LA POLTRONA SACCO VINCE IL COMPASSO D’ORO “ALLA CARRIERA”

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LA MITICA POLTRONA SACCO DI ZANOTTA

Avete presente la storica poltrona Sacco di Zanotta? Ebbene, a oltre 50 anni di distanza, una delle più grandi icone del design italiano è prodotta ancora, sempre da Zanotta. Non solo. La poltrona Sacco è diventata anche una delle idee più copiate del design.

La sua celebrità deriva dal fatto che ha rivoluzionato il modo di sedersi. Non solo è una sedia destrutturata (senza gambe, senza schienale, con una forma che cambia continuamente), ma è un prodotto che interagisce con l’utilizzatore e lo fa in modo sempre diverso. Quando ci si siede, infatti, il sacco perde la sua forma originaria per schiacciarsi, allungarsi, modellarsi e adattarsi alla forma del corpo e alla postura che si assume.

Guarda il nostro post sulle più belle poltrone sacco di design


LA POLTRONA SACCO DI ZANOTTA SI AGGIUDICA
IL COMPASSO D’ORO ALLA CARRIERA DEL PRODOTTO

Alla cerimonia di premiazione del XXVI Compasso d’Oro, tenutasi a Milano il 9 settembre 2020, l’iconica poltrona Sacco di Zanotta si è aggiudicata un importante premio. Il “Compasso d’Oro” alla carriera del prodotto.
Si tratta di un riconoscimento che viene dato a quei prodotti che hanno fatto (e continuano a fare) la storia del design.


LA STORIA DELLA POLTRONA SACCO

Vi siete mai chiesti come nasce la poltrona Sacco?

Questo rivoluzionario oggetto di design fu progettato nel 1968 da tre giovani architetti torinesi: Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro. La poltrona Sacco è stata prodotta, fin dall’inizio, dall’azienda lombarda Zanotta.

Poltrona Sacco o Sedile Sacco?

Il Sacco di Zanotta, oggi conosciuto come “poltrona”, in realtà all’inizio fu chiamato dai designer “sedile” Sacco perché, come ci ricordano, della poltrona non ha proprio nulla!

Il designer Piero Gatti racconta come nasce il “Sedile Sacco”

Raccontano i designer Gatti, Paolini e Teodoro: “Tra il 1967 e 1968 andava di moda la cosiddetta ergonomia. A noi interessava progettare oggetti il più possibile flessibili, che potessero adattarsi […] Così abbiamo iniziato a riflettere sul materiale che permettesse questa adattabilità: come la neve in cui uno si butta e ci lascia impresso sopra lo stampo del suo corpo.”

I tre progettisti ebbero così un’idea geniale, rivoluzionaria e assolutamente controcorrente per l’epoca. Ispirandosi ai sacchi di iuta che usavano i contadini, crearono un contenitore in tessuto a forma di sacco per poi riempirlo con palline di polistirolo espanso, così da creare una seduta leggera, versatile ed ergonomica.

I primi prototipi

Per accentuare l’idea della leggerezza e l’unicità dell’imbottitura, i designer valutarono anche la possibilità di realizzare il Sacco in un materiale plastico trasparente. Proposero anche l’aggiunta di un maniglione per sottolinearne l’essenza “nomade” e facilitarne lo spostamento in casa.
Dopo un periodo di prototipazione durato circa 6 mesi, la poltrona Sacco fu presentata per la prima volta al pubblico alla fiera dell’arredamento di Parigi nel 1969. Da allora la sua forma non è più cambiata!

Come è fatta la poltrona Sacco?

La poltrona ha una forma che ricorda quella di una pera. La struttura esterna è composta da 6 strisce di tessuto, cucite insieme ad una base e a un top, entrambi di forma esagonale. È dotata, sulla base, di una zip che protegge un secondo sacco, più leggero, che contiene le palline di polistirolo e ne evita la fuoriuscita.

2 immagini tratte dal sito ufficiale di Zanotta. Nella seconda, si vede il Sacco “trasparente”.


LA POLTRONA SACCO E I MEDIA

La poltrona Sacco divenne fin da subito un oggetto di culto, simbolo di quello spirito di libertà, nomade e rivoluzionario, che proprio nel 1968 segnò una generazione, portando l’immaginazione al potere.

