Design Street intervista Elisa Ossino. Tra Milano Design Week e riflessioni sulla casa del futuro.

Abbiamo incontrato Elisa Ossino a Euroluce, in occasione della presentazione di Madco, la lampada portatile che ha disegnato per il brand giapponese Ambientec. Una sfera luminosa che reinterpreta l’iconografia delle lanterne giapponesi in una chiave essenziale e contemporanea.

Architetto, designer e interior stylist, Elisa Ossino è alla guida di uno studio di progettazione attivo in diversi campi: dall’architettura di interni al product design, dal set design all’art direction. Ambiti differenti accomunati, però, da una cifra stilistica sempre ben riconoscibile. A caratterizzare ogni suo progetto, la ricerca di purezza formale, l’utilizzo del colore e i riferimenti metafisici e surrealisti. Un universo fatto di astrazione geometrica e atmosfere rarefatte, in cui gli oggetti sono sempre capaci di regalare emozioni.

Ecco cosa ci ha raccontato.

D.S Partiamo dal passato. Com’è iniziato il tuo percorso professionale?
E.O. Il mio primo lavoro è stato il progetto di un’aula multimediale per il Politecnico di Milano, dove mi sono laureata. Un progetto nel quale sono state coinvolte persone provenienti da diverse aree culturali: designer, registi, artisti multimediali. Ognuno chiamato a riflettere su come si potessero stratificare i diversi contenuti in termini di comunicazione. Sono stati due anni estremamente interessanti e formativi perché mi hanno dato la possibilità di avvicinarmi al progetto da diversi punti di vista. Un approccio multidisciplinare che caratterizza oggi tutto il mio lavoro sia come interior che come product designer.
Poi ho cominciato a lavorare come set designer per le riviste. Un’esperienza bellissima che mi ha permesso di capire come funziona uno spazio da un punto di vista fotografico. Per questo tutti gli interni che progetto sono sempre molto fotogenici.

Elisa Ossino
Fontane Bianche, design Elisa Ossino per Salvatori+Fantini.

D.S. Architettura di interni, product design, set design, art direction. Sono tanti gli ambiti in cui è attivo il tuo studio. C’è un fil rouge che lega tutti i tuoi progetti?
E.O. La purezza formale, la semplificazione, l’aspetto poetico ed emozionale degli oggetti. Disegno sempre oggetti semplici ma che emanano poesia. Prodotti che vorrei diventassero indimenticabili, dei piccoli segni che possano definire lo spazio. 

D.S. Le forme geometriche sono un motivo ricorrente nel tuo lavoro. Perché?
E.O. La geometria permette di creare composizioni infinite, per questo è un elemento fondamentale in tutti i miei progetti. E poi la geometria può essere anche forma organica. Comunque, si tratta sempre di un uso delle superfici e delle forme per me estremamente puro.

 D.S. Passiamo ai tuoi progetti per la Milano Design Week 2023. Com’è nata la collaborazione con Ambientec?
E.O. Ho conosciuto Ambientec un paio di anni fa. Sono venuti a trovarmi nel mio appartamento-galleria in via Solferino. Mi hanno fatto vedere i loro progetti e ho scoperto un’azienda bellissima ed estremamente interessante dal punto di vista tecnologico. Trovo straordinaria la qualità della luce delle loro lampade. Una luce che si ispira a quella che si vede sott’acqua, perché il fondatore dell’azienda è un amante dei fondali marini. Un aspetto che mi ha incuriosito tantissimo anche perché condivido il suo amore per il mare e per i fondali marini.

D.S. Qual è stato il processo creativo alla base di MADCO, la lanterna che hai disegnato per Ambientec?
E.O. Come in tutti i miei progetti, ho puntato sulla semplificazione della forma. Lavoro sempre con delle forme estremamente pure e poi in parallelo cerco qualcosa che renda unico l’oggetto.
In particolare, in Madco l’idea era quella di lavorare con una sfera e di utilizzare il colore, perché Ambientec non ha mai usato il colore prima e mi sembrava un elemento interessante da introdurre.

D.S. Come hai lavorato sulla palette cromatica della lampada?
E.O. Ci siamo ispirati alla natura, un tema molto sentito negli ultimi anni. Tutti avvertiamo il bisogno di avvicinarci alla natura. Dunque, la palette cromatica di Madco parte da lì. E anche i nomi che abbiamo dato ai vari colori riprendono gli elementi della natura a cui si ispirano.

