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Un robot da cucina… a pedali!

Lo studio tedesco Montag ha pensato ad un robot da cucina durevole, versatile, robusto e sostenibile in quanto è economico e risolve definitivamente il problema della rottamazione. Come? Va a pedale!

Basta con gli sprechi di energia ma soprattutto col grave problema della rottamazione degli elettrodomestici da cucina. Tonnellate di rottami elettronici da smaltire ogni anno! Studio Montag indirizza la propria creatività verso un mondo più sostenibile. E crea R2B2, un robot da cucina che permette di contrastare questo impatto, sostituendo un gran numero di piccoli strumenti da cucina.

Guarda i migliori progetti di design sostenibile

Questo concept di Christoph Thetards, laureato in design alla Bauhaus University di Weimar nasconde un volano sotto un piano di lavoro. La sua ruota viene accelerata con l’aiuto di un pedale (qualcuno si ricorda le vecchie macchine a cucire?) e può alimentare direttamente un mixer a mano, un robot multifunzione da cucina o un macinino da caffè.

Come funziona il robot da cucina a pedali?

Grazie ai suoi rapporti di trasmissione intelligenti il volano gira più di 10000 giri al minuto. Tritare le erbe, grattare il formaggio o mescolare i cocktail: tutte queste operazioni d’ora in poi verranno svolte con alcuni semplici e silenziosi giri di pedale. La tecnologia è semplice e robusta – un acquisto che semplifica la vita, la rende più bella e che dura per tutta la vita!

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Il progetto del robot da cucina a pedali di Studio Montag ha vinto il prestigioso Green design Award.

Per info, www.studiomontag.de

C’è chi il futuro lo immagina e chi cerca di avvicinarsi, come Oren Geva, che con la sua telecamera tridimensionale 2C3D va oltre lo schermo.
Israeliano e fondatore dello studio omonimo, Oren Geva ha concettualizzato un progetto che cerca di rendere tattile quello che di solito viene trasmesso in uno schermo bidimensionale.

Di cosa si tratta

Con la telecamera tridimensionale 2C3D, i pixel diventano fisici. Sono piccoli elementi che a seconda del loro posizionamento sull’asse y del piano, ricreano l’immagine riflessa dalla videocamera, sia che sia statica o in movimento.

L’esperienza tattile

Che sia una foto o un video, il personaggio ripreso viene trasmesso nella superficie dello schermo che diventa letteralmente touch.

Secondo la visione del designer, tutti gli utenti possono provare emozioni diverse nel toccare con mano momenti precisi, e per di più quando vogliono.
I file tridimensionali, infatti, possono essere conservati e visionati (o toccati) anche in un secondo momento.

www.orengeva.com

“Quando sfoglio riviste di arredamento mi arrabbio perché pubblicano solo sedie e lampade”, diceva Ettore Sottsass tanti anni fa. E mai come oggi il grande maestro aveva ragione. Siamo circondati da un’infinità di prodotti per la casa, arredi e illuminazione. Ma per fortuna esistono prodotti “meno glamour” che sono molto interessanti e innovativi ma purtroppo sono spesso trascurati dai media. Ma non da noi!

LA PRIMA SEDIA A ROTELLE DI DESIGN STAMPATA IN 3D

Prendiamo quindi la sedia a rotelle, un oggetto essenziale di vita per più di 1,2 milioni di persone solo nel Regno Unito e che per decenni è stato considerato un progetto one-size-fits-all, uguale per tutti.

Il designer inglese Benjamin Hubert, che non è nuovo a questi progetti di design per il sociale in occasione del prossimo Clerkenwell Design Week 2016, presenta GO, la prima sedia a rotelle di design al mondo stampata in 3D.

Un progetto innovativo che trasforma un oggetto anonimo in uno davvero cool.

Ma noi non lo segnaliamo solo perché è un bel progetto, perché è una sedia a rotelle di design, bella ed ergonomica, o perché aumenta le prestazioni fornendo un significativo miglioramento nel rapporto spinta-potenza.

LA TECNOLOGIA BODY MAPPING

Lo segnaliamo soprattutto perché Benjamin ha progettato una innovativa sedia a rotelle che fa uso della tecnologia Body Mapping per creare componenti personalizzabili stampate in 3D, realizzate su misura per le esigenze di ogni specifico utente. Questo approccio ovviamente aumenta il comfort per l’utilizzatore, migliora le prestazioni e aiuta a risolvere molti dei problemi comuni derivanti dall’uso prolungato della carrozzina, come ad esempio l’artrite.

