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Non avrei mai pensato di trovare durante la Milano Design Week l’esposizione di un’azienda innovativa e all’avanguardia che ha presentato una soluzione interessante di pavimenti stampati in 3D. Un progetto curioso, unico, d’interesse e che finalmente presenta la tecnologia secondo una lettura diversa.

Un progetto che per me ha dimostrato come il design è al passo con i tempi, combina i nuovi metodi di produzione con le abitudini attuali, è reale e che non per forza il nuovo è futuristico.
La compagnia 3D printing tech Aectual al suo debutto ha presentato una collaborazione con Mae Engelgeer per Wallpaper Handmade, costituita da diverse soluzioni di pavimenti stampati in 3D.
Materiali classici si confrontano con la libertà della resina, risultato spesso di opzioni sostenibili e volti all’idea del riciclo.

Il concept

I pavimenti stampati in 3D sono una vera evoluzione del mondo dell’architettura. Buttando sempre un occhio verso la sostenibilità, è possibile creare una vasta offerta di prodotti personalizzabili, non solo nel gusto ma anche adattandosi alle esigenze spaziali.

Aectual Floors

Durante la Milano Design Week, la compagnia ha presentato una soluzione di pavimenti stampati in 3D per esterni.

Aectual Floors è il progetto creativo di pavimenti con intarsi, interamente a base biologica. La sua particolarità consiste, così come tutti i prodotti della casa, nella creazione di disegni originali. La resina stampata 3D diventa un tutt’uno con la pietra di marmo naturale, creando un effetto dalle venature eleganti e mai banali.

www.aectual.com

 

Le sei penne di Alessi goes digital

Qualsiasi oggetto che ci circonda sta conoscendo l’evoluzione, ormai impossibile da fermare, della produzione dell’ “analogico” al digitale. E questa volta, con “Alessi goes digital”, si parla proprio di penne.

Alessi goes digital è una mostra-racconto portata avanti dall’azienda Alessi che insieme a dieci designer guidati da Giulio Iacchetti, si è approcciata alla produzione personalizzata e dinamica che offrono le stampanti 3D.

La collezione raccoglie ben sei penne differenti che rinnovano l’estetica dell’intramontabile penna Bic, sbizzarrendosi sulle forme e le geometrie.

Imponendosi lo stesso refill, il materiale e il packaging, i designer hanno saputo esaltare le caratteristiche della stampa stereolitografica, ottenendo sottosquadri irrealizzabili con le tradizionali macchine di lavorazione.

L’idea, inoltre, nasce dalla forte possibilità di controllare in modo autonomo il processo di realizzazione dell’oggetto, aumentandone la complessità, eliminando i costi di stoccaggio, e potenziando la vendita on-line. Tutti fattori che ancora poche aziende stanno apprezzando.

Ma passiamo al design delle penne.

La penna 01 di Marco Ferreri si ispira alle forme generale dalla rotazione di elementi tridimensionali. Presenta micro protuberanze che offrono una presa più salda alla mano.

La penna 02 è di Alessandro Gnocchi: un oggetto elementare che risalta la forma e la funzionalità.

La numero 03 di Giulio Iacchetti è una penna senza tappo, che si chiude tramite un meccanismo di rotazione del puntale del refill.

La numero 04, firmata Chiara Moreschi, si caratterizza per il tappo che diventa un elemento funzionale ed espressivo, attraverso un movimento di torsione e rastremazione.

Invece, la 05 di Mario Scairato è dotata di un tappo con scollatura circolare.

E per finire l’impensabile 06 di Alessandro Stabile che ha un corpo formato dalla sovrapposizione di una coppia di nastri a doppia elica.

Sicuramente una collezione di grande stimolo progettuale e innovativo.

“Wave city” è un tavolo che ha fatto impazzire tutti gli appassionati di Inception, il film di Christopher Nolan uscito nel 2010.

Realizzato dal designer cipriota Stelios Mousarris, questo tavolo 3D dalle linee scultoree raffigura un panorama urbano surreale che sfida ogni legge di gravità (e della ragione!): una città sepolta sotto un marciapiede che si piega su se stesso in un’unica curva continua.

