Expo 2015. La mascotte che ci rende tristi…

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Leggo una notizia tratta dall’Ansa: l’Expo 2015 di Milano ha finalmente una sua mascotte. Bene, penso. Vado a vederla. Non ci credo. E’ un cartoon traboccante frutta e verdura e ispirato all’Arcimboldo… Non può essere vero! Sì, ma lo hanno disegnato i creativi della Disney! E allora? E’ una mascotte colorate e allegra, ma più la guardo e più mi pervade la tristezza. Premetto: non voglio dare giudizi estetici. Lungi da me l’idea di atteggiarmi come quei saccenti che allegramente sentenziano: questo è bello, quello è brutto! Anzi, non si può dire che quel coso buffo non sia simpatico… La mia delusione  parte da altre considerazioni. L’Italia è (almeno fino ad ora) riconosciuta e famosa nel mondo come il paese dell’arte, della creatività, della moda, del design. Ancora. Milano, sede dell’Expo 2015, è la capitale mondiale del design. Detto questo mi domando: 1. Siamo sicuri che l’Italia (patria dell’arte), Milano (capitale del design), e l’Expo (il cui tema è tanto serio quanto di drammatica attualità) siano davvero così ben rappresentati da un simpatico pupazzetto fatto di pere e banane, rapanelli e ananas? Molti, su Facebook, ci hanno già ironizzato sopra. Sembra la mascotte dell’Esselunga… è uguale ai Minions di Cattivissimo Me 2… Come dargli torto?

2. Non voglio togliere nulla alla grandezza di Disney e della sua scuola, che ho sempre ammirato: ma ammettendo (ma non concedendo!) che si voglia affidare la creatività di un simile progetto a un grosso nome, proprio non c’era nessuno in Italia (un artista, uno stilista, un grafico, un designer…) in grado di creare una mascotte?  Non sarebbe stata una bella occasione per presentare una mascotte “made in Italy”? Quel cosetto giallo ancora in cerca di un nome, l’avrei capito (e probabilmente apprezzato) per l’Expo di Los Angeles, ma qui a Milano… 3. Io, attraverso Design Street, cerco di scoprire, di dare un’opportunità, di promuovere le tante scuole di arte e design i giovani creativi, i talenti emergenti che abbiamo in Italia: tanto meritevoli quanto lasciati nell’ombra da aziende e istituzioni. Per questo penso:  non si poteva bandire un concorso di idee per vedere se veniva fuori qualcosa di interessante? Si sarebbe lanciato un messaggio di speranza ai più giovani, così determinati ed entusiasti, nonostante una pressoché assoluta mancanza di attenzioni nei loro confronti. Invece no. Ancora una volta si preferisce (come purtroppo succede molto spesso anche nel mondo del design) la facile soluzione dell’archistar straniera. Poi leggo, a fine notizia, che… “dalla vendita dei prodotti con le mascotte Expo, di cui si occuperà Disney Italia, la società ha stimato di avere ricavi per 150 milioni di euro”. E allora capisco tutto. Da questo punto di vista è sicuramente la scelta più azzeccata. Complimenti! PS. Magra consolazione, almeno per sceglierne il nome hanno bandito un concorso dedicato ai bambini dai 4 ai 14 anni. C’è tempo fino al 7 gennaio per partecipare. Tutti i creativi italiani sono stati tagliati fuori, ma forse i loro piccoli figli potranno dimostrare il loro valore. Speriamo che almeno non gli trovino un nome inglese…

3 thoughts on “Expo 2015. La mascotte che ci rende tristi…

  1. marco

    Come non essere d’accordo… in questo Paese tutti diciamo che quello che può salvarci sono solo creatività e Made in Italy, e poi non perdiamo occasione per smentirci…

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  2. Andrea Bonomi

    Condivido. Ananas e banane. Non siamo mica un paese tropicale! Sarebbe bello avere il clima della Florida. Ma non è così… Ah, ecco, forse non volevano rappresentare il paese reale, ma il sogno del paese reale… l’estate tutto l’anno! Del resto la pubblicità non parla il linguaggio dei sogni?

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