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Gustavo Martini, brasiliano di nascita, presenta The Grove, una rappresentazione del paesaggio urbano che si trasforma in una particolare famiglia di mobili.

Un boschetto, appunto, che si materializza in una struttura metallica che sostiene curiosi cuscini realizzati con materiali naturali.

Foglie e rami che si mischiano con una grigia rete, quasi a significare come i maestosi palazzi si mescolano con la natura più pura e maestosa.

Gustavo infatti ha preso ispirazione per questo originale progetto la propria terra, esattamente il paesaggio di Rio de Janeiro, costituito da un sistema grafico naturale davvero affascinante.

Così nascono moduli dalla forma definita che costituiscono sedute per un arredo insolito ma dal significato molto forte.

Gustavo è un giovane designer, ma noto ormai nel mondo della progettazione per aver ricevuto il premio come “Next Genera on Designer of The Year 2017” da Wallpaper* e O cine Panerai.

www.gustavomartini.com

O-Line può essere vista come una semplice linea, o un serpente… insomma, si può attorcigliare in qualsiasi modo, ma attenzione: Non è altro che una lampada!

Progettata dal designer belga Laurent Verly, O-Line è una soluzione completamente nuova, che senza essere invasiva si adatta a qualsiasi esigenza all’interno degli spazi. Questo perché spesso non sappiamo dove mettere la lampada, o perché non riusciamo a deciderci, o semplicemente perché ci serve ovunque.

O-Line è leggera e letteralmente malleabile: basta solo sbizzarrirsi, giocare con il suo lungo stelo per poterla mettere ovunque!

Ricorda vagamente le lunghe matite che si attorcigliano su se stesse che si trovano nei musei. O-Line è costituita da materiali compositi, così da essere abbastanza flessibile per personalizzarne la forma e abbastanza rigida per mantenerla.

Può essere una lampada da tavolo, o da terra, o… chissà dove può arrampicarsi, tanto è lunga ben 5 metri! E in più, è facile da installare e piacevole al tatto, grazie alla copertura tessile del cavo.

Ma immaginate di voler mettere la vostra O-Line vicino al tetto. Vi sembra difficile e noioso accenderla e spegnerla? Nessun problema, Laurent ha pensato anche a questo, grazie all’integrazione di un sistema di controllo remoto. Tutto molto più semplice.

Bella vero?

www.laurentverly.com

Ebbene sì, Kiri è una libreria, e non la versione gigante del gioco shangai.

Tanti grandi bastoncini in legno che come in una cascata, si incastrano tra di loro. Sembra proprio che mentre una costruzione complicata stava per crollare, è stata fatta una fotografia che ha bloccato il momento e ha dato vita a un’originale complemento d’arredo.

Ma tra un bastoncino e l’altro, si incastrano travi in legno che danno funzionalità a questo grande gioco scenografico.

Kiri non ha una forma ben precisa, nasce solo da giochi ottici, tra elementi che appaiono e scompaiono, si nascondono l’uno dietro l’altro.

L’impronta è chiaramente giapponese: raffigura una grande e confusa nebbia, che fa intravedere i piccoli oggetti che l’attraversano.

D’altronde Kiri significa proprio nebbia!

L’idea nasce da un gruppo di designer e artigiani, Pivoto, con sede a Kyoto e a Tokyo.

www.pivoto.info

Quante idee possono nascere dalla ceramica, soprattutto quando si parla di riuso? Mille, dai diversi colori e forme.

Proprio come Ceramics Made, una serie di componenti presentata durante il Salone del Mobile dallo studio di design Bentu.

Tutto nasce da Foshan, un città della Cina grande produttrice di ceramiche. Una grande risorsa industriale per il mondo, ma che allo stesso tempo deve sopportare un fortissimo inquinamento ambientale dovuto alle lavorazioni. E non solo! Si aggiungono gli elevati costi di smaltimento, con a seguito tutte le conseguenze dannose per l’ambiente e per le persone.

Così lo studio ha pensato bene di fare un esperimento di riuso degli scarti delle industrie, con l’obiettivo di creare qualcosa che possa diventare un bene comune e invogliare alla rinascita dei materiali d’uso di tutti i giorni.

Bentu design ha anche pensato a un nuovo modo per migliorare l’utilizzo di rifiuti e come velocizzare la produzione, inserendo una griglia come struttura che rafforza i pannelli e ne riduce il peso, e aggiungendo calcestruzzi ad altre prestazioni che permettono di avere pannelli sottili ma resistenti.

