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Quattro volumi in legno completamente fusi con il paesaggio circostante. È Archipelago House, la casa per le vacanze sulla costa rocciosa svedese progettata da Norm Architects.

Si chiama Archipelago House l’ultimo progetto firmato dallo studio danese Norm Architects. Una casa per le vacanze arroccata sulla costa rocciosa della Svezia, appena a nord di Göteborg, pensata per ospitare una coppia e i loro quattro figli.

Ispirata alle tradizionali rimesse delle barche che si trovano sulle sponde rocciose locali, Archipelago House è composta da quattro volumi in legno di pino collegati da un cortile terrazzato che segue il terreno in pendenza e si sviluppa su 5 livelli. Un rifugio completamente fuso con la natura circostante, sia dentro che fuori.

Il paesaggio entra, infatti, anche negli interni della casa grazie alla scelta di colori e materiali naturali. Legno, pietra, carta washi e tonalità soft che spaziano dall’avorio al marrone. Un’estetica che mescola alla perfezione il caldo minimalismo svedese con l’eleganza e il rigore formale tipici del design giapponese.

Un perfetto mix di design e soluzioni su misura

Archipelago House è una perfetta sintesi di bellezza e funzionalità. Per arredare gli spazi, Norm Architects ha alternato soluzioni su misura, come gli scaffali del living e le armadiature della cucina, con mobili di design realizzati in collaborazione con Karimoku Case Study, brand giapponese specializzato nella produzione di arredi in legno.

Dalla collaborazione tra lo studio di design danese e l’azienda giapponese sono nati il tavolino con top in pietra e le poltroncine dalle forme arrotondate nel living. Le nuove Club Chair “N-CC01” che saranno disponibili dalla primavera 2021.

GUARDA IL NOSTRO ARTICOLO SULLE POLTRONE DALLE FORME ARROTONDATE

Quando il design scandinavo e l’estetica giapponese si incontrano

La fusione tra design scandinavo ed estetica giapponese è percepibile, però, anche nella collezione di lampade, prodotte da Norm Architects in collaborazione con Karimoku e Kojima Shouten, azienda nipponica che produce lanterne da oltre 220 anni. Parliamo della sospensione a forma di cono in carta washi, che fa bella mostra di sé nel living, e delle lanterne da tavolo e da terra, realizzate in carta washi e legno. Pezzi scultorei, a metà fra una lampada e un elemento di arredo, scelti per impreziosire la zona giorno e la camera da letto.

A completare il quadro, il bagno rivestito con lastre in pietra grigia. Una piccola “caverna” di lusso che richiama i colori del paesaggio roccioso circostante, ribadendo ancora una volta che la principale ispirazione del progetto è la natura.

Foto: Jonas Bjerre-Poulsen.

Moduli abitativi nomadi e micro architetture di design.

Vi piacerebbe avere una micro architettura da posizionare in giardino o un piccolo bungalow in legno per vivere in mezzo alla natura? Vorreste avere una casa mobile, facile da spostare e da portarsi sempre dietro? Che ne pensate di un modulo abitativo nomade, di dimensioni minime ma accessoriato son tutto quello che serve?
Bene, se l’idea vi piace, sappiate che siete in buona compagnia!
Sono sempre più numerose infatti le aziende e i designer che progettano micro architetture per vivere a contatto più diretto con la natura.
Rinunciando magari a un po’ di spazio ma guadagnandoci in bellezza e in sostenibilità. E, soprattutto, avendo l’opportunità di immergersi completamente nel paesaggio circostante.

Questi piccoli moduli nomadi, in inglese cocoons (bozzoli), cabins (capanni) o bungalow, possono avere diverse forme. Dalla più tradizionale a quella più avveniristica. Dalla classica forma a casetta alla più aerodinamica forma a uovo. Dal cubo al geode dai lati irregolari…


La sostenibilità ambientale dei moduli abitativi minimi

Le micro architetture abitabili sono quasi sempre sostenibili e realizzate con materiali naturali, sostenibili e riciclabili, per minimizzare l’impatto ambientale e in molti casi, anche autosufficienti dal punto di vista energetico. Queste ultime sono progettate per riciclare l’acqua piovana o per catturare l’energia dal sole o dal vento. Sono

Un bel modo per godersi la natura, rispettandola e proteggendola.

Abbiamo diviso questa selezione di micro architetture in due tipologie: 

  1. I moduli abitativi fissi
  2. I moduli abitativi nomadi, cioè trasportabili.

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I MODULI ABITATIVI FISSI

Si tratta di micro architetture da posizionare in giardino, in un prato fiorito o in un bosco, su una terrazza. Possono rappresentare un modulo abitativo per una vacanza o una stanza in più per le attività quotidiane. Uno studio, uno spazio dove dedicarsi agli hobby o dove potersi concentrare, isolati dal mondo. O anche una camera da letto, dalla quale ammirare lo spettacolo del cielo stellato o dove ospitare gli amici che ci vengono a trovare…

Ecco allora la nostra selezione di mini architetture da abitare


The Mountain Refuge, ispirato alla tradizione

Si ispira ai tradizionali rifugi di montagna il The Mountain Refuge, un modulo residenziale minimo. Progettato dagli architetti Massimo Gnocchi e Paolo Danesi, questo progetto si basa su un sistema costruttivo prefabbricato in legno e vetro. un equilibrio tra sostenibilità e design.

Il modulo costruttivo è flessibile che offre diverse possibilità di configurazione, sia in termini si dimensioni, sia di allestimenti interni. www.themountainrefuge.com


 

Le Cocoon De Luxe, una bolla di design

L’interior designer Sybille de Margerie ha approfittato del periodo di isolamento post-pandemico per ripensare al concetto di benessere. Così ha progettato Le Cocon de Luxe, un modulo abitativo dalla forma di uovo, ispirato al simbolo cinese Yin e Yang.

Si tratta di un nuovo spazio di design dove poter vivere in serenità, da soli o in coppia, con la massima attenzione alla qualità della vita. Le Cocon de Luxe è stato pensato per un uso privato, come una seconda casa all’aria aperta, o per gli hotel, come spazio esterno o camera speciale… www.sybilledemargerie.com


Home office, le mini architetture “da giardino”

Lo studio inglese Koto ha progettato un serie di unità abitative minime da giardino. Due volumi scultorei  dalle linee irregolari realizzati in legno e vetro. Si chiamano Home Office 1 e Home Office 2 e sono pensate come luoghi di lavoro o di svago. 

Ogni mini architettura è uno spazio immersivo nel quale connettersi con la natura circostante. L’esterno, in legno carbonizzato, riprende i materiali delle antiche case giapponesi (kotodesign.co.uk)


Space of Mind, un modulo di 9 metri quadri

Space of Mind è un modulo abitativo minimo, progettato dal brand finlandese Made by Choice in collaborazione con lo Studio Puisto Architects. Anche questo progetto nasce da una riflessione sul design ai tempi della pandemia da Corona Virus e in particolare sul lavoro a distanza. 

Space of Mind è un piccolo bungalow in legno di 9 metri quadrati è pensato sia come spazio per l’home office, sia come camera per gli ospiti. Come palestra dove allenarsi o come spazio privato nel quale pensare, concentrarci, rilassarci e trovare la nostra tranquillità. Un modulo abitativo da sistemate in un cortile, su una terrazza sul tetto o in un bosco. Space of Mind è riciclabile e riutilizzabile, secondo principi di sostenibilità circolare.

