Tag

design scandinavo

Browsing

Normann Copenhagen presenta Allez, una sedia modulare con un concept ispirato al settore automobilistico.

Una sedia modulare e sostenibile. Parliamo di Allez, il nuovo progetto firmato da Simon Legald per Normann Copenhagen. Una sedia per uso interno ed esterno che prende ispirazione da un’antenata illustre: la sedia da bistrot di fine Ottocento.

Sì, il punto di partenza di Allez è la mitica sedia in legno curvato dei caffè parigini. Un richiamo al passato riletto, però, in una chiave assolutamente unica. La progettazione della sedia ha infatti richiesto diversi anni di lavoro, tra innumerevoli calcoli e test di resistenza.

Scopriamo insieme il progetto.

Una sedia leggera e facile da spostare

La sedia Allez è realizzata in polipropilene (PP), un materiale termoplastico estremamente resistente che può essere riutilizzato più volte nella sua forma pura, senza perdere le sue qualità. Il design è prodotto tramite stampaggio a iniezione, una tecnica che permette di ottenere forme complesse, impiegando solo il materiale strettamente necessario.

Il risultato è una sedia leggera ma resistente. Perché il progetto di Normann Copenhagen è pensato anche per aree ad alta intensità di utilizzo, come i terminal degli aeroporti, le scuole e i locali notturni.

Un concept ispirato al settore automobilistico

Allez è un progetto sostenibile in tutto e per tutto. Non solo per il materiale in cui è realizzata la sedia, ma anche per il modo in cui è costruita. Il concept è ripreso infatti dall’industria automobilistica, in cui il ricambio delle parti può prolungare la durata del prodotto. Allo stesso modo, la sedia di Normann Copenhagen può essere smontata, permettendo di sostituire solo le parti usurate e di prolungare così il suo ciclo di vita.

Inoltre, la sua modularità rende Allez estremamente versatile, come spiega Simon Legald. “Con la divisione in moduli, la sedia può assumere più forme e varianti che possono essere adattate ad ambienti diversi. La costruzione è stata la motivazione di base e ciò che rende Allez innovativa e unica”.

Infinite configurazioni

I componenti della sedia Allez sono disponibili in diverse varianti.
La seduta per gli ambienti outdoor è in poliammide modellata ed è dotata di un piccolo intaglio che lascia scorrere l’acqua. Per un maggiore comfort, è possibile scegliere la versione con la seduta rivestita in tessuto Camira e Sørensen Leather, oppure con rivestimento esterno certificato OEKO-TEX di Sunbrella. Le atmosfere dei bistrot parigini possono invece essere ricreate con la seduta in vimini stampato a iniezione.

Non solo la seduta, anche le gambe possono variare. Oltre alla versione in polipropilene, le gambe di Allez sono proposte infatti in rovere. Una nota di calore che si sposa bene con la sala da pranzo o gli interni di un ristorante.
I colori proposti sono cinque: verde erba, grigio, grigio caldo, bianco e nero.

Un packaging a basso impatto ambientale

La sedia Allez è fornita con i moduli separati e viene spedita in un imballaggio piatto. Un packaging efficiente in termini di spazio che riduce al minimo le emissioni di CO2 e facilita il trasporto a casa.
Allez è, inoltre, dotata di un piccolo kit di utensili, con manuale di montaggio che consente di assemblare la sedia in pochi minuti. Niente paura, però. Per chi non avesse alcuna abilità manuale, la sedia può essere ordinata anche nella versione montata.

GUARDA ANCHE GLI ALTRI PROGETTI DI NORMANN COPENHAGEN

Il brand danese &Tradition lancia il divano Little Petra VB2. La versione sofà dell’iconica lounge chair disegnata da Viggo Boesen nel 1938.

Little Petra cresce. La lounge chair disegnata nel 1938 dall’architetto danese Viggo Boesen viene affiancata da un accogliente divano a due posti, prodotto dal brand scandinavo &Tradition.

La poltrona Little Petra di Viggo Boesen è un’icona del design scandinavo. Uno dei primi esempi di quel modernismo organico portato al successo da Arne Jacobsen e Hans Wegner negli anni d’oro del design danese.

Presentata nel 1938 al Copenhagen Cabinetmakers Guild Exhibition, Little Petra ottiene subito un’ottima accoglienza. Un consenso che trova conferma nei premi che vince successivamente in occasione delle mostre a New York e Berlino.

Oggi la poltrona è tornata a nuova vita grazie alla riedizione proposta da &Traditon e nel 2021 raddoppia come divano a due posti.

Forme organiche, materiali naturali, cura artigianale

“Little Petra è un vecchio classico del design danese che continua a stupire gli amanti del design ancora oggi”, afferma Martin Kornbek Hansen, CEO e fondatore di &Tradition. “Nella sua versione più recente raddoppia come divano a due posti, e siamo orgogliosi che offra lo stesso eccezionale livello di fattura e stile della versione originale”.

Basato sui disegni originali di Viggo Boesen, il divano Little Petra è caratterizzato dalle stesse linee avvolgenti e dalla stessa cura artigianale della lounge chair. Dalla struttura in legno al rivestimento in tessuto cucito a mano, fino alle gambe ben tornite in rovere o noce, tutto riflette l’amore di Boesen per i materiali naturali e la sua attenzione al dettaglio.

Un piccolo divano pronto a scaldare qualsiasi ambiente

Come suggerisce chiaramente il nome, Little Petra si distingue anche per le sue dimensioni compatte. Un piccolo divano che si integra alla perfezione in qualsiasi ambiente. Per portare calore in salotto così come nello studio, senza preoccuparsi troppo dei centimetri a disposizione.

LEGGI ANCHE: I DIVANI PIÙ ICONICI DEL DESIGN SCANDINAVO

Un colore che è soprattutto un atteggiamento. Ecco la nostra rassegna di mobili e accessori total pink per dare il benvenuto alla primavera.

“Il rosa non è un colore, è un atteggiamento”. 

Dici rosa e pensi subito alla primavera. Ecco perché oggi abbiamo pensato di regalarvi una rassegna di arredi e accessori total pink. Per dare il benvenuto alla bella stagione e lasciarci ispirare dalle vibrazioni positive che trasmette questo colore. Un colore delicato e romantico che esprime un desiderio di rinascita.

Ecco la nostra selezione.

ARP, Diabla

ARP è una novità 2021 del brand di arredamento outdoor Diabla. Una collezione di poltrone, divani e tavolini che reinterpreta in chiave contemporanea gli arredi da esterno in ghisa dell’800.
La struttura degli arredi è in alluminio termolaccato e, nel caso della poltrona e del sofà, è completata da generosi cuscini per la seduta.
ARP è proposta in 7 varianti di colore: bianco, sabbia, rosso, grigio, antracite, bronzo e rosa. Un vero inno alla geometria e ai colori firmato Made Studio(en.diablaoutdoor.com)

Storet, Acerbis

Una cassettiera dal carattere giocoso. È Storet, il progetto firmato da Nanda Vigo, oggi rieditato da Acerbis con laccature brillanti e nuove proporzioni.
Sia nella versione alta a dieci cassetti che nella variante comodino prodotta per la prima volta solo nel 2020, Storet rivela l’artigianale lavorazione del legno. Nonostante sia realizzata in un unico materiale, Storet è caratterizzata da giochi di chiaroscuri che valorizzano la naturale bellezza del legno e la vivacità delle laccature. (www.acerbisdesign.com)

Clay, Bitossi

La bellezza dell’imperfezione racchiusa in un vaso. Parliamo di Clay, la serie di vasi cilindrici firmata da Formafantasma per Bitossi.
Il cuore del progetto è lo “strappo” nella parte superiore che provoca crepe e imperfezioni sui bordi di ogni singolo pezzo della collezione.
Clay nasce da una lunga ricerca condotta negli archivi storici di Bitossi. In particolare, i Formafantasma si sono concentrati su due elementi decorativi disegnati da Aldo Londi. (www.bitossiceramiche.it)

Sedia Series 7, Fritz Hansen

La Series 7 di Fritz Hansen è una delle sedie più iconiche della storia del design. Disegnata da Arne Jacobsen nel 1955, Series 7 rappresenta il punto massimo della tecnica di laminazione, sviluppata a partire dagli anni ’30. Un processo molto complesso che permette di piegare il compensato in 2 dimensioni, ottenendo una scocca continua.
Leggera e impilabile, ma molto confortevole, la sedia Series 7 è proposta con o senza braccioli, in un’ampia gamma di finiture: legno naturale, laccato, rivestita in tessuto, pelle o velluto.
Di recente è stata proposta in una nuova palette di 16 colori sviluppati con Carla Sozzani, tra cui il Clay Rose e il Dark Rose(fritzhansen.com)

Khama, Carpet Edition

Seta di banano. È questa la fibra utilizzata per i tappeti Khama di Carpet Edition. Una fibra vegetale completamente biodegradabile che permette di creare un filato estremamente resistente, con una morbidezza e una lucentezza simili a quelle della seta.
La collezione Khama è proposta in otto varianti di colore: dagli intramontabili bianco e nero al cromo e argento, fino alle delicate tonalità del rosa. (carpetedition.com)

Lampada Horo, Masiero

Un cerchio. È questo simbolo universale ad aver ispirato Horo, la lampada disegnata nel 2020 da Pierre Gonalons per Masiero. Una figura geometrica semplice, impreziosita dalle finiture particolari del metallo e del vetro.
La struttura di Horo è in ottone spazzolato, il disco è in vetro prismato, disponibile in versione trasparente o in una gamma di colori semitrasparenti molto raffinati come il blu chiaro, il fumè, il verde e, ovviamente, il rosa polvere. Un mix di finiture e colori che dona alla lampada un sofisticato carattere vintage.
Horo comprende una collezione di sospensioni, lampade da terra, applique e lampade da tavolo. (www.masierogroup.com)