Il loro è un vero e proprio invito al pensare e al progettare consapevolmente e con l’amore verso la propria terra.

www.bentudesign.com

La seduta Flow è semplicemente un’opera d’arte: un approccio innovativo nella creazione di un oggetto di design per gli ambienti domestici.

Lo studio Bright Potato parte dall’analisi dei tradizionali metodi di progettazione per arrivare a qualcosa che comunichi emozione, unendo la tecnica del design con l’espressione delle opere d’arte.

Un percorso, l’andare avanti nella vita, un susseguirsi di momenti bassi di noia, nostalgia e tristezza, che diventano allegria ed eccitazione. Il desiderio costante di trovare un equilibrio tra i vari sentimenti dell’essere umano.

Flow rappresenta tutto questo: la rappresentazione fisica dello spazio personale.

Diversi elementi essenziali che si combinano per creare un piccolo angolo dove l’utente può dedicarsi a se stesso, cercando appunto di trovare un equilibrio per stare seduto e riflettere.

Una struttura esile arricchita da un punto luce circolare e un sottile layer che fa da seduta.

Questo progetto si abbina perfettamente a tutti gli spazi di relax, non per forza solo all’interno di ambienti chiusi, ma anche in giardini e spazi all’aperto, dove l’uomo può abbandonare tutti i pensieri e lasciarsi completamente a se stesso.

www.brightpotato.com

Cellastic è una poltrona dalla struttura speciale, che sperimenta e utilizza le caratteristiche tecniche dei materiali.

L’elasticità e la tensione, così come descrive il nome, danno vita ad una seduta particolarmente comoda che si adatta a tutte le curve del corpo umano. Il tutto sfruttando anche dei fili di fibra che modellano e danno più resistenza all’elasticità della gomma.

La fibra si muove sinuosamente su tutta la superficie, così da creare una texture ondulata che ricorda vagamente la struttura molecolare delle cellule.

Il giovane designer giapponese Hiroyuki Morita ha presentato durante il Salone Satellite di quest’anno questo progetto che esalta alcune caratteristiche che di solito vengono nascosti, potenzialità dei materiali che permettono di creare visioni differenti.

Uno studio interessante e di stimolo per l’introduzione di materiali differenti all’interno degli ambienti abitativi.

http://studiorope.com/filter/木漏れ日が差し込む

Ammetto le mie colpe: ho un debole per le geometrie e per i materiali, e durante le mie passeggiate per il Salone del Mobile non potevano sfuggirmi queste lampade in marmo e bronzo.

Un perfetto connubio tra i due materiali, esaltato dall’estrema pulizia e perfezione geometrica dei disegni.

E non si tratta del solito marmo! Il designer Chris Basias, greco d’origine, mi ha raccontato quanto è stato meticoloso nell’utilizzare il marmo proprio prodotto nel suo Paese, la Grecia, utilizzando le sfumature del bianco e del verde. In particolare quest’ultimo proviene esclusivamente dall’isola di Tinos, accostato al marmo Dionusos proveniente dalla stessa acropoli.

Essorropia, un equilibrio (così come dice il nome) tra materiali contrapposti e forme geometriche che giocano tra di loro e con “equilibrio”, appunto.

Una collezione di lampade tutte lavorate a mano, che cercano di affermare la propria unicità e la propria anima.

Ecco che cerchi e coni si muovono nello spazio e raccontano piccole storie.

Come Azou, la lampada da parete, che racconta il viaggio nel mondo: come spilli che segnano le varie mete nel mappamondo, piccoli cerchi si dispongono nello spazio e si uniscono tra di loro.

Vanity è invece una lampada da terra, che ha bisogno di una sfera di marmo, solida e robusta, per stare in piedi.

Oppure Helen, con i suoi grandi diamanti in marmo, rotola come una trottola e mette sempre in mostra il trionfante anello luminoso.

Il design di Chris Basias è la dimostrazione di quanto noi progettisti mettiamo l’anima nei nostri progetti: raccontiamo la nostra vita, includendo sia momenti felici che infelici. E il segreto per uscire da qualsiasi momento, è trovare appunto un equilibrio interiore, tra la forza della natura e la luce.

www.ctlights.gr

Fui è una collezione di arredi insolita, composta da svariate piastrelle che accolgono gli oggetti e li integrano con l’arredo.

Perché tutto quello che usiamo deve semplicemente essere messo sopra le superfici? Perché non si può studiare una soluzione diversa?

Beh, questa è l’idea del giovane designer Giorgio Checco, che presenta durante il Salone Satellite 2017 questa soluzione dal design davvero differente.

Il concetto chiave è chiaro: la modularità e la personalizzazione, che permettono all’utente di poter personalizzare i propri spazi a seconda delle proprie esigenze.

