Tag

divani

Browsing

Il brand danese &Tradition lancia il divano Little Petra VB2. La versione sofà dell’iconica lounge chair disegnata da Viggo Boesen nel 1938.

Little Petra cresce. La lounge chair disegnata nel 1938 dall’architetto danese Viggo Boesen viene affiancata da un accogliente divano a due posti, prodotto dal brand scandinavo &Tradition.

La poltrona Little Petra di Viggo Boesen è un’icona del design scandinavo. Uno dei primi esempi di quel modernismo organico portato al successo da Arne Jacobsen e Hans Wegner negli anni d’oro del design danese.

Presentata nel 1938 al Copenhagen Cabinetmakers Guild Exhibition, Little Petra ottiene subito un’ottima accoglienza. Un consenso che trova conferma nei premi che vince successivamente in occasione delle mostre a New York e Berlino.

Oggi la poltrona è tornata a nuova vita grazie alla riedizione proposta da &Traditon e nel 2021 raddoppia come divano a due posti.

Forme organiche, materiali naturali, cura artigianale

“Little Petra è un vecchio classico del design danese che continua a stupire gli amanti del design ancora oggi”, afferma Martin Kornbek Hansen, CEO e fondatore di &Tradition. “Nella sua versione più recente raddoppia come divano a due posti, e siamo orgogliosi che offra lo stesso eccezionale livello di fattura e stile della versione originale”.

Basato sui disegni originali di Viggo Boesen, il divano Little Petra è caratterizzato dalle stesse linee avvolgenti e dalla stessa cura artigianale della lounge chair. Dalla struttura in legno al rivestimento in tessuto cucito a mano, fino alle gambe ben tornite in rovere o noce, tutto riflette l’amore di Boesen per i materiali naturali e la sua attenzione al dettaglio.

Un piccolo divano pronto a scaldare qualsiasi ambiente

Come suggerisce chiaramente il nome, Little Petra si distingue anche per le sue dimensioni compatte. Un piccolo divano che si integra alla perfezione in qualsiasi ambiente. Per portare calore in salotto così come nello studio, senza preoccuparsi troppo dei centimetri a disposizione.

LEGGI ANCHE: I DIVANI PIÙ ICONICI DEL DESIGN SCANDINAVO

Un progetto flessibile. Un’esplosione di colore. Un invito alla socialità. Ecco Big Talk, la lounge chair modulare firmata da Adam Goodrum per Blå Station.

Trono pop, loveseat, serpentone. Big Talk è una lounge chair modulare dalle mille anime. Il progetto, firmato dal designer Adam Goodrum, è una delle novità 2021 del brand svedese Blå Station. Una lounge chair sinuosa e ipercolorata pensata per portare allegria in qualsiasi interno.

Big Talk nasce dalla poltrona che Adam Goodrum ha presentato alla mostra “Knit Project!” di Febrik e Kvadrat, in occasione di 3 Days of Design a Copenhagen. Non a caso, l’ispirazione del progetto nasce dal tessuto.

“Sono stato ispirato dai campioni di tessuto”, racconta Adam Goodrum. “L’imbottitura forma un divano modulare tête-à-tête o una collezione di “loveseat” simili a quelli di epoca vittoriana, in cui due o più sedute possono essere unite in una configurazione ondulata. Due persone possono avere una conversazione tranquilla fianco a fianco (in linea con il riserbo vittoriano), guardando lo schienale del sedile dell’altro e lo spettro di bande colorate”.

La flessibilità, innanzitutto

Geometria, colore, flessibilità. Sono queste le parole chiave del sistema di sedute Big Talk. A comporre la lounge chair sono un cilindro per la base e un semicerchio per lo schienale, entrambi imbottiti in schiuma espansa e rivestiti con strisce in velluto di Febrik, proposte in diverse palette di colore.

Come dicevamo, Big Talk è un sistema di sedute modulare. Un progetto versatile che interpreta molto bene quell’esigenza di flessibilità oggi così sentita nell’interior design.

Il punto di partenza è la lounge chair. Una sorta di trono contemporaneo da usare come seduta d’accento. Combinando diversi moduli, si possono invece creare diverse configurazioni. Dal loveseat in cui fare intime conversazioni di coppia a lunghi divani sinuosi, simili ai serpentoni degli anni ’70. Inoltre, i moduli con le loro forme ondulate creano una serie di nicchie, rivolte in modo alternato verso l’interno o verso l’esterno. Per garantire comfort e privacy anche negli spazi pubblici.

Un progetto flessibile. Un’esplosione di colore. Un invito alla socialità. Serve altro per spiegare perché Big Talk ci piace?

Offrono la giusta privacy negli spazi pubblici. E garantiscono il distanziamento fisico in tempi di pandemia. Ecco i divani di design per i lavoratori digitali.

I mobili per ufficio tradizionali stanno scomparendo? I divani di design per i lavoratori digitali si sostituiranno alle scrivanie? Sembrerebbe proprio di sì, a giudicare dalle ultime tendenze del mondo dell’arredo. E non solo per le nuove modalità lavorative a cui ci ha costretto la pandemia. È da un po’ di anni che tante persone hanno abbandonato i luoghi di lavoro tradizionali, svolgendo le proprie attività in casa oppure in caffetterie e spazi di co-working.

Già, oggi in tanti settori il lavoro è nomade e i confini tra uffici, case e spazi pubblici sono sempre più sfumati. È dunque naturale che anche gli arredi siano cambiati, rispondendo alle nuove esigenze dei cosiddetti nomadi digitali.

LEGGI IL NOSTRO ARTICOLO SU GRAFEOIPHOBIA, GLI ARREDI DI GEOFFREY PASCAL PER LAVORARE DISTESI COME A LETTO 

I nuovi protagonisti degli spazi di lavoro sono i divani

Che si continui a lavorare da casa, come tanti stanno facendo in questi mesi, o che si torni negli uffici, nelle caffetterie e negli spazi di co-working, una cosa è certa: la scrivania non è più il centro della nostra vita lavorativa. I nuovi protagonisti degli spazi di lavoro sono i divani.

Dotati di collegamenti elettrici e piani di lavoro, i divani sono infatti diventati l’arredo più adatto per i lavoratori digitali. E, se accessoriati con divisori, sono perfetti per ritagliarsi un’oasi di intimità nei grandi open space, oltre a garantire quel distanziamento fisico necessario in tempi di emergenza sanitaria (speriamo ancora per poco).

Qualche idea? Detto fatto. Tra proposte più o meno recenti, ecco la nostra selezione.


