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Arredi sostenibili, realizzati con materiali riciclati.
Ecco come il design sta progettando un mondo migliore.

Design sostenibile. Oggi è questo il grande tema nel mondo del progetto. Un tema nato dall’urgenza di “salvare” il nostro Pianeta da livelli di inquinamento ormai allarmanti, che vede impegnati designer emergenti così come progettisti conosciuti a livello internazionale.

Cosa intendiamo per design sostenibile? Un progetto diventa green quando si traduce in soluzioni che consumano meno energia. Quando utilizza materiali naturali e riciclabili, come per esempio il sughero o il legno proveniente da foreste gestite in modo responsabile. Quando impiega meno materiale per realizzare un prodotto. Ma anche e soprattutto quando ricerca nuovi materiali sostenibili oppure ricicla vecchi prodotti o materiali di scarto.


Leggi il nostro articolo sui migliori arredi di design in sughero.


Insomma, il tema è complesso e merita perciò diversi approfondimenti.

In questo articolo abbiamo deciso di focalizzarci sul riciclo. O meglio, sui prodotti nati dal riciclo di materiali di scarto o di oggetti in disuso.

Dai tappeti realizzati con le bottiglie di plastica ai tavolini creati con i flaconcini del trucco. Dalle sedie nate dai rifiuti delle aziende ittiche agli arredi progettati con la plastica dei vecchi giocattoli. Dalla cover per cellulare fatta con la plastica recuperata dagli oceani allo sgabello con i fondi del caffè.

Arredi e complementi di design belli, che fanno anche del bene al nostro Pianeta.

Ecco la nostra selezione.


Leggi anche il nostro articolo sull’upcycling nel design e nella decorazione


I progetti di design sostenibile
nati dagli scarti e dal riciclo di prodotti in disuso


Bell chair, Magis

Disegnata da Konstantin Grcic per Magis, la sedia Bell è realizzata in polipropilene riciclato. Il materiale è ottenuto dagli scarti generati dalla produzione di mobili della stessa Magis e da quelli dell’industria automobilistica locale. Bell Chair crea così un ciclo “chiuso”, auto-riciclando i propri materiali, ed è riciclabile al 100% dopo l’uso.

Ma non è tutto. Grazie alla particolare struttura monoscocca, la sedia Bell utilizza meno materiale. Pesa infatti solo 2,7 kg (circa un chilo e mezzo meno rispetto alla media delle sedie in plastica) e di conseguenza consuma meno energia in fase di produzione. Infine, viene spedita in un particolare pallet riciclato (realizzato con la stessa plastica), che contiene fino a 24 sedie impilate e che funge anche da espositore nello showroom.
Quando si dice un esempio di design sostenibile ben progettato! (www.bell-chair.com)


Guarda il nostro articolo che elenca, per data di scadenza,
tutti i concorsi di design italiani e internazionali


Calatea Green, Pianca

Calatea, la poltrona disegnata da Cristina Celestino per Pianca nel 2017, diventa green. L’imbottito è stato realizzato in eco-fibra di poliestere, proveniente dal recupero delle bottiglie di plastica, ed è completamente riciclabile e compostabile. La scocca è in legno multistrato, le gambe in legno massello di Frassino certificato FSC®. I rivestimenti in tessuto sono realizzati con un filato di cotone prodotto con sistema Open End, impiegando materiale riciclabile al 100%. (pianca.com)


On & On, Emeco

On & On è la linea di sedie e sgabelli firmata da Barber & Osgerby per Emeco. La collezione è stata creata con un materiale rinnovabile che può essere riciclato all’infinito. Si tratta del Rpet, il PET riciclato ottenuto dalle bottiglie di plastica. Un materiale già usato da Emeco nel 2010 per la 111 Navy Chair (realizzata appunto con 111 bottiglie di Coca Cola!), ma che da allora è stato migliorato raggiungendo una stabilità e una longevità maggiori. (www.emeco.net)

Guarda la 111 Navy Chair, fatta con 111 bottiglie di CocaCola


 

Levico, Henry&co

Si chiama BETALY® ed è un innovativo materiale sostenibile nato dal riutilizzo degli scarti di marmo e cemento. Un materiale atossico, durevole e non deformabile che è l’ideale per gli spazi esterni, come dimostra la collezione di lampade outdoor Levico firmata da Henry&co. per 9010 Belfiore.

