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Il Palazzo Rhinoceros di Jean Nouvel per Palazzo Fendi

È solo dalla fine del 2018 che Palazzo Fendi (che, tra l’altro, è anche il nome dell’omonima fragranza) ha trovato una nuova identità: Palazzo Rhinoceros.

Palazzo Rhinoceros è uno spazio polivalente aperto alla città. Oltre ad essere la sede della Fondazione Alda Fendi Esperimenti, sarà un hub di 3.500 mq animato da mostre d’arte, teatro, multimedialità, actions dove le persone possono trarre le ispirazioni più disparate.

La struttura preesistente del Palazzo Rhinoceros era costituito da un complesso di 3 case popolari di proprietà comunale. Gli edifici nuovi, un affascinante labirinto di corridoi, cortili interni, scale, ascensori, sono stati pensati come una sorta di rifacimento della città imperiale. L’obiettivo dichiarato è quelli di far diventare questo spazio recentemente inaugurato “un motore di creatività che farà nascere qui una città dell’arte”.

Un vasto programma di mostre (gratuite!)

Molte sono le dichiarazioni lasciate da Alda Fendi e da Jean Nouvel, l’archistar che ha firmato il progetto di Palazzo Rhinoceros. Con la piena consapevolezza che “l‘arte è vita”, l’imprenditrice ha voluto onorare Roma con un messaggio concreto e dal forte impatto. L’arte, continua Alda Fendi, è un bene imprescindibile che deve essere accessibile a tutti; deve sapere emozionare e coinvolgere il più possibile. Per questa ragione ha voluto che tutte le mostre fossero gratuite.

Il visitatore vivrà una serie di “full immersion” dedicate ai più grandi artisti: si incomincia con Michelangelo Buonarroti di cui, nella sezione Esperimenti, si possono visitare la celebre scultura “L’Adolescente” e la mostra  “Le visioni architettoniche fiorentine e romane”, entrambe fino al 10 marzo 2019.

Per avere maggiori informazione sulle mostre ospitate nel Palazzo Rhinoceros, si può visitare il sito della Fondazione Alda Fendi

I ristoranti e la terrazza

Per ammirare il panorama di Roma dall’alto non perdetevi la splendida terrazza con vista sul Foro Boario, sul Palatino e sui tetti della città, con le sue cupole e i suoi campanili. Nell’esclusiva zona ristoro è possibile gustare la cucina franco-russa di Caviar Kaspia (dello chef Giovanni Giammarino) e la fusion-orientale di Zuma.

La terrazza è aperta a tutti. Si può salire liberamente e bere un drink godendosi lo strepitoso panorama di Roma. Da qui si possono anche ammirare le più ricercate installazioni di lighting che illuminano la capitale. Come quella che illumina l’Arco di Traiano, ideata da Vittorio Storaro con la figlia Francesca e l’installazione Virtus And Fortuna di Raffaele Curi, proiettata sul colle Palatino. 

Ospitalità a Palazzo Rhinoceros? The Rooms of Rome!

Sarà anche possibile soggiornare nel Palazzo Rhinoceros e vivere un’esperienza unica, da ricordare per sempre. Il progetto The Rooms of Rome mette a disposizione del pubblico 24 residenze, pensate più come appartamenti temporanei che come camere d’albergo.

Ogni appartamento, dotato di bagno, cucina, zona living e zona notte con armadi, è pensato per dare agli ospiti il massimo comfort e la massima indipendenza. Le residenze di The Rooms of Rome sono una diversa dall’altra e sono state tutte curate dall’Atelier Nouvel. Sono tutte arredate con uno stile minimale, con mobili di design e con un’atmosfera lasciata un po’ decadente. I vecchi muri dai mattoni a vista, gli intonaci scrostati, i pavimenti originali lasciano trasparire la storia autentica del Palazzo.

Per tutti coloro che decideranno di pernottare presso The Rooms of Rome, non mancheranno intrattenimenti vari, tra cui showcooking, visite private e trattamenti dedicati al tema della bellezza.

