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Dal mare per il mare. Ecco i progetti di design in plastica marina riciclata. Per salvare gli oceani con la bellezza.

Recuperare la plastica marina con il design. È questa una delle risposte all’immane problema dell’inquinamento degli oceani. Con circa 8 milioni di tonnellate di plastica che finiscono nei mari ogni anno, la prospettiva è che molto presto nel mare ci saranno soprattutto reti da pesca, sacchetti, bottigliette e imballaggi. Una tragedia che sta già avendo terribili conseguenze sull’ecosistema marino e sulla nostra salute. Perché la plastica uccide la fauna marina e, frammentandosi per effetto dell’erosione, viene ingerita dai pesci arrivando anche sulle nostre tavole.

Cosa fare? Tanti designer stanno provando a dare il loro contributo, sviluppando progetti con la plastica marina riciclata. Sedie realizzate dal recupero delle reti da pesca, tessuti creati con bottigliette di plastica riciclate, clessidre che sostituiscono la sabbia con frammenti di plastica. Tante idee, un unico obiettivo: trasformare i rifiuti marini in bellezza.

Ecco la nostra selezione.

Ocean Terrazzo, Brodie Neill

Il terrazzo veneziano si reinventa con Flotsam, la panca di Brodie Neill realizzata con l’Ocean Terrazzo. I frammenti di pietre naturali e marmi colorati dello storico pavimento veneziano lasciano il posto a un mix di rifiuti plastici e resina. Il risultato è un vivace pattern multicolor che dà nuovo valore ai rifiuti di plastica recuperati dagli oceani.
Sono anni che Brodie Neill cerca di dare una risposta all’inquinamento marino attraverso il design. Tra gli altri progetti ricordiamo The Capsule (foto di copertina), una clessidra che sostituisce la sabbia con frammenti di plastica raccolta sulle spiagge della Tasmania. Per riflettere sul poco tempo che ci rimane per salvare il nostro Pianeta.

Roots of Rebirth, Iris van Herpen

Vestiti 3D realizzati con la plastica marina riciclata. Parliamo di “Roots of Rebirth”, la collezione haute couture primavera/estate 2021 firmata dalla designer olandese Iris van Herpen. Una linea di abiti green tra arte e tecnologia, creata in collaborazione con Parley for the Oceans, il network che sviluppa progetti per sensibilizzare sul problema dell’inquinamento degli oceani.

Ultraboost donna in tessuto Primeblue, Adidas

Anche Adidas collabora da anni con il network Parley for the Oceans. Tra gli ultimi progetti la scarpa da running Ultraboost in plastica riciclata Primeblue. Un tessuto altamente performante realizzato con il materiale Parley Ocean Plastic, ottenuto dal recupero dei rifiuti raccolti sulle spiagge prima che entrino negli oceani.
L’obiettivo di Adidas è di interrompere l’uso di plastica vergine entro il 2024, arrivando a impiegare solamente poliestere riciclato.

Sacco goes green, Zanotta

Per celebrare i 50 anni della mitica poltrona Sacco, nel 2019 Zanotta ha lanciato SACCO GOES GREEN. Un’edizione speciale numerata, progettata con innovativi materiali sostenibili.
Nella nuova versione green l’interno è riempito con microsfere BioFoam di Synbra, una bioplastica creata con la canna da zucchero. Il rivestimento esterno è realizzato con ECONYLun filo di nylon rigenerato, ricavato dalle reti da pesca in disuso e dagli scarti di plastica e tessuto. (www.zanotta.it)

Ocean, Mater

Progettata da Nanna e Jorgen Ditzel nel 1955, Ocean è riproposta oggi da Mater in chiave sostenibile. La collezione nasce infatti dal riciclo di reti da pesca e plastica rigida.
A comporre le sedie un telaio in metallo verniciato, e seduta e schienale costituiti da una struttura leggera con doghe ripetute.
La collezione Ocean comprende anche una panca e un tavolo. (materdesign.com)