Le poltrone e i divani di design per i lavoratori digitali


S 5000 Retreat, Thonet

Progettato da Marialaura Rossiello Irvine nel 2020, S 5000 Retreat di Thonet è un aggiornamento della serie S 5000 firmata nel 2006 da James Irvine.
Si tratta di un sistema modulare formato da divani e sedute separate da divisori, che può essere accessoriato con tavolini, cuscini di diverse dimensioni e prese di corrente. Il modulo base è un divano imbottito a uno, due o tre posti, con un telaio in tubolare d’acciaio senza schienale e braccioli. Alla struttura possono essere fissati, a seconda delle esigenze, braccioli e schienali oppure divisori. Le configurazioni sono così infinite. (www.thonet.de)


Plenum, Fritz Hansen

Plenum è il sistema di divani firmato da Jaime Hayon per Fritz Hansen. Tratti distintivi del progetto sono lo schienale alto e avvolgente, che permette di ritagliarsi la giusta privacy nei luoghi pubblici, e la presenza di una presa di corrente e due porte USB per ricaricare i device.
Disponibile con seduta a uno, due o tre posti, può essere rivestito con un’infinità di tessuti e colori. Un divano estremamente versatile che può essere integrato anche con una serie di tavolini. (fritzhansen.com)


Soft Work, Vitra

Soft Work è la serie di divani per i lavoratori digitali disegnata da Edward Barber e Jay Osgerby per Vitra. Una piattaforma molto flessibile perfetta sia per il lavoro individuale che per quello in team.
Il progetto è composto da sedute ergonomiche, tavolini, prese di corrente e stazioni di ricarica. I tavolini e le sedute possono essere accostati o messi da parte a seconda delle necessità. L’aggiunta di pannelli divisori garantisce ai nomadi digitali la massima concentrazione. (www.vitra.com)


Capsule, Casala

Un bozzolo dentro cui rifugiarci, senza però isolarci dal resto del mondo. Possiamo riassumere così Capsule, la collezione di divani e poltrone disegnata da Kateryna Sokolova per Casala. Un progetto nato per offrire ai lavoratori privacy e comfort negli open space.
Capsule non solo crea un ambiente protetto grazie alle sue forme avvolgenti. Il suo rivestimento fonoassorbente garantisce un perfetto isolamento acustico. Per telefonare, leggere e lavorare in tutta tranquillità. La sua forma a bozzolo assicura, inoltre, anche la cosiddetta distanza di sicurezza. Capsule ha vinto il German Design Award 2020(www.casala.com)


Fragment, Fogia

Una novità 2021. Fragment è il sistema di sedute disegnato da Todd Bracher per il brand svedese Fogia. Le sue parole chiave sono leggerezza e comfort. Se le linee di Fragment sono esili, i cuscini rendono infatti la seduta calda e accogliente.
Lo schienale e le sezioni laterali sono avvolte da pannelli che proteggono dai rumori e assicurano la giusta privacy.
Le configurazioni sono infinite, rendendo il divano adatto per diversi ambienti e usi. (www.fogia.se)


People, Milani

Un divano avvolgente come un abbraccio. È People, il progetto firmato da Alessandro Crosera per Milani, azienda veneta specializzata in sedute, complementi e accessori per il contract e l’ufficio. Un sistema di sedute dalle forme curvilinee perfetto per creare isole di comfort e privacy negli open space.
People è realizzato con struttura in legno e schienale e sedile in resina poliuretanica, con rivestimento in tessuto fonoassorbente e antibatterico. È disponibile in versione mono o bicolore, con schienale a contrasto. Inoltre, può essere dotato di un tavolino, presa elettrica, USB e tasca laterale portariviste.
Non un divano per ufficio, ma un vero e proprio ufficio mobile(www.sm-milani.com)


BOB Job, Blå Station

BOB Job, il sistema di divani progettato da Stefan Borselius e Thomas Bernstrand per Blå Station, è la soluzione ideale per un ambiente di lavoro informale e creativo. Il suo numero infinito di configurazioni lo rende, infatti, adatto alle più diverse funzioni.
Oltre ai divanetti, BOB Job comprende scaffali per libri e documenti, piani di lavoro e divisori imbottiti utili a garantire la giusta riservatezza nel caso di conversazioni private o di meeting di lavoro. (www.blastation.com)


Undecided, Manerba

I rumori nei luoghi pubblici rendono difficile il lavoro? Undecided, la linea di divani modulari firmata da Raffaella Mangiarotti e Ilkka Suppanen per Manerba, risponde a questo problema. Progettato con un coefficiente di assorbimento acustico pari all’85% delle frequenze vocali, Undecided è infatti perfetto per ritagliarsi un angolo dove lavorare in tutta tranquillità.
La collezione è configurabile all’infinito nei colori, in larghezza e altezza. Si può avere a uno, due, tre posti, con basi fisse o girevoli, e con due, tre e quattro file di cuscini in altezza. Undecided è, inoltre, dotato di una pratica presa per ricaricare i device e di una tasca in cui nascondere le batterie. (manerbaspa.com)


Focus Podseat, Zilenzio

La serie di divisori fonoassorbenti portatili creata da Note Design Studio per il brand svedese Zilenzio si arricchisce con l’aggiunta del divanetto Focus Podseat. In questo nuovo progetto il pannello fonoassorbente diventa lo schienale della seduta. Uno schienale alto e curvo che crea un’accogliente isola in cui lavorare.
A completare Focus Podseat c’è anche un piccolo tavolo integrato. Uno spazio di lavoro compatto e intimo che può essere accostato alla parete oppure posizionato al centro della stanza. (zilenzio.com)


Cell128, Sitland

Cell128, il sistema di sedute progettato da Dorigo Design per Sitland, è caratterizzato da uno schienale extra alto e da forme avvolgenti.
Cell128 può essere anche accompagnato da un tavolino, che si può avvicinare o allontanare dalla seduta grazie al supporto e al piano girevoli. La rotazione del supporto permette, inoltre, di portare il tavolino sul retro, dando così un piano di appoggio anche a chi non è seduto.
Cell128 su richiesta può dotarsi anche di un caricatore USB pop-up(www.sitland.com)


Kiik, Arper

Kiik, design di Ichiro Iwasaki per Arper, è un sistema modulare pensato per gli spazi di lavoro, le sale d’attesa e i campus universitari.
La collezione si compone di sedute con o senza schienale, tavolini di forma triangolare, circolare, quadrata e rettangolare, pouf e console in tre diverse altezze. Una varietà di combinazioni che, unita a un’ampia scelta di materiali e finiture, fa di Kiik un prodotto estremamente versatile. Per spazi di lavoro e condivisione cuciti su misura. (www.arper.com)


Biga, Luxy

Non ci sono solo divani di design per i lavoratori digitali, ma anche poltrone. Un esempio è Biga di Luxy, un progetto che svela già nel nome il suo carattere. Il rimando è infatti alla biga degli Antichi Romani (il carro a due ruote, trainato da due cavalli, usato nelle corse).
L’idea alla base di Biga è di creare uno spazio intimo all’interno dell’ambiente di lavoro senza, però, isolarsi dallo stesso. Biga è proposto in due altezze e in due versioni: una con ruote, proprio come l’antica biga dei Romani, che permette di spostare facilmente la poltrona. L’altra classica, con piedini.‎ Inoltre, la poltrona può essere accessoriata con un piano d’appoggio per i notebook.‎ (luxy.com)


Eleven High Back Work, Alias

Eleven High Back Work è il divano per i nomadi digitali disegnato da Pearson Lloyd per Alias. Uno spazio operativo informale e individuale concepito per i lavoratori contemporanei che trascorrono lunghe ore d’attesa nelle lounge degli aeroporti.
‎A caratterizzare Eleven High Back Work lo schienale alto e l’inserimento di un piano di lavoro, posizionato lateralmente alla seduta. Il risultato è un divano dalle dimensioni compatte, con un perfetto equilibrio fra privacy e accorgimenti di sicurezza. Il modulo può essere infatti ispezionato facilmente, così da rientrare nelle normative di sicurezza applicate negli spazi pubblici.‎ (alias.design)


 

Libero, informale e pop. Ecco BAM!, il divano di Massproductions ispirato alle opere dell’artista americano Roy Lichtenstein.

