Tag

bicicletta

Browsing

Accessori di design per la bicicletta? Ecco la nostra selezione. Una serie di oggetti belli e funzionali dedicati a tutti gli amanti delle due ruote.

È sostenibile. Aiuta a tenerci in forma. Assicura il distanziamento fisico necessario in tempi di Covid-19. Oggi parliamo della bicicletta. Un mezzo di trasporto che si sta facendo sempre più strada nelle città italiane. E non solo durante la bella stagione. Perché, come mostrano i Paesi del Nord Europa, la bicicletta può accompagnarci durante tutto l’anno. Tutto sta ad organizzarsi, magari anche con qualche oggetto di design.

Già, negli ultimi anni sono davvero tanti gli accessori di design nati intorno al mondo delle due ruote. Dai caschi pieghevoli pensati per essere riposti nello zaino alle luci per renderci ben visibili sulla strada. Dagli zaini realizzati in materiali a prova di temporale ai lucchetti multiformi.

Ecco la nostra selezione di accessori di design per la bicicletta.


Casco Park & Diamond

Apriamo la nostra rassegna sugli accessori di design per la bicicletta con il casco per ciclisti urbani di Park & Diamond. Simile a un cappellino da baseball, il casco della start-up americana non ha nulla del classico casco da ciclista. Per l’estetica ma anche per la comodità di trasporto. Il casco è, infatti, realizzato con un materiale composito che si può facilmente piegare e riporre in un contenitore grande quanto una borraccia.

La sua leggerezza e flessibilità non lo rende, però, meno sicuro. Al contrario il materiale brevettato da Park & Diamond è molto più efficace nell’assorbire e dissipare l’energia rispetto ai caschi per ciclisti tradizionali.

Chicca finale, il casco può essere personalizzato nei colori e nei pattern. Non vi rimane che scegliere! (www.park-and-diamond.com)


Casco Closca

Sempre in tema di caschi pieghevoli, una proposta molto interessante arriva dall’azienda spagnola Closca. Questo casco si può piegare in un secondo, riducendo la sua misura del 55%. In questo modo, grazie alle sue dimensioni compatte può essere comodamente riposto nella borsa o nello zaino. Il meccanismo di chiusura non limita, però, la sicurezza. Quando è in testa, il casco rimane infatti saldamente bloccato. Inoltre, in caso di collisione l’impatto è dissipato grazie a micro-movimenti che sono ben distribuiti sull’intera superficie.

Insomma, un casco per ciclisti urbani comodo, sicuro e con un design elegante. Le visiere sono intercambiabili in diversi colori e materiali, pensati per ogni stagione. (closca.com)


Pickwick Tex Nylon, Brooks England

Pickwick è il mitico zaino per i ciclisti urbani di Brooks England. Realizzato in Tex Nylon, un tessuto ripstop intrecciato con una tecnica che crea un materiale rinforzato, è estremamente resistente all’usura e agli strappi. Resistente e impermeabile. Il Tex Nylon è studiato infatti per “sopravvivere” a temporali improvvisi (è stato testato per uno standard di 2000 mm d’acqua). Il rivestimento in poliuretano garantisce, inoltre, un ottimo rapporto peso-resistenza.

Nel Pickwick Tex Nylon c’è uno spazio per un laptop da 13 “, uno per riporre oggetti più piccoli e due tasche esterne: una in tessuto elasticizzato a due vie per una bottiglia d’acqua, l’altra multiuso per gli oggetti di uso quotidiano. Dettagli in pelle conciata al vegetale ed elementi in lega di metallo personalizzati completano il look. (www.brooksengland.com)


Block Lights, Bookman

Fra gli accessori di design per la bicicletta non possono mancare le luci. Le nostre preferite? Le iconiche Block Lights di Bookman, ora rilanciate in una versione più performante. Il design a forma di cubo della luce originaria è rimasto lo stesso. La parte interna è invece cambiata, raggiungendo una migliore illuminazione in condizioni di bassa luminosità.

Andare in bicicletta la notte è più pericoloso, si sa. Guidare può essere però rischioso anche durante il giorno, se si creano situazioni di scarsa visibilità inaspettate, come per esempio durante un temporale improvviso. Le nuove Block Lights sono la soluzione al problema. Estremamente leggere, possono infatti essere trasportate con facilità nello zaino del ciclista o nella tasca posteriore, ed essere montate all’occorrenza in pochi secondi.

Le nuove Book Lights hanno luci a LED più luminose, una batteria agli ioni di litio di maggiore durata e una lente appositamente progettata per distribuire meglio la luce. (bookman.se)


UFO Lights, Dinika Soni

Sempre a proposito di luci, un’alternativa interessante sono le UFO Lights di Dinika Soni. Un paio di pedali con luce LED removibile integrata. Le luci si accendono automaticamente quando si inizia a pedalare e diventano rosse quando si decelera, proprio come fossero un fanale posteriore. Non solo. Le UFO Lights possono essere utilizzate anche in modo autonomo, in quanto possono essere separate con facilità dal pedale accompagnandovi ovunque vogliate. Le luci possono essere ricaricate tramite una porta USB o caricabatterie.


Lochness, Palomar

Anche un lucchetto per bici può diventare un oggetto di design. Un esempio? Lochness, il progetto di Francesco Toselli per Palomar. Già, a dispetto del nome questo lucchetto è tutt’altro che mostruoso. Al contrario si tratta di un accessorio bello a vedersi, pensato per stimolare la creatività. La sua struttura snodabile infatti, da un alto, permette di piegare Lochness creando forme inusuali e ogni volta diverse. Dall’altro, rende più comodo legare la bicicletta a rastrelliere, pali e a quant’altro sia necessario per scongiurare furti.

Un lucchetto multiforme che protegge la nostra due ruote, regalandole allo stesso tempo un tocco personale. Il divertimento è assicurato! (www.palomarweb.com)


Nello, Palomar

Sempre di Palomar è Nello, il campanello per bici progettato da Odo Fioravanti. Nello è una piccola sfera magnetica portatile, in gomma impermeabile. Grazie al suo pratico sistema di fissaggio (un cinturino in gomma con magnete), il campanello si aggancia e sgancia dal manubrio con estrema facilità. Inoltre, grazie alle sue dimensioni compatte, può entrare in tutta tranquillità in una borsa o addirittura in una tasca.

Per farlo suonare, tutto ciò che occorre è toccare il campanello nella parte superiore. In più, c’è una sorpresa: il suono cambia ogni qual volta Nello è agganciato e poi sganciato. I suoni sono tre. Un accessorio di design per la bicicletta che non può mancare. (www.palomarweb.com)


Hövding 3

Uno scaldacollo? No, un airbag per ciclisti. Già, Hövding 3 nasconde al suo interno un sistema che all’occorrenza attiva un airbag che copre tutta la testa come fosse un casco gonfiabile. L’airbag/scaldacollo pesa 800 grammi, la taglia si adatta in base a un sistema di regolazione interno, la batteria dura fra le 14 e le 16 ore, e si ricarica tramite un cavo USB in due ore. Inoltre, Hövding 3 è dotato di Bluetooth, per contattare le persone care in caso di incidente.


Quick Motion, Delineo Design

Un rullo da allenamento per biciclette pieghevole. Si chiama Quick Motion ed è stato progettato da Delineo Design per Elite. La struttura è stata pensata per simulare l’allenamento fatto su strada, con la presenza di un roller con sistema flottante che facilita l’equilibrio durante l’allenamento. L’aspetto più innovativo è, però, la possibilità di piegare il rullo in tre parti. Minimo ingombro, massimo risultato.

Quick Motion ha vinto il premio Gold Eurobike Awards nel 2016 e ha ottenuto la Menzione d’Onore al Compasso d’Oro International Award Sports and Innovation.


Cubo Porta Bici Gryfino, Disegno Mobile

Non volete lasciare la bicicletta nel cortile o in strada? La risposta potrebbe essere il Cubo Porta Bici Gryfino, progettato da Gabriella Rossi e Alessandra Sangalli per Disegno Mobile. Si tratta di un cubo in multistrato di rovere cheappeso alle pareti di casa, può essere usato come portabici. Già, con Gryfino la bicicletta non ha paura di mostrarsi. Al contrario diventa parte integrante dell’arredamento, trasformandosi in un originale elemento di decorazione per le pareti.