Strada dopo strada, isolato dopo isolato, la struttura in legno e acciaio è stata sofisticamente riempita di grattacieli stampati in 3D, che partono a “testa in giù” e “si piantano” a terra, creando una “J” capovolta.

La particolarità di “Wave city” sta proprio, come nel film cui si ispira, negli “effetti speciali” che vanno oltre ogni immaginazione regalando a chi l’osserva una sensazione da spettacolare “science fiction”.

In ogni suo progetto, Stelios Mousarris riesce a combinare la sinuosità del mondo della moda con il design del prodotto di alta qualità.

Sappiamo da tempo che il design e la stampa 3D vanno a braccetto, in un connubio che sembra sempre più stretto.

Ma qualche anno anche la moda ha avvicinato le tecniche di stampa 3D creando oggetti di design, o meglio di 3D Fashion,  che sarebbe difficile o più probabilmente impossibile realizzare a mano. Un esempio è la clutch Armure proposta da Maison 203 e ideata da Odo Fioravanti.

Interamente realizzata in stampa 3D, la pochette Armure si ispira ai frutti del cipresso, da cui riprende la struttura: piccole pigne sferiche caratterizzate da un’anima nascosta, sulla quale le scaglie rialzate sembrano galleggiare, come placche di un’armatura lignea separate da sottili interstizi.

Proprio come la pigna del cipresso, Armure assume la forma perfetta di un guscio, grazie alla sua chiusura a calamita completamente mimetizzata nella struttura.

“I due layer sovrapposti creano un effetto di profondità” racconta il designer “e la clutch risulta rinforzata da questa gentile armatura elastica, una specie di esoscheletro reso possibile dalla versatilità della stampa 3D.

Questo sguardo convenzionale del designer sulla natura si è trasformato in un’intuizione progettuale, un oggetto di 3D Fashion che mescola forme geometriche ed organiche tra realizzazione tecnologica e ispirazione naturale. Una catenella completa la borsetta, permettendo di poterla portare anche a tracolla.

Armure è disponibile in quattro colori: nero, rosa cipria, bordeaux e blu notte e sarà presto disponibile anche online sul sito di Maison 203.

Ecco Inalye, Iraya, Issay, Kayan e Table Rumble, le 5 lampade sorelle della collezione Rumbles.

Il progetto di queste lampade 3d nasce dalla collaborazione tra due aziende leader del settore dell’illuminazione e della prototipazione rapida: Plumen, nota per le particolari lampadine a risparmio energetico, e Formaliz3D, giovane azienda milanese specializzata in stampa 3d, taglio e incisione laser e fresatura CNC, guidato dai designer Matteo Merlati e Simone Colombo.

Funzionale, sofisticata e del tutto made in Italy, questa serie di lampade 3d è caratterizzata da una fitta rete di rombi, modellata e stampata. La texture abbraccia in maniera sinuosa il diffusore, regalando piacevoli atmosfere di luce, senza nascondere la bellezza e la particolarità della lampadina Plumen.

Il nome Rumbles deriva dalla geometria stessa del paralume. Dalle forme morbide e avvolgenti, questa collezione di lampade 3d è il perfetto risultato dell’incontro tra nuovi metodi di produzione e artigianalità, tra design, tecnologia e cura del dettaglio. La stampa 3d inoltre permette di realizzare serie limitate di oggetti, senza sprechi e senza stock.

Le lampade sono sia a sospensione sia da tavolo; possono essere usate singolarmente o in gruppo, creando disegni unici.

Formaliz3d è uno degli esempi di come la nuova tecnologia offre nuove strade ai giovani designer, che possono passare direttamente dall’ambiente universitario alla realizzazione delle loro idee.

Quanti passi facciamo al giorno, quante volte puliamo le nostre scarpe a fine giornata e quante volte le consumiamo fino a romperle? Diamoci un taglio: una soluzione c’è ed è il progetto di Eugenia Morpurgo e Sophia Guggenberger.

AnotherShoe è un nuovo modo per produrre scarpe su misura, che permette non solo di aggiustarle in poche mosse, ma anche di personalizzarle.