Una vecchia pubblicità dell’epoca e la copertina di un libro di Raffaella Poletti per Electa su Zanotta. Qui sotto, da non perdere, riportiamo il testo integrale della pubblicità…

Una vecchia pubblicità della poltrona Sacco recita (vedi l’immagine qui sopra a sinistra):

“Questa non è una poltrona. Se vi piace, potete anche definirla così; per conto nostro noi non crediamo nelle definizioni. Possiamo dire soltanto che è un oggetto docile e servizievole. Ci si può stare seduti, o sdraiati, o rannicchiati in posizione fetale, o anche come più vi piace. Tirata in mezzo, serve a posarci varie cose, proprio come un tavolino. Distesa, è qualcosa di molto vicino a un tappeto. Ma non è affatto proibito inventarne altri usi. I bambini invece non la usano: ci giocano (qualche volta anche gli adulti). Insomma, è un vero e proprio oggetto “addomesticato”, per nulla ansioso. Attenzione, però! Ha uno svantaggio. Se vi ci abituate, finirete per essere molto esigenti verso gli altri oggetti che usate. Come è capitato a noi dopo la non-poltrona, vorrete anche il non-tavolino, il non-armadio e chissà… la non-casa!”

La poltrona Sacco è anche nota, tra i meno giovani, come “la poltrona di Fracchia” (qualcuno erroneamente, la chiama la poltrona di Fantozzi, altro grande personaggio, sempre interpretato da Paolo Villaggio). La gag dell’impacciato Fracchia che, costretto a sedersi sulla poltrona Sacco dal suo capufficio (un grande Gianni Agus), scivola lentamente a terra è ormai nella storia della televisione!

Il celebre video di Fracchia che cade dalla poltrona Sacco di Zanotta.


UN “SACCO” DI PREMI!

La poltrona Sacco di Zanotta ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra i quali la Selezione Compasso d’Oro nel 1970 e il Premio BIO 5 a Ljubljana nel 1973.

La poltrona è esposta anche in moltissimi musei. Tra questi segnaliamo:

  • The Museum of Modern Art, New York
  • Israel Museum, Jerusalem
  • Uméleckoprumyslové Muzeum, Praha
  • Kunstgewerbemuseum, Berlin
  • Kunstmuseum, Düsseldorf
  • Museum für Angewandte Kunst, Köln
  • Taideteollisuusmuseo Konstindustrimuseet, Helsinki 
  • Musée des Arts Décoratifs, Paris
  • Victoria & Albert Museum, London
  • Triennale Design Museum, Milano
  • The Saint Louis Art Museum
  • Museo del Design 1880-1980, Milano
  • Museum für Kunst und Gewerbe, Hamburg
  • Denver Art Museum
  • Dallas Museum of Art
  • Fondazione Triennale Design Museum, Milano
  • Tel Aviv Museum of Art
  • Vitra Design Museum, Weil am Rhein
  • Musée National d’Art Moderne, Paris
  • Thessaloniki Design Museum, Saloniki
  • Gustav Lübcke Museum, Hamm
  • Fonds Régional d’Art Contemporain, Dunkerque
  • LAB Museo del Design, fondazione Anna Querci, Calenzano
  • Powerhouse Museum, Sydney
  • Museum für Angewandte Kunst, Wien
  • Design Museum, Gent
  • Philadelphia Museum of Art
  • Musée des Arts Décoratifs, Bordeaux
  • Cité de l’architecture et du patrimoine, Paris

    Guarda il nostro post sulle più belle poltrone sacco di design


LA POLTRONA SACCO OGGI

Oggi, dopo oltre 50 anni dalla sua nascita, la poltrona Sacco di Zanotta è ancora uno degli oggetti di design più famosi al mondo.

 


2015: LA FAMIGLIA SACCO SI ALLARGA!

Nel 2015 la famiglia si è allargata e le poltrone Sacco sono diventate 3. Al tradizionale modello Sacco si sono aggiunti il Sacco Medium e il Sacco Small.

Le ultime due, pensate appositamente per i ragazzi e per i bambini, mentre la prima, quella tradizionale, resta il prodotto perfetto per tutti i “bambini” adulti.

Ma non è tutto! La poltrona Sacco di Zanotta si è arricchita con nuovi rivestimenti vivaci. Questo è stato possibile grazie alle nuove tecniche di stampa digitale, che la trasformano in un vivace e allegro complemento d’arredo.

La collezione decorata è partita con 3 modelli. Per la poltrona Sacco Small (h.59 cm, base 54 cm) è prevista una versione in tessuto con due decori Big Eyes e Solid. Per le poltrone Sacco e Sacco Medium (h.63 cm, base 68 cm) la versione in tessuto prevede due decori: Solid e Up.


I RIVESTIMENTI DISPONIBILI

Oggi le versioni della poltrona Sacco si sono arricchite di nuovi materiali e di nuove decorazioni.