Il nome del cubo è un omaggio alla foresta storta di Gryfino, in Polonia. Una foresta con circa 400 alberi curvi alla base del tronco, le cui origini sono ancora oggi un mistero. (www.disegnomobile.it)


GENUS, Vadolibero

Cosa nasce dall’incontro fra un portabici verticale e un appendiabiti? GENUS, il portabici di design firmato da Vadolibero. GENUS unisce funzionalità ed estetica. La sua struttura ricorda la forma di un albero, con un tronco in massello di quercia tinto nero per la bici, e sette rami per gli accessori. I due rami più lunghi in alto sono per il casco e i vestiti. Al centro del tronco ci sono due rami pensati per diversi accessori (borse, cappelli, occhiali, ecc.). I due rami in basso sono invece per le scarpe.

GENUS è un portabici pratico e versatile. Il suo gancio regolabile, rivestito in pelle, permette di adattare la posizione del tronco a qualsiasi misura di bici. Il gancio è profondo 80 mm, perfetto per la maggior parte delle ruote. Nel caso di cerchi più alti della media, è disponibile su richiesta il Gancio XL, profondo 110 mm. (vadolibero.com)


RENÉ, ZILIO

René è un accessorio multifunzione da parete disegnato da Tomoko Azumi per Zilio A&C. è innanzitutto un portabici, ma all’occorrenza può diventare anche un pratico attaccapanni dove appendere il casco, la giacca, la borsa, l’ombrello o altri accessori. La struttura è in legno di frassino naturale, curvato a vapore, che tende una fascia in tessuto disponibile in 4 colori. (www.zilioaldo.it).


Il Bauhaus compie 100 anni. Scopri con noi la sua storia e come il mondo del design sta celebrando l’importante anniversario della grande scuola tedesca.

Il Bauhaus, la celebre scuola tedesca di design, arte e architettura fondata da Walter Gropius a Weimar nel 1919, compie 100 anni. Già, è passato esattamente un secolo da quando, in una Germania appena uscita dalla prima guerra mondiale e attraversata da una profonda crisi socio-politica, è nato uno dei movimenti culturali più rivoluzionari del XX secolo. Quello che possiamo considerare come la culla del design moderno.

Sì, perché nonostante il Bauhaus abbia avuto una durata piuttosto limitata (dal 1919 al 1933, anno in cui i nazisti hanno preso il potere, decretando la chiusura della scuola), la sua portata è stata tale da influenzare anche i decenni a venire. È lì, infatti, che si sviluppa l’idea di fondere creazione artistico-artigianale e produzione industriale. E sempre da lì deriva l’idea di progettare arredi belli ma funzionali, capaci di rivolgersi a un pubblico il più ampio possibile.

Bauhaus 100

È naturale, dunque, che tutto il mondo si sia mobilitato per celebrare in grande stile questo compleanno così importante. Dall’autobus ispirato all’edificio di Dessau progettato da Walter Gropius, che viaggerà da Dessau fino a Hong Kong, ospitando incontri e workshop, alla mostra presso il Vitra Design Museum dedicata a Anton Lorenz, figura chiave per la nascita dei mobili moderni in tubolare d’acciaio. Dalle edizioni speciali di pezzi iconici proposte da Thonet e Knoll fino a prodotti ispirati allo stile Bauhaus, sono davvero tanti gli eventi e i progetti che rendono omaggio al mitico movimento culturale tedesco.

Cosa caratterizza gli arredi del Bauhaus?

“Less is more”, non c’è modo migliore per raccontare gli arredi del Bauhaus della famosa frase di Ludwig Mies van der Rohe, uno dei principali esponenti del movimento tedesco. Con il Bauhaus, infatti, mobili e oggetti si spogliano di tutto ciò che è superfluo, riducendosi all’essenziale. Un processo di semplificazione estrema, condotto in nome della funzionalità, che si accompagna all’utilizzo di materiali non usuali per l’epoca, come l’acciaio, il vetro, il compensato e la plastica, ritenuti più adatti alla produzione industriale.

I pezzi più iconici del Bauhaus

Sono tanti i pezzi firmati da esponenti del Bauhaus diventati icone. Noi ne abbiamo selezionati 8 che esemplificano alcuni fra i tratti più distintivi del movimento, come l’uso del tubolare d’acciaio, l’amore per i colori primari e la riduzione del design a forme geometriche pure.

Wassily Chair, design Marcel Breuer (1925), prodotta da Knoll

La poltroncina da club imbottita si spoglia, conservando solo la struttura in tubi d’acciaio e un essenziale vestito in tela. Questa, in breve, la storia di Wassilly, la poltrona disegnata da Marcel Breuer nel 1925, diventata uno dei simboli del Bauhaus.

L’ispirazione del progetto? Il manubrio della bicicletta. Già, è proprio durante una pedalata in bicicletta che Breuer ha l’idea di utilizzare il tubolare metallico nella lavorazione dei mobili. Il nome è, invece, un omaggio al grande artista Wassily Kandinsky, altro importante esponente della scuola tedesca che, dopo aver visto la poltrona nello studio di Breuer, se ne innamorò perdutamente.

Sedie a sbalzo

Il tubolare in acciaio è stato una delle maggiori innovazioni introdotte dal Bauhaus nell’arredamento. Un’innovazione che si è accompagnata a un’altra grande novità: la sedia a sbalzo o cantilever, un modello realizzato con un unico tubo piegato che si sostiene senza i montanti posteriori. D’altronde, se il Bauhaus promuove la riduzione del superfluo, perché quattro gambe quando ne bastano soltanto due?” (cit. dell’artista Kurt Schwitters, 1927).

S 33, design Mart Stam (1926), prodotta da Thonet GmbH

Forma a cubo, linee pulite e movimento oscillante: le sedie cantilever S 33 e S 34 dell’architetto olandese Mart Stam sono state le prime sedie a sbalzo proposte. Presentate in occasione dell’esposizione del Deutscher Werkbund nel quartiere Weissenhof di Stoccarda inaugurata nel 1927, provocarono grande stupore.

S 533, design Ludwig Mies van der Rohe (1927), prodotta da Thonet GmbH

Il secondo modello del genere è la S 533 di Ludwig Mies van der Rohe, sempre presentata a Stoccarda nel 1927. A caratterizzare la seduta, due tubi montanti a semicerchio, cui si raccordano altri due tubolari che funzionano da braccioli. La grande curvatura ad arco conferisce alla S 533 maggiore movimento e leggerezza estetica rispetto al progetto di Stam.

Cesca, design Marcel Breuer (1928), prodotta da Thonet GmbH

La Cesca di Marcel Breuer, conosciuta anche come S32, è una delle sedie a sbalzo più note della storia del design. A renderla unica è la sintesi fra innovazione e tradizione. Infatti la seduta e lo schienale sono in legno massello curvato e paglia di Vienna, mentre il telaio è in acciaio tubolare. Un dialogo fra passato e presente che dona alla seduta un carattere molto versatile.

Culla Bauhaus, design Peter Keler (1922), prodotta da Tecta

Giallo, rosso e blu. Non parliamo del noto dipinto di Kandinskij, ma della palette di colori della culla di Peter Keler. Un’altra icona del movimento presentata dall’architetto tedesco nel 1923, in occasione della prima esposizione del Bauhaus a Weimar.

A caratterizzare la culla non sono solo i colori primari, ma anche l’uso di tre forme geometriche essenziali: triangoli, quadrati e cerchi.

La culla di Keler, così come tanti altri prodotti del Bauhaus, è prodotta dall’azienda tedesca Tecta.

Infusore per il tè, design Marianne Brandt (1924)

Il less is more non investe solo gli arredi, ma anche gli accessori per la casa. Un esempio illustre è la teiera disegnata da Marianne Brandt. In questo infusore per il tè qualsiasi concessione al decoro è, infatti, abbandonata in nome di geometrie rigorose. Il corpo della teiera è costituito da un emisfero in argento che poggia su una semplice struttura a croce. La maniglia in ebano a forma di D è protesa verso l’alto per rendere più agevole la presa. Una perfetta sintesi di estetica e funzionalità.

Lampada da tavolo KAISER idell™ Luxus disegnata da Christian Dell nel 1931

La lampada da tavolo KAISER idell™ Luxus, uno dei pezzi iconici del Bauhaus,è stata rieditata da Fritz Hansen in una speciale edizione dedicata ai 100 anni della scuola di Weimar. La versione originale aveva la struttura cromata. La nuova versione della lampada KAISER idell™ è stata arricchita da dettagli in ottone con una speciale patina ossidata. Viene proposta in una Limited Edition al prezzo di € 657.

Lampada Wagenfeld, design Wilhelm Wagenfeld e Carl Jakob Jucker (1923),  prodotta da Tecnolumen

Progettata dal tedesco Wilhelm Wagenfeld e dallo svizzero Carl Jakob Jucker, la lampada da tavolo Wagenfeld è la lampada simbolo del Bauhaus. Anche in questo caso il design è ricondotto a forme geometriche pure: una base circolare in vetro, uno stelo cilindrico e un paralume sferico.