Il progetto dà la possibilità al consumatore di scegliere i materiali e i tessuti della scarpa, di montarla da solo, di modificarla in qualsiasi momento e di fabbricarla.

Le scarpe su misura AnotherShoe sono composte da due suole, realizzate con una stampante 3D, e da una tomaia di pelle tagliata a laser; il tutto tenuto insieme da un solo laccio.

Le due designer hanno pensato di evolvere il loro piccolo atelier (High Street factory), dove finora il cliente poteva acquistare direttamente il prodotto, condividendo il progetto tramite una piattaforma open-source: in futuro, chiunque potrà scaricare il file della scarpa, scegliendo la propria misura e il modello preferito.

Una delle caratteristiche di AnotherShoe è quella di allontanarsi dalla tradizionale vendita di scarpe, per motivare la creatività del cliente e il “do it yourself”. Per questo, le due designer hanno scelto di non utilizzare materiali standardizzati, dando a chiunque la possibilità di avere una scarpa unica. “Si potrebbe pensare ad alcuni modelli finiti, sperando un giorno di legarci a qualche produttore e far conoscere di più il progetto, ma è ancora tutto work in progress”.

Semplice e innovativa, l’idea delle scarpe su misura AnotherShoe è interessante per quei i progettisti che vogliono condividere le proprie idee e toccare con mano una realtà di produzione e vendita completamente nuova.

 

 

Come una Wunderkammer luminosa, la lampada Section ideata da Marco Lafiandra, è capace di svelare in ogni dettaglio i particolari di cui si compone: un corpo illuminante composto da un diffusore tubolare sagomato, unito ad una calotta semisferica dalla texture puntinata, caratterizzata da una superficie metallica specchiante. Orientabile a piacere, la lampada crea un gioco di luci e di riflessi sempre diversi e imprevedibili.

Il tubolare e la calotta sono realizzati in poliammide sinterizzato nella variante di colore bianca. La superficie specchiante è invece realizzata in acciaio inox. Supporta sorgenti luminose LED max 18 W.

www.exnovo-italia.com

 

Un look inusuale, fra l’artigianato, il design e la tecnologia 3D, caratterizza la lounge-chair Poli, nata dalla collaborazione fra il progettista tessile Mikabarr e lo studio di design PRODUCKS, fondato da Gil Sheffi e Yoav Avinoam.

La poltrona è rivestita da uno speciale tessuto, realizzato in 3D in base a studi che rappresentano forme contemporanee create da curve geometriche. Il modulo è sviluppato con una speciale tecnica di piegatura in grado di creare un elemento strutturale 3D partendo da un elemento bidimensionale. Mikabarr e PRODUCKS avevano già collaborato a una serie di progetti multidisciplinari, creando un linguaggio che pone la stessa attenzione alla struttura del prodotto e alla sua superficie.

La seduta Poli è esposta in anteprima al Design Museum di Holon in Israele, progettato da Ron Harad, in occasione di una mostra dal titolo “Gathering – from domestic craft to contemporary process”.

www.pro-ducks.com

www.mikabarr.com

Ecco cosa succede quando uomo e macchine lavorano insieme: Affilia… Questa leggerissima lampada, disegnata da Alessandro Zambelli per Ex.t e che prende il nome da una pianta priva di foglie, è stata realizzata  grazie alla stampa 3D unita al sapiente intervento di artigiani specializzati, che rendono ogni creazione unica.

Disponibile in diverse forme e nella doppia versione da appoggio e da sospensione, questo diafano complemento d’arredo unisce due materiali opposti: il pregiato legno delle montagne altoatesine, lavorato a mano secondo le antiche tradizioni locali, e la fibra di nylon che creando una fitta rete è in grado di produrre dei giochi di luce affascinanti e unici. Le linee soffici rendono questo oggetto pregiato adatto a diverse tipologie di arredo.

www.alessandrozambelli.it

.exnovo, il brand trentino specializzato nella produzione di lampade e complementi d’arredo di design in 3d, ha presentato alla scorsa edizione parigina di Maison&Objet la lampada Plüne, realizzata dall’artista gardenese Franz Canins. Un oggetto evocativo, che ricorda la penna d’oca utilizzata un tempo dagli amanuensi per scrivere, ma anche quella del cappello alpino degli ufficiali superiori…

