Luciana Di Virgilio

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DS: Iniziamo con una domanda sulla tua vita: quando hai capito che avresti fatto il designer?

LDV: Sono stata molto fortunata perché l’ho capito molto presto, penso addirittura inconsciamente alle elementari quando ho avuto un atteggiamento poco “ortodosso” nei confronti di una mia compagna di banco che aveva copiato un mio disegno. Ho frequentato il liceo artistico, che avrebbe voluto frequentare mia madre, e poi una volta approdata all’università ho capito quanto essa fosse (e lo è ancora!) troppo lontana dalla realtà. Non mi sono mai sentita una studentessa nel periodo universitario, avevo già delle motivazioni fortissime e ho iniziato a fare questo lavoro.

 

DS: Quali sono state le tue maggiori difficoltà ma anche le più grandi soddisfazioni?

LDV: Le mie difficoltà sono giornaliere, perché giovane in un paese che detesta i giovani, perché donna in una società ancora profondamente maschilista. Ma io “benedico” tutte le difficoltà, tutte le porte in faccia ricevute e tutte quelle che riceverò, tutti i “sottovalutatori” incontrati perché è grazie a tutto questo se non ho mai voglia di fermarmi.

 

DS: La tua metodologia progettuale. Come le idee si trasformano in progetti concreti? *Essere donna ti permette un punto di vista e un approccio particolare al progetto?

 LDV: Osservo, sogno. Non mi piace la parola metodo, ho sempre avuto un atteggiamento abbastanza ribelle verso la disciplina e penso che la libertà nell’atto creativo sia il giusto metodo. Come ogni donna, perché è una capacità solo femminile (!), penso molte cose simultaneamente e uso le emozioni come motore di ricerca e poi improvvisamente la folgorazione, è un attimo. Visione. Emozione. Guardo il mondo come se tutto fosse possibile e non vorrei mai smettere di farlo.

 

 

 

 

DS: Domanda d’obbligo: chi sono i tuoi maestri ispiratori, e in quale ambito: design, pittura, architettura, cinema, etc.

LDV: L’arte, il cinema, la moda, i nomi non mi vengono, potrebbero essere tanti perché mi piace “rubare” il meglio di tutto quello che incrocia il percorso della mia vita come una recente chiacchierata con Alessandro Mendini nel suo atelier con una fantastica trasmissione di energia e pensieri sul binomio design e vita.

 

DS: Come vedi il rapporto delle aziende italiane con il design?

LDV: Siamo “freschi” di europei e una considerazione da me lasciata sulla mia pagina facebook all’indomani della finale è stata: “analogie trasversali: i presidenti dei club italiani investono da anni sui giovani degli altri paesi. [stesso copione nel design]. Leggo almeno un paio di volte l’anno il libro “Vorrei Sapere Perché” su Ettore Sottsass. Per me questo libro è la Bibbia del designer. Tra i vari pensieri Sottsass ne ha, (ne ha perché certe persone non vanno mai via), uno molto preciso e nitido riguardo l’industria che personalmente condivido. Penso dunque sia un rapporto sterile per entrambe le parti purtroppo. La crisi può essere positiva in questo, può ridefinire le dinamiche, può. Vedremo.

 

DS: Quali sono le aree di maggior interesse per il futuro e le parole d’ordine di un design che guarda in quella direzione?

LDV: Il design del futuro deve liberarsi dal mito sempre più invadente dell’autocelebrazione, dall’ipocrisia di un design democratico ma in realtà sempre canzonato all’interno delle stanze degli addetti al settore. Penso che il design debba tornare a fondersi con gli umori della società interessandosi delle paure della gente e reagendo interpretandone i sogni, così come accadeva nel boom economico del secondo dopoguerra.

 

DS: Oggi molti periodici di design trasferiscono i contenuti sul web e nascono sempre più giornali on-line. Tu addirittura hai portato il design in radio. Ci racconti quest’esperienza e le sue sfide?

LDV: La rubrica Capital Design curata da me per Radio Capital è stata una fantastica esperienza e soprattutto una bella sfida! Discutevo con Giancarlo Cattaneo della mia passione per il design e mi è stato chiesto di pensare a come portare il design al grande pubblico della radio e dunque non un pubblico di addetti al settore… non è facile parlare alla gente di oggetti, che vivono principalmente di colori e forme, senza il supporto delle immagini. Ho pensato a quegli oggetti che hanno accompagnato la storia dell’Italia e la vita degli italiani entrando nel loro quotidiano, nella loro vita, con lo scopo di far comprendere quanto il design sia molto vicino a tutti noi, e quanto magari a volte ne siamo poco coscienti. Ho selezionato dunque una serie di oggetti iconici del design come la Moka della Bialetti, la poltrona Sacco della Zanotta o il divano Bocca della Gufram piuttosto che oggetti del nostro quotidiano come l’orologio Swatch o il cavatappi Alessi. Ho tentato di risvegliare la componente emozionale che ogni oggetto rievoca in ognuno di noi, pensa a quanta gente ha ricordato le serate romantiche quando ho parlato della Fiat 500 di Dante Giacosa!

 

 

DS: Qual è l’oggetto che più di ogni altro rappresenta la contemporaneità?

LDV: Il tacco dodici. Il tacco dodici come simbolo del ruolo della donna che oggi con coraggio cerca di affermare la sua presenza nelle posizioni chiave della società contemporanea. Tutto viene abilmente mescolato da chi cerca di boicottare la figura della donna raffigurandola malamente in quelle poche e rare occasioni in cui non è degna di esser definita tale.

 

DS: Puoi svelare qualcosa dei tuoi nuovi progetti?

LDV: Spero di non diventare una “designer seriale”, non mi piacerebbe avere un comportamento da accanimento terapeutico non uscendo mai dal “recinto”, non fermandomi mai a pensare il tempo giusto e dovuto per intercettare nuove emozioni da lasciare in una idea che probabilmente diventerà parte integrante nella vita di altre persone. Attualmente il nostro studio, veneziano+team, fondato nel 2007 con Gianni Veneziano, sta affrontando varie tematiche, dall’architettura di interni al product design con una particolare attenzione agli ambiti della comunicazione come appunto i media tra cui la radio e poi chissà.

È molto importante in questa fase della mia attività professionale sperimentare e posso permettermi questo grazie al supporto stabile di Gianni, mio compagno di vita e di lavoro, complementare a me in quanto pacato e riservato (!!).

 

 

DS: C’è qualche pezzo che ti piacerebbe disegnare, con cui vorresti cimentarti?

LDV: Non c’è nulla di premeditato nel mio lavoro perché oggi il mio lavoro è la mia vita, e si può pianificare tutto ma la vita è fatta di imprevisti e da quando mi sono trasferita a Milano è fatta di interessanti imprevisti. Mi piace pensare che “l’impossibile sarà realtà” anche quando sarò vecchia .

 

DS: Come ti definiresti in tre parole?

LDV: Luciana Di Virgilio.

 

www.venezianoteam.it

 

 

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