100 anni con Vico Magistretti

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Nel 2020 Vico Magistretti avrebbe compiuto 100 anni. Ecco il nostro omaggio al grande maestro milanese.


«Amo le forme geometriche. Amo fare cose essenziali che sembrino niente.» Vico Magistretti


100 anni fa nasceva Vico Magistretti, il grande architetto e designer milanese a cui si devono alcuni fra gli oggetti più iconici del design italiano.

Pensate a Eclisse di Artemide, la celebre lampada ispirata alle lanterne cieche vincitrice del Compasso d’Oro nel 1967. Oppure a Nathalie, il mitico letto tessile progettato per Flou che rivoluziona il modo stesso di rifare il letto. O ancora, alla lampada Atollo di Oluce, altro Compasso d’Oro protagonista di tanti film. Tre best seller che hanno punteggiato una carriera lunga 60 anni: dal 1946 quando Vico Magistretti comincia a lavorare nello studio del padre fino alla sua morte avvenuta nel 2006.

Durante quei 60 anni Vico Magistretti ci ha lasciato un numero sconfinato di oggetti, lampade e arredi. Non a caso, Magistretti è considerato uno dei padri dell’Italian Design. E, non a caso, molti di quei prodotti sono realizzati ancora oggi. Alla base di ogni suo progetto c’è, infatti, sempre la ricerca di forme essenziali e pulite. Una ricerca della semplicità che rifugge ogni decorativismo e che proprio per questo rende le sue opere senza tempo.

Come racconta lo stesso Magistretti: “Se mi chiedessero una definizione del mio lavoro, potrei dire la semplicità: se hai le idee chiare devi poterle esprimere con semplicità. Devi riuscire a fare dei pezzi che paiono normali.” (La mia casa, novembre 1985)


L’archivio della Fondazione Vico Magistretti online per tutti

Nel 2020 la Fondazione Vico Magistretti ha lanciato il sito archivio.vicomagistretti.it, un portale che mette online i materiali che raccontano la vita professionale del maestro. Il portale raccoglie schizzi, disegni, cataloghi, articoli di riviste, fotografie, e oltre 400 schede storico-critiche su progetti di architettura e design, realizzati e non. Un regalo che la Fondazione Vico Magistretti fa a tutti noi, in occasione del centenario della nascita del grande architetto milanese.

LEGGI IL NOSTRO ARTICOLO SULL’ARCHIVIO VICO MAGISTRETTI


Il portale è, infatti, uno straordinario strumento per conoscere a fondo le opere e il metodo di lavoro di Magistretti e capire come in ogni suo progetto la ricerca dell’essenzialità si accompagna sempre a una grande attenzione alla funzionalità e all’utilità.

La produzione di Vico Magistretti è infinita, dicevamo. Per rendere omaggio al maestro nel centenario della sua nascita, abbiamo perciò pensato di raccontare 14 fra i suoi progetti di design più iconici. Dalla sedia Carimate, il primo prodotto di Magistretti, alle lampade e arredi per Artemide, Cassina e Oluce degli anni ’60 e ’70, fino alle sedie firmate per Kartell negli anni ’90.

Ecco la nostra selezione.


Ecco i progetti di design più iconici firmati da Vico Magistretti


Sedia Carimate, 1959

La tradizione scandinava, da un lato, le sedie in legno e paglia delle osterie italiane, dall’altro. Nasce da queste due ispirazioni Carimate, la sedia disegnata per la Club House del Golf Club di Carimate, in provincia di Como. Da un punto di vita costruttivo, il progetto si caratterizza per il rigonfiamento strutturale delle gambe in corrispondenza dell’innesto della seduta e per l’elegante raccordo fra i braccioli e lo schienale. Altro tratto caratteristico: l’uso della tinteggiatura all’anilina rossa all’epoca impiegata per i giocattoli. Un colore che, tra l’altro, richiama quello delle colonne e dei serramenti del Golf Club.

Nel 2020 Fritz Hansen ha lanciato una riedizione della Carimate. La sedia, proposta in rosso fuoco e nero, presenta due piccole modifiche nella seduta rispetto alla versione originale: un paio di centimetri in più per l’altezza e l’utilizzo della corda ecologica intrecciata a mano al posto della paglia.


Lampada Dalù, Artemide, 1966

Due semisfere curve. L’una funge da riflettore, l’altra costituisce la base d’appoggio della lampada. Il tutto realizzato stampando un foglio unico di plastica. È Dalù, la lampada da tavolo che Magistretti disegna per Artemide nel 1966. Un progetto molto semplice da un punto di vista formale e tecnico. La fonte luminosa emana una luce diretta verso il basso, senza abbagliare gli occhi. I giunti e gli attacchi tecnici non sono visibili, fatta eccezione per il filo di alimentazione.

Una curiosità: Dalù era il nome del cane bassotto di Magistretti.


