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Eliografia, o disegno di luce: questo è il nome tecnico che l’inventore della fotografia il francese Nicéphore Niépce, ha dato alle sue prime immagini fotografiche, scattata dalla finestra del suo studio a Le Gras tra il 1826 e il 1827. “Disegni di luce” è anche la descrizione più adatta del lavoro del fotografo Andreas von Maltzan, che esplora col suo lavoro i contrasti tra luce e di ombra.

Andreas von Maltzan fotografa luoghi reali, come Venezia o le Maldive, ma li lascia sullo sfondo per portare in primo piano le tracce grafiche ed espressive che la luce lascia sui chip della sua macchina fotografica digitale, con i suoi colori esuberanti e i suoi movimenti.

Nelle sue immagini spontanee, di solito scattate di notte, la realtà si sbriciola in pixel e rinasce come opera d’arte astratta. Ben 130 immagini del fotografo tedesco Andreas von Maltzan sono state raccolte in LICHT (luce in tedesco) un grande volume edito da teNeues al prezzo di 98 €.

www.teneues.com

www.maltzan.de

 

 

Subacquea, Isole Maldive, 2009, Foto © 2015 Andreas von Maltzan.

 

Bike, Regensburg, 2012, Foto © 2015 Andreas von Maltzan.

 

Passerella, Maldive, 2013, Foto © 2015 Andreas von Maltzan.

 

È appena stata inaugurata la bellissima mostra “Ho girato il mondo… Magistretti Viaggi Progetti, che racconta un Vico Magistretti inedito: il viaggiatore nel mondo.

È un po’ come andare a curiosare tra le foto, gli schizzi, i progetti che il grande maestro ha raccolto dai suoi innumerevoli viaggi. Un tuffo indietro nel tempo che non fa altro che confermare l’attualità della visione di Magistretti.

La mostra si sviluppa intorno a due sezioni: Magistretti viaggiatore e turista dal 1947 al 1960, attraverso fotografie inedite raccolte dagli album di famiglia (dall’Argentina, al Cile, dal Perù a New York… e poi Londra, Francia, Spagna. E l’Italia, naturalmente.

Magistretti registra queste esperienze in una serie di fotografie in bianco e nero di cui sono in mostra le stampe originali: fotografie in cui emerge lo sguardo ora “stupefatto” ora già attento a particolari che in seguito riprenderà e rielaborerà nei suoi progetti di design e di architettura, spesso ironico, sempre acuto.

La seconda sezione, invece, è dedicata a Magistretti architetto e designer, con tre progetti realizzati tra il 1959 e il 1986 in Argentina, Francia, Giappone.

Fondazione studio museo Vico Magistretti

Dal 26 marzo 2015 al 29 dicembre 2015. Visite guidate ogni ora, il martedì. Giovedì e sabato. Ingresso 5 €

Durante il salone del mobile, (dal 14 al 19 aprile) la Fondazione sarà aperta tutti i giorni dalle 11 alle 20 con ingresso gratuito

 

www.vicomagistretti.it

In occasione di Seeds&Chips, il primo salone internazionale dedicato all’innovazione digitale nella filiera agroalimentare ed enogastronomica che si tiene a Milano dal 26 al 29 marzo, sarà possibile visitare la straordinaria mostra fotografica del National Geographic “Food, il futuro del cibo”, a cura di Marco Cattaneo.

Seeds&Chips ospita un’area espositiva e un palinsesto di conferenze per presentare, raccontare e discutere sui temi, sui modelli e sulle innovazioni che stanno cambiando il modo in cui il cibo è prodotto, trasformato, distribuito, consumato e raccontato. Un’interessante anticipazione di ExpoMilano2015.

La mostra presenta 90 fotografie scattate in tutto il mondo dai migliori professionisti del magazine e da una serie di grafici e testi che gettano luce sulle diverse problematiche legate al futuro del cibo: l’impatto dell’agricoltura e dell’allevamento di bestiame sulle acque, sul clima, sul territorio, sulle foreste, l’incremento esponenziale dell’acquacoltura, ma anche lo spreco alimentare e il nuovo volto della fame, così come la prossima rivoluzione verde.