 


Casa Ojalá, un progetto ispirato alle barche a vela

Casa Ojalá è un progetto di micro architettura dinamica. Una cellula abitativa in continuo cambiamento che si trasforma a seconda dei momenti della giornata. Progettata dall’architetto Beatrice Bonzanigo di IB Studio, Casa Ojalá è un’unità di abitazione minimale di 27 mq.

Gli spazi interni si ampliano o si chiudono grazie a un sistema di elementi divisori che si arrotolano e scompaiono. Un sistema che ricorda quello delle barche a vela. 

Scopri di più sul modulo abitativo Casa Ojalá


Zen Work Pod, il design più essenziale

Progettato dallo studio Autonomous, lo Zen Work Pod è un piccolo modulo abitativo dal design minimale. L’idea è dei designer è di ricreare una sorta di cella monastica che favorisca uno stile di vita lavorativo essenziale e produttivo. Per questo sono stati eliminati tutti i dettagli non necessari.

Lo spazio interno offre la massima privacy per concentrarsi sul lavoro, sulle attività di Yoga o sui propri hobby. Le pareti in vetro temperato danno allo Zen Work Pod una grande luminosità e una sensazione di apertura. La struttura è realizzata con legno di quercia e di noce provenienti da fonti sostenibile, in alluminio resistente e in vetro temperato. Disponibile in diverse configurazioni, lo Zen Work Pod può essere ordinato online. www.autonomous.ai/zen-work-pod

 


ESSENTIA, Michele Perlini 

L’architetto Michele Perlini non è nuovo a questo tipo di progetti abitativi minimi per l’abitare sostenibile. Questa piccola architettura da giardino si chiama Essentia.
Essentia è una micro cellula progettata per chi ama isolarsi e immergersi nella natura. Lontano dal mondo oppure nel cortile di casa.
Questa mini-architettura studiata in ogni suo dettaglio e completamente sostenibile. Il modulo prefabbricato ha le dimensioni ridi 3 x 2.5 metri ed è facilmente trasportabile e assemblabile.

L’esterno è rivestito in legno a doghe e ha un lato inclinato che incornicia il panorama. La struttura è coibentata per garantire un’alta efficienza energetica e il massimo isolamento acustico.
L’interno è arredato con un uno scrittoio, un divano letto del quale si può ammirare il cielo e una confortevole vasca da bagno per chi desidera concedersi una pausa di relax. (www.arcstudioperlini.com)


 

Il Bungalow “eco-friendly” in cartone riciclato

Alcune di queste mini unità abitative sono anche affittabili per le vacanze. Come questa minimale baita con piscina a Ouddorp, vicino al Mare del Nord. Completamente eco-friendly, questo bungalow è realizzato in cartone riciclato. Un materiale leggero ma robusto, resistente alle intemperie e completamente riciclabile.

L’interno offre ogni comfort necessario, a parte la TV che non è stata installata per scelta. Ospita fino a quattro persone, con prezzi a partire da 92 € a notte. Viene proposto in affitto da ©Belvilla via Holidu. Per info o prenotazioni: holidu.it/d/36365581


I MODULI ABITATIVI MOBILI

Le micro architetture mobili si caratterizzano per il fatto di essere montate su ruote oppure trasportabili su carrelli. Moduli abitativi che possono essere facilmente spostate dai proprietari senza bisogno di mezzi speciali.

Queste unità abitative sono la versione contemporanea e aggiornata dei caravan o delle roulotte. Un modo per portarsi sempre dietro la propria casetta.


Ecocapsule, un uovo eco-sostenibile

Ecocapsule è un modulo abitativo nomade e autosufficiente. Progettata dallo studio slovacco Nice architects. questa micro architettura a forma di uovo può essere spostata facilmente con un carrello e sistemata dove più ci piace. (Ecocapsule.sk)

Il progetto è completamente sostenibile e rende Ecocapsule autonoma anche per lunghi periodi. Dispone di una batteria ricaricabile interna alimentata da energia solare ed eolica. Le pareti sono perfettamente isolate e resistono a qualsiasi clima, dal più caldo al più rigido.


Vista, la casa mobile su ruote

Vista è il più piccolo delle case mobili su ruote dell’azienda statunitense Escape Homes.
Ha una superficie di circa 16 mq ma le pareti sono caratterizzate da ampie superfici vetrate così da immergersi nella natura circostante. Un modulo abitativo nomade pensato per single o per coppie.

Ogni modulo abitativo è interamente costruito a mano La struttura esterna è rivestita in legno di cedro mentre gli interni sono in pino naturale. Dispone di un ottimo sistema di isolamento che consente di viverla sia in estate, sia in inverno. È dotata di bagno con vasca o doccia e cucina. 

Scopri di più sui vari modelli di Escape Homes, le case mobili su ruote


IL CONTEST “VALE DE MOSES MEDITATION CABINS”

Il centro Yoga Vale de Moses Yoga Retreat, immerso in un bosco di eucalipti sui monti del Portogallo centrale, ha organizzato questo contest internazionale dal titolo: Vale De Moses Meditation Cabins.
L’obiettivo è quello di progettare delle strutture immerse nella natura destinate alla meditazione e allo yoga. Questi piccoli moduli architettonici modulo devono consente agli ospiti di connettersi con la foresta come parte di un’esperienza meditativa e personale.

Il concorso ha ricevuto centinaia di proposte da tutto il mondo, con idee che vanno dai baccelli stampati in 3D alla pietra estratta dal sito, alle strutture in terra battuta.
Nella foto sopra e qui sotto, una selezione dei progetti premiati…

Casa la Roca. Un’architettura sospesa sulla roccia.

Casa la Roca è un’incredibile villa panoramica che sorge a Morelia, in Messico. Un progetto lussuoso ed estremamente curato nel dettaglio, soprattutto dal punto di vista architettonico. Casa la Roca sembra infatti sospesa su uno sperone di roccia che domina la valle sottostante. 

Il progetto di casa la Roca

L’idea dei progettisti, lo studio messicano RRZ Arquitectos, è stata di creare un’architettura che si integrasse armonicamente con la natura circostante rispettando lo sperone roccioso su cui si casa la Roca è stata costruita. Così due dei tre piani della villa sono stati costruiti sulla pietra mentre il terzo, in aggetto, si poggia su un pilastro nera. Il risultato finale è quello di un’architettura che sembra sospesa, come se tutta la casa fluttuasse nell’aria.

Casa la Roca si basa sui principi dell’architettura sostenibile. Le sue facciate, completamente vetrate, sfrutta appieno la luce e il calore del sole così da sfruttare al massimo il sistema di riscaldamento naturale. È dotata anche di un sistema di riciclaggio dell’acqua e di un impianto di pannelli solari che la rende autosufficiente. L’interno infine p dotato di un impianto domotico che regola e ottimizza automaticamente tutte le funzioni.

Gli interni e gli arredi

Gli interni di villa la Roca sono stati progettati per essere funzionali e confortevoli. L’ampio piano principale ospita la cucina, la sala da pranzo e un soggiorno che si affaccia su una grande terrazza per la colazione e su un ampio giardino.

Di fianco alla costruzione principale, casa la Roca ha due ali collegate. La prima ospita le camere da letto, ognuna con la sua terrazza panoramica e una grande palestra; la seconda è stata destinata alla grande area living. Questa zona, che e ospita tutte le aree sociali, è stata progettata nel luogo più panoramico, che offre una spettacolare vista a 270 gradi.