Lampada Eclisse, Artemide, 1967

Progettare una lampada economica e compatta, con cui regolare l’intensità della luce in modo semplice. È da questa esigenza pratica che nasce Eclisse, la celebre lampada che Vico Magistretti firma per Artemide nel 1967. Una lampada da tavolo, che può anche essere montata a parete, ispirata alla tradizionale lanterna cieca.

Eclisse è composta da tre calotte semisferiche: una funge da base, quella esterna è fissa, la calotta interna è mobile. Proprio quest’ultima rappresenta la vera novità tecnica della lampada. Infatti, è sufficiente muoverla per graduare l’intensità luminosa, creando un effetto che ricorda l’eclisse solare. Così la lampada può fornire luce diretta o diffusa, a seconda della necessità.

Una delle più grandi icone della storia del design, vincitrice del Compasso d’Oro nel 1967.


Sedia Selene, Artemide, 1969 (non più in produzione)

Una sedia in plastica leggera, resistente e facilmente impilabile. Parliamo di Selene, uno dei progetti più noti di Vico Magistretti. La sedia è realizzata con un processo di stampaggio a iniezione. Il problema da affrontare qui era quello della resistenza delle gambe. Un problema che Magistretti ha risolto con una configurazione a spirale, che dà solidità al foglio di plastica di soli 3 mm di spessore. Una sedia essenziale, elegante ed economica. La produzione in serie permetteva, infatti, di avere un pezzo finito ogni cinque minuti.

Selene ha ottenuto un grande successo in tutto il mondo. Si è diffusa dall’America al Giappone ed è stata esposta nei più importanti musei del design.


Divano Maralunga, Cassina, 1973

«Nasce da un bracciolo con un cuscino attaccato. Guardandolo e facendolo oscillare ho pensato di fare un cuscino mobile di testata per un divano e ho scambiato uno sguardo con Cesare Cassina. Era nato il divano Maralunga, uno dei pezzi più venduti del design italiano.»

Così Vico Magistretti racconta Maralunga, il divano disegnato nel 1973 per Cassina. Un divano le cui parole chiave sono comfort e trasformabilità. Maralunga, infatti, è il primo divano che permette di modulare l’altezza del singolo poggiatesta, grazie all’inserimento nascosto di una catena di bicicletta, con un sistema brevettato nel 1985. Il progetto nasce per offrire una seduta comoda su cui guardare la televisione, diventata un rito domestico centrale in quegli anni.

Maralunga ha ottenuto un grande successo internazionale e ha vinto il Compasso d’Oro nel 1979. La collezione comprende anche una poltrona e un pouf.


Lampada Sonora, Oluce, 1976

Le forme geometriche sono una costante nelle lampade progettate da Vico Magistretti negli anni 60 e 70. Un altro esempio celebre è rappresentato da Sonora, la lampada a sospensione firmata per Oluce, azienda di cui Magistretti è art director dal 1973 al 1989. A comporre la lampada una calotta semisferica, in origine realizzata in alluminio tornito e verniciato bianco con cavo elettrico nero. Oggi il cavo è diventato invisibile e la semisfera è disponibile in diverse dimensioni e materiali. Il modello 411 in vetro di Murano è del 1990. Nel 2006 è stato proposto il metacrilato coprente e trasparente con il modello 490. Nel 2009 viene lanciato il modello 490/OR, con foglia d’oro per l’interno del riflettore.


Lampada Atollo, Oluce, 1977

L’abat-jour tradizionale riletta con forme geometriche pure. È Atollo, la lampada da tavolo prodotta per Oluce nel 1977. Un grande classico del design italiano, che sintetizza perfettamente la ricerca di forme geometriche pure ed essenziali. La lampada, a luce diretta e diffusa con intensità variabile, si compone di una base cilindrica, che termina a cono, e regge una semisfera che sembra sospesa. L’alluminio verniciato lascia la calotta esterna in ombra, mentre la luce interna si diffonde sull’elemento conico e sulla base cilindrica. Il rigore geometrico è accentuato dall’apparente assenza degli elementi tecnici, nascosti come sempre avviene nell’opera di Vico Magistretti.

Atollo ha vinto il Compasso d’Oro ADI nel 1979, ed è proposta oggi anche in metacrilato e vetro.


Libreria Nuvola Rossa, Cassina, 1977

Una libreria pieghevole che si ispira al meccanismo della scala a pioli. Ecco in breve Nuvola Rossa. Un’idea che accompagna Vico Magistretti fin dal 1946, ma che si concretizza solo nel 1977. Il cuore del progetto è nelle diagonali di controventatura che sostengono i ripiani, senza bisogno dei fianchi. Una tecnica costruttiva innovativa che ha reso Nuvola Rossa un grande classico della storia del design. La libreria è disponibile in faggio evaporato naturale o laccato.