A rendere sostenibile Levico non è, però, solo il materiale impiegato, ma anche il processo di costruzione. Le lampade sono infatti costituite da un corpo unico, in cui è incassata la luce a LED. In questo modo, a fine vita possono essere facilmente disassemblate e ogni loro componente può essere singolarmente riciclato. La produzione è semiartigianale e avviene interamente in Italia. (www.henryandco.it) – (it.9010.it)


Eye Candy, Swedish Ninja

Struttura in acciaio verniciato a polvere e top multicolor in plastica riciclata. È Eye Candy, il nuovo tavolino del brand Swedish Ninja. Il piano del tavolo è stato realizzato con i vecchi flaconi dei cosmetici. A uno sguardo più attento, sono visibili infatti tracce delle etichette e dei codici a barre. Il top è composto a mano ed è riciclabile al 100%. (www.swedishninja.com)


 

Happylife, SLIDE

Il divano outdoor Happylife di SLIDE diventa sostenibile nel 2020. I rivestimenti della nuova collezione green sono realizzati con polietilene riciclato al 100%, proveniente da scarti di produzione o da fonti esterne. La linea sostenibile di SLIDE si distingue per il colore scuro dei prodotti creati con il processo di polverizzazione della plastica. (slidedesign.it)


Rio, Durbanis

Sedute outdoor realizzate con i rifiuti degli imballaggi in polietilene. Parliamo di Rio, la collezione del brand spagnolo Durbanis. Il materiale si compone solo di polietilene, risultando riciclabile al 100%. Senza la necessità di fare una selezione, si può infatti immettere la plastica direttamente nel ciclo produttivo. Le sedute hanno linee arrotondate e sono proposte in diversi colori vivaci. (www.durbanis.com)


Earth Stool, Mater

Earth Stool è lo sgabello disegnato dall’architetto Eva Harlou per Mater, azienda danese da sempre attenta alla sostenibilità. La struttura in metallo è riutilizzabile. La seduta è proposta in due versioni: in legno proveniente da foreste gestite in maniera responsabile e in plastica riciclata, ricavata dai rifiuti degli imballaggi. (materdesign.com)


Waste Tile Cube Cabinet, Piet Hein Eek

Il designer olandese Piet Hein Eek è uno dei maestri dell’upcycling. In particolare, è famoso per il modo creativo con cui reinventa il legno di scarto. Un esempio molto interessante è la serie di mobiletti Waste Tile Cube Cabinet. Una collezione di cubotti realizzati con “piastrelle” di legno. I cubi sono proposti con 1 o 3 cassetti e possono essere sovrapposti fra di loro, così da creare vere  e proprie credenze. (pietheineek.nl)


CHIME, Stickbulb

CHIME è una rilettura in chiave green del classico chandelier di cristallo. Il lampadario è composto con il legno di una vecchia cisterna d’acqua del primo grattacielo di Brooklyn, un edificio storico di Court Street. Il progetto è firmato da Stickbulb, un giovane brand newyorkese che realizza lampade con il legno recuperato da edifici demoliti o da foreste gestite in modo sostenibile. (stickbulb.com)


Tinct, Justyna Poplawska

Vetro riciclato mescolato con resina e pigmenti sostenibili: è dal mix fra questi ingredienti che nasce Tinct, la serie di tavolini e paraventi della designer polacca Justyna Poplawska. Il risultato è un materiale di straordinaria bellezza, che ricorda le delicate sfumature di un acquerello. Quando il riciclo diventa poesia. (justynapoplawska.com)


NO2 RECYCLE, Fritz Hansen

Porta la firma del grande studio giapponese Nendo NO2 RECYCLE, la sedia sostenibile di Fritz Hansen. L’elegante scocca è realizzata in plastica secondo un processo di produzione circolare, che rende possibile riciclarla praticamente all’infinito. La plastica proviene dai rifiuti domestici raccolti nell’Europa centrale. (fritzhansen.com)


 

 