Wake, Lifeproof

Wake è la linea di custodie per smartphone di Lifeproof, realizzata per l’85% con corde e reti abbandonate nel mare dai pescatori. La custodia garantisce una resistenza agli urti fino a due metri di altezza ed è bella da vedere. Il design ricorda le onde del mare. Per proteggere i nostri cellulari, senza dimenticare l’ambiente. (www.lifeproof.com)

Oceanic Plastic Knob, Spark & Burnish

Maniglie create con la plastica recuperata dagli oceani. È il progetto firmato dallo studio australiano Vert Design per Spark & Burnish. Le maniglie vengono realizzate su ordinazione e sono disponibili in quattro colori: rosa, nero, grigio e verde. Il ricavato delle vendite è devoluto a due organizzazioni no profit attive in progetti a tutela degli oceani: Sea Shepard AustraliaGreat Barrier Reef Foundation.

Oceanic, Normann Copenhagen

Si chiama Oceanic ed è un innovativo tessuto green lanciato da Normann Copenhagen per la sua collezione di imbottiti.
Oceanic è prodotto da Camira Fabrics ed è realizzato interamente con plastica marina riciclata. Ogni metro di tessuto corrisponde a 26 bottiglie di plastica. 4 metri di tessuto equivalgono dunque a 1 kg di rifiuti plastici sottratti all’oceano.
La collezione è declinata in 16 palette di colore. (normann-copenhagen.com)

S-1500, Nordic Comfort Products (NCP)

S-1500 è la sedia in plastica marina riciclata progettata da Snøhetta per Nordic Comfort Products. Si tratta di una reinterpretazione di un classico norvegese della fine degli anni ‘60.
La sedia, composta al 100% con materiali di recupero, si compone di un telaio in acciaio riciclato e di un corpo creato con la plastica proveniente dai rifiuti di aziende ittiche del Nord della Norvegia. (www.ncp.no)

Musselblomma, IKEA

IKEA scende in campo in difesa del mare con Musselblomma, una collezione creata con i rifiuti di plastica raccolti dai pescatori spagnoli nelle coste del Mediterraneo.
Il progetto, firmato dalla designer Inma Bermúdez, comprende una borsa, una tovaglia e due fodere per cuscini. Una serie di tessili in poliestere riciclato al 100%, con un design ispirato al mondo marino. I cerchi, i quadrati e i triangoli del pattern combinati ricordano, infatti, la forma di un pesce. (www.ikea.com)

Coast, Vestre

Una panchina in plastica marina riciclata. È Coast, il progetto sviluppato da Allan Hagerup per Vestre, in collaborazione con l’organizzazione ambientalista Ogoori.
La plastica utilizzata è raccolta da volontari sulle spiagge e nei corsi d’acqua della Norvegia. Una volta recuperata, viene riciclata per formare i pannelli di seduta. La forma semplice è stata studiata per focalizzare l’attenzione sul materiale.

GUARDA ANCHE LA NOSTRA RASSEGNA SUL RICICLO

Arredi sostenibili, realizzati con materiali riciclati.
Ecco come il design sta progettando un mondo migliore.

Design sostenibile. Oggi è questo il grande tema nel mondo del progetto. Un tema nato dall’urgenza di “salvare” il nostro Pianeta da livelli di inquinamento ormai allarmanti, che vede impegnati designer emergenti così come progettisti conosciuti a livello internazionale.

Cosa intendiamo per design sostenibile? Un progetto diventa green quando si traduce in soluzioni che consumano meno energia. Quando utilizza materiali naturali e riciclabili, come per esempio il sughero o il legno proveniente da foreste gestite in modo responsabile. Quando impiega meno materiale per realizzare un prodotto. Ma anche e soprattutto quando ricerca nuovi materiali sostenibili oppure ricicla vecchi prodotti o materiali di scarto.


Leggi il nostro articolo sui migliori arredi di design in sughero.


Insomma, il tema è complesso e merita perciò diversi approfondimenti.