L’arredo interno di casa la Roca è molto curato e ha uno stile contemporaneo, che si adatta perfettamente all’architettura. Tra gli arredi, segnaliamo la collezione Voxel di Karim Rashid per Vondom che arreda l’ampia sala da pranzo centrale. Sempre di Vondom, il divano modulare Faz di Ramón Esteve e la collezione Doux di Karim Rashid che arredano la terrazza con la sua stupenda vista panoramica.

Scolpire una casa nella roccia: ecco la nuova sfida affrontata dallo studio parigino di Jean-Pierre Lott.

Spunta nella piccola città-stato di Monaco, sulla costa Azzurra, Villa Troglodyte, un progetto originale, insolito e ambizioso, volto a rispettare il paesaggio, riducendo al minimo l’impatto ambientale.

In un momento in cui il riscaldamento globale è un problema così sentito, questo eccezionale progetto offre l’occasione per riflettere su un tema importante: l’energia. Quattro sono i vincoli tecnici e architettonici che si è imposto l’architetto per Villa Troglodyte: rispetto del sito, creazione di condizioni di vita confortevoli, utilizzo di soluzioni ambientali innovative e minimizzazione delle esigenze energetiche.

Villa Troglodyte

La Villa Troglodyte, scavata in una roccia esistente, ha una superficie di 500 metri quadri ed è organizzata su cinque livelli. Si entra attraverso una crepa aperta nella roccia.

Da qui si accede ad una passerella sovrastante un bacino d’acqua, atto a simboleggiare un lago sotterraneo.

La luce invade l’intera abitazione, filtrando da una fenditura ricavata nella parte alta della struttura. Gli ambienti interni sono dotati di piccole bucature atte a captare la luce e inquadrare, come cannocchiali, scorci di paesaggio.

Nella realizzazione della Villa Troglodyte è stato privilegiato l’uso di materiali naturali e riciclati. Nella zona inferiore dell’edificio prevale la roccia naturale. In corrispondenza dei livelli superiori, invece, la struttura è stata ricomposta utilizzando una texture identica a quella della pietra sottostante. Le pareti sono realizzate in cemento a basse emissioni di anidride carbonica, mentre i rivestimenti murali utilizzano pitture naturali a base di calce.

In Villa Troglodyte vengono riproposti alcuni principi costruttivi delle antiche architetture mediterranee. Il progetto punta, infatti, sull’inerzia termica dell’involucro, sul riciclo delle acque meteoriche e sul giusto equilibrio tra bucature e apporto luminoso.

A ciò si aggiunge lo sfruttamento dell’energia geotermica, attraverso sonde verticali, e l’installazione di pannelli fotovoltaici che producono fino a 1400 kWh/anno. Le acque pluviali, immagazzinate nel sottosuolo, coprono fino al 40% del consumo giornaliero d’acqua. Per tutti questi motivi Villa Troglodyte ha ottenuto una certificazione ambientale tra le più rilevanti sul piano internazionale. La certificazione anglosassone Breem al livello “eccellente”.

Editor: Simona De Felice 

foto: ©Loïc Thebaud

 

Ecco i migliori ristoranti di design a Londra. Per non rinunciare al piacere del design neanche a tavola.

Volete scoprire i migliori ristoranti di design a Londra? Vi piacerebbe regalarvi un break nella capitale inglese che possa dilettare al tempo stesso palato e occhi? Lo sappiamo bene, a Londra i locali con interni dall’effetto wow non mancano. Piuttosto il problema è che ce ne sono così tanti da rendere la scelta molto difficile. Proprio per questo abbiamo pensato di venirvi in aiuto, stilando per voi una lista dei migliori ristoranti londinesi di designUn mix molto vario unito, però, da un comune denominatore: sorprendere.

Ecco la nostra selezione. E se avete qualche suggerimento da darci, saremo lieti di aggiungerlo alla lista!

Coal Office

Apriamo la nostra rassegna sui migliori ristoranti di design a Londra con il progetto del designer britannico Tom Dixon, ospitato nel suo headquarter, inaugurato durante il London Design Festival 2018. Dopo gli uffici, il flagship store e lo showroom, aperti all’interno dell’ex deposito di carbone a King’s Cross, ha fatto la sua comparsa anche il tanto atteso ristorante Coal Office. Disegnato dallo stesso Tom Dixon, insieme al suo Design Research Studio, l’interno si ispira alla storia del vecchio deposito.

Al piano terra il centro della scena è occupato dagli archi in mattoni originari del XIX secolo. Il primo piano è caratterizzato da pareti in legno brunito e arredi grigio cenere che fanno riferimento a un incendio scoppiato nell’edificio durante gli anni ’70. Mentre il secondo piano ha un aspetto più contemporaneo con grandi pannelli in vetro e accenti in acciaio. A vestire gli interni e ad accompagnare i piatti dello chef Assaf Granit, tanti pezzi di design firmati da Tom Dixon, alcuni dei quali non ancora in produzione.

DOVE: Coal Office, 2 Bagley Walk, Kings Cross, London – https://www.tomdixon.net/story/post/the-coal-office/

Latteria

Tavoli in formica, banconi in zinco, pavimento in seminato, piastrelle diamantate e mattoni a vista: sono questi gli ingredienti di Latteria, il nuovo ristorante progettato dallo studio Vudafieri-Saverino
Partners, che ha recentemente aperto le porte nel quartiere di Islington.

Ispirato alla cultura milanese degli anni ’50, Latteria rivisita in una chiave contemporanea lo stile semplice e autentico delle vecchie latterie meneghine. Il risultato è uno spazio eclettico e dall’atmosfera informale, dove assaporare pasta fatta in casa, risotti, pizza, e altri piatti della tradizione gastronomica italiana.

DOVE: Latteria, 56 – 58 Essex Rd, Islington, London

Duddell’s

Si trova a due passi dal London Bridge, all’interno della ex Chiesa di Saint Thomas, Duddell’s, il fratello minore dell’omonimo ristorante stellato fondato a Hong Kong nel 2013 da Alan Lo, Paulo Pong e Yen Wong. Una location d’eccezione di cui l’architetto Michaelis Boyd ha saputo rispettare l’unicità. Della Chiesa sono rimaste le enormi vetrate colorate e le pareti in quercia intorno all’antico altare. Per il resto Duddell’s sposa un’estetica moderna che ha trovato ispirazione nelle sale da tè di Hong Kong degli anni ’60.  

DOVE: Duddell’s London, 9A St. Thomas Street, Southwark, London – http://www.duddells.co/london/

Bronte

Bronte, il ristorante progettato da Design Research Studio (DRS) sotto la guida creativa di Tom Dixon, richiama il mondo degli esploratori vittoriani e colpisce per la sua architettura: una facciata in vetro ad arco, che porta dal tradizionale terrazzo colonnato a uno spazio a doppia altezza costituito da un soppalco e da una sala più intima, nella parte posteriore. 

Gli interni sono arredati in modo eclettico, mixando colori e materiali diversi. A spiccare, in particolare, il cemento rosa della caffetteria, la cucina in granito verde e il cocktail bar con bancone in peltro. Mentre il tema degli esploratori è raccontato attraverso una raccolta di pezzi da collezionista, scovati in varie parti del mondo. 

DOVE: Bronte, The Grand Building, 1-3 Strand, Covent Garden, London – https://www.tomdixon.net/story/post/bronte-restaurant-the-strand-london/

Omar’s Place

Si chiama Omar’s Place il ristorantefirmato dallo studio inglese Sella Concept, che ha aperto i battenti nel 2018 nel quartiere di Pimlico. A vestire l’interior un accogliente outfit che mescola pareti color terracotta, tavoli con top in terrazzo e materiali preziosi, come il velluto e l’ottone.