Supportato da un team di esperti nelle disabilità, da decine di utilizzatori di sedie a rotelle e da medici professionisti il designer ha voluto creare un veicolo pensato e tagliato su misura sugli esseri umani, per migliorare la vita di tutti i giorni degli utenti. Grazie all’applicazione GO, inoltre, ogni utente può prendere parte al processo di progettazione.

Il prototipo della sedia a rotelle di design GO è prodotto da LayerLAB ed è stato realizzato in collaborazione con Materialise, leader mondiale nel software e soluzioni di stampa 3D. La pedana è in titanio stampato 3D.

Oltre alla sedia, Hubert ha pensato anche a dei guanti appositi, pensati soprattutto per gli utenti del mondo sportivo, ma non solo…

 

www.layerdesign.com

Al via la 6° edizione di Rethinking The Product, un progetto che si pone l’obiettivo di fare rete per creare innovazione e valorizzare i punti di forza del Made in Italy: artigianato di qualità, design, innovazione, materiali.

Rethinking the Product coinvolgerà 5 territori cinque (le Camere di Commercio di Prato, Lucca, Pisa, Pistoia e Terni), 53 aziende, 10 giovani designer e 1 scuola per un progetto di crescita. All’ edizione 2013, partecipano 53 aziende e un team di giovani designer dell’Accademia Italiana coordinati da Walter Conti e Tito La Porta. Ben 140 i progetti realizzati nelle edizioni precedenti.

La ricetta è semplice: ogni designer è chiamato a realizzare una sintesi progettuale che faccia riferimento ad almeno due aziende, realtà produttive appartenenti a settori molto diversi tra loro: dalla lavorazione dei metalli a quella della pietra, del marmo, del vetro, del legno oppure delle materie plastiche, del tessuto, della carta.

Rethinking the product è un progetto internazionale, che ha partecipato lo scorso anno a 100% Design London e che vedrà anche questo anno la presentazione dei prototipi in eventi strategici a livello internazionale.

Maggiori informazioni sulla pagina facebook del progetto:

www.facebook.com/RethinkingTheProduct

 

 

QUI SOTTO, TRE PROGETTI DALL’EDIZIONE 2012

 

Sembra provenire da un altro pianeta la lampada Hyperion progettata dal designer olandese Paul Heijnen e presentata in anteprima al Fuorisalone di Milano 2013.

Una lampada che mette in risalto le componenti meccaniche che normalmente vengono nascoste trasformandole in una figura spaziale. Una specie di gigantesco insetto-robot, ispirato all’omonima saga di fantascienza poi diventata film.

Hyperion ha una struttura assemblata con elementi in materiale composito legno-plastica e, grazie alle sue numerose articolazioni che le consentono una grande flessibilità di movimento la lampada può essere conformata in un’infinità di posizioni: accovacciata, per una luce più bassa, o in piedi per avere una fonte luminosa più alta.

[youtube]http://youtu.be/UV2V7Q8OLSU[/youtube]

Attualmente Hyperion è un prototipo alto circa come una lampada da terra, ma è prevista una versione alta ben sei metri realizzata in acciaio.

www.paulheijnen.com

 

Ross Lovegrove progetta la concept car Twin’Z di Renault: uno sguardo sulla prossima auto da città. Il designer inglese lavora per anticipare soluzioni funzionali ed estetiche per un importante segmento di mercato dove, con Renault 5 e Twingo, la Casa francese ha ottenuto successi e notorietà.

 

 

Nel settore dell’auto la scelta di impiegare il design principalmente per gli aspetti formali di stile della carrozzeria e degli interni , ma non propriamente sostanziali del prodotto, ha dato luogo negli ultimi anni a modelli sempre più costosi ed elaborati, che poco hanno a che a fare con le reali necessità di una mutata clientela più matura e consapevole. Ciò che ha principalmente determinato una profonda crisi del settore, dove il prodotto è anzitutto concettualmente arretrato e distante da esigenze pressanti che interseca solo tangenzialmente. Tutto ciò è ancor più vero se parliamo di utilitarie: auto ben diverse da berline e sportive dove è ovvio che siano impiegati certi criteri, oggi insensatamente sparsi su tutte le categorie. La Renault, con la 5 e la prima Twingo, ha chiaramente dimostrato che prodotti di sana concezione pratica e funzionale, consentono un vasto e prolungato consenso. E’ pertanto ben comprensibile che la Casa francese ponga un grande impegno nel prefigurare concetti e forme della sua nuova utilitaria, vista anche la scarsa performance del modello attuale di Twingo.