In questo articolo abbiamo deciso di focalizzarci sul riciclo. O meglio, sui prodotti nati dal riciclo di materiali di scarto o di oggetti in disuso.

Dai tappeti realizzati con le bottiglie di plastica ai tavolini creati con i flaconcini del trucco. Dalle sedie nate dai rifiuti delle aziende ittiche agli arredi progettati con la plastica dei vecchi giocattoli. Dalla cover per cellulare fatta con la plastica recuperata dagli oceani allo sgabello con i fondi del caffè.

Arredi e complementi di design belli, che fanno anche del bene al nostro Pianeta.

Ecco la nostra selezione.


Leggi anche il nostro articolo sull’upcycling nel design e nella decorazione


I progetti di design sostenibile
nati dagli scarti e dal riciclo di prodotti in disuso


Bell chair, Magis

Disegnata da Konstantin Grcic per Magis, la sedia Bell è realizzata in polipropilene riciclato. Il materiale è ottenuto dagli scarti generati dalla produzione di mobili della stessa Magis e da quelli dell’industria automobilistica locale. Bell Chair crea così un ciclo “chiuso”, auto-riciclando i propri materiali, ed è riciclabile al 100% dopo l’uso.

Ma non è tutto. Grazie alla particolare struttura monoscocca, la sedia Bell utilizza meno materiale. Pesa infatti solo 2,7 kg (circa un chilo e mezzo meno rispetto alla media delle sedie in plastica) e di conseguenza consuma meno energia in fase di produzione. Infine, viene spedita in un particolare pallet riciclato (realizzato con la stessa plastica), che contiene fino a 24 sedie impilate e che funge anche da espositore nello showroom.
Quando si dice un esempio di design sostenibile ben progettato! (www.bell-chair.com)


Guarda il nostro articolo che elenca, per data di scadenza,
tutti i concorsi di design italiani e internazionali


Calatea Green, Pianca

Calatea, la poltrona disegnata da Cristina Celestino per Pianca nel 2017, diventa green. L’imbottito è stato realizzato in eco-fibra di poliestere, proveniente dal recupero delle bottiglie di plastica, ed è completamente riciclabile e compostabile. La scocca è in legno multistrato, le gambe in legno massello di Frassino certificato FSC®. I rivestimenti in tessuto sono realizzati con un filato di cotone prodotto con sistema Open End, impiegando materiale riciclabile al 100%. (pianca.com)


On & On, Emeco

On & On è la linea di sedie e sgabelli firmata da Barber & Osgerby per Emeco. La collezione è stata creata con un materiale rinnovabile che può essere riciclato all’infinito. Si tratta del Rpet, il PET riciclato ottenuto dalle bottiglie di plastica. Un materiale già usato da Emeco nel 2010 per la 111 Navy Chair (realizzata appunto con 111 bottiglie di Coca Cola!), ma che da allora è stato migliorato raggiungendo una stabilità e una longevità maggiori. (www.emeco.net)

Guarda la 111 Navy Chair, fatta con 111 bottiglie di CocaCola


 

Levico, Henry&co

Si chiama BETALY® ed è un innovativo materiale sostenibile nato dal riutilizzo degli scarti di marmo e cemento. Un materiale atossico, durevole e non deformabile che è l’ideale per gli spazi esterni, come dimostra la collezione di lampade outdoor Levico firmata da Henry&co. per 9010 Belfiore.

A rendere sostenibile Levico non è, però, solo il materiale impiegato, ma anche il processo di costruzione. Le lampade sono infatti costituite da un corpo unico, in cui è incassata la luce a LED. In questo modo, a fine vita possono essere facilmente disassemblate e ogni loro componente può essere singolarmente riciclato. La produzione è semiartigianale e avviene interamente in Italia. (www.henryandco.it) – (it.9010.it)


Eye Candy, Swedish Ninja

Struttura in acciaio verniciato a polvere e top multicolor in plastica riciclata. È Eye Candy, il nuovo tavolino del brand Swedish Ninja. Il piano del tavolo è stato realizzato con i vecchi flaconi dei cosmetici. A uno sguardo più attento, sono visibili infatti tracce delle etichette e dei codici a barre. Il top è composto a mano ed è riciclabile al 100%. (www.swedishninja.com)