Leggi il nostro articolo sull’upcycling nel design e nella decorazione


Trasformers, Savvas Laz

Imballaggi di polistirolo. È dal loro riciclo che nasce Trasformers, la serie di arredi creata dal designer greco Savvas Laz. “Il mondo del design è concentrato sulla ricerca di nuovi materiali. Secondo me dovrebbe pensare anche a cosa accade ai materiali che sprechiamo”, racconta il designer. Da qui l’idea di dare una nuova vita ai pezzi di polistirolo trovati nei cassonetti dei rifiuti di Atene. (www.savvaslaz.com)


Collezione Terrazzo, Bentu Design

Un progetto di riciclo realizzato con la tecnica del terrazzo veneziano. È la Collezione Terrazzo dello studio cinese Bentu Design. Una serie di arredi e complementi creati con gli enormi sprechi di ceramica della città di Foshan, in Cina. Il nuovo materiale effetto terrazzo nasce mixando pezzi di piastrelle con il cemento. (www.bentudesign.com)


Adell, Arper

Adell è una delle novità 2020 di Arper. Una poltroncina dalle linee arrotondate che ha un forte legame con la natura. Non solo per la forma organica, ma anche per la texture della superficie: un disegno concentrico ispirato agli anelli degli alberi e alle striature delle conchiglie. A rendere speciale Adell sono, però, soprattutto i materiali utilizzati: il polipropilene riciclato all’80% della scocca e il legno certificato della base. Materiali che possono essere riciclati o riutilizzati, così da garantire uno smaltimento responsabile. (www.arper.com)


TO RE OR NOT TO RE, Joe Velluto

Riciclare o non riciclare? Riciclare, ovviamente. Proprio come ha fatto Joe Velluto con TO RE OR NOT TO RE. Il designer, in collaborazione con Teraplast, ha prodotto il vaso RE-POT con la plastica post consumo, vale a dire tutta quella plastica che si trova nella raccolta differenziata della spazzatura, selezionata e divisa per colore. Il progetto è stato presentato durante il Fuorisalone 2019, in occasione di “Ro Plastic Prize”, la prima edizione del concorso di Rossana Orlandi dedicato al tema del riciclo della plastica. (www.joevelluto.it)


Way, Ferm Living

292 bottiglie per un tappeto. Way di Ferm Living è realizzato con bottiglie di plastica riciclate. Un progetto con cui il brand danese si propone di ridurre il consumo di plastica fino a 270.000 bottiglie l’anno. La collezione può essere usata sia negli ambienti interni sia in quelli esterni e comprende un tappeto, un runner, una tovaglietta e un cuscino. Quattro prodotti dal design classico, che trovano ispirazione nell’universo marittimo. (fermliving.com)


Re.Bean, Kristen Wang

Re.Bean, il progetto vincitore del Salone Satellite Award 2019, è un materiale realizzato riciclando i sacchetti di caffè in grani e i rifiuti macinati del caffè. L’idea è quella di offrire una soluzione progettuale innovativa per recuperare uno dei principali rifiuti organici al mondo. Il risultato è un prodotto riciclabile e biodegradabile, riutilizzabile ed ecologico. Tutti i rifiuti sono, infatti, raccolti e lavorati localmente. Re.Bean può essere impiegato per complementi d’arredo, gioielli e sculture. (www.kristenwangdesign.com)


Ecobirdy

Ne abbiamo già parlato tante volte, ma Ecobirdy non può proprio mancare in un focus dedicato al riciclo. Si tratta di un brand belga che produce arredi per bambini, creati con la plastica recuperata dai vecchi giocattoli. Uno dei progetti di design circolare più interessanti degli ultimi anni. (www.ecobirdy.com)


Molten Table, Dirk Van Der Kooij

Il designer olandese Dirk Vander Kooij è conosciuto proprio per i suoi progetti con la plastica riciclata. Fra le sue opere più note Molten Table, per cui Dirk ha sviluppato un processo di fusione lenta con il quale trasforma sedie, vasi e mobili di plastica, recuperati dalla discarica, in tavoli multicolor belli e indistruttibili. (www.dirkvanderkooij.com)


GUARDA ANCHE IL NOSTRO REPORT SUL LONDON DESIGN FESTIVAL 2018

design sostenibilePronta a debuttare in occasione della Milano Design Week 2019, la casa tedesca Bananatex lancia uno degli esempi di design sostenibile alla portata di tutti, soprattutto nel quotidiano.