Barcelona, design Mies van der Rohe con Lilly Reich (1929), prodotta da Knoll

Uno dei pezzi più iconici non solo del Bauhaus ma dell’intera storia del design è la Barcelona, la poltrona progettata da Mies van der Rohe con Lilly Reich nel 1929 per l’Esposizione Internazionale di Barcellona, ​​da cui prende, per l’appunto, il nome.

A comporre la poltrona un telaio in acciaio inossidabile su cui poggiano due cuscini costituiti da quaranta riquadri, tagliati e cuciti a mano con trapuntatura a bottoni. All’inizio la struttura era composta da due sezioni metalliche imbullonate insieme, nel 1950 la sedia è stata ridisegnata a partire da un unico pezzo d’acciaio. Un classico dall’eleganza senza tempo.

Le edizioni per celebrare i 100 anni del Bauhaus

Edizioni speciali Bauhaus di Thonet GmbH

Thonet GmbH celebra i 100 anni del Bauhaus con un’edizione limitata della celebre cantilever S 533 F di Ludwig Mies van der Rohe. La rilettura dell’iconica sedia porta la firma dei designer tedeschi Besau e Marguerre, ed è caratterizzata da un mix di colori e materiali sensuali che richiamano la calda patina dei modelli cantilever, con telai nichelati, degli anni ‘20 e ’30.

Le versioni proposte sono due. Un modello è con telaio cromato lucido color fumé, sedile e schienale in cuoio finitura nabuk color antracite. L’altro è con telaio cromato opaco color champagne, sedile e schienale in cuoio finitura nabuk di colore rosé.

Le due sedute possono essere accoppiate o utilizzate da sole.

Edizioni speciali Bauhaus di Knoll

Per i 100 anni dalla nascita del Bauhaus, Knoll presenta due edizioni speciali firmate come “Bauhaus Edition”: la collezione MR, disponibile con nuove varianti di tessuti e pelli, e la Barcelona di cui è stata lanciata una versione limitata di soli 365 pezzi editati nel 2019, uno per ogni giorno dell’anno, certificati e numerati per ricordare il centenario della scuola tedesca.

Riedizioni Bauhaus di Alessi

Per il centenario della nascita del Bauhaus, Alessi propone, con un packaging celebrativo, alcuni dei progetti prodotti su licenza del Bauhaus Archiv di Berlino a partire dalla metà degli anni ’80 per il catalogo Officina Alessi. Si tratta dei posacenere in acciaio e ottone “90010”, “90046” di Marianne Brandt e del set per zucchero e crema in acciaio “90042” di Marianne Brandt e Helmut Schulze.

Cerchi prodotti ispirati al Bauhaus? Guarda le carte da parati di Murals Wallpaper.

Design Street propone come ogni anno la sue “indispensabili” guide. Dopo aver già messo online la sua ormai celebre guida al Fuorisalone di Milano, con il meglio degli eventi da non perdere durante la Milan Design Week e la Guida ai Design Districts di Milano, ecco la guida più utile: “Come sopravvivere al Fuorisalone di Milano”. Se non siete dei veterani e non avete già imparato “a vostre spese” alcune regole fondamentali (come abbiamo fatto noi in ben 25 anni di esperienza!) allora questo decalogo potrà esservi davvero utile.

Iniziamo però da un paio di informazioni utili:

FUORISALONE DI MILANO 2019: LE DATE

Le date del Fuori Salone di Milano 2019 sono 9 aprile – 14 aprile.

Quest’anno Il Fuorisalone (o Fuori Salone del Mobile di Milano, come qualcuno lo chiama) inizia il 9 aprile. La Design Week di Milano 2019 anticipa però di un giorno per gli “addetti ai lavori”. L’8 Aprile, infatti, apre con le “press preview”, le anteprime a inviti dedicate alla stampa e ai media.

GUIDE AL FUORISALONE DI MILANO 2019

Ogni anno Design Street pubblica le sue attesissime guide al Fuorisalone.

La prima, “Milan Design Week 2019: i Design Districts“, è già online e spiega le caratteristiche e le differenze tra cosiddetti Design Districts del Fuorisalone di Milano 2019.

La seconda, “il meglio del Fiorisalone 2019 – Cosa vedere zona per zona”  è la nostra ormai storica guida che seleziona tutti gli eventi da non perdere del Fuorisalone 2019.

Per adesso, con alle porte il Salone del Mobile di Milano e il Fuorisalone (per gli stranieri, Milan Design Week), potere giocare di anticipo studiando “a memoria” questo piccolo vedemecum che vi aiuterà a vivere e a godervi nel modo migliore il festival di design più grande e più bello del mondo!

10 REGOLE PER SOPRAVVIVERE AL FUORISALONE DI MILANO 2019

1. Occhio al meteo!

Aprile è ancora un mese incerto. Verificate giorno per giorno le previsioni del tempo e le temperature previste e attrezzatevi di conseguenza. Meglio non avere sorprese!

In caso di pioggia, è meglio avere un pratico poncho impermeabile che un ombrello, che ingombra e non si sa mai dove metterlo (soprattutto in showroom affollati o quando smette di piovere).

 

2. Trendy o casual?

Probabilmente non avrete il tempo di tornare a casa o in albergo a cambiarvi e resterete fuori tutto il giorno. Vestitevi di conseguenza! Trendy o casual, l’importante è scegliere dal vostro guardaroba i capi più comodi: soprattutto le scarpe! (se non potete assolutamente rinunciare ai tacchi, infilate un paio di scarpe comode o di cerotti anti-vesciche nello zainetto… non si sa mai!). Ricordate che, se si escludono i party o le serate “a invito”, solitamente regna un’atmosfera molto informale.

 

3. Mani libere!

Cercate di avere sempre le mani libere. Purtroppo ne abbiamo solo due a disposizione…

È facile infatti che raccogliate shopper contenenti cataloghi o depliant e che ve li portiate in giro tutto il giorno; quindi, niente ombrelli, borse, o giacche sottobraccio. Uno zainetto è ok. E poi è facile che entrambe le mani vi servano agli eventi per tenere in mano piatto e bicchiere…

 

4. Spostamenti

È probabile che camminerete fino allo sfinimento per spostarvi da un evento all’altro. Se potete, portatevi una bicicletta (nel baule dell’auto, sul treno…), fatevela prestare da un amico, noleggiatela o iscrivetevi  Anche un motorino va bene. Da quest’anno, oltre al servizio di bike sharing del Comune di Milano (http://www.bikemi.com) ce ne sono altri due più “pratici”, che consentono di prendere e lasciare la bici dove si vuole. Il primo è MoBike (bici arancioni, ruote piccole e senza cambi). Il secondo è Obike (bici gialle, più comode e con tre rapporti). Entrambe si sbloccano da App e costano circa 50 centesinmi per mezz’ora. Utilissime!

In alternativa acquistate il biglietto giornaliero extraurbano per bus e metro a 7 € (attenzione: per la fiera non vale il biglietto urbano da €1,50!!!). Il biglietto si acquista anche tramite APP ATM Milano o SMS. Tenete presente che nei giorni del salone sarà difficile trovare un taxi libero e che il traffico solitamente va in tilt. Impensabile dunque spostarsi in auto.

 

5. Le guide

Esistono diverse guide al Fuorisalone, anche in versione App. Sono fatte bene, ricche di informazioni e tutte hanno una mappa dettagliata degli eventi. Procuratevene subito una (non importa quale) e usatela per organizzare il vostro tour. Se volete una selezione già pronta e di qualità, guardatevi l’indispensabile Guida al meglio del Fiorisalone 2019 – Cosa vedere zona per zona di Design Street.

 

6.Pianificazione

Gli eventi del Fuorisalone sono centinaia (oltre 500, solo quelli “ufficiali”) e sono sparsi in tutta la città. Fortunatamente però, la maggior parte è concentrata in “districts”. Focalizzatevi al massimo su un paio di zone al giorno e non cercate di vedere tutto a tutti costi. Tanto è impossibile.

Un consiglio? Ogni zona solitamente sceglie un giorno specifico nel quale si va avanti fino a tardi con cocktail ed eventi mirati… Cercate di capire quando, e approfittatene!

 

7. Seguite l’istinto

Le guide segnalano molto, ma non tutto (inseriscono solo chi paga!) Una volta selezionate le vostre tappe fondamentali, prendetevi il gusto di girovagare, di vedere anche ciò che non viene segnalato, di curiosare per la città lasciandovi guidare dal vostro fiuto. Spesso le sorprese più belle arrivano così.