 

Happylife, SLIDE

Il divano outdoor Happylife di SLIDE diventa sostenibile nel 2020. I rivestimenti della nuova collezione green sono realizzati con polietilene riciclato al 100%, proveniente da scarti di produzione o da fonti esterne. La linea sostenibile di SLIDE si distingue per il colore scuro dei prodotti creati con il processo di polverizzazione della plastica. (slidedesign.it)


Rio, Durbanis

Sedute outdoor realizzate con i rifiuti degli imballaggi in polietilene. Parliamo di Rio, la collezione del brand spagnolo Durbanis. Il materiale si compone solo di polietilene, risultando riciclabile al 100%. Senza la necessità di fare una selezione, si può infatti immettere la plastica direttamente nel ciclo produttivo. Le sedute hanno linee arrotondate e sono proposte in diversi colori vivaci. (www.durbanis.com)


Earth Stool, Mater

Earth Stool è lo sgabello disegnato dall’architetto Eva Harlou per Mater, azienda danese da sempre attenta alla sostenibilità. La struttura in metallo è riutilizzabile. La seduta è proposta in due versioni: in legno proveniente da foreste gestite in maniera responsabile e in plastica riciclata, ricavata dai rifiuti degli imballaggi. (materdesign.com)


Waste Tile Cube Cabinet, Piet Hein Eek

Il designer olandese Piet Hein Eek è uno dei maestri dell’upcycling. In particolare, è famoso per il modo creativo con cui reinventa il legno di scarto. Un esempio molto interessante è la serie di mobiletti Waste Tile Cube Cabinet. Una collezione di cubotti realizzati con “piastrelle” di legno. I cubi sono proposti con 1 o 3 cassetti e possono essere sovrapposti fra di loro, così da creare vere  e proprie credenze. (pietheineek.nl)


CHIME, Stickbulb

CHIME è una rilettura in chiave green del classico chandelier di cristallo. Il lampadario è composto con il legno di una vecchia cisterna d’acqua del primo grattacielo di Brooklyn, un edificio storico di Court Street. Il progetto è firmato da Stickbulb, un giovane brand newyorkese che realizza lampade con il legno recuperato da edifici demoliti o da foreste gestite in modo sostenibile. (stickbulb.com)


Tinct, Justyna Poplawska

Vetro riciclato mescolato con resina e pigmenti sostenibili: è dal mix fra questi ingredienti che nasce Tinct, la serie di tavolini e paraventi della designer polacca Justyna Poplawska. Il risultato è un materiale di straordinaria bellezza, che ricorda le delicate sfumature di un acquerello. Quando il riciclo diventa poesia. (justynapoplawska.com)


NO2 RECYCLE, Fritz Hansen

Porta la firma del grande studio giapponese Nendo NO2 RECYCLE, la sedia sostenibile di Fritz Hansen. L’elegante scocca è realizzata in plastica secondo un processo di produzione circolare, che rende possibile riciclarla praticamente all’infinito. La plastica proviene dai rifiuti domestici raccolti nell’Europa centrale. (fritzhansen.com)


 

 

Leggi il nostro articolo sull’upcycling nel design e nella decorazione


Trasformers, Savvas Laz

Imballaggi di polistirolo. È dal loro riciclo che nasce Trasformers, la serie di arredi creata dal designer greco Savvas Laz. “Il mondo del design è concentrato sulla ricerca di nuovi materiali. Secondo me dovrebbe pensare anche a cosa accade ai materiali che sprechiamo”, racconta il designer. Da qui l’idea di dare una nuova vita ai pezzi di polistirolo trovati nei cassonetti dei rifiuti di Atene. (www.savvaslaz.com)