 

Twin’Z, un veicolo previsto a trazione elettrica, è una sorta di laboratorio di idee destinate ad essere sviluppate e definite in vista della creazione del modello reale. I temi sono quelli dei nuovi comportamenti e bisogni a bordo, dell’interazione amichevole con i dispositivi di controllo, il tutto in un ambiente dal design organico basato sull’applicazione di nuove tecnologie. Lovegrove come gli è solito opera su possibili contaminazioni con il mondo della natura, ma più interessanti appaiono alcune soluzioni funzionali come il modo di apertura delle porte per la massima accessibilità, il pianale interno rialzato per una migliore posizione di guida, risolvere cruscotto e consolle con dei tablet magari asportabili. Lo spazio interno offre un nuovo senso di unità e maggiore ampiezza particolarmente utile in auto di ridotte dimensioni, contrariamente alla totalità dei modelli attuali: se un’auto è piccola non è detto che sia anche poco spaziosa, si veda ad esempio la prima Twingo.

 

Luci a led corrono dal tetto fino ad integrare i fari  posteriori  per dare un senso di vita propria al veicolo e consentono di avere anche un soffitto interno illuminato. Speriamo solo che tra quattro o cinque anni rimanga anche solo qualcosa di questa concept nel nuovo modello di serie.

www.renault.com

 

 

 

Carlo Ratti, giovane cervello italiano che opera nel campo della ricerca scientifica a Boston, in occasione del Salone del Mobile, rientra in Italia e presenta nello show room Cassina di Milano, sette intriganti esempi di applicazione concreta nell’abitare domestico di nuove tecnologie.
 
Il Design che si ripropone ad ogni edizione del Salone, ha da un pò perso di vista motivazioni profonde e, soprattutto nell’arredo, procede spesso a forza di variazioni formali sulla base di tipologie e soluzioni tecniche consolidate. Mano a mano si è persa la ricerca progettuale intesa come innovazione sostanziale del prodotto.
L’approccio di Carlo Ratti invece ripropone un tema fondamentale del progetto e della produzione di beni di consumo (si veda l’opera di Marco Zanuso in mostra attualmente presso l’Ordine degli Architetti di Milano): il riaggancio con la ricerca tecnologica avanzata e le possibili applicazioni nell’abitare domestico.   
 
Non a caso un nome come Cassina ha inteso porsi come first mover in tal senso, avviando una collaborazione con lo studio “carlorattiassociati” di Torino, realizzando un’ulteriore premessa per la distinzione del marchio. Si è dato luogo ad una prima fase fatta di sette nuovi concept e altrettanti prototipi di elementi di arredo ad alta flessibilità d’uso o che impiegano tecnologie disponibili o da sviluppare per nuovi usi e comportamenti.
 
Vediamoli in breve:
 
MyWing (built in e freestanding): un complemento d’arredo trasformabile; chiuso o parzialmente apribile per varie esigenze d’uso, realizzato con moduli in legno a taglio laser e giunti metallici che si rifanno a un’idea di funzionamento del divano Maralunga di Vico Magistretti.

 

 
MyMood: un sistema di illuminazione a matrice led reattivo al contatto della mano, integrabile nello schienale di un divano con funzione di illuminazione, di gioco, di atmosfera.
 
Mag Lev Lazy Susan: un sistema a levitazione magnetica integrato nel piano che consente di sospendere a mezz’aria piatti o quantaltro atto a consentire la condivisione del cibo a tavola secondo il tipico modo cinese. E’ prevista la veicolazione anche per tavoli non circolari.
 