BAM! Sembra appena uscito da un’opera di Roy Lichtenstein il nuovo divano di Massproductions. Un richiamo evidente non solo nel nome, ma anche nel profilo grafico deciso e nei generosi volumi che compongono lo schienale e la seduta.

BAM! è stato lanciato da Massproductions nel febbraio 2021, in occasione della Stockholm Design Week. Il divano è stato disegnato da Chris Martin, co-fondatore del brand svedese, che racconta il progetto come un inno alla libertà.

“A casa mia ho un passaggio piuttosto stretto vicino al divano. Il bracciolo del mio vecchio divano era diventato una barriera nella stanza. L’ho sostituito con BAM e la stanza si è aperta. Ora posso raggiungere il divano anche di lato. Non mi mancano i braccioli, preferisco la libertà”, spiega Chris Martin.

Un divano libero e informale

BAM! è un divano libero e informale, che può inserirsi in qualsiasi ambiente. Non soltanto per la mancanza di braccioli, ma anche per il suo design semplice.

A comporre il sofà ci sono solo i due blocchi dello schienale e della seduta. Due volumi generosi che poggiano su gambe dalla forma squadrata. Il tutto rivestito con lo stesso tessuto per creare un effetto coerente e pulito.

In aggiunta, ci sono anche tre cuscini che possono essere utilizzati per lo schienale o come braccioli, per rendere il sofà più confortevole e accogliente.

Un progetto pensato in un’ottica di sostenibilità

Il divano BAM! si caratterizza anche per la sua attenzione alla sostenibilità. I cuscini sono imbottiti con piume d’oca e anatra recuperate da vecchi prodotti, che vengono lavate e sterilizzate ad alte temperature senza additivi chimici, per rendere il prodotto sicuro e anallergico.

Su ogni cuscino sono cucite delle grandi tasche nere, con scritto il nome BAM!, come ulteriore omaggio alla Pop Art e all’opera di Roy Lichtenstein.

BAM! è disponibile in tre dimensioni: a 2 posti, 3 posti o 4 posti. Il divano si può facilmente montare a casa, dove viene consegnato in imballaggi piatti. Un packaging a basso impatto ambientale che lo rende trasportabile in modo agevole anche in spazi stretti o su per le scale.

Gala è il divano progettato da Cristina Celestino per Saba. Un sistema di sedute flessibile ispirato alle atmosfere retro-futuristiche degli anni ’70.

È il posto dove ci rilassiamo con la famiglia o con gli amici. È il posto dove leggiamo o guardiamo la nostra serie preferita. Ed è sempre di più anche il posto dove lavoriamo o navighiamo in rete. Il divano oggi non è più solo un arredo che definisce lo spazio, ma è il centro di tante attività.

Gala, il sistema di sedute progettato da Cristina Celestino per Saba, parte proprio da questa riflessione. Dal desiderio di raccontare il divano non solo come prodotto funzionale, ma come luogo di scambio, dove si possono creare nuove esperienze.

Un progetto in dialogo fra mondi diversi

Per raccontare questa idea di divano, Cristina Celestino si è ispirata alle atmosfere retro-futuristiche degli anni 70, come suggerisce anche il nome del sofà. Gala è infatti uno dei pianeti di “Star Wars”, la leggendaria saga di George Lucas uscita nelle sale cinematografiche proprio negli anni 70. Un richiamo che rende omaggio alle stelle e all’ottimismo di quell’epoca.

“Gala è un sistema di sedute contemporaneo ma, come sempre, la mia ricerca si è mossa libera nel tempo, alla ricerca di riferimenti negli ambiti più diversi, per arrivare a una sintesi del mio percorso,” racconta Cristina Celestino. “Se il tema del plissé a me caro, per come è indagato da Roberta di Camerino fa parte delle mie idee, si è poi contaminato con la moda scultorea e visionaria di Pierre Cardin. Così è stata l’atmosfera retro-futuristica tipica degli interni anni ’70 e la produzione di imbottiti di quell’epoca precursori di una visione del divano molto libera e fuori dagli schemi”.

Come si compone il divano Gala

Il divano Gala è caratterizzato da linee scultoree e morbide. Il cuore del progetto è nella spina centrale, un elemento verticale che disegna curve plissettate che possono ospitare sedute di diverse profondità, sia sul fronte che sul retro.

Un sistema dalle infinite configurazioni che dà vita a un divano ibrido e flessibile, con cui si può interagire. Un sofà versatile che si adatta perfettamente ai confini sempre più fluidi delle abitazioni contemporanee.

LEGGI LA NOSTRA INTERVISTA A CRISTINA CELESTINO

Foto: Mattia Balsamini.

Loveseat di design? Ecco la nostra selezione di divani due posti. Per ritagliarvi un’oasi di pace con la vostra dolce metà.

Compatti, leggeri e romantici. Sono i loveseat, i divani due posti comunemente associati a teneri têteàtête e a languidi sguardi d’amore.

I loveseat, però, non sono pensati solo per accompagnare gli innamorati. Si tratta di divani che si adattano molto bene alle dimensioni sempre più ridotte delle case contemporanee, rivelandosi ideali per living piccoli o per l’home office. E, grazie alla loro leggerezza e alle loro dimensioni contenute, sono piuttosto semplici da spostare quando l’occasione lo richiede.

Qualche idea? Ecco la nostra selezione di loveseat di design. Per guardarvi negli occhi non solo il 14 febbraio, ma tutti i giorni dell’anno.


LOVESEAT DI DESIGN


Ro, Fritz Hansen

Schienale alto, linee avvolgenti, espressione giocosa. È Ro, il loveseat disegnato da Jaime Hayon per Fritz Hansen. Evoluzione dell’omonima poltrona, il divanetto si è aggiunto alla famiglia nel 2017. La base è in alluminio o in legno, il rivestimento è disponibile in tessuto Fiord o in un’ampia selezione di tessuti standard. Un divanetto ideale per “una fuga dal mondo”, come spiega Jaime Hayon. Scegliete voi se fuggire da soli o in coppia. (fritzhansen.com)


Pampukh, Faina design

Pampukh è il divano creato dal brand ucraino Faina, fondato nel 2014 dall’architetto Victoria Yakusha. Il nome è quello di una ciambella tipica della cucina ucraina, così morbida che “si scioglie in bocca”. La stessa morbidezza  che caratterizza questo divano love seat, progettato per offrire il massimo comfort. Per un riposino, per un momento di lettura oppure per una chiacchierata tra amici, sorseggiando un tè e, ovviamente, assaporando un tenero pampukh. (www.faina.design)


Lune, Fritz Hansen

Sempre di Fritz Hansen e sempre firmato da Jaime Hayon è Lune. Un divano dalle forme morbide e accoglienti, progettato da Jaime Hayon per essere bello da qualunque lato lo si guardi. Lune è un sistema modulare. Oltre alla versione due posti, il sofà è dunque disponibile anche in numerose altre composizioni. (fritzhansen.com)

SCOPRI ANCHE IL DIVANO PLENUM DI FRITZ HANSEN


Love, Moroso

Caldo e tenero come un abbraccio. È Love, il loveseat disegnato da Marcel Wanders per Moooi. Le forme rotonde, la seduta profonda e i morbidissimi cuscini gridano relax. I piedi in legno spessi donano al divano un carattere giocoso. Un sofà che sembra appena uscito da un cartoon. Impossibile non amarlo. (www.moooi.com)