Collezione Terrazzo, Bentu Design

Un progetto di riciclo realizzato con la tecnica del terrazzo veneziano. È la Collezione Terrazzo dello studio cinese Bentu Design. Una serie di arredi e complementi creati con gli enormi sprechi di ceramica della città di Foshan, in Cina. Il nuovo materiale effetto terrazzo nasce mixando pezzi di piastrelle con il cemento. (www.bentudesign.com)


Adell, Arper

Adell è una delle novità 2020 di Arper. Una poltroncina dalle linee arrotondate che ha un forte legame con la natura. Non solo per la forma organica, ma anche per la texture della superficie: un disegno concentrico ispirato agli anelli degli alberi e alle striature delle conchiglie. A rendere speciale Adell sono, però, soprattutto i materiali utilizzati: il polipropilene riciclato all’80% della scocca e il legno certificato della base. Materiali che possono essere riciclati o riutilizzati, così da garantire uno smaltimento responsabile. (www.arper.com)


TO RE OR NOT TO RE, Joe Velluto

Riciclare o non riciclare? Riciclare, ovviamente. Proprio come ha fatto Joe Velluto con TO RE OR NOT TO RE. Il designer, in collaborazione con Teraplast, ha prodotto il vaso RE-POT con la plastica post consumo, vale a dire tutta quella plastica che si trova nella raccolta differenziata della spazzatura, selezionata e divisa per colore. Il progetto è stato presentato durante il Fuorisalone 2019, in occasione di “Ro Plastic Prize”, la prima edizione del concorso di Rossana Orlandi dedicato al tema del riciclo della plastica. (www.joevelluto.it)


Way, Ferm Living

292 bottiglie per un tappeto. Way di Ferm Living è realizzato con bottiglie di plastica riciclate. Un progetto con cui il brand danese si propone di ridurre il consumo di plastica fino a 270.000 bottiglie l’anno. La collezione può essere usata sia negli ambienti interni sia in quelli esterni e comprende un tappeto, un runner, una tovaglietta e un cuscino. Quattro prodotti dal design classico, che trovano ispirazione nell’universo marittimo. (fermliving.com)


Re.Bean, Kristen Wang

Re.Bean, il progetto vincitore del Salone Satellite Award 2019, è un materiale realizzato riciclando i sacchetti di caffè in grani e i rifiuti macinati del caffè. L’idea è quella di offrire una soluzione progettuale innovativa per recuperare uno dei principali rifiuti organici al mondo. Il risultato è un prodotto riciclabile e biodegradabile, riutilizzabile ed ecologico. Tutti i rifiuti sono, infatti, raccolti e lavorati localmente. Re.Bean può essere impiegato per complementi d’arredo, gioielli e sculture. (www.kristenwangdesign.com)


Ecobirdy

Ne abbiamo già parlato tante volte, ma Ecobirdy non può proprio mancare in un focus dedicato al riciclo. Si tratta di un brand belga che produce arredi per bambini, creati con la plastica recuperata dai vecchi giocattoli. Uno dei progetti di design circolare più interessanti degli ultimi anni. (www.ecobirdy.com)


Molten Table, Dirk Van Der Kooij

Il designer olandese Dirk Vander Kooij è conosciuto proprio per i suoi progetti con la plastica riciclata. Fra le sue opere più note Molten Table, per cui Dirk ha sviluppato un processo di fusione lenta con il quale trasforma sedie, vasi e mobili di plastica, recuperati dalla discarica, in tavoli multicolor belli e indistruttibili. (www.dirkvanderkooij.com)


GUARDA ANCHE IL NOSTRO REPORT SUL LONDON DESIGN FESTIVAL 2018

Dalla natura per la natura. Oggi sempre più designer sviluppano innovativi materiali provenienti dalla natura. Ecco una selezione di progetti.

Un tessuto tecnico ricavato dalle fibre di banano. Confezioni alimentari nate dalle alghe. Un rivestimento creato con i gusci di mais. Oggi sono sempre più i progetti in cui la materia è la natura. La necessità di costruire un futuro sostenibile per il nostro Pianeta passa, infatti, anche e soprattutto dal ripensare i prodotti in una chiave circolare. Per questo tanti brand e designer stanno sviluppando innovativi materiali biodegradabili, proprio a partire dalla natura. Il risultato? Tessuti, arredi e accessori ecologici ma belli a vedersi.