Poltrona CH78, Carl Hansen & Søn

La poltrona CH78 di Hans J. Wegner (conosciuta anche come “Mamma Orso”) è stata rieditata da Carl Hansen & Søn nel 2020.
CH78 è una poltrona dalla forma organica, con una struttura solida e imbottita. Le sue gambe angolate le donano un aspetto rilassato e stabile. I braccioli dalle estremità sollevate offrono la sensazione di un caldo abbraccio.
Altro tratto distintivo della poltrona CH78 è la parte superiore dello schienale a curva doppia, che la rende simile a una bergère. Una cucitura curva al centro dello schienale garantisce che il tessuto rimanga liscio su tutta la superficie. Il cuscino dalla forma a mezzaluna può essere rimosso o montato a piacere. (www.carlhansen.com)

Stella, Toscanini

Le sfumature rosa impreziosiscono ulteriormente il portabiti Stella di Toscanini. Una gruccia in plexiglass pensata per introdurre un tocco glamour nelle cabine armadio, grazie ai suoi giochi di luce e trasparenze.
Stella è disponibile in misura da uomo 43 x 5 cm, da donna 37 x 5 cm.‎, ed è accessoriabile con asta in velluto antiscivolo o clips portagonne. Le parti metalliche sono proposte in oro o argento.
La gruccia è, inoltre, personalizzabile con le iniziali incise a laser e con colori a scelta. (www.toscanini.it)

Artigiana, Sartoria – Terratinta Group

Colore, materia, unicità dell’imperfezione. Ecco raccontata in breve Artigiana, la collezione di piastrelle fatte a mano di Sartoria, brand del gruppo Terratinta Group.
L’utilizzo di effetti di smalto ormai dimenticati dall’industria dà al prodotto un carattere artigianale unico. Quando l’imperfezione è un valore. (www.terratintagroup.com)

Colonne Frame, Fantin

La collezione Colonne Frame​, disegnata da ​Salvatore Indriolo​, è stata lanciata da Fantin nel 2020. Si tratta di un ampliamento della collezione Frame nata nel 2018 e ad oggi comprende cucine, tavoli, contenitori, librerie e complementi di diverse dimensioni. Tutte le tipologie sono costituite da solidi telai in tubo quadro e sempre in vista. Un omaggio al frame in quanto tale. (www.fantin.com)

Bubble, Glass Design

Bubble nasce dalla collaborazione tra Glass Design e Karim Rashid. Si tratta di un lavabo da appoggio dal carattere vivace, realizzato in Siliconio, l’ultima generazione della famiglia dei siliconi. Un materiale estremamente tattile, morbido ed elastico, che può essere sottoposto a torsioni, allungamenti e piegamenti tornando sempre, in fase di rilascio, alla sua forma originale.
Bubble è proposto in quattro colori dalla forte personalità: rosa, giallo, azzurro, lavanda. (www.glassdesign.it)

Soffio, antoniolupi

Un lavabo che sembra voler uscire dalla parete, ma che allo stesso tempo le dà vita e forma. Parliamo di Soffio, il progetto di Domenico De Palo per antoniolupi. Un lavabo che si integra con la parete, facendo uscire solo ciò che serve.
Soffio è realizzato in Corian. Dopo essere fissato a parete, viene stuccato e intonacato e poi verniciato nello stesso colore del muro con cui si fonde.
L’illuminazione a LED è integrata nella struttura interna, con luce bianca e blu. (www.antoniolupi.it)

Un progetto flessibile. Un’esplosione di colore. Un invito alla socialità. Ecco Big Talk, la lounge chair modulare firmata da Adam Goodrum per Blå Station.

Trono pop, loveseat, serpentone. Big Talk è una lounge chair modulare dalle mille anime. Il progetto, firmato dal designer Adam Goodrum, è una delle novità 2021 del brand svedese Blå Station. Una lounge chair sinuosa e ipercolorata pensata per portare allegria in qualsiasi interno.

Big Talk nasce dalla poltrona che Adam Goodrum ha presentato alla mostra “Knit Project!” di Febrik e Kvadrat, in occasione di 3 Days of Design a Copenhagen. Non a caso, l’ispirazione del progetto nasce dal tessuto.

“Sono stato ispirato dai campioni di tessuto”, racconta Adam Goodrum. “L’imbottitura forma un divano modulare tête-à-tête o una collezione di “loveseat” simili a quelli di epoca vittoriana, in cui due o più sedute possono essere unite in una configurazione ondulata. Due persone possono avere una conversazione tranquilla fianco a fianco (in linea con il riserbo vittoriano), guardando lo schienale del sedile dell’altro e lo spettro di bande colorate”.

La flessibilità, innanzitutto

Geometria, colore, flessibilità. Sono queste le parole chiave del sistema di sedute Big Talk. A comporre la lounge chair sono un cilindro per la base e un semicerchio per lo schienale, entrambi imbottiti in schiuma espansa e rivestiti con strisce in velluto di Febrik, proposte in diverse palette di colore.

Come dicevamo, Big Talk è un sistema di sedute modulare. Un progetto versatile che interpreta molto bene quell’esigenza di flessibilità oggi così sentita nell’interior design.

Il punto di partenza è la lounge chair. Una sorta di trono contemporaneo da usare come seduta d’accento. Combinando diversi moduli, si possono invece creare diverse configurazioni. Dal loveseat in cui fare intime conversazioni di coppia a lunghi divani sinuosi, simili ai serpentoni degli anni ’70. Inoltre, i moduli con le loro forme ondulate creano una serie di nicchie, rivolte in modo alternato verso l’interno o verso l’esterno. Per garantire comfort e privacy anche negli spazi pubblici.

Un progetto flessibile. Un’esplosione di colore. Un invito alla socialità. Serve altro per spiegare perché Big Talk ci piace?

IL GRANDE RITORNO DELLE SPECCHIERE DA TERRA.

 

LA STORIA DI PSICHE. OVVERO, COME NASCE LO SPECCHIO DA TERRA

Gli specchi da terra (o specchiere) sono dei complemento d’arredo che da sempre ci accompagnano nei rituali della vita quotidiana. Un tempo questa scenografica specchiera da terra veniva chiamata semplicemente Psiche (Psyche mirror in inglese) in onore della meravigliosa dea mitologica. Nelle Metamorfosi, lo scrittore e filosofo romano Apuleio raccontò la storia di Psicheuna fanciulla di straordinaria bellezza. Talmente bella da conquistare Eros, il dio dell’amore, che la sposò portandola con se nell’Olimpo.  Amore e Psiche ebbero una figlia dal nome evocativo: Volupta, Voluttà. Una storia romantica e sensuale, che ben si addice a questo complemento d’arredo complice della bellezza e della femminilità.

Se vuoi approfondire la leggenda di Amore e Psiche, guarda la pagina dedicata su Wikipedia!

Guarda anche il nostro articolo sugli attaccapanni da ingresso di design

Tornando sulla terra, la psiche è una specchiera con la struttura portante in legno o in metallo, sulla quale è incardinato uno specchio che si può regolare di angolazione. Questi o genere di specchi da terra non mancavano mai nelle stanze delle signore “fin de siècle”. Lo testimoniano tanti dipinti realizzati tra la fine 800 e i primi del 900, come quello che vedete qui sotto.

Uno dei primi e dei più celebri specchi da terra della storia del design è sicuramente lo specchio Psyche dei fratelli Thonet. un modello in legno curvato che potete vedere qui sotto raffigurato in una pagina del catalogo Thonet del 1907 e in uno dei pochi esemplari originali rimasti oggi.

 

LE SPECCHIERE DA TERRA TORNANO NELLE CASE CONTEMPORANEE

Ebbene. Come tanti altri complementi d’arredo un po’ vintage (guarda anche il nostro articolo sui mobili da toilette e l’articolo sul ritorno dei carrelli di servizio), non hanno mai smesso di abbellire le case contemporanee. Li troviamo nelle camere da letto o nelle stanze guardaroba. Vengono posti vicino all’armadio, per scegliere gli abbinamenti giusti vedendosi a figura intera, oppure in entrata, per un ultimo ritocco al look prima di uscire di casa.

E come succede per tutti gli elementi di design così presenti nelle nostre case, anche le specchiere da terra sono oggetto di studio da parte di molti designer che le trasformano da semplice oggetto funzionale, a vera e propria scultura domestica.

Ma vediamo insieme quali sono gli specchi da terra più belli e interessanti che il mondo del design ci propone.


Guarda anche il nostro articolo sui mobili da toilette


ECCO LE PIÙ BELLE SPECCHIERE DA TERRA DI DESIGN


ULTRAFRAGOLA, ETTORE SOTTSASS, POLTRONOVA

Non è possibile parlare di specchiere di design senza citare la più celebre di tutte, probabilmente una delle più grandi icone del design italiano. Stiamo parlando dello specchio-lampada Ultrafragola, disegnato nel 1970 da Ettore Sottsass Jr per Poltronova. La sua linea sinuosa e sensuale, evoca una chioma femminile. La cornice rosa ondulata si illumina grazie a un sistema interno di luci al neon.  Poltronova continua a produrre la specchiera Ultrafragola, insieme ad altri capolavori del design che hanno reso celebre il brand nella storia del design. www.poltronova.it


MATINÉE, CRISTINA CELESTINO PER FENDI CASA

Back Home è il nome di una nuova collezione di complementi d’arredo che Fendi casa ha commissionato alla designer Cristina celestino. Una linea dai tratti decisamente eleganti e preziosi, in linea con lo stile della maison di moda. La collezione Back Home, in particolare, interpreta  l’iconico motivo a righe Pequin che ha reso famoso il brand FENDI.

