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Dal 15 gennaio sono attivi i gazebo a forma di fiore, disegnati da Stefano Boeri, nei quali effettuare la vaccinazione anti-Covid.

L’architetto milanese, Stefano Boeri, da sempre impegnato nel campo sociale, è stato incaricato di progettare i gazebo per la campagna vaccinale anti Covid che saranno collocati nei principali capoluoghi italiani. L’architetto milanese ha progettato i gazebo, in collaborazione con alcuni membri del suo team, su richiesta del Commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri.

La data prevista per l’inaugurazione è stata fissata per il 15 gennaio 2021. Da quella data dovrebbe essere possibile recarsi presso questi gazebo per effettuare la somministrazione del vaccino anti-Covid 19.
I gazebo per la vaccinazione anti Covid saranno posizionati inizialmente in 300 città italiane, fino a raggiungere un totale di 1.500 piazze. .

L’ispirazione della campagna vaccinale anti-Covid 19

 «La bellezza delle nostre piazze, delle nostre città, la bellezza di un fiore. Il fiore, la primula può ispirarci per uscire da questo periodo buio.» [Stefano Boeri]

Stefano Boeri, l’archistar del Bosco Verticale, affascinato dal libro Un paese di temporali e di primule di Pier Paolo Pasolini e dall’arte di Andrea del Verrocchio, ha firmato il progetto dei padiglioni anti-Covid 19 ispirandosi a un fiore: la primula.

La primula è infatti metafora di continua fioritura e simboleggia la rinascita. Ma la primula vuole anche significare un buon auspicio per i tempi duri che stiamo ancora affrontando.
L’ITALIA RINASCE CON UN FIORE, quindi, sarà lo slogan della campagna promossa dallo studio Boeri Architetti.

ll progetto dei gazebo anti-Covid 19

Stefano Boeri ha affidato all’architetto Mario Piazza l’opera grafica, mentre lo studio The Blink Fish si è occupato dei contenuti e visual espositivi che illustreranno meglio il vaccino e Ingrid Paoletti e Niccolò Aste della parte di ingegneria.

La parte superiore, il tetto dei gazebo per la vaccinazione anti Covid, è composta da pannelli fotovoltaici e sarà alimentata dalla luce naturale. La forma circolare è stata scelta per facilitare il flusso costante di persone che si recheranno a l’interno dei gazebo e del personale addetto.

La struttura è prevalentemente realizzata in legno. La pedana e i principali elementi sono smontabili e sono composti da pezzi assemblati. Le pareti sono in uno speciale tessuto, scelto appositamente per le sue qualità traspiranti e idrorepellenti. All’interno dei gazebo non mancheranno servizi igienici e spogliatoi.

La pianta del progetto dei gazebo anti-Covid 19

Le prime immagini dei padiglioni e/o gazebo rappresentante il logo della primula sono in rendering e sono state proiettate anche durante una conferenza in streaming che ha ufficializzato la collaborazione, realizzata completamente a titolo gratuito dallo studio Boeri.

Con il progetto di Stefano Boeri, entro la metà del 2021, saranno previste oltre un milione di vaccinazioni anti-Covid 19 in tutta Italia.

Il lancio della campagna anti-Covid 19 firmata da Stefano Boeri è stata menzionata anche dal  premier Giuseppe Conte, che nella sua pagina ufficiale Facebook, ha usato queste parole:
« […] Dobbiamo continuare a impegnarci e a mantenerci vigili per contrastare il contagio e dobbiamo predisporci ad aderire coralmente alla campagna di vaccinazione. Sarà una mobilitazione che coinvolgerà tante piazze italiane, e che sarà identificata con il simbolo della primula. Il fiore, primo a sbocciare dopo il lungo inverno, accompagnerà simbolicamente tutte le fasi della campagna verso un ideale, graduale risveglio, della nostra vita sociale. Questa volta, la sua rinascita sarà anche la nostra. »

 

1970 – 2020: Il divano Bocca® di Gufram compie 50 anni

Considerato un’icona indiscussa del design radicale, il divano Bocca di Gufram celebra il suo 50° anniversario e Design Street si unisce ai festeggiamenti.

 Il progetto del sofà Bocca risale al 1970 ed è stato disegnato dallo Studio65, sotto la direzione artistica di Giuseppe Raimondi. Il divano Bocca per Gufram (acronimo che deriva dal nome dei fratelli fondatori: GUgliermetto – FRAtelli – Mobile), è la prova evidente del brio frizzante di quegli anni.

Le tendenze trasgressive degli anni 60 e 70, e in particolare la Pop Art, diedero origine a una serie incredibile di progetti innovativi in ogni settore. Dalla grafica alla musica, dall’arte alla danza, dalla moda al design.

Proprio in quegli anni nacquero piccoli e grandi complementi di arredo che rivoluzionarono l’idea stessa della casa borghese tradizionale. Un esempio di ispirazione al futuro fu la conquista dello Spazio, che diede origine a diversi oggetti di design ispirati alla luna, nati in seguito al primo allunaggio avvenuto nel lontano 1969.

A 50 anni dalla sua creazione, il divano Bocca di Gufram mantiene intatto il suo charme, conservando quello stile moderno e provocatorio che lo ha da sempre caratterizzato. Dal 1970 ad oggi, il divano Bocca viene declinato in molteplici edizioni.

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Le 2 dive di Hollywood che hanno ispirato il divano Bocca

Per realizzare il divano Bocca, lo Studio65 prese ispirazione da un quadro di Salvador Dalì. Nel dipinto dal titolo Viso di Mae West utilizzabile come appartamento surrealista, una tempera su carta di giornale del 1934-1935, l’artista spagnolo trasformava i tratti della diva in una serie di arredi. Le labbra carnose dell’attrice hollywoodiana Mae West erano rappresentate da un divanetto rosso…

I cinefili conosceranno sicuramente Mae West. Una grande diva, una star che diventò subito un sex symbol per la sua generazione.

Ma per se l’idea delle labbra-divanetto  lo Studio65 si ispirò al celebre ritratto di Mae West di Dalì, i designerei ispirarono alla forma delle labbra, anche queste di un rosso iconico, di Marylin Monroe. Tanto è vero che inizialmente chiamarono il loro divano Marylin, il nome con cui è ancora oggi conosciuto negli USA.

Le labbra rosse di Marylln Monroe hanno dato l’ispirazione (e il nome) al divano Bocca


Le caratteristiche di BOCCA® di Gufram

Le caratteristiche del sofà Bocca sono inequivocabili a cominciare dalle asimmetrie quasi impercettibili nelle estremità degli angoli al fine di renderlo più reale e simile alle labbra umane.

Lungo 2,12 cm per 80 cm di profondità e 85 di altezza, il divano Bocca è il risultato delle sperimentazioni degli anni ’70 sul poliuretano espanso schiumato a freddo a portata differenziata. Il rivestimento è in stoffa elastica e sfoderabile.
L’introduzione al poliuretano fu la vera innovazione per l’Azienda Gufram; negli anni ’70  infatti veniva utilizzato esclusivamente come isolante termico per le strutture più complesse e non per gli oggetti di design.

Il divano BOCCA di Gufram rappresenta ancora oggi una delle massime espressioni del design tra la fine degli anni 60 e gli inizi degli anni 70.

Grazie alla sua bellezza sensuale e scenografica il divano BOCCA di Gufram è esposto nei più importanti Musei del mondo. Dal Louvre di Parigi, al Museum of Applied Art and Science di Sydney, al Design Museum di Monaco.
Per il suo design iconico, il sofà BOCCA è anche stato pubblicato apparso in molte riviste prestigiose come Vogue e Harper’s Bazaar.

