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Cos’è Sketchmob?

Architetti, designer, illustratori o semplici appassionati di disegn! Non perdete le call di Sketchmob Italia, l’evento dedicato a tutti gli appassionati di disegno a mano libera. Si tratta di un Flashmob tematico. Un incontro estemporaneo e informale, della durata di poche, che chiama a raccolta tutti coloro che hanno voglia di disegnare e fare schizzi a mano.

Come sottolineano gli organizzatori nella loro presentazione, “Sketchmob è un evento gratuito e itinerante dedicato al disegno come strumento di (ri)scoperta del mondo intorno a noi”.

Come funziona Sketchmob?

Le regole sono semplici. Tutti possono partecipare allo Sketchmob. Basta tenersi aggiornati sul sito Sketchmob Italia per sapere dove si svolgerà il prossimo evento e iscriversi online. Tutto qui.

Poi bisogna presentarsi all’appuntamento, solitamente organizzato in un luogo speciale, dove tutti gli appassionati si riuniscono per disegnare.

Durante l’evento, ognuno è libero di rappresentare ciò che vuole con la tecnica che preferisce. Solitamente però viene dato un tema. Il tema può essere ad esempio l’architettura o gli spazi nei quali si svolge lo Sketchmob, che ognuno interpreterà a piacere, con viste d’insieme o semplici dettagli.

Per partecipare allo Sketchmob non è necessario essere dei grandi disegnatori o illustratori professionisti. Gli organizzatori sono in grado di aiutare anche i partecipanti meno esperti con suggerimenti e indicazioni pratiche.

Alla fine dello Sketchmob i disegni di tutti verranno condivisi e commentati, così da formare un grande mosaico composto da. Infine tutti i disegni e gli schizzi dei partecipanti vengono digitalizzati e postati sui social media, insieme a una selezione di foto dell’evento.

Sketchmob è un’iniziativa organizzata e promossa in Italia da Alterstudio Partners e Arkipelag. Questa interessante iniziativa, che oggi ha assunto carattere internazionale, è stata originariamente lanciata a Londra nel 2008 da Trevor Flynn.

Ecco il vincitore del concorso per l’Expo 2020: vedremo il progetto di Carlo Ratti, Italo Rota, Matteo Gatto e F&M Ingegneria

expo 2020Lo scorso autunno, Invitalia ha lanciato il concorso per la realizzazione del Padiglione Italia in occasione di Expo 2020 a Dubai. 19 i progetti presentati, uno il vincitore: il gruppo Carlo Ratti Associati, Italo Rota Building Office, Matteo Gatto & Associati e F&M Ingegneria riescono a rispondere alle aspettative e al tema lanciato “La bellezza unisce le persone / Beauty connects people”.

E diciamoci la verità, chi meglio dell’Italia può raccontare la bellezza?

Proprio la bellezza che viene celebrata per “unire le menti e creare il futuro” (questo il tema più generale del prossimo Expo).

Dal concept alla realizzazione

L’Italia è sicuramente un Paese ricco di bellezze, perchè estremamente ricco di storia.

expo 2020Culture, contaminazioni e tradizioni hanno da sempre contraddistinto il nostro Paese, grazie a dominazioni di altre popolazioni ma allo stesso tempo dominazioni su altri territori, creando un immenso potpourri di storie da raccontare.

Popolazioni che per mare e monti hanno attraversato ogni regione, rendendola ricca di opere naturali e artistiche, talenti e ingegno creativo.

Un continua conquista tra forze e volontà che viene rappresentata da uno dei simboli più usati dalle rappresentazioni del popolo antico: l’imbarcazione.

È così che il gruppo Carlo Ratti e Italo Rota descrivono la loro visione della connessione tra popoli facendo leva sul viaggio e l’esplorazione, concetti che descrivono e hanno contraddistinto alcune delle grandezze dell’Italia.

Il Padiglione Italia diventa l’estensione di tre imbarcazioni rovesciate, sorrette da alti pilastri, nelle tre colorazioni tipiche della bandiera italiana.

expo 2020
“Il gesto del rovesciamento e riutilizzo degli scafi ci affascina profondamente: non soltanto perché carico di valori storici, ma anche perché rappresenta la realizzazione di un’architettura circolare fin dall’inizio. Le imbarcazioni che diventano parte del Padiglione potranno continuare a essere utilizzate in modi diversi anche dopo la fine di Expo”
, spiega Carlo Ratti, fondatore dello studio Carlo Ratti Associati.

