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Valentina Pepe

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Rafa-kids ha presentato recentemente un tavolo scrittoio, creativo e giocoso. Il suo nome? K desk: una soluzione compatta e dalla linea pulita, perfetta per la cameretta o un piccolo home office! Si può tenerlo aperto oppure chiuso; quando è chiuso appare pulito ed elegante; ma una volta che sollevato il suo “coperchio” scoprirete un’altra parte del tavolo caratterizzata da angoli arrotondati e da un vano porta oggetti nascosto: il luogo ideale dove poter mettere notebook, dispositivi tecnologici e preziosi tesori.

La parte verticale del vano è un ottimo spazio sul quale esporre disegni, foto o messaggi importanti. K desk è stata realizzata in legno di betulla finlandese e in compensato ed è disponibile in finitura naturale.

www.rafa-kids.com

Abbiamo incontrato Tommaso Mancini al Milano green Point durante il Fuorisalone e ci ha illustrato le sue idee, creative e concrete. OrtoBrick ad esempio è un mattoncino di terra fertile, simile a una saponetta, contenente i semi di una pianta, pronto all’uso.

E’ un semenzaio disegnato per sperimentare indoor la fase della germinazione e realizzato con differenti semi di piante orticole. Se coltivato genera facilmente un micro orto da curare ed allevare, altrimenti rimane un oggetto di green design che mantiene il suo messaggio immutato nel tempo.

Orto Ground invece, è un contenitore in materiale biodegradabile, un mosaico di sette piccoli vasi che rappresenta la città di Milano ed i suoi quartieri centrali. I vasi, in aggiunta di terra e semi, servono a coltivare un piccolo orto, da allevare ed osservare in casa, sulla scrivania in ufficio e nello studio. Le piante, una volta cresciute, verranno trasferite direttamente in vasi più grandi sui balconi, negli orti urbani o in un giardino, senza bisogno di essere travasate, perchè OrtoGround è progettato per compostarsi con il terreno e diventare nutrimento per le piante stesse.

Dimensioni: circa cm 24 X 24Materiale: polpa di legno In fase di industrializzazione

www.tommasomancini.com

Alessandra Baldereschi ha disegnato per MOGG questo sgabello in paglia, una seduta tradizionale abbinata ad una struttura di tondino in metallo, curvato e verniciato a polvere; un contrasto deciso e voluto che evidenzia ancor di più l’impagliatura a mano con l’erba palustre, che è un’arte antica da sempre utilizzata per ricoprire le sedute, una cultura artigianale che appartiene al nostro territorio.

Donut mantiene viva quest’arte, sostenendo la tradizione dei nostri antenati. L’intreccio con la paglia viene interpretato in chiave contemporanea: la corda in fibra naturale è arrotolata su una base imbottita in modo da ottenere una comoda seduta. Donut è disponibile in due altezze, sgabello alto e basso in bianco, grigio, rame.

www.mogg.it

Quando si incontrano le creazioni di Grace Ciao non si può che restare stupiti e sorpresi come bambini, smaniosi alla voglia di creare qualche disegno fashion e naturale, come quelli dell’illustratrice.  I suoi bozzetti di moda sono davvero favolosi e contagiosi, a prima vista infatti, sembrano incredibilmente  semplici da realizzare.

Ma in realtà sono frutto di grande cura per i dettagli ed un gusto ben determinato. Ad un tratteggio molto elegante e minimale con cui sono disegnati i corpi longilinei delle modelle vengono uniti petali di fiori diversi che formano gonne e vestiti dalle sfumature e dal panneggio tridimensionale e tattile. Colori e forme abbinati con sapienza, per un nuovo linguaggio che sembra trasmettere il profumo e arrivare ad emulare l’alta moda. Sbirciate qualche idea e magari create qualche modello profumato e colorato anche voi!

http://graceciao.squarespace.com/

Design Street intervista Emilia Abate e Francesco Rotondale, architetti e designer napoletani, fondatori dello STUDIO74RAM

 

 

DS: Descrivetevi in poche parole a chi non vi conosce.