Della collezione fa parte anche Matinée, un grande specchio da terra freestanding, rigoroso, geometrico, ma estremamente raffinato nella scelta dei colori tenui e dei materiali La specchiera da terra Matinée è ispirata ai gemelli da polso maschili. Si compone infatti di due elementi orientabili uniti da una catenella ed è composta da un intarsio di specchi e materiali diversi.

GUARDA TUTTA LA COLLEZIONE “BACK HOME” DI CRISTINA CELESTINO


Guarda anche il nostro articolo sui mobili da toilette


SOUFFLÉ, LUCA NICHETTO, LA MANUFACTURE

Disegnato da Luca Nichetto per il brand francese La Manufacture, la specchiera Soufflé (soffiato in francese) prende il nome dal suo aspetto leggero e giocoso. La cornice sembra infatti formata da un palloncino gonfiato, uno di quelli che certi clown annodano tra loro per realizzano figure sorprendenti. La struttura ad arco invece è realizzata in legno trattato con vernice a metallo liquido nei colori menta, prugna e corallo. Un effetto cromato che ne amplifica la luminosità.  lamanufacture-paris.fr


DIVA, JEAN-MARIE MASSAUD PER GLAS ITALIA

Elegante e minimale al tempo stesso. La specchiera da terra Diva, disegnata da Jean-Marie Massaud per Glass Italia è realizzata in cristallo fumè. Essendo retroilluminata, la specchiera Diva è in grado di creare una soffusa luce d’atmosfera. La parte centrale inoltre ha una speciale specchiatura attraverso cui si vede la traccia luminosa della lampada, posizionata sul retro. La luce si accende e si spegne tirando il cordone rosso con la nappa, che esce da un foro. www.glasitalia.com


FRAME, NENDO PER STELLAR WORKS

Una specchiera da terra davvero minimale. Una struttura a L  in acciaio verniciato di nero e uno specchio dalla forma ellittica. Questo è in nuovo progetto firmato dallo studio giapponese Nendo per Stellar Works. stellarworks.com

Scopri tutta la nuova collezione di nendo per Stellar Works


SKY MIRROR, MONICA FÖRSTER PER ZANAT

Gli specchi da terra Sky Mirror, disegnati da Monica Förster per Zanat, sono vere e proprie sculture contemporanee. Come dei totem, diventano protagonisti degli spazi domestici. Le specchiere da terra Sky Mirror sono montate su una struttura dalle linee plastiche, realizzata in legno massello e intagliata a mano. Per questo queste specchiere risultano belle da vedere da qualsiasi parter le si osservi. Per questo possono essere posizionate come oggetti singoli o in gruppi, per creare sorprendenti divisori. Gli specchi da terra Sky Mirror sono declinati in due forme (tonde o semi-ovali), ciascuna disponibile in due misure. Il basamento può essere in noce o in acero, entrambi in diverse tinte e finiture. (zanat.org)


 

CARABOTTINO, CARA \ DAVIDE PER MEDULUM

La specchiera Carabottino, disegnata dallo studio Cara \ Davide, fa parte della collezione Flow di Medulum. Un progetto dedicato alla Repubblica, alla cultura e alle tradizioni che hanno plasmato l’identità veneta.

La specchiera Carabottino è un totem domestico. Una forma cilindrica, rigorosa e scultorea, la cui struttura a griglia è realizzata con listelli di legno. Solo quando si apre, di vede lo specchio custodito al suo interno. www.medulum.it


SAND IN MOTION COLLECTION, RIVE ROSHAN

Questa specchiera da terra dal design scultoreo fa parte della Sand in Motion Collection dello studio olandese Rive Roshan. Una collezione di oggetti di “arte funzionale” in edizione limitata, realizzati in sabbia stampata in 3D. Diversi vasi, una sedia, la specchiera e dei tavoli che si distinguono per la loro linea organica e cinetica, quasi un movimento naturale creato dal tempo. La struttura della specchiera è realizzata in sabbia bavarese al 98%. La sabbia, naturalmente bianca, è tenuta insieme con un legante che, ossidandosi, dà all’oggetto il caratteristico colore nero. La collezione Sand in Motion è esposta alla galleria KRL di Eindhoven fino all’8 marzo. riveroshan.com

©Rive Roshan and Galerie KRL – Photo: Ronald Smits


PINCH, LANZAVECCHIA + VAI PER FIAM ITALIA

Pinch è una collezione i specchi, che comprende tre specchi a parete e una specchiera da appoggio, disegnata da lanzavecchia + Vai per Fiat Italia. La struttura rettangolare, con due angoli opposti tagliati a 45 gradi, è realizzata in metallo con finitura ottone brunito. Lo specchio, dalla forma irregolare, sembra teso nella cornice da 4 titani metallici. www.fiamitalia.it


Guarda anche il nostro articolo sui mobili da toilette


NARCISSUS, HOMMÉS STUDIO

Due ante apribili, una cornice in acciaio dorato che sorregge lo specchio ovale. Stiamo parlando di Narcissus, lo scenografico specchio da terra di Hommés Studio. Una specchiera che, chiusa, diventa quasi un’opera d’arte, un quadro su un cavalletto. Esiste in due versioni. Una con le ante rivestite in pelle stampata e una Limited Edition con le ante laccate (foto qui sotto). (https://hommes.studio/)


LaGronda, PALLUCCO

Disegnato da Luciano Bertoncini per Pallucco, lo specchio da terra LaGronda ha una doppia funzione. Quella di specchio innanzitutto, ma anche quella di appendiabiti modulare.
Ogni modulo è composto di due parti: la parte inferiore fissa e quella superiore che rientra
a pressione. Il taglio sagomato che separa le due parti dello specchio, forma l’appendiabiti.
La cornice è realizzata in alluminio verniciato in 3 colori: argento, nero e bronzo perlato.
Lo specchio è disponibile in 3 finiture: chiaro, fumé e bronzo (www.pallucco.com).

Guarda anche il nostro articolo sugli attaccapanni da ingresso di design


TRN MIRROR, PANI JUREK

Questa specchiera da terra fa parte della collezione TRN furniture realizzata dal brand Pani Jurek, fondato dalla designer e artista polacca Magda Jurek. Si tratta di una serie di oggetti e complementi, tra i quali tavolini, specchi e alcune lampade-scultura in ceramica.
Lo specchio da terra della linea TRN, realizzato in collaborazione con lo studio Square Drop, è in legno massello di frassino. è disponibile in 3 dimensioni con la cornice singola e in una più grande con la cornice tripla (foto qui sotto). Ogni singolo pezzo è realizzato a mano con le più tradizionali tecniche di ebanisteria. Successivamente il legno viene tinto e trattato a cera naturale (www.panijurek.pl).


TIBOR, MURANTI

Tibur Floor Mirror,non è una tradizionale specchiere da terra. Piuttosto è un puzzle di specchi che, insieme, riflettono la persona a figura intera. La struttura è in ottone lucido, mentre la base è in  Travertino. Un complemento d’arredo che si ispira allo stile degli anni 50, molto elegante nella sua bellezza scultorea. www.muranti.com

 


LAZY, MIGUEL SOEIRO PER PORVENTURA

Molto più semplice e minimale, la specchiera da terra Lazy, disegnata da Miguel Soeiro per l’azienda portoghese Porventura. Realizzata in legno di Rovere massello., Lazy si caratterizza per il taglio dello specchio sul lato basso che lascia un vuoto alla base. Tubi della struttura in ottone lucido rifinito con vernice lucida. Specchio e marmo trasparenti. www.porventura.pt


IONA CHEVAL, PINCH

Lo specchio da terra Iona Cheval del laboratorio londinese Pinch si ispira alla semplicità dello stile Shaker. Realizzata in legno di rovere chiaro europeo o di noce americano, Iona Cheval ha una struttura a cavalletto che sostiene un grande specchio basculante con la cornice in legno fissata con dettagli in ottone. pinchdesign.com

 


MALIN, WOAK

Malin è il nome di questo specchio realizzato da Woak, una piccola azienda svizzera specializzata nella lavorazione artigianale di arredi e complementi di design in legno. Ogni oggetto prodotto da Woak si distingue per la qualità del lavoro estremamente curata nel dettaglio. La stessa attenzione che si nota nella curvatura della base della specchiera, che si può appoggiare alla parete con l’inclinazione desiderata. Malin è disponibile in due essenze di legno massello trattato ad olio: rovere oppure noce. www.woak.ch


CLOUD, CIRCU

Concludiamo questa rassegna con una specchiera dedicata ai più piccoli, che crea nella cameretta un’atmosfera decisamente più romantica. Si tratta di Cloud Mirror di Circu. Uno specchio pensato su misura per le bambine e i bambini, per farli sognare come vivessero in una favola. Sostenuto da un basamento a forma di nuvola (da qui il nome) lo specchio è realizzato in legno verniciato e ottone. È disponibile in 6 colori: bianco, crema, grigio, beige, rosa e azzurro. www.circu.net


Guarda anche il nostro articolo sui mobili da toilette

Guarda anche il nostro articolo sugli attaccapanni da ingresso di design


Si chiama MR01 Initial Chair la nuova lounge chair di GUBI. L’omaggio ai grandi maestri danesi del designer emergente Mathias Steen Rasmussen.

MR01 Initial Chair. Non c’è nome più eloquente per indicare il primo prodotto dell’emergente designer danese Mathias Steen Rasmussen. Una lounge chair dal design essenziale ed elegante, lanciata da GUBI nel 2021.

Disegnata da Rasmussen per la sua casa come seduta per la meditazione, MR01 Initial Chair rappresenta una perfetta sintesi fra design e artigianato“La sedia è costruita in modo semplice, è ottimizzata per la produzione ed è progettata con lo scopo di durare”, racconta Mathias Steen Rasmussen. “La corda della seduta e dello schienale dona una certa trasparenza. La sedia è così leggera che sembra quasi fluttuare”.