Un progetto che si propone di evocare il calore del Mediterraneo, in linea con i piatti proposti nel menù dello chef spagnolo Vincente Fortea. Un mood mediterraneo accompagnato, però, da un tocco nordico attraverso le sedute di Carl Hansen & Søn e di Note Design Studio. 

DOVE: Omar’s Place, 13 Cambridge Street, Pimlico, London – https://www.omarsplace.co.uk/

Yen

Ispirato alla quiete delle foreste di bambù, Yen, il ristorante giapponese affacciato sul Tamigi progettato dallo studio britannico Sybarite, si propone come un’oasi di pace dove disconnettersi dalla frenesia della capitale inglese.  

A caratterizzare gli interni soffitti color cioccolato, arredi in acero grezzo e divanetti in velluto verde. Mentre nella sala per le cene private sono protagonisti soffitti di carta e pavimenti tatami. Un ambiente semplice ed elegante per un’atmosfera in puro stile giapponese. 

DOVE: Yen Restaurant, 190 Strand, London – https://yen-london.co.uk/

Spring

Ospitato all’interno della Somerset House, Spring, il ristorante guidato dallo chef Skye Gyngell, offre davvero ciò che il suo nome promette. Non solo nel cortile, un vero e proprio tripudio di vegetazione primaverile, ma anche negli eleganti interni disegnati dallo studio Stuart Forbes Associates in collaborazione con la sorella di Gyngell, Briony Fitzgerald. Ad accogliervi troverete, infatti, una delicata palette nei toni del bianco e del rosa, una parete decorata con 300 petali in ceramica bianca, opera dell’artista brasiliana Valeria Nascimento, e una incredibile profusione di fiori e piante. Il tutto accompagnato da tanti pezzi di design, come le lampade Atollo di Vico Magistretti e gli chandelier Cloud di Apparatus. 

DOVE: Spring, Somerset House New Wing, Lancaster Place, London – http://springrestaurant.co.uk/

Dirty Bones 

Il nuovo locale della catena Dirty Bones si trova a Soho e mescola lo stile dei loft di Brooklyn con il glamour di Studio 54, la discoteca di Manhattan, celebre per i suoi eccessi, che tra il 1977 e i primi anni ’80 ha accolto tanti scrittori, artisti e personaggi famosi. Il risultato è uno spazio eclettico in cui a superfici grezze si contrappongono eleganti divani in velluto. 

A caratterizzare ulteriormente l’interior: luci soffuse, una tenda nera utilizzata per vestire una parete e una finta libreria dietro cui si nasconde un bagno. Insomma, un ristorante molto instagram-friendly, come dimostra anche il “foodie instagram pack” gratuito fornito su richiesta a ogni cliente. Cosa contiene il kit? Una luce a LED, un caricatore portatile, lenti grandangolo a clip e un bastone da selfie a treppiedi. Un kit perfetto per uno scatto a prova di like. 

DOVE: Dirty Bones, Top Floor, Carnaby St, Soho, London – https://dirty-bones.com/

Sticks ‘n’ Sushi

Ha aperto a King’s Road, nel cuore di Chelsea, il nuovo indirizzo consigliato a tutti gli amanti del design scandinavo. Si chiama Sticks ‘n’ Sushi e no, non si tratta di un ristorante nordico. La cucina è giapponese, ma a disegnare gli interni è stato il noto studio danese Norm Architects. Uno spazio ricco di texture tattili e materiali naturali dove l’estetica scandinava e quella giapponese dialogano alla perfezione.

DOVE: Sticks ‘n’ Sushi, 113-115, King’s Rd, Chelsea, London – https://www.sticksnsushi.co.uk/restaurants/kings_road

Farmacy

Farmacy è il posto ideale per i vegetariani e, in generale, per tutti gli amanti della natura. Infatti in questo ristorante nel cuore di Notting Hill, progettato dallo studio Cada, tutto, dal menù all’interior, è pensato in nome della sostenibilità. I piatti sono al 100% biologici, mentre gli interni sono arredati con legno non trattato, tessuti naturali e tanti pezzi di recupero. Il nome? In perfetta sintonia con il concept del locale, viene dalla parola farm che in inglese significa azienda agricola. 

DOVE: Farmacy, 74 Westbourne Grove, London – https://farmacylondon.com/

Sketch

Non è certo una novità Sketch, ma è uno di quegli indirizzi che non può proprio mancare in una guida sui ristoranti di design a Londra. D’altronde, non si tratta solo di un ristorante, ma anche e soprattutto di una galleria d’arte. A firmare gli interni di questo ristorante-galleria è stata India Mahdavi che, come cornice per le opere d’arte che si succedono ogni due anni, ha deciso di puntare sul rosa e sulla morbidezza del velluto. Un vero incanto dedicato a tutti i romantici e ai sognatori. 

DOVE: Sketch, 9 Conduit St, Mayfair, London – https://sketch.london/

Grind and Co

Si trova a Clerkenwell, in un ex edificio industriale risalente alla fine dell’800, l’ottavo locale della catena Grind and Co. Ed è stato disegnato dallo studio australiano Biasol. 260 metri quadri, sviluppati su due livelli, dove a pavimenti in legno dall’aspetto vissuto si contrappongono sedute in velluto rosa e blu navy, tavoli in marmo e lampade in ottone. Un interno elegante ma rilassato.

DOVE: Grind and co, 2-4 Old St, Clerkenwell, London – http://grind.co.uk/

Dishoom

Le atmosfere dei caffè Irani della Bombay (oggi Mumbai) della metà del ‘900 rivivono in Dishoom, ristorante ricavato all’interno di un ex magazzino ferroviario vicino alla stazione King’s Cross. Un posto pieno di carattere dove, tra mattoni a vista e pareti dall’effetto invecchiato decorate con poster del movimento di indipendenza indiano, trovano spazio tanti pezzi di antiquariato scovati dagli stessi proprietari e dagli interior designer dello studio Macaulay Sinclair, durante due viaggi in India. Per rivivere il fascino della vecchia Bombay. 

DOVE: Dishoom, 5 Stable Street, London – http://www.dishoom.com/

Sosharu 

Porta la firma dello studio cinese Neri & Hu Sosharu, il ristorante e cocktail bar giapponese, gestito dallo chef stellato Jason Atherton. Lo spazio al piano terra si ispira a un classico izakaya giapponese, accogliendo, da un lato, un grande bancone per i pasti in condivisione, e, dall’altro, una sala dove, attraverso l’utilizzo di travi e di schermi in legno, è stato creato un ambiente che ricorda le atmosfere intime di una casa tradizionale giapponese. Al piano inferiore c’è, invece, il cocktail bar dove ritagli di manga e vecchie pubblicità danno vita a una parete grafica che offre uno sguardo più informale e giocoso sulla cultura giapponese. Un mix di suggestioni che si sposa perfettamente con il menù del locale: una cucina classica con qualche sorpresa contemporanea. 

DOVE: Sosharu, 64 Turnmill St, London – http://www.sosharulondon.com/

VyTA Covent Garden

Ha da poco aperto le porte a Covent Garden il primo ristorante londinese di VyTA, la nota boulangerie gourmet nata nelle stazioni italiane. Lo spazio, sviluppato su tre piani e con due terrazze panoramiche, è stato firmato dall’architetto Daniela Colli, che si è ispirata all’architettura italiana degli anni ’60. Ad accogliervi, appena varcata la soglia, troverete pavimenti in marmo policromo, boiserie in legno, superfici laccate, fregi, specchi, avvolgenti sedute in velluto e accenti in ottone. Un locale dalla forte personalità in uno dei quartieri più vivaci di Londra.