Il rivestimento può essere in Vip, un’ecopelle adatta anche per l’uso outdoor in quanto idrorepellente e lavabile in lavatrice a 40° (oltre ad essere resistente al fuoco, antibatterico con trattamento Silverguard® e antimacchia con trattamento Permablock 3®). Le varianti colore del tessuto Vip sono ben 9. Bianco, nero, grigio, giallo, rosso, marrone, verde, blu e azzurro. Altri rivestimenti disponibili per la Sacco sono il Tulip  (foto qui sotto, disponibile in 4 colori), il Pied de poule (in 6 colori) e la pelle. Le varianti Tulip e Pied de Poule sono anche sfoderabili.


POLTRONA SACCO. I COSTI

Forse vi starete chiedendo: quanto costa la poltrona Sacco di Zanotta?

Diciamo che dipende dal modello, dal colore e dal rivestimento. Ma anche dagli sconti che troverete nei negozi o negli store online.

In ogni caso, il costo della poltrona Sacco di Zanotta varia dai 220-260 €, per la versione in ecopelle Vip, per passare ai 650-850 delle versioni in tessuto Tulip e Pied de Poule, fino a superare i 1400-1600 € per la versione in pelle.

Un’imperdibile occasione per mettersi in casa una vera e propria icona che, nonostante gli anni, è sempre attuale. Ma mi raccomando… Se volete in casa un’icona del design, scegliete quella originale!!!


NEL 2019 LA POLTRONA SACCO SI FA GREEN

Per festeggiare i 50 anni della poltrona Sacco, nel 2019 Zanotta lancia SACCO GOES GREEN. Un’edizione speciale numerata, realizzata con innovativi materiali sostenibili, proposta con un nuovo pattern firmato dal designer francese Pierre Charpin.

Nella nuova versione green Sacco cambia sia nel riempimento interno sia nel rivestimento. Le palline di polistirolo espanso ad alta resistenza (EPS) della poltrona originaria sono, infatti, sostituite con le microsfere BioFoam di Synbra. Una bioplastica creata con la canna da zucchero, che presenta caratteristiche simili a quelle del polistirolo. La differenza principale riguarda la materia prima. L’EPS si compone di polimeri basati su materie prime fossili (una risorsa finita), mentre BioFoam è costituita da biopolimeri di materiali vegetali (una risorsa infinita). Il risultato è un interno biodegradabile e compostabile, ma resistente e adatto per un utilizzo a lungo termine.

L’involucro interno e il rivestimento esterno sono, invece, realizzati con ECONYL, un filo di nylon rigenerato, ricavato dalle reti da pesca raccolte in mare e dagli scarti di plastica e tessuto.

SACCO GOES GREEN comprende tre linee da 100 esemplari. Il pattern, creato da Pierre Charpin, è composto da un intreccio di linee, disponibile in tre varianti di colore. L’ispirazione? Le reti da pesca, ovviamente!

I pezzi dell’edizione limitata sono identificati da un cordoncino in tessuto stampato jacquard, cucito lungo tutta l’altezza della poltrona, su cui sono indicati il numero di serie e il nome della collezione.

SACCO GOES GREEN entrerà a far parte del catalogo Zanotta da gennaio 2020, con gli stessi materiali 100% ecosostenibili dell’edizione limitata. Il rivestimento esterno, invece, non avrà più il pattern di Charpin, ma sarà disponibile a tinta unita in diversi colori.

www.zanotta.it

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Massimo Rosati

Massimo Rosati

Sono architetto, giornalista e blogger. Sono consulente strategico di design management e di comunicazione del design. Aiuto i business innovativi a crescere e a raggiungere i propri obiettivi nel modo più rapido, economico, efficace. Scopri di più sul mio sito ww.massimorosati.it Se pensi che posso essere d'aiuto anche a te, contattami qui: [email protected]

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2 thoughts on “LA POLTRONA SACCO VINCE IL COMPASSO D’ORO “ALLA CARRIERA”

  1. Marco Penatl

    Allora avevo 18 anni e lavoravo all ‘ ufficio tecnico della Zanotta. La vera storia del Sacco è il cosiddetto
    “colpo di culo” tanto è vero che Gatti Paolini Teodoro non ne hanno azzeccata più una. I tre capitarono in un appartamento in ristrutturazione dove si trovavano sacchi di polistirolo in palline che avrebbe servito ad alleggerire la soletta. Sedendosi si accorsero delle caratteristiche del materiale. Va dato loro merito di avere intuito le potenzialità del prodotto. Altra ” botta di culo” è stata quella di presentarlo a Zanotta. Aurelio aveva appena prodotto la poltrona gonfiabile ed era alla disperata ricerca di un altro oggetto straniante per potersi collocare con una propria identità nel mondo del design. Tanto è vero che i progettisti erano stati prima da Cassina che aveva rifiutato.
    Gli oggetti sono nuovi e straordinari quando si sommano due fattori: nuove tecnologie e nuovi comportamenti sociali. Il Saccorispondeva ad entrambi.

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