Per chi volesse pernottare a Palazzo Rhinoceros (il costo parte da €359 a notte) il sito da visitare è: The rooms of Rome.

«Un safari dell’anima dai bagliori di porpora nella savana africana. Rifugiati attoniti con remoti inconsci. Una stele di Rosetta risolta tra il trabordare del Tevere, Roma e i popoli del mondo a lei assoggettati. Assecondando Svetonio e Ammiano Marcellino.

Essere in sintonia con le geometrie del tempo con un occhio vigile sui porti bloccati di ogni epoca. Con i cromatici inganni del nero. Del bianco. Ritornare alla porta del Palatino per l’incontro fugace con chi sancisce – immutabile – gli ordini del tempo.

Ritornare docili. Riassumere la storia. Impensabile? È la stessa volontà che, in esempi socratici, lambisce la nostra anima contemporanea. Contemporanea?

 

 

 

 

Il prossimo 20 ottobre presso il Vitra Design Museum di Weil am Rhein, lo splendido museo del design disegnato da Frank Gehry, verrà inaugurata “Pop Art Design”, una mostra  che racconterà la  relazione  tra arte e disegn nel primo dopoguerra, mettendo in relazione opere artistiche di primo piano come quelle di Andy Warhol, Claes Oldenburg, Roy Lichtenstein, Ed Ruscha e Richard Hamilton, oltre alle creazioni di designer che hanno contribuito allo sviluppo della tendenza Pop anche nell’arredamento, come Charles Eames, Verner Panton, George Nelson, Achille Castiglioni e Ettore Sottsass.

www.design-museum.de

 

Design Street non poteva mancare al DMY-Berlin 2012, forse il più grande laboratorio di design al mondo.
Ospitata nell’ex aeroporto di Tempelhof (una ridondante architettura di regime degli anni ’30), la mostra raccoglie il meglio della nuova creatività europea. I giganteschi hangar si sono trasformati per 5 giorni in una grande fucina del design, tra laboratori, performance, esposizioni di designer e di scuole da tutto il mondo.
Un’atmosfera creativa che fa bem sperare sul futuro del design!

In esposizione al Museo Poldi Pezzoli “Fare Lume: candele tra arte e design”. I migliori portacandete tra arte e design. Da Wanders a Starck, da Ora Ito a Marc Sadler, da Giò Pomodoro a Michelangelo Pistoletto.

Il Museo Poldi Pezzoli di Milano, in collaborazione con Foscarini e Inventario, hanno presentato in occasione del Salone del mobile la mostra Fare Lume. Candele tra arte e design che sarà visibile fino al 21 maggio 2012.

L’esposizione, a cura di Beppe Finessi, è una riflessione storico-critica sulla candela, tema di grande valenza storica e di evidente suggestione. Oggetto apparentemente d’altri tempi, in un’epoca di innovazioni tecnologiche eccezionali, la candela in realtà non ha mai smesso di attrarre per la sua caratteristica unica di fare magicamente luce attraverso il fuoco.

In mostra circa 50 opere, tra oggetti di design (candele e candelieri) e opere d’arte contemporanea, tra pittura, scultura e installazione, suddivise in tre sezioni.

La prima sezione, nel Salone dell’Affresco, presenta candele progettate da noti designer, accostate a opere di artisti contemporanei ispirate al tema della candela: opere di indiscutibile valore come “Candele” del 1967 di Michelangelo Pistoletto.

L’arte contemporanea è ulteriormente rappresentata, tra gli altri, da opere di Luis Frangella, Pierpaolo Calzolari e Bonomo Faita.  Per il design verranno esposte alcune candele realmente ri-progettate come “Le Morandine” di Sonia Pedrazzini ispirate alle nature morte di Giorgio Morandi, come l’orologio olfattivo per non vedenti “Scented Time” progettato da Sovrappensiero Design Studio o come le candele di Ontwerpduo, Alessandra Baldereschi e Nathalie Dewez.