Love Me Tender, Moroso

Il nome non lascia spazio ai dubbi. Love Me Tender, design Patricia Urquiola per Moroso, è un divano che invita a guardarsi negli occhi. Il cuore del progetto è nella contrapposizione tra le forme generose dell’imbottitura e la leggerezza della struttura, che sembra quasi sospesa sul pavimento. Il rivestimento è in jersey di lana, un tessuto elastico che asseconda le forme. (moroso.it)


Brigitte, Fendi

Il loveseat Brigitte di Fendi reinterpreta i pattern degli anni 60/70. La struttura è in acciaio e accoglie le minuterie, galvanizzate nella stessa finitura gun metal, bronze shadow o la nuova Palladio. Un riuscito incontro fra moda e design, come nella tradizione della celebre Maison. (fendi.com/it/casa/)


All Around, Giorgetti

Disegnato da Ludovica + Roberto Palomba per Giorgetti, il divanetto All Around è la variante loveseat, a due posti, di una collezione esistente. Una seduta morbida e accogliente che è un vero invito al dolce far nulla. Un nido in cui rifugiarsi per riscoprire il piacere del relax e di una piacevole chiacchierata a due. (giorgetti.eu)


Kinoko, Zilio

Disegnato dallo studio londinese Mentsen per Zilio A&C, il divano Kinoko Sofa prende il nome dalla sua struttura in legno che ricorda il carattere giapponese che si pronuncia“KO”. E Ki-no-ko significa letteralmente “lettera Ko in legno”. La struttura rigida e geometrica dei braccioli è ammorbidita dalle comoda imbottitura.
Lo schienale e la seduta di questo loveseat sono leggermente inclinati per favorire una posizione di maggior relax.
Il Kinoko Sofa è perfetto per la casa ma anche per il contract, in particolare per le aree lounge. (www.zilioaldo.it)


Buhana lounge, Alvin T

Il loveseat Bhuana Lounge, progettato dall’azienda filippina Alvin T, si ispira alle curve naturali della terra e delle piante. Una seduta per creare angoli dove le persone possano rifugiarsi in cerca di conforto. Il divanetto è realizzato in rattan naturale o blu scuro, con la base in legno di mogano. Lo schienale sembra quasi disegnare un cuore. (alvin-t.com)


Caillou, Liu Jo Living

Il love seat Caillou fa parte della Liu Jo Living Collection, disegnata da Simone Cagnazzo e realizzata in collaborazione con ATL Group. La collezione si chiama Ceci est un Caillou e si ispira alle linee morbide e irregolari dei sassolini, di cui porta il nome. Il love seat è rivestito in velluto sui toni dell’ottone, un colore che dà un senso di calore e morbidezza. (liujoliving.com)


Nubilo, Petite Friture

Un divano per volare tra le nuvole. Parliamo di Nubilo, il loveseat disegnato da Costance Guisset per Petite Friture. Un divano avvolgente e dall’aspetto giocoso, che sembra arrivare direttamente dal cielo. Il suo tratto distintivo sono i cuscini di forma rotonda e di diversa misura che compongono lo schienale. La struttura è in metallo laccato nero. (petitefriture.com)


Hideout Loveseat, Gebrüder Thonet Vienna

Porta la firma del duo svedese Front il divano a due posti Hideout Loveseat di Gebrüder Thonet Vienna. L’ampio schienale in faggio massello curvato a vapore crea una struttura avvolgente, che lo rende perfetto per ritagliarsi momenti di privacy anche negli spazi pubblici.‎ Ai lati della seduta, due pareti in paglia di Vienna fanno da cornice allo schienale. (www.gebruederthonetvienna.com/)


Haven, Warm Nordic

Haven è un divano a due posti firmato dalla designer danese Charlotte Høncke per Warm Nordic. Un love seat dal gusto contemporaneo, che unisce funzionalità, qualità ed estetica. La sua bellezza si svela guardandolo di lato. L’alto schienale avvolge infatti come in un abbraccio, regalando un maggior senso di privacy. Ci si può rannicchiare in compagnia di un buon libro o abbandonarsi a una piacevole conversazione a due. Haven è rivestito con gli esclusivi tessuti d’arredamento Hero, disegnati da Patricia Urquiola per Kvadrat. Si può scegliere tra 14 colori. (warmnordic.com)


Haiku, Fredericia

Una stanza nella stanza. È Haiku, il divano due posti che il duo italo-danese GamFratesi ha firmato per Fredericia. Le sue forme avvolgenti rendono Haiku un vero e proprio guscio protettivo, con cui creare isole di intimità all’interno di open space o ambienti di lavoro. Un progetto essenziale ma complesso, come solo un haiku giapponese sa essere. (fredericia.com)


Bonsai, Arflex

Il divano due posti Bonsai di Arflex trae ispirazione dall’estetica giapponese. A caratterizzare il sofà è il contrasto tra le forme morbide e curve dell’imbottitura e le piattaforme e gambe in legno che sollevano queste forme arrotondate dal pavimento. (www.arflex.it)


Forma, Kennethcobonpue

Rattan e linee sinuose. Nasce da un cesto di vimini Forma, il loveseat prodotto dal brand filippino Kennethcobonpue. Un divano per indoor pensato per portare un tocco di natura in casa. La collezione Forma comprende anche un tavolo da pranzo, tavolini da salotto e una poltroncina. Il design è di Federica Capitani. (www.kennethcobonpue.com)


Bocca, Gufram

Chiudiamo la nostra rassegna sui loveseat di design con un’icona: Bocca, il divano disegnato da Studio65 per Gufram nel 1970. Le sensuali labbra rosse che danno forma al divano si ispirano a “Mae West Lips Sofa”, il ritratto dell’attrice americana Mae West firmato da Salvador Dalì nel 1938. Un divano entrato nella leggenda, esposto nei più importanti musei del mondo. (www.gufram.it)

LEGGI IL NOSTRO ARTICOLO SUL DIVANO BOCCA


Un divano massaggiante pensato per appagare il corpo e la vista. Ecco Dong Dong, il sofà simile a un gonfiabile per piscina disegnato da Su Yeon e Dong Hyeon.

Forme piene e generose, un colore energico e un massaggiatore pronto a coccolarci. Parliamo di Dong Dong, il divano massaggiante disegnato da Su Yeon e Dong Hyeon.

Come appare evidente dalle foto, Dong Dong è molto diverso dai divani e dalle poltrone massaggianti sul mercato. Si tratta infatti di un prodotto pensato non solo per il relax, ma anche per allietare la vista. Il suo colore giallo trasmette energia e positività. Non a caso, è uno dei due colori indicati da Pantone per il 2021 con l’obiettivo di stimolare in noi la voglia di ricominciare. Il design della seduta e dei cuscini si ispira ai gonfiabili per la piscina. Lo schienale ricorda le onde dell’oceano. Il massaggiatore è un cilindro simile a un cuscino decorativo, perfettamente integrato nel divano. Il risultato? Un divano dal carattere giocoso, che sembra appena uscito da un cartoon.

Il massaggiatore c’è ma non si vede

Come dicevamo, il vero pezzo forte di Dong Dong è il massaggiatore. I due designer hanno creato, infatti, un prodotto che coniuga perfettamente forma e funzione. Da un lato, il massaggiatore è studiato per mimetizzarsi con le onde dello schienale. Dall’altro, si può facilmente staccare per massaggiare non solo la schiena, ma anche altre parti del corpo. Vi potete sdraiare sul divano e appoggiare il massaggiatore sotto i polpacci o sotto la testa oppure abbracciarlo al corpo e massaggiare la parte anteriore. E, una volta conclusa la vostra sessione quotidiana di relax, potete riporlo comodamente nella fessura del divano e ricaricarlo.

