Isetta, quando la prima city-car era italiana

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Un fenomeno mondiale, partito da Bresso alle porte di Milano. Il 9 aprile 1953 è la data di presentazione di questo rivoluzionario veicolo a tre ruote, destinato a trovare nel mondo quel successo che purtroppo è mancato in Italia, tanto che oggi pochi ne conoscono la storia.

Due posti con accesso frontale, motore da 200 a 300 cc, due o quattro tempi con raffreddamento forzato ad aria, l’Isetta prodotta dalla Iso Rivolta, e inseguito da altre aziende straniere, è stata una risposta alla motorizzazione di massa negli anni del boom economico, ma ancora oggi risulta innovativa, unica e molto apprezzata.

Negli anni Cinquanta nasce il tessuto industriale nazionale, si manifestano irripetibili fattori di crescita economica e sociale, progettazione e comunicazione si combinano come mezzo strategico per l’affermarsi di aziende e prodotti in ampi e spesso nuovi settori di consumo. Con la produzione nasce la motorizzazione di massa, di alcuni decenni in ritardo rispetto a paesi più avanzati come gli Stati Uniti, ma sotto la spinta del nostro migliore design, si affermano prodotti unici a livello internazionale. In questo periodo particolarmente coraggioso, a Bresso, periferia nord di Milano, vede la luce uno degli emblemi dell’epoca per innovazione, design e spirito imprenditoriale: l’Isetta della Iso Rivolta. Una sorta di uovo metallico, passato da tre a quattro ruote per una migliore stabilità, è una via di mezzo tra lo scooter e l’utilitaria, con lo scopo di fondere in un solo veicolo i vantaggi delle due tipologie. La casa produceva già, con motori e meccanica di eccellenza, scooter e motocicli come l’Isoscooter 150 F, l’Isomoto GT e l’lsosport 125. Ma grazie al talento dei suoi progettisti Ermenegildo Preti e Pierluigi Raggi, e all’intraprendenza del titolare Renzo Rivolta, si decide di produrre e commercializzare al prezzo di 335 mila Lire, un veicolo e due posti assolutamente innovativo, dotato di singola portiera frontale, volante e pedaliera automobilistica, nel minimo degli ingombri esterni (la lunghezza della versione Bmw è di 216 cm). Ampie superfici vetrate, tetto apribile, carrozzeria dal disegno anche troppo avveniristico per quel periodo, tanto che il successo commerciale stenta a manifestarsi e l’azienda cede la licenza di costruzione all’estero. Nel 1955 conclusa la produzione della Isetta, la casa riprende con moto e scooter, in seguito spostandosi a Varedo, con auto sportive e da corsa fino agli anni ’70.

In Germania la Bmw invece produce la Isetta in qualche centinaio di migliaia di unità, permettendosi così di superare la grave crisi postbellica. Ma la vetturetta viene apprezzata e prodotta anche in Francia, Spagna e Brasile, creando estimatori e raduni in ogni parte del mondo.

Oggi a Bresso grazie al perseverare di un ristretto gruppo di appassionati, che costituiscono il Comitato IsoMillenium, si cerca da anni di creare una doverosa sede museale, proprio nelle strutture superstiti della casa madre. Il Comitato presiede a tal fine l’opera di mediazione con gli enti locali, e soprattutto organizza raduni internazionali aperti ad ogni auto o moto con marchio Iso.

Un solo pensiero finale: dopo il museo industriale, perchè non fare dell’Isetta una nuova e aggiornata auto elettrica??

www.isomillenium.it

4 thoughts on “Isetta, quando la prima city-car era italiana

    1. Design Street Post author

      Già… se si guardasse più al passato si capirebbe che ci sono molti progetti validi che meriterebbero di essere sviluppati o semplicemente aggiornati, senza dover cercare a tutti i costi qualcosa di nuovo!

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  1. arnaldo tinchero

    mio zio Mario era un responsabile tecnico della Isorivolta e da bambino spesso andavamo nelle valli bergamsche a provare e poi ad usare regolarmente la splendida Isetta.
    Mi piacerebbe trovarne una da acquistare o perchè no un gruppo di innamorati pronti a farla diventare elettrica.
    La mia mail [email protected]
    Abito a Milano

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  2. marco forloni

    Ciao Arnaldo contatta l’associazione IsoMillenium -www.isomillenium.it- che opera a Bresso per manifestazioni e raduni ufficiali, stanno cercando anche di realizzare il museo della Iso Rivolta nei padiglioni rimasti della fabbrica.
    mf

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