Ecco che nasce QWSTION, lo zaino nato dal connubio tra innovazione, progettazione e pensiero alla creazione di un nuovo futuro. Come? Grazie alle banane.design sostenibile

QWSTION sono proprio delle borse realizzate con fibre vegetali di banane, completamente biodegradabili, capaci di sostituire tutte le plastiche che vengono adottate sul mercato.

La sfida dell’azienda è stata proprio quella di adottare un approccio diverso, prendendo una direzione differente da tantissimi competitor e di proporre quindi al pubblico un prodotto che sappia distinguersi.design sostenibile

Bananatex vi aspetta a Milano

Quale migliore occasione se non debuttare alla tanto ricca settimana del design, proprio a Milano?design sostenibile

L’azienda Bananatex ci accoglierà nella suggestiva installazione intitolata Shelter, nello spazio Alcova in via Popoli 11. Un open space completamente dedicato alla scoperta delle potenzialità dell’innovativo materiale e alla prova effettiva di quanto il quotidiano può cambiare anche con piccoli gesti.

QWSTION è la risposta concreta ai continui sprechi di materiali nocivi utilizzati dal mercato, offrendo una visione ecologica agli utenti di ogni giorno, sensibilizzandoli al tema clima e ambiente.design sostenibile

Come è nato il progetto

L’innovativo zaino sostenibile QWSTION nasce dalla collaborazione di Bananatex con l’azienda svizzera QWSTION, specializzata in uso di filati taiwanesi, uniti per seguire insieme l’intenso sviluppo e processo produttivo.

Tutto il progetto è composto dal primo tessuto impermeabile e resistente completamente realizzato con piante di banane coltivate nelle Filippine.design sostenibile

Qualcuno potrebbe chiedersi se l’uso delle piante di banane possa essere esso stesso qualcosa che vien meno alla natura. Bananatex risponde al perchè ha voluto focalizzarsi proprio su questa tipologia di piante: il banano non ha la necessità di essere trattato con sostanze chimiche e garantisce abbastanza autosufficienza, tale da contribuire al rimboschimento delle aree una volta erose dalle piantagioni di palme, migliorando nel contempo la prosperità degli agricoltori locali.design sostenibile

www.qwstion.com www.bananatex.info www.alcova.xyz

In occasione della Stockholm Furniture Fair 2019, lo studio norvegese Snøhetta ha presentato S-1500, una sedia in plastica riciclata realizzata con i rifiuti di aziende ittiche norvegesi.

Salveremo il mondo dalla plastica? Diciamo che ci stiamo provando. A partire dal 2021 verrà vietata all’interno dell’Unione Europea la vendita di prodotti in plastica, come posate, piatti, cannucce e cotton fioc. Mentre entro il 2025 gli Stati Membri dovranno cercare alternative ad articoli come i contenitori alimentari e le scatole usate per gli hamburger.

Questi sono solo alcuni step di una battaglia contro la plastica diventata ormai necessaria. L’inquinamento ha, infatti, raggiunto livelli insostenibili, se pensate che oltre l’80% dei rifiuti marini è costituito da plastica.

In questa battaglia un ruolo importante lo sta giocando il mondo del design, sviluppando progetti innovativi che possano offrire un’alternativa alla plastica vergine. Un esempio? S-1500, la sedia in plastica riciclata progettata dallo studio norvegese Snøhetta in collaborazione con l’azienda Nordic Comfort Products (NCP).

La sedia S-1500 è un’interpretazione contemporanea della R-48, un classico norvegese della fine degli anni ‘60

Presentata in occasione della Stockholm Furniture Fair 2019 che si è tenuta nella capitale svedese dal 5 al 9 febbraio, S-1500 propone una rilettura contemporanea di un’icona di Nordic Comfort Products: la R-48 disegnata da Bendt Winge alla fine degli anni ‘60. Una collezione di sedie per scuole e uffici che nella sola Norvegia ha venduto più di cinque milioni di pezzi.

Una sedia in plastica riciclata creata con le reti, le corde e i tubi ormai rovinati delle aziende ittiche norvegesi

Nel ridisegnare questo classico scandinavo Snøhetta non si è limitata a un lavoro di pulizia formale. Il celebre studio norvegese ha puntato sulla sostenibilità. S-1500 è, infatti, frutto di una ricerca sulla plastica durata ben due anni. Il risultato è una sedia realizzata al 100% con materiali di recupero. Il telaio è in acciaio riciclato. Il corpo è stato creato con la plastica proveniente dai rifiuti di alcune aziende ittiche del Nord della Norvegia, come Kvarøy Fiskeoppdrett e Nova Sea.