Nella Sala Trivulzio, sul grande tavolo e contornati dalle opere del Museo Poldi Pezzoli, i protagonisti saranno oggetti che alludono all’immagine e alla forma della candela stessa, come la lampada di Marcel Wanders, che si accende soffiando su una lampadina a forma di fiamma.

Nella Sala del Collezionista, infine, verrà esposta una significativa selezione di oggetti apparentemente più tradizionali, come i candelieri, ma che in realtà stanno vivendo in questi ultimi anni una stagione di grande rinnovamento tipologico, come testimoniato dai progetti dei grandi architetti O. M. Ungers e Richard Meier, quelli dei grandi maestri del design, da Bruno Munari a Philippe Starck, e dei nuovi protagonisti della scena internazionale, come Giulio Iacchetti, Ora-ïto, Maarten Baas e Donata Paruccini.

www.museopoldipezzoli.it

 

 

 

 

È stata inaugurata in occasione del Salone del Mobile di Milano la mostra TDM5: grafica italiana con la quale il Triennale Design Museum porta avanti il suo percorso di promozione e valorizzazione della creatività italiana, estendendo la ricerca a una storia che è sempre stata considerata minore e ancillare, per restituirle la giusta autonomia.

Dopo le prime ricognizioni dedicate dal museo alla grafica contemporanea (The New Italian Design, Spaghetti grafica e Graphic Design Worlds) la scelta di dedicare un’edizione alla grafica italiana, alla comunicazione visiva e alla loro storia è un passo importante per arricchire e completare il percorso nel design italiano intrapreso dal Triennale Design Museum.

All’inaugurazione era presente il designer Fabio Novembre, che ha curato l’allestimento che sfoggiava un abito davvero “Grafico”

www.triennale.org

 

Presso il Circoloquadro di Milano, “De rerum structura”, personale di Massimo Dalla Pola, artista che interpreta con un tocco personale le architetture iconiche dal Medioevo fino al Razionalismo.

Il corpus dei lavori (circa un centinaio) è concentrato sulle architetture dei castelli italiani del Medioevo, quelle delle case e dei palazzi razionalisti della Milano anni ‘50 e quelle di teatri, sedi pubbliche e private tipiche dell’architettura socialista che va dagli anni ‘20 agli anni ‘80. Tre sono le sezioni esposte: The Middle Ages, The Fifties e The Second World, tre serie di lavori intorno ai quali si sta svolgendo la ricerca dell’artista milanese. Una personale interpretazione. Un intento “catalogativo” i cui modelli di riferimento sono tratti dalle arti minori e dagli anonimi artisti del medioevo europeo.  Un uso della linea che tende all’annullamento della decorazione e che concentra l’attenzione sulle forme di queste costruzioni dal forte carattere. Attraverso l’uso di semplici tratteggi bianchi, l’artista cerca l’essenza di queste architetture che, avulse dal contesto, acquistano un valore iconico.

Fino al 27 aprile. Circoloquadro, via Thaon di Revel 21, Milano

www.circoloquadro.com

 

Scrivo questo post dall’aeroporto di Skavsta (Stoccolma) e sono le 5 del mattino. Ryanair ti obbliga a questi orari (sveglia alle 2,45!) ma il prezzo compensa la fatica. 60 Euro A/R per venire alla fiera del mobile di Stoccolma non è male. Anche questo è design democratico!