I fotografi in mostra: Robert Clark, Craig Cutler, David Doubilet, Alessandro Gandolfi, Ashley Gilbertson, Robin Hammond, Kitra Cahana, Gerd Ludwig, Alex Masi, Matthieu Paley, Antonio Politano, Jim Richardson, Stephanie Sinclair, Brian Skerry, George Steinmetz, Paulette Tavormina, Amy Toensing. La mostra comprende inoltre una serie di scatti d’epoca intitolata “Come eravamo2, con foto di William Albert Allard, Jonathan Blair, Jules Gervais Courtellemont, Willard Culver, Bruce Dale, Gordon Gahan, Justin Locke, Luis Marden, B. Anthony Stewart, Edwin L. Wisherd.

www.seedsandchips.com

È possibile visitare fino al 25 Gennaio a Milano, in una “vertical exhibition” presso il The Brian&Barry Building di via Durini 28, la prima mostra fotografica di Matteo Capellini, giovane artista “autodidatta” che ha collezionato scatti artistici di “street photography” in giro per il mondo.

Arte e bellezza sono ovunque”, racconta Capellini: “risiedono nel modo in cui guardiamo le persone e i momenti intorno a noi. Ciò che mi affascina di più della street photography è che rappresenta un meraviglioso viaggio attraverso la natura umana e un modo per raccontare le caratteristiche distintive di persone, luoghi e momenti a prima vista comuni ma, se interpretati e mostrati da un punto di vista artistico e originale, straordinariamente ricchi di arte e significato”.

Urban Beauty rappresenta la prima tappa di un progetto con cui Matteo Capellini si propone di narrare visivamente l’evoluzione del mondo durante il corso di una vita, la sua. Un progetto cui riguardare tra 10, 20 e 50 anni, per una lettura artistica dell’evoluzione del mondo e dell’uomo nel XXI secolo.

Le ventuno opere esposte in questa prima mostra sono state scattate, tra le altre, per le strade di Milano, New York, Londra, Hong Kong, Hanoi, Shanghai, Sarajevo, La Avana e Tokyo.

 

 

Urban Beauty: Street photography exhibition di Matteo Capellini

The Brian&Barry Building | San Babila

Via Durini 28, Milano

Info: +39 333 8246944

www.matteocapellini.com

www.thebrianebarrybuilding.it

Si chiama “Morning Views from the Tent” il progetto che il fotografo russo Oleg Grigoryev ha realizzato durante i suoi viaggi in tenda. Panorami mattutini immortalati subito dopo il risveglio, per una una natura solitaria e fresca. Un inno ai colori, al contatto con la terra e al viaggio! … Ecco una presentazione della bellezza delle montagne, i panorami di mattina dalle tende in luoghi in cui mi sono svegliato ed ho incontrato l’al

ba. Maggiori informazioni su:

http://grigoryev.net

Nikon presenta in anteprima la sua nuovissima fotocamera compatta ad ottiche intercambiabili: Nikon 1 J4 che abbina tecnologia, alta velocità e affidabilità in un corpo dalle dimensioni davvero ridotte. Dotata del rivoluzionario sistema AF ibrido con 171 punti di autofocus, 105 dei quali a rilevamento di fase, per agganciare ogni movimento a velocità sorprendente. Grazie alla sua incredibile velocità di scatto continuo, è in grado di catturare l’azione più rapidamente di quanto possa fare l’occhio umano. La Nikon 1 J4 è dotata di un sensore da 18,4 megapixel e di monitor touchscreen. Inoltre, il Wi-Fi integrato semplifica la connessione e la condivisione delle immagini e dei filmati. Compatibile con l’ampia gamma di obiettivi 1 NIKKOR, la Nikon 1 J4 viene proposta con il nuovo 1 NIKKOR VR 10–30mm f/3.5–5.6 PD-ZOOM, il primo obiettivo intercambiabile al mondo con copriobiettivo elettronico.

www.nital.it

Dal 4 Giugno al 27 Novembre 2011 Flavio Lucchini parteciperà alla 54. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia con una personale presentata da Alan Jones: “What Woman Whant (?)”. E le donne vogliono il burqa?