Le reti, le corde e i tubi ormai rovinati di queste aziende possono essere lavorati, macinati e poi mescolati, dando vita a nuovi oggetti. Un vero e proprio progetto di economia circolare che, nelle intenzioni di Snøhetta, dovrebbe spingere altri produttori a sostituire la plastica vergine con materiali di scarto da riutilizzare in modi nuovi e sostenibili attraverso il design.

Una seduta verde scuro con venature che ricordano il marmo

La S-1500 dimostra, infatti, come dal recupero dei rifiuti possono nascere cose molto belle. Già, è davvero bello il corpo verde scuro dall’effetto marmorizzato della sedia in plastica riciclata firmata da Snøhetta. Bello e unico. Perché, essendo ottenuto mixando materiali di scarto, pur essendo prodotto in serie, ogni pezzo ha un aspetto diverso.

Insomma, un progetto che conferma come il design possa dare una risposta concreta al problema della plastica e del recupero dei rifiuti. A questo punto aspettiamo di vedere quali saranno i prossimi passi di Snøhetta. Pare infatti che lo studio norvegese abbia intenzione di muoversi sempre di più in questa direzione. Siamo molto curiosi.

Altri progetti di Snøhetta? Scopri anche Under, il primo ristorante sottomarino in EuropaGreen Hotel, l’albergo dove ammirare l’aurora boreale; la grande biblioteca di Calgary, negli USA.

Per altri prodotti in plastica riciclata, dai invece uno sguardo ai progetti che abbiamo segnalato nel report sul London Design Festival 2018.

Mobility Design Lab. Un laboratorio per le mobilità alla SPD, Scuola Politecnica di Design di Milano.

Il grande designer Walter De Silva e la Scuola Politecnica di Design danno vita al Mobility Design Lab, un nuovo centro ricerca sulla mobilità, per dare soluzioni concrete ai prossimi scenari di domani e lanciare Milano “Capitale della Mobilità“.

Reduce da un incarico ventennale ai vertici del gruppo Audi-Volkswagen, Walter De Silva è stato nominato presidente del laboratorio Mobility Design Lab, che riunirà le attuali attività della scuola SPD in questo settore.

De Silva, in occasione della presentazione ufficiale del Mobility Design Lab, ha tenuto una vera e propria lezione di impostazione e metodo progettuale.

Un tema molto attuale: la mobilità urbana

Il tema per il prossimo anno sarà la mobilità urbana. Un tema di grande attualità, considerando tutte le problematiche connesse a questo settore strategico che non trovano pieno riscontro nei prodotti e nelle logiche attuali.

Ecco allora la necessità di inquadrare la ricerca degli studenti nella direzione di un’utilità (possibilmente condivisa) e di adeguate soluzioni sostanziali. Il punto di partenza del Mobility Design Lab è la tipologia del quadriciclo elettrico. Un veicolo innovativo che racchiuda in sé le caratteristiche di peso e dimensioni più idonee all’ambito di utilizzo e alla sostenibilità ambientale. Le scelte formali saranno invece lasciate alla libera espressione individuale, invitando però gli studenti ad allontanarsi più possibile dai canoni attuali.

Si prospetta un’esercitazione realistica, in grado di affrontare e anticipare scenari di utilità concreta, con ricadute positive sulla collettività. Un lavoro che sia in grado di estrapolare il meglio da analisi e brief di progetto, nonché dalle tecnologie costruttive e digitali già oggi disponibili, attuando un ribaltamento rispetto alla priorità delle forme sui contenuti. Un’abitudine piuttosto consolidata in questo particolare settore.

De Silva dà prova di grande lucidità distanziandosi da logiche ormai esauste che mercato e ambiente non possono più sostenere. Un esempio; aumentando il coefficiente di utilizzo si riduce potenzialmente il numero dei mezzi in circolazione che oggi, per la maggior parte del tempo, passano la loro vita parcheggiati.