Ecco qualche progetto.


Lo Swatch realizzato con i semi di ricino

Semi di ricino. È da qui che nasce il materiale usato nell’ultima collezione di Swatch. Già, l’iconica casa di orologeria svizzera ha deciso di disegnare un futuro circolare. Una sfida importante, infatti è la prima volta che un produttore di orologi riesce a sostituire tutti i materiali convenzionali con materiali biologici per una produzione in serie. Non solo. Anche il nuovo packaging è bio. Si tratta del PaperFoam, un composto di amido di patate e tapioca biodegradabile e riciclabile insieme ai rifiuti di carta, o addirittura compostabile a casa propria.

La nuova collezione di Swatch in semi di ricino si chiama 1983 e comprende 6 modelli ispirati ai primi orologi dell’azienda. Gli anni 80 riletti in chiave sostenibile. (www.swatchgroup.com)


Il “cemento” nato dalle conchiglie dell’industria ittica

Newtab-22 ha utilizzato le conchiglie dell’industria ittica per sviluppare un materiale sostenibile simile al cemento. Si chiama Sea Stone e nelle intenzioni dei designer dovrebbe sostituire il cemento nei prodotti su piccola scala. I gusci dei molluschi infatti sono ricchi di carbonato di calcio, un ingrediente chiave del cemento. Il progetto si propone di ridurre la quantità di rifiuti dell’industria ittica, responsabile di 7 milioni di tonnellate di scarti che finiscono nelle discariche e negli oceani. Sea Stone ha un aspetto simile al cemento, ma non la stessa resistenza. Per questo è pensato solo per piastrelle o oggetti decorativi e non per gli edifici. (www.newtab-22.com)


La bioplastica ricavata dalle alghe

Un’alternativa alle plastiche monouso? Le alghe. Già, la designer cilena Margarita Talep ha creato una soluzione sostenibile e biodegradabile usando l’agar, un polisaccaride estratto dalle alghe rosse. Questa bioplastica viene prodotta bollendo a 80 gradi una miscela di agar e acqua, che viene poi trasferita in uno stampo e lasciata riposare a temperatura ambiente. Una volta asciutto il composto assume una consistenza gelatinosa, simile a un foglio di plastica. Il materiale è trasparente ma può essere colorato con tinture naturali, ricavate dalla buccia di frutta e verdura. Il materiale sviluppato dalla Talep può avere diverse applicazioni: dal packaging dei prodotti alimentari alle cannucce. Il materiale di decompone nell’arco di due/tre mesi. (margaritatalep.com)


Il tessuto realizzato con le fibre di banano

Il primo tessuto impermeabile realizzato esclusivamente con le fibre delle piante di banano. È Bananatex, il tessuto del brand svizzero Qwstion. Sviluppato dopo tre anni di ricerca e sperimentazione, Bananatex è un tessuto resistente e durevole, ma soffice, leggero e flessibile. E soprattutto completamente biodegradabile. La pianta di banano impiegata per questo materiale portentoso è l’abaca, una specie robusta e autosufficiente che non richiede l’uso di pesticidi e che ha contribuito alla riforestazione di diverse aree della giungla filippina, in passato dedicate alla piantagione di palme.