Una lounge chair lieve ma allo stesso tempo solida. Un progetto che è la quintessenza del design scandinavo anche nel nome. MR01 Initial Chair infatti non indica solo che si tratta del primo progetto di Rasmussen messo in produzione. Il nome è anche un omaggio ai grandi maestri del design danese, che erano soliti chiamare i propri progetti con le loro iniziali seguite da un numero.

D’altronde, è ai maestri danesi che si ispira Rasmussen. Butta giù schizzi, costruisce prototipi. Insomma, pensa con le mani come i grandi designer danesi. Ha una profonda conoscenza dei materiali. E, sempre come i maestri danesi, ha misurato il suo corpo per ottimizzare le dimensioni della lounge chair e creare una seduta ergonomica.

Come è composta MR01 Initial Chair

Legno e corda. Sono questi i due materiali che compongono MR01 Initial Chair. Il legno di noce o rovere per la struttura, la corda per la seduta e lo schienale. A tenere uniti gli elementi della sedia non ci sono viti, ma incastri a tenone e a mortasa. Tecniche di ebanisteria che mettono in risalto la lavorazione artigianale della lounge chair.

L’impiego della corda è ricorrente nel lavoro di Rasmussen, che spesso combina i materiali organici con il legno. In questo caso, il sedile e lo schienale sono intrecciati a mano con 90 metri di corda, utilizzando un metodo sviluppato da lui stesso, che blocca la corda nel telaio. La corda è stata realizzata da artigiani italiani specializzati nelle corde per yacht.

La corda dona alla lounge chair un senso di leggerezza e garantisce il passaggio dell’aria, rendendo la seduta fresca e confortevole nei giorni caldi. Mentre l’aggiunta di una coperta o di una pelle di pecora crea un’atmosfera più accogliente per l’inverno.

La collezione Epic di GUBI si arricchisce con nuovi materiali. Accanto alla collezione in marmo travertino, il tavolo disegnato da GamFratesi viene proposto in un’edizione in acciaio.

Un tavolo epico di nome e di fatto. Parliamo di Epic, la collezione di tavoli firmata dal duo italo-danese GamFratesi per GUBI.

Epic nasce nel 2019, ispirandosi all’architettura greca e romana. La prima linea di tavoli è in marmo travertino, un materiale nobile che è stato impiegato per alcune fra le più celebri opere della storia. Dal Teatro Marcello al Colosseo, dalla Basilica di San Pietro alla Fontana di Trevi a Roma.

“Senza materiale non c’è anima. Mettere il materiale al centro del progetto è un atto intellettuale. Celebrare pietre inusuali e finiture naturali è in sintonia con la nostra filosofia e con il modo in cui GUBI interpreta la tradizione”, raccontano Stine Gam ed Enrico Fratesi.

L’edizione 2019 in marmo travertino

Il tavolo Epic è composto da due forme geometriche semplici: un cerchio e un esagono. Un design puro che ricorda la forma delle colonne greche classiche. Le lastre in travertino vengono selezionate in base alla ricchezza delle loro venature, e sono proposte in tre varianti di colore: bianco, grigio e rosso bruciato.

La collezione comprende un tavolo da pranzo e tavolini da caffè in tre diverse dimensioni, con cui si possono creare composizioni giocando con le differenti altezze e colori.

L’edizione 2021 in acciaio

Nel 2021 GUBI lancia una edizione in acciaio del tavolo Epic. Con il nuovo materiale il tavolo acquista un deciso sapore industriale e sposa l’estetica dell’imperfezione. L’acciaio è un materiale durevole oggi di grande tendenza nell’interior design, soprattutto se abbinato a materiali più caldi come il legno e la pietra.

Nella nuova versione in acciaio, le forme scultoree di Epic rimangono le stesse. A cambiare è solo lo spessore del top che, per adattarsi al nuovo materiale, diventa più sottile.

L’acciaio è laccato in tre diversi colori: Midnight Black, Earthy Red e Misty Gray. La laccatura viene applicata in più strati e poi parzialmente rimossa a mano con una tecnica artigianale nota a pochi, prima che venga aggiunto un ultimo strato protettivo trasparente. Il risultato è una finitura dall’aspetto vissuto, che cambia al mutare della luce dando la sensazione che i tavoli prendano vita.

LEGGI LA NOSTRA INTERVISTA A GAMFRATESI

Rieditata la Bambi Lounge Chair, capolavoro del design norvegese

È stata finalmente rieditata la Bambi Lounge Chair, uno dei capolavori del design scandinavo, progettata verso la metà degli anni ’50 dai norvegesi Rastad & Relling Tegnekontor.

Questa riedizione si deve al brand Fjordfiesta, nato nel 2001 con l’obiettivo di far rivivere e di promuovere nel mondo la bellezza del design classico norvegese.

La splendida Bambi Lounge Chair è probabilmente il pezzo forte della più ampia collezione Bambi, che comprende anche una sedia per il tavolo da pranzo in due versioni: i modelli Bambi 57/2 e Bambi 57/3.
La Bambi Lounge Chair è invece una poltroncina dalla seduta comoda, ampia e bassa, pensata per appositamente il relax. La sua linea è essenziale ed elegante al tempo stesso.

Le gambe leggermente coniche sostengono sia la seduta, sia i comodi braccioli, che che si uniscono sul retro per formare uno schienale ergonomico.

La Bambi Lounge Chair è disponibile in 2 versioni

Come la sedia, anche la poltroncina Bambi Lounge Chair è disponibile in 2 versioni.  Il modello 56/1 si distingue per avere la seduta e lo schienale in cordata. Una soluzione che mette ancora più in risalto la leggerezza della poltroncina.

Il modello 56/2, invece, ha seduta e schienale imbottiti e rivestiti in pelle. Una soluzione che le conferisce un aspetto più “massiccio” e strutturato. La Bambi Lounge è più ampia, più bassa e più consistente rispetto alle altre sedie della serie ma conserva la sofisticata eleganza che caratterizza l’intera collezione.

La parte posteriore del modello 56/1 è costituita da corde intrecciate fissate a una traversa nella parte inferiore. Questa costruzione posteriore aperta assicura che il design appaia arioso e leggero. Anche il sedile è composto da treccia ma viene fornito con un cuscino del sedile cucito a mano per un maggiore comfort. Il modello 56/2 è costruito allo stesso modo del 56/1, ma piuttosto che intrecciare, lo schienale e il sedile sono realizzati in pelle che conferisce un aspetto più muscoloso.

Design norvegese, manifattura italiana

La poltroncina Bambi ha la struttura in legno massello in 2 essenze: rovere chiaro laccato oppure noce.
La sua realizzazione è molto complessa, sia dal punto di vista tecnico che artigianale. Vista la complessità, l’azienda norvegese ha dovuto ricorrere3 a  maestranze specializzate italiane. E le ha trovate proprio in Italia, esattamente nel famoso distretto della sedia di Udine. Solo in questo modo Fjordfiesta ha potuto garantire gli altissimi standard di qualità richiesti dal progetto…

Il restauro di Palazzo Stefanelli a Firenze. Un progetto di Pierattelli Architetture in equilibrio tra storia e contemporaneità.

Un progetto tra storia e contemporaneità. Oggi parliamo del restauro di un gioiello dell’800 fiorentino: Palazzo Stefanelli. Un edificio storico che sorge a Borgo Pinti, nel cuore di Firenze, di recente ridisegnato dallo studio Pierattelli Architetture.

Il progetto di Pierattelli Architetture ha portato alla realizzazione di 12 appartamenti residenziali, affacciati su una corte interna, in cui gli elementi storici sono stati integrati con soluzioni contemporanee all’avanguardia.

Un equilibrio tra elementi architettonici originali e soluzioni contemporanee

Nella ricerca di un equilibrio tra passato e presente, lo studio di architettura fiorentino ha dedicato molta attenzione alla sostenibilità ambientale. Tutte le abitazioni sono, infatti, dotate di pompa di calore per ridurre il consumo di energia, impianto domotico e infissi ad alto rendimento termico e acustico. Interventi avvenuti nel pieno rispetto dei dettagli architettonici e decorativi originali.

Tra gli elementi preesistenti ci sono il campanello originale dell’ingresso, le travi e le capriate, e gli affreschi nelle stanze e nell’androne del piano terra (lo spazio dove in passato venivano accolte le carrozze).

12 appartamenti di lusso

I 12 appartamenti sono di diverse tipologie. Si va dal trilocale all’attico, da abitazioni su un piano a case su due livelli, alcune delle quali provviste di giardino o terrazzo privato. Inoltre, ogni appartamento prevede la predisposizione per il bagno turco nelle docce padronali. Una possibilità che interpreta molto bene la tendenza attuale a creare SPA in casa.

LEGGI IL NOSTRO ARTICOLO SULLE SPA IN CASA

A giocare un ruolo importante nel progetto sono anche i materiali. Pierattelli Architetture ha impiegato soprattutto legno e travertino. Per i pavimenti è stato scelto un parquet a spina di pesce in rovere toscano. Per i bagni un sofisticato travertino con venature blu.

Le soluzioni immaginate per l’interior

Oltre agli interventi strutturali, Pierattelli Architetture ha ipotizzato alcune soluzioni per l’interior. Per esempio, per la zona notte lo studio immagina un letto con un’ampia testata che si trasforma, nel lato retrostante, in una grande cabina armadio a vista.

Gli altri ambienti sono stati pensati con arredi di design, in un’alternanza tra icone e pezzi contemporanei. Per respirare il fascino della storia, senza dimenticare il presente.

A 14 anni dalla sua morte ricordiamo Hans J. Wegner, il grande maestro del design danese moderno.