Va dato atto alla SPD, la scuola diretta da Antonello Fusetti, aver attivato una collaborazione di assoluto valore, con una impostazione disincatata e razionale, che consente al design di svolgere al meglio la propria funzione sociale. Si dovrà attendere un anno per vedere la conclusione dei lavori del Mobility Design Lab, di cui daremo senz’altro conto. 

www.scuoladesign.com

 

In occasione della New York Design Week 2018, apre nella grande metropoli Zero Waste Bistro, il ristorante pop up che riflette sul tema dell’economia circolare.

In cosa consiste

Il ristorante pop up sposa l’interior design con la sensibilità sempre crescente verso la sostenibilità.
Il design per primo, essendo a stretto contatto con prodotti e comunicazione, deve essere il primo a muovere la società verso l’etica e la sostenibilità. Questo perchè cambiano i modi di vivere, di mangiare e di consumare, abitudini che diventano sempre di più insostenibili.

È così che in occasione di WantedDesign, l’evento newyorkese dedicato al design del prodotto e degli interni, l’istituto finlandese Finnish Cultural Institute lancia per quattro giorni il progetto ambizioso.

Il Bistro a rifiuti zero

Zero Waste Bistro è sia ristorante che laboratorio, uno spazio dove scoprire quanto è importante la raccolta differenziata e quando possa aiutare il mondo a ridurre lo spreco.

Il progetto è stato curato dai design finlandesi Harri Koskinen e Linda Bergroth, che hanno coinvolto il ristorante di Helsinki Nolla.

La struttura dello spazio è stata pensata come un tunnel colorato, diviso da diversi archi.
Tutte le superfici di arredo, a partire dai tavoli fino alle alzatine, sono state realizzate in Durat, un materiale composto da plastica riciclata e riciclabile al 100%.
Gli accessori invece sono stati forniti da Finnish Design Shop.

Per completare il pacchetto, è stata pensata anche una cucina totalmente sostenibile e a Km zero. Gli chef Luka Balac, Carlos Henriques e Albert Franch Sunyer propongono infatti un menu di solito non ben accetto nelle zone di ristorazione.

 

Andare a vedere l’aurora boreale e il circolo polare artico è uno dei sogni nel cassetto che tutti abbiamo, e adesso arriva anche il Green Hotel per farlo.
Il loro modo di vedere l’architettura non fa altro che affascinarci, permettendoci di ammirare lo spettacolo della natura.

Lo studio di architettura norvegese Snøhetta lo ha già fatto una volta, con Under, il primo ristorante sottomarino in Europa (leggi qui se vuoi scoprire di più).
Stavolta si presentano con una collaborazione con Arctic Adventure of Norway, Asplan Viazk e Skanska, presentando il concept di un Green Hotel nel nord della Norvegia.
Alla mistica struttura architettonica Under, si aggiunge Svart, l’edificio ecosostenibile che, integrandosi all’ambiente, permette ai visitatori di lasciarsi stupire dallo spettacolo del mondo ghiacciato.

La sostenibilità di Svart

Primo obiettivo che lo studio Snøhetta ha voluto raggiungere è costruire un edificio che avesse un impatto minimo sulla natura. Questo Green Hotel consente ai visitatori di concedersi una vacanza nella piena immersione nella natura, rispettandone la sua essenza preziosa.

Materiali naturali, posizione a favore della luce e utilizzo di pannelli solari fanno di questo Hotel uno posto dove respirare il significato della sostenibilità. La dimostrazione che ancora ai tempi di oggi si può costruire qualcosa senza l’utilizzo di acciaio e calcestruzzo.
L’hotel diventerà anche l’edificio Powerhouse più settentrionale del mondo.

L’edificio

L’Hotel Svart è stato costruito seguendo una struttura circolare, che si ispira all’architettura vernacolare locale, in particolare alle abitazioni dei pescatori norvegesi e alle casette dove viene essiccato il pesce.

Tutta la struttura è stata pensata in pali di legno, resistenti agli agenti atmosferici del luogo. Utili per realizzare una lunga passeggiata per gli ospiti e un posto dove arenare le barche e i kayak.
Svart è stato posizionato ai piedi del monte Almlifjellet, dove gli alti e rocciosi monti si confondono con le acque del fiordo di Holandsfjorden.

www.snohetta.com

Che siano creme o prodotti per la pulizia della casa, Twenty propone un nuovo packaging, o meglio, un metodo di vendita per evitare gli sprechi.