Nel complesso, la struttura occuperà 3.500 metri quadrati di spazio, in ben 25 metri di altezza, collocata nell’area tematiche Opportunità e Sostenibile, vicino India, Germania, Arabia Saudita, Stati Uniti e Giappone.

E dentro?

Il Padiglione Italia non racconterà la grandezza del Paese durante Expo 2020 tramite il solo significato simbolico scelto per la struttura esterna.

expo 2020Poche sono le rivelazioni, ma Italo Rota conferma che l’intero spazio è stato progettato per coinvolgere l’ospite in un entusiasmante percorso espositivo: sarà come esplorare una cattedrale di cultura dove la bellezza artistica, architettonica, musicale e soprattutto naturale permetteranno di riempire gli occhi del visitatore verso una pronta ascesa al cielo.

Tutto sarà realizzato grazie al prezioso contributo di partner tecnici, che sono stati selezionati tra realtà imprenditoriali, enti pubblici ed enti di ricerca. Esponenti di diversi ambiti che non faranno altro che confermare “la competenza italiana e l’innovazione tecnologica più avanzata e sostenibile”.

E tu, cosa ne pensi? Facci sapere la tua e scrivilo nei commenti!expo 2020

www.italyexpo2020.it

Design Memorabilia, in partnership con Triennale Design Museum, ha presentato De Gustibus Collection: 30 oggetti per la tavola,l nel segno del miglior design italiano legato alla cultura del cibo, ispirati al tema di Expo 2015.

Il progetto raccoglie una collezione di oggetti per la tavola progettati dai nomi più illustri del design italiano, che saranno messi in vendita con prezzi “democratici” da 10 a 100 Euro. L’obiettivo è, tra l’altro, quello di offrire un merchandising “di qualità” in occasione della manifestazione milanese.

La collezione, formata da una trentina di pezzi, riedita alcuni oggetti storici e ne propone altri mai messi in produzione oppure creati ex novo, mettendo insieme i più grandi maestri del passato ai nomi del design contemporaneo.

I progetti sono firmati da: Gae Aulenti, Mario Bellini, Cini Boeri, Andrea Branzi, Giulio Cappellini, Anna Castelli, Achille Castiglioni, Aldo Cibic, Joe Colombo, Michele De Lucchi, Rodolfo Dordoni, De Pas D’Urbino Lomazzi, D’Urbino Lomazzi, Elio Fiorucci, Gianfranco Frattini, King & Miranda, Ferruccio Laviani, Piero Lissoni, Vico Magistretti, Angelo Mangiarotti, Federica Marangoni, John Mascheroni, Keith Mascheroni, Alberto Meda, Alessandro Mendini, Marcello Morandini, Paola Navone, Richard Sapper, Tobia Scarpa, Ettore Sottsass, Matteo Thun.

Attualmente in mostra in Triennale nella zona del bistrot, gli oggetti saranno posti in vendita in vari museum shop, compreso il MOMA di New York, presso i punti vendita di Expo e in una selezione di negozi di design e librerie. Oltre che, ovviamente, sul sito Design Memorabilia di George M. Beylerian, storico importatore del Design italiano negli States e creatore della iniziativa.

www.designmemorabilia.com

www.triennale.org

 

 

Siamo stati pochi giorni fa in Triennale a Milano alla presentazione di ChocoMates, un contest indetto in vista di Expo Milano 2015 da Costruttori di Dolcezze by Eurochocolate, con il supporto tecnico di Matteo Ragni Design Studio.

Si parlava di condivisione, il principio che dovrà ispirare i progetti per l’ideazione di nuove forme per il cioccolato o per la realizzazione di packaging innovativi.

 Il concorso, appena partito, è aperto a tutti i designer under 35, che sono invitati a dar prova di creatività: i più bravi beneficeranno del counseling di Matteo Ragni Design Studio.

 «Progettare – afferma Matteo Ragni – è già, per noi designer, un atto quasi divino; pensare poi che si possa progettare il Cibo degli Dei è qualcosa che supera i nostri più segreti sogni di “creatori”. Trovare poi un’azienda che possa realizzare le nostre fantasie progettuali ha qualcosa di ancor più esaltante, soprattutto se questa azienda si chiama “Costruttori di Dolcezze”, unico brand che, grazie alle funamboliche visioni del suo Fondatore, Eugenio Guarducci, è riuscito ad eliminare quel piccolo tabù legato al piacere del cioccolato, facendoci sorridere senza sensi di colpa». «Questa chiamata alle armi – aggiunge – si pone come obiettivo quello di dare un’autorevole voce a giovani e talentuosi progettisti internazionali che, affilate matite e menti, interpreteranno in chiave ironica e contemporanea il consumo del cioccolato in puro stile sharing generation». 