Bocca è un perfetto Loveseat dal design unico. Come dice giustamente il nome, il loveseat è un divanetto a due posti pensato per creare una maggior vicinanza e intimità fra le persone.

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Le varie declinazioni del sofà BOCCA®

Pink Lady, Dark Lady e Boccadoro sono le altre declinazioni dopo la versione rosso fuoco di Gufram anni ‘70.

Nel 2008, la versione Pink Lady è in rosa shocking e rievoca il colore per antonomasia, il segno distintivo della stilista Elsa Schiapparelli. Anche la stilista italiana, trasferitasi a Parigi, onorò Mae West rappresentandone il busto nella fragranza profumo, Shocking de Schiaparelli. Sempre nel 2008 esce la versione Dark Lady che è un omaggio al nero, il tipico colore associato alla corrente del punk-rock e della quale molti anglosassoni vanno fieri per essere stati i precursori della moda e costume. Il piercing del divano Dark Lady è in metallo ed è estraibile. Nel 2016 infine si aggiunge Boccadoro in edizione limitata. Il colore oro vuole rappresentare il successo planetario del divano Bocca. 


La collaborazione con MOSCHINO

Nonostante i suoi 50 anni, Bocca non ha mai perso il suo stile moderno. Sicuramente molti ricorderanno l’irriverente reinterpretazione che la Maison MOSCHINO ha fatto del divano Bocca, che inserisce la zip in metallo dorato a sigillarne le labbra. La capsule collection Moschino kisses Gufram comprende altre due pezzi: Biker Cabinet e High Hells.
Anche il divano Zipped Lips design by MOSCHINO è realizzato in poliuretano rivestito in tessuto impermeabile, adatto per l’outdoor.


Una BOCCA in miniatura!

Nel 2018 viene lanciata da Gufram la collezione di Guframini. Si tratta dei più iconici progetti Pop degli anni 70 (Bocca, Cactus, Pratone e altri) in miniatura. Oggetti scultura in scala ridotta da ammirare ed esporre dove vogliamo!
Tra i Guframini non poteva certo mancare la miniatura di Bocca, anch’essa realizzata in schiuma poliuretanica.

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2020: BOCCA® cambia make-up con una strepitosa palette di colori

Il divano Bocca festeggia i suoi primi 50 anni con un tripudio di colori. Nella cartella colori si aggiungono 25 nuove tonalità una più bella dell’altra. I rivestimenti cambiano e si rinnovano. La linea diventa più strutturata.
Tra la particolare e ampia gamma colori: cioccolato, avorio, zafferano e blu artico. La lana (elastica) bouclé è scelta per il nuovo look di Bocca.

Grazie alle nuove proposte di colori, il divano Bocca diventa sempre più contemporaneo. La vendita della linea NEW BOCCA®UNLIMITED è anche disponibile online nei siti dei distributori autorizzati.

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BYGGLEK: la nuova linea di giochi creata da LEGO e IKEA.

BYGGLEK è la linea di giochi, nata dalla collaborazione tra LEGO e IKEA, che segna un importante capitolo a livello globale e che concretizza ufficialmente la partnership tra i due marchi di fama internazionale. La linea BYGGLEK di Lego per Ikea è stata pensata per stimolare la creatività dei più piccoli… ma anche dei più grandi!
Molti genitori infatti hanno ammesso di dedicare molto tempo a giocare con i loro bambini, trattenendosi a socializzare con loro durante i momenti ricreativi e di svago.

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Cos’è BYGGLEK?

BYGGLEK  comprende, al tempo stesso, un gioco e un elemento contenitore. Una soluzione per giocare e per tenere in ordine i giochi…
Ogni scatola di BYGGLEK infatti, è anche un box con il suo coperchio dove i bambini possono conservare i mattoncini oppure esporre le proprie creazioni sui coperchi.

BYGGLEK presenta dettagli degni di nota e i tipici colori che hanno da sempre caratterizzato i prodotti IKEA e Lego. I giochi sono proposti in tre scatole: una grande, una media e una composta da tre pezzi assemblati. I coperchi diventano le basi sulle quali costruire i giochi con gli appositi mattoncini.


Quanto costa una scatola di BYGGLEK?

I prezzi di BYGGLEK risultano economici come del resto tutte le proposte del cosiddetto “design democratico” di IKEA, che da anni si è sempre imposta sul mercato con una strategia low cost. Ovviamente il sistema BYGGLEK è compatibile con tutti i pezzi LEGO passati, presenti e futuri.

Esistono diverse misure per le scatole con coperchio BYGGLEK – LEGO® .
– Il s
et 3 di 3 scatole con coperchio piccole costa € 9,95
– La scatola della misura di 26x18x12 cm, costa € 13
– La scatola della misura di 35x26x12 cm, costa € 15
– Il set di 201 mattoncini in vari colori BYGGLEK è venduto a parte e costa € 15

Si possono acquistare nei negozi Ikea oppure online direttamente sul sito IKEA.


Scopri anche il LEGO Design, una selezione di oggetti di design ispirata ai celebri mattoncini


LEGGI IL NOSTRO ARTICOLO SUL MUSEO IKEA


Da quando è disponibile in Italia la collezione BYGGLEK?

La tanto attesa linea di giochi BYGGLEK era già stata annunciata dai rumor dopo alcune conferenze avvenute lo scorso 2018.
Ma oggi possiamo finalmente annunciare che il lancio ufficiale in Italia dei prodotti BYGGLEK di LEGO e IKEA è prevista per il 2 ottobre 2020.
Dal 2 ottobre saranno dunque disponibili presso tutti i negozi IKEA.


Con BYGGLEK Lego e IKEA di nuovo nei mercati rionali…

Possiamo certamente dire che Lego e IKEA hanno già diversi elementi in comune.
Innanzitutto il fatto di proporre elementi costruire e da montare, in una sorta di fai da te che diventa una sfida alle proprie capacità personali.
In secondo luogo, la costante ricerca di soluzioni flessibili e infine che i prodotti di entrambi i brand sono presenti in tutte (o quasi!) le case del mondo.


L’educazione al gioco con BYGGLEK.

“A tutti gli adulti è capitato di calpestare un mattoncino Lego durante la notte, ma se fosse l’adulto a sistemare i mattoncini secondo la sua logica, il gioco si interromperebbe”. Così dichiara Rasmus Buch Løgstrup, designer di Lego.

Giocare fa bene ad ogni età: stimola la fantasia, sviluppa l’intelletto, migliora il processo cognitivo, ci mantiene allegri e ci fa vivere a lungo. Il gioco ci rilassa e ci diverte. Ma il gioco ci permette anche di affrontare e superare livelli sempre più difficili, cosa che ci gratifica e ci procura grandi soddisfazioni.
Il gioco infine amplifica il senso di condivisione e di coinvolgimento. Unito dal comune interesse del divertimento, ci si unisce in gruppi piccoli o grandi e si fa un lavoro di squadra per raggiungere i risultati desiderati.
Come tutti i giochi costruttivi, BYGGLEK aiuta le persone ad aumentare le proprie capacità personali e si pone l’obiettivo di unire nel gioco grandi e piccoli.

Tra le altre curiosità,non è esclusa l’ipotesi che in futuro BYGGLEK potrebbe essere solo l’inizio della collaborazione tra Lego e IKEA. Qualcuno parla addirittura di una linea di mobili costituita da mattoni giganti. E forse tratterà di giochi in grande scala, dedicati alle costruzioni.
Per ora è solo una supposizione, ma potrebbe anche diventare un’altra bella sorpresa che Lego vorrà fare ai suoi fan insieme a IKEA.
Voi che ne pensate?