Ad oggi Bananatex è stato utilizzato per una collezione di borse e zaini e per la seduta di MAE Chair, una sedia firmata dallo studio tedesco PALAIUS per BAZAR NOIR Editions. (www.bananatex.info)


Il rivestimento creato con il mais

Un materiale da impiallacciatura realizzato con i gusci di mais messicano nativo. Parliamo di Totomoxtle, il progetto sviluppato dal designer messicano Fernando Laposse in collaborazione con la comunità di Tonahuixtla. Un’area del Messico dove l’arrivo dell’agricoltura industriale ha causato un’emigrazione di massa, l’erosione della terra e la perdita dei semi nativi. Totomoxtle nasce proprio dall’obiettivo di rigenerare l’agricoltura tradizionale del Messico, messa in ginocchio dall’introduzione del mais geneticamente modificato. Con il supporto del CIMMYT (la più grande banca di semi al mondo), dal 2016 Laposse sta reintroducendo nel villaggio i semi nativi. Mentre le bucce provenienti dai raccolti sono trasformate in materiale di rivestimento da un gruppo di donne locali, creando opportunità lavorative.

Totomoxtle mostra l’incredibile diversità dei semi nativi messicani, i cui colori spaziano dal viola profondo alle più delicate tonalità crema. Una ricchezza cromatica che dà vita a rivestimenti e complementi d’arredo di grande fascino. (www.fernandolaposse.com)


Le lampade nate dagli scarti delle piante

Lampade a sospensione create con gli scarti del tabacco, della canapa e delle vinacce. È Highlight, il progetto firmato da High Society, brand altoatesino specializzato nello sviluppo di nuovi materiali sostenibili. Le lampade sono realizzate attraverso una particolare tecnica di stampaggio a pressione, con l’aiuto di un legante a base biologica, e poi rifinite con cera d’api naturale per proteggere la superficie dall’umidità. Ogni lampada ha una texture assolutamente unica. (high-society.it)


Promemoria presenta una linea di tessuti green. Il progetto di upcycling è firmato da Sergio Perrero e nasce per recuperare i tessuti non inclusi nella precedente collezione.

Promemoria abbraccia l’upcycling. La nota azienda italiana di arredamento di alta gamma ha appena lanciato a Maison & Objet una collezione di tessuti green. Il progetto firmato da Sergio Perrero si basa sul recupero dei tessuti non inclusi nell’ultima collezione di Promemoria. Sete, lane, lini e velluti pregiati di cui erano rimaste grandi metrature a magazzino, che Sergio Perrero ha rielaborato e trasformato in pezzi unici.

“Questa capsule collection, Botanica e la Notte”, racconta Sergio Perrero, “si ispira ai disegni conservati nelle teche dei musei botanici: foglie piccole e perfettamente ellittiche come quelle del Ficus, grandi foglie sfrangiate di Banano, fogliette a ventaglio tipiche del Ginkgo… foglie come ombre nella notte.” Un’ispirazione che è in perfetta linea con i trend attuali, molto attenti al mondo della natura.

La poltrona Chelsea e la dormeuse Bombay si vestono con i tessuti Botanica e la Notte

A Parigi non sono stati presentati solo i tessuti di Botanica e la Notte, ma anche due esempi di applicazione su due prodotti Promemoria: la poltrona Chelsea e la dormeuse Bombay.

La poltrona Chelsea è costituita da una seduta rivestita in seta e da una struttura in velluto nero. La dormeuse Bombay è in rovere con dettagli in bronzo e seduta in lana e velluto.

Per realizzare i tessuti di Botanica e la Notte sono state impiegate varie tecniche di lavorazione: la sovrapposizione, l’accostamento e l’agugliatura con fili di cashmere per creare i disegni botanici, e vari processi con cui rendere i tessuti più soffici e piacevoli al tatto.

I tessuti lanciati a Maison & Objet rappresentano solo il primo step del progetto. Sergio Perrero e Promemoria hanno avviato, infatti, un lavoro di ricerca per nuove forme di interpretazione dei tessuti. Non ci resta che aspettare per vedere cos’altro bolle in pentola.

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Trasformers è la collezione in polistirolo riciclato creata dal designer greco Savvas Laz. Un progetto che si propone di stimolare una riflessione sul problema ambientale degli imballaggi.

Imballaggi di polistirolo: è questo il materiale che dà vita a Trasformers, la collezione di arredi e complementi creata dal designer greco Savvas Laz.