Insomma, Dong Dong è un divano massaggiante pensato per appagare il corpo, la vista e l’umore. Per portare un raggio di sole in questi tempi incerti.

Un dialogo fra pieno e vuoto. È Void Matters, la nuova collezione di Sancal firmata da Note Design Studio.

Cosa definisce un oggetto? La materia o il vuoto che la circonda? È da questa domanda che nasce Void Matters, la nuova collezione di arredi che Note Design Studio ha firmato per Sancal. Un progetto concettuale che offre una riflessione sul rapporto fra spazio positivo e spazio negativo.

“L’idea era di porre l’accento sul nulla. O meglio, sullo spazio negativo che circonda gli oggetti fisici. Nel momento in cui riconosciamo il vuoto, diventa anch’esso un elemento di design importante quanto gli oggetti stessi”, racconta Cristiano Pigazzini di Note Design Studio.

Per raccontare il vuoto, Void Matters si compone di 4 prodotti: le poltrone e i divani Core e Remnant, la linea di tavoli Vestige e il set di pouf Dividuals.

Core e Remnant: i due opposti della stessa forma

Core e Remnant sono due poltrone/divani indipendenti ma allo stesso tempo complementari. La forma accogliente e generosa è la stessa. L’interpretazione e le tecniche costruttive sono diverse.

Core è l’essenza, l’origine, la parte positiva della materia. Remnant rappresenta il negativo, il vuoto, il materiale scartato. Un vuoto che per diventare tangibile ha richiesto una complessa opera di ingegnerizzazione. La sfida tecnica è stata quella di supportare una seduta che fluttua nell’aria. La soluzione una struttura metallica triangolare, ispirata alle tecniche architettoniche di distribuzione del peso.

Un altro problema tecnico di Remnant ha riguardato i suoi ampi volumi. La soluzione, in questo caso, è stata quella di dividere le strutture per facilitare il processo di iniezione. Per questo la struttura interna della poltrona è composta di tre pezzi realizzati con diversi stampi, mentre il divano si compone di quattro pezzi.

Vestige: i tavoli che raccontano il passare del tempo

I tavoli Vestige esplorano i temi del tempo e dell’erosione, giocando con i materiali. La base scultorea richiama forme architettoniche di epoche passate. Il piano del tavolo, costituito da un disco o rettangolo in vetro temperato color champagne, sembra fluttuare nel vuoto.

La base di Vestige è disponibile in legno tinto, o rifinito con iQ Surface, un materiale sviluppato dall’azienda di pavimenti Tarkett.

Dividuals: i pouf che possono incastrarsi come le tessere di un puzzle

Dividuals è un set di pouf dalle forme organiche, che possono essere usati individualmente oppure incastrarsi come in un puzzle, dando vita a un’unica unità formale. I pouf poggiano su una base in legno e sono disponibili in molteplici rivestimenti.

GUARDA ANCHE LA LOUNGE CHAIR MALLOW DI NOTE DESIGN STUDIO

Forme morbide, materiali sostenibili, personalizzazione. Tra riedizioni e novità assolute, ecco i divani di design 2020.


“È bello un divano, diventa uno di noi, diventa un parente, un amico che sta da te, sta molto bene, e non se ne vuole più andare”. Prendiamo in prestito queste parole di Antonio Marras per introdurre il nostro nuovo approfondimento. Il tema? I divani di design, ovviamente. O meglio, le novità presentate dalle aziende di arredamento nel 2020.

I divani 2020 (con qualche illustre eccezione) sono caratterizzati da forme morbide e accoglienti, abbracciano la sostenibilità e offrono infinite possibilità di personalizzazione.

Ecco la nostra selezione.


I DIVANI DI DESIGN 2020


Oltremare, Saba Italia

Ci ha regalato la citazione di apertura, quindi non possiamo che aprire la nostra rassegna sui divani di design 2020 con Oltremare, il sofà disegnato da Antonio Marras per Saba Italia. Un divano dalle forme sinuose che prende ispirazione dalla storia dell’eclettico stilista e designer sardo. Da un lato, Oltremare richiama un vecchio divano di famiglia, a lungo desiderato da Marras. Dall’altro, le sue curve asimmetriche ricordano i promontori della Sardegna. Il risultato è un sistema di sedute che racchiude fra le sue curve un animo classico e contemporaneo allo stesso tempo(sabaitalia.it)


Camaleonda, B&B Italia

Un grande classico del design reinterpretato in chiave sostenibile. Parliamo di Camaleonda, il divano progettato da Mario Bellini per B&B Italia nel 1970. L’imbottitura in poliuretano che forma il caratteristico motivo capitonné e la modularità pressoché infinita sono le stesse del progetto originario. Grazie a tiranti e anelli, i moduli del sofà si possono infatti ricomporre all’infinito, come fossero i pezzi di un enorme pixel.

A cambiare è il cuore del divano. Il nuovo Camaleonda si compone, infatti, di strati costituiti da materiali riciclati o riciclabili, facilmente disassemblabili. Il rivestimento removibile è in dacron, un tessuto sintetico interamente riciclabile ottenuto da PET riciclato. (www.bebitalia.com)


Dove, Zanotta

Dove riposare, dove stare con tutta la famiglia, dove ricevere gli amici. Il divano è un posto dove si possono fare tante cose. Da qui deriva il nome del nuovo divano disegnato da Ludovica+Roberto Palomba per Zanotta. Un sofà dal design essenziale che punta tutto sul comfort. La seduta è con morbidi cuscini realizzati in tre diversi strati di materiale – poliuretano espanso, memoryfoam e dacron – per favorire la migliore conformazione ergonomica. L’inclinazione del bracciolo è progettata per accogliere e sostenere il collo e la schiena, quando ci si sdraia sul divano.

Dove fa parte della collezione “Back to emotions”, presentata in anteprima durante il Fuorisalone Digital. (www.zanotta.it)


Horizontal Sofa, DePadova

Si chiama Horizontal Sofa il nuovo divano di DePadova progettato da Time & Style. Un sistema di sedute dalle forme squadrate, completamente realizzato in Italia.
Horizontal Sofa comprende elementi imbottiti a due, tre posti e angolari, una chaise longue, un pouf, un contenitore in legno e un tavolino con il piano in marmo. Una collezione completa che interpreta il living rispettando equilibri e proporzioni. (www.depadova.it)


Taba, Moroso

Poetico, multifunzionale, ergonomico. Ecco riassunto in breve Taba, il nuovo divano progettato da Alfredo Häberli per Moroso. Un divano dalle linee organiche che prende ispirazione da un vecchio gioco rurale argentino legato all’infanzia del designer: la taba, appunto. Il risultato? Un sofà dal carattere emozionale. Ma anche un progetto multifunzionale, come dicevamo. L’alternanza fra parti piane e curve racchiude, infatti, una molteplicità di funzioni che rispondono a varie attività. La collezione Taba comprende anche poltrone e pouf. (moroso.it)


