OKI SATO: NENDO

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Avevo conosciuto Oki Sato al Salone del Mobile e mi aveva subito colpito col suo fare aperto e cordiale, con i suoi occhi sorridenti come quelli di un bambino e con la sua squisita disponibilità.

E’ stato allora che ho pensato di fare due chiacchiere sul design col giovane architetto giapponese, fondatore dello studio Nendo. Lui è, oggi, il designer che oggi amo di più e che rispecchia come nessun altro il mio modo di vedere il design. Minimale e poetico al tempo stesso, essenziale ma non freddo, rigoroso ma ironico. Un design che racconta delle piccole storie, semplici e profonde come le poesie Zen.

L’occasione si è finalmente presentata… ed ecco cosa mi ha raccontato mr Nendo…

 

 

 MASSIMO ROSATI INTERVISTA OKI SATO – NENDO

(For the english version, go to the bottom…)

DS: Comincerei con una domanda sulla tua vita: quando hai capito che volevi diventare un designer e quando è nato lo studio Nendo?

OS: Mi sono laureato in Architettura nel 2002 presso la prestigiosa Waseda University di Tokyo. Quando sono venuto per la prima volta al Salone del Mobile nel 2002, mi ha colpito vedere che in Italia i designer progettano indifferentemente sia i prodotti sia le installazioni. In Giappone invece gli architetti di solito progettano solo edifici, gli interior designer si occupano di interni e i designer fanno i prodotti.

E così ho capito che avrei voluto progettare in maniera più flessibile trascendendo i generi. Ecco perché ho dato vita a Nendo.

 

DS: Quali sono state maggiori soddisfazioni nella tua “rapida” crescita professionale?

OS: Beh, non so se sia stata “rapida” o no, perché sono molto concentrato su quello che sto facendo oggi. Ma sono davvero molto felice di disegnare oggetti e di continuare a lavorare come designer.

 

DS: Quali aspetti del tuo lavoro sono cambiati negli ultimi anni?

OS: In realtà, nulla è cambiato molto. Uso sempre lo stesso metodo. Guardo le piccole cose e penso come possano gradualmente svilupparsi fino a creare grandi cambiamenti.

È un po’ come per i mass-media: prima a dare le informazioni c’erano solo la radio, la televisione e i giornali, ma ora le troviamo dappertutto. È la gente che nota le piccole cose… se qualcuno dall’altra parte del Pianeta scopre qualcosa di interessante, il giorno dopo, lo sanno tutti. È come un virus che si diffonde.

La stessa cosa succede anche per il design. Quando noi pensiamo alle piccole idee queste diventano poi come un virus.

Io sto cercando idee sempre più piccole che siano in grado di toccare le emozioni della gente. E penso che siano proprio quelle piccole cose che rendono la vita della gente così ricca e confortevole. Bisogna sempre dare alle persone un piccolo sorriso.

 

DS: Ci racconti qual è il tuo metodo di lavoro?

OS: Per me la cosa più importante è raccontare una storia. Quando incontro nuovi clienti, se non riesco a trovare una bella storia per loro, allora è davvero difficile per me procedere con quel progetto.

 

DS: E in che modo le tue idee diventano progetti concreti?

OS: Il processo è abbastanza semplice. Di solito parto da qualche semplice schizzo (io non sono molto bravo a disegnare…) e poi passiamo a fare rendering e modelli.

I disegni devono essere semplici perché per coma la vedo io, quando presenti immagini o schizzi molto curati, la storia risulti un po’ sfocata.

Più semplici sono i miei schizzi, migliore è la storia che ho pensato.

DS: I tuoi progetto sono minimalisti e poetici al tempo stesso. In che modo la cultura e tradizione giapponese hanno influenzato il tuo lavoro?

OS: Credo che i Paesi dove sono nato e cresciuto mi abbiano influenzato molto. Sono nato in Canada, in una zona molto rurale, ma sono tornato in Giappone, quando avevo solo 10 anni. È per questo che ho avuto uno shock culturale quando mi sono trasferito dalla campagna al centro di Tokyo. Lì tutto mi sembrava fresco e interessante. Grazie a questa esperienza, oggi riesco a vedere facilmente cose straordinarie o divertenti anche nella vita di tutti i giorni.

 

DS: Da dove trai ispirazioni per i progetti?

OS: Ho notato che per il mio modo di progettare è molto utile lavorare quotidianamente sulle piccole cose. Quando continui a ripetere ogni giorno le stesse azioni, noti ogni volta delle piccole differenze, e io sento quelle piccole differenze diventano poi le mie fonti di ispirazione.

 

DS: Che cosa pensi del design italiano?