Pare che Flavio Lucchini sia il nuovo Andy Warhol. Esponente dell’arte contemporanea, prova ad avvicinare le opere al mondo reale, percorrendo la linea sottilissima che divide la vita di ogni giorno dal regno della moda. Anche quando fare questo vuol dire sollevare polemiche: guardare al burqa come ad un possibile indumento all’ultimo grido non è certo una riflessione destinata a trovare accoglienza unanime.

C’è da riconoscere che quella dell’artista è stata una scelta coraggiosa; dopo aver viaggiato e probabilmente anche diretto le linee principali della moda attraverso le testate ( Vogue Italia, L’Uomo Vogue, Amica, Donna, Moda) che più hanno influenzato l’immaginario femminile, esplora ora il mondo mediorientale, riconoscendo nel burqa e nel niqab il simbolo di un passato che non riesce a farsi davvero passato e che sembra piuttosto tracciare un percorso per il domani.

Si apre così una nuova visione dell’abito contemporaneo, un nuovo modo di guardare queste donne velate, l’immagine per molti più controversa della femminilità, che non per questo però cessano di essere donne.

Questi burqa, carichi di connotazioni religiose, culturali, sociali, diventano allora possibili copertine di testate d’opinione, ritratti d’autore, griffe di moda. E se l’abito è la metafora dei mutamenti interni alla società, oltre che specchio della cultura dei popoli, questi quadri digitali in cui il mouse sostituisce il pennello, non potranno non interrogare e sollecitare  il pubblico.

La riflessione sarà ulteriormente alimentata da una piccola scultura dorata che rappresenta un opulento abito da sera, sogno occidentale che esalta la donna, non la opprime.

Dunque? Questa mostra vuole essere un invito a riflettere sulla globalizzazione e i suoi effetti? Sulla minaccia (sempre se la si voglia intendere come un minaccia) di un futuro dominato dall’islam? Una proposta per avvicinare e imparare a rispettare culture diverse? Un messaggio di solidarietà e rispetto? Ben venga.

Dal mio personalissimo punto di vista, spero (e non credo) che si tratti di voler lanciare una nuova moda. Già vedo Paris Hilton che lancia una collezione di burqa tutta sua; e questo mi preoccuperebbe, perché il rispetto è profondamente diverso da una superficiale imitazione. Indossare un qualsiasi tipo di icona senza conoscere e condividere i geni sociali, le motivazioni culturali e le ideologie che, più o meno condivisibili, stanno alla base di quelle icone stesse, non significa essere solidali né rispettosi; semplicemente, sciocchi.

www.flaviolucchiniart.com

 

Probabilmente è questo il sogno di ogni donna: una raccolta di foto che sappia raccontare tutte le sfumature della sua bellezza e del suo animo, un omaggio romantico, “un messaggio e una dichiarazione d’amore”, come quella di Man Ray alla sua Juliet.

Il 9 Giugno 2011 la Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea presenterà la mostra The Fifty Face of Juliet di Man Ray.

Si tratta di cinquanta scatti realizzati tra il 1941 e il 1955 dal poliedrico artista, passato attraverso l’ambiente dell’avanguardia newyorkese, il cubismo, il dadaismo, il surrealismo, sperimentatore nella pittura, nella creazione di oggetti d’affezione e nella fotografia.

Profondamente legato alla modella Juliet Browner, moglie, amica e musa ispiratrice, scelse di omaggiarla e raccontarla con queste cinquanta fotografie che oggi compongono il libro pubblicato da Carlo Cambi in collaborazione con la Fondazione Marconi.

Una vita raccontata attraverso immagini che esprimono la bellezza e l’anima di una donna colta in tutti i suoi particolari, scrutati dall’occhio innamorato e rispettoso dell’uomo che l’ha saputa reinventare, riscrivere, occultare e svelare.

Ma non si tratta solo di un dono romantico: l’album ha anche carattere sperimentale perché condensa molte delle ricerche sulla luce di Man Ray, dalla retinatura alle diverse grane ottenute in fase di scatto o di stampa, dall’uso di carta velina o semi trasparente al ritocco con pastelli colorati.

