Quando il design è bio

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Dalla natura per la natura. Oggi sempre più designer sviluppano innovativi materiali provenienti dalla natura. Ecco una selezione di progetti.

Un tessuto tecnico ricavato dalle fibre di banano. Confezioni alimentari nate dalle alghe. Un rivestimento creato con i gusci di mais. Oggi sono sempre più i progetti in cui la materia è la natura. La necessità di costruire un futuro sostenibile per il nostro Pianeta passa, infatti, anche e soprattutto dal ripensare i prodotti in una chiave circolare. Per questo tanti brand e designer stanno sviluppando innovativi materiali biodegradabili, proprio a partire dalla natura. Il risultato? Tessuti, arredi e accessori ecologici ma belli a vedersi.

Ecco qualche progetto.


Lo Swatch realizzato con i semi di ricino

Semi di ricino. È da qui che nasce il materiale usato nell’ultima collezione di Swatch. Già, l’iconica casa di orologeria svizzera ha deciso di disegnare un futuro circolare. Una sfida importante, infatti è la prima volta che un produttore di orologi riesce a sostituire tutti i materiali convenzionali con materiali biologici per una produzione in serie. Non solo. Anche il nuovo packaging è bio. Si tratta del PaperFoam, un composto di amido di patate e tapioca biodegradabile e riciclabile insieme ai rifiuti di carta, o addirittura compostabile a casa propria.

La nuova collezione di Swatch in semi di ricino si chiama 1983 e comprende 6 modelli ispirati ai primi orologi dell’azienda. Gli anni 80 riletti in chiave sostenibile. (www.swatchgroup.com)


Il “cemento” nato dalle conchiglie dell’industria ittica

Newtab-22 ha utilizzato le conchiglie dell’industria ittica per sviluppare un materiale sostenibile simile al cemento. Si chiama Sea Stone e nelle intenzioni dei designer dovrebbe sostituire il cemento nei prodotti su piccola scala. I gusci dei molluschi infatti sono ricchi di carbonato di calcio, un ingrediente chiave del cemento. Il progetto si propone di ridurre la quantità di rifiuti dell’industria ittica, responsabile di 7 milioni di tonnellate di scarti che finiscono nelle discariche e negli oceani. Sea Stone ha un aspetto simile al cemento, ma non la stessa resistenza. Per questo è pensato solo per piastrelle o oggetti decorativi e non per gli edifici. (www.newtab-22.com)


La bioplastica ricavata dalle alghe

Un’alternativa alle plastiche monouso? Le alghe. Già, la designer cilena Margarita Talep ha creato una soluzione sostenibile e biodegradabile usando l’agar, un polisaccaride estratto dalle alghe rosse. Questa bioplastica viene prodotta bollendo a 80 gradi una miscela di agar e acqua, che viene poi trasferita in uno stampo e lasciata riposare a temperatura ambiente. Una volta asciutto il composto assume una consistenza gelatinosa, simile a un foglio di plastica. Il materiale è trasparente ma può essere colorato con tinture naturali, ricavate dalla buccia di frutta e verdura. Il materiale sviluppato dalla Talep può avere diverse applicazioni: dal packaging dei prodotti alimentari alle cannucce. Il materiale di decompone nell’arco di due/tre mesi. (margaritatalep.com)


Il tessuto realizzato con le fibre di banano

Il primo tessuto impermeabile realizzato esclusivamente con le fibre delle piante di banano. È Bananatex, il tessuto del brand svizzero Qwstion. Sviluppato dopo tre anni di ricerca e sperimentazione, Bananatex è un tessuto resistente e durevole, ma soffice, leggero e flessibile. E soprattutto completamente biodegradabile. La pianta di banano impiegata per questo materiale portentoso è l’abaca, una specie robusta e autosufficiente che non richiede l’uso di pesticidi e che ha contribuito alla riforestazione di diverse aree della giungla filippina, in passato dedicate alla piantagione di palme.

Ad oggi Bananatex è stato utilizzato per una collezione di borse e zaini e per la seduta di MAE Chair, una sedia firmata dallo studio tedesco PALAIUS per BAZAR NOIR Editions. (www.bananatex.info)


Il rivestimento creato con il mais

Un materiale da impiallacciatura realizzato con i gusci di mais messicano nativo. Parliamo di Totomoxtle, il progetto sviluppato dal designer messicano Fernando Laposse in collaborazione con la comunità di Tonahuixtla. Un’area del Messico dove l’arrivo dell’agricoltura industriale ha causato un’emigrazione di massa, l’erosione della terra e la perdita dei semi nativi. Totomoxtle nasce proprio dall’obiettivo di rigenerare l’agricoltura tradizionale del Messico, messa in ginocchio dall’introduzione del mais geneticamente modificato. Con il supporto del CIMMYT (la più grande banca di semi al mondo), dal 2016 Laposse sta reintroducendo nel villaggio i semi nativi. Mentre le bucce provenienti dai raccolti sono trasformate in materiale di rivestimento da un gruppo di donne locali, creando opportunità lavorative.

Totomoxtle mostra l’incredibile diversità dei semi nativi messicani, i cui colori spaziano dal viola profondo alle più delicate tonalità crema. Una ricchezza cromatica che dà vita a rivestimenti e complementi d’arredo di grande fascino. (www.fernandolaposse.com)


Le lampade nate dagli scarti delle piante

Lampade a sospensione create con gli scarti del tabacco, della canapa e delle vinacce. È Highlight, il progetto firmato da High Society, brand altoatesino specializzato nello sviluppo di nuovi materiali sostenibili. Le lampade sono realizzate attraverso una particolare tecnica di stampaggio a pressione, con l’aiuto di un legante a base biologica, e poi rifinite con cera d’api naturale per proteggere la superficie dall’umidità. Ogni lampada ha una texture assolutamente unica. (high-society.it)


Alessia Forte

Alessia Forte

Laureata in Lettere, creo contenuti per aziende del settore arredo e design. Nel 2012 ho aperto Interior Break, un blog sull'interior design e l'arredamento, con un focus sullo stile scandinavo. Nel 2014 Interior Break è stato premiato come “migliore blog di arredamento”, per la categoria contenuti, nel concorso "Blog-In" lanciato da IKEA Italia.

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