OS: Mi colpisce la velocità del processo creativo e produttivo. Il “made In Italy” è molto, molto veloce. Le aziende italiane sono continuamente alla ricerca di nuove idee, nuovi materiali, nuovi designer. Ralizzano un prototipo, lo presentano alla Fiera, e se non hanno un buon feedback, quell’oggetto non andrà in produzione. Se invece vende, entra catalogo, ma se la domanda non dura, l’anno dopo esce dal catalogo… È un processo molto veloce, rispetto ad altri paesi. Credo che sia proprio questo approccio a generare tutta questa energia.

 

DS: Quale pensi siano le nuove capitali del design? Trovi che Milano abbia ancora oggi lo stesso ruolo di qualche anno fa?

OS: Per me Milano è sempre Milano. Milano gioca ancora ruolo molto importante. Ultimamente noto che è in aumento il numero dei designer asiatici. Penso che sarebbe molto interessante se il design europea e quello asiatico interagissero tra loro.

 

DS: Un consiglio per i giovani designer?

OS: Enjoy designing!

 

DS: Il design significa estetica ma anche di funzionalità: due modi diversi di guardare la stessa cosa. Cosa ne pensi tu?

OS: Io uso tre parole per descrivere il mio design: funzionale, semplice e friendly.

Mi piacciono i miei oggetti per la loro semplicità. Ma semplice non significa “freddo”. Il design deve essere sempre piuttosto “familiare “ e un po’ ironico.

Per me, il ruolo del design è quello di risolvere i problemi e di cercare nuove soluzioni, ma questo dipende anche dal tipo di storia riesci a leggere dietro gli oggetti, a prescindere dal fatto che dal fatto che si tratti di product design, di architettura o grafica.

 

DS: Quali sono le vostre aree di interesse per il futuro?

OS: Sono due. Da una parte ci stiamo spostando sempre più verso l’architettura. In questo momento stiamo lavorando a un grande centro commerciale a Bangkok e a una stazione con parchi, caffè e teatri in Giappone, vicino a Kyoto. Stiamo anche progettando diverse abitazioni private. E

Dall’altra, stiamo iniziando a lavorare nel branding e nelle consulenze di design per diverse grandi aziende giapponesi.

Non ci limitiamo più a disegnare un solo oggetto, quindi, ma vogliamo progettare l’intera azienda: dagli ambienti agli oggetti, al brand e quant’altro. In questo campo, siamo davvero in grande espansione.

 

 

DS: Cosa significa per te la parola modernità?

OS: Penso che modernità significhi semplificare le cose.

Ma per me semplificare non significa solo “rendere minimale”, eliminare tutto fino a raggiungere l’essenza. Lo scopo principale della semplificazione è quello di creare una connessione tra gli oggetto e le persone.

L’enorme quantità e la velocità delle informazioni è diventata così complessa e ingestibile per noi, che uno dei ruoli più importanti del designer di oggi è quello di mettere le cose in ordine, e presentarle alla gente in una forma che sia più familiare e facile da comprendere.

Sono convinto che questo sia il tipo di lavoro che possiamo veramente definire “moderno”.

 

DS: A quali progetti stai lavorando?

OS: È difficile rispondere… In questo momento stiamo lavorando a 400 progetti.

 

DS: Ma c’è qualche cosa che non hai mai fatto e che vorresti progettare?

OS: Mi piacerebbe disegnare albergo. Il progetto di un hotel contiene di tutti gli elementi del design.

L’architettura, naturalmente, ma anche gli interni e gli arredi per ogni camera, le amenities, la caffetteria, il ristorante e così via. Per me sarebbe una sfida molto interessante.

 

DS: L’ultima domanda: com’è la tua casa?

OS: È molto essenziale. Ti racconto questa cosa: una rivista giapponese è appena venuta a vedere la mia casa per un articolo su come disporre le cose e io ero molto preoccupato perché in casa ho pochissimi oggetti. L’editore mi ha detto “Non ho mai visto prima d’ora delle stanze e degli ambienti in cui le persone vivono in questo modo.”

E l’articolo è uscito con questo titolo ” The living space with no products.”

www.nendo.jp

Guarda anche gli altri progetti di Nendo su Design Street.

Tra questi:

… e tanti altri!

 

ENGLISH VERSION

DS: Let’s start with a question about your life: when did you realise you would become a designer? When was Nendo Studio born?

 OS: I graduated in 2002 with an M.A. in Architecture from the prestigious Waseda University, Tokyo. When I went to Salone Internazionale del Mobile for the first time in 2002, it was a big impact for me to see the designers playfully designed both products and installations. In Japan people who have studied architecture, usually only design architecture, interior designers design interiors and product designers design product. But I wanted to design more flexibly, transcend genres. That is why I started nendo.

  DS: The biggest difficulties and satisfactions in your “quick” professional growth?