DOVE21 The Market, Covent Garden, London – http://www.vytacoventgarden.com/

HUTONG SHARD

Per la più romantica delle cene, prenotate la cucina cinese di altissimo livello (in particolare, troverete le specialità della Cina del Nord) al 33° piano del più alto grattacielo londinese: Lo Shard (la scheggia) progettato da Renzo Piano. Un locale pieno di fascino dove di sera le lanterne rosse si riflettono sulle vetrate a tutt’altezza che dominano il Tamigi. Un’esperienza unica nel suo genere, sospesi a oltre 100 metri di altezza tra raffinati e minimali arredi cinesi. Per un’occasione molto speciale in uno dei migliori ristoranti panoramici  di Londra.

DOVE: Hutong Shard, The Shard, 31 St Thomas St, London – http://hutong.co.uk

GUARDA IL NOSTRO REPORT COMPLETO SUL RISTORANTE HUTONG SHARD

Darwin

È all’interno dello Sky Garden, il giardino in cima al grattacielo “Walkie-Talkie” progettato da Rafael Viñoly Beceiro, che si trova il nostro ultimo indirizzo. Si tratta di Darwin, una brasserie dove gustare cucina british in un ambiente rigorosamente di design, godendo di una vista panoramica mozzafiato sulla città di Londra.

DOVE: Darwin Brasserie, 20 Fenchurch Street – Sky Garden, London – https://skygarden.london/darwin

Foto di copertina: Grind and Co.

Apre a Londra Summit House. Uno spazio di coworking, firmato Note Design Studio, dove la storia incontra il contemporaneo.

Ha appena aperto le sue porte a Londra e già sta facendo parlare molto di sé. Si tratta di Summit House, lo spazio di coworking nel cuore della capitale britannica, disegnato da Note Design Studio per The Office Group.

Primo progetto nel Regno Unito firmato dal noto studio svedese, Summit House si trova a pochi passi da Holborn Station ed è ospitato all’interno di uno splendido edificio Art Déco della metà degli anni ’20. Una storia importante che Note Design Studio ha rispettato in fase di ristrutturazione, mantenendo intatti i dettagli originari della struttura.

Un concept che trae ispirazione dallo Swedish Grace

In particolare, a ispirare lo studio svedese è stato il cosiddetto Swedish Grace, un movimento che si è sviluppato in Svezia negli anni ’20, contemporaneamente all’Art Déco. Uno stile caratterizzato da linee semplici, una sapiente lavorazione artigianale e motivi folk.

Proprio a partire da lì, Note Design Studio ha deciso di puntare sulle forme geometriche. Dal pavimento in terrazzo alle pareti e al soffitto su più livelli della reception. Dai generosi divani a forma di conchiglia fino ai paraventi con pattern a righe, geometrie di ogni sorta si mescolano, dando movimento e carattere agli interni. Mentre la palette di colori, che abbraccia tonalità come il crema, il ruggine e il marrone, contribuisce a creare un’atmosfera calda e accogliente.

Una stanza dedicata al detox digitale

Summit House si sviluppa su quattro piani e comprende uffici moderni, sale riunione, uno spazio per eventi, un terrazzo e una stanza dedicata al detox digitale dove ricaricare le batterie, quando serve.

Il risultato è un coworking unico, dove la storia incontra il contemporaneo e dove al centro ci sono le persone e il loro benessere. Per lavorare come sentendosi a casa.

Foto: Michael Sinclair.

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Si chiama The Pink Closet l’ultimo progetto di Cristina Celestino. Una elegante boutique total pink, che va ad aggiungersi agli esclusivi spazi di Palazzo Avino, storico hotel di Ravello.

“Un progetto che vuole essere un inno al bello, in tutte le sue forme”. Così Cristina Celestino racconta The Pink Closet, la boutique rosa cipria che ha firmato per lo storico Palazzo Avino. L’esclusivo e rinomato hotel 5 stelle arroccato sulla scogliera di Ravello, nella splendida Costiera Amalfitana, che regala una vista unica sul Golfo di Salerno e sulle montagne circostanti.

Un inno al bello, dicevamo. Ma anche un luogo delle meraviglie. Uno spazio che, secondo le parole della stessa designer, “racchiude e armonizza colori, materiali e texture differenti, per far vivere al visitatore, fin dalla soglia, una esperienza immersiva – visiva e tattile.”

Già, una volta varcata la soglia, la percezione è quella di trovarsi in una grotta contemporanea, con ombre marine che sfumano in profondità. Un ambiente intimo e raccolto che si sviluppa intorno a due ispirazioni principali: il rosa e il mare.

Un concept ispirato al rosa e al mare

Il rosa, colore simbolo dell’Hotel, è utilizzato per vestire le pareti e i soffitti, creando una cornice femminile e delicata. Il mare, invece, è richiamato dalle conchiglie in ceramica smaltata nei toni del verde pallido e rosa, usate per decorare parte delle pareti. E dal pavimento in marmo policromo verde acquamarina e verde liberty che riproduce il degradare dei fondali.

Mix di materiali e texture diverse

Un mix di materiali e finiture che caratterizza sia gli elementi architettonici sia gli arredi, come, per esempio, l’isola che occupa il cuore della boutique. Una micro architettura che è rivestita con uno specchio nella parte di fronte all’ingresso e in pelle nabuk sul lato rivolto verso il camerino.

A completare il quadro la moquette decorata del camerino, due lampade a sospensione ispirate al mondo della gioielleria, uno specchio rotante con visiera incorporata e un micro mosaico in marmo e specchio.

Insomma, uno spazio pieno di romantici tocchi decorativi dove perdersi fra dettagli preziosi e creazioni di moda ricercate.

SCOPRI ANCHE BACK HOME, L’OMAGGIO DI CRISTINA CELESTINO AL PEQUIN DI FENDI

Il ritorno delle carte da parati.

Le carte da parati sono sempre state molto utilizzate nell’ambito domestico. In certi periodi, pensiamo ad esempio ai primi del 900 o negli anni 50-70, non c’era casa “borghese” che non ne sfoggiasse una ricca selezione. 

Se guardiamo le immagini della case più belle e di tendenza, nelle riviste specializzate, sui blog di design o sui social network, scopriremo che oggi le carte da parati sono tornate di gran moda. La carta da parati è in grado di trasformare qualsiasi ambiente, dandogli un grande carattere e una forte personalità. Questo è possibile grazie allo stile, ai colori e ai decori che la caratterizzano. I pattern possono essere infatti geometrici, astratti o fotografici; possono essere giocati su tonalità vivaci a contrasto oppure su colori pastello, delicati e tono su tono. 

Le carte da parati nell’interior design.

Le carte da parati sono molto utilizzate nell’interior design per “vestire” intere stanze, ma anche per decorare solo una parete. In questo caso la carta da parati viene utilizzata come se fosse un quadro dalle dimensioni enormi. Nella zona notte si preferisce ad esempio decorare la parete dietro alla testata del letto. Nel living invece viene solitamente privilegiata la parete dietro ai divani oppure quella che fa da sfondo al tavolo da pranzo. Ma in ogni caso, sia che la carta da parati venga utilizzata su una o su tutte le pareti, la creatività personale e lo stile della casa possono portare a soluzioni infinite… Non resta che l’imbarazzo della scelta!

Le carte da parati degli anni 70. 

