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CENTO3: il set da scrittura disegnato da Achille Castiglioni e Gianfranco Cavaglià nel 2001.

È finalmente una realtà la collezione di strumenti da scrittura CENTO3, disegnata da Achille Castiglioni e Gianfranco Cavaglià nel 2001. Questo set per la scrittura di design è composto da tre elementi: micro-mina, matitone e penna stilografica pocket.

Sono passati 20 anni da quando i due architetti ebbero l’idea di creare una collezione di penne e matite. Oggi finalmente anche questo progetto dimenticato vede la luce grazie alla collaborazione tra diverse figure. Da un lato l’architetto Cavaglià, amico e collega del maestro milanese, e la Fondazione Achille Castiglioni, presieduta dai figli di Castiglioni, Giovanna e Carlo. Dall’altro, una giovane azienda bolognese Ego.M, che ha ingegnerizzato e prodotto la straordinaria collezione CENTO3.

Come nasce l’idea di CENTO3 

Achille Castiglioni teneva sempre una matita a portata di mano. La usava per fermare sulla carta le infinite idee che fluivano dalla sua mente creativa.
Ricorda Cavaglià: “Nella quotidianità del fuori studio, a necessità di una matita, se non compariva subito in mano, mentre frugava in tasca, con tono fermo, Achille Castiglioni domandava: non abbiamo una matita?” 

La passione per questi strumenti, così importanti per il lavoro di ogni architetto e designer, ha spinto così Castiglioni e Cavaglià a ripensarne le linee.
E lo hanno fatto partendo dal rapporto fra uomo e strumento di scrittura. In particolare, dall’osservazione del modo di impugnarlo, cioè con tre dita.
“In un primo momento, fu un esame di tante forme, senza escludere quella circolare”, continua Gianfranco Cavaglià. “Ma poi la questione delle tre dita – che trovano una loro posizione sull’oggetto – è diventata prevalente. Le tre dita che tengono in mano un elemento è la sezione di qualcosa che dovrà poi acquistare una funzione”.
La forma triangolare, inoltre, evita alla matita di rotolare e cadere dal tavolo. “Anche questo aspetto ci sembrava di qualche interesse…”, conclude sorridendo Cavaglià.

Le difficoltà di realizzazione

Nacque così l’idea della sezione trilobata ad archi di CENTO3, che rappresenta l’alleanza tra mente, mano (le 3 dita) e oggetto. Una forma molto complessa da realizzare, tanto che nel 2001 Castiglioni decise di commissionare i prototipi in legno a una grande ebanisteria milanese: la Bottega di Pier Luigi Ghianda.
Ma la complessità della realizzazione e il costo del set da scrittura fecero desistere gli architetti dal loro proposito e il progetto restò in un cassetto.

La ripresa del progetto

Nel 2020 l’ingegnerizzazione del progetto viene affidata al Team EGO.M che, dopo un anno di lavoro con la Fondazione Castiglioni e il co-progettista, è arrivato alla soluzione definitiva.
Il procedimento scelto per la realizzazione del kit da scrittura CENTO3 è la stampa 3D. Il materiale identificato come il più idoneo è il grafene, un materiale estremamente interessante per la sua stessa struttura (è costituito da uno strato monoatomico di carbonio). Non solo per la sua resistenza, la sua leggerezza e la sua flessibilità. Ma anche per il suo colore e la sua finitura naturale e morbida al tatto.
Il grafene, poi, è anche il materiale che permette alla matita di scrivere: è la sua anima. In pratica, CENTO3 è una matita fatta di matita!

Perché il nome CENTO3?

La prima ragione è evidente. Il progetto è stato presentato al pubblico il 16 febbraio 2021, esattamente il centotreesimo anniversario dalla nascita del grande maestro milanese.

Ma il 3 è anche un numero che ricorre spesso nel progetto.
3 sono le dita che tengono la matita e 3 sono gli archi della sua sezione.
Ma non è tutto… 3 sono gli strumenti di scrittura progettati e 3 le tipologie di scrittura.
3D è la tecnologia utilizzata per la produzione. 3 sono i partner del progetto – Fondazione Achille Castiglioni, Gianfranco Cavaglià, EGO.M – e 3 le generazioni coinvolte.