D.S. Qual è l’aspetto che caratterizza maggiormente Madco?
E.O. La flessibilità. Madco è una lampada pensata per tutti gli ambienti. È dotata di un manico che permette di trasportarla facilmente da un luogo all’altro ed eventualmente anche di appenderla. Ed è waterproof per poterla utilizzare anche in spazi outdoor. Si tratta, insomma, di una lampada estremamente versatile che viaggia dal tavolino del salotto alla camera da letto, fino al giardino.
Altra cosa interessante è che la sfera che compone Madco si può ruotare. La rotazione dà la possibilità di orientare il flusso luminoso verso l’alto su una parete o verso il basso su un tavolo. Inoltre, la lampada si può dimmerare, rendendo la luce forte o fioca a seconda del tipo di atmosfera che si vuole creare.

D.S. Flessibilità, ma dicevi prima anche purezza delle forme. 
E.O. Sì. Inizialmente la sfera di Madco era tutta luminosa. La parte del trasformatore restava all’esterno, mentre a me piaceva l’idea che si potesse nascondere, che l’oggetto si semplificasse al massimo. Per questo abbiamo portato tutto all’interno di questa mezza sfera che abbiamo coperto, così la lampada si ricarica con un semplice cavetto.
La tecnologia sviluppata da Ambientec permette alle lampade di durare tanto tempo senza un cavo. Un aspetto che mi ha colpito perché aumenta la flessibilità dell’oggetto.

D.S. Veniamo a un altro tuo progetto lanciato durante questa Milano Design Week: gli arazzi in vetro per WonderGlass. Com’è stato lavorare con il vetro e da dove è nata l’ispirazione?
E.O. È stata la prima volta che ho lavorato con il vetro. Quando sono andata a visitare le officine di WonderGlass, è stata un’esperienza incredibile vedere gli artigiani che maneggiavano il fuoco. Un’emozione fortissima legata a una materia che appartiene alla nostra storia culturale, alla storia dell’Italia e a quella di Venezia, in particolare.
Mi sembrava bellissimo omaggiare Venezia con i suoi bagliori e i suoi riflessi e da lì è partita l’idea di ‘trasferire’ questi specchi di acqua unici, riportandoli su superficie verticale, e di lavorare con una materia iconica della città.
In questo caso, ci siamo focalizzati sulle pareti verticali, ma l’idea è di ampliare il progetto, lavorando anche su superfici curve. Gli arazzi sono personalizzabili, molto architettonici, e riprendono la poesia del vetro di Murano.

D.S. Uno degli highlight del Fuorisalone è l’appartamento in via Solferino del tuo marchio H+O. Quest’anno avete collaborato con Muuto. Qual è stata l’ispirazione seguita per il nuovo allestimento?
E.O. Nell’appartamento-galleria in via Solferino c’è una grande ricerca sul colore e sull’astrazione. A me piace creare spazi evocativi, in cui il colore invade tutte le superfici. L’idea è quella di portare le persone dentro un quadro tridimensionale, trasformando lo spazio in qualcosa di sinestetico.
Il tema del Fuorisalone 2023 è Butterfly Effect, quindi l’idea del piccolo cambiamento che produce un grande e improvviso effetto. Un tema che abbiamo raccontato anche con l’aiuto di artisti visivi, creando delle proiezioni sulle pareti.
Quest’anno nell’appartamento ci sono Muuto e V-ZUG, un’azienda svizzera di forni. Quindi, c’è anche il tema del gusto stimolato con piatti basati solo su verdure di stagione. Un cibo molto healthy, perché lavorano con forni al vapore, ma con un gusto incredibile.

D.S. La casa è diventata centrale per tutti noi in questi ultimi anni. Come sarà secondo te la casa del futuro?
E.O. La casa si evolverà sempre più con l’utilizzo di una tecnologia che si integrerà nei nostri interni. Quest’anno abbiamo realizzato con V-ZUG una installazione interattiva, parte di un percorso di sperimentazione che seguo da anni sull’integrazione della tecnologia all’interno delle case. In particolare, l’obiettivo della ricerca è quello di far sparire le interfacce. Un lavoro che farò quest’anno anche con i miei studenti all’Istituto Marangoni. La scommessa è di rendere quasi invisibile la tecnologia all’interno dello spazio domestico. Sviluppare un’interazione che non è filtrata da una tastiera o da un monitor, ma che avviene in modo naturale.
Altro tema che influenzerà sempre più il nostro vivere domestico è la flessibilità. Noi progettisti stiamo lavorando sempre più su questi spazi ibridi. La casa si sta mescolando all’ufficio, l’ufficio si sta mescolando alla casa e gli esterni sono concepiti come spazi protetti, ambienti soglia in cui vivere la socialità.
Nell’arredamento ci sono sempre più progetti dedicati all’outdoor proprio perché è una necessità del nostro vivere quotidiano. Per questo anche la lampada che ho disegnato per Ambientec è pensata sia per gli interni che per gli esterni.

Author

Una laurea in Lettere Moderne e un amore sconfinato per il design. Mi occupo di comunicazione, creando contenuti per agenzie di comunicazione, studi di design e aziende di arredamento.

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