Microvita 2050. Nutrire il pianeta e gli animali da allevamento

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Microvita 2050. Nutrire il pianeta e gli animali da allevamento. Grazie alle mosche!

Nutrire il pianeta è un tema molto sentito ed è anche il titolo dell’Expo 2015 di Milano. Gli scienziati ci ricordano che 2050 dovremmo sfamare 9 miliardi di persone ma pochi si focalizzano sul fatto che già oggi dobbiamo nutrire ben 80 miliardi di pesci e 55 miliardi di polli d’allevamento all’anno.

Un problema al quale cerca di dare una risposta il progetto Microvita 2050, messo insieme da Design Group Italia in partnership con l’azienda agricola Microvita e l’Università di Torino.

Il punto di partenza è che l’alimentazione degli animali d’allevamento sta per raggiungendo livelli insostenibili: basti pensare che ci vogliono 3 kg di alici per far crescere di 1 kg un salmone d’allevamento. 3kg di acciughe possono alimentare 12 persone, mentre 1 kg di salmone ne nutre solo quattro. Questo sistema di produzione è chiaramente inefficiente, sostiene Federico Casotto, food specialist di Design Group Italia e project manager di Microvita 2050.

La start up italiana si propone di sviluppare un sistema industriale efficiente per convertire sottoprodotti organici provenienti dall’industria alimentare (ad esempio quelli prodotti dalla lavorazione di patate, frutta e altre verdure) in cibo proteico per pesci e polli.

Come? Chiedendo aiuto alle mosche!

Le mosche sono da sempre un elemento fondamentale della catena alimentare. Le mosche si nutrono di rifiuti organici, pesci polli si cibano delle loro larve, gli esseri umani si cibano di pesce e pollame. Un ciclo naturale e sostenibile.

Microvita 50 mira a trasformare ed organizzare questa catena in un processo industriale basato su bio-fabbriche altamente automatizzate, ciascuna in grado di trasformare 6 tonnellate di sottoprodotto organico in 3 tonnellate di farina proteica ​​al giorno.

In che modo?

Questo processo è reso possibile grazie a circa 12 milioni di mosche che si nutrono dei rifiuti del substrato e vi depongono le uova.

Le uova diventano larve che continuano a digerire i rifiuti. Infine, le larve vengono essiccate e macinate per essere trasformate in un alimento altamente proteico, che verrà mescolato con altri ingredienti per creare rendere il nutrimento per pesce e pollame.

Ma non è tutto. I rifiuti organici prodotti dalla biofabbrica verranno utilizzati come concimi e come combustibile per l’impianto di conversione termochimica, fornendo al sistema l’autosufficienza energetica.

Le proprietà nutrizionali di questo alimento sono molto simili alla farina di pesce, che è la migliore e più costosa nel mercato dei mangimi. La farina derivante da insetti non solo è molto più economica ma anche sostenibile. Non sottrae alimenti all’uomo in quanto sfrutta solo risorse che non sono parte della nostra catena alimentare o sono scarti di essa: le larve e i rifiuti vegetali.

Questo processo inoltre ha un bassissimo impatto sull’ambiente, in termini di sfruttamento dell’oceano, di emissioni di CO2, di consumo di acqua e del del suolo oltre all’assenza di prodotti chimici.

Secondo gli scienziati, la domanda di “insect meal” crescerà notevolmente nei prossimi anni, ma solo pochissime aziende al mondo sono attualmente in grado di realizzare produzioni simili.

Grazie alla sua eco-sostenibilità, il progetto 2050 Microvita è stato selezionato dal padiglione USA all’Expo 2015 come una delle 10 idee imprenditoriali innovativie e inclusi nel programma “Feeding the Accelerator”.

http://microvita2050.com

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