 OS: Well, I don’t know if its “quick” or not but I’m focusing on what I’m doing at the moment. I’m very happy to be able to design things and continue as a designer.

DS: What aspects of your work have changed in recent years?

 OS: Actually, nothing much has changed. It’s really that same process. I look for small things that can gradually develop to make big changes. It’s like the media—before it was the radio and television and newspapers that provided information, but now everyone can provide information. It’s the small things that people notice—if somebody on the other side of the Earth finds something interesting, the next day everyone knows. It’s like a virus. The process is more or less the same for design. We try and think of small ideas that become like a virus. I’m trying to look for smaller and smaller ideas that affect people’s emotions in a way. I think it’s those small things that make people’s lives so rich and comfortable. It’s always about giving people a small smile in the end.  I think the best way flexible moment to moment.

DS: Your planning method. How do ideas become concrete projects?

 OS: It’s really the story that’s the most important thing for myself. When I meet a new client, if I can’t come up with a nice story for them then it’s really difficult for me to proceed with that project. The process is fairly basic. I start from rough sketches, I’m not a good skecher, and then we move to renderings and models. I have a feeling that when you’re a good sketcher, when you draw pictures and sketches in a very beautiful way, it makes the story a bit blurry. The simpler the sketches, the better the story is I think.

 DS: Your design is said to be “minimalist and poetic” at the same time. How Japanese culture and tradition influenced your work?

 OS: I guess the place I was born and grew up until 10 was influenced me. I was born in Canada and came back to Japan when I was 10 years old. The place I grew up in Canada was very rural. That’s why I got a cultural shock when I moved to central Tokyo. Everything looked fresh and interesting to me. Because of this experience, I can easily find extraordinary or fun things in everyday life.

DS: Who inspires you and what field do they belong to? Is it cinema, art, design, architecture?

 OS: I’ve noticed that rooting work in everyday life really helps me and works to my design. If you keep on repeating things every day you notice the small differences, and I feel those small differences become my design sources in a way.

 DS: What do tou think about Italian design?

 OS: Definitely the speed of the process, Made In Italy is very, very quick.   Italian companies are really looking for new ideas, new materials, new designers. To get a prototype made is not hard – it gets shown at the Furntiture Fair, and if they don’t have good feedback, the prototype just will not go into production. If the prototype sells, it gets into the catalogue – but if the demand does not endure, the next year, its out of the catalogue… the process is very quick, compared to other countries.   It’s this approach I think, that generates this energy.

 DS: Which do you think are the new capitals of the design? Do Milan plays today the same role of yesterday?

 OS: I think Milano is still Milano for me. Milano is playing important role. Recently, I think number of Asian designer is increasing. I think it is very interesting both European and Asian design interact with each other.

 DS: Would you advise a young person to start a career in design? 

 OS: Enjoy designing!

DS: Design means aesthetics but also functionality: two different ways of looking at the same thing. What do you think?

 OS: Three words to describe my deisgn are functional, simple, and friendly. I like my designs very simple. But I don’t want to make them cold. It needs a pinch of humour or friendliness.  For me, the role of design is about solving things about finding new solutions. Also, it is about what kind of story you can find behind the object,  whether it’s product or architecture or graphics. It is all the same to me.

 DS: Which do you think are your main areas of interest for the future?

 OS: We are shifting more into architecture. We are working on a big shopping centre in Bangkok at the moment. We are designing a station with parks and cafes and theatres and stuff like that, very close to Kyoto in Japan. We are going to start working on private houses as well. So that is one thing. The other thing is that we are going to start working more in branding and consulting. Design consulting for a lot of big Japanese companies. It is getting very dynamic. It is not only about designing one single object – we have to design the entire company and we have to take care of space design, objects, branding and whatever. It is really expanding.

 DS: Which object ultimately represents modernism?

 OS: I think that “modern” is about simplifying things. This isn’t the same as minimalism, where you completely strip something down to its most essential parts. The aim of “simplification” is to create a connection between an object and people.

Today, the sheer amount and speed of information has become so complex and unmanageable for us that one of the most important roles as a designer today is to put things in order, and present them to people in a form that is easy to understand and familiar to them.  I feel that that’s the kind of work which we can truly call “modern”.

 DS: Any new projects for you?

 OS: Yes. We are now working on 400 projects.

 DS: Any piece you would like to try designing?

 OS: I’d like to try hotel. Designing hotel contains every element of design.  Architects, of course, interior and furniture for each room, product for amenities, café, restaurant, and so on. Sounds very interesting.

 DS: What does your own place look like?

 OS: Very minimalistic. Japanese magazine just visited my house for the article of “storage” and I was worrying that I have nothing to “storage.” The editor told me “ I’ve never see the room and place where people live like this before.” And the title of the article was “ The livng space with no products.”

 

 

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