Sengu, Cassina

Fra richiami al mondo orientale e sostenibilità. Parliamo di Sengu, il nuovo divano di Cassina progettato da Patricia Urquiola. La struttura è composta da un telaio in acciaio cinghiato, rifinito con due travi di legno. Un design che rimanda al Giappone. La seduta è caratterizzata da una morbida piega degli schienali e dei braccioli, un dettaglio presente anche sui cuscini dello schienale che aumenta l’ergonomia del divano. L’imbottitura dei cuscini è costituita da una fibra riciclata al 100% ottenuta da PET recuperato in gran parte dagli oceani. (cassina.com)


Sumo, Living Divani

Un divano lenticolare. È Sumo, il nuovo sistema di imbottiti progettato da Piero Lissoni per Living Divani. La forma essenziale del telaio, concavo e rialzato su piedini metallici, contrasta con la parte imbottita, ampia e accogliente. Un gioco di contrapposizioni che si risolve in un insieme proporzionato e armonico. Nel segno di quella pura eleganza che contraddistingue tutti i progetti di Living Divani. (livingdivani.it)


Venise, LEMA

Versatilità. È questa la parola chiave di Venise, il divano disegnato da Gabriele e Oscar Buratti per LEMA. Un progetto dalle infinite possibilità che interpreta al meglio le esigenze di personalizzazione dell’interior design contemporaneo. Venise si basa su due profondità di seduta (mm. 1000 e 1360) e due tipologie di bracciolo, uno alto più stretto e uno basso più largo. Caratteristiche tecniche che raccontano modi più o meno formali di vivere il divano. Il numero diversificato di elementi – centrali, terminali, raccordi angolari e moduli terminali con originali forme a trapezio, curvilinei e a goccia – rende estremamente flessibili le possibilità compositive. (www.lemamobili.com)


Litos, Cappellini

Schienali bassi, forme rotonde e irregolari che ricordano le scogliere del Salento. È la natura la grande protagonista di Litos, il sistema di imbottiti firmato da Sebastian Herkner per Cappellini. Composto da elementi modulari e free-standing disponibili senza braccioli o con bracciolo singolo, Litos offre diverse possibilità di composizione. I rivestimenti sono sfoderabili, i cuscini sono liberi e si possono riposizionare in modo semplice per assicurare il massimo comfort. Litos è adatto sia per gli ambienti domestici che per gli spazi legati al mondo dell’ospitalità. (www.cappellini.com)


Torii, Minotti

Torii. Prende il nome dal portale d’accesso ai santuari shintoisti giapponesi la collezione di sedute e tavolini disegnata da Nendo per Minotti. Un richiamo che si può leggere nella struttura in metallo delle gambe di sedute e tavolini. I divani Torii sono disponibili con schienale alto o basso e forma lineare e stondata in corrispondenza dei braccioli, e sono inclinati con una combinazione di due diverse profondità. Lo schienale è percorso da trapuntature a doghe verticali e da un piping lungo il perimetro dell’imbottitura, che mostra il carattere sartoriale della lavorazione. (www.minotti.com)


Sideways sofa, Carl Hansen & Søn

Un divano asimmetrico che invita alla conversazione. Ecco Sideways, il sofà disegnato da Rikke Frost per Carl Hansen & Søn. “Sulla maggior parte dei divani, ci si siede dritti e si deve girare la testa di lato per parlare, anziché sedere uno di fronte all’altro”, racconta Rikke Frost. “Volevo creare un divano dove ci si siede lateralmente, per incoraggiare una conversazione più naturale”.

Sideways è composto da una struttura in legno di quercia o noce, rivestimento in tessuto e parte posteriore in carta di corda intrecciata. Quando il design contemporaneo incontra la maestria dell’artigianato nordico. (www.carlhansen.com)


Jannis, Gebrüder Thonet Vienna

Un divano che mostra il suo carattere nei dettagli. JANNIS è il nuovo sofà di Gebrüder Thonet Vienna progettato da Dainelli Studio. A comporre il divano una struttura in legno, leggera alla vista ma solida, un cuscino unico di seduta e due cuscini per lo schienale. Il tratto distintivo sono i terminali in metallo, con finitura in ottone dei piedi. La gamba anteriore sale a incorniciare il bracciolo, chiudendosi in un puntale sempre in finitura ottone. L’inconfondibile firma di Gebrüder Thonet Vienna è evidente nella struttura e nelle gambe collegate da archetti in faggio curvato a vapore. (www.gebruederthonetvienna.com)


LEO, Adrenalina

Colore e geometria. Ecco raccontato in breve LEO, la nuova collezione di imbottiti di Adrenalina progettata dalla giovane designer di San Pietroburgo Daria Zinovatnaya. Con LEO Adrenalina apre un nuovo capitolo, proponendosi con un approccio al design decisamente più asciutto ed essenziale rispetto a quello delle collezioni precedenti. Il cuore del progetto è nel contrasto fra la struttura in tubolare metallico e i volumi imbottiti in pelle. Un contrasto sottolineato anche cromaticamente. (adrenalina.it)


Casework, ERIK JØRGENSEN

Porta la firma del prestigioso studio norvegese Snøhetta Casework, il nuovo divano di Erik Jørgensen. Le sue parole chiave sono: sostenibilità, minimalismo e personalizzazione. Il divano è costituito da una struttura in legno dalle linee pulite e da soffici e generosi cuscini. I materiali impiegati sono sostenibili. La struttura può essere prefabbricata per ridurre i tempi di produzione, i pannelli personalizzati hanno un sistema di montaggio molto semplice che può essere completato su richiesta in azienda. Le gambe regolabili permettono al divano di adattarsi anche a pavimenti non livellati. La pulizia formale e le ampie possibilità di personalizzazione rendono Casework molto versatile. (erik-joergensen.com)


Platter, Marioni

Platter. Vassoio. È questo il nome della nuova collezione di imbottiti di Marioni. I vari elementi del divano si posano infatti su un piano in legno sollevato da terra, come fossero appoggiati su un vassoio. Platter si ispira ai primi anni del ‘900, mescolando citazioni Art Déco con rimandi all’architettura brutalista. La collezione comprende anche cabinet e credenze di varie dimensioni e altezze. (www.marioni.it)


Elissa, Gallotti & Radice

Elissa, il divano progettato da Dainelli Studio per Gallotti & Radice, interpreta l’imbottito con linee nette e decise. Lo schienale e i braccioli sono formati da un unico perimetro a ‘U’, interrotto da cuciture verticali riprese nella seduta. Vero protagonista del sofà è il bracciolo, che deve la sua forma all’architettura esterna della casa di Giovanni Boccaccio, nei pressi di Firenze. La fascia che definisce il perimetro del divano può essere in ottone satinato o bronzo patinato. (www.gallottiradice.it)


Clara, Modus

Punta tutto sulla circolarità Clara, la collezione di poltrone e divani che la designer americana Terri Pecora ha disegnato per Modus. Clara è composta da una struttura in tubolare d’acciaio e quattro cuscini separati (seduta, schienale e braccioli). L’utilizzo di elementi separati rende molto semplice sostituire le parti danneggiate, rendendo il ciclo di vita più lungo. La struttura in acciaio è disponibile in cinque colori, abbinabili al rivestimento. Clara comprende due poltrone di diverse dimensioni e un divano due posti. (www.modusfurniture.co.uk)


In Situ, Muuto

Coniugare la semplicità del design scandinavo con l’imponenza dei divani italiani tradizionali. Da quest’idea nasce In Situ, il divano modulare che Anderssen & Voll hanno progettato per il brand danese Muuto. Il nome fa riferimento alle sculture site-specific. Come una scultura site-specific, In Situ permette di creare una configurazione cucita sull’ambiente in cui va a inserirsi, sia esso un’abitazione privata, un albergo o uno spazio di lavoro. (muuto.com)


Flaneur, GUBI

Flaneur è il nuovo divano disegnato dal duo italo-danese GamFratesi per GUBI. Una reinterpretazione contemporanea del divano roll-arm, un classico inglese dell’800 conosciuto per il suo profilo sinuoso, la seduta profonda e i braccioli bassi simili a un rotolo. Il modello originario è semplificato nelle linee, sposando la pulizia formale tipica del design scandinavo. Ed è ripensato in chiave modulare. Il risultato è un divano allo stesso tempo contemporaneo e classico, raffinato e confortevole. (www.gubi.com)


Moroso presenta Taba, la nuova collezione di sedute firmata da Alfredo Häberli. Fra poesia, multifunzionalità ed ergonomia.