Sapevi che dal 2017 esiste LEGO House, un edificio giocattolo fatto di Lego?

 

SUPERSTUDIO GROUP: QUELLO CHE AVRESTI VISTO DURANTE LA DESIGN WEEK 2020.

Come abbiamo già annunciato nel servizio dedicato alle anteprime del Salone del Mobile 2020, a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19, il Salone Internazionale del Mobile è stato rimandato al 2021. E con esso, anche gli appuntamenti del Fuorisalone sono rinviati nelle giornate dal 13 al18 aprile 2021.
A causa dell’emergenza del Covid-19 che ha portato allo smantellamento totale della Design Week 2020, l’ingresso principale di Superstudio Più si tinge con i colori della bandiera Italiana e con l’hashtag #andràtuttobene. Questo rappresenta una presa di coscienza da parte del collettivo di Superstudio Group, ma anche una vera a propria campagna di sensibilizzazione dinanzi al problema che l’Italia sta affrontando

2000 – 2020: VENT’ANNI DI SUPERSTUDIO PIÙ

Lo scorso 2019 è stato l’anno dei BEA-Best Event Awards per Superstudio Più. Vìè stata anche una grande attesa per il Superstudio Maxi, la cui inaugurazione era prevista nella primavera 2020.

Il Superstudio Più di via Tortona, a Milano, nello scorso novembre  2019 si è infatti aggiudicato ben due premi: uno come Miglior Spazio Polifunzionale e un altro come Best Location.

Questo è stato possibile grazie ai vent’anni di Superstudio Più e ai (quasi) quaranta di Superstudio 13, che hanno trasformato la zona Tortona una dei distretti più celebri della settimana del design in fatto di mostre, eventi e di anteprime mondiali.

Vi consigliamo di leggere la nostra guida ai Design Districts.

Forse non tutti sanno che prima che nascesse il Tortona Design District, negli anni ’70, la zona Tortona era un quartiere periferico nei pressi di Porta Genova, composto perlopiù da edifici industriali abbandonati .

Dotato di apparecchiature e tecnologie sofisticate, il Superstudio 13 nasce nel pieno degli ’80 per la realizzazione di set fotografici e video. Da allora, per gli addetti ai lavori, questo luogo è diventato un punto di riferimento sempre più importante.

Il Superstudio Più, l’erede del Superstudio 13 nato nel 2000, ha segnato la storia del design, della moda e della creatività. Ha contribuito a lanciare designer che oggi godono di grande fama, tra cui Nendo e Tom Dixon. E ci ha sempre stupiti con le selezioni di design operate dalla Ceo e fondatrice Gisella Borioli e dall’architetto Giulio Cappellini.

Leggi la nostra intervista a Gisella Borioli, ideatrice e CEO del Superstudio

OUTDOOR GENERATION A TORTONA N°27

Per il Fuorisalone 2020 Tortona Design District, il SuperDesign Show avrebbe proposto OUTDOOR GENERATION, una mostra curata da l’architetto Donatella Bollani. Il vivere all’aperto è diventato una tendenza legata allo stile di vita. La tematica di OUTDOOR GENERATION ha molte sfaccettature interessanti.

I concept e le nuove proposte non avrebbero certamente deluso i palati più fini. Partecipazione e convivialità, il perno della manifestazione che doveva svolgersi durante la MDW2020 nel Superstudio Più di Tortona Design District. Ai tempi della Fase2 che stiamo attraversando, l’esigenza di creare e cercare nuovi soluzioni per  outdoor, si farà maggiormente sentire, specie in futuro.

LEGGI IL NOSTRO ARTICOLO SULL’EDIZIONE 2018 DI SUPERDESIGNSHOW

SuperCampus, l’evento organizzato da Giulio Cappellini, avrebbe alternato luoghi flessibili e quelli di co-working; aree ricreative, piani di lavoro e colori caldi erano il focus della mostra.

Qui puoi leggere la nostra intervista a Giulio Cappellini sul Superstudio

1000 Vases a cura di Francesco Pirrello, invece, è dedicata ai designer che interpretano “il vaso” in stili differenti.

LEGGI LA NOSTRA SELEZIONE DEI VASI IN VETRO  

 20 + 20 = 2020, L’ANNO SUPERSTUDIO MAXI

   

 

L’intenzione di Superstudio Maxi è quella di portare nella periferia di Milano l’arte, il design e l’innovazione. Un progetto di rigenerazione urbana e di riqualificazione della periferia sostenuto dal Comune, che va incontro alle esigenze e ai bisogni dei cittadini.

LA STRUTTURA

L’area è lambita dai canali del Lambro. Superstudio Maxi è situato in zona Moncucco, nelle vicinanze di Parco La Spezia. Il sostantivo Maxi è dovuto al fatto che si aggiunge al Superstudio 13 e al Superstudio di Tortona ed è la location più grande di tutte.
La superficie si estende su 10.000 metri quadrati su un unico piano di altrettanti 7.200 metri quadrati.
La forma dell’architettura è a zig-zag, che oltretutto rievoca lo storico logo dei tetti di Tortona. Il progetto della facciata di Superstudio Maxi è ideato da l’Art Director e fondatore Flavio Lucchini.
Il restauro dell’ex fabbrica siderurgica conserva l’architettura e la volumetria d’origine.  Quindi l’aspetto resta invariato.

L’INTERNO

Un gigantesco LEDwall di 200 mq e alto circa 11 metri accoglierà i visitatori, proiettando i contenuti visual con tanto di video dirette e i momenti più salienti su ciò che doveva accadere all’interno di Superstudio Maxi anche durante la Design Week 2020.

La Vision Room consiste in una sala multifunzionale di 200 metri quadrati. Un luogo interattivo, aperto a esperienze, corsi, proiezioni, conferenze, laboratori che coinvolgono gli spettatori.

Superstudio Maxi sarà quindi un luogo innovativo, un hub aperto al pubblico, che anima il quartiere di riqualificazione mediante eventi. Nel palinsesto inclusi i PASSION DAYS, sempre patrocinati dal Comune. I PASSION DAYS sono giornate rivolte ai frequentatori, dove i week-end tematici offriranno informazioni, shopping-experience, entertainment, incontri e diffonderanno la cultura a 360°.

L’INDIRIZZO

Superstudio Maxi
Via Moncucco 20142, Milano

Objets Nomades – L’esclusivo design di Louis Vuitton®

Era il 1854 quando Louis Vuitton, il luxury brand specializzato nel settore della moda, sviluppa nelle sue collezioni il tema del viaggio. Nel 2012 il marchio francese decide di creare delle sinergie con i più importanti studi di design internazionali. Tra questi, Patricia Urquiola, Atelier Alberto Biagetti e India Mahdavi.

Ha inizio così la storia degli Objets Nomades: una collezione rivoluzionaria e provocatoria, in continua crescita, composta da oltre quaranta oggetti e complementi d’arredo. Del resto moda, design e architettura sono da sempre accomunati da uno spirito comune: l’ideazione e la diffusione della bellezza, associati alle più sperimentali forme della creatività.

Ecco, allora, una breve lista degli Objets Nomades che più ci piacciono.