Chain Sofa: un sistema composto da aste e cerniere trasformabile da letto a chaise lounge a poltrona, semplicemente muovendolo, nell’ipotesi di progetto, come un cingolato;

 

The Looking Glass: uno specchio interattivo che funziona con semplici movimenti delle braccia, con varie tecnologie incorporate -scanner 3D, schermo LCD, webcam-, rimanda l’immagine del corpo a 360° per potersi ammirare da ogni visuale;
 
MyWall: un dispositivo per scrivere e disegnare in libertà su qualsiasi superficie della casa, con una penna che consente allo stesso tempo di cancellare e riscrivere senza lasciare traccia; una nuova dimensione tra scrittura, arte e decorazione per interagire con il proprio spazio domestico;
 
www.carloratti.com
www.cassina.com
 
 

 

L’oggetto, dal più semplice a quello più stupefacente, non si esaurisce in se stesso, ma nasconde ‘sorprese’, racconta una storia. Questa è la filosofia che guida il designer – e cantastorie, come si definisce – Oki Sato, poeta “zen” del design e fondatore del nipponico Studio Nendo, una delle realtà più significative del panorama contemporaneo. E questa è anche la chiave di lettura che può guidare alla scoperta dell’istallazione “Stone Garden”, presentata quest’anno in anteprima all’Interior Design Show di Toronto, e che sancisce la collaborazione tra Nendo e CaesarStone, azienda leader nella produzione di superfici in quarzo. Oscillando tra arte e design, Nendo realizza una superficie sospesa, “un giardino che galleggia nell’universo” composto da esili tavolini il cui piano è realizzato proprio con i materiali di Caesarstone, e che riproduce in chiave simbolica e poetica il paesaggio stilizzato dei giardini zen giapponesi. I tavolini su una sola gamba si sostengono l’un l’altro, attraverso la sovrapposizione reciproca dei piani fissati tra loro che, in distinte soluzioni, ricreano isole di varie forme e misure. Esplorando il confine tra l’oggetto d’arredo e il ‘non-mobile’, Nendo dà vita ad un’opera minimale ed evocativa che gioca con il contrasto tra la leggerezza anche visiva della sua superficie galleggiante, e l’immagine delle rocce che di fatto ritrae, sfruttando proprio la varietà dei colori naturali e delle differenti texture di CaesarStone.

www.caesarstone.com

www.nendo.jp/en

 

 

Ad uno sguardo superficiale, Cellular Loop può sembrare una delle tante sedie a sbalzo, se pur con un aspetto originale che evoca la tridimensionalità dell’immagine.
In realtà è il primo risultato del progetto di ricerca Bionic Manufacturing, condotta dalla designer Anke Bernotat, tedesca di base ad Amsterdam, con l’Università d’Arte di Folkwang e l’istituto di ricerca Fraunhofer.
Lo scopo del progetto è dare vita ad oggetti e componenti  basati sulle strutture biologiche del mondo animale e vegetale. Il modello d’ispirazione per Cellular Loop è lo scheletro della spugna vitrea, (Hyalospongiae,  un organismo marino). La sua struttura è formata da migliaia di aghi di silicio e coniuga eleganza ad un alto grado di stabilità ed elasticità. La cavità in cui si inserisce lo schienale ha il compito di distribuire lo stress, e di ridurlo.

www.bernotat.eu

 

Wings è un progetto di Massimo Scalzo, architetto e designer calabrese; si tratta di una testiera per il letto che ospita un piano d’appoggio ribaltabile e a scomparsa. Un paio di ali perfettamente inglobate nella testiera che scendono all’occorrenza per trasformarsi in un pratico piano d’appoggio.

Un progetto interessante perché, oltre che sulla forma, si concentra sulla ricerca di una funzione innovativa. Ne è nato Wings, un accessorio utile per fare colazione a letto o per chi vuole utilizzare il computer, o ha necessità di scrivere, o ancora per chi ama rilassarsi con una lettura, magari sorseggiando una tisana, prima di addormentarsi. Un piccolo ma pratico strumento, un piano di lavoro ergonomico e stabile, perfetto per chi vuole continuare le propria attività comodamente sdraiato nel letto e senza l’uso di instabili vassoi che, tra parentesi, riducono parecchio la mobilità delle gambe. Quando Wings non è più necessario, basta spingerlo all’indietro per incassarlo nuovamente all’interno della sagoma nella testiera. Un punto luce ed una presa di corrente garantiscono il più ampio utilizzo per stare comodamente a letto tutto il tempo che desideriamo senza rinunciare a nulla.