Poetica, multifunzionale, ergonomica. È Taba, la nuova famiglia di sedute che il designer svizzero-argentino Alfredo Häberli ha firmato per Moroso. Una collezione pensata sia per gli spazi pubblici che per le abitazioni private, che nasce dalla sovrapposizione di diverse linee organiche.

“Quando si progettano divani e sedute”, spiega Häberli, “l’interazione tra le persone deve essere in primo piano. Ecco perché gioco con la precisione delle linee e la poetica della lingua organica.”

Il risultato è una serie di divani, poltrone e pouf dalla forma asimmetrica, che unisce il rigore della geometria alla poesia delle forme naturali. “Il gioco che mi interessava sviluppare con TABA”, racconta ancora Häberli, “è l’intreccio tra forma e poesia. Tra ciò che è lineare e ciò che sfugge.” 

Un intreccio tra forma e poesia

Questo incontro fra razionale e irrazionale trova origine nella biografia di Alfredo Häberli. Nato a Buenos Aires, in Argentina, Häberli si trasferisce con la famiglia in Svizzera durante l’adolescenza, dove studia Industrial Design presso la Zurich University of the Arts (ZHdK). Dall’Argentina deriva la parte più creativa e passionale del designer, dalla Svizzera il rigore e la disciplina. Un incontro/scontro fra due culture agli antipodi che trova piena espressione nella collezione Taba.

Il richiamo a un vecchio gioco argentino

Taba prende il nome e l’ispirazione da un vecchio gioco rurale argentino. Il protagonista del gioco è un osso di mucca, a cui vengono applicate due piastre metalliche. Lo scopo? Lanciare l’osso in modo che la parte vincente rimanga verso l’alto. Si tratta, dunque, di un ricordo legato all’infanzia di Häberli. Un ricordo in cui risiede la parte più emozionale e poetica del progetto.

Ergonomia e multifunzionalità

Poesia, dicevamo, ma anche ergonomia e multifunzionalità. Le sedute Taba alternano infatti zone piane, dove appoggiare laptop o libri, a zone curve in cui incastrare i pouf. Una molteplicità di funzioni che prova a rispondere alle varie attività che si svolgono durante il giorno: lavorare, conversare, leggere, guardare un film.

La collezione Taba comprende otto pezzi: un divano, due poltrone, cinque pouf. Tutti disponibili in un’ampia gamma di rivestimenti.

House of Finn Juhl riedita Little Mother, il divano progettato dal grande designer danese Finn Juhl nel 1945.

Il 2020 parte con un progetto importante per House of Finn Juhl. Si tratta della riedizione di Little Mother, il divano disegnato da Finn Juhl nel 1945, qualche anno dopo il più celebre Poet sofa.

Little Mother, che deve il suo nome al fumetto danese “The Poet and The Little Mother” dell’illustratore Jørgen Mogensen, ha alle spalle una storia curiosa. Una storia che inizia con un regalo. Già, tutto comincia quando Niels Vodder, che produceva all’epoca i mobili di Finn Juhl, dona il prototipo di un piccolo divano di Juhl alla figlia Kirsten, sposata con il poeta Frank Jæger. L’illustratore Jørgen Mogensen era un amico intimo della famiglia ed era solito trascorrere molto tempo nella loro casa. Proprio quella casa e quel divano, su cui pare Jæger trascorresse molto tempo disteso a meditare, hanno ispirato il fumetto “The Poet and The Little Mother”.

Secondo alcuni il divano che appare nel fumetto è una versione stilizzata di Poet. Secondo altri si tratta proprio di Little Mother. Quale che sia la verità, House of Finn Juhl ha deciso di ribattezzare il sofà Little Mother. D’altronde, se c’è stato un Poeta ci deve essere anche una Piccola Madre, raccontano dall’azienda.

Un divano che abbraccia il corpo

Little Mother è fatto interamente a mano, con attenzione a ogni più piccolo dettaglio. Caratterizzato da linee avvolgenti che abbracciano il corpo, garantisce una postura confortevole in qualunque posizione. La forma organica e il rivestimento aderente rendono scultoreo l’aspetto del divano.

Little Mother è disponibile in 2 misure, con rivestimento in tessuto e gambe in legno di quercia, noce o in metallo verniciato nero.

Un sofà dalla bellezza senza tempo, che magari potrebbe esaltare la nostra vena poetica.

GUARDA ANCHE I DIVANI PIÙ ICONICI DEL DESIGN SCANDINAVO

I divani più iconici del design scandinavo? Da Poet Sofa di Finn Juhl a Cloverleaf di Verner Panton, ecco i divani che hanno fatto la storia.

Eccoci arrivati al terzo appuntamento con le icone del design scandinavo. Il nuovo focus è dedicato ai divani, un arredo a cui è legato il nome di alcuni fra i più celebri designer del mondo nordico. Dai progetti firmati negli anni ’40 da Finn Juhl e Børge Mogensen, passando per i capolavori anni ’50 di Hans J. Wegenr e Arne Jacobsen, fino ai divani dalle forme sinuose di Verner Panton della fine degli anni ’60.

Ecco la nostra selezione.


I DIVANI PIÙ ICONICI DEL DESIGN SCANDINAVO


Poet Sofa (1941)

Apriamo la nostra rassegna sui divani più iconici del design scandinavo con Poet Sofa di Finn Juhl. Presentato alla Copenhagen Cabinetmakers‘ Guild Exhibition nel 1941, Poet è una evoluzione della poltrona Pelican lanciata nel 1940. Si tratta di un divano 2 posti compatto e funzionale, pensato per piccoli appartamenti. Le sue forme avvolgenti lo rendono simile a un abbraccio. Poet è prodotto da House of Finn Juhl. (finnjuhl.com)


The Spoke-Back Sofa (1945)

Disegnato da Børge Mogensen nel 1945, The Spoke-Back è un ibrido fra un daybed e un divano. Grazie all’utilizzo di cinghie in cuoio, un lato del sofà è infatti reclinabile. Questo mix fra divano, letto da giorno e chaise longue richiedeva tuttavia una costruzione troppo complessa per l’epoca. Per questo The Spoke-Back dovrà aspettare il 1963 per entrare in produzione. Oggi è prodotto da Fredericia. (www.fredericia.com)


Baker Sofa (1951)