Swing Chair | Patricia Urquiola

Swing Chair è un dondolo sospeso disegnato da Patricia Urquiola. Un’amaca ispirata al fiore Monogram, coi suoi quattro petali inscritti in un cerchio perfetto. I due cuscini in pelle rendono la seduta più confortevole. Realizzata in corda con tecnica di filatura macramè, Swing Chair è sorretta da due staffe che rimandano ai manici delle iconiche borse di Vuitton. In particolare, Twist tote, Speedy e Sac Plat.

Se è vero che i dettagli fanno la differenza, la Swing Chair rappresenta l’apice della creatività e del gusto più ricercato firmato dalla designer Patricia Urquiola.
Le frange conferiscono alla seduta un aspetto ancora più “nomade”, mentre le rifiniture dorate nelle estremità inferiori, l’arricchiscono in modo elegante e discreto. La Swing Chair è per Louis Vuitton un’operazione minuziosa, che sfocia in una sperimentazione di pattern e texture che citano il fiore Monogram in grandi dimensioni.

Mandala Screen | Zanellato Bortotto

Si chiama Mandala Screen questo scenografico paravento creato per Louis Vuitton dallo studio italiano Zanellato / Bortotto. Si tratta di uno schermo decorativo che riprende nel disegno il classico disegno ornamentale della tradizione buddista. Il paravento Mandala è costituito da una struttura in metallo su cui si intreccia una trama di strisce in pelle di diversi colori, che formano un disegno “optical”.

GUARDA IL NOSTRO SERVIZIO SUI MIGLIORI PARAVENTI DI DESIGN

Surface Lamp | Nendo

Surface Lamp è un oggetto semplice ma geniale per la sua semplicità apparente. Porta la firma di Oki Sato, fondatore dello studio Nendo. Surface è un oggetto di design elegante e minimale ma soprattutto pratico e funzionale. Si tratta di un “foglio” in pelle traforata, supportato da un’asta in acciaio, che diventa una lampada portatile a LED. La lampada Surface è alimentata da una batteria USB ricaricabile e si accende automaticamente, quando viene arrotolata, grazie a un sistema di circuiti interni. Realizzata in pelle traforata per consentire maggiore diffusione di luce, Surface è disponibile nelle versioni Damier: la prima stampa a scacchi, che da oltre cent’anni distingue la Maison francese.

Surface presenta molte analogie con la Paper Torch di nendo, della quale rappresenta la versione più elegante e preziosa in fatto di materiali. La lampada Surface viene proposta in un apposito contenitore che la protegge quando non viene usata e che ne facilita il trasporto. Il manico in pelle della custodia rimanda alle tracolle delle iconiche borse di vacchetta.

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Anemona table | Atelier Biagetti

Il 2019 è stato l’anno del tavolo Anemona, un elemento d’arredo che rende omaggio al mare Adriatico. Il designer italiano Alberto Biagetti lo propone con un top in vetro che ricorda la forma ellittica degli specchi serigrafati anni ’30 di Cassina. La base, dalle forme fluide e “increspate”, si ispira al mondo marino. Anemona è un tavolo dalla forma imponente, maestosa e di forte impatto visivo.

Lounge Chair | Marcel Wanders

Tra i nostri Objets Nomades preferiti non poteva mancare la Lounge Chair di Marcel Wanders, che rappresenta una vera “oasi di relax”. «Travel constantly changes, inspires, and surprises you.» Con queste parole il designer descrive la sua Lounge Chair, che unisce il massimo comfort  a un’eleganza senza compromessi. Gli elementi che compongono la Lounge Chair di Marcel Wanders sono avvolti da cinture in pelle che rievocano le tracolle delle iconiche borse del luxury brand francese.

Lounge Chair è composta principalmente da tre parti in fibra di carbonio foderata in pelle e da un cuscino di forma cilindrica che, chiusi, si ispirano a un borsone da viaggio.

Cocoon | Estudio Campana

Chi meglio di Fernando & Humberto Campana poteva interpretare gli oggetti nomadi, ispirati al viaggio? I due fratelli brasiliani lo hanno fatto con la sedia sospesa Coocon, un sentito omaggio alla loro terra. La collezione Cocoon rappresenta infatti un’esplosione di colori. La struttura è realizzata con tecnica di stampa a 3D ad alta tecnologia: la stereolitografia. La poltrona è dotata di cuscini che rendono maggiormente confortevole la seduta. Esiste anche una versione ricoperta in montone. Cocoon è adatta sia negli interni, sia negli spazi outdoor.

Stool | Atelier Oï

Stool nasce dalle menti creative dei tre progettisti di Atelier Oï. Gli sgabelli della collezione Stool si rifanno alla tradizionale tecnica giapponese di piegatura della carta. Sono realizzati in alluminio polimerico rivesto in pelle. La collezione Stool è caratterizzata da colori vivaci e da linee, sottili ma estremamente robuste. Lo sgabello Stool ha infatti una portata di circa 100 kg. Piegato, lo sgabello si appiattisce e si può trasportare in una pratica cartella in cuoio. Un vantaggio da non sottovalutare per un oggetto nomade.

Swell Wave | matsys design

Per gli amanti del caos più ordinato, la libreria a mensole Swell Wave rappresenta la “new entry” 2019/2020 degli Objets Nomades di Louis Vuitton. Andrew Kudless, fondatore di matsys design, dà una forte impronta personale alla collezione d’arredo della maison francese, optando per il legno di rovere lucido. I ripiani della libreria Swell Wave, dalle linee discontinue, sono tenuti insieme da un sistema di lacci in pelle colorata che ricordano le imbragature degli alpinisti. Questi sono fermati da appositi rivetti forati, gli stessi utilizzati anche per le iconiche borse, i set di valigeria e gli accessori della Maison Louis Vuitton.

Photo credit: Philippe Lacombe

La nuova collezione Apulian Dandy, disegnata da Marcel Wanders per il brand pugliese Natuzzi, arriva finalmente in selezionati store Natuzzi Italia.

La linea di arredi per il living Apulian Dandy, di Marcel Wanders per Natuzzi, rappresenta la ripresa delle collezioni Agronomist e Oceanographer lanciate nel 2018.

La “Apulian Dandy Collection” di Marcel Wanders

Il celebre designer olandese Marcel Wanders collabora per il secondo anno consecutivo con Natuzzi e prosegue la sua idea dell’uomo dandy. Un viaggiatore che immagina il costante ritorno nella sua Itaca di riferimento, che in questo caso è la Puglia, la sua Madre Terra alla quale mostra devozione e gratitudine.

La collezione si ispira agli incantevoli  paesaggi pugliesi, ai colori della terra e del sole, alle inebrianti essenze aromatiche e dallo stile di vita mediterraneo, ormai celebre in tutto il mondo.

La collezione Apulian Dandy di Marcel Wanders si contraddistingue per le linee decisamente vintage, che in questo caso risultano più sottili e raffinate rispetto alle collezioni precedenti. Pelli diverse, metalli ben distinti, imbottiture ricercate.

La linea comprende diversi pezzi. Tra questi il divano multifunzionale Skyline, il mobile bar Skyline, la sinuosa chaise lounge Dove. E ancora, la lampada in vetro Dami (la cui sagoma richiama le damigiane usate per il vino), gli sgabelli Shield e i candelieri Dandy, realizzati con la tipica pietra chiara pugliese. Completa la collezione la libreria free standing Arch, che ricorda le architetture tipiche dei centri storici pugliesi. La libreria Arch è realizzata in vetro fumè e in larice nero, con specchio integrato nel lato posteriore. Tutti i prodotti della Apulian Dandy Collection di Marcel Wanders, come dicevamo all’inizio, sono ora disponibili in selezionati showroom Natuzzi, tra i quali il flagship store di via Durini a Milano.