 

I 3 strumenti da scrittura della linea Cento3

Il set da scrittura, dicevamo, è composto da 3 strumenti: CENTO3-E, il matitone, CENTO3-G, la stilografica pocket, CENTO3-O, la micromina.

Il matitone multifunzione CENTO3-E

Il matitone multifunzione  (o Matita da cantiere) ha la forma trilobata in filamento di grafene e l’ unità funzionale in metallo cromato. Scrive con una mina di grafite da 5.5mm (inclusa). È lunga 1,5, cm e pesa: 22 gr.
Prezzo al pubblico: euro 50. 

 

La penna stilografica tascabile CENTO3-G

La penna stilografica tascabile, anche questa a conformazione trilobata, è realizzata con un filamento di grafene stampato in 3D. Il pennino (tratto medio) è in acciaio inossidabile mentre l’unità funzionale è in metallo cromato.
È lunga 10,3 cm 13,5 e pesa 23 gr.
Prezzo al pubblico: euro 65 (1 cartuccia inchiostro colore nero inclusa).

La matita micromina CENTO3-O

Anche la matita micromina è in grafene a conformazione trilobata, con unità funzionale in alluminio. La sua lunghezza è di 13 cm e pesa 13 gr.
Prezzo al pubblico: euro 50 (con 3 mine HB 0.7mm incluse)

La collezione CENTO3 è in vendita on line a partire dal 16 febbraio 2021 su www.egoundesign.com 

www.fondazioneachillecastiglioni.it

I nuovi rubinetti stampati in 3D di Grohe.

Icon 3D è il nome di questa nuovissima collezione di rubinetti stampati in 3D di Grohe. Un prodotto innovativo che apre le porte a nuove interpretazioni del design per l’ambiente bagno.

I nuovi rubinetti Grohe stampati in 3D utilizzano infatti una tecnologia già sperimentata con successo in settori all’avanguardia, tra cui quello automobilistico e aeronautico. Grazie alla ricerca di Grohe questa tecnologia avveniristica entra nelle nostre case, e in particolare nel mondo dell’idro-sanitario.

L’innovativo processo di stampa 3D di Grohe consente di realizzare qualsiasi soluzione di design, anche quelle più avveniristiche. Inoltre è in grado di rispondere a qualsiasi richiesta di personalizzazione da parte del consumatore finale.

Le 2 nuove collezioni di rubinetti Grohe stampati in 3D

I nuovi rubinetti stampati in 3D sono realizzati in metallo grazie ad un esclusivo processo 3D con cui Grohe ha realizzato due collezioni in edizione limitata. Si tratta di interpretazioni “minimali” in 3D di due linee esistenti di Grohe: Allure Brilliant e Atrio.

La prima, Allure Brilliant 3D, è stata interpretata realizzando un rubinetto dal corpo cavo. La seconda, Atrio 3D, si caratterizza per uno spessore minimo. Il rubinetto diventa così talmente sottile che sembra voler sfidare le leggi della fisica…

Scopri di più sui nuovi rubinetti Icon 3D di Grohe

Entrambe le collezioni si caratterizzano per il design estremo, che elimina qualsiasi elemento superfluo per concentrarsi sulla pura essenza delle forme. Sono entrambi disponibili nella finitura in acciaio spazzolato.

La tecnologia dei rubinetti Grohe stampati in 3D

Ed è infatti dalla polvere che nascono queste nuove collezioni di rubinetti Icon 3D di Grohe. I componenti vengono stampati in metallo, utilizzando un processo di fusione laser a letto di polvere.

Ogni componente dei rubinetti è costituito da circa 4.700 strati dello spessore di 0,06 millimetri. Dopo la stampa, ogni singolo componente viene lavorato con una fresatrice CNC di precisione, seguita da una smerigliatura manuale e infine dalla spazzolatura.

 Perché dei rubinetti stampati in 3D?

