Considerazioni (e photogallery) dal London Design Festival 2016.

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Considerazioni dal London Design Festival 2016.

Domenica 25 settembre, ore 14,40.

Aeroporto di Stansted, Starbucks Coffee.

Sono in attesa dell’annuncio del mio volo Ryanair per Milano, e ripenso all’esperienza appena conclusa del London Design Festival 2016. E come ogni anno, provo a trasmettervi le mie considerazioni in diretta, da questo tavolino talmente piccolo, da sostenere a malapena il mio Macbook. Lo farò attraverso una cronaca “day by day” di questo mio ennesimo Design Festival, ovviamente condita con alcuni commenti personali. Torniamo dunque indietro di qualche giorno…

Mercoledì 21 settembre, ore 14,30

Arrivo a Londra con un’amica e collega, e mi dirigo subito al mio fantastico e altisonante B&B: l’Imperial College of London. Un gigantesco e organizzatissimo college universitario che in assenza degli studenti affitta le camere (affacciate su uno splendido parco) a costi umani. L’I.C. si trova proprio dietro al V&A, il Victoria & Albert Museum, anche quest’anno hub e cuore pulsante del London Design Festival 2016.

Mercoledì 21 settembre, ore 17,30

Ci tuffiamo subito negli eventi. Prima tappa, l’installazione “Glaciarium” dello studio Fredrikson Stallard per Swarovsky, ospitata nel quartier generale dei designer che sembra un tunnel della stazione Centrale di Milano. In mostra, la nuova collezione di oggetti e lampade tanto strane quanto belle. Una linea fatta con cristalli asimmetrici che sembrano schegge di ghiaccio spaccato a mano. Inusuale, visto che il taglio del cristallo è sempre stato un gioco di simmetrica perfezione. Presenti i progettisti, due designer “molto cool” che si mettono in posa per i fotografi per 10 lunghi minuti, immobili nella loro studiata posizione da designer “molto cool”…
Si conferma la teoria per cui nei party inglesi si beve di tutto ma non si mangia nulla.

Mercoledì 21 settembre, ore 19,30

Da lì ci dirigiamo verso il nuovo quartiere di King’s Cross, nuovissima location per Designjunction. Incrocio le dita perché nelle ultime edizioni, sia a Londra sia a Milano, DJ è stata piuttosto deludente. Scopro con piacere che in questa nuova sede ha riconquistato la freschezza e l’energia dei primi anni. Un’energia che esplode nella festa di inaugurazione che, senza modestia, hanno pubblicizzato come “The world’s biggest design party”. Bello, ben fatto, splendida la cornice, ma ne ho visti di meglio (per la cronaca, il più grande party di design al mondo l’ho visto a Berlino al DMI, ospitato nello spettacolare aeroporto di Tempelhof…). La prima giornata si chiude con una rilassante tappa in un café, con un delizioso apple cramble.

Giovedì 22 settembre, ore 9,15

L’evento clou del London Design Festival 2016. La press preview al V&A che inizia con colazione tra i busti neoclassici e le statue del Canova. Un’esperienza degna di quello che per me è il più bel museo al mondo!

Accompagnati dai designer, giriamo per il labirinto di stanze a vedere le installazioni, ospitate all’interno del museo, che dialogano con le stanze che le ospitano e con opere che le circondano. A malincuore devo riconoscere che queste installazioni fanno sfigurare quelle che si vedono al Fuorisalone, in particolare alla Statale, quasi sempre piovute dal cielo senza alcuna relazione col contesto… ma torniamo a Londra. Sono una decina, ma segnalo i tre che mi hanno colpito maggiormente.

3° classificato: “Liquid marble” di Mathieu Lehanneur, una lastra di marmo nero lavorato in 3D come fosse acqua.

2° classificato: “The Green Room”, un’installazione cinetica di Glithero: una cascata di cavi colorati in perenne movimento.

Primo Classificato: “Foil” di Benjamin Hubert-Layer, nella Tapestry Gallery. Un tappeto di 50.000 tessere di mosaico in acciaio lucido che, muovendosi a onda, proiettano sugli arazzi alle pareti e sui soffitti uno straordinario gioco di luci. Splendido!

Giovedì 22 settembre, ore 11,30

Ci spostiamo vedere altri due “landmark”. Smile, di Alison Brooks Architects, splendida installazione ad arco in legno che mette idealmente in relazione la celebre galleria Tate Britain con il Chelsea College of Arts.

Infine tutti a Soho per un’installazione L’Eden di Noé Duchaufour-Lawrance per Perrier Jouet, che gioca in maniera ironica animando un giardino fiorito.