Apulian Dandy: l’ispirazione

La Puglia, nota per l’immenso patrimonio artistico e culturale è il mood della nuova collezione 2019 di Natuzzi, rivisitata in chiave elegante e formale. Il tema è quello del viaggio introspettivo del dandy, interpretato dal genio creativo di Marcel Wanders.

Marcel Wanders concretizza a pieno l’idea del viaggio e del desiderio di ritorno del dandy nella sua Terra Madre. La collezione Apulian Dandy è semplice e lineare solo all’apparenza. Presenta infatti dettagli molto ricercati, che colpiscono a prima vista. Basti pensare alle rifiniture e alle cuciture delle poltrone o ai raffinati accostamenti dei materiali, scelti con estrema cura e attenzione.

Gli oggetti della collezione Apulian Dandy

Il Divano Skyline

Il Divano Skyline è una rivisitazione di chester più moderna e tecnologica, in piena linea con la collezione. Skyline Bar è anche convivialità, consente di mixare soluzioni open e closed base.

Si chiama Skyline il divano multifunzionale della collezione Dandy. Si tratta di un oggetto volutamente disallineato e irregolare nella parte superiore degli schienali. Skyline rievoca infatti la forma dei grattacieli delle grandi metropoli. Parole d’ordine, comfort e tecnologia. Le trapunte in matelassé sono fatte con il sapiente metodo artigianale e il divano si può inclinare a seconda delle esigenze, grazie alla meccanica di cui è dotato. 

Skyline Bar

Il mobile Bar Skyline è stato pensato per i momenti di relax, per sorseggiare qualche drink in compagnia anche dentro le pareti domestiche. 

Lo Skyline Bar potrebbe essere una valida alternativa al divano per ricevere gli ospiti e ha la caratteristica, con comune per questa tipologia di complemento, di essere “spostatile“. Il mobile bar è un arredo da poco rivalutato nel mondo del design. Era infatti passato di moda a fine 900, ma è tornato alla ribalta soltanto in questi anni. Molti mobili bar sono a incasso o addirittura angolari per sfruttare al meglio gli spazi. Skyline Bar è diverso in quanto offre la possibilità di spostarlo tutte le volte che vogliamo, a seconda delle necessità. Skyline Bar incontra i tipici gusti del ”dandy pugliese” a partire dal top in marmo, e richiama in pieno lo stile newyorkese.

Skyline ha la forma a parallelepipedo dagli angoli arrotondati (tipici dei complementi d’arredo anni ’60/’70). E dispone di tre ripiani interni, sui quali poter sistemare bottiglie e bicchieri, e di un top in marmo.

La chaise longue Dandy Dove

La proposta di Wanders, che arricchisce la collezione Dandy, è la chaise longue Dove. Un design sottile ed essenziale con evidenti richiami alle icone del design degli anni 50 e 60. Anche nella scelta dei colori…

La linea esile e dinamica della chaise longue Dandy Dove si ispira alla figura di una colomba in volo (“dove” in inglese significa colomba). L’ala della colomba funge anche da schienale. La chaise longue Dove permette di sdraiarsi in pieno relax oppure di sedersi, come su una normale poltrona.

 

1979-2019 – I “primi” 40 anni della caffettiera 9090 di Alessi

L’iconica caffettiera 9090, disegnata da Richard Sapper per Alessi, ha compiuto 40 anni. Progettata nel 1978 e commercializzata l’anno successivo, la moka 9090 di Richard Sapper è la prima caffettiera di Alessi a ricevere il prestigioso premio Compasso d’Oro. Non solo. È stata anche inserita nella collezione permanente del MoMA di New York. La caffettiera di Sapper non è solo la prima caffettiera in assoluto prodotta da Alessi. La mitica “9090” risultò fin da subito un oggetto rivoluzionario e proprio per questo molto imitato.

Storia di un’icona: la moka “9090”

Richard Frank Sapper, pur essendo nato in Germania, a Monaco di Baviera, ha lavorato principalmente a Milano, dove si è trasferito nel 1958, subito dopo la laurea. Le sue creazioni hanno contribuito a migliorare il corso degli eventi socio-culturali di quel periodo. Verso la fine degli anni ’50, l’Italia muoveva i primi passi nelle grandi e nelle piccole opere di design. Si ricercava una forma pragmatica, coerente e attenta: i prodotti dovevano soddisfare un gran numero di persone. Bisognava, infatti, riprogettare una nuova cultura, adatta alla borghesia dell’epoca e nello stesso tempo adeguata al mercato esistente.

Grazie allo stile rigoroso del designer Richard Sapper (scomparso nel recente 2015), la caffettiera prese forma. Nacque così la moka 9090 per Alessi.

Come è fatta la moka 9090 di Richard Sapper?

Realizzata in acciaio inox lucido inossidabile all’esterno e satinato all’interno, la caffettiera 9090  è dotata di una tecnologia avanzata con un sistema “a baionetta” che consente la chiusura della caldaia anche con una mano sola. E questo è solo uno dei 6 brevetti che proteggono la caffettiera (5 di utilità e 1 per il design).

Quando è uscita, la caffettiera 9090 era completamente diversa da tutte quelle esistenti sul mercato. La chiusura a scatto evitava le pericolose (e allora frequenti) esplosioni dovute a un eccesso di pressione. La forma tronco-conica con la base allargata le dona stabilità e le permette di assorbire al meglio il calore. Il manico (per la prima volta in metallo anziché in plastica) evita di fondersi col troppo calore. Il coperchio si solleva facilmente con il pollice della mano stessa che impugna la caffettiera. Decisamente intelligenti sono le soluzioni per il beccuccio antigoccia e per la chiusura a leva. Questi dettagli, insieme al suo design eccezionale, contraddistinguono questa innovativa moka, e la rendono ancora oggi estremamente attuale e unica nel suo genere.

I modelli della moka 9090 di Alessi

Realizzata in acciaio 18/10 stampato a freddo, la moka 9090 è ancora oggi in commercio ed è disponibile in quattro formati. Il modello piccolo da una tazza, due medi da 3 e 6 tazze, e nella dimensione magnum da 10 tazze. È stata realizzata anche una recente versione adatta per piani a induzione. Come per tutti i suoi oggetti, Alessi garantisce ancora (dopo 40 anni!) i pezzi di ricambio per la moka 9090.

Richard Sapper

Di formazione accademica, Richard Sapper dimostrò la sua grande abilità e il suo eclettismo nella scelta delle linee e dei materiali da utilizzare per i suoi prodotti. Sapper vinse ben 10 compassi d’oro per altrettanti prodotti. Il suo undicesimo e ultimo Compasso d’Oro (2014) fu l’ennesima onorificenza che premiò la sua brillante carriera da progettista. La motivazione: “Per aver unito il rigore tedesco e la genialità nel disegnare una moltitudine di prodotti straordinari e di grande successo in ambiti anche molto distanti tra loro”.

 

La storia del Salone e del Fuorisalone di Milano. 

Per fare da cornice alle giornate che anticiperanno le future tendenze d’arredo e del nostro vivere quotidiano, abbiamo scelto alcuni momenti che conferironoa Milano la dicitura Capitale mondiale del design (1991, in occasione del FuoriSalone – Interni Magazine).Federlegno, Cosmit (Comitato Organizzazione del Salone del Mobile Italiano) e FuoriSalone insieme al Comune, Regione, enti e varie istituzioni videro coinvolti progettisti, Aziende e personaggi noti che contribuirono a dare valori aggiunti alla città, rendendola sempre più competitiva e al pari delle altre metropoli in fatto di grandi opere e manifestazioni di portata globale. A seguirealcune curiosità che hanno fatto la storia del Salone Internazionale del Mobile e Fuori Salone.