Con la creazione delle nuove collezioni di rubinetti Allure Brilliant e Atrio, in metallo stampato in 3D, Grohe porta il design dei rubinetti a livelli fino ad oggi inimmaginabili. Ce lo conferma Michael Seum, Vice President Design di GROHE AG che, a proposito di queste innovazioni, dice:

In GROHE crediamo che qualcosa di completamente nuovo abbia bisogno di una visione audace. Ciò che è possibile o meno diviene una questione di prospettiva. Con Icon 3D stiamo aprendo al design un modo completamente nuovo di pensare il prodotto in futuro. Superiamo i confini utilizzando la stampa 3D dei metalli per creare prodotti che a prima vista sembrano impossibili da realizzare. Questo metodo di produzione offre la possibilità di progettare rubinetti in piccole quantità secondo i desideri dei nostri clienti. Non ci sono limiti per la personalizzazione individuale”.

Scopri di più sui nuovi rubinetti Icon 3D di Grohe

Thomas Fuhr, Executive Director Operations GROHE AG, sottolinea invece il lancio di questa tecnologia come elemento distintivo dai competitor:

“Per essere pionieri nel settore e per espandere ulteriormente la nostra leadership tecnologica, investiamo molto non solo in ricerca e sviluppo, ma anche in processi produttivi innovativi nei nostri stabilimenti. Con la stampa 3D dei metalli, realizzata in Germania, stiamo vivendo una nuova era nell’ambito dei processi produttivi. Ci concentriamo sul nostro core business e utilizziamo i nostri rubinetti per coprire l’intera catena del valore, distinguendoci chiaramente dai nostri concorrenti. Per noi è fondamentale mantenere la nostra comprovata qualità GROHE e tradurla in un prodotto stampato in metallo 3D.

 In collaborazione con Grohe

Saranno quattro e saranno le sedie stampate 3D protagoniste dell’evoluzione dell’immaginario, del creativo e del design.
Verranno presentate durante la Milano Design Week 2018 dalla nuova azienda spagnola Nagami, che ha unito tre menti geniali del design internazionale per qualcosa di davvero sorprendente.

Di cosa si tratta

Il nome della collezione è lungo, ma era comunque difficile riassumere in due parole tutto il percorso di ricerca: Brave new world: re-thinking design and large-scale robotic 3D printing.
L’obiettivo è stato quello di pensare a come può evolversi la stampa 3D, a quante forme fantasmagoriche e interessanti può dare vita.

Quali sono le quattro sedie stampate 3D

Tra l’’innovativo arsenale di prodotti, spiccano le due sedie dell’amata Zaha Hadid, “Bow” e “Rise”.

Due esemplari oserei dire roboticamente naturali. L’ispirazione è chiara, e conosciamo anche il tratto estroso dell’Archistar. Come due fiori che sbocciano a primavera, Bow e Rise dominano la scena. A questo si aggiunge l’animo biodegradabile in PLA, sviluppato a risparmio dalla macchina estrusore. Un progetto nuovo e coraggioso, che mette in risalto le infinite possibilità di crescita.

Si aggiunge alla collezione “Brave new world” il timbro di Ross Lovegrove, con la seduta “Robotica ™”. Una sedia multifunzionale che sviluppa il suo design a 360 gradi (letteralmente), lasciandosi ispirare dai calcoli matematici.

E infine, la collezione si chiude con “Peeler” di Daniel Widrig. Monocolore rispetto alle altre, sì, ma rispecchia la ricercatezza della forma umana adattandola alla lavorazione del braccio meccanico.

Onde vere e proprie che colorano in nero lo spazio, in una sovrapposizione di layer, stampate uno a uno con uno spessore di 7 mm. Questo meticoloso lavoro ha permesso alla macchina di lavorare in minor tempo possibile, ma dai risultati eccellenti.

Dove si potrà vedere

La collezione “Brave new world: re-thinking design and large-scale robotic 3D printing sarà ad aspettarvi in zona Brera, nello showroom Nagami.

Il luogo diventerà una sorgente di idee, grazie anche alle talk che verranno rappresentati dagli stessi Ross Lovegrove, Daniel Widrig, Isaie Bloch, Claudia Pasquero, Arturo Tedeschi, e tanti altri.

www.nagami.design

Quando la tecnica incontra i nuovi metodi di progettazione, come la stampa digitale: è questo che avviene il Table of Contents, la serie sperimentale del duo Wang & Söderström.
Ben 101 modelli di creatività, invenzione e prove di sperimentazione. L’arte che incontra diversi materiali e prende le forme più strane, all’avanguardia e fuori dall’immaginario.

