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Stavolta parliamo di grafica, precisamente di un font braille che (alla vecchia maniera, quella non fatta da tastiera e display) presenta un metodo di comunicazione completamente nuovo.
Quanti di voi si saranno cimentati a capire il braille? Quei punti che permettono a tutti i non vedenti di non leggere queste macchie nere che percepiamo come lettere.
Kosuke Takahashi progetta allora il Braille Neue, un carattere tipografico dal forte valore sociale. Il primo font che unisce diverse capacità di lettura: un linguaggio che davvero tutti possono capire.

Di cosa si tratta

Braille Neue combina il tratto grafico delle lettere con il linguaggio braille, incrociando le due letture e presentando qualcosa di veramente nuovo e di unione.
Un carattere che risolve uno dei problemi fondamentali della comunicazione offline, soprattutto quando si tratta di fornire informazioni immediate in uno spazio pubblico.

L’idea non poteva che nascere in vista della Olimpiadi di Tokyo e delle paralimpiadi 2020. Beh, piccolo genio giapponese, ci hai visto lontano!

Piccoli aspetti tecnici

Il font Braille Neue è stato sviluppato per adattarsi a due versioni: una seguendo l’alfabeto occidentale (Braille Neue Standard) e una seguendo il tratto giapponese (Braille Neue Outline).
Lo vedremo prossimamente nelle metropolitane, negli ospedali, negli stadi o chissà dove? Sinceramente, me lo auguro!

www.kosuke.tk

Il designer israeliano Dan Spiegelmann invita tutti a entrare nel suo confessionale mobile per buttare fuori tutto quello che tormenta la nostra anima.
Quante volte abbiamo avuto la voglia di urlare un nostro segreto, o ammettere a noi stessi un pensiero?
Quanto poco conosciamo delle persone e quanto poco ci accorgiamo che siamo tutti uguali?
“Non so cosa fare nella vita”, “Ho dei dubbi sulla mia sessualità”, “Parlo con me stesso tutto il tempo”, “Sto passando un brutto momento”…

Il progetto insolito di Dan si basa proprio su questo pensiero: invitare le persone ad avere un attimo di sollievo e svelare i propri segreti senza essere giudicati.

Mobile Confessional

In ebraico si dice “un dolore condiviso è un dolore dimezzato”. Nasce così Mobile Confessional, una scatola vagante che invita le persone a entrarci dentro una ad una per buttare su un Post it colorato i propri pensieri.

Senza alcuna firma e in maniera completamente anonima, frasi e parole riempiono le pareti di quel piccolo spazio che diventa magicamente un luogo dove poter essere se stessi.
Scrivere e condividere qualcosa che teniamo dentro di noi ci fa sentire più sollevati, meglio. È persino costruttivo anche per chi dopo entra dentro, perché potrebbe non sentirsi più solo e abbandonato.

Siamo tutti uguali, tutti che condividiamo le stesse paure, ma abbiamo solo paura di parlare.
Un progetto che analizza come si muovono le persone, analizzandole nel loro aspetto socio-culturale.

www.talgur.com
www.dspdesign.co.il