Giovedì 22 settembre, ore 14,30

Dopo aver visto velocemente Designjunction durante il party, torniamo a King’s Cross per visitarlo con più calma. Confermo l’impressione che ho avuto la sera prima: è davvero bello e il contesto, di giorno, rende ancora meglio l’idea. Intelligentemente hanno diviso gli espositori in due blocchi distinti: aziende e designer da una parte (nella “Cubitt House”), artigiani e macero dall’altra (“the Canopy” building). Un modo per dare rilievo ad entrambi senza creare confusive sovrapposizioni.

Giovedì 22 settembre, ore 18,30

Si va a Brompton, per la festa del 10° compleanno del quartiere che ospita i più grandi showroom di design. In programma un grande party dove una ventina di designer interpretano il celebre Brompton cocktail, una bevanda dalla storia affascinante. A Brompton infatti sorgeva un grosso ospedale dove, per alleviare le sofferenze dei pazienti, veniva servito loro un mix di cocaina, morfina, cloropromazina, scirippo alla ciliegia ed alcool. Il “Brompton cocktail” appunto. Divertente l’idea, bello il party, non male i cocktail, anche se probabilmente era meglio l’originale…

Segue la grande festa a inviti al V&A. Curioso un party con tanta gente, musica, champagne e birra a fiumi (ovviamente nulla da mangiare…) all’interno di uno dei più celebri musei al mondo. Si vede che siamo a Londra!

Venerdì 23 settembre, ore 10,00

Si va a 100% design, nella bellissima cornice di Olympia: immaginatevi la struttura a volta in ferro e vetro della Stazione centrale di Milano. Solo che è bianca anziché nera.

Quest’anno, per la prima volta dopo tante delusioni, l’ho apprezzata. La fiera infatti, dopo aver progressivamente perso il suo spirito di evento di design, ha finalmente trovato una sua nuova dimensione. È diventata una fiera per architetti e progettisti, dove trovare dal parquet alle carte da parati, dai bagni alle cucine, dalle porte alle finestre, dagli arredi all’illuminazione. Ufficio compreso. Vista così, pur non essendo per me molto interessante, le riconosco un suo carattere ben definito. La cosa che le mancava!

Venerdì 23 settembre, ore 15,00

Il pomeriggio tappa alla London Design Fair, un nuovo nome che unisce i precedenti Tent London e Superbrands, ospitati come sempre nella bellissima fabbrica della birra ottocentesca in mattoni, la Old Truman Brewery. Questo è sempre stato il mio evento preferito, quello che tengo appunto per ultimo. Quest’anno poi hanno aperto anche il terzo piano, e quindi sono ancora più curioso. Fantastica la location, ottima come al solito la selezione, ma purtroppo il tutto sembra un po’ sottotono. Forse è arrivato il momento di cambiare qualcosa…

Chiude la serata l’evento degli olandesi di Connecting The Dots in uno dei posti più belli che abbia mai visto a Londra. Una casa originale di epoca georgiana che ci fa fare un tuffo indietro del 1600 (e in effetti qui hanno girato tanti film), spersa tra i vicoli intorno a Spitalfield. Un’amozione unica.

Sabato 24 settembre, ore 10,00

Ritorno al V&A per godermi con calma il museo e le sue installazioni e trovo anche il tempo per vedere la bellissima mostra “You Say You Want a Revolution-Records and Rebels 1966-1970”.

Sabato 24 settembre, ore 14,00

Un giro per gli showroom di design di Brompton (Cassina, B&B Italia, Kartell, Sicis, Skandium, Conran Shop, Mint…), poi una lunga passeggiata verso Covent Garden per vedere la prima edizione della London Design Biennale. “Utopia by Design” il titolo della collettiva internazionale di 35 paesi all’interno della Somersert House, un bel palazzo affacciato sul Tamigi.

Salvo qualche installazione, generalmente parlando non mi è piaciuta, ma sono comunque contento di averla visitata.

Il resto della giornata dedicata al girovagare per Londra… la mia attività preferita!

Domenica 25 settembre, ore 10,00.

La mattina la dedico alla visita della casa studio del pittore preraffaellita Sir Frederic Leighton, oggi museo a lui dedicaato. Un gioiello vittoriano in stile moresco, il rifugio di un artista eclettico e raffinato. Un luogo che consiglio davvero, insieme a un altro gioiello poco conosciuto: la casa studio dell’architetto neoclassico sir John Soane: una Wunderkammer mozzafiato, da non perdere assolutamente!

Domenica 25 settembre, ore 15,15.

Aeroporto di Stansted, Starbucks Coffee.

Hanno annunciato il mio volo. Gate 87. Chiudendo il computer ripenso a questi fittissimi 4 giorni, tra fiere, eventi, party… Completamente diversa dalla fiera di Milano col suo Fuorisalone. Ma non meno bella.
Londra e Milano. Le capitali del design. Insieme a Stoccolma e alla sua fiera del mobile e dell’illuminazione nordica. Ma di questo evento vi parlerò a febbraio.

Ora devo rientrare…

 

 

 

 

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