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Un imperdibile Frank Lloyd Wright Tour a Chicago (e dintorni), accompagnati da Design Street, alla scoperta delle più belle architetture pubbliche e private del grande architetto americano.

Visitare Chicago è una festa per gli amanti dell’architettura. Da Louis Sullivan a Ludwig Mies Van Der Rohe, da Rem Koolhaas a Frank Gehry, tutti i più grandi architetti del mondo hanno lasciato qui la propria firma. Dalle basse ville monofamiliari fino alla Willis Tower (il grattacielo più alto degli Usa con i suoi 108 piani e i 527 metri di altezza) la città si presenta come un laboratorio in continua evoluzione che non dà segno di volersi fermare.

Ma Chicago è soprattutto la città (adottiva) di Frank Lloyd Wright, uno dei più grandi architetti della storia, che qui ha lasciato la più alta concentrazione di suoi edifici; in particolare le cosiddette “Prairie Houses” che, nel primo decennio del 1900, rappresentano una delle vette più alte mai raggiunte nel campo dell’architettura domestica.

Influenzate nei primi anni dall’opera del suo grande maestro Louis Sullivan, le Prairie Houses acquistano col tempo quei caratteri che segneranno poi il suo stile così personale e riconoscibile: linee orizzontali, finestre a nastro, pianta libera, scomposizione dei volumi, arredi fissi, una cura estrema e ricercatissima in ogni singolo dettaglio.

Eccomi dunque a Chicago, pieno di entusiasmo e pronto per iniziare quello che fin dai tempi dell’università è stato il mio sogno: un “Wright Tour”. Un viaggio alla scoperta delle opere del grande Maestro che parte da qui, ma che mi porterà in altre città e in altri Stati (dato che sono tantissime le testimonianze lasciate dall’architetto nel suo Paese). Un tour che, pur nella sua incompletezza, comprende quasi una ventina di architetture. Non male per un inizio.

Dopo aver goduto di un sensazionale “Boat Tour” che, lungo il Chicago River, porta gli appassionati a scoprire oltre 50 fra i grattacieli più famosi della città (organizzato dalla Chicago Architecture Foundation), arriva finalmente l’ora di Wright. Prima tappa, Oak Park, la zona residenziale dove dal 1900 al 1909 Wright ha costruito una decina di residenze. Mi organizzo e, armato di bicicletta a noleggio, ho potuto girare liberamente alla scoperta delle numerose ville (tutte splendidamente conservate ma purtroppo non visitabili all’interno), compresa la casa-studio dove visse e lavorò fino al 1909 (l’unica aperta al pubblico).

Per finire con l’imponenza dello Union Temple, una monumentale quanto innovativa chiesa in cemento, un materiale mai