Emilia Abate e Francesco Rotondale

Editor:

Design Street intervista Emilia Abate e Francesco Rotondale, architetti e designer napoletani, fondatori dello STUDIO74RAM

 

 

DS: Descrivetevi in poche parole a chi non vi conosce.

Partner nella vita e nel lavoro, entrambi nati nel 1974, ci siamo laureati alla facoltà di architettura di Napoli. Dopo esperienze professionali individuali, ci siamo ritrovati in maniera piuttosto naturale a condividere clienti, progetti, concorsi e ogni altro aspetto legato all’attività lavorativa.

DS: All’interno dello studio come vi dividete il lavoro?

Non c’è una vera e propria divisione del lavoro, siamo piuttosto intercambiabili e condividiamo ogni fase progettuale al punto che è difficile individuare a fine corsa il contributo personale di ognuno. Si discute di tutto, spesso animatamente, ma il confronto è sempre produttivo, arricchisce ogni progetto perché permette di avere un doppio punto di vista e un orizzonte più ampio.

DS: Un giovane designer da tenere d’occhio? E un maestro da non scordare?

Crediamo che il design in Italia oggi, a differenza di quanto si possa pensare, sia in una fase particolarmente fertile e dinamica. Strumenti, processi, contesti, sono in grande evoluzione, tanto che probabilmente né critica né “pubblico” ne hanno compreso appieno la portata. Tra i giovani da tenere d’occhio indichiamo gamfratesi, tra i maestri indimenticati gli Eames, per una chiara assonanza con la nostra storia professionale.

DS: I vostri ultimi progetti.

In questo momento stiamo lavorando su vari fronti che potrebbero sembrare molto diversi tra loro, ma che rispecchiano il nostro modo di vivere la professione a 360°. Stiamo collaborando al programma di restyling dei nuovi shop Wind, siamo impegnati in una operazione di riconversione di un vecchio panificio in sede per uffici, parallelamente continuiamo la ricerca nel campo del design di prodotto: a breve sarà disponibile un nostro nuovo progetto sulla piattaforma Formabilio.it.

DS: Quando accettate un lavoro che valore date ad ognuno di questi fattori? Soldi, libertà, creatività,visibilità, lavorare con i migliori…

Ogni nuova commessa è una sfida interessante, sappiamo per esperienza che più sono i vincoli da affrontare, più stimolante sarà il nostro lavoro e soddisfacente il risultato finale. Avere un budget illimitato sembrerebbe più allettante, invece sperimentare nuove soluzioni con budget ridotti ci dà maggiori soddisfazioni. Né ci attrae particolarmente avere carta bianca e completa libertà, è piuttosto il dialogo con la committenza a darci linfa vitale.

DS: Se non vi foste occupati di design cosa avreste fatto?

Questa domanda è davvero difficile, ci sentiamo così tanto architetti che non riusciamo ad immaginarci in un altro ruolo nella società. A volte scherzando fantastichiamo di una vita diversa: Francesco come fachiro in un circo, Emilia come ballerina classica. Ma si tratta appunto di fantasie.

DS: Il prossimo viaggio, per lavoro o piacere?

Non riusciamo a tirare una linea di demarcazione così netta tra lavoro e piacere, anche un week-end al mare può essere fonte di stimolo e ispirazione per il nostro lavoro. Quando viaggiamo, anche se si tratta di un viaggio di “piacere” portiamo inevitabilmente con noi la nostra sensibilità per l’ambiente naturale, i manufatti artificiali, il design spesso inconsapevole insito nelle cose, tutte queste suggestioni confluiscono poi in maniera del tutto naturale nel nostro lavoro. Lavoro e vita nel nostro caso sono veramente una cosa sola. Ci piacerebbe andare in Giappone quanto prima.

DS: La vostra filosofia progettuale in tre parole

La sintesi non è proprio il nostro punto di forza. Diciamo che una innata predisposizione all’ascolto, una fervida curiosità, un certo grado di onestà intellettuale e un grande rispetto per l’ambiente, le persone e noi stessi sono forse le cifre che più caratterizzano il nostro lavoro.

DS: Come vi sentite quando riguardate alcuni vostri progetti del passato?

Probabilmente i primi passi che abbiamo mosso nella professione appaiono un po’ acerbi e con una dose forse eccessiva di idealismo, ma riconosciamo in essi una forte carica di entusiasmo e di impegno che per fortuna non abbiamo ancora perso.

www.studio74ram.it

Ci interessa la tua opinione Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.