Il designer ha voluto fornire due strutture base che guidano alla personalizzazione: una libreria, una scrivania e un piccolo tavolino basso, adatti per qualsiasi spazio e necessità di organizzazione.

Tutti e tre gli arredi possono essere organizzati con qualsiasi modulo, ognuno con una funzione precisa, e alimentato da una base a induzione.

Le piastrelle funzionali propongono un vero e proprio organizer, sviluppandosi in una forma a vaso, uno per la luce, uno come speaker e base di ricarica per smartphone, uno come contenitore, e uno come presa.

È possibile muovere i diversi moduli a seconda del proprio piacimento, senza vincoli e senza problemi di cavi elettrici.

Un concetto completamente nuovo di arredo, che nasce da una raffinata scelta stilistica e da un nuovo scenario del vivere quotidiano.

Conosciamo il designer

Giorgio Checco è un giovane designer, nato Modena e trasferitosi a Milano per studiare Product Design presso la NABA, laureandosi nel 2016 con il progetto Fui Collection.

Durante il percorso universitario, apre con il suo collega Lorenzo Ronzoni lo studio e laboratorio Cheròdesign.

Nel corso del processo creativo, Giorgio cerca di trarre ispirazione dalla vita di tutti i giorni attraverso una costante ricerca e osservazione, indagare nuovi bisogni e curare ogni singolo dettaglio sta alla base del suo metodo progettuale.

www.giorgiochecco.com

1997-2017. Il Salone Satellite ha compiuto 20 anni…

Premessa.

Questo post fa parte di 3 articoli pubblicati su Design Street di commento a questo Salone del Mobile 2017 appena concluso. Gli altri due sono: Considerazioni sul Salone del Mobile 2017 e Considerazioni sul Fuorisalone 2017. Vi suggerisco di leggerli tutti per avere una visione più ampia e completa sull’evento di design più importante al mondo.


Il Salone Satellite

I nostri lettori sanno quanto Design Street sia attento ai nuovi talenti. Anzi. La nostra forza è proprio nel talent scouting, nel cercare, selezionare e proporre proposte sempre nuove, poco conosciute, spesso in anteprima. Questo grazie alla ricerca continua e alla nostra regolare frequentazione dei più importanti appuntamenti europei del design. Tra questi, il Salone del Mobile di di Milano e la sua appendice dedicata ai giovani: il Salone Satellite

Io lo lascio sempre per ultimo, solitamente il sabato mattina, per chiudere la settimana del salone in bellezza, con un’atmosfera fresca, giovani, frizzante e internazionale. Nonostante le delusioni degli ultimi anni, il mio ottimismo non si è ancora rassegnato. E non lo farà nemmeno questa volta, anche se viene messo a dura prova dalla delusione che purtroppo cresce di anno in anno.

Non lo farà perché comunque apprezzo l’idea della Fiera di portare in Italia i designer da tutto il mondo e soprattutto per doverosa gratitudine nei confronti di quei ragazzi che si sobbarcano spese esorbitanti per esporre al Salone Satellite di Milano, armati solo di passione, entusiasmo e voglia di emergere. Per loro è un sogno che si avvera. Ed essere presente è il mio modo per sostenerli.


Un format da cambiare

Dicevamo che il Salone Satellite ha compiuto 20 anni e, mi spiace dirlo, porta male i suoi anni… Io lo seguo dalla prima edizione e negli ultimi tempi ho notato (mio malgrado e con grande dispiacere) lo stanco ripetersi di un format che mi piace sempre meno.

Perché? Perché trovo che le sue proposte non siano all’altezza della fiera del design più importante a mondo. Perché trovo che sia una grande opportunità sprecata. Perché è pensato come una piccola fiera dei giovani designer e non un grande festival del design internazionale…

Da quando? Da quando ho iniziato a frequentare fiere e design festival in tutta Europa (da Londra a Parigi, da Stoccolma a Colonia, passando per Berlino…), dove ho scoperto eventi analoghi (molto interessanti) e conosciuto giovani designer di altissimo livello.

La causa? La causa secondo me sono le maglie troppo larghe della selezione che, insieme ai bravi designer, lasciano passare anche chi non lo merita, abbassando cos’ il livello generale e danneggiando l’immagine del Salone Satellite oltre che quella dei migliori talenti che ogni anno vi espongono (come dimostrano i grandi nomi internazionali usciti dal Satellite in questi 20 anni).