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Letto Nathalie, Flou, 1978

Il letto con i fiocchetti. È Nathalie, il progetto firmato per Flou nel 1978. Primo letto tessile della storia, Nathalie è concepito come un’estensione del piumone“Un nuovo modo di coprire il letto, un nuovo modo di rifarlo e di renderlo più confortevole e accogliente”, come racconta lo stesso Magistretti. Un “nuovo modo” che parla a una nuova generazione di donne. Alla fine degli anni ’70 con la diffusione del lavoro femminile, cresce infatti l’esigenza di ridurre il tempo da dedicare alle faccende domestiche. Un’esigenza a cui Magistretti risponde con un letto imbottito e completamente sfoderabile, che può essere rifatto con il semplice gesto di una mano.

Oggi Nathalie è disponibile con rivestimento in tessuto, pelle ed ecopelle, sfoderabili grazie a pratiche chiusure in velcro. La testata del letto è proposta anche in versione reclinabile. I copricuscini sulla testata permettono di nascondere i guanciali durante il giorno.


Sedia Marocca, De Padova, 1987

Un perfetto incontro fra passato e futuro. Marocca è una rilettura della tradizionale sedia in legno e paglia delle osterie. Un riferimento che, però, Magistretti ha nobilitato e attualizzato nei materiali, nelle dimensioni e nei colori. «Come il minestrone di verdura – dice Magistretti – per ritrovare un modello che ci ricordi lo stesso, bellissimo visto in una mescita di grappa sul ponte di Bassano». 

La sedia ha una struttura in faggio colorato all’anilina (come nella sedia Carimate) e sedile in faggio stampato, sempre colorato all’anilina. Oltre alla sedia, è proposta una poltroncina.


Sedia Silver, De Padova, 1989

Silver è una rivisitazione della sedia 811, progettata da Marcel Breuer per Thonet nel 1925. Nell’interpretazione di Vico Magistretti, però, il legno è sostituito dal tubo di alluminio elettrosaldato, con piani in polipropilene. Il tratto caratteristico è la superficie a fori quadrati dello schienale e della seduta. Un richiamo alle ceste per uova del mercato di Tokyo, come racconta Magistretti. Pensata per la casa ma adatta anche all’ufficio e, in generale, al contract, Silver è un vero e proprio sistema di sedute. Le diverse versioni si differenziano sia dal punto di vista strutturale (con o senza braccioli o ruote) che estetico (alluminio spazzolato lucido, verniciato o satinato). Lo schienale e la seduta sono disponibili in diversi colori. Una versione è impilabile fino a sei pezzi. Sono proposte, inoltre, anche una versione outdoor e un modello con cuscino in poliuretano espanso, avvitabile a pressione con un bottone.


Poltrona Louisiana, De Padova, 1993

Una sella da cavallo inglese. È questa l’immagine che richiama la poltrona Louisiana, disegnata per De Padova nel 1993. Un’immagine suggerita dalla grande scocca in plastica, rivestita esternamente di cuoio. All’interno della struttura portante c’è un confortevole cuore imbottito, che assicura il massimo relax. Le gambe sono in acciaio e montate su ruote piroettanti di cui una frenata. La poltrona è accompagnata da un pouf con scocca in poliuretano rigido, sempre su ruote. Il rivestimento è sfoderabile e disponibile in pelle nera o in tessuto.


Divano Tuareg, De Padova, 1994

Componibilità: è questa la parola chiave del divano Tuareg. Un nome evocativo. Il blu scelto per il tessuto richiama, infatti, il colore degli abiti tradizionali dei Tuareg, popolazione berbera dell’Africa sahariana tradizionalmente nomade. Con l’accostamento di divani a due, tre, quattro posti, e della poltrona, della chaise longue e degli altri elementi di seduta senza braccioli, si possono creare sei diverse configurazioni. La struttura è in acciaio, con imbottitura in poliuretano espanso a quote differenziate e rivestimento sfoderabile. Lo schienale è curvato e diviso in settori, con grandi cuscini volanti e poggiareni in Dacron.


Sedia Maui, Kartell, 1996

“La sedia con il più bel lato B.” Così Vico Magistretti racconta Maui, la famiglia di sedie disegnata nel 1996 per Kartell. L’ispirazione viene dalle sedie in compensato curvato del designer danese Arne Jacobsen. In questo caso, però, è impiegato il polipropilene che viene iniettato in uno stampo dalla forma avvolgente, quasi fosse un foglio malleabile. Maui è pensata per l’ufficio e il contract, ma si adatta anche all’arredamento per la casa. Può essere accessoriata con braccioli e piano di scrittura, a seconda del contesto d’uso. La sedia è impilabile e può essere unita ad altre sedute dello stesso tipo, grazie a un gancio posteriore.


Alessia Forte

Alessia Forte

Laureata in Lettere, creo contenuti per aziende del settore arredo e design. Nel 2012 ho aperto Interior Break, un blog sull'interior design e l'arredamento, con un focus sullo stile scandinavo. Nel 2014 Interior Break è stato premiato come “migliore blog di arredamento”, per la categoria contenuti, nel concorso "Blog-In" lanciato da IKEA Italia.

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