Se è vero che le carte da parati sono tornate di moda, è altrettanto vero che, per gli appassionati del genere, lo sono ancor di più quelle ispirati ai pattern degli anni 60 e 70. Già, perché le carte da parati degli anni 70 erano veri e proprie opere d’arte, nate dalla creatività di artisti che con le loro grafiche hanno reinventato un mondo, riempiendolo con la loro fantasia estrosa.

Un mondo psichedelico e colorato che è nato dalla cultura di quegli anni e che di questa cultura ha rappresentato la bandiera, accompagnandone e segnandone in maniera indelebile gli episodi più importanti. A partire dalle straordinarie grafiche dei manifesti, fino alle copertine di alcuni dei dischi più celebri della storia della musica Pop e Rock, questi disegni iconici sono poi entrati anche in casa e ne hanno decorato arredi e pareti. Tessuti e tendaggi, ceramiche e vetri, insieme alle carte da parati, hanno colorato e ravvivato le atmosfere domestiche degli anni 70.

Per tutti gli appassionati dello stile e della decorazione di quel periodo, vogliamo segnalare di un sito internet specializzato nella vendita delle migliori carte da parati degli anni 70.

La sua storia è iniziata con la scoperta, in un angolo della soffitta, di un singolo rotolo di tappezzeria in carta rimasto intatto dagli anni 70 ai giorni nostri. Da qui l’idea di riproporne i pattern di quelle carte da parati, così vivaci, personali e creative da inondare un ambiente di colore, di immaginazione, colore e di passione.

Questo sito raccoglie i migliori brand e i migliori designer nel mondo delle carte da parati selezionando quelle che meglio rispondono alle esigenze di chi ama una casa dallo stile vintage. Si può scegliere il modello preferito per ricevere un campione in alta definizione, in formato A4, da stampare e testare direttamente sulla parete di casa, per verificare dal vivo come si inserisce nell’ambiente reale in relazione agli arredi…

Oltre a questo, clienti privati, ma anche architetti e designer possono ricevere una consulenza personalizzata sugli ultimi trend ed essere supportati nella scelta della carta da parati più adatta per ogni ambiente e per ogni esigenza.

Con l’assistenza di: www.cartadaparatideglianni70.com

La celebre VDL Research House di Richard Neutra, l’abitazione che il grande maestro dell’architettura moderna costruì per sé e per la sua famiglia, è stata ricostruita.

L’abitazione, che si trova nelle colline intorno a Los Angeles, è immersa in un parco verde e si affaccia con un panorama strepitoso sulla città californiana.

Il nome VDL Research House fu dato a questo capolavoro dell’architettura contemporanea in onore del dr Van Der Leeuw (da cui l’acronimo VDL). Questo filantropo olandese aveva infatti donato a Richard Neutra i fondi necessari per la realizzazione del progetto. Fu così che nel 1932 l’architetto austriaco-americano costruì la sua casa, che è rimasta ad oggi uno dei progetti più importanti e significativi del suo lavoro di Richard Neutra.

Nella VDL Research House, Richard Neutra mette in pratica tutte le sue teorie architettoniche, già seguito pubblicate nel suo celebre saggio del 1927 dal titolo Wie Baut Amerika? (Come costruisce l’America?).

Nel 1939, dopo che la sua famiglia era cresciuta, Richard Neutra progettò una dependance nel giardino. Nel 1963, la casa originale fu distrutta da un incendio, che risparmiò soltanto il nuovo padiglione.  Ma l’architetto non si perse d’animo e in poco tempo ricostruì la casa insieme a suo figlio, Dion Neutra, che nel frattempo aveva affiancato il padre nello studio.

In quegli anni Richard Neutra aveva già reso pubblica la sua idea del “bioreralismo”, contenuta nel celebre volume “Survival Through Design” del 1953. Una teoria che mette in stretta relazione la buona architettura e il buon design con la salute dell’uomo. 

Forti di queste nuove idee Richard e Dion Neutra aggiunsero un solarium sopra l’edificio originale. Inoltre il nuovo progetto incorporava tutto ciò che aveva Richard Neutra aveva teorizzato nel corso degli anni: modularità, controllo naturale del clima, tetti d’acqua, interazione con l’ambiente naturale, utilizzo della tecnologia in casa ecc.

Un luogo simbolo dell’architettura contemporanea

La VDL Research House non era solo la casa di Richard Neutra ma anche il suo ufficio. Fu proprio qui che, per oltre 30 anni, Neutra ha progettato centinaia di progetti in tutto il mondo, molti dei quali visibili ancor oggi. 

La sua casa è stata anche un punto di incontro per l’ambiente culturale di quei tempi. Richard Neutra ospitava spesso i suoi amici e colleghi, tra i quali Charles e Ray Eames, Frank Lloyd Wright, Alvar Aalto e molti altri.

Nel 1990, in seguito alla morte di sua moglie Dione, La VDL Research House, capolavoro di Richard Neutra, fu donata alla California State Polytechnic University di Pomona. 

La rinascita della Kettal VDL Research House

L’azienda spagnola Kettal ha appena contribuito alla rinascita dell’attico-solarium (foto sopra) e del padiglione (foto qui sotto) della VDL Research House, aggiornandoli nella scelta dei materiali e delle tecniche di costruzione. Tutti i dettagli strutturali sono stati invece lasciati esattamente come erano stati disegnati dai due progettisti.

Il padiglione della VDL Research House di Richard e Dion Neutra si caratterizza per le sue linee orizzontali, ispirate all’architettura tradizionale giapponese. Le colonne, leggermente arretrate rispetto alla facciata, danno piena risalto al tetto. La copertura diventa un elemento importante. E nonostante sia leggermente sovradimensionato, sembra sembra quasi fluttuare sulla diafana trasparenza della casa. Sul tetto svetta la caratteristica canna fumaria che ospita gli impianti tecnologici, oggi aggiornati, mas già all’avanguardia negli anni 60.

All’interno gli spazi si susseguono senza un asse definito e senza una gerarchia, così come teorizzava Richard Neutra. “Una composizione di spazi di uguale valore, nessuno dei quali poò dirsi finito se non in relazione agli altri. Ogni spazio è flessibile e non ha una funzione fissa. L’uso delle stanze varia nel corso della giornata e durante l’arco dell’anno.

Le pareti vetrate scorrevoli possono essere aperte completamente per eliminare la divisione fra interno ed esterno.

Per le foto d’epoca: si ringrazia il Julius Shulman photography archive, 1936-1997.

Si può visitare la VDL Research House di Richard Neutra?

La VDL Research House di Richard Neutra è visitabile dal pubblico. Purtroppo è aperta solo il sabato dalle 11 alle 15. Ad accompagnare i visitatori nei tour guidati, gli studenti  del Politecnico di Architettura di Pomona. Il tour dura circa 30 minuti.

L’indirizzo della VDL Research House di Richard Neutra è:

2300 Silver Lake Boulevard, Los Angeles, CA 90039.

Per info: https://www.neutra-vdl.org/

 

Le 2 suite del Bed-In for Peace di John Lennon e Yoko Ono. 

La celebre Suite 1742 di John Lennon e Yoko Ono, la stanza d’hotel di Montreal dove la coppia ha tenuto l’conica performance Bed-In for Peace nel 1969, è stata recentemente ristrutturata e aperta al pubblico.

In realtà John e Yoko tennero due Bed-In for Peace nel 1969. Il primo ad Amsterdam, dal 25 al 31 marzo, in occasione del loro matrimonio. Passarono tutta la luna di miele nell’enorme letto della suite presidenziale n. 702 dell’Hotel Hilton davanti a giornalisti increduli.