Il nome di nasce da una composizione di due parole ladine: “pluma”, che significa piuma e “lune`” che vuol dire illuminare. Realizzata in poliammide sinterizzata attraverso tecnologie di Professional 3D Printing, Plüne è disponibile in 2 versioni: sospensione e applique, entrambe bianche.

www.exnovo-italia.com

 

“I draw, he prints, and together we make.” Questo è il sunto di LEO, The Maker Prince, un libro per bambini, studiato per insegnare ai più piccoli le capacità della stampa 3D, tanto diffusa di questi tempi nel mondo del design. La storia si basa su un viaggio per Brooklyn, seguendo le avventure di Carla e di Leo, un robot in grado di parlare e camminare, ma anche di stampare oggetti (in plastica) disegnati dalla stessa piccola artista, ma anche di altri piccoli robot, come Nixie e aLIC3-D, ognuno specializzato in un certo tipo di stampa. Ma non finisce qui. Perché il bello di questo libro è che ogni oggetto presente all’interno, in qualche modo è comunque stampabile realmente. Gli oggetti sono scaricabili su Thingiverse, mentre il libro si acquista anche su Amazon.

Non so voi, ma io questi 2 ragazzi olandesi dello studio Toer li trovo dei geni… Cosa si sono inventati? TexTales, una fiaba tessile. Il progetto non è semplice da spiegare, dato che stiamo parlando di una realtà virtuale e per fortuna ci hanno fornito un video che spiega perfettamente di cosa si tratta.

Proviamo a spiegarlo con 2 parole…

TexTales è un nuovo modo di raccontare una favola attraverso la combinazione di tessuto e di un tablet. È costituita da un insieme di prodotti tessili, coperte, cuscini, tovaglie etc, con immagini tessute nelle fibre stesse. Queste immagini vengono riconosciute da un app sul tablet o sullo smartphone. L’applicazione mostra come per incanto dei buffi personaggi 3D che sembrano uscire da una fiaba e che si muovono sulla superficie del tessuto. Il bambino può giocare i personaggi per influenzare la storia sul tablet o sullo smartphone. Un piccolo aiuto per aiutare la relazione tra genitori e figli attraverso un racconto di favole in 3D. Il progetto è in fase di realizzazione e può essere acquistato o supportato su kickstarter.

Ditemi voi se non sono dei geni…

www.studiotoer.com/textales

“Rubo, copio, compongo e stampo”. Il designer olandese Driderik Schneemann sintetizza così il processo creativo che anima il suo ultimo progetto presentato al Salone del Mobile di Milano, che consiste nella produzione di oggetti attraverso la stampa in 3D usando il metodo del Mash-Up: a partire dai disegni in 3D delle opere di celebri designer, facilmente reperibili su appositi database, viene prodotto un oggetto nuovo, un ibrido creativo che contiene elementi presi dai modelli originali, a cui possono essere aggiunti alcuni nuovi dettagli.

Schneemann afferma che la collezione è un omaggio ad alcuni dei suoi designer preferiti, e la sua Mash-Up Chair ne è il prodotto più rappresentativo, in quanto incorpora elementi di sedie di celebri designers quali Arne Jacobsen (lo schienale), Gerrit Rietveld (la struttura delle gambe), Charles Eames (la seduta) e Norman Cherner (i braccioli a pezzo unico dalla forma curva).

L’obiettivo di Schneemann è da una parte la celebrazione della stampa in 3D come nuova frontiera del design, ma anche quello di sollevare domande relative ai relativi problemi di copyright, perché l’uso di progetti altrui è molto difficile da controllare e tracciare nel tempo.

“Voglio solo creare qualcosa di nuovo e rinfrescante. Utilizzando le parti del loro lavoro mi pongo domande che si spera portino a discussioni su temi importanti. Sono convinto che non ci sarà alcun modo di fermare questa tendenza della stampa 3D, e in questo modo spero di contribuire a prevenire la prossima guerra di copyright”.

www.studioschneemann.com