Il nostro consiglio? Occhio anche alle location! Durante il Fuorisalone prendono vita luoghi splendidi e spesso inaccessibili in altri periodi: vecchie officine, fabbriche abbandonate, cortili nascosti. Approfittatene anche per scoprire una Milano inedita!

 

8. Food

Milano è piena di bar e locali per ogni gusto e prezzo. Nei design districts poi, ci sono spesso punti di ristoro organizzati ad hoc con street food di ogni genere.

Se non volete perdere tempo, portatevi uno snack e una bottiglia d’acqua ma sappiate che dalle 18 in poi è facile trovare eventi con cocktail e fingerfood, anche se spesso una gioiosa ressa affamata rende difficile approfittarne.

 

9. Foto

Una macchina fotografica tascabile o la fotocamera del cellulare vi risulteranno utili per fissare le curiosità del Fuorisalone: gli oggetti preferiti di design, gli allestimenti, i personaggi, le feste. Se ne avete voglia, potete condividerli sulla pagina Facebook di Design Street.o targarci su Instagram con l’hashtag #designstreetblog.

Occhio che la fotocamera di smartphone e tablet consuma molta energia. Non dimenticatevi il carica batteria o (meglio ancora) una batteria esterna (power-bank) d’emergenza…

 

10. Relax!

Siete all’evento di design più bello e importante al mondo. Cercate di godervi questa straordinaria atmosfera nel modo migliore, senza fretta, concedendovi anche il lusso di poter cambiare il vostro programma ogni volta che vi si presenta un’occasione inaspettata.

Se il nostro post “LE 10 REGOLE PER SOPRAVVIVERE AL FUORISALONE DI MILANO” vi è piaciuto, potete condividerlo sui vostri Social Network.

Grazie e buon Fuorisalone 2019!!!

 

Eicma 2018. La più grande fiera del settore motociclistico è come sempre un appuntamento da non perdere, per addetti e pubblico con la passione delle due ruote. Un fenomeno non secondario per la città e per il paese, che mantiene un ruolo e un riferimento riconosciuto a livello mondiale, confermato dalla presenza di tutte le aziende leader e anche di quelle nuove ed innovative del settore elettrico.

Un settore, quello della mobilità elettrica su due ruote, che risulta ad oggi ancora incerto, alla ricerca di linguaggi e di tipologie appropriate: monopattino, bicicletta, scooter, motociclo o altro. Ma la spinta si avverte sempre più forte, e nei prossimi anni sarà tale da convertire un pubblico molto attento ai valori messi in campo.

Lo dimostra un marchio tradizionalista per eccellenza come Harley-Davidson, che ha presentato un un modello elettrico che, per tecnologia e stile, è un primo passo verso un nuovo corso. 

Mentre per il marchio tedesco di scooter e monopattini Kumpan, la scelta dello stile pare abbia generato un caso di plagio con tanto di sequestro, che dice quanto il design non sia poi una risorsa secondaria…

Eicma 2018 conferma che il settore delle 2 ruote è ormai da alcuni anni diviso in filoni. Quello della modernità, rappresentato della Kawasaki (che espone però una carrellata di classici), da MV, Aprilia e Suzuki.

Da q

uello “super classico” di brand quali Harley-Davidson, Triumph, Royal Enfield, Indian, alla via di mezzo come Moto Guzzi.

E poi c’è la BMW, che ci ha abituati alla creazione di più linee di prodotto confermando la condizione di leader a livello di brand, di tecnica e di mercato.

In questo quadro d’insieme, spicca Ducati per una sua ultima tendenza al bel disegno complessivo, unito a una rinuncia al dettaglio troppo sofisticato, per un’immagine del prodotto più pulita, perentoria e convincente, in grado di far spiccare il marchio sulla scena mondiale.

Interessanti le proposte di Kymko per una moto sportiva e di Suzuki per la riproposizione del singolare modello Katana degli anni ‘80; molto interessante anche lo stand delle memorie con una collezione di pezzi e di marchi storici italiani.

www.eicma.it  

Glenmorangie Bike è la prima bicicletta al mondo fabbricata con il legno delle pregiate botti di whisky che invecchiano l’omonimo single malt scozzese.

Dieci anni ci vogliono infatti per far maturare questo grande whisky nelle botti più pregiate. Per dieci lenti, anni il single malt di “Glenmorangie, The Original” viene ospitato nei legni di rovere americano di prima qualità, che gli regalano il suo inconfondibile sapore morbido e rotondo.

Le botti vengono utilizzate due sole volte e, dopo questo pregiato servizio, vengono smantellate. Ma la pluripremiata Highland Distillery ha deciso di dare una nuova vita a queste doghe realizzando (a mano, ovviamente) le prime biciclette al mondo realizzate con botti di whisky.

In onore del legno che dà vita a The Original, Glenmorangie, la distilleria scozzese ha stretto un collaborazione con il celebre brand di biciclette Renovo, con l’obiettivo di creare questa edizione limitata di biciclette nate dalle botti del whisky.

Quando il legno di rovere delle botti ha compiuto il suo dovere, le doghe vengono inviate alle officine Renovo in Oregon, negli Stati Uniti, per essere trasformato nelle Glenmorangie Bike. Il telaio di ogni singola bicicletta Glenmorangie è realizzato con 15 archi di doga e riflette la curvatura delle botti.

www.glenmorangie.com

https://renovobikes.com

IL FESTIVAL RAGGIO 2017

Raggio è il festival dedicato al mondo dalla bicicletta artigianale e a tutto ciò che gira intorno al mondo delle due ruote, allo stile di vita naturale e alla mobilità sostenibile.

DOVE SI SVOLGE IL FESTIVAL RAGGIO

Giunto alla sua quarta edizione, il festival Raggio 2017 si svolgerà ad Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo nella spettacolare cornice della storica Cartiera Pigna, oggi Spazio Fase, l’11 e il 12 novembre 2017 dalle ore 10.00 alle 20.00. Lo storico stabilimento della Cartiera Pigna, un’architettura Industriale di fine ‘800, dopi il restauro ospita diversi eventi socio-culturali legati al territorio lombardo. L’ingresso è gratuito.

IL PROGRAMMA DI RAGGIO 2017

Il festival Raggio si pone diversi obiettivi. Innanzitutto quello di promuovere la bicicletta artigianale, sia dal punto di vista del design, della ricerca e della qualità, sia come mezzo di trasporto a basso impatto ambientale. Ma anche quello di divulgare l’idea di uno uno stile di vita dinamico, economico, salutare e sostenibile.

Più che una fiera, Raggio vuole essere un incontro fra molteplici attori, che si incontrano per fare comunità. Saranno presenti un centinaio di espositori fra designer, officine, negozi di accessori, produttori di bici artigianali e telaisti.

I prodotti esposti si possono toccare, provare o acquistare  che esporranno e venderanno direttamente al pubblico i loro prodotti, dalle cargo bike alle bici sportive, dai leggerissimi telai alle più recenti e-bikes.

LE SEZIONI

Oltre alla Mostra Mercato di biciclette artigianali di qualità, ci sarà una selezione di prodotti freschi del territorio da acquistare e da consumare sul posto, oltre a un’area kids dedicata alle famiglie e ai bambini, con laboratori e attività guidate per adulti e bambini, per introdurre anche i più piccoli al mondo delle due ruote e per approcciarsi in maniera creativa e consapevole al fantastico mondo delle biciclette.

L’offerta si completa con un ricco programma di gare ciclistiche, workshop, proiezioni, presentazioni di libri e conferenze dedicate sin temi della mobilità.

Anche quest’anno si svolgerà il torneo italiano di bike polo con squadre provenienti da tutta Italia, all’interno della “bike polo arena”.

www.raggiostiledivitaapedali.com

La Dutch Design Week di Eindhoven dalla A alla Z

Sono appena rientrato dalla Dutch Design Week di Eindhoven, quello che, a detta degli organizzatori è l’evento di design più grande del Nord Europa. Devo ammettere, una mia lacuna, lo riconosco, di averla sempre considerata uno dei tenti eventi minori che spuntano qua e là per l’Europa. Ma mi sbagliavo di grosso.
La Dutch Design Week è al contrario il Design Festival più bello e meglio organizzato che abbia mai avuto il piacere di vedere. Un grande evento dedicato al design non come prodotto ma come pensiero. Il design come processo culturale, creativo e innovativo. Insomma, il design con la D maiuscola.

Sono talmente eccitato da quello che ho visto che ho preparato un ABC della Dutch Design Week di Eindhoven. Una guida dalla A alla Z (proprio in senso letterale) basata su quelle che per me sono le parole chiave del Festival. Se volete ulteriori informazioni, qui trovate il sito ufficiale: www.ddw.nl

Se ci andate, o se la conoscete, fatemi sapere le vostre opinioni.