“Mi è stato spesso domandato come abbiamo creato lo stile danese moderno. La mia risposta è che non è stato niente del genere. Piuttosto che di creazione si è trattato di un processo di purificazione e di semplificazione che ha ridotto gli elementi all’essenziale: quattro gambe, una seduta e un corpo unico per schienale e braccioli. La Sedia”.

A parlare è Hans J. Wegner, uno dei padri del design danese moderno. L’uomo che ha progettato nel corso della sua carriera più di 500 sedie e poltrone. Una serie infinita di capolavori, molti dei quali ancora oggi in produzione.

Dalla Round Chair alla Wishbone, dalla Flag Halyard alla Ox Chair, non si contano le icone firmate da Hans J. Wegner. Non a caso, il grande designer danese è stato ribattezzato come il maestro della sedia, arredo a cui ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca della perfezione assoluta.

Per questo oggi, a 14 anni dalla sua morte, è proprio attraverso le sue sedie e le sue poltrone più celebri che vogliamo ricordarlo.

Ecco il nostro omaggio.


LE SEDIE E LE POLTRONE PIÙ CELEBRI DI HANS J. WEGNER


Peacock Chair, (1947)

La Peacock Chair è uno dei primi progetti di Hans J. Wegner. Si tratta di una interpretazione moderna delle classiche sedie Windsor inglesi, di cui riprende le stecche dello schienale. Il cuore della Peacock è nell’asta centrale dove poggiano le scapole. Un elemento che ricorda la coda del pavone, da cui deriva il suo nome. Appellativo che, però, venne dato alla sedia non da Wegner, ma dal designer Finn Juhl.


Round Chair (1949)

Disegnata da Hans J. Wegner nel 1949, la Round Chair entra nella leggenda nel 1960, apparendo nel primo confronto televisivo fra John F. Kennedy e Richard Nixon, durante la corsa alla presidenza degli Stati Uniti d’America. È in quell’occasione che gli americani la chiamano The Chair. A caratterizzare la sedia è il suo schienale in legno rotondo che crea un corpo unico con i braccioli. The Round Chair è prodotta oggi da PP Møbler.


Folding Chair (1949)

La Folding Chair, conosciuta anche come JH512, è una perfetta sintesi di forma e funzione. A differenza delle tradizionali sedie pieghevoli, la Folding Chair non è solo una pratica soluzione salvaspazio. Si tratta di una sedia pieghevole elegante ed estremamente confortevole. La sua struttura è in legno massiccio, lo schienale e la seduta in canna intrecciata. Le maniglie nella parte anteriore offrono un appoggio per le mani e permettono di riporre la sedia con grande facilità.


Wishbone Chair (1950)

La Wishbone Chairnota anche come CH24, è una delle sedie più celebri di Hans J. Wegner. Il suo tratto distintivo è lo schienale a forma di forcella, risultato di un lavoro artigianale certosino. Per preparare e assemblare tutti gli elementi della sedia ci vogliono ben 3 settimane, con più di 100 fasi di lavorazione. La seduta è realizzata con 120 metri di corda di carta e richiede circa un’ora per la tessitura. Un capolavoro assoluto prodotto ancora oggi da Carl Hansen & Søn.


Flag Halyard (1950)

Sembra arrivare dal futuro, in realtà la Flag Halyard nasce nel 1950 in un caldo pomeriggio d’estate. La poltrona rende omaggio agli architetti modernisti Le Corbusier e Mies van der Rohe. È uno dei pochi progetti di Hans Wegner non realizzato in legno. La struttura della Flag Halyard è infatti in acciaio inossidabile. A scaldare il telaio in acciaio ci pensano la seduta in lino, con poggiatesta in tessuto o pelle con cinghie in cuoio, e un caldo rivestimento in lana di pecora. La Flag Halyard è prodotta da PP Møbler.


The Papa Bear Chair (1951)

La Papa Bear Chair è il primo progetto di Hans J. Wegner per l’azienda danese PP Møbler. La poltrona è disegnata nel 1951, ma va in produzione nel 1953 con il nome di Teddy Bear, per la somiglianza fra i suoi braccioli e le zampe di un orso. Dopo essere stata fuori produzione per diversi anni, la Papa Bear è stata rieditata nel 2003, prodotta sempre da PP Møbler.


Valet Chair (1953)

Tre gambe e uno schienale simile a una gruccia. Valet Chair nasce in seguito a una chiacchierata con il professore di architettura Steen Eiler Rasmussen e il designer Kay Bojesen. Argomento della conversazione: come piegare i vestiti in modo più pratico, prima di andare a letto. La Valet Chair viene prodotta quando il re di Danimarca Frederik IX ordina una sedia per la sua camera. La prima versione è a 4 gambe, ma Wegner non era soddisfatto del risultato, così lavorò al progetto per altri 2 anni prima che il re potesse avere la sua sedia. Valet Chair è prodotta da PP Møbler.


Ox Chair (1960)

“Dobbiamo stare attenti a non prendere le cose troppo seriamente. Dobbiamo giocare, ma dobbiamo essere seri nel farlo!”. È con queste parole che Hans J. Wegner racconta Ox Chair, una delle poltrone più iconiche firmate dal maestro della sedia. A rendere subito riconoscibile la poltrona sono le “corna” tubolari. Un dettaglio giocoso che fa pensare a un bue (ox significa bue in inglese). Progettata da Hans J. Wegner nel 1960, a causa delle difficoltà tecniche nel rivestirla è stata messa in produzione da Erik Jørgensen solo nel 1989.


Wing Chair (1960)

Una poltrona imbottita con struttura in faggio e gambe in acciaio inossidabile. Il cuore della Wing Chair di Hans J. Wegner è in ciò che non si vede. Il design dello schienale e della seduta permettono infatti una grande varietà di posizioni, garantendo sempre un supporto ottimale alla schiena, alle spalle, al collo e alla testa. La poltrona è disegnata nel 1960, ma all’inizio viene prodotta in un numero molto limitato. È stata rilanciata nel 2006 sulla base del disegno originale di Wegner. Oggi è prodotta da Carl Hansen & Søn.


CH07 “Shell Chair” (1963)

La poltrona CH07, meglio conosciuta come Shell Chair, è disegnata da Hans J. Wegner nel 1963. Inizialmente prodotta in una piccola tiratura, viene rieditata da Carl Hansen nel 1998 ottenendo un enorme successo. La bellezza della Shell Chair è nelle sue linee minimali e nella grande cura dei dettagli, tra i quali spicca l’attaccatura delle tre gambe alla scocca. La sua struttura in multistrato curvato era all’avanguardia negli anni ’60.


 

Linnut, le 4 sculture luminose di Magis e Iittala.

Magis lancia Linnut, una collezione di quattro sculture luminose che raffigurano altrettanti personaggi di fantasia. I loro nomi? Palturi, Siiri, Sulo e Kirassi.
La collezione Linnut di Magis prende vita dalla collaborazione tra l’azienda italiana e il celebre brand finlandese Iittala.  

Un maestro del design finlandese

I quattro buffi personaggi sono stati creati da Oiva Toikka, uno dei più grandi artisti finlandesi contemporanei, specializzato nel design del vetro.
Di Oiva Toikka ricordiamo la bellissima collezione in vetro soffiato Birds by Toikka, disegnata sempre per Iittala a partire dagli anni ’70. Da questa collezione hanno preso ispirazione i quattro personaggi delle lampade Linnut.

Lampade perfette per la camera dei bambini

Ma le quattro lampade Palturi, Siiri, Sulo e Kirassi non sono in vetro, bensì in policarbonato. Un materiale leggero e pratico, che rende queste sculture luminose adatte anche alla stanza dei bambini. Sono adatte sia in casa o all’aperto, magari per illuminare una cena.
Tutte le lampade infatti sono ricaricabili attraverso una presa USB. La luce a Led è dimmerabile grazie a un interruttore a sfioro.

Palturi, Siiri, Sulo e Kirassi

Ma è venuta l’ora di presentare questi simpatici quattro personaggi.

Siiri e Kirassi, sono due uccelli appollaiati. Il primo, Siiri ha la coda rotonda e il becco dorato. La sua figura è dall’aspetto eclettico e unico.

Il secondo, Kirassi, ha una dimensione maggiore. Ha un corpo elegante, un collo slanciato, la testa di colore blu brillante e il becco corto e appuntito.

Meno facile attribuire un animale alle altre due lampade della collezione Linnut di Magis. Il designer Oiva Toikka in questo caso ha lavorato molto di fantasia.

Sulo si caratterizza per una linea più goffa e compatta, a forma di cupola e da grandi occhi curiosi. Probabilmente si tratta di un gufo o di un pulcino sovradimensionato. La lampada Sulo è disponibile in due dimensioni, di cui una molto piccola (ottima come luce di sicurezza notturna o come luce di compagnia per la camera dei Bambini)

L’ultimo personaggio, quello dalla forma più insiolita, si chiama Palturi. Il suo corpo ha una forma tondeggiante sul quale spiccano due grandi occhioni spalancati. Due occhi dall’espressione stravagante che conquistano e inteneriscono al primo sguardo…

www.magisdesign.com

Le librerie di design più iconiche? Fra modelli scultorei e scaffali modulari, ecco 13 grandi classici.

Possono essere essenziali o scultoree, a parete o da centro stanza, modulari o fisse. L’unica cosa certa è che si tratta di uno degli arredi più versatili e più amati da sempre. Parliamo delle librerie. Un mobile che, nell’ultimo secolo, è stato oggetto di interesse da parte di tanti designer. Da Marcel Breuer a Vico Magistretti, da Ettore Sottsass a Ron Arad e Philippe Starck, tutti i grandi progettisti hanno legato il proprio nome a una libreria.

