CONSIDERAZIONI DALLA FIERA DI STOCCOLMA

Editor:

Scrivo questo post dall’aeroporto di Skavsta (Stoccolma) e sono le 5 del mattino. Ryanair ti obbliga a questi orari (sveglia alle 2,45!) ma il prezzo compensa la fatica. 60 Euro A/R per venire alla fiera del mobile di Stoccolma non è male. Anche questo è design democratico!

Con grande entusiasmo e carico di aspettative sono partito alla scoperta di questa fiera del design nordico e della Stockholm Design Week. Dividerei questi due eventi, sia pur collegati tra loro, perché tanto si è dimostrata interessante la prima, quanto sottotono la seconda. Abituato al fermento del “fuori-salone” di Milano, alle centinaia di eventi, al flusso continuo di persone di ogni età e paese “transumanti” da un cocktail all’altro, tendo ad aspettarmi qualcosa di simile, sia pur in scala ridotta, anche nelle altre capitali europee. Invece no. Le altre Design Week che ho conosciuto (la prima delusione è stata Londra!) coinvolgono poco la città, pare che nessuno ne conosca l’esistenza, pochi show room vi prendono parte e anche questi non organizzano quei memorabili eventi che chi frequenta Milano ad aprile conosce bene. Un solo esempio. Appena arrivato, esco a cercare la guida ufficiale della Design Week, solitamente distribuita nei negozi che vi partecipano. Vado in una delle zone “clou” della SDW e cerco inutilmente qualche segnale, una bandierina, un cartello. Niente. Entro nel negozio Bang&Olufsen, il top del design-tech nordico, e non ne sanno nulla. Provo con lo showroom di Alessi e ma il titolare – un simpatico signore italiano – mi spiega che loro non partecipano e mi indirizza ad un negozio che, forse, ne sa qualcosa. Ma non è sicuro…

Con la fiera, va decisamente meglio. La mattina seguente, un freddo polare, mi butto sul treno per la Stockholmsmässan. 10 minuti e sono arrivato. Tre grandi padiglioni: uno per il design, fantastico, e due per il mobile moderno e tradizionale svedese: interessanti ma si possono saltare.

Inutile che descriva la bellezza del design nordico. La purezza delle linee, la poesia delle forme, la scelta dei materiali naturali, i colori vivaci dai tipici grafismi, quel tocco di ironia mai sfacciata, la ricerca dell’essenza in ogni oggetto. Un percorso lineare nato negli anni 50 e che continua ancora oggi senza eccessi e senza mai rinnegare la tradizione. Sono entusiasta.

Resto stupito dalla quantità di scuole di design presenti nella sezione “Greenhouse”. Danesi, svedesi, finlandesi, estoni. Una giovane designer della Latvia mi spiega il desiderio della loro Art Academy di promuovere in maniera non convenzionale le tradizioni della loro piccola città. Splendida, mi racconta, ma dove non ci sono nemmeno le cartoline. Bravi, bravi e ancora bravi. Tanti i progetti di questi futuri designer. Qualcuno pecca ancora di ingenuità, altri mostrano già una grande padronanza del mestiere, altri ancora sanno coniugare in maniera davvero sorprendente l’artigianalità del  lavoro manuale e il design.

Non manca uno spazio dedicato ai nuovi talenti da tutto il mondo, dove spiccano i soliti noti: coreani, israeliani, giapponesi, spagnoli, scandinavi ovviamente, ma un solo italiano (ragazzi, l’anno prossimo fateci un pensiero; le iscrizioni chiudono a settembre 2012 e le info le trovate sul sito qui sotto!).

Aspettando l’imbarco davanti a una tazza di caffè svedese, ripenso alle cose viste in fiera e sono contento di esserci venuto. Penso che oggi il design migliore abbia due indirizzi: l’Europa del Nord e l’Estremo Oriente, anche se resto convinto che Milano ne sia sempre la capitale, ma non so per quanto ancora. Viviamo in un paese che vive – meritatamente – di un passato glorioso e tutto il mondo ci riconosce questo primato. Speriamo che nessuno si accorga che, mentre il design sta andando avanti, noi siamo fermi a dormire, da troppo tempo, sugli allori.

It’s boarding time…

www.stockholmfurniturelightfair.se

PS

Una photogallery della fiera di Stoccolma è disponibile sulla Homepage di Design Street

3 thoughts on “CONSIDERAZIONI DALLA FIERA DI STOCCOLMA

  1. marta

    Da sempre ammiro il design scandinavo, trovo che sia un esempio di ricercatissima eleganza e gusto. Condivido in pieno la tua ultima riflessione Massimo, se ci abbandoniamo al nostalgico ricordo dei bei tempi passati, sicuramente saremo esclusi dalla scena. La concorrenza è alta, ma per fortuna anche noi italiani possediamo grandi potenzialità, tutte da esprimere!

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  2. andrea

    Ho visto negli ultimi tempi un appartamento stupendamente arredato con mobili di design scandinavo degli anni 60, ancora attualissimi. L’essenzialità e la pulizia acquistano valore nel tempo. Grazie per questa immersione in un futuro che ha radici così solide! Speriamo che anche le possibilità del nostro paese e dei suoi talenti, profondamente agganciate ad una storia importante, possano trovare presto ali per volare.

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    1. Design Street Post author

      E’ facile farsi una casa “di design” con i soliti pezzi che si vedono sui giornali, così come è facile essere alla moda. Basta farsi vestire da un commesso di un negozio del centro. Arredare una casa con mobili meno stereotipati (quali sono quelli scandinavi) denota competenza, gusto e personalità. Non significa seguire lo stile, ma esserci dentro.

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