La seconda a Montreal (in realtà doveva tenersi a New York ma John Lennon non ottenne l’ingresso nel Paese per i suoi precedenti di uso di droghe leggere), nella suite n. 1742 del Queen Elizabeth Hotel. E questa stanza di hotel, la coppia Lennon e Ono registrò il celeberrimo brano “Give Peace a Chance” insieme a un gruppo di amici intimi. (Guarda qui sotto il video girato nella suite 1742!)

(Chi volesse approfondire, trova qui la pagina di Wikipedia dedicata ai 2 Bed-In di Lennon e Ono).

Le suite 1702 di Montreal

Ed è proprio la suite di Montreal che oggi è stata risistemata ed aperta al pubblico, diventando la grande attrazione di quello che oggi è il Fairmont “The Queen Elizabeth” Hotel.

La sistemazione della suite 1742 di John Lennon e Yoko Ono, testimone di un evento leggendario, era un obiettivo chiave della recente trasformazione dell’hotel da parte del proprietario Ivanhoé Cambridge.

Il progetto, dello studio Sid Lee Architecture, si è basato sulla sistemazione degli arredi nello stesso modo in cui erano ai tempo della performance di Lennon e Ono. Il letto è stato sistemato contro la finestra principale così da liberare lo spazio centrale. Più che ricreare l’arredamento d’epoca dell’hotel, il designer hanno preferito ispirarsi nella scelta degli arredi ai luoghi cari alla coppia.

Le riproduzioni dei famosi fogli scritti a mano “Hair Peace” e “Bed Peace” sono tornati a decorare la finestra, mentre le parole della canzone Give Peace a Chance sono incise sulle pareti.

La suite 1742 di John Lennon e Yoko Ono è stata inoltre arricchita con installazioni interattive e multimediali pensate e prodotte da MASSIVart. I visitatori potranno accedere ad un archivio con foto, video e oggetti storici, tra cui un disco in vinile Give Peace a Chance.

Grazie poi a una coppia di visori per la realtà virtuale sistemati ai lati del letto, gli ospiti potranno vivere un’esperienza esclusiva e coinvolgente, partecipando in maniera attiva (sia pur virtualmente) al bed-in di John Lennon e Yoko Ono.

 

Se avete in programma un viaggio a Valladolid, in Spagna, concedetevi una sosta nella vinoteca Vinos Y Viandas, una straordinaria enoteca di design.Il suo stile minimale e sofisticato è pensato per catturare l’attenzione di tutti coloro che amano unire il piacere del vino alla bellezza del design.

Questa piccola vinoteca (nonostante le belle foto di ©Imágen Subliminal la facciano sembrare più grande, supera di poco i 35 mq) è stata progettata dagli architetti dello Zooco Studio che si sono ispirati alla storia e alla grande cultura spagnola per il vino.

Per progettare l’enoteca Vinos Y Viandas hanno ripreso l’idea della botte. In primo luogo si sono ispirati alle antiche cantine in pietra con le volte “a botte”, ma soprattutto hanno ripreso la struttura a nervature delle botti per il vino. I cerchi e le costole delle botti sono infatti il tema dominante  degli interni di questa enoteca di design spagnola. 

La struttura in legno di rovere che disegna gli spazi interni (non a caso è lo stesso legno utilizzato solitamente per le botti) è realizzata con circonferenze diverse, così da dare una sensazione dinamica oltre che a ricordare la forma delle botti per il vino. Grazie a questo accorgimento il cliente quando si muove all’interno dell’enoteca, percepisce un continuo cambiamento degli spazi. Sono pochissimi gli elementi che non riprendono le forme a cerchio. E sono il bancone, la tavola per la degustazione e lo spazio per l’esposizione e la vendita del vino.

Un sapiente gioco di superfici in acciaio a specchio non perfettamente liscio, riflette, amplifica e sfuoca la successione dei cerchi, deformandone le linee e dando la sensazione di spazio immerso in un liquido. Il pavimento è in pietra locale, la stessa utilizzata in tutte le vecchie cantine della zona.

Il progetto dell’enoteca Vinos Y Viandas di Valladolid progettato da Zooco Studio ha vinto il primo premio (Platinum) nella sezione “Interior Space and Exhibition Design” del prestigioso premio A’ Design Award & Competition. Un premio internazionale di cui Design Street è media partner e membro della giuria.

 

Wonder Plants 2

Come arredare una casa con le piante? Facile! Basta seguire i consigli (e guardare le straordinarie immagini) di Wonder Plants 2, il secondo volume (che segue il bestseller “Wonder Plants”) che affronta l’interessante argomento dello stile Urban Jungle, ovvero la Giungla Urbana domestica…

Guarda anche il nostro approfondimento sugli arredi che integrano le piante

Your Urban Jungle Interior è infatti il sottotitolo di questo imperdibile libro, scritto da Irene Schampaert e Judith Baehner per l’editore belga Lannoo. Un manuale “must have” per tutti gli amanti delle piante e che mostra tantissime idee per creare una vera e propria oasi verde in casa.

Il libro racconta la decorazione verde attraverso 20 esempi di case arredate con le piante in modo unico e di grande effetto estetico. Termina con molti utili suggerimenti e trucchi, nonché una panoramica sulle nuove tendenze dello stile Urban Jungle, con spiegazioni di esperti di interior design.

Cos’è lo stile Urban Jungle?

Con il nome Urban Jungle si intende l’arte di creare, con il verde, ambienti domestici di grande fascino. È stile “Urban Jungle” quando le piante non sono solo una macchia verde in casa, ma diventano esse stesse fondamentali elementi d’arredo. Le piante usate come elementi decorativi che diventano protagoniste dell’interior design. Soluzioni che possono ispirare tutti gli appassionati del verde e quelli che, grazie all’uso del “green design”, vogliono circondarsi da un ambiente unico, rilassante, di grande personalità e, perché no?, anche più salubre. Le piante infatti non solo rendono più bella, serena e rilassante la casa, ma ne purificano anche l’aria.

Gli autori raccontano attraverso le immagini le ultime tendenze dello stile Urban Jungle senza lesinare utili consigli e trucchi per mantenere sempre belle le piante da appartamento.

Gli autori

Irene Schampaert è una graphic designer, autrice di molti libri. È anche una celebre blogger (conosciuta col nome di Puur Confituur) che parla di interior design nel senso più ampio del termine: dall’uso del colore ai pattern, dalla decorazione al design, dalla fotografia alla tipografia…

Judith Baehner è blogger, freelance editor, and stylist. La sua passione è rendere tutto il mondo (e ogni singola casa) un po’ più verde. 

Entrambe hanno lavorato anche alla primo volume Wonder Plants.

Guarda anche il nostro approfondimento sugli arredi che integrano le piante

Dove acquistare i 2 Volumi Wonder Plants

I 2 volumi Wonder Plants sono entrambi disponibili su Amazon

Qui trovi ulteriori informazioni su Wonder Plants Volume 1 e sul nuovo Wonder Plants Volume 2

La Perłowa Beerhouse di Lublino.

La Perłowa Beerhouse è un affascinante bar che sorge nel cuore dell’antica cittadina polacca di Lublino. Si trova in uno degli edifici di proprietà della “Vetter Breweries” di Lublino, una tradizionale fabbrica di birra attualmente gestita dalla Perła Brewery.

Qualche anno fa i proprietari dello storico birrificio hanno deciso di aprire, all’interno delle vecchie strutture, un bar che diventasse punto di ritrovo per i giovani di Lublino e per tutti gli appassionati della birra di qualità.