 

Tutti, fin da bambini, abbiamo sognato un rifugio sospeso da terra, ancorato ai rami di un albero e protetto dal verde. Un modo alternativo di vivere, una prospettiva diversa, un punto di vista nuovo e coinvolgente.

L’azienda lombarda “Sullalbero” ha concepito questo moderno loft sospeso, dal design contemporaneo completato da una piccola veranda; un versatile modulo base di circa 14 metri quadri che può essere attrezzato e modificato a seconda delle esigenze e dotato anche di servizi.

Il concept è dell’architetto e paesaggista Stefano Mengoli, mentre l’architetto Paolo Rattaro ha progettato l’interior design e l’aspetto domotico della costruzione. Il modulo è stato progettato secondo i criteri della bioedilizia con materiali naturali: legno lamellare e tavole in massello di abete e di larice, trattati con vernici naturali e sono certificati FSC, cioè provenienti da foreste a conduzione sostenibile. Il tetto (con lucernario ospita una copertura verde), la parete esterna brise-soleil prevede la crescita di rampicanti che vanno a formare una “seconda pelle” che migliora l’isolamento termico ed evita l’irraggiamento diretto dei raggi solari. L’Illuminazione è realizzata con un sistema a led in bassa tensione, ad alta resa di lumen con varie “temperature” di colore per ottenere diverse rese cromatiche.

ph: Luca Ruberti

www.sullalbero.it

 

 

 

Endless Project è un’idea innovativa del giovane designer olandese Dirk Vander Kooij che unisce ingegneria, stampaggio 3D, rispetto per l’ambiente e tanta creatività.

Una serie di prodotti realizzati da una vecchia macchina industriale che sovrappone, senza soluzione di continuità, sottili strati di materiale fino a ottenere l’elemento finito. Da sempre affascinato da sogni, utopie e progetti innovativi, Dirk ha passato la sua vita a studiare come trasformarli in realtà. Uno slancio premiato dal successo del suo Endless Project, recentemente presentato al Fuorisalone di Milano in una mostra il cui tema era il riuso delle risorse il concetto di “spreco zero”. In particolare Dirk Vander Kooij ricicla la plastica dei vecchi computer, la trita, la fonde per ottenere un materiale semiliquido, simile alla pasta del dentifricio…
Endless Project è ispirato da una forma creata diversi anni fa (per la sua tesi di laurea) con una vecchia stampante 3D. Oggi tutto è diverso e grazie alle nuove tecnologie, Dirk è riuscito a creare veri e propri elementi d’arredo (sedie, panche, tavoli, lampade…) realizzati industrialmente utilizzando un filo molto sottile di materia plastica fusa che, attraverso un movimento continuo di sovrapposizione di strati all’infinito, viene meticolosamente spostato avanti e indietro da un braccio meccanico (guarda il video!), così da costruire la forma in modo molto efficiente, senza sprechi e… senza fine.

[youtube]http://youtu.be/ymyt5-AIXxM[/youtube]
 
 

http://www.dirkvanderkooij.nl

 

Il giovane designer Luciano Fabale ha sviluppato un’innovativa concept car che cerca di dare una risposta ai problemi delle auto contemporanee. Il punto di partenza è uno studio che rivela come in Europa la media dei passeggeri in auto sia di 1,3 persone e che normalmente le auto vengono demolite (dopo soli dieci anni di vita) con i sedili posteriori praticamente intatti. Per non parlare del bagagliaio che viaggia quasi sempre vuoto. Mediamente, dunque, sedili posteriori (e in parte il sedile anteriore del passeggero), così come il bagagliaio, sono volumi praticamente inutili per una citycar.

Il concept di Bipo tenta di risolvere questo problema, proponendo un veicolo elettrico monoposto (no-auto/no-moto) che all’occorrenza è in grado di trasportare un secondo passeggero grazie ad un sedile impilato nella sella del pilota. Ovviamente senza passeggero tutto lo spazio posteriore può essere usato come bagagliaio.

Il concept Bipo, nato in occasione un esame di Design e Innovazione di Prodotto presso l’Università La Sapienza, vuole dare una risposta all’inquinamento dimensionale dello spazio. Non sprecare lo spazio, eliminando le dimensioni inutili degli oggetti, aiuterà a ridurre il traffico nelle nostre città contribuendo a migliorare la qualità della vita.