A come Atmosfera

L’atmosfera della DDW è un giusto compromesso tra (per citare i tre eventi che conosco meglio) la fredda distanza della London Design Week, lo snobismo per addetti ai lavori della Stockholm Design Week e l’allegra e “caciarona” voglia di party del Fuorisalone. Un’atmosfera davvero positiva, giovane, creativa, trasversale. Che coinvolge un pubblico curioso e composto formato da giovani e meno giovani, professionisti e famiglie con bambini. Quella di un evento culturale (quale è infatti il DDW) e non da fiera o da evento esclusivo.

B come Biglietti

Essendo un evento culturale grande come la città, l’accesso a diverse installazioni è a pagamento. Un bel modo di fare selezione e lasciare fuori quelli che sono interessati solo ail buffet… Il biglietto costa 19,50 € e permette l’accesso illimitato per 9 giorni a tutti gli eventi, ai concerti (vedi M di Musica), permette di noleggiare gratuitamente una bicicletta per girare fra i vari luoghi della città. Non esiste biglietto giornaliero, ma c’è un Family Ticket a 50 € (valido per 2 adulti + max 3 figli). I bambini sotto i 12 anni non pagano

C come Cultura del design

Già. La cosa più bella di questo festival del design è che è dedicato alla Cultura del design (con la C maiuscola). Non al prodotto, non al business, non all’estetica, non alla vendita. Solo alla cultura. Bravi, bravi e ancora bravi. La città si trasforma per 9 giorni nella capitale mondiale della Cultura del design (Milano resta la capitale mondiale del design, ma con una sfumatura molto diversa…).

Tutto in prospettiva di un futuro che è già alle porte. Le parole chiave sono ricerca, sperimentazione, innovazione, tecnologia, nuovi materiali, food, 3D, trasporti, crowd founding, realtà aumentata, partecipazione, salute, città, abitare smart…

D come Design Academy di Eindhoven

Una delle scuole di design più famose al mondo ha aperto le sue porte per mostrare i progetti dei suoi laureati. Il “Graduate show 2017”, un evento enorme (tre piani della scuola con tanto di bar e ristoranti interni) che raccoglie centinaia di prodotti di ogni genere. Tante altre università del design hanno esposto a Eindhoven, soprattutto nel quartiere simbolo, the Strijp. A dimostrare che le scuole di design del Nordeuropa non hanno nulla da invidiare alle nostre. Anzi.

E come Energia

Il festival sprigiona un’energia creativa che non vedevo da tempo. Forse alle prime due edizioni di Ventura Lambrate (che non a caso è un’enclave olandese al Fuorisalone di Milano) e al DMY di Berlino. Un’energia contagiosa che coinvolge tutta la città. Non per bere un prosecco al party più “VIP”, ma per farsi delle domande concrete sul nostro futuro. Un’energia che solo i giovani sanno tramettere con tanta forza

F come Food

Il cibo è uno dei temi più caldi per il nuovo design. E non solo all’interno della interessante Embassy of Food (vedi V come Visioni). Da una parte il cibo sostenibile, la ricerca di nuove fonti di alimentazione (dai funghi, dalle alghe, dai muschi agli insetti) energetiche, disponibili a basso costo e a basso impatto ambientale. Dall’altra un nuovo modo di consumarlo, più consapevole, più intenso, con strumenti (contenitori di ogni forma, posate, coppe etc.) pensati appositamente per amplificare piacere sensoriale. Un aspetto lontano dal “food design” come lo intendiamo di solito. Ma molto più affascinante.

G come Green

Green inteso in due sensi. Da una parte il tema del verde urbano è di grande attualità. Dall’urban farming a un rapporto più diretto tra gli abitanti delle città e la natura che ci circonda. Dall’altra, l’attenzione all’ambiente, ai consumi, ai rifiuti, al riciclo, all’inquinamento, alla sostenibilità e alla riduzione dell’impatto umano sul mondo. Due temi nei quali il design può fare molto…

H come Hotel

The Student Hotel, di fronte alla Stazione Centrale.Un grattacielo di 24 piani in parte design Hotel e in parte pensionato per studenti. Un luogo creativo, arredato con gusto, pieno di foto di studenti, di scritte, di vita… (a piano terra, uno dei bar/ristoranti più vivaci di Eindhoven). Qui ogni elemento viene presentato con un motto ironico e una bellissima grafica. Dalla chiave elettronica (Love is the Key), alla matita sul comodino (Write now!) alla presa usb “Power to the people”. Un design molto caldo, trendy e molto personale. È arredato con uno stile scandinavo vintage ma dai toni vivaci ed è pieno di spazi comuni dove rilassarsi, isolarsi, lavorare, chiacchierare… Il tutto con un animo da eterno studente (Let the student in you never die)!” Uno degli Hub del festival, ospita una interessante selezione di giovani designer e la “Contemplation Room, una stanza al 24° piano pensata per offrire esperienze sensoriali agli ospiti. www.thestudenthotel.com

I come Intimacy

Una delle cose che più mi ha colpito è la voglia di cambiare il mondo che muove i protagonisti di questo Design Festival di Eindhoven. Su tuti i fronti. Anche su quelli più intimi. La mias curiosità mi ha portato a sperimentare di persona alcune delle installazioni all’interno della “Embassy of Intimacy” (vedi V come Valori”. Tra queste, il camper trasformato in una culla semovente che offre 2 minuti di libertà dallo stress. Un ritorno nel grembo materno tra musica, profumi , morbidi velluti e un tizio all’interno che ti abbraccia in silenzio. Dapprima imbarazzante, ma poi garantisco che funziona!

L come Live

Bella l’idea di collegare un festival così giovane e dinamico alla musica. Il programma DDW Music conta oltre 70 concerti e performances live in una dozzina di locations durante i 9 giorni di evento. Dal Rock all’Hip Hop, dalla musica Indie all’acustica a, ovviamente quella sperimentale. Perché anche la musica è design.

M come Materiali

La ricerca di nuovi materiali, sintetici o naturali, riciclati o riciclabili, tecnologici o stampabili in 3D, commestibili o compostabili, è uno dei temi conduttori di tutto il festival. Così come l’uso diverso, inconsueto e innovativo di materiali che già conosciamo bene, o che crediamo di conoscere ma che per pigrizia mentale continuiamo a usare sempre nella stessa maniera.

N come NLXL

NLXL, uno dei più celebri brand di carte da parati, ci ha stupiti con un invito per poche persone nella “Wunderkammer” diel designer artista Piet Hein Week (vedi lettera P), dove ha presentato la sua nuova collezione Timber, ispirata alle essenze di legno e disegnata da Piet stesso. Per l’occasione ha invitato pochi giornalisti e blogger a una cena privata, chef d’eccezione Paola Navone che si è esibita in un superbo risotto alla milanese. Una serata che da sola è valsa il viaggio. www.nlxl.com

O come Organizzazione

Capisco che parlare di organizzazione nell’Europa del Nord è come parlare di birra a Monaco di Baviera. Nulla di nuovo… Ma qui davvero l’organizzazione ha superato se stessa rasentando la perfettione. Ottima l’art direction dell Design Festival. Ottime le 4 mappe a disposizione del pubblico: DDW Map (la classica mappa degli eventi, un centinaio, molto ben fatta), DDW Design Routes (17 percorsi tematici realizzati da altrettanti designer, giornalisti, esperti di design… Geniale!), DDW Music (con gli artisti e il calendario dei concerti) e infine Short Events, il programma di talk, eventi, workshop giorno per giorno. Rendere tutto facile e interessante è il  modo migliore per coinvolgere i cittadini e avvicinarli a temi anche complessi come quelli trattati.