Hanno così coinvolto il pluripremiato studio Projekt Praga, con sede a Varsavia, per progettare un locale di ritrovo e di svago per gli ospiti del birrificio ma anche per il pubblico della città. Tra le richieste dei titolari, la principale era quella di creare uno spazio versatile e molto vivibile, accogliente e che rappresentasse bene il brand. L’anno successivo la Perłowa Beerhouse è diventata realtà.

L’idea di base dei progettisti è stata quella di far ruotare tutte le attività intorno al grande bancone centrale lungo 30 metri che diventa l’elemento portante di tutto il progetto.

Una cascata di bottiglie scende sul bancone di 30 metri

Sopra di esso una “cascata” di bottiglie e bicchieri di birra e una lampada al neon su misura che gira tutto intorno al bancone creando una vera e propria installazione luminosa.

Le pareti sono rivestite con doghe di rovere, quasi a ricordare le botti nelle quali veniva conservata un tempo la birra. Il soffitto a specchio, che raddoppia l’altezza degli spazi, crea nel locale un incredibile gioco di riflessi.

I progettisti dello studio Project Praga hanno scelto di mixare nello stesso spazio materiali caldi e materiali freddi. Il pavimento in cemento color grigio piombo contrasta con la tonalità del legno alle pareti. Il tutto però è amalgamato dalla luce gialla del neon che dona allo spazio un effetto caldo e scenografico.

Il grande bancone ovale è realizzato in lamiera di zinco. Un omaggio ai vecchi banconi di lavoro del birrificio e alle attrezzature per la produzione di birra, originariamente realizzati proprio con questo materiale “povero”. 

Vuoi visitare la Perłowa Beerhouse?

Nella Perłowa Beerhouse si possono assaporare birre realizzate con varietà di malto premium e arricchite da una grande varietà di luppoli polacchi, coltivati da decenni nella regione di Lublino. Nella Perla Beer Drinking Room è possibile degustare selezioni di birre speciali e pregiate che non si trovano da nessun’altra parte. Il tutto accompagnato da una genuina cucina polacca. 

Indirizzo: Perłowa Beerhouse, Bernardyńska 15, Lublin, Polonia.

Orari: Da lunedì a giovedì e domenica: ore 12:00 pm – 12:00 am
Venerdì e Sabato 12:00 pm …ad oltranza!

Lo studio Project Praga

Lo studio Projekt Praga è composto da: Marcin Garbacki, Karolina Tunajek, Katarzyna Pyka, Zuzanna Bujacz, Piotr Lutarewicz
Visual identity: Alina Rybacka-Gruszczyńska. Foto: ©Rafał Kłos

http://www.projektpraga.pl

Si chiama Il Lusso della Semplicità il nuovo ristorante aperto a Milano dal celebre chef Alessandro Borghese.

Il Lusso della Semplicità è uno spazio di 700 metri quadrati, dall’arredamento minimale ma caldo, senza inutili fronzoli decorativi ma estremamente curato fin nei minimi nei dettagli. Il risultato conferma, se mai ce ne fosse bisogno, il grande gusto e il desiderio di originalità dello chef Alessandro Borghese.

Gli interni presentano un alternarsi di superfici “nude” con finitura grigio cemento, a un sapiente uso della pietra sinterizzata Neolith, un materiale estremamente flessibile e in grado di rivestire superfici anche molto grandi senza soluzione di continuità, conferendo all’ambiente un forte carattere e una spiccata personalità. Per gli interni dei suo ristorante Il Lusso della Semplicità, Alessandro Borghese ha selezionato diversi tipi di lastre creando interessanti contrasti fra materiali, colori e finiture.

È stato infatti scelto un mix di legni (Neolith La Bohème), marmi (Neolith Calacatta, Blanco Carrara BC01 e Onyx), metalli (Neolith Iron Corten) e graniti (Neolith Nero Zimbabwe). Il risultato evoca l’atmosfera dei vecchi transatlantico per crociere di lusso degli anni ’30, interpretata però dalla personalità eclettica di Borghese. 

Spicca la scelta del Neolith Calacatta Silk, che riprende il colore e le venature del celebre marmo di Carrara, che è stato utilizzato per i ripiani del bancone del bar, per le pareti del ristorante, per i ripiani dei lavabi nei bagni e per le scale. 

Lo stesso materiale, tagliato su misura in piccoli pezzi, è stato utilizzato da Alessandro Borghese, per creare i piattini utilizzati per le tapas. I piattini che combinano cibo delicato su uno sfondo elegante sono diventati un autentico mito tra i clienti del ristorante Il Lusso della Semplicità.

Racconta Alessandro Borghese: “La cucina è il nuovo rock ‘n’ roll. È un settore glamour dal fascino universale in cui il lavoro ben fatto è essenziale per il successo. La cucina può essere eccezionale, ma il ristorante e quello che vi è contenuto deve riflettere gli altissimi standard della cucina”
E prosegue parlando della scelta dei materiali: “Neolith mi ha attirato per la sua varietà di colori e motivi sublimi… Come me, Neolith cerca la perfezione e mette a mia disposizione il palcoscenico ideale su cui dar vita alla mia visione e su cui lasciar volare la mia immaginazione!”

In collaborazione con Neolith

 

Il ristorante Pank a Torino

Il nuovo ristorante Pank a Torino farà parlare di sé. Il ristorante Pank, nato recentemente nel cuore di Torino, circondato da storici edifici in stile Liberty, può essere definito infatti un connubio fra eredità sabauda ed anticonformismo.

Il contrasto tra storia e contemporaneità, tradizione e irriverenza, fra passato e futuro caratterizza questo nuovo locale della movida torinese. Anche la cucina, proposta dello chef Ivan Accorsi, pur essendo strettamente legata alla tradizione italiana, è stata rivisitata in chiave innovativa e non convenzionale. La stessa linea guida caratterizza gli interni, disegnati da Andrea Vecera. Ogni dettaglio è gioca con antitesi e contrasti. L’antico e il nuovo si incontrano, si scontrano e si amalgamano fino a costruire uno stile nuovo.

Guarda altri progetti di Andrea Vecera. La ciotola di design per cani e la scacchiera in cartone

Il ristorante Pank si sviluppa su due livelli. Al piano inferiore, il cliente viene accolto da un’area relax arredata con poltrone e pouf Pank. Come si capisce dalla voluta omonimia, questi arredi sono stati disegnati appositamente per il ristorante e realizzati da D3CO.

Di fianco alle sedute, il designer ha voluto un set di tavolini “Moon phases”. Il nome in questo caso deriva dal fatto che i materiali con cui i coffee table sono stati realizzati, ottone, rame ed alluminio, disegnano le diverse fasi lunari.

Attraverso due grandi specchiere si raggiunge una scala che porta alla sala da pranzo. Qui le atmosfere sono più aperte e luminose e anche qui dominano i contrasti. Il pavimento in legno naturale, si contrappone ad una boiserie più classica. Sul soffitto, un sistema di illuminazione di Davide Groppi rievoca i disegni delle costellazioni.

Il nome del locale è un gioco di parole che unisce e accorda due mondi diametralmente opposti. Da un lato Pan, il dio greco dalle sembianze di un satiro (divenuto poi il mitico fauno dei boschi della mitologia romana). Dall’altro, l’irriverente e provocatorio movimento Punk, nato nell’Inghilterra degli anni ’70, ancor oggi fonte di ispirazione per il mondo della musica e della moda.