Il tema

La gran parte dei prodotti che utilizziamo a casa sono composti dall’80% di acqua. Questo comporta la produzione e la distribuzione di grandi pack, che naturalmente incidono sul trasporto e lo stoccaggio dei prodotti.

Se tutto viene ridotto dell’80%, immaginate quanta emissione di CO2 si può risparmiare nei trasporti. Per non parlare degli imballaggi!

Cos’è Twenty?

Twenty è la visione di un nuovo brand che vuole invitare il mondo del commercio a intraprendere delle nuove strade, forse più accattivanti ma sicuramente più sostenibili.
Tutti i prodotti per la pulizia, del corpo o per la casa, vengono ridotti in polvere, o in compresse o in capsule.

Basta prendere quello che serve, aprire il rubinetto e sciogliere il prodotto sotto l’acqua. Si rivelerà un buon profumo e un prodotto che non perderà le qualità attese.

www.mirjamdebruijn.com

Axyl è la sedia ecologica studiata per il marchio inglese Allermuir, presentata durante l’appena conclusa London Design Week.

Intelligente e che guarda verso la sostenibilità: sì, perchè Benjamin Hubert, insieme allo studio Layer, ha pensato bene di creare un oggetto che avesse un basso impatto sull’ambiente.

Guarda i migliori progetti di design sostenibile

Tutti gli elementi di Axyl derivano da materiali riciclati. La varietà dei materiali scelti è davvero ricca: si parte dall’alluminio riciclato, per finire alla fibra di legno riciclata o il nylon.

L’idea da cui nasce questo progetto è la volontà di tenere qualcosa di vecchio, che reinterpretato genera qualcosa di nuovo e innovativo… ancor di più se ecosostenibile!

Il design di Axyl mantiere il disegno della comoda e avvolgente tipica sedia danese, che è stata reinterpretata con materiali completamente diversi.

Axyl si presenta sia con braccioli che senza, così da poter essere usata in qualsiasi occasione, anche come piccolo tavolo.

Guarda i migliori progetti di design sostenibile

www.layerdesign.com

ilVespaio, come suggerisce il nome, è un luogo in fermento, pieno di iniziative. IlVespaio è anche un network di professionisti che si occupano di ecodesign e sostenibilità a 360°. Da oggi, finalmente, è anche uno spazio sostenibile di lavoro condiviso.

Il nuovo spazio ilVespaio

Si è da poco inaugurato infatti a Milano, in Via Ferrante Aporti 52, in nuovo spazio de ilVespaio, a pochi passi della Stazione Centrale.

Si tratta di un ampio open space ricavato dal recupero di un vecchio magazzino, un luogo ricco di storia nel quale una volta si producevano radio e giradischi. Uno laboratorio di creatività e di lavoro artigianale che cambia funzione ma resta sempre laboratorio creativo. Questa volta però, sotto forma di spazio moderno e accogliente, pensato appositamente per professionisti, creativi e makers. O meglio, Re-makers, come preferiscono farsi chiamare questi artigiani digitali attenti all’ambiente.

Condivisione al quadrato… Questo è infatti il luogo ideale per chi cerca una scrivania in un ambiente condiviso, e per chi condivide i temi della sostenibilità.

L’interno, completamente aperto, si sviluppa intorno alla sala riunioni vetrata, posta al centro. Tutto intorno, l’area con scrivanie e una zona dedicata al lavoro manuale e alla prototipazione. Tutti gli arredi sono composti da mobili trovati da rigattieri e mercati dell’usato oppure realizzati con scarti di produzione nei laboratori di falegnameria della Sacra Famiglia.

Due parole su ilVespaio

ilVespaio dal 2008 propone infatti soluzione per riutilizzare come merchandising gli scarti di produzione delle aziende e i rifiuti degli eventi; organizza progetti di comunicazione, concorsi, workshop, mostre didattiche su tematiche ambientali e sociali.