Con questo regalo Man Ray ha raccontato non solo la sua Juliet, ma è riuscito a esprimere i sentimenti profondi che hanno guidato la sua personalità e la sua vita: l’amore per questa donna e l’amore per l’arte, la capacità di amare e di essere artista.

 

Inaugurazione mostra: 9 giugno 2011 ore 19

Durata mostra: 10 giugno – 29 luglio 2011

Orari: fino al 18 giugno da martedì a sabato h 10,30 – 12,30 e 15,30 – 19

Dal 20 giugno al 29 luglio da lunedì a venerdì h. 10,30 – 12,30 e 15,30 -19

Ingresso gratuito

 

www.fondazionemarconi.org

Bella, bella, bella.

Apre oggi, 13 maggio, il MIA – Milan Image Art Fair, la prima fiera in Italia dedicata alla fotografia “fine art”, o più semplicemente, creativa.

Personalmente non sono mai stata a Paris Photo, dunque non ho un termine di paragone diretto (questa è infatti la manifestazione molto conosciuta nel settore a cui si “ispira” il MIA), ma il livello di gallerie e fotografi presenti è davvero di altissima qualità. Opere di nomi noti e meno noti animano le corsie del Superstudio Più, location scelta in onore di quest’area di Milano, vera e propria culla di studi e professionisti che hanno scritto la storia di quest’arte.

Già prima ancora che iniziasse la fiera vera e propria, ieri, durante la preview, gli “espositori” erano eccitati ed entusiasti, felici di far parte di un evento curato, che ridesse spazio e voce alla fotografia di qualità.

C’è da perdersi a curiosare nei vari stand, e ce n’è per tutti i gusti.

La fotografia, infatti, parla un linguaggio più comprensibile dell’arte “pittorica”, anche quando i livelli di astrazione arrivano ben oltre ogni immaginazione. Ha la capacità di arrivare dritta al punto, di provocare un parere, di scatenare emozioni, siano esse positive o negative.

Se andate a visitare il MIA, parlate con questi autori e fatevi spiegare i lavori. Noterete un luccichio in fondo ai loro occhi. Ma non chiamateli “solo” fotografi: molti di essi, infatti, preferiscono definirsi artisti.

ph ©LauraMolteni

 

Da un’idea di Fabio Castelli.

Comitato scientifico: Gigliola Foschi, Elio Grazioli, Roberto Mutti, Enrica Viganò, 3/3.

MIA – Milan Image Art Fair

Via Tortona 27 Milano

venerdì 13 e sabato 14 maggio 11.00 – 22.00

domenica 15 maggio 11.00 – 20.00

 

Sul sito anche il programma degli eventi.

www.miafair.it

Vale la pena fare un salto in Germania, dove fino al 3 ottobre il Vitra Design Museum espone una mostra di Aldo e Marirosa Ballo: i fotografi che hanno reso famoso il design italiano nel mondo.

Nella seconda metà del 20 secolo il design in italiano ha ottenuto riconoscimenti a livello mondiale. Una parte importante di questo successo è dovuto a una coppia di fotografi milanesi: Aldo Ballo e Marirosa Toscani Ballo. Non esiste quasi alcun classico di quest’epoca, che non sia stato ripreso dai loro scatti.

L’archivio dello Studio Ballo documenta oggi non soltanto una parte significativa della storia del design italiano, ma ne è un’ importante parte costitutiva. Con splendidi mobili, lampade, oggetti e innumerevoli libri, periodici e poster, oltre ad una ricca serie di fotografie dell’archivio Ballo, la mostra costituisce una nuova modalità di lettura della storia del design italiano. In essa si ritrovano la capacità d’interpretare e d’immedesimarsi, consegnando al futuro i segni del tempo attraverso i protagonisti di una leggendaria epoca del design: da Albini, Aulenti, Bellini e Castiglioni a Colombo, Mendini, Pesce e Ponti fino a Sarfatti,

Sottsass e Superstudio.

“Zoom. Italian Design and the Photography of Aldo and Marirosa Ballo”

Vitra Design Museum, Weil am Rhein, fino al 3 ottobre 2011

orari di apertura: lunedì-domenica: ore 10 – 18

www.design-museum.de/museum/news