Le librerie più comuni sono quelle modulari, studiate per poter crescere nel corso degli anni. Si tratta di modelli molto semplici, caratterizzati da forme ortogonali, ideali per chi ama riempire gli scaffali di libri, riviste e oggetti del cuore. Chi, invece, preferisce esporre solo pochi oggetti o qualche volume da collezione può puntare su librerie dal carattere scultoreo, dove la forma prevale sulla funzione. O ancora, scegliere una versione da centro stanza per dividere un ambiente.

Qualche esempio? Bene, abbiamo raccolto le 13 librerie di design più iconiche del secolo scorso. Dal Veliero fatto di aria e luce di Franco Albini alla Nuvola pieghevole di Vico Magistretti, dal castello con le carte di Pierre Paulin all’omino con le braccia sollevate di Ettore Sottsass.

Ecco la nostra selezione.


LE LIBRERIE DI DESIGN PIÙ ICONICHE 


B22, Thonet, 1928

Tubolare d’acciaio. È sufficiente nominarlo per far scattare l’associazione con i mobili del Bauhaus, la celebre scuola tedesca di design, arte e architettura fondata da Walter Gropius nel 1919. Un esempio è lo scaffale B22 disegnato nel 1928 da Marcel Breuer, uno degli esponenti di spicco del movimento tedesco (è sua la mitica poltroncina Wassily diventata uno dei simboli del Bauhaus!). Essenziale ed elegante, B22 è costituito da una struttura in tubolare d’acciaio cromato ed elementi in faggio o frassino, in finitura naturale o verniciato a poro aperto. (it.shop.thonet.de)


Veliero, Cassina, 1939

Aria e luce: sono questi gli elementi costitutivi di Veliero, il capolavoro firmato da Franco Albini nel 1939. Progettato da Albini per il soggiorno della sua casa, Veliero fa la sua comparsa sulla copertina di Domus nel 1941. È, però, soltanto nel 2011 che viene messo in produzione da Cassina. Il cuore del progetto è nell’impiego di una tensostruttura. Grazie a questa tecnica costruttiva, ripiani in vetro sembrano infatti galleggiare nello spazioUna libreria che celebra la leggerezza visiva e che sfida le leggi della statica. Il nome? Fu scelto dalla designer Franca Helg, socia di Albini, per il richiamo della libreria alla carpenteria nautica. (www.cassina.com)


Storage Unit, Vitra, 1949

Storage Unit (ESU) è il sistema di scaffali di Vitra, disegnato da Charles e Ray Eames nel 1949. Nato per gli uffici, grazie alla sua multifunzionalità Storage Unit è diventato un arredo molto usato anche negli ambienti domestici. La libreria è composta da una griglia in metallo su cui possono essere fissati ripiani, contenitori e cassettirealizzati in diversi materiali. Molto ricca è anche la palette di colori. Accanto a quelli originali la designer olandese Hella Jongerius ha definito una nuova tavolozza, che interpreta in chiave contemporanea lo spirito degli anni 40/50. Il sistema di scaffali si può combinare con la scrivania Eames Desk Unit (EDU). (www.vitra.com)


Libreria ELEGIE, MisuraEmme, 1949

Un’architettura rigorosa e funzionale. È ELEGIE, il progetto firmato da Ignazio Gardella nel 1949, rieditato da Misuraemme. Composta da pezzi seriali, che si possono combinare in totale libertà, ELEGIE è una delle prime librerie modulari della storia. La struttura è costituita da montanti verticali in metallo preforati, con piastre e bulloni per l’ancoraggio a parete. I ripiani sono disponibili in due profondità. Quelli profondi 460 mm si possono utilizzare come scrittoi o base per la TV. In larghezza ELEGIE si compone accostando i singoli moduli. (www.misuraemme.it)


String, String Furniture, 1949

Uno scaffale che è un grande classico del design scandinavo. È String, il sistema modulare disegnato nel 1949 dall’architetto svedese Nils Strinning, Uno scaffale versatile e pratico, contraddistinto da un design pulito ed essenziale. L’elemento che rende subito riconoscibile uno scaffale String Pocket? I due pannelli laterali simili a una scala. Due esili scale che corrono lungo la parete, su cui si inseriscono tre mensole, che possono essere regolate in altezza. Flessibile, pratico e proposto in tante varianti di colore, String si adatta a qualsiasi ambiente: studio, cameretta, cucina, living e finanche bagno. Si possono creare composizioni grafiche a parete, affiancando diverse mensole String, in orizzontale o in verticale. (stringfurniture.com)


Sistema Universale di scaffalatura 606, Dieter Rams, 1959

Il Sistema Universale di Scaffalatura 606 di Dieter Rams nasce nel 1959. Il tratto distintivo della libreria è nella sua essenzialità. Un’essenzialità che la rende incredibilmente attuale ancora oggi. Il progetto si compone di montanti in estruso di alluminio, con piani e mensole molto sottili, realizzati sempre in alluminio. Proposta in tre versioni – sospesa, a parete o da posizionare a centro stanza – 606 può essere attrezzata con cassettiere, ripiani e finanche con aste appendiabiti. Per trasformarsi in una pratica ed elegante cabina armadio. (www.depadova.com)


Albero, Poltrona Frau, 1959

Albero è un progetto di Gianfranco Frattini della fine degli anni ‘50, rieditato nel 2015 da Poltrona Frau. Si tratta di una libreria “terra-soffitto” pensata per il centro stanza, caratterizzata da un complesso lavoro di ebanisteria. Proprio come un albero, la libreria di Frattini è composta da un “tronco” centrale intorno a cui si dispongono gli scaffali. Una vera scultura che, tra l’altro, può essere ruotata a 360°. La struttura portante è in legno massello di noce Canaletto con incastro a cremagliera. Le mensole sono in legno impiallacciato.‎ I puntali, a soffitto e a terra, sono in ferro verniciato.‎ (www.poltronafrau.com/it)


Libreria Elysée, Magis, 1968

Il nome ci racconta già un po’ della sua storia. La libreria Elysée è infatti disegnata dal francese Pierre Paulin per l’appartamento del presidente François Mitterand, all’interno dell’Eliseo a Parigi. Si tratta di una libreria impilabile realizzata in multistrato di acero curvato, in finitura naturale o wengé. Una libreria molto funzionale, dunque. Ma non solo. Simile a un castello fatto con le carte, Elysée è un oggetto scultoreo bello anche senza libri. È prodotta da Magis. (www.magisdesign.com)


Nuvola Rossa, Cassina, 1977

Creare una libreria basata sul meccanismo della scala a pioli. È questa l’idea che guida Vico Magistretti fin dal 1946. Un lungo percorso di ricerca che lo porta nel 1977 alla progettazione di Nuvola Rossa, la libreria “pieghevole come una sedia a sdraio”. Già, Nuvola Rossa ha una struttura pieghevole e, una volta chiusa, è proprio a una scala a pioli che fa pensare. La peculiarità del progetto è nelle diagonali di controventatura che sostengono i ripiani, senza bisogno dei fianchi. Una tecnica costruttiva unica che ha reso Nuvola Rossa una delle librerie più iconiche della storia del design. La libreria è disponibile in faggio evaporato naturale o laccato ed è prodotta da Cassina. (www.cassina.com)


Carlton, Memphis, 1981

Forme geometriche dai colori vivaci che richiamano l’immagine di un uomo con le braccia sollevate. Ecco Carlton, la mitica libreria disegnata da Ettore Sottsass nel 1981, diventata il simbolo per eccellenza del gruppo Memphis (il celebre collettivo fondato dallo stesso Ettore Sottsass agli inizi degli anni 80). Libreria, dicevamo, ma anche e soprattutto opera d’arte o totem. In Carlton infatti la forma prevale nettamente sulla funzione. Carlton è realizzata in legno laccato policromo e laminato plastico ed è prodotta da Memphis Milano. Ogni pezzo è accompagnato da un certificato di autenticità. (www.memphis-milano.com)


Joy, Zanotta, 1989

Un arredo “neutro” che può assolvere diverse funzioni. Joy, il progetto firmato da Achille Castiglioni nel 1989, è molto più di una libreria. È uno scaffale, una scala, un elemento divisorio, una scrivania attrezzata e quant’altro la vostra immaginazione riesca a concepire. La sua unicità è nel movimento dei ripiani: più piani a forma di L rovesciate, di altezze crescenti, liberi di ruotare intorno a un’unica asta d’acciaio fissata a un piede a forma di C. Si possono comporre mobili a 3-4-5-6-7 gradini, da posizionare a parete, ad angolo o al centro di una stanza. (www.zanotta.it)


Mac Gee, Baleri Italia

Un grande classico, disegnato nel 1984 da Philippe Starck per Baleri Italia. Si tratta di Mac Gee, la libreria modulare e componibile all’infinito. La genialità del designer francese riduce la libreria all’essenziale. Un montante ancorato alla parete e 5 piani di profondità decrescente. Tutto qui!
Realizzata in lamiera d’acciaio verniciata con polveri epossidiche, Mac Gee è disponibile nei colori nero opaco, bianco e argento metallizzato. (www.baleri-italia.it)


Bookworm, Kartell, 1993

Libreria o oggetto decorativo? Bookworm, il progetto firmato da Ron Arad nel 1993, è entrambe le cose. Questa libreria a parete, infatti, non ha bisogno dei libri per dimostrare il suo carattere. Pensata originariamente in metallo, Bookworm è stata realizzata in tecnopolimero dopo l’incontro con Kartell. L’idea rivoluzionaria di Arad è stata quella di sostituire le tradizionali forme ortogonali delle librerie con una forma sinuosa. Le linee ondulate di Bookworm possono assumere diverse configurazioni, senza compromettere funzionalità e resistenza. La libreria può, infatti, sostenere un carico di circa 10 kg per ogni supporto. È disponibile in tre differenti lunghezze. (www.kartell.com)


GUARDA ANCHE LE LAMPADE DA SCRIVANIA PIÙ ICONICHE

 

Melt è lo scenografico armadio scultura creato dal designer finlandese Antrei Hartikainen.