La partecipazione al contest è aperta a designer italiani e stranieri, liberi professionisti o studenticandidati singoli o gruppi di 2 persone. 

I progetti selezionati saranno presentati nel Teatro del Cluster Cacao e Cioccolato, firmato da Eurochocolate in qualità di Official Content Provider, durante l’Esposizione Universale: un’occasione importante per mostrare al mondo il proprio talento! I progetti più interessanti, potrebbero inoltre essere realizzati e commercializzati da Costruttori di Dolcezze, leader in Italia nella categoria fun chocolate.

 Per maggiori informazioni e per scaricare il bando:

www.cocoachocolatecluster.org

 

 

Leggo una notizia tratta dall’Ansa: l’Expo 2015 di Milano ha finalmente una sua mascotte. Bene, penso. Vado a vederla. Non ci credo. E’ un cartoon traboccante frutta e verdura e ispirato all’Arcimboldo… Non può essere vero! Sì, ma lo hanno disegnato i creativi della Disney! E allora? E’ una mascotte colorate e allegra, ma più la guardo e più mi pervade la tristezza. Premetto: non voglio dare giudizi estetici. Lungi da me l’idea di atteggiarmi come quei saccenti che allegramente sentenziano: questo è bello, quello è brutto! Anzi, non si può dire che quel coso buffo non sia simpatico… La mia delusione  parte da altre considerazioni. L’Italia è (almeno fino ad ora) riconosciuta e famosa nel mondo come il paese dell’arte, della creatività, della moda, del design. Ancora. Milano, sede dell’Expo 2015, è la capitale mondiale del design. Detto questo mi domando: 1. Siamo sicuri che l’Italia (patria dell’arte), Milano (capitale del design), e l’Expo (il cui tema è tanto serio quanto di drammatica attualità) siano davvero così ben rappresentati da un simpatico pupazzetto fatto di pere e banane, rapanelli e ananas? Molti, su Facebook, ci hanno già ironizzato sopra. Sembra la mascotte dell’Esselunga… è uguale ai Minions di Cattivissimo Me 2… Come dargli torto?

2. Non voglio togliere nulla alla grandezza di Disney e della sua scuola, che ho sempre ammirato: ma ammettendo (ma non concedendo!) che si voglia affidare la creatività di un simile progetto a un grosso nome, proprio non c’era nessuno in Italia (un artista, uno stilista, un grafico, un designer…) in grado di creare una mascotte?  Non sarebbe stata una bella occasione per presentare una mascotte “made in Italy”? Quel cosetto giallo ancora in cerca di un nome, l’avrei capito (e probabilmente apprezzato) per l’Expo di Los Angeles, ma qui a Milano… 3. Io, attraverso Design Street, cerco di scoprire, di dare un’opportunità, di promuovere le tante scuole di arte e design i giovani creativi, i talenti emergenti che abbiamo in Italia: tanto meritevoli quanto lasciati nell’ombra da aziende e istituzioni. Per questo penso:  non si poteva bandire un concorso di idee per vedere se veniva fuori qualcosa di interessante? Si sarebbe lanciato un messaggio di speranza ai più giovani, così determinati ed entusiasti, nonostante una pressoché assoluta mancanza di attenzioni nei loro confronti. Invece no. Ancora una volta si preferisce (come purtroppo succede molto spesso anche nel mondo del design) la facile soluzione dell’archistar straniera. Poi leggo, a fine notizia, che… “dalla vendita dei prodotti con le mascotte Expo, di cui si occuperà Disney Italia, la società ha stimato di avere ricavi per 150 milioni di euro”. E allora capisco tutto. Da questo punto di vista è sicuramente la scelta più azzeccata. Complimenti! PS. Magra consolazione, almeno per sceglierne il nome hanno bandito un concorso dedicato ai bambini dai 4 ai 14 anni. C’è tempo fino al 7 gennaio per partecipare. Tutti i creativi italiani sono stati tagliati fuori, ma forse i loro piccoli figli potranno dimostrare il loro valore. Speriamo che almeno non gli trovino un nome inglese…