Una modesta proposta…

Cosa fare? Capisco che la gestione di questo grande evento non deve essere affatto semplice, ma io credo che un’istituzione così importante e autorevole come il Salone del Mobile di Milano dovrebbe: punto 1, cambiare dopo 20 anni un format che non sembra più adeguato ai tempi e punto 2, assumere un approccio più innovativo e più consono al suo ruolo di faro internazionale del design.

I modi sono diversi. Io ne suggerisco uno che a mio avviso darebbe all’organizzazione il prestigio e l’autorevolezza che meriterebbero.

Si potrebbe trasformare l’evento da copia (in piccolo) della fiera, a “Olimpiade del design” o, più verosimilmente, a premio internazionale per giovani talenti. Penso ad esempio ai festival indipendenti del cinema: Venezia, Cannes, Sundance, Tribeca…

Di seguito i 5 punti della mia proposta:

1. GIURIA INDIPENDENTE

Creare una giuria autorevole e indipendente, con un presidente a rotazione (in carico solo 1 anno). Evitando quindi i soliti nomi ormai talmente presenzialisti da sembrare più politici che designer.

2. SELEZIONE DEI DESIGNER

Selezionare un numero minore di designer. Quelli presenti oggi al Salone Satellite sono troppi e la quantità va a discapito della qualità.

3. PATECIPAZIONE GRATUITA

Dare la possibilità a tutti i designer selezionati di accedere gratis al Satellite, così da premiare anche i tanti giovani meritevoli che non possono permettersi tutte le spese necessarie (partecipazione, viaggio, vito, alloggio, costi di trasporto e di allestimento…). Al massimo, si potrebbe chiedere ai designer un rimborso spese forfettario, non superiore ai 500€.

4. IL PREMIO

Offrire un premio, anche in denaro, ai designer vincitori delle varie categorie. Sarebbe uno stimolo per tutti, renderebbe ancora più autorevole l’evento a livello internazionale.

5. LA LOCATION

Utilizzare uno spazio diverso per il Salone Satellite. Il Padiglione 22 della Fiera, che lo ospita, è troppo grande e dispersivo. Adatto agli stand di 500, 1000 mq dei grandi brand ma totalmente inadeguato per i piccoli box (4×4?) dei singoli designer, che spesso sono semivuoti, non avendo la possibilità economica di allestirli in maniera più adeguata. Uno spazio più intimo e raccolto metterebbe sicuramente in risalto i loro lavori.

Solo così, a mio parere, si potrà trasformare il Salone Satellite da evento commerciale (dove chi ha la possibilità paga, espone, trova potenziali contatti per il suo business) in evento culturale (dove i migliori, anche chi ha molto talento ma pochi mezzi, si ritrovano e competono per la vittoria). Ti selezioniamo, ti ospitiamo, di premiamo, ti lanciamo nel mondo del design. Questa è la mia idea, ma ovviamente ce ne possono essere tante altre. Purché si faccia qualcosa per cambiare, e lo si faccia con una visione culturale e non solo commerciale.


Cosa ne pensate?

Avete visto il Salone Satellite? Cosa ne pensate? Sarei lieto di avere un vostro parere (anche discordante, ovviamente) così come mi piacerebbe un confronto con gli organizzatori. L’importante è fare qualcosa e farla presto, prima che città dinamiche come Londra o Stoccolma ci rubino lo scettro del Design!

Massimo Rosati

Bobina è una serie di complementi d’arredo che propongono un approccio materico diverso dal solito: le sedute e i tavoli infatti sono realizzati in filamenti di resina.

Sono coloratissimi e valorizzano la lavorazione a mano; sembrano proprio cuciti su un grande telaio.

Come è stata realizzata la serie

Tutti i complementi sono stati realizzati tramite uno stampo, al quale è stato avvolto attorno una combinazione tra filati e resina, che valorizzano l’arte dell’intreccio e permettono di avere alta stabilità.

Questo processo ha permesso di esplorare e sviluppare tre strutture tessili tridimensionali, che si ispirano all’intreccio utilizzato per la realizzazione di cesti.

Come è nata Bobina

L’idea di progetto è nata dal duo di designer di Studio Nito, che ha sviluppato una ricerca sperimentale sulle superfici curve. La tecnica tessile, dunque, è caduta proprio a pennello, perché grazie alla sua flessibilità ,permette di creare forme svariate e davvero creative.

Tutta la serie, inoltre, valorizza l’arte dell’intreccio combinando diversi colori insieme e spesso contrastanti e ornamentali.

Dove trovare Bobina

Un progetto davvero interessate e creativo, presentato durante il Salone Satellite del 2016, che ha saputo mettere in risalto la forte ricerca che sta dietro.

Per maggiori informazioni a riguardo, potete contattare i designer visitando il loro sito

www.studionito.com