PIERO LISSONI

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In occasione del Salone del Mobile abbiamo incontrato Piero Lissoni, architetto e designer, col quale abbiamo fatto quattro chiacchiere sul mondo del design, all’interno dello stand Porro.

.Piero LissoniDS: Cos’è per lei la progettazione? Come ha capito che la progettazione sarebbe stato il suo futuro?

PL: Io credo di esserci nato, di aver cominciato a progettare perché era quello che sapevo fare; poi come farlo e in che modo progettare è venuto fuori dopo. L’idea della progettazione intesa come tentativo di fare delle cose è una caratteristica un po’ fuori misura per un bambino, e io non sono cresciuto come un nerd, ma come un “monello di strada”, però penso che la progettazione ha sempre fatto parte di me. La progettazione è uno stato tra il mentale e il culturale, sono due mondi che si elidono, si incrociano e si toccano.

Piero Lissoni

Divano “Dumas” per Living Divani

DS: Lei preferisce definirsi più architetto o designer? E come integra l’architettura nei suoi progetti?

PL: Architetto! Perché io ho studiato architettura al Politecnico di Milano, e questa è una facoltà scientifica e umanistica allo stesso tempo. Un architetto che si laurea a Milano, o per lo meno chi si è laureato nel mio stesso periodo, ha imparato la capacità di saper fare tante cose. Vitruvio stesso dedica in un trattato questa idea rinascimentale di saper fare tante cose contemporaneamente, facendo un elenco quasi infinito di competenze. Quindi direi architetto, rigorosamente architetto!

Piero Lissoni: Tavolo Per Cassina

Tavolo “9” per Cassina

DS: Secondo lei, come si è evoluto l’insegnamento all’interno del Politecnico?

PL: Penso si sia evoluto in piccolissimi settori, e secondo me l’evoluzione è stata molto cruda. I politecnici hanno portato un’evoluzione incredibilmente positiva nei confronti dell’ingegneria. Questo lo vedo meno nell’architettura, perché è stata divisa in due zone (Bovisa e Leonardo), e in più adesso c’è la suddivisione in vari settori di carattere anglosassone. Quindi da un certo punto di vista, io ritornerei un pò indietro, a quello che era l’architettura prima, semplicemente perchè alcune volte il passato è molto più intelligente di quello che ci siamo costruiti. Nonostante questa mia opinione, non si può discutere che il Politecnico sia una delle eccellenze mondiali, anche se ormai i modelli di insegnamento sono abbastanza simili in tutte le università del mondo. Ma sono molto positivo.

Piero Lissoni

Credenze “Commodore” per Glas Italia

DS: A cosa si è ispirato alle nuove novità per questa edizione del Salone del mobile?

PL: In realtà non c’è nessuna ispirazione, o semplicemente c’è un’evoluzione. L’ispirazione è sempre un po’ casuale, mentre l’evoluzione del progetto è un pensiero a cavallo tra la logicità e il colpo di fortuna, però è un processo. Secondo me, bisogna levarsi dalla mente di raggiungere i modelli innovativi.

Piero Lissoni

Sedia “Piuma” per Kartell

DS: Secondo lei, come si è voluto il design italiano? C’è ancora la ricerca dell’oggetto iconico o si ci vuole basare più sull’utilità?

PL: In realtà nessuno ha mai voluto realizzare un progetto “iconico”, ma se lo diventa è perché, grazie a una specie di chimica misteriosa, il progetto sopravvive, si ritrasforma e ritorna fuori di nuovo. Chiunque faccia questo mestiere, deve uscire dall’idea di riuscire a progettare qualcosa di intramontabile. Usando un eufemismo, “per colpo di fortuna” alcuni progetti diventano iconici, ma non per questo tutti sono i migliori e quelli più giusti. Forse per quanto riguarda il design italiano di oggi, possiamo parlare di icone soltanto fra vent’anni. Nella realtà, tutto quello che viene presentato al Salone del mobile, il 99% scompare e viene dimenticato. Non bisogna pensare che una volta che si è avuto “un colpo di fortuna”, si avrà per sempre! Pensiamo un po’ alla storia dei Rolling Stones.

 

DS: Qual è il consiglio che vuole dare ai giovani designer?

PL: Come ho già detto, consiglio di essere multitasking, e di non fermarsi al saper fare solo una cosa. Ma soprattutto di stare con “i piedi per terra”, perché il mondo della progettazione non è così semplice come sembra.

 

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