Il divano Baker è progettato da Finn Juhl nel 1951 per Mr. Hollis Baker, un produttore di mobili del Michigan. Il lavoro di Juhl viene conosciuto negli Stati Uniti grazie a un articolo di Edgar Kaufmann Jr., collezionista d’arte e direttore del Dipartimento di Design Industriale del Museo di Arte Moderna di New York. Baker è un divano dalla forma scultorea con un dettaglio che lo rende unico: lo schienale e la seduta sono separati con la struttura in legno a vista. È prodotto da House of Finn Juhl. (finnjuhl.com)


CH72 Sofa (1952)

Disegnato da Hans J. Wegner nel 1952 e presentato nello stesso anno alla Danish Furniture Design a Copenaghen, il divano CH72 è tornato in produzione nel 2018. Si tratta di un divano 2 posti compatto, perfetto per ambienti dalle metrature ridotte. È costituito da una struttura sottile rivestita, gambe affusolate in legno massello, una seduta con cuscini removibili. Il tratto distintivo del sofà CH72 sono le maniglie arrotondate in legno massello sui braccioli. Un dettaglio che facilita lo spostamento del divano. È prodotto da Carl Hansen & Søn. (www.carlhansen.com)


No. 1 (1955)

Disegnato da Børge Mogensen nel 1955, il divano No.1 segna l’inizio della collaborazione del grande designer danese con Fredericia. Il progetto coniuga un’estetica minimalista ed elementi tipici degli anni ’50 con dettagli funzionali innovativi, come i cuscini removibili e intercambiabili. Un divano dal carattere intimo e familiare che trascende le mode, prodotto ancora oggi da Fredericia. (www.fredericia.com)


Swan Sofa (1958)

Progettato nel 1958 per arredare il leggendario SAS Royal Hotel di Copenhagen, il divano Swan di Arne Jacobsen si caratterizza per le forme morbide e organiche. Assente per diversi anni dal mercato, il divano Swan è stato reintrodotto nel 2000 riscuotendo grande successo grazie alla sua funzionalità e bellezza scultorea. Il rivestimento è disponibile in un’ampia gamma di tessuti e pelli, la struttura è in alluminio satinato. È prodotto da Fritz Hansen. (fritzhansen.com)


PK31 (1958)

Alla ricerca della forma ideale Poul Kjaerholm progetta PK31, una collezione di divani e poltrone dal design minimale. Composto da un telaio in acciaio cromato opaco e da un rivestimento in pelle, questo divano è una perfetta sintesi di eleganza e comfort. PK31 è prodotto da Fritz Hansen, ed è disponibile come divano due posti o tre posti. (fritzhansen.com)


Kiki (1960)

Tubi ovali in acciaio per la struttura, seduta e schienale dalle linee pulite. Parliamo di Kiki, il divano firmato da Ilmari Tapiovaara nel 1960. Un sofà dal design essenziale che rappresenta un punto di svolta nel lavoro del designer finlandese, precedentemente caratterizzato da forme organiche. A distinguere Kiki sono, però, anche le sue dimensioni compatte, che lo rendono ideale per gli ambienti piccoli. La collezione comprende anche una panca, una lounge chair e un tavolino. Kiki è prodotto da House of Fin Juhl. (finnjuhl.com)


Cloverleaf (1969)

Progettato da Verner Panton nel 1969 e presentato nel 1970 alla mostra Visiona 2 di Colonia, il divano Cloverleaf è stato rieditato oggi da Verpan. Si tratta di un sistema modulare che può dare vita a diverse configurazioni. I moduli dalle forme ondulate creano una serie di nicchie, rivolte in modo alternato verso l’interno o verso l’esterno. Cloverleaf si compone di una struttura in legno ricoperta da uno strato di schiuma ad alta resistenza, e può essere rivestito con un’ampia gamma di tessuti. (www.verpan.com)


Coupé sofà (1971)

Il divano Coupé è creato da Børge Mogensen nel 1971, ispirandosi alle sedie dei portieri d’albergo britannici. Caratterizzato da uno schienale alto con ali laterali, il divano offre un rifugio intimo e accogliente all’interno di ampi spazi aperti. Il nome Coupé fa riferimento al suo design avvolgente simile a quello delle sedute nelle cuccette di prima classe dei treni. È prodotto da Fredericia. (www.fredericia.com)


SCOPRI ANCHE LE SEDIE PIÙ ICONICHE DEL DESIGN SCANDINAVO E LE POLTRONE PIÙ ICONICHE DEL DESIGN SCANDINAVO

 

FENDI Casa presenta Back Home, la collezione di Cristina Celestino che reinterpreta l’iconico pattern Pequin creato dalla Maison nel 1987.

Back Home: è questo il nome della collezione firmata da Cristina Celestino per FENDI Casa, presentata all’ultimo Salone del Mobile. Una sofisticata linea di arredi che rappresenta un vero ritorno a casa. O meglio, un omaggio a quel 1987 da cui tutto è partito. È proprio in quell’anno, infatti, che viene lanciato il marchio di FENDI Casa. Ed è sempre allora che nasce il Pequin, il motivo a righe diventato uno dei segni distintivi della Maison di moda.

Pequin: la nascita di un pattern iconico

Il Pequin è creato da FENDI con un obiettivo ben preciso: avere un logo non logo che sia riconoscibile quanto le celebri FF. L’idea è di Karl Lagerfeld che si ispira alle opere dell’architetto modernista Josef Hoffmann, trasferendone la geometria e la semplicità delle forme in un pattern a righe nei colori istituzionali della Maison: nero e marrone tabacco.

Realizzato all’inizio in tessuto, negli anni il Pequin è stato interpretato con diversi materiali – tra cui il velluto e il montone – e proposto nelle varie collezioni di FENDI, trovando la sua massima espressione nelle borse e negli accessori.

Cristina Celestino celebra il Pequin nella sua linea di arredi

Back Home di Cristina Celestino rende omaggio al Pequin, richiamandone le righe nei vari pezzi della collezione attraverso il mix di diversi materiali e colori.

Per esempio, nelle poltrone e nei divani l’aspetto geometrico, quasi maschile, delle righe bilancia il carattere femminile e avvolgente delle forme. La specchiera da terra, che trae ispirazione da quelle vintage con apertura a libro, cita il pattern Pequin, giocando con i materiali. Mentre nella credenza Vittoria le righe prendono vita dall’alternanza fra ante in vetro satinato e ante in vetro extrachiaro.

I rimandi alla moda e all’Art Déco

Nella collezione di Cristina Celestino non ci sono, però, solo le righe del Pequin. A ispirare Back Home sono anche la moda, con specchiere e lampade che ricordano i gemelli da polso maschili, e l’Art Déco, evocata dai mobili d’ingresso nella mescolanza tra forme geometriche, curve audaci e forti linee verticali. Mentre nei tavolini da caffè e nei tappeti appare un disegno a forma di rosa (disegnato da Karl Lagerfeld nel 1983) che rilegge il logo FF con eleganza e discrezione.

La Collezione Back Home rappresenta un nuovo capitolo per FENDI Casa. In seguito ai 10 anni di collaborazioni con designer emergenti lanciate alla fiera Design / Miami (la stessa Cristina Celestino aveva già collaborato con l’azienda nel 2016 con il progetto Happy Room), la Casa di Moda ha, infatti, deciso di ampliare tali partnership con un debutto sul mercato.

Che dire, considerate le premesse, siamo molto curiosi di vedere quali saranno gli sviluppi futuri.

ALTRE NEWS DAL SALONE DEL MOBILE? LEGGI IL NOSTRO ARTICOLO SULLE LAMPADE DI EUROLUCE 2019.