C’era una volta…

Durante il boom economico e l’ industrializzazione Milano si aprì a nuove sfide circa l’innovazione e il made in Italy d’eccellenza. Col crescere della domanda nasce l’esigenza di una risposta più idonea, volta a migliorare la qualità dell’offerta e di ampliamento delle aree dedicate alla Fiera. Chiude definitivamente la Fiera Campionaria per dare vita a spazi più adeguati.

Ricordiamo il Padiglione Montecatini dei fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni che è oggetto di studio e ricerca nelle scuole di indirizzo.

1991 Nasce il Fuorisalone

Leggi la nostra Guida del Fuorisalone di Milano:

Leggi  la nostra Guida ai Design Destrict sempre aggiornata:

Per Fuorisalone si intendono tutti gli eventi nella città di Milano svolti in concomitanza alle date del Salone del Mobile. Mostre, arte, moda e innovazione sono il cuore pulsante delle manifestazioni.

1991  — Esce la prima guida (cartacea) ufficiale del FuoriSalone pubblicata da Interni Magazine voluta da Gilda Bojardi (attuale direttrice della rivista) che pubblicizza la grande rete di showroom destinata a diventare una connessione tra Aziende e clienti ma anche una serie di date e appuntamenti nella smart city. Per gli appassionati segnaliamo #Design Capital prodotto da Studiolabo che racconta le giornate della settimana del design. Lo streaming è una raccolta di testimonianze e impressioni lasciate dai progettisti.

Info:  http://www.milanodesigncapital.com/.

1998 – COSMIT riceve il Compasso d’Oro

Cosmit, Corporate Identity Program.

Nel 1994 Cosmit affida la cura della grafica al designer Massimo Vignelli/Vignelli Associates.

Pantone Super Warm Red è il protagonista assoluto della paperback che caratterizza l’ente. Le scritte sono di colore bianco. Nel 1998 viene assegnato il Compasso d’Oro a Cosmit per la grafica coordinata da Vignelli. Un orgoglio nazionale anche per i committenti stessi.

Il pluripremiato architetto-designer, noto ai tantiper aver diffuso il carattere tipografico helvetica, impartì lezioni di morale estetica e impose il less is more (il motto della scuola Bauhaus che privilegia l’eliminazione del superfluo per lasciare tutto a l’essenziale) negli studi dove operò propugnando la pulizia del tratto.

Design is one è un suo fondamento e docufilm: afferma che se sei in grado di progettare qualcosa, sei in grado di progettare ogni cosa; un altro suo celeberrimo manifesto è “If You can design one thing, You can design everything”. Oggi lo Studio Cerri & Associati/ Pierluigi Cerri, Alessandro Colombo coordinano le grafiche della Fiera.

2005 – La nuova fiera a Rho

Allo Studio Massimilano Fuksas spetta l’incarico di attribuire il valore estetico e sociale della nuova sede di Rho Fiera (prima era un’area riservata a l’ENI, dove c’era la raffineria di Rho-Pero).

La struttura è composta da un’onda di vetro e acciaio a forma tridimensionale, lunga un chilometro e mezzo con ottanta sale di convegno, otto padiglioni (due sono a due piani) per un totale di dieci. Non mancano panchine, chioschi per il relax e aree verdi .La vela è lunga 1.300 metri, larga 32 mt. e alta 23 mt. Costituita da pannelli di forme diverse l’un l’altro,  ricopre  interamente il corridoio principale che unisce i padiglioni.

Il Polo esterno è l’ampio parcheggioe contiene 10.000 posti auto. Il progetto è affidato alle mani esperte dello Studio Mario Bellini. L’ambiente circostante è dedicato alle strutture alberghiere e ristori comprendenti il relativo commercio, altri posti auto sono esclusivamente riservati alla Fiera. L’ampliamento della Fiera prevede anche il collegamento con Malpensa.

 20 anni di SaloneSatellite

Dal1997Cosmit si occupa  di eventi collateralied è inutile negare che il Satelliteè un luogo di scouting. L’area è interamente dedicata ai giovani. Alcuni lavori esposti sono soltanto prototipi e vincitori di concorsi che spetterebbero di essere testati, approvati e messi in produzione. Il Satellite vuole essere uno sguardo verso il futuro.

In occasione del decennale della mostra A dream Come True esce la I° edizione del libro ’Salone Satellite — 20 anni di nuova creatività” scritto da Beppe Finessi (edito da Corraini) dove omaggia e cita i tanti nomi di progetti e progettisti dalle passate manifestazioni.

Il Satellite vuol essere un atto di fiducia verso i nuovi talenti. Marva Griffin, madrina della rassegna (di recente nominata ambasciatrice del design italiano) è la portavoce di spicco dell’iniziativa che coinvolge i giovani e afferma di voler integrare i nuovi talenti nella realtà del design offrendo loro la possibilità di farsi conoscere meglio a l’interno della Fiera.

Il Padiglione, quindi, si arricchirà sempre più anno dopo anno con lavori provenienti da tutto il mondo.

Philippe Starck è il Best designer 2017

2018 – Il sodalizio tra il designer francese e il legno

La motivazione

“Per la coerenza con la quale negli anni è riuscito a creare oggetti che parlano un linguaggio internazionale. Un maestro del contemporaneo che continua a sorprenderci.”

La creatività e l’estro di Starck sono stati premiati al Salone del Mobile. Una svolta decisiva per la scelta di materiali dalla quale l’italiana Kartell e Starck sono usciti trionfanti. Il padre del Juicy Salifsi è lanciato in una nuova sfida e abbandona l’idea del policarbonato.

L’ unione tra legno e ferro è stata possibile grazie a l’ausilio e competenze delle aziende commissariate che contribuirono alla realizzazione dei prodotti. La collezione di sedie Woodè in quattro proposte: Queenwood, Kingwood, Princewood e Princesswood.  Linee ultramoderne senza precedenti e l’eleganza del legno firmate Philippe Starck.

 

 

 

Il Palazzo Rhinoceros di Jean Nouvel per Palazzo Fendi

È solo dalla fine del 2018 che Palazzo Fendi (che, tra l’altro, è anche il nome dell’omonima fragranza) ha trovato una nuova identità: Palazzo Rhinoceros.

Palazzo Rhinoceros è uno spazio polivalente aperto alla città. Oltre ad essere la sede della Fondazione Alda Fendi Esperimenti, sarà un hub di 3.500 mq animato da mostre d’arte, teatro, multimedialità, actions dove le persone possono trarre le ispirazioni più disparate.

La struttura preesistente del Palazzo Rhinoceros era costituito da un complesso di 3 case popolari di proprietà comunale. Gli edifici nuovi, un affascinante labirinto di corridoi, cortili interni, scale, ascensori, sono stati pensati come una sorta di rifacimento della città imperiale. L’obiettivo dichiarato è quelli di far diventare questo spazio recentemente inaugurato “un motore di creatività che farà nascere qui una città dell’arte”.

Un vasto programma di mostre (gratuite!)

Molte sono le dichiarazioni lasciate da Alda Fendi e da Jean Nouvel, l’archistar che ha firmato il progetto di Palazzo Rhinoceros. Con la piena consapevolezza che “l‘arte è vita”, l’imprenditrice ha voluto onorare Roma con un messaggio concreto e dal forte impatto. L’arte, continua Alda Fendi, è un bene imprescindibile che deve essere accessibile a tutti; deve sapere emozionare e coinvolgere il più possibile. Per questa ragione ha voluto che tutte le mostre fossero gratuite.