P come Piet Hein Heek

Piet Hein Week è un nome che può suonare nuovo per molti, ma è un vero mito non solo in Olanda, ma in tutto il Nord Europa. Per fare un paragone, Piet sta a Eindhoven come Tom Dixon sta a Londra… Il suo enorme studio, una vecchia fabbrica riadattata con shop, ristorante, laboratori e “Wunderkammer” annessa, è una delle tappe più interessanti e visitate della Dutch Design Week. Erano esposti, in anteprima, gli straordinari mobili che Piet ha disegnato per Ikea e che saranno in vendita in tutto il mondo dal prossimo aprile. Grande talent scout, Piet Hein Heek ha selezionato una trentina di designer e li ha fatti esporre nel suo “quartier generale”. https://pietheineek.nl

Q come Qualità

Il segreto del successo di un evento, io lo ripeto da sempre, è la qualità. E la qualità non può avvenire senza un’ottima art direction e una forte selezione dei partecipanti. Due ingredienti semplici ma indispensabili, troppo spesso sottovalutati o peggio, sbandierata a parole ma poi sostituita da un più comodo “basta pagare e entri”. E alla Dutch Design Week di Eindhoven la qualità, la selezione e la direzione artistica si respirano a pieni polmoni, si apprezzano, direi quasi “si godono” per il grande piacere che riservano al visitatore. Abbiamo tanto da imparare su questo…

R come Relazioni con i media

Questo capitolo volevo metterlo alla voce B come Blogger, ma la B era già occupata. Quindi parlo di come vengono considerati i media qui. In Europa non si fa più alcuna differenza tra giornalista e blogger (ovviamente parliamo di blogger di qualità). Il mondo dei media è talmente cambiato che mi pare ottuso perseverare con questa distinzione (a Stoccolma la tessera stampa della fiera non porta più scritto “Press”, ma “Media”. E non è una sfumatura da poco…).

Come direttore di Design Street sono stato invitato dall’ufficio Stampa del Festival a un International press tour guidato tra gli eventi top del Festival e ho condiviso questo momento con giornalisti e blogger di tutto il mondo, da New York a Tel Aviv… Nessuno di serie A, nessuno di Serie B. Stesso campionato. C’è ancora tanto da imparare, qui in Italia…

S come Strijp

Strijp è l’ex complesso industriale della Philips, che dopo il decentramento produttivo del colosso di Eindhoven e il trasferimento della rappresentanza ad Amsterdam, era rimasto abbandonato. Un grosso colpo per la città, che però ha saputo incassare il colpo e reagire, trasformandolo in un vivace centro di design e creatività. Oggi ospita uffici e residenze, locali di tendenza e start up, mercati e orti urbani… Questo è il vero cuore pulsante della Dutch Design Week. Qui succede tutto. Qui ci si perde come un bambino nel paese dei balocchi, affascinati dalle architetture industriali degli anni 20, dai murales dai mille negozi che mescolano biciclette, tecnologia, abiti usati e design. Ci ho passato una giornata intera. Peccato non aver avuto già tempo…

T come Trasporti

Trasporti perfetti e impeccabili. Non solo quelli pubblici (treni e bus urbani) ma anche quelli creati  per l’occasione. Biciclette gratuite per tutti, bus navetta “Hop on Hop of” che collegano ogni 20 minuti tutti i vari distretti, e il servizio “Volvo design Rides”. 35 Volvo customizzate che trasportano gratuitamente i visitatori per le destinazioni di design (basta registrarsi online). Un servizio eccellente.Ottimo anche il servizio taxi, economico e professionale.

Concedetemi una piccola polemica personale. Se in Olanda chiami un taxi, lui arriva, ti fa salire e solo dopo fa partire il tassametro (non da quando ricevono la chiamata, come da noi!). Una volta ho chiamato un taxi che, non ero ancora salito, e segnava già oltre 20 euro. Cose da matti…

U come Unico

L’unicità della Dutch Design Week viene dichiarata esplicitamente nel sito ufficiale, che cito testualmente: “La DDW è diversa dagli altri eventi perché si concentra sul design del futuro. Sebbene l’accento sia posto su tutti gli aspetti e le discipline del design, viene data maggiore enfasi sull’innovazione , sulla sperimentazione, sulla interconnessione. Una eccezionale attenzione viene rivolta al lavoro e alla promozione dei giovani talenti”.

Una formula unica e, sebbene tanti ne parlino, loro lo fanno. E bene, anche!

V come Visione

La visione del futuro e di come il design possa contribuire a migliorarlo sono alla base di tutta la Dutch Design Week. Non i prodotti quindi, male idee, i pensieri. Il design, insomma, nella sua forma più pura, nobile e antica. Quella del progetto. Per supportare queste visioni, all’interno dell Festival sono state istituite 7 “ambasciate”, che hanno lo scopo di raccogliere i progetti migliori nel loro campo. Embassy of Food, Embassy of Health, Embassy of Intimacy, Embassy of Climate action, Embassy of Urban transformations, Embassy of dat e per finire, l’Embassy of robot love.

Niente archistar, per una volta. Solo le idee di tanti giovani designer, spesso in collaborazione con le migliori università, che provano a posare un mattoncino dopo l’altro. E quando sono così tanti, credetemi, fanno effetto!

W come Wearable design

Il design da indossare. Nuovi tessuti, nuove fibre ricavate da piante, da scarti alimentari o da materiali riciclati. Nuove tipologie di abiti pensati per usi sempre più estremi. Vestiti connessi e interattivi, magari stampati in 3D. Questo è uno dei grandi temi di ricerca sviluppati a Eindhoven.

Z come Zentrum

Il centro di Eindhoven accoglierei un’altra grande parte degli eventi. Non così raggruppati come nello Strijp, ma perfettamente inseriti fra architetture storiche e quelle moderne che si alternano nella città olandese. Tra questi il Temporary Art Centre (TAC), la Kaserne, La Design Academy (vedi lettera D), il Philips Museum, il “The Student Hotel” Vedi lettera H)

Sandwichbike, la prima bici in scatola di montaggio

Cosa pensate di una bici in scatola di montaggio? È già realtà. Si chiama Sandwichbike e arriva da Amsterdam. Creata da Basten Leijh, è un progetto innovativo che si basa sul concetto di imballaggio piano e sul montaggio in fai da te.

La Sanwichbike, è composta da pannelli in legno di faggio e unita grazie a minuterie in alluminio, rifinite con cura. Un prodotto dal design raffinato che può facilmente essere riassunto in numeri: arriva in una scatola da 90x70x24 cm, viene consegnata in paio di settimane dall’ordine online, si monta in 45 minuti e pesa solo 17 chili.

Studiata per adattarsi a persone di diversa statura, la Sandwichbike è ecologica e pratica, oltre che bella da vedere; viene realizzata, infatti, con legno proveniente da foreste certificate ed è anche rifinita in modo tale da resistere perfettamente agli agenti atmosferici. È disponibile in diverse essenze di legno e anche nella versione in legno colorato. O nella bellissima variante a triciclo per le passeggiate a tre ruote dei più piccoli…

VUOI SCOPRIRE ALTRE BICICLETTE IN LEGNO?

Guarda la Thonet Bike, in faggio curvato, della storica casa austriaca, la Bough Bike di produzione inglese e la francese Wood.B in legno e acciaio.

A questo link, tutte le biciclette di design pubblicate su Design Street

www.sandwichbikes.com

La targa Rodolfo Bonetto

La Targa Bonetto è un prestigioso premio istituito nel 1991 da Marco Bonetto in onore del padre, Rodolfo Bonetto. Il premio è dedicato agli studenti delle scuole di design e delle università di design di tutto il mondo.

Caratteristica del premio è quella di concentrarsi non solo sul design come forma estetica, ma anche e soprattutto al design creativo e fuori dagli schemi. A chi sa coniugare le sperimentazioni coraggiose e visionarie, forza dirompente dei giovani studenti, con le reali esigenze di un mercato in continua evoluzione. La targa Bonetto vuole infatti incentivare e premiare quei progetti pensati per migliorare le funzioni delle cose o le abitudini delle persone.

La Targa Bonetto ha alle spalle un prestigioso Comitato Scientifico e una giuria presieduta da Marco Bonetto insieme a architetti, designer, docenti, imprenditori e studiosi di Design.

La Targa Rodolfo Bonetto vanta il patrocinio dell’ADI, l’Associazione per il Disegno Industriale e della Fondazione ADI Collezione Compasso d’Oro.

Rodolfo Bonetto

Rodolfo Bonetto è stato uno dei più grandi designer italiani del secolo scorso. Nato a Milano nel 1929, Rodolfo Bonetto si distinse subito per il suo spirito eclettico e innovatore. Batterista affermato, si dedicò al design da autodidatta (come tantissimi maestri del design suoi contemporanei), prima nel campo dell’automotive (suo zio Felice Bonetto fu un celebre pilota automobilistico), come consulente di Pininfarina.

Nel 1958 aprì il suo studio a Milano e fino al 1991, anno della sua morte, disegnò oltre 900 prodotti. Fu direttore dell ADI, docente universitario, ricevette ben 8 Compassi d’oro di cui l’ultimo, postumo, alla carriera.

Oggi lo studio Bonetto Design è portato avanti dal figlio di Rodolfo, Marco, che ha seguito le orme del padre e che è anche lui oggi uno dei più raffinati designer industriali contemporanei.

Per chi volesse approfondire la conoscenza di Rodolfo Bonetto, consigliamo di visitare la pagina Wikipedia dedicata a Rodolfo Bonetto.