Con grande entusiasmo e carico di aspettative sono partito alla scoperta di questa fiera del design nordico e della Stockholm Design Week. Dividerei questi due eventi, sia pur collegati tra loro, perché tanto si è dimostrata interessante la prima, quanto sottotono la seconda. Abituato al fermento del “fuori-salone” di Milano, alle centinaia di eventi, al flusso continuo di persone di ogni età e paese “transumanti” da un cocktail all’altro, tendo ad aspettarmi qualcosa di simile, sia pur in scala ridotta, anche nelle altre capitali europee. Invece no. Le altre Design Week che ho conosciuto (la prima delusione è stata Londra!) coinvolgono poco la città, pare che nessuno ne conosca l’esistenza, pochi show room vi prendono parte e anche questi non organizzano quei memorabili eventi che chi frequenta Milano ad aprile conosce bene. Un solo esempio. Appena arrivato, esco a cercare la guida ufficiale della Design Week, solitamente distribuita nei negozi che vi partecipano. Vado in una delle zone “clou” della SDW e cerco inutilmente qualche segnale, una bandierina, un cartello. Niente. Entro nel negozio Bang&Olufsen, il top del design-tech nordico, e non ne sanno nulla. Provo con lo showroom di Alessi e ma il titolare – un simpatico signore italiano – mi spiega che loro non partecipano e mi indirizza ad un negozio che, forse, ne sa qualcosa. Ma non è sicuro…

Con la fiera, va decisamente meglio. La mattina seguente, un freddo polare, mi butto sul treno per la Stockholmsmässan. 10 minuti e sono arrivato. Tre grandi padiglioni: uno per il design, fantastico, e due per il mobile moderno e tradizionale svedese: interessanti ma si possono saltare.

Inutile che descriva la bellezza del design nordico. La purezza delle linee, la poesia delle forme, la scelta dei materiali naturali, i colori vivaci dai tipici grafismi, quel tocco di ironia mai sfacciata, la ricerca dell’essenza in ogni oggetto. Un percorso lineare nato negli anni 50 e che continua ancora oggi senza eccessi e senza mai rinnegare la tradizione. Sono entusiasta.

Resto stupito dalla quantità di scuole di design presenti nella sezione “Greenhouse”. Danesi, svedesi, finlandesi, estoni. Una giovane designer della Latvia mi spiega il desiderio della loro Art Academy di promuovere in maniera non convenzionale le tradizioni della loro piccola città. Splendida, mi racconta, ma dove non ci sono nemmeno le cartoline. Bravi, bravi e ancora bravi. Tanti i progetti di questi futuri designer. Qualcuno pecca ancora di ingenuità, altri mostrano già una grande padronanza del mestiere, altri ancora sanno coniugare in maniera davvero sorprendente l’artigianalità del  lavoro manuale e il design.

Non manca uno spazio dedicato ai nuovi talenti da tutto il mondo, dove spiccano i soliti noti: coreani, israeliani, giapponesi, spagnoli, scandinavi ovviamente, ma un solo italiano (ragazzi, l’anno prossimo fateci un pensiero; le iscrizioni chiudono a settembre 2012 e le info le trovate sul sito qui sotto!).

Aspettando l’imbarco davanti a una tazza di caffè svedese, ripenso alle cose viste in fiera e sono contento di esserci venuto. Penso che oggi il design migliore abbia due indirizzi: l’Europa del Nord e l’Estremo Oriente, anche se resto convinto che Milano ne sia sempre la capitale, ma non so per quanto ancora. Viviamo in un paese che vive – meritatamente – di un passato glorioso e tutto il mondo ci riconosce questo primato. Speriamo che nessuno si accorga che, mentre il design sta andando avanti, noi siamo fermi a dormire, da troppo tempo, sugli allori.

It’s boarding time…

www.stockholmfurniturelightfair.se

PS

Una photogallery della fiera di Stoccolma è disponibile sulla Homepage di Design Street

La photogallery di Design Street:

Una galleria di oltre 100 immagini esclusive scattate da Design Street alla Stockholm Furniture and Lighting Fair 2012″, la fiera del mobile nordico e dell’illuminazione di Stoccolma. Per chi non c’era e per chi vuole farsene un’idea…

L’iconica bottiglia della Vodka è diventata, per i talenti emergenti della creatività contemporanea internazionale, una “tela bianca” sulla quale realizzare le proprie opere.

Absolut Vodka da sempre ha legato il suo nome alla collaborazione creativa con artisti visionari del calibro di Andy Warhol, Keith Haring, Damien Hirst e i più recenti Ron English e Ozmo per il progetto di urban art “Wallpaper”.

Per continuare questa tradizione, Absolut ha chiesto a una nuova generazione di artisti di interpretare il design (ormai un’icona!) propria bottiglia. Così la silhouette della bottiglia Absolut si fa “tela bianca” sulla quale esprimere la propria personalità. Questo è Absolut Blank, presentato ora anche in Italia: una serie di creatività realizzate da 20 artisti emergenti provenienti da tutto il mondo e cresciuti nelle più svariate avanguardie contemporanee: disegno, pittura, scultura, film-making e arte digitale.

Ma Absolut Blank è anche un progetto multimediale, grazie ad alcuni strumenti interattivi creati ad hoc: un sito dedicato dove apprezzare nel dettaglio le singole opere degli artisti e conoscerne i profili, un video e un trailer che racconta il making-of delle varie opere, un’App per smart phone che democratizza il concetto di arte e offre a chiunque la possibilità di esprimere la propria creatività.

www.absolutblank.com

Dal 4 al 7 novembre, presso lo spazio Lingotto Fiere di Torino, la quarta edizione di ARTÒ, una mostra-mercato dedicata alle nuove eccellenze artigiane tra arte, moda e design.

Il Salone torinese si presenta con importanti novità dedicate alla promozione e alla valorizzazione delle produzioni dell’artigianato e delle sue contaminazioni artistiche, come testimoniano i grandi ospiti di questa edizione: da Achille Bonito Oliva, nel dibattito Artista & Artefice, a Michelangelo Pistoletto, che presenta “Il Terzo Paradiso”.

Mostre, sfilate e il meglio della produzione artigiana ma anche una occasione da non perdere per il primo shopping natalizio. Per i più piccoli, ma non solo, laboratori di autoproduzione. I vincitori dei due concorsi indetti per promuovere l’innovazione nei mestieri artigiani presentano le loro opere al pubblico (sabato 5 alle 15.30 saranno premiate le opere dei vincitori del Concorso Internazionale di Design).

Dalla ceramica al legno, dalla decorazione all’alta sartoria, dai gioielli agli accessori, ad ARTÒ i settori dell’artigianato di qualità sono tutti rappresentati in una carrellata di proposte, sullo sfondo delle suggestive  scenografie fornite dal Teatro Regio di Torino.

www.ar-to.it

 

 

Si può visitare fino al  15 gennaio prossimo, al Museo di Arte Contemporanea di Berlino, l’installazione “Cloud Cities” di Tomás Saraceno, nuovo appuntamento con i Dornbracht Installation Projects®.

Dornbracht, l’azienda tedesca produttrice di rubinetteria di design promuove l’ennesima edizione (l’ottava per l’esattezza, la prima risale al 2001) dei Dornbracht Installation Projects®. La Nationalgalerie di Berlino presenta infatti nel Museo di Arte Contemporanea-Hamburger Bahnhof, l’installazione “Cloud Cities” dell’artista argentino Tomás Saraceno, nato nel 1973.

Il giovane artista argentino gioca con tele di ragno, astrofisica e visionari leggendari come Buckminster Fuller: queste sono alcune delle fonti d’ispirazione di Tomás Saraceno per le sue “biosfere”, opere organiche tridimensionali che galleggiano nello spazio, talvolta adornate con piante, talvolta semplicemente sospese a reti di corde nere. Punto di partenza dell’artista, i cui lavori sono influenzati anche dalla formazione come architetto, è l’interesse per l’ambiente e per la società, presenti e futuri, in cui le persone vivono.

L’esposizione ospitata dal Museo di Arte Contemporanea-Hamburger Bahnhof presenta una delle installazioni dell’artista, che occupa l’intera sala del padiglione storico e riunisce per la prima volta una ventina di “biosfere”. Con questo lavoro, Saraceno mette in mostra la sua visione tridimensionale di un mondo utopico, permettendo al visitatore di sperimentare come sia possibile creare una nuova dimensione cosmica partendo da un sistema composto da singoli moduli.

Ph: Tomás Saraceno (1,2,3) e Jens Ziehe (4,5,6)

www.dornbracht.com/it

www.tomassaraceno.com

È questo il futuro della mobilità urbana in Asia? Probabilmente chi vedrà queste foto non avrà più il coraggio di lamentarsi… La sovrappopolazione, l’economia emergente e gli spazi ristretti generano immagini che la compressione del teleobiettivo enfatizza fino a conferire un aspetto inusuale e vagamente inquietante ai nostri occhi occidentali.

Street Life non vuol dire solo catturare la diversità di un popolo, ma anche essere uno spunto per andare più a fondo, per capire peculiarità e bisogni di chi non vive come noi.

Il designer di Taiwan Po Ching Lao e il fotografo Rock Wang, in collaborazione con l’azienda Yii Design, hanno immortalato un brulicante formicaio umano in cui lo scooter è un mezzo di lavoro, o di svago, o un simbolo di aggregazione delle bande metropolitane per un popolo che ha un passato variegato, un presente frenetico e un orizzonte culturale in divenire.

È difficile immaginare oggi se un design raffinato ed evoluto si interesserà finalmente anche agli scooter, o se questi resteranno un basso gradino di utilizzo e la loro forma rimarrà in futuro antiesteticamente omologata e prigioniera di una funzione forse plebea.

Con l’occhio della storia, per ora, l’eleganza fine, sottile, essenziale, minimalisticamente aristocratica della Vespa non sembra aver lasciato eredi.

Ph: Po Ching Lao, Rock Wang

www.yiidesign.com

 

Si svolgerà a Londra, tra il 22 e il 25 settembre 2011, presso l’Earls Court, uno degli appuntamenti più importanti del british design e non solo: “100% Design”.

Se siete curiosi di scoprire le ultime novità del design sia nel campo residenziale come nel contract, se siete alla ricerca di un’ispirazione, se siete professionisti del settore, amanti del design e dell’architettura o anche solo dei semplici curiosi, mettete in calendario un paio di giorni a Londra. Non ve ne pentirete. Del resto, si sa… da che mondo è mondo, Londra ha sempre dettato legge nel campo dello stile!

Tre saranno le sezioni di quest’anno: 100% Design, 100% Futures e 100% Materials.

Trovate tutte le informazioni sul sito.

www.100percentdesign.co.uk

 

 

Il fascino imperituro della Polaroid viene celebrato a Vienna con una mostra . Un oggetto che ha fatto la storia della fotografia e che stava scomparendo, oggi, grazie a The Impossible Project, ritorna più attuale che mai.

Sembra quasi un controsenso, ma forse è proprio grazie alla tecnologia digitale che in molti stanno riscoprendo la Polaroid. La maggior parte dei telefonini, infatti, tra gli effetti della fotocamera comprende anche quello che desatura e vira un po’ i colori, in modo del tutto simile a una vecchia Polaroid. È normale quindi che torni un po’ la voglia di divertirsi con “l’originale”. Ma nel caso vi venisse il desiderio di tirare fuori dall’armadio la vostra vecchia “instant camera”, per trovare le pellicole, dovrete armarvi di un po’ di pazienza. La loro produzione, infatti, stava terminando definitivamente nel 2008, quando un gruppo di imprenditori decise di rilevare lo stabilimento di Enschede, nei Paesi Bassi, dando vita a un processo industriale completamene rinnovato. “L’operazione” è stata chiamata The Impossible Project; l’obiettivo, salvare milioni di macchine fotografiche dal divenire obsolete. Ma il tutto ha bisogno di tempo; infatti, il numero di pellicole che esce dalla fabbrica (in particolare quelle per il modello Polaroid 600, il più diffuso negli anni ‘70-‘80) non riesce a stare dietro alle richieste del mercato.

The Impossible Project però si sta dando da fare per riportare in vita tutto ciò che riguarda il mito Polaroid. Così, oltre a collezionare macchine fotografiche e libri che si possono acquistare anche online, apre spazi dedicati e crea partnership con rivenditori in tutto il mondo (sul sito l’elenco).

L’ultimo evento organizzato riguarda una mostra, aperta fino al 21 agosto, al WestLicht Museum of Photography di Vienna. “POLAROID [IM]POSSIBLE, The WestLicht Collection” si presenta come una celebrazione del passato, presente e futuro della fotografia analogica istantanea. Sono esposti sia scatti di “anonimi”, sia lavori in grande formato (50×60 cm) eseguiti con una speciale Polaroid da fotografi del calibro di Ansel Adams, Helmut Newton, e Andy Warhol, sia istantanee di Nobuyoshi Araki e Stefanie Schneider realizzate con pellicole di ultima generazione.

Della mostra è disponibile anche un pubblicazione (bilingue inglese/tedesco)

From Polaroid to Impossible / Masterpieces of Instant Photography – The Westlicht Collection

Hatje Cantz, 192 pagine, € 39,80

(Foto home-page: Oliviero Toscani, Andy Warhol with camera, 1974. Polaroid Type 105. 8 x 10 cm)

www.the-impossible-project.com

www.westlicht.com

 

 

Dal 4 Giugno al 27 Novembre 2011 Flavio Lucchini parteciperà alla 54. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia con una personale presentata da Alan Jones: “What Woman Whant (?)”. E le donne vogliono il burqa?

Pare che Flavio Lucchini sia il nuovo Andy Warhol. Esponente dell’arte contemporanea, prova ad avvicinare le opere al mondo reale, percorrendo la linea sottilissima che divide la vita di ogni giorno dal regno della moda. Anche quando fare questo vuol dire sollevare polemiche: guardare al burqa come ad un possibile indumento all’ultimo grido non è certo una riflessione destinata a trovare accoglienza unanime.

C’è da riconoscere che quella dell’artista è stata una scelta coraggiosa; dopo aver viaggiato e probabilmente anche diretto le linee principali della moda attraverso le testate ( Vogue Italia, L’Uomo Vogue, Amica, Donna, Moda) che più hanno influenzato l’immaginario femminile, esplora ora il mondo mediorientale, riconoscendo nel burqa e nel niqab il simbolo di un passato che non riesce a farsi davvero passato e che sembra piuttosto tracciare un percorso per il domani.

Si apre così una nuova visione dell’abito contemporaneo, un nuovo modo di guardare queste donne velate, l’immagine per molti più controversa della femminilità, che non per questo però cessano di essere donne.

Questi burqa, carichi di connotazioni religiose, culturali, sociali, diventano allora possibili copertine di testate d’opinione, ritratti d’autore, griffe di moda. E se l’abito è la metafora dei mutamenti interni alla società, oltre che specchio della cultura dei popoli, questi quadri digitali in cui il mouse sostituisce il pennello, non potranno non interrogare e sollecitare  il pubblico.

La riflessione sarà ulteriormente alimentata da una piccola scultura dorata che rappresenta un opulento abito da sera, sogno occidentale che esalta la donna, non la opprime.

Dunque? Questa mostra vuole essere un invito a riflettere sulla globalizzazione e i suoi effetti? Sulla minaccia (sempre se la si voglia intendere come un minaccia) di un futuro dominato dall’islam? Una proposta per avvicinare e imparare a rispettare culture diverse? Un messaggio di solidarietà e rispetto? Ben venga.

Dal mio personalissimo punto di vista, spero (e non credo) che si tratti di voler lanciare una nuova moda. Già vedo Paris Hilton che lancia una collezione di burqa tutta sua; e questo mi preoccuperebbe, perché il rispetto è profondamente diverso da una superficiale imitazione. Indossare un qualsiasi tipo di icona senza conoscere e condividere i geni sociali, le motivazioni culturali e le ideologie che, più o meno condivisibili, stanno alla base di quelle icone stesse, non significa essere solidali né rispettosi; semplicemente, sciocchi.

www.flaviolucchiniart.com