Il visitatore vivrà una serie di “full immersion” dedicate ai più grandi artisti: si incomincia con Michelangelo Buonarroti di cui, nella sezione Esperimenti, si possono visitare la celebre scultura “L’Adolescente” e la mostra  “Le visioni architettoniche fiorentine e romane”, entrambe fino al 10 marzo 2019.

Per avere maggiori informazione sulle mostre ospitate nel Palazzo Rhinoceros, si può visitare il sito della Fondazione Alda Fendi

I ristoranti e la terrazza

Per ammirare il panorama di Roma dall’alto non perdetevi la splendida terrazza con vista sul Foro Boario, sul Palatino e sui tetti della città, con le sue cupole e i suoi campanili. Nell’esclusiva zona ristoro è possibile gustare la cucina franco-russa di Caviar Kaspia (dello chef Giovanni Giammarino) e la fusion-orientale di Zuma.

La terrazza è aperta a tutti. Si può salire liberamente e bere un drink godendosi lo strepitoso panorama di Roma. Da qui si possono anche ammirare le più ricercate installazioni di lighting che illuminano la capitale. Come quella che illumina l’Arco di Traiano, ideata da Vittorio Storaro con la figlia Francesca e l’installazione Virtus And Fortuna di Raffaele Curi, proiettata sul colle Palatino. 

Ospitalità a Palazzo Rhinoceros? The Rooms of Rome!

Sarà anche possibile soggiornare nel Palazzo Rhinoceros e vivere un’esperienza unica, da ricordare per sempre. Il progetto The Rooms of Rome mette a disposizione del pubblico 24 residenze, pensate più come appartamenti temporanei che come camere d’albergo.

Ogni appartamento, dotato di bagno, cucina, zona living e zona notte con armadi, è pensato per dare agli ospiti il massimo comfort e la massima indipendenza. Le residenze di The Rooms of Rome sono una diversa dall’altra e sono state tutte curate dall’Atelier Nouvel. Sono tutte arredate con uno stile minimale, con mobili di design e con un’atmosfera lasciata un po’ decadente. I vecchi muri dai mattoni a vista, gli intonaci scrostati, i pavimenti originali lasciano trasparire la storia autentica del Palazzo.

Per tutti coloro che decideranno di pernottare presso The Rooms of Rome, non mancheranno intrattenimenti vari, tra cui showcooking, visite private e trattamenti dedicati al tema della bellezza.

Per chi volesse pernottare a Palazzo Rhinoceros (il costo parte da €359 a notte) il sito da visitare è: The rooms of Rome.

«Un safari dell’anima dai bagliori di porpora nella savana africana. Rifugiati attoniti con remoti inconsci. Una stele di Rosetta risolta tra il trabordare del Tevere, Roma e i popoli del mondo a lei assoggettati. Assecondando Svetonio e Ammiano Marcellino.

Essere in sintonia con le geometrie del tempo con un occhio vigile sui porti bloccati di ogni epoca. Con i cromatici inganni del nero. Del bianco. Ritornare alla porta del Palatino per l’incontro fugace con chi sancisce – immutabile – gli ordini del tempo.

Ritornare docili. Riassumere la storia. Impensabile? È la stessa volontà che, in esempi socratici, lambisce la nostra anima contemporanea. Contemporanea?

 

 

 

RENZO PIANO. PROGETTI D’ACQUA

C’è tempo fino al 6 gennaio 2019 per visitare ‘Renzo Piano. Progetti d’acqua’, la mostra  in corso a Venezia presso la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, (conosciuta anche come Il Magazzino del Sale, sestiere Dorsoduro, Zattere 266), curata dallo stesso Architetto in collaborazione con Studio Azzurro. Se non non avete deciso dove trascorrere le festività natalizie e siete cultori della bioarchitettura, siete nel posto giusto.

LA LOCATION

A Venezia, i Magazzini del Sale furono molto importanti. Quando non c’erano le celle frigorifere né i frigoriferi, ricorsero alla costruzione di fabbricati adatti a contenere enormi quantità di saline. Collocata in un punto geografico strategico, Venezia, era sopratutto una potenza marittima. Il sale era una ricchezza, serve tuttora per la conservazione di tanti viveri e veniva utilizzato come merce per scambi commerciali. Fu così che tra la prima metà del 1200 e il 1400 inoltrato costruirono edifici pronti a contenere tonnellate di sale e nacquero i celebri Magazzini del Sale, dove a l’esterno del complesso è sempre presente l’antica scritta Emporio dei Sali.

LA MOSTRA

Perché l’acqua? L’acqua è un bene prezioso e rappresenta l’equilibrio perfetto tra forme e proporzioni. Lo stretto legame tra architettura-acqua è una tematica sempre più attuale ma in realtà esisteva già da prima. Basta ricordare la Casa sulla cascata (Fallingwater) di Frank Lloyd Wright o più semplicemente la storia dell’arte e dei centri urbani: fontane, ponti, piscine olimpioniche, dighe e acquedotti. Renzo Piano ha sempre avuto ben chiaro fin dagli inizi carriera il concetto dell’acqua, afferma di fare malvolentieri lavori dove manca l’acqua e il titolo della mostra è tutto in programma.

Le istallazioni sono state pensate per aprire una finestra di dialogo, un’aperta comunicazione con gli spettatori “per stare più vicini”. Staccati dalle pareti, grazie ad un sistema di pannelli, gli otto maxi schermi proiettano i sedici progetti selezionati da Renzo Piano che conferiscono al corpus dell’esposizione, arricchendola di maggiore spessore con atmosfere sensoriali (nella fattispecie rumori e suoni della natura). Tra i sedici progetti non mancheranno i video del recupero del Porto Antico di Genova (datato tra il 1985 e il ’92), l’imponente Shard a Londra, Le barche, Pompidou e il museo d’arte moderna Astrup Fearnley ad Oslo.

INFO SULLA MOSTRA

Renzo Piano. Progetti d’acqua. Messa in scena di Studio Azzurro
Progetti di Renzo Piano Building Workshop

Date: 24 maggio 2018 – 6 gennaio 2019
Dove: Magazzino del Sale, Zattere 266, Venezia

Biglietteria e Bookshop
Spazio Vedova, Zattere 50
dal mercoledì alla domenica: 10.00 – 17.00 (ultimo ingresso 16.30)

Biglietti
Intero: 8 euro
Ridotto: 6 euro
Studenti fino a 26 anni: 4 euro
Famiglia (due adulti con figli minorenni): 16 euro
Bambini fino a 10 anni: gratuito

foto: ©Studio Azzurro

http://www.fondazionevedova.org/spazi-espositivi/magazzini-del-sale/il-progetto-di-renzo-piano

Tra le novità più importanti del FuoriSalone c’è indubbiamente la nascita del Lambrate Design District, la naturale evoluzione dell’omonimo quartiere dopo l’uscita di Ventura Project che si è spostata in zona Loreto. E che qui si divide in ben tre locations: precisamente in via Paisiello 6, via Donatello 36 e in viale Abruzzi 42. Lambrate Design District, da alcuni definita “la nuova Brooklyn italiana” è un luogo che esula dal caos della città meneghina.