Già, polistirolo riciclato. Un progetto che nasce per offrire una risposta allo spreco di imballaggi che c’è ad Atene. E con cui Savvaz Laz si propone di stimolare una riflessione sul riciclo, in un Paese come la Grecia dove mancano politiche ambientali.

“Il mondo del design è concentrato sulla ricerca di nuovi materiali. Secondo me dovrebbe pensare anche a cosa accade ai materiali che sprechiamo”, racconta il designer. Da qui l’idea di riciclare i pezzi di polistirolo trovati nei cassonetti dei rifiuti di Atene, trasformandoli in prodotti funzionali.

Usati nelle scatole di cartone per proteggere oggetti e beni elettronici, i blocchi di polistirolo in seguito sono abbandonati perché considerati privi di utilità. Savvas Laz dimostra che, grazie al design, possono avere una seconda vita.

Com’è realizzata la collezione Trasformers

I pezzi di polistirolo recuperati non sono né tagliati né modificati, ma vengono lasciati nel loro stato originale e poi assemblati fra loro come si fa con i mattoncini della LEGO.

I “mattoncini” di polistirolo sono tenuti insieme con un mix di fibra di vetro e resina a base d’acqua, e poi colorati con l’uso di pigmenti dalle tonalità vivaci, ispirati ai colori dei celebri mattoncini danesi. Il risultato sono tavoli, sedie, lampade e accessori dalle forme irregolari e sempre diverse. Prodotti dall’aspetto un po’ naif, che sembrano davvero nati dal gioco di un bambino.

“Il mio progetto non ha l’ambizione di risolvere il problema ambientale dello spreco di imballaggi, ma sta cercando di farci riflettere un po’ di più”, racconta ancora Savvas Laz. Speriamo che ci riesca.

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Plumen e Batch.works lanciano una linea di paralumi stampati in 3D con plastica riciclata.

Novità interessanti dal mondo Plumen. Il brand londinese, conosciuto per le sue lampadine di design a basso consumo energetico, ha collaborato con lo specialista della stampa 3D Batch.works per sviluppare una linea di paralumi. Si tratta di paralumi in plastica riciclata studiati per adattarsi alle lampadine a LED di Plumen, stampati in 3D e solo con una produzione on demand.

I paralumi sono prodotti nel laboratorio a East London di Batch.works, utilizzando la plastica riciclata ricavata da bottiglie d’acqua, frighi e altri prodotti che causano inquinamento.

I primi due progetti sono stati firmati dallo studio francese Bold e dal designer tedesco Matthias Lauche e sono stati presentati nel novembre 2019. Gli altri paralumi verranno lanciati nel 2020.

Un progetto sostenibile

Un progetto sostenibile, dunque. Non solo per il materiale impiegato, ma per il processo di produzione adottato. Stampare i prodotti on demand, infatti, riduce in modo consistente la quantità di plastica prodotta. E, inoltre, i paralumi possono ritornare al produttore per essere disassemblati e riciclati alla fine del ciclo di vita.

Racconta Michael-George Hemus, uno dei fondatori di Plumen: “La stampa 3D è un’opportunità interessante per l’illuminazione perché permette forme che non sono possibili altrimenti. E cosa ancora più importante, c’è uno spreco piccolo in confronto ai metodi tradizionali.”

La collaborazione con Batch-works mostra, quindi, la volontà di rafforzare le soluzioni di illuminazione sostenibili con il buon design e un processo di produzione circolare.

I primi due paralumi di design lanciati da Plumen e Batch.works

The Ribbon è il progetto firmato da Bold. Un paralume che circonda la lampadina Wilma di Plumen con una superficie fluida continua. La superficie esterna plissettata ricorda un pezzo di tessuto e, avvolta intorno alla lampadina, lascia un’apertura che permette di intravedere la sorgente di luce.

Neo Shade di Matthias si ispira alle forme geometriche del periodo Art Déco. Disegnata per la lampadina E27 di Plumen, può essere realizzata in colori diversi nella parte esterna e in quella interna del paralume, creando un piacevole effetto bicolor.

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