 

“ANOTHER TERRA / Home Away from Home” è una idea nata in un workshop del progetto IN-Residence di Torino. La ricerca parte dalla scoperta di una “super Terra” (come viene definita dagli astronomi) durante la missione Kepler; un pianeta cioè che orbita nella “zona abitabile” di una stella simile al Sole.

Il workshop concentrava la propria attenzione sul rapporto di interazione tra l’essere umano e gli oggetti che farebbero parte della sua quotidianità anche in un contesto “altro” da quello terrestre. Se, per scelta o per necessità, dovessimo immaginare una vita su un pianeta diverso dalla Terra, quali sarebbero le caratteristiche del “bagaglio a mano minimo” che ci accompagnerebbe nel viaggio attraverso le galassie e verso un corpo celeste con condizioni di abitabilità accettabili per l’uomo? Quali prestazioni sarebbero richieste all’unico “accessorio” ammesso in occasione del primo sbarco sul suolo del nuovo mondo?

Preferiremo dotarci di un “dispositivo” considerato utile, capace cioè di dare risposta ad un’esigenza funzionale specifica e ritenuta prioritaria, oppure di un elemento caratterizzato da un alto valore simbolico e magari connotato da una forte carica affettiva? E ancora, a quale valore o ideale, l’oggetto costruito dovrebbe dare espressione? Quale messaggio potrebbe trasmettere? Quale storia potrebbe raccontare?

Un tema straordinariamente affascinante!

I risultati sono stati esposti in una mostra, durante il Fuorisalone di Milano, presentati in una sequenza di “capsule” che, contenendo i singoli lavori dei designer, intendono rappresentare i vettori mediante i quali gli oggetti sono imballati e spediti verso il nuovo pianeta.

Senza voler fare torto a nessuno, citiamo solo alcuni dei progetti esposti in ANOTHER TERRA che ci sono particolarmente piaciuti:

Tomás Alonso porterebbe una selezione di utensili che potranno essere utilizzati dagli uomini per costruire nuovi manufatti.

FormaFantasma, ha pensato ad un vaso creato con un polimero naturale utilizzato verso la metà del diciannovesimo secolo per produrre piccoli oggetti stampati e diventato desueto con l’introduzione del petrolio, realizzato con gli escrementi di alcuni insetti che colonizzano gli alberi (gommalacca naturale) mescolati e sciolti insieme a polvere di legno di Sicomoro.

Jo Meesters, ha incorporato i semi di alcune piante in ciotole e recipienti realizzati pressando terra e rifiuti del nostro “attuale” habitat.

Lo Studio Besau-Marguerre ha creato un container da viaggio per le piante. Una “green bag.”

Anke Weiss ha pensato dei gioielli che raffigurano la rappresentazione astratta della posizione della Terra, con l’origine delle specie come primo punto di partenza.

Tutti I progetti sono visibili sul sito.

www.inresidence.it

Uno degli appuntamenti più attesi del Fuorisalone di Milano è senza dubbio quello che propone il Superstudio Più, un grande spazio underground di circa 2.000 mq dedicato al grande design e ai giovani talenti di tutto il mondo. Qui espone anche Foscarini che ogni anno sorprende per i suoi creativi allestimenti.

È la natura il fil rouge di Foscarini Inspire, la coinvolgente installazione proposta quest’anno da Foscarini in via Tortona 27. Totalmente immerso in una nuova dimensione, il visitatore viene accolto e condotto in un percorso di scoperta dalle scenografie curate da Vicente Garcia Jimenez e dalle installazioni video di Massimo Gardone.

I frame si susseguono e si completano in una coreografia che si snoda su grandi schermi e diventa narrazione, scandita dai suoni e dai rumori della natura, dove abitano come per magia i progetti più noti e significativi di Foscarini. Concept e idee si intrecciano e prendono forma in un ambiente archetipico, in un ritorno all’essenza e all’origine della creatività.

Frammenti di immagini e suoni si scompongono e ricompongono per raccontare attraverso suggestioni visive e sonore l’idea creativa, la sensibilità, l’intuizione da cui nasce ogni progetto Foscarini.

www.foscarini.com