GUARDA LA NOSTRA GUIDA AI DESIGN DISTRICTS DEL FUORISALONE

Le new entries di quest’anno del Lambrate Design District sono rappresentate da una serie di eventi e incontri pensati per designer e professionisti, ma anche per studenti. Sono confermate infatti la presenza della Scuola Mohole (via Ventura 5), NID–Nuovo Istituto di DesignAccademia Umprum di Praga e dell’Academie Artemis di Amsterdam che presenteranno i progetti più interessanti, mentre l’architetto fiorentino Simone Micheli sarà il protagonista di due mostre: Hotel Regeneration, in via Ventura 14, con oltre 4.000 mq espositivi e The precious apartment in Puntaldìa (presso Simone Micheli Studio Gallery).

Il Lambrate Design District ospita anche due eventi dedicati allo street food. WEating 2018, nel giardino interno di Din-Design In, e Street Food Experience presso Giardino Ventura, dove I visitatori potranno godersi anche serate di musica live e coinvolgenti dj set.

Tra gli eventi che ritornano anche quest’anno, non mancheranno FuoriSalmone e DesignCircus a Spaziodonno e ancora Studio CR34 (via Conte Rosso) e Shared House: Architettura Co-individuale, in via Ventura 3.

Ma non c’è solo il Lambrate Design District… Il FuoriSalone è anche e soprattutto Brera con la sua Accademia di Belle Arti, Porta Genova, da non dimenticare Superstudio Più in Zona Tortona, Porta Venezia, La Triennale di Milano, il Quartiere Isola (non lontana da Piazza Gae Aulenti) e molto altro.

Se volete conoscere il meglio degli eventi del FuoriSalone, potete leggere la nostra ormai celebra “Guida al meglio del Fuorisalone, zona per zona“.

Per gli addicts, le hastag da seguire saranno quindi: #fuorisalone, #fuorisalone2018, #fieramilano, #milandesignweek, #design, #salonedelmobile & #superstudiopiù

Marta Grossi è Art Director e illustratrice, vive ad Hong Kong, si diverte a raccontare storie incredibili.

I mood che rappresenta nelle bucce di banane stanno girando da molto tempo nei blog e siti web di design internazionale. Alla giovane Marta viene in mente di realizzare il progetto Banana Graffiti tre anni fa, mentre era al Wet Market di Wanchai, dove i venditori di frutta scrivevano nella buccia di banane il prezzo con il pennarello rosso.

Marta inizia così a portare caschi di banane al lavoro, personalizzandole con illustrazioni e scritte per i suoi colleghi. Il suoi lavori fanno presto il giro del mondo e presto arriverà una nuova collezione speciale di Banana Graffiti anche in Italia.

Stay tuned!

La storia.

Ogni banana è una semplice ed unica tela,

ed ogni banana è differente.

Questo è un progetto artistico aperto e fondato su un supporto economico ed ordinario,

che può essere trovato facilmente da chiunque.

Ogni banana muta in base alla maturazione,

dal verde acerbo a piccole macchie marroni,

ogni piccola imperfezione la rende perfetta per la mia continua esplorazione.

Personalizzo ogni banana durante la notte,

e mangio la stessa banana per colazione il giorno dopo.

Questo è uno spazio temporaneo per testimoniare che

creatività, arte ed ispirazione possono celarsi ovunque.

 

© Image courtesy of: Marta Grossi & Banana Graffiti.

www.behance.net/MartaGrossi

 

 

 

 

Una grande mostra personale, quella dal titolo “Dans le jardin, dans le ciel, dans la cave” di Alberto Biagetti alla “Gallerie Italienne” di Parigi, dove sono state esposte dal vivo molte opere del designer italiano, noto per aver prestato collaborazioni con Yoox, Zerodesign, RaiSat, la Triennale di Milano e tante altre realtà di spicco del mondo della creatività. Tra queste, la celeberrima collezione di sedie “impagliate-impazzite” Vincent.

L’opera di Alberto Biagetti scava alla ricerca di culture dimenticate che il designer reinterpreta in chiave personale, elaborando i materiali più variegati e riuscendo sempre a coniugare la sua grande creatività all’handmade. Una ricerca tra l’anima e il corpo degli oggetti, tra forme dinamiche e tridimensionalità.

“Dans le jardin, dans le ciel, dans la cave” è anche una sorta di viaggio introspettivo in cui Alberto Biagetti non si limita ad aprire le valigie a noi spettatori, bensì, ci rende partecipi di un’inesorabile mappa concettuale di tutti i lavori esposti.

http://biagetti.net/it

 

 

 

È il 2001 quando Silvano Arnoldo e Massimiliano Battois iniziano la loro attività a Calle dei Fuseri, nei pressi di Venezia. Arnoldo][Battois sembra essere un marchio come altri ma in realtà non lo è per niente.

Le collezioni che i due designer propongono, i loro iter professionali e le loro competenze, li hanno trasformati nell’arco di poco tempo in una delle coppie creative più apprezzate nei salotti della moda più esigente.

Caratterizzate da una grande attenzione e cura di ogni minimo dettaglio, le loro creazioni vanno incontro a nuove tendenze; sono il risultato di un mix perfetto che affonda le radici tra arte e storia e che si percepisce in ogni collezione presentata fino ad oggi.

Nelle collezioni A/I e P/E 2012, la coppia Arnaldo & Battois rende omaggio alla polaroid; in seguito scoprono un vintage rinnovato… Forme piatte e richiami medievali, tonalità “grigio-armatura” per poi ricadere su ispirazioni sempre più mirate (salvia, turchese, cognac rosato…), mentre i celebri modelli Elefante, Falena e Colibrì, restano imprescindibili “must-have” per chi non sa rinunciare al gusto del moderno più ricercato.

La collezione Primavera Estate 2013 è invece ispirata ai colori del design anni ’50: un gioco di contrasti tra arancione, avorio, cedro, tonalità del grigio, fucsia, blu pervinca che mettono in risalto i diversi accostamenti delle texture di pelle.

Architetture dinamiche, cromatismo e contemporaneità unite alla sperimentazione dei materiali che trovano nuovi volumi, destinati a durare nel tempo. Questo è Arnoldo][Battois.

http://www.arnoldoebattois.com/

Copyright© Immagini – Arnoldo][Battois

 

È il free-lance designer contemporaneo che negli ultimi anni si è maggiormente espresso in materia di arte calzaturiera. Formatosi alla scuola di Bezalel Academy of Arts & Design, fin da subito dimostra d’aver le idee chiare e precise. Progettare, realizzare scarpe ispirate a temi e ambienti più disparati.

Materiali di alta qualità, creatività e grande competenza in fatto di scelta costituiscono parte integrante delle sue creazioni. Personalità e originalità senza precedenti; un successo “forse” inaspettato che porta indubbiamente il nome e cognome di Kobi Levi. Le sue scarpe-scultura non passano certo inosservate! Considerate da molti veri e propri capolavori, sono il frutto della sfrenata fantasia di questo designer israeliano che non finisce mai di stupirci. Per citarne alcune: l’iconico modello ispirato al “Blond Ambition Tour” di Madonna, le celeberrime “Chewing gum shoes”, le scarpe ispirate agli animali, fino ad arrivare alle ultime creazioni 2012: “The Cheerleader” (in due colori: blu & rosso) e il sandalo estivo “Sling shot”, con un forte richiamo alla fionda…

Cosa dire di più? Non possiamo fare a meno di nutrire una sorta d’ammirazione nei confronti di questo artista-designer, all’apice del successo, che ha avuto il coraggio di esprimere la sua forte personalità in modo così unico ed estroso, con fantasia e grande creatività.

Per il resto… ai posteri l’ardua sentenza!

http://kobilevidesign.com

www.virtualshoemuseum.com/kobi-levi