Tra i progetti più importanti de ilVespaio ci sono la mostra didattica Ri come… sulla riduzione dei rifiuti che da anni gira per la Lombardia e la Svizzera, la mostra su sprechi alimentari Kids Against Waste, il progetto Toyssimi nei reparti pediatrici degli ospedali, la collezione opensource di aeroplanini di carta Ultra Flying Objects, un kit didattico sulla raccolta differenziata della plastica per Corepla. Numerose sono le collaborazioni con i Consorzi nazionali della raccolta differenziata degli imballaggi (Comieco, Corepla, CiAl) e con aziende quali Tetra Pak Italia, Ikea, Auchan, Barilla.

www.ilvespaio.eu

“Do you design the future?“

Con questa domanda il team organizzatore del Green Project Award di Berlino ha chiamato all’azione aziende, designer e studenti di tutto il mondo.

Un tema importante, quello del Green Project, che ha raccolto ben 500 progetti da 34 diversi paesi, confermandosi la più grande sfida internazionale per la progettazione sostenibile e innovativa.

Fra tutti i progetti partecipanti, sono stati selezionati 124 “green project” appartenenti a 13 categorie: dagli arredi di design realizzati con materiali riciclati alle barre al cioccolato fatto con le alghe, da nuovi materiali da costruzione ecocompatibili, dalle App che calcolano la tua

“impronta ecologica” (quanto danno crei all’ambiente con le tue azioni quotidiane) agli accessori di moda stampati in 3D. Una serie di idee che fanno bene al mondo in cui viviamo e che rispondono alle esigenze dei consumatori più attenti.

Ma non sono stati presentati solamente prodotti, ma anche idee innovative per fornire soluzioni creative per problemi locali o per migliorare le relazioni sociali: dai dispositivi che estraggono l’acqua dalla nebbia (Columbia), a un sistema di certificazione nazionale per edilizia sostenibile (Messico). Da una collezione di accessori per la casa progettati e realizzati da gruppi di sostegno femminile in Sud Africa al commercio equo di giocattoli per bambini realizzati localmente con materiali durevoli (Perù).

La giuria internazionale, sotto la guida del Prof. Dr. Martin Jaenicke, era composta da designer, giornalisti, professori universitari e altri professionisti del design, esperti di economia e di marketing ha esaminato i prodotti selezionati e ha scelto i vincitori del Green Project Award per ciascuna delle 13 categorie che sono le seguenti:
Architettura, Comunicazione, Beni di consumo, Elettronica, Freestyle, Arredo, Accessori per la casa, Bambini, Lifestyle, Mobilità, Office, Ricerca, Università.

Qui di seguito, alcuni dei “Green project” selezionati per la categoria “Furniture”…

www.gp-award.com

 

 

 

Quello della sostenibilità ambientale è un tema sempre più attuale. Ne sa qualcosa smart, il brand Mercedes che ha cambiato la mobilità urbana con la più innovativa delle city car, la smart fortwo.

smart, dicevamo, ha lanciato nel 2014 il contest “smart FOR city”, un concorso dedicato a tutte le start up italiane e focalizzato sulla riqualificazione urbana o sul miglioramento della qualità della vita in città: il tutto in linea con i valori del brand.

Il concorso si è recentemente concluso con la vittoria di Francesca Perricone e Roberta Rotondo, due designer romane specializzate in design ambientale, scelte tra gli oltre 80 startupper partecipanti.

Il loro progetto, “Green For All”, è un’idea semplice ed ecocompatibile che vuole restituire un po’ di verde al grigio delle periferie attraverso innovative soluzioni ecofriendly.

[youtube]https://youtu.be/0k3_q2gyS-A[/youtube]

Si tratta di una piccola serra, interamente realizzata in materiali riciclati, che può essere facilmente posizionata in corrispondenza di una finestra: una sorta di giardino pensile che utilizza le fonti rinnovabili per la produzione di energia o acqua calda ed è alimentato con sistema compost.

Grazie al contributo economico offerto da smart e alla collaborazione di H-FARM, l’incubatore italiano di imprese che inserirà le vincitrici per tre mesi nel programma di accelerazione intensivo H-CAMP, “Green For All”, può dunque trasformarsi in un progetto concreto.

Che dire di più… Design Street non può che promuovere e supportare, come ha sempre fatto, chi promuove start up innovative e sostenibilità ambientale. Un bravo dunque a smart, che ha saputo unirle in un unico progetto!

Ulteriori informazioni sul sito o sulla pagina Facebook.