohe con Lilly Reich (1929), prodotta da Knoll

Uno dei pezzi più iconici non solo del Bauhaus ma dell’intera storia del design è la Barcelona, la poltrona progettata da Mies van der Rohe con Lilly Reich nel 1929 per l’Esposizione Internazionale di Barcellona, ​​da cui prende, per l’appunto, il nome.

A comporre la poltrona un telaio in acciaio inossidabile su cui poggiano due cuscini costituiti da quaranta riquadri, tagliati e cuciti a mano con trapuntatura a bottoni. All’inizio la struttura era composta da due sezioni metalliche imbullonate insieme, nel 1950 la sedia è stata ridisegnata a partire da un unico pezzo d’acciaio. Un classico dall’eleganza senza tempo.

Le edizioni per celebrare i 100 anni del Bauhaus

Edizioni speciali Bauhaus di Thonet GmbH

Thonet GmbH celebra i 100 anni del Bauhaus con un’edizione limitata della celebre cantilever S 533 F di Ludwig Mies van der Rohe. La rilettura dell’iconica sedia porta la firma dei designer tedeschi Besau e Marguerre, ed è caratterizzata da un mix di colori e materiali sensuali che richiamano la calda patina dei modelli cantilever, con telai nichelati, degli anni ‘20 e ’30.

Le versioni proposte sono due. Un modello è con telaio cromato lucido color fumé, sedile e schienale in cuoio finitura nabuk color antracite. L’altro è con telaio cromato opaco color champagne, sedile e schienale in cuoio finitura nabuk di colore rosé.

Le due sedute possono essere accoppiate o utilizzate da sole.

Edizioni speciali Bauhaus di Knoll

Per i 100 anni dalla nascita del Bauhaus, Knoll presenta due edizioni speciali firmate come “Bauhaus Edition”: la collezione MR, disponibile con nuove varianti di tessuti e pelli, e la Barcelona di cui è stata lanciata una versione limitata di soli 365 pezzi editati nel 2019, uno per ogni giorno dell’anno, certificati e numerati per ricordare il centenario della scuola tedesca.

Riedizioni Bauhaus di Alessi

Per il centenario della nascita del Bauhaus, Alessi propone, con un packaging celebrativo, alcuni dei progetti prodotti su licenza del Bauhaus Archiv di Berlino a partire dalla metà degli anni ’80 per il catalogo Officina Alessi. Si tratta dei posacenere in acciaio e ottone “90010”, “90046” di Marianne Brandt e del set per zucchero e crema in acciaio “90042” di Marianne Brandt e Helmut Schulze.

Cerchi prodotti ispirati al Bauhaus? Guarda le carte da parati di Murals Wallpaper.

In occasione della Stockholm Furniture Fair 2019, lo studio norvegese Snøhetta ha presentato S-1500, una sedia in plastica riciclata realizzata con i rifiuti di aziende ittiche norvegesi.

Salveremo il mondo dalla plastica? Diciamo che ci stiamo provando. A partire dal 2021 verrà vietata all’interno dell’Unione Europea la vendita di prodotti in plastica, come posate, piatti, cannucce e cotton fioc. Mentre entro il 2025 gli Stati Membri dovranno cercare alternative ad articoli come i contenitori alimentari e le scatole usate per gli hamburger.

Questi sono solo alcuni step di una battaglia contro la plastica diventata ormai necessaria. L’inquinamento ha, infatti, raggiunto livelli insostenibili, se pensate che oltre l’80% dei rifiuti marini è costituito da plastica.

In questa battaglia un ruolo importante lo sta giocando il mondo del design, sviluppando progetti innovativi che possano offrire un’alternativa alla plastica vergine. Un esempio? S-1500, la sedia in plastica riciclata progettata dallo studio norvegese Snøhetta in collaborazione con l’azienda Nordic Comfort Products (NCP).

La sedia S-1500 è un’interpretazione contemporanea della R-48, un classico norvegese della fine degli anni ‘60

Presentata in occasione della Stockholm Furniture Fair 2019 che si è tenuta nella capitale svedese dal 5 al 9 febbraio, S-1500 propone una rilettura contemporanea di un’icona di Nordic Comfort Products: la R-48 disegnata da Bendt Winge alla fine degli anni ‘60. Una collezione di sedie per scuole e uffici che nella sola Norvegia ha venduto più di cinque milioni di pezzi.

Una sedia in plastica riciclata creata con le reti, le corde e i tubi ormai rovinati delle aziende ittiche norvegesi

Nel ridisegnare questo classico scandinavo Snøhetta non si è limitata a un lavoro di pulizia formale. Il celebre studio norvegese ha puntato sulla sostenibilità. S-1500 è, infatti, frutto di una ricerca sulla plastica durata ben due anni. Il risultato è una sedia realizzata al 100% con materiali di recupero. Il telaio è in acciaio riciclato. Il corpo è stato creato con la plastica proveniente dai rifiuti di alcune aziende ittiche del Nord della Norvegia, come Kvarøy Fiskeoppdrett e Nova Sea.

Le reti, le corde e i tubi ormai rovinati di queste aziende possono essere lavorati, macinati e poi mescolati, dando vita a nuovi oggetti. Un vero e proprio progetto di economia circolare che, nelle intenzioni di Snøhetta, dovrebbe spingere altri produttori a sostituire la plastica vergine con materiali di scarto da riutilizzare in modi nuovi e sostenibili attraverso il design.

Una seduta verde scuro con venature che ricordano il marmo

La S-1500 dimostra, infatti, come dal recupero dei rifiuti possono nascere cose molto belle. Già, è davvero bello il corpo verde scuro dall’effetto marmorizzato della sedia in plastica riciclata firmata da Snøhetta. Bello e unico. Perché, essendo ottenuto mixando materiali di scarto, pur essendo prodotto in serie, ogni pezzo ha un aspetto diverso.

Insomma, un progetto che conferma come il design possa dare una risposta concreta al problema della plastica e del recupero dei rifiuti. A questo punto aspettiamo di vedere quali saranno i prossimi passi di Snøhetta. Pare infatti che lo studio norvegese abbia intenzione di muoversi sempre di più in questa direzione. Siamo molto curiosi.

Altri progetti di Snøhetta? Scopri anche Under, il primo ristorante sottomarino in EuropaGreen Hotel, l’albergo dove ammirare l’aurora boreale; la grande biblioteca di Calgary, negli USA.

Per altri prodotti in plastica riciclata, dai invece uno sguardo ai progetti che abbiamo segnalato nel report sul London Design Festival 2018.