Bioarchitettura? Basta tornare a tecniche e materiali antichi

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Fortunatamente il concetto di bioarchitettura sta oggi prendendo sempre più piede nella nostra vita quotidiana. Di fronte alle crescenti emergenze climatiche, alla necessità di risparmiare energia e al bisogno di una vita sana, anche in casa, libera da elementi chimici, tossici o inquinanti, la bioarchitettura fornisce risposte sempre più utili e mirate.


E paradossalmente non è la tecnologia che ci fornisce queste risposte, quanto piuttosto il ritorno a prodotti, materiali e lavorazioni antiche, che sembrano essere state dimenticate per tanto tempo ma ai quali oggi si restituisce la giusta importanza.

Sempre più infatti si sta tornando, nel campo della bioarchitettura, a tecniche di costruzione tradizionali, a volte antichi come l’uomo. E alla riscoperta di materiali naturali che ci restituiscono la prospettiva di vivere nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute. Tra questi materiali, la calce naturale occupa, per storia, tradizione e qualità chimico-fisiche un posto di primo piano nel ritorno ai principi fondanti della bioarchitettura.


Un materiale utilizzato nell’edilizia già dagli antichi Egizi e dai Romani, che si caratterizza per la sua grande traspirabilità, che favorisce un naturale ricircolo negli ambienti, l’alcalinità intrinseca (utilissima nel rendere più salubri e igieniche le superfici trattate) e la cosiddetta bianchezza, caratteristica molto ricercata nella realizzazione di tinture e grasselli di finitura di pregio.


Non solo. Non tutti sanno che i prodotti per le costruzioni, ottenuti mediante processi industriali, contribuiscono con quote più o meno ingenti all’immissione in atmosfera di tonnellate di CO2, che è tra le cause principali de riscaldamento globale.


L’uso della calce riduce notevolmente l’impatto ambientale sia per ragioni organiche, sia perché il processo di produzione e lavorazione richiede meno energia rispetto ad altri leganti (cemento in primis), riducendo in partenza le emissioni nocive in atmosfera.


Se poi l’azienda produttrice, come fa da anni Fornaci Calce Grigolin, utilizza impianti in grado di ricondizionare grandi quantità di materiale “di rifiuto”, alimentando i suoi 3 forni per la produzione della calce con biomasse derivanti da materie riciclate, l’impatto sul Pianeta è davvero vicino a zero. Non a caso Fornaci Calce Grigolin ha meritato il premio “UEPG Sustainable Development Award”, importante riconoscimento europeo per lo sviluppo sostenibile. Fornaci Calce Grigolin sta per ricevere anche la certificazione ambientale ISO 14001, che attesta la particolare attenzione delle aziende alle tematiche “green”.


Il risultato di questa ricerca all’insegna della massima sostenibilità è “Palladio” la linea di premiscelati per il restauro e la bioedilizia di Fornaci Calce Grigolin, che si articola in più prodotti. Ognuno di essi risponde ad una specifica funzione tecnica, e tutti insieme realizzano un completo sistema di intonacatura -esclusivamente a base calce aerea, calce idraulica naturale NHL 3,5 e pozzolana – dedicato agli interventi su opere di interesse storico-architettonico o alle nuove costruzioni progettate secondo i dettami della bioarchitettura. Tutti i prodotti dedicati alla bioarchitettura si possono consultare (e scaricare le schede) nella pagina download di Fornaci Calce Grigolin.
foto ©: Shutterstock

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