È quello che accade quando l’artigianato e la stampa digitale incrociano le proprie strade.
Il progetto Table of Contents, creato da Anny Wang e Tim Söderström, vuole mettere in risalto la gradevolezza tattile e le diverse possibilità che può offrire la stampa 3D, una tecnica che seppur ormai nota, ancora non valorizzata appieno.

La filosofia dietro Table di Contents

Possono avere un valore i segni della lavorazione? Fino a quanti materiali si possono usare?
Tutto questo diventa realtà: basta prenderli, toccarli e apprezzarli, trovando in ognuno di questi oggetti un animo forte e intimo.

Sono la natura e le opere architettoniche a ispirare questo fantasioso e creativo progetto, che mette in luce quanto la mente umana può vagare e immaginare soluzioni nuove e innovative.
Prendetelo come un invito a osare, a lasciarsi guidare dalle immagini distorte della realtà, a sfidare la fisica anche nelle piccole cose.

www.wangsoderstrom.com

Poilu è una collezione di vasi stampati 3D che conciliano l’artigianalità con la produzione a controllo numerico, studiando il comportamento naturale dei materiali.

Come è nato il progetto

Il progetto, portato avanti dal laboratorio progettuale francese Bold Design, nasce dallo studio delle varie possibilità di prototipazione e progettazione della stampa 3D.
Questa permette, tramite sovrapposizione di materiale, di creare un’infinità di prodotti, lasciando una libera possibilità di disegno.

Naturalmente la progettazione deve rispettare precise regole che dipendono dalla possibilità di realizzazione delle macchina stessa e dalla composizione del materiale.
Interessanti sono stati in questo caso i disegni che si possono generare dai filamenti, che sovrapposti, possono creare un effetto artigianale davvero curioso.

Il concept

Tutti i vasi stampati 3D Poilu nascono dall’idea di voler esaltare l’essenza stessa della stampa 3D, utilizzando i filamenti per creare dettagli particolari.
Questi, infatti, sembrano esser stati cuciti nella struttura principale del vaso, come se dei capelli sono stati impiantati nella “cute” del vaso. L’effetto nasce dalla combinazione dello strumento tecnico, che tramite logiche di computer compie dei movimenti, e dal comportamento naturale del materiale.

I materiali naturali utilizzati

La collezione Poilu è stata tutta creata usando PLA unito a materiali naturali come fibre di legno, bambù e cocco.
L’uso dei diversi materiali ha contribuito sulla scelta di una palette colori ben definita. I vasi infatti richiamano la purezza e il senso della natura.

www.bold-design.fr

Danielle Clode, la giovane laureata presso la Royal Colleg of Art, ha progettato un sesto dito stampato in 3D da aggiungere alle nostre mani.
Si presenta esattamente come un pollice, che si aggiunge alla mano insieme a un guanto e aiuta chiunque a svolgere le funzioni più complesse.
Spremere un limone, o non far cadere gli oggetti dalle mani o, esageriamo, fare gli accordi più complessi alla chitarra o chissà quale altro strumento musicale, diventerà più semplice.

Com’è nata l’idea

Perché un design del genere deve essere pensato solo per soddisfare le disabilità? Tutti vogliamo sentirci un po’ più sovraumani, più bravi e speciali.
Il progetto di Danielle è anticonvenzionale, quasi ironico, e cerca di sfidare l’idea della protesi vista con un solo fine.

D’altronde il termine stesso “protesi”, come sottolinea la designer, non significa solo “aggiungere, mettere” solo per risolvere un problema o sostituire qualcosa, ma anche “estendere”, in questo caso le capacità umane.

Come funziona

Un piccolo robot che si aggiunge al nostro corpo, permettendoci di sentirci più forti.
Il sesto dito è motorizzato e controllabile, dedicato a tutti quelli che hanno bisogno o sono interessati a estendere le proprie abilità naturali.
Il dito viene controllato dal movimento dei piedi di chi lo usa, che tramite sensori di pressione incorporati nelle scarpe, invia comandi.

Per controllare al meglio i movimenti, le diverse parti del dito vengono tenuti insieme da un filamento flessibile anche questo stampato in 3D.

www.daniclodedesign.com