Partner nella vita e nel lavoro, entrambi nati nel 1974, ci siamo laureati alla facoltà di architettura di Napoli. Dopo esperienze professionali individuali, ci siamo ritrovati in maniera piuttosto naturale a condividere clienti, progetti, concorsi e ogni altro aspetto legato all’attività lavorativa.

DS: All’interno dello studio come vi dividete il lavoro?

Non c’è una vera e propria divisione del lavoro, siamo piuttosto intercambiabili e condividiamo ogni fase progettuale al punto che è difficile individuare a fine corsa il contributo personale di ognuno. Si discute di tutto, spesso animatamente, ma il confronto è sempre produttivo, arricchisce ogni progetto perché permette di avere un doppio punto di vista e un orizzonte più ampio.

DS: Un giovane designer da tenere d’occhio? E un maestro da non scordare?

Crediamo che il design in Italia oggi, a differenza di quanto si possa pensare, sia in una fase particolarmente fertile e dinamica. Strumenti, processi, contesti, sono in grande evoluzione, tanto che probabilmente né critica né “pubblico” ne hanno compreso appieno la portata. Tra i giovani da tenere d’occhio indichiamo gamfratesi, tra i maestri indimenticati gli Eames, per una chiara assonanza con la nostra storia professionale.

DS: I vostri ultimi progetti.

In questo momento stiamo lavorando su vari fronti che potrebbero sembrare molto diversi tra loro, ma che rispecchiano il nostro modo di vivere la professione a 360°. Stiamo collaborando al programma di restyling dei nuovi shop Wind, siamo impegnati in una operazione di riconversione di un vecchio panificio in sede per uffici, parallelamente continuiamo la ricerca nel campo del design di prodotto: a breve sarà disponibile un nostro nuovo progetto sulla piattaforma Formabilio.it.

DS: Quando accettate un lavoro che valore date ad ognuno di questi fattori? Soldi, libertà, creatività,visibilità, lavorare con i migliori…

Ogni nuova commessa è una sfida interessante, sappiamo per esperienza che più sono i vincoli da affrontare, più stimolante sarà il nostro lavoro e soddisfacente il risultato finale. Avere un budget illimitato sembrerebbe più allettante, invece sperimentare nuove soluzioni con budget ridotti ci dà maggiori soddisfazioni. Né ci attrae particolarmente avere carta bianca e completa libertà, è piuttosto il dialogo con la committenza a darci linfa vitale.

DS: Se non vi foste occupati di design cosa avreste fatto?

Questa domanda è davvero difficile, ci sentiamo così tanto architetti che non riusciamo ad immaginarci in un altro ruolo nella società. A volte scherzando fantastichiamo di una vita diversa: Francesco come fachiro in un circo, Emilia come ballerina classica. Ma si tratta appunto di fantasie.

DS: Il prossimo viaggio, per lavoro o piacere?

Non riusciamo a tirare una linea di demarcazione così netta tra lavoro e piacere, anche un week-end al mare può essere fonte di stimolo e ispirazione per il nostro lavoro. Quando viaggiamo, anche se si tratta di un viaggio di “piacere” portiamo inevitabilmente con noi la nostra sensibilità per l’ambiente naturale, i manufatti artificiali, il design spesso inconsapevole insito nelle cose, tutte queste suggestioni confluiscono poi in maniera del tutto naturale nel nostro lavoro. Lavoro e vita nel nostro caso sono veramente una cosa sola. Ci piacerebbe andare in Giappone quanto prima.

DS: La vostra filosofia progettuale in tre parole

La sintesi non è proprio il nostro punto di forza. Diciamo che una innata predisposizione all’ascolto, una fervida curiosità, un certo grado di onestà intellettuale e un grande rispetto per l’ambiente, le persone e noi stessi sono forse le cifre che più caratterizzano il nostro lavoro.

DS: Come vi sentite quando riguardate alcuni vostri progetti del passato?

Probabilmente i primi passi che abbiamo mosso nella professione appaiono un po’ acerbi e con una dose forse eccessiva di idealismo, ma riconosciamo in essi una forte carica di entusiasmo e di impegno che per fortuna non abbiamo ancora perso.

www.studio74ram.it