Oltre ad essere un raffinato progettista, Antrei è anche un maestro ebanista in grado di creare poesia dal materiale che ha scelto di lavorare. Il legno.
Nel caso dell’armadio Melt, il designer ha saputo trasformare un’essenza “povera”, il legno di pino trattato industrialmente, in una composizione artistica unica.

La collezione Melt, come dice il nome (melt in inglese significa “scioglimento”) mostra il forte legamne del designer con la sua Finlandia. Sia nella scelta dei materiali, il pino finlandese; sia nell’ispirazione, il ghiaccio, che in inverno è protagonista assoluto del paesaggio scandinavo. In particolare la collezione Melt prende spunto dalla metamorfosi del ghiaccio che, coi primi caldi del sole primaverile, inizia a sciogliersi e a gocciolare.

Con la sua tecnica straordinaria, Antrei Hartikainen ferma questo momento in una vera e propria scultura di legno. La sensazione che ne deriva è straordinaria. È come se il mobile fosse ricoperto da uno strato di ghiaccio che, sciogliendo, si trasforma in una fluida cascata di gocce che scorrono sulla sua superficie.

In realtà la struttura esterna della madia Melt è realizzata con centinaia e centinaia di bacchette di pino incollate insieme, una alla volta, su più strati. Una tecnica di lavorazione che richiede moltissimo tempo, pazienza e precisione estrema. Ma solo così è possibile creare quella grande fluidità tridimensionale che caratterizza la superficie di Melt.

“Tutto inizia con l’osservazione”, racconta il designer finlandese Antrei Hartikainen. “Voglio trasferire la vulnerabilità, la fragilità e la bellezza della natura nel mio materiale, il legno, evidenziandone le caratteristiche strutturali ed estetiche più affascinanti. La forma, le dimensioni e le diverse finiture sono il risultato dell’esame del paesaggio modellato dall’uomo, dal clima e dalla natura nelle diverse stagioni, visto da una gamma di distanze e prospettive”.

La collezione Melt è composta da due madie. La più grande è alta 140 cm e larga 95. La più piccola misura 100 cm per 80 di larghezza.
Il legno è disponibile in due finiture: pino finlandese naturale non trattato, oppure la superficie laccata scura. Questa soluzione crea uno scenografico contrasto tridimensionale.

(www.antreihartikainen.fi)

Homy Notte: armadi puliti, igienizzati e sempre in ordine

La nuova collezione di armadi Homy Notte di Santalucia Mobili è pensata appositamente per facilitare la pulizia interna e per garantire la massima igiene degli abiti.

Un’attenzione molto importante, ma non scontata, in questo periodo post-pandemico in cui abbiamo imparato a prestare ancora più attenzione alla sicurezza in casa. Curiamo molto la pulizia delle superfici, dei bagni e della cucina, ma spesso ci dimentichiamo degli abiti e dei loro contenitori. Agli armadi invece va prestata la massima attenzione, dato che vengono spesso sistemati in camera da letto.

Santalucia Mobili, con la sua nuova collezione Homy Notte, ha voluto garantire ai propri clienti un elevato standard di sicurezza. E lo ha fatto introducendo alcune soluzioni che garantiscono un armadio sempre pulito, igienizzato e in ordine. Vediamole insieme…

Superfici antibatteriche, dentro e fuori

Pulizia e igiene hanno acquisito una maggiore rilevanza nella nostra vita quotidiana. Per questo Santalucia Mobili ha introdotto un’importante innovazione che riguarda tutti i nuovi armadi. Le ante e gli interni sono trattati con speciali finiture agli ioni d’argento che limitano il proliferare di batteri. Un accorgimento in più per offrire la massima salubrità degli ambienti.

La salute è nell’aria

La seconda soluzione rende possibile arieggiare l’armadio senza bisogno di aprire le ante. Come? All’interno dell’armadio Santalucia Mobili può essere installato un depuratore d’aria che utilizza lampade antibatteriche e filtri particolari che annientano batteri, ossidi di azoto e composti organici volatili. Un dispositivo che, con poco ingombro e bassi consumi, contribuisce a sanificare gli spazi interni e, soprattutto, i vestiti.

 

Spazi separati per abiti e scarpe

Dentro gli armadi Santalucia Mobili, le scarpe trovano spazi dedicati e attrezzati, completamente separati da quelli per gli abiti. Si può optare ad esempio per una speciale anta girevole che nasconde il porta scarpe con ripiani inclinati e barra anti-caduta. L’anta girevole è accessoriata all’esterno con due pratici appendiabiti.
Questi moduli porta scarpe possono essere in tono oppure colorati a contrasto, per dare un tocco originale all’armadio.

 

Soluzioni per riporre gli abiti di tutti i giorni

Non tutti gli indumenti indossati durante la giornata finiscono dritti in lavatrice! Giacche, vestiti e pantaloni possono essere riutilizzati, ovviamente. Ma è buona regola lasciare che “prendano aria” prima di riporli nell’armadio; anche per evitare che gli abiti utilizzati all’esterno entrino subito in contatto con quelli puliti.
Per questo motivo, Santalucia Mobili ha pensato di dotare i suoi armadi di vani aperti accessoriati. Proprio come in una cabina armadio, dove gli indumenti restano a vista ma in perfetto ordine; pronti per essere indossati nuovamente, ma solo dopo essersi rinfrescati.

La stessa funzione la offre il nuovo pouf con appendiabiti integrato, che può essere posizionato in diversi spazi della casa; nella camera da letto o per arredare un pratico angolo spogliatoio.

 

Molti accessori per una perfetta organizzazione

Un armadio ben organizzato è sicuramente un armadio più pulito. Gli armadi Homy Notte di Santalucia Mobili sono attrezzati internamente con accessori e divisori per soddisfare ogni esigenza di spazio e per semplificare le operazioni di pulizia. Gli spazi interni possono essere configurati a piacere, a seconda delle esigenze di ognuno. Cassettiere, scarpiere, ripiani, cestoni porta biancheria, cassetti e vassoi estraibili, porta pantaloni, porta cravatte, specchiere e scatole.
Ogni accessorio è pensato per ottimizzare gli spazi, per tenere tutto in ordine e a portata di mano.
Tutti gli armadi Santalucia Mobili possono essere integrati con un sistema di illuminazione interna a LED. I punti luce vengono installati in posizioni strategiche, ad esempio lungo i fianchi, per creare un’illuminazione efficiente e uniforme, e si accendono quando le ante si aprono.

 

Armadi organizzati, igienici e soprattutto di design

Ma la linea Homy Notte di Santalucia Mobili non è solo pratica, igienica e ben organizzata. È anche, e soprattutto, una collezione di armadi, gruppi, letti e complementi di design, realizzata per arredare con gusto gli ambienti della casa contemporanea: un’ampia selezione di materiali, colori e forme per un nuovo e personalizzato modo di vivere la casa.

In collaborazione con Santalucia Mobili

 


LA MITICA POLTRONA SACCO DI ZANOTTA

Avete presente la storica poltrona Sacco di Zanotta? Ebbene, a oltre 50 anni di distanza, una delle più grandi icone del design italiano è prodotta ancora, sempre da Zanotta. Non solo. La poltrona Sacco è diventata anche una delle idee più copiate del design.

La sua celebrità deriva dal fatto che ha rivoluzionato il modo di sedersi. Non solo è una sedia destrutturata (senza gambe, senza schienale, con una forma che cambia continuamente), ma è un prodotto che interagisce con l’utilizzatore e lo fa in modo sempre diverso. Quando ci si siede, infatti, il sacco perde la sua forma originaria per schiacciarsi, allungarsi, modellarsi e adattarsi alla forma del corpo e alla postura che si assume.

Guarda il nostro post sulle più belle poltrone sacco di design


LA POLTRONA SACCO DI ZANOTTA SI AGGIUDICA
IL COMPASSO D’ORO ALLA CARRIERA DEL PRODOTTO

Alla cerimonia di premiazione del XXVI Compasso d’Oro, tenutasi a Milano il 9 settembre 2020, l’iconica poltrona Sacco di Zanotta si è aggiudicata un importante premio. Il “Compasso d’Oro” alla carriera del prodotto.
Si tratta di un riconoscimento che viene dato a quei prodotti che hanno fatto (e continuano a fare) la storia del design.


LA STORIA DELLA POLTRONA SACCO

Vi siete mai chiesti come nasce la poltrona Sacco?

Questo rivoluzionario oggetto di design fu progettato nel 1968 da tre giovani architetti torinesi: Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro. La poltrona Sacco è stata prodotta, fin dall’inizio, dall’azienda lombarda Zanotta.

Poltrona Sacco o Sedile Sacco?

Il Sacco di Zanotta, oggi conosciuto come “poltrona”, in realtà all’inizio fu chiamato dai designer “sedile” Sacco perché, come ci ricordano, della poltrona non ha proprio nulla!

Il designer Piero Gatti racconta come nasce il “Sedile Sacco”

Raccontano i designer Gatti, Paolini e Teodoro: “Tra il 1967 e 1968 andava di moda la cosiddetta ergonomia. A noi interessava progettare oggetti il più possibile flessibili, che potessero adattarsi […] Così abbiamo iniziato a riflettere sul materiale che permettesse questa adattabilità: come la neve in cui uno si butta e ci lascia impresso sopra lo stampo del suo corpo.”

I tre progettisti ebbero così un’idea geniale, rivoluzionaria e assolutamente controcorrente per l’epoca. Ispirandosi ai sacchi di iuta che usavano i contadini, crearono un contenitore in tessuto a forma di sacco per poi riempirlo con palline di polistirolo espanso, così da creare una seduta leggera, versatile ed ergonomica.

I primi prototipi

Per accentuare l’idea della leggerezza e l’unicità dell’imbottitura, i designer valutarono anche la possibilità di realizzare il Sacco in un materiale plastico trasparente. Proposero anche l’aggiunta di un maniglione per sottolinearne l’essenza “nomade” e facilitarne lo spostamento in casa.
Dopo un periodo di prototipazione durato circa 6 mesi, la poltrona Sacco fu presentata per la prima volta al pubblico alla fiera dell’arredamento di Parigi nel 1969. Da allora la sua forma non è più cambiata!

Come è fatta la poltrona Sacco?

La poltrona ha una forma che ricorda quella di una pera. La struttura esterna è composta da 6 strisce di tessuto, cucite insieme ad una base e a un top, entrambi di forma esagonale. È dotata, sulla base, di una zip che protegge un secondo sacco, più leggero, che contiene le palline di polistirolo e ne evita la fuoriuscita.

2 immagini tratte dal sito ufficiale di Zanotta. Nella seconda, si vede il Sacco “trasparente”.


LA POLTRONA SACCO E I MEDIA

La poltrona Sacco divenne fin da subito un oggetto di culto, simbolo di quello spirito di libertà, nomade e rivoluzionario, che proprio nel 1968 segnò una generazione, portando l’immaginazione al potere.

Una vecchia pubblicità dell’epoca e la copertina di un libro di Raffaella Poletti per Electa su Zanotta. Qui sotto, da non perdere, riportiamo il testo integrale della pubblicità…

Una vecchia pubblicità della poltrona Sacco recita (vedi l’immagine qui sopra a sinistra):

“Questa non è una poltrona. Se vi piace, potete anche definirla così; per conto nostro noi non crediamo nelle definizioni. Possiamo dire soltanto che è un oggetto docile e servizievole. Ci si può stare seduti, o sdraiati, o rannicchiati in posizione fetale, o anche come più vi piace. Tirata in mezzo, serve a posarci varie cose, proprio come un tavolino. Distesa, è qualcosa di molto vicino a un tappeto. Ma non è affatto proibito inventarne altri usi. I bambini invece non la usano: ci giocano (qualche volta anche gli adulti). Insomma, è un vero e proprio oggetto “addomesticato”, per nulla ansioso. Attenzione, però! Ha uno svantaggio. Se vi ci abituate, finirete per essere molto esigenti verso gli altri oggetti che usate. Come è capitato a noi dopo la non-poltrona, vorrete anche il non-tavolino, il non-armadio e chissà… la non-casa!”

La poltrona Sacco è anche nota, tra i meno giovani, come “la poltrona di Fracchia” (qualcuno erroneamente, la chiama la poltrona di Fantozzi, altro grande personaggio, sempre interpretato da Paolo Villaggio). La gag dell’impacciato Fracchia che, costretto a sedersi sulla poltrona Sacco dal suo capufficio (un grande Gianni Agus), scivola lentamente a terra è ormai nella storia della televisione!

Il celebre video di Fracchia che cade dalla poltrona Sacco di Zanotta.


UN “SACCO” DI PREMI!

La poltrona Sacco di Zanotta ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra i quali la Selezione Compasso d’Oro nel 1970 e il Premio BIO 5 a Ljubljana nel 1973.

La poltrona è esposta anche in moltissimi musei. Tra questi segnaliamo:

  • The Museum of Modern Art, New York
  • Israel Museum, Jerusalem
  • Uméleckoprumyslové Muzeum, Praha
  • Kunstgewerbemuseum, Berlin
  • Kunstmuseum, Düsseldorf
  • Museum für Angewandte Kunst, Köln
  • Taideteollisuusmuseo Konstindustrimuseet, Helsinki 
  • Musée des Arts Décoratifs, Paris
  • Victoria & Albert Museum, London
  • Triennale Design Museum, Milano
  • The Saint Louis Art Museum
  • Museo del Design 1880-1980, Milano
  • Museum für Kunst und Gewerbe, Hamburg
  • Denver Art Museum
  • Dallas Museum of Art
  • Fondazione Triennale Design Museum, Milano
  • Tel Aviv Museum of Art
  • Vitra Design Museum, Weil am Rhein
  • Musée National d’Art Moderne, Paris
  • Thessaloniki Design Museum, Saloniki
  • Gustav Lübcke Museum, Hamm
  • Fonds Régional d’Art Contemporain, Dunkerque
  • LAB Museo del Design, fondazione Anna Querci, Calenzano
  • Powerhouse Museum, Sydney
  • Museum für Angewandte Kunst, Wien
  • Design Museum, Gent
  • Philadelphia Museum of Art
  • Musée des Arts Décoratifs, Bordeaux
  • Cité de l’architecture et du patrimoine, Paris

    Guarda il nostro post sulle più belle poltrone sacco di design


LA POLTRONA SACCO OGGI

Oggi, dopo oltre 50 anni dalla sua nascita, la poltrona Sacco di Zanotta è ancora uno degli oggetti di design più famosi al mondo.

 


2015: LA FAMIGLIA SACCO SI ALLARGA!

Nel 2015 la famiglia si è allargata e le poltrone Sacco sono diventate 3. Al tradizionale modello Sacco si sono aggiunti il Sacco Medium e il Sacco Small.

Le ultime due, pensate appositamente per i ragazzi e per i bambini, mentre la prima, quella tradizionale, resta il prodotto perfetto per tutti i “bambini” adulti.

Ma non è tutto! La poltrona Sacco di Zanotta si è arricchita con nuovi rivestimenti vivaci. Questo è stato possibile grazie alle nuove tecniche di stampa digitale, che la trasformano in un vivace e allegro complemento d’arredo.

La collezione decorata è partita con 3 modelli. Per la poltrona Sacco Small (h.59 cm, base 54 cm) è prevista una versione in tessuto con due decori Big Eyes e Solid. Per le poltrone Sacco e Sacco Medium (h.63 cm, base 68 cm) la versione in tessuto prevede due decori: Solid e Up.


I RIVESTIMENTI DISPONIBILI

Oggi le versioni della poltrona Sacco si sono arricchite di nuovi materiali e di nuove decorazioni.

Il rivestimento può essere in Vip, un’ecopelle adatta anche per l’uso outdoor in quanto idrorepellente e lavabile in lavatrice a 40° (oltre ad essere resistente al fuoco, antibatterico con trattamento Silverguard® e antimacchia con trattamento Permablock 3®). Le varianti colore del tessuto Vip sono ben 9. Bianco, nero, grigio, giallo, rosso, marrone, verde, blu e azzurro. Altri rivestimenti disponibili per la Sacco sono il Tulip  (foto qui sotto, disponibile in 4 colori), il Pied de poule (in 6 colori) e la pelle. Le varianti Tulip e Pied de Poule sono anche sfoderabili.


POLTRONA SACCO. I COSTI

Forse vi starete chiedendo: quanto costa la poltrona Sacco di Zanotta?

Diciamo che dipende dal modello, dal colore e dal rivestimento. Ma anche dagli sconti che troverete nei negozi o negli store online.

In ogni caso, il costo della poltrona Sacco di Zanotta varia dai 220-260 €, per la versione in ecopelle Vip, per passare ai 650-850 delle versioni in tessuto Tulip e Pied de Poule, fino a superare i 1400-1600 € per la versione in pelle.

Un’imperdibile occasione per mettersi in casa una vera e propria icona che, nonostante gli anni, è sempre attuale. Ma mi raccomando… Se volete in casa un’icona del design, scegliete quella originale!!!


NEL 2019 LA POLTRONA SACCO SI FA GREEN

Per festeggiare i 50 anni della poltrona Sacco, nel 2019 Zanotta lancia SACCO GOES GREEN. Un’edizione speciale numerata, realizzata con innovativi materiali sostenibili, proposta con un nuovo pattern firmato dal designer francese Pierre Charpin.

Nella nuova versione green Sacco cambia sia nel riempimento interno sia nel rivestimento. Le palline di polistirolo espanso ad alta resistenza (EPS) della poltrona originaria sono, infatti, sostituite con le microsfere BioFoam di Synbra. Una bioplastica creata con la canna da zucchero, che presenta caratteristiche simili a quelle del polistirolo. La differenza principale riguarda la materia prima. L’EPS si compone di polimeri basati su materie prime fossili (una risorsa finita), mentre BioFoam è costituita da biopolimeri di materiali vegetali (una risorsa infinita). Il risultato è un interno biodegradabile e compostabile, ma resistente e adatto per un utilizzo a lungo termine.

L’involucro interno e il rivestimento esterno sono, invece, realizzati con ECONYL, un filo di nylon rigenerato, ricavato dalle reti da pesca raccolte in mare e dagli scarti di plastica e tessuto.

SACCO GOES GREEN comprende tre linee da 100 esemplari. Il pattern, creato da Pierre Charpin, è composto da un intreccio di linee, disponibile in tre varianti di colore. L’ispirazione? Le reti da pesca, ovviamente!

I pezzi dell’edizione limitata sono identificati da un cordoncino in tessuto stampato jacquard, cucito lungo tutta l’altezza della poltrona, su cui sono indicati il numero di serie e il nome della collezione.

SACCO GOES GREEN entrerà a far parte del catalogo Zanotta da gennaio 2020, con gli stessi materiali 100% ecosostenibili dell’edizione limitata. Il rivestimento esterno, invece, non avrà più il pattern di Charpin, ma sarà disponibile a tinta unita in diversi colori.

www.zanotta.it

Guarda anche il nostro post sulle più belle poltrone sacco di design