Targa Bonetto 2016

Vuoi conoscere tutti i vincitori del 2016? Vai al link; Targa Rodolfo Bonetto 2016

Il primo premio 2017

Il vincitore della Targa Bonetto 2017 ha ricevuto in premio una Vespa Piaggio personalizzata ad hoc da Garage Italia Customs, la società di customizzazione fondata da Lapo Elkann. Una vespa dalla livrea “gessata” in un elegante color blu satinato.

Tutti i vincitori della XXII Targa Rodolfo Bonetto

1° CLASSIFICATO: 

Ha vinto la Targa Rodolfo Bonetto 2017 il progetto DB-SHOES, una scarpa pensata appositamente per i diabetici, disegnata da Carmen Ianiro, ISIA di Pescara.

Un settore, del medicale, poco frequentato dal design. La scarpa si compone di una suola con tomaia morbida, traspirante e intercambiabile, La suola è integrata con sensori per la temperatura, per il pH e per l’idratazione della pelle, dati particolarmente sensibili nella persona diabetica. I dati vengono inviati dalla suola a un’ App sullo smartphone, per tenere sempre sotto controllo le condizioni del piede e quindi possibili problemi dovuti alla malattia.

2° CLASSIFICATO: 

Il secondo premio è andato al progetto KOI, un indumento trasformabile che da gilet diventa sacco a pelo. Il materiali innovativo con cui è realizzatoi, un eco-tessuto ricavato dalla fibra del legno di betulla, è resistente, traspirante e offre un’alta capacità di termoregolazione. Lo hanno progettato Iryna Kucher e Luisa Eckert, studentesse dell’ISIA Roma (sede di Pordenone).

3° CLASSIFICATO:

Al terzo posto il progetto SEI, una mensola multifunzione, che può essere un reggi-bicicletta, una piccola libreria, uno svuota-tasche. Designer, Francesco Claudio Lindo dell’IAAD, l’Istituto d’Arte Applicata e Design di Torino.

GLI ALTRI PREMI 

Durante la serata di consegna dei premi Targa Bonetto 2017, sono state consegnate anche 5 menzioni speciali, un premio della giuria e una Targa d’onore.

Menzioni speciali

1. EVOLVE, tovaglietta salva-briciole, Simone Bertolino, IAAD Istituto d’Arte Applicata e Design, Torino.

2. ILDY, taglia-torta, Antonio Ynca e Riccardo Storchi, IAAD Istituto d’Arte Applicata e Design, Torino.

3. MACRA, imballaggio temporaneo per oggetti fragili, Lucia Cecchinè, Accademia di Brera, Milano.

4. PITAGORA, strumento propedeutico all’insegnamento della musica ai bambini, Rita Lombardi e Lucia Caron, IAAD Istituto d’Arte Applicata e Design, Torino.

5. SALVO, kit per il primo soccorso, Valeria Marchionni, ISIA Pescara.

Targa d’onore

La targa d’onore 2017 è stata consegnata alla rivista DOMUS, testata simbolo della cultura architettonica e strumento di valore internazionale. Si pone dalla sua fondazione come imprescindibile punto di riferimento per l’evoluzione del progetto di architettura e come veicolo fondamentale per la promozione del design italiano nel mondo.

Premio della Critica

L’ultimo premio della Targa Rodolfo Bonetto, il premio della critica, è andato al progetto HANDSEE, una camera sensoriale per bambini di Francesca Abbatantuono, del Politecnico di Milano.

 

COME NASCE IL BRAND CATERHAM.

Lo storico brand britannico Caterham, fondato nel 1957, è diventato famoso per la sua iconica auto ultraleggera Caterham Seven. Inizialmente il modello era stato prodotto dalla celeberrima Lotus fin  dagli anni 50 e continuamente aggiornato dal punto di vista tecnologico. Non da quello estetico, anche se ne furono presentati diversi modelli.

Ma quando l’azienda decise di terminare la produzione negli anni 70, un suo concessionario ufficiale decise di acquisirne il brevetto. Si chiamava Graham Nearn e la sua idea imprenditoriale fece la gioia di tutti gli appassionati di questa particolare automobile sportiva dal look rétro.

Qualche anno fa Caterham ha lanciato la sua prima divisione motociclistica con l’aggressivo modello Brutus 750, già soprannominato il “SUV dei motocicli”. Un’imponente potente moto disegnata dall’italiano Alessandro Tartarini, che si distingue per i due “sovradimensionati” pneumatici tassellati.

La Brutus 750 non ha avuto i risultati sperati e il progetto è stato messo da parte. Ma pare che la Moto Parilla, azienda milanese fondata nel 1946 e scomparsa negli anni 70, sia “rinata e sembri disposta a rimetterla in produzione col nome di SUV 750. Per farlo, ha lanciato una campagna di crowfounding che è andata a buon fine. Immaginiamo di rivederla dunque a breve girare tra sterrati, boschi e piste infangate… Chi sa?

La nuova divisione Caterham Bikes

Dalla divisione moto alla nuova divisione Caterham Bikes, il passo è breve, naturale e quasi inevitabile. La casa inglese ha lanciato due modelli, entrambi molto particolari e di grande carattere.

Di e-bike Design Street ha già trattato molte volte, a partire da LEAOS, la prima e-bike in carbonio a ricarica solare alle ricercate urban city e-bike firmata Momodesign.

La Classic E-Bike

La prima è la Classic E-Bike, che si contraddistingue per il suo deciso look rétro. Si tratta di una una bicicletta completamente elettrica che si ispira ai modelli tipici dell’età dell’oro del motociclismo britannico tra gli anni 20 e gli anni 60. Vanta un’autonomia di 40-80 km con una singola carica e non richiede il possesso di patente nell’UE.

La Carbon E-Bike

La Carbon E-Bike è un ciclo elettrico di prim’ordine, caratterizzato da una linea ispirata alla tecnologia della Formula 1; una versione in edizione limitata, impreziosita da esclusivi metodi e materiali specificamente usati in Formula 1.

 

I due modelli sono accessibili in termini di costo per esplicita volontà dell’azienda, che si pone l’obiettivo di soddisfare la crescente richiesta globale di veicoli a due ruote eco-compatibili e altamente versatili.

www.caterhambikes.com

 

Un imperdibile Frank Lloyd Wright Tour a Chicago (e dintorni), accompagnati da Design Street, alla scoperta delle più belle architetture pubbliche e private del grande architetto americano.

Visitare Chicago è una festa per gli amanti dell’architettura. Da Louis Sullivan a Ludwig Mies Van Der Rohe, da Rem Koolhaas a Frank Gehry, tutti i più grandi architetti del mondo hanno lasciato qui la propria firma. Dalle basse ville monofamiliari fino alla Willis Tower (il grattacielo più alto degli Usa con i suoi 108 piani e i 527 metri di altezza) la città si presenta come un laboratorio in continua evoluzione che non dà segno di volersi fermare.

Ma Chicago è soprattutto la città (adottiva) di Frank Lloyd Wright, uno dei più grandi architetti della storia, che qui ha lasciato la più alta concentrazione di suoi edifici; in particolare le cosiddette “Prairie Houses” che, nel primo decennio del 1900, rappresentano una delle vette più alte mai raggiunte nel campo dell’architettura domestica.

Influenzate nei primi anni dall’opera del suo grande maestro Louis Sullivan, le Prairie Houses acquistano col tempo quei caratteri che segneranno poi il suo stile così personale e riconoscibile: linee orizzontali, finestre a nastro, pianta libera, scomposizione dei volumi, arredi fissi, una cura estrema e ricercatissima in ogni singolo dettaglio.

Eccomi dunque a Chicago, pieno di entusiasmo e pronto per iniziare quello che fin dai tempi dell’università è stato il mio sogno: un “Wright Tour”. Un viaggio alla scoperta delle opere del grande Maestro che parte da qui, ma che mi porterà in altre città e in altri Stati (dato che sono tantissime le testimonianze lasciate dall’architetto nel suo Paese). Un tour che, pur nella sua incompletezza, comprende quasi una ventina di architetture. Non male per un inizio.

Dopo aver goduto di un sensazionale “Boat Tour” che, lungo il Chicago River, porta gli appassionati a scoprire oltre 50 fra i grattacieli più famosi della città (organizzato dalla Chicago Architecture Foundation), arriva finalmente l’ora di Wright. Prima tappa, Oak Park, la zona residenziale dove dal 1900 al 1909 Wright ha costruito una decina di residenze. Mi organizzo e, armato di bicicletta a noleggio, ho potuto girare liberamente alla scoperta delle numerose ville (tutte splendidamente conservate ma purtroppo non visitabili all’interno), compresa la casa-studio dove visse e lavorò fino al 1909 (l’unica aperta al pubblico).

Per finire con l’imponenza dello Union Temple, una monumentale quanto innovativa chiesa in cemento, un materiale mai usato prima per un edificio così rappresentativo.

La seconda tappa del Frank Lloyd Wright tour di Design Street ci portadall’altra parte di Chicago per una visita guidata a uno dei suoi massimi capolavori: la Robie House del 1909 (a pochi passi dal celeberrimo campus del Illinois Institute of Technology di Mies Van Der Rohe!).

Di nuovo nel centro di Chicago, per scoprire un cameo: la lobby della Roockery, un pesante edificio per uffici nel Financial District all’interno del quale Wright ha operato un completo restyling interno.

Vi devo raccontare un curioso aneddoto: camminando per un quartiere insospettabile della periferia, butto l’occhio alla vetrina di un’agenzia immobiliare locale e con grande stupore vedo una casa che mi ricorda qualcosa. Mi avvicino e scopro in vendita, in mezzo a decine di villette anonime una delle ville di Wright. La Isidore Heller House, del 1897. Uno dei pochi edifici a 3 piani, di “16 camere più garage”, che veniva via (prezzo ribassato!!!) per “soli” 2  milioni e mezzo di dollari… Un affare, no?

Con Chicago, sono a posto. A questo punto mi sposto nel Sud dell’Illinois, a Dwight, alla scoperta della First National Bank .

Ancora a sud ed eccomi a il nostro Wright tour ci porta a Springfield, dove troviamo una splendida villa molto influenzata (come tante architetture di Wright, dopo il suo illuminante viaggio in Giappone) dallo stile del Sol Levante. È la Dana-Thomas House, progettata nel 1902 e ad oggi considerata la meglio conservata e la più completa delle “Prairie Houses”.

Un volo per Buffalo, nello Stato di New York, a scoprire un altro capolavoro assoluto: la Darwin Martin House. Solo un colpo di fortuna mi ha permesso di visitarne gli incredibili interni, dato che non mi ero prenotato la visita e che il tour era al completo. Non so come, ma hanno fatto uno strappo alla regola e così anche quell’ultimo gioiello mi è stato svelato. Un grazie alle gentilissime e arzille signore che, all’età in cui le persone si godono la pensione, fanno volontariato alla fondazione!

Il Wright tour di Design Street per ora termina qui. In occasione del mio prossimo viaggio negli USA farò tappa alla casa sulla cascata!

http://gowright.org

PUMP, il concorso per la mobilità urbana dell’azienda Punkt

Uno dei piccoli spazi che non voglio mai perdere durante la settimana del design è quello dedicato alla società svizzera Punkt, che insieme alle più famose università di design realizza progetti davvero interessanti.
Quest’anno Punkt ha lanciato il concorso Pump, un progetto dedicato alla mobilità urbana.
Il tema è stato come rendere più interessante lo spostamento urbano in bicicletta, sviluppando
progetti che mirano alla facilità d’uso e all’accessibilità della pedalata assistita motorizzata nelle proprie città native.

I tre prototipi, che sono stati messi in mostra a Palazzo Litta, si sono basati sulla interpretazione innovativa della bicicletta sia nello stile che nelle funzioni, studiate per soddisfare bisogni specifici.
Quest’anno l’azienda specializzata in tecnologia di consumo, ha coinvolto tre scuole europee: RCA di Londra, ECAL di Losanna e Design Academy di Eindhoven.

I prototipi

I giovani studenti della Design Academy di Eindhoven hanno presentato “Bike for two”, una bicicletta con il sedile più lungo che permette al passeggero di stare più comodo e al motore di ridurre gli sforzi. Un progetto che si basa sulla convivialità e sull’efficienza.

e-CAL 1020 è, naturalmente, il prototipo degli studenti dell’ECAL. Una bicicletta dal bianco purissimo e acceso che esalta l’unico elemento più meccanico in total black: un motore capace di accumulare energia di frenata in discesa e la riutilizza quando risulta necessaria. Questo per aiutare le persone ad affrontare le colline ripide di Losanna.

Gli studenti di Londra invece presentano EB 01, una e-bike adatta per un servizio extra offerto agli innumerevoli spazi di coworking della città. La bicicletta è dotata di un sistema di navigazione per essere di supporto a chi la usa.

Tutti i progetti sono risultati molto interessanti, soprattutto perché hanno affrontato piccole tematiche differenti che sono stati fondamentali per la riconoscibilità del progetto, ma solo uno è stato il vincitore.

Il concorso

Durante la design week milanese, i visitatori dello spazio sono stati invitati a votare il proprio progetto preferito, semplicemente postando una foto o un video sui social network inserendo l’hashtag #PUMP2017 insieme a quello della scuola di design.

Il vincitore è stato annunciato durante l’ultimo giorno dell’esposizione.

https://www.punkt.ch/it/challenges/education/2017-pump


Guarda il nostro articolo che elenca, per data di scadenza,
tutti i concorsi di design italiani e internazionali


Una bicicletta pieghevole è comoda per chi viaggia ma una bicicletta pieghevole elettrica lo è ancora di più: stiamo parlando della Vello Bike +.

Un progetto lanciato su Kickstarter e che ha raggiunto un grande successo: sì, perché Vello Bike + non è la semplice bicicletta pieghevole, che da anni conquista il cuore degli sportivi, ma aggiunge alla sue principali caratteristiche la capacità di auto-caricarsi fino al 100% senza connettersi alla presa elettrica, basta solo pedalare.

È nata così una e-bike tra le più leggere della sua categoria, così compatta da entrare dentro una valigia tale da portarla ovunque, e soprattutto ecointelligente.

Questa innovativa bicicletta utilizza il Kinetic Energy Recovery System, un sistema che converte l’energia meccanica in energia elettrica: l’energia viene raccolta frenando e pedalando e, grazie al sistema, l’energia addizionale viene utilizzata per ricaricare la batteria al litio.

Inoltre, la modalità di auto-ricarica può essere disattivata, fornendo alla bicicletta il livello più alto di assistenza del pedale; quando la batteria sarà scarica, è possibile collegarla alla presa di corrente.

Infine, Vello Bike + si connette all’applicazione apposita che permette di impostare la modalità appropriata per la pedalata assistita, così da pianificare gli itinerari e avere maggiore controllo del proprio viaggio e della carica della propria bici.

vello.bike

Esce la nuova bicicletta Bollani Targa Oro, il prodotto della famosa azienda milanese che ha conquistato il cuore degli esperti e sorprattutto degli appassionati del marchio Porsche in veste del tutto contemporanea.

Tutto il fascino e la bellezza della storica Porsche 911 Targa degli anni Settanta viene rielaborato per dare vita alla nuova bicicletta che ne riprende i dettagli e l’eleganza.

Per celebrare i tre anni del marchio, Bollani Biciclette decide di reinterpretare la raffinatezza del passato rendendolo contemporaneo, presentando un’edizione limitata di soli 21 esemplari.

Ciò che cattura è sicuramente l’eleganza del telaio, rivestito da una delicatissima foglia d’oro che esalta i materiali e le linee sportive della nuova Bollani.

Un forte impatto stilistico esaltato anche dalla nuova linea del manubrio, un arco in legno e alluminio innovativo e confortevole alla guida, e dalla selleria in pelle Caracalla, impreziosita dall’inserto in bamboo naturale.

Un gioco di materiali che rendono omaggio al design italiano, alla ricerca stilistica e alla qualità.

www.bollanibiciclette.it

È tutta italiana la prima urban E-Bike “autarchica” di serie, la bicicletta elettrica ricaricabile grazie a pannelli solari integrati.

Si chiama Leaos Solar ed è pensata per un uso medio giornaliero di circa 30 km: entro questa distanza, infatti, Leaos è completamente autarchica, cioè indipendente dalle fonti energetiche tradizionali e non serve attivare la ricarica solare.

Un display mostra l’energia generata e lo stato della batteria e se l’energia solare non dovesse essere in quantità sufficiente, si può facilmente passare alla carica da fonti di energia tradizionali.

Oltre che per tecnologia, la bicicletta Leaos si distingue anche per il suo design e per la sua ampia possibilità di personalizzazione come gli inserimenti in legno, cuoio e gli accessori studiati appositamente, come le borse e il casco. La struttura è “Carbon Monocoque”, con integrazione di tutti i componenti tecnici nel corpo in carbonio. Dotata di cambio automatico, raggiunge la velocità massima di 45 km/h. Leaos è disegnata e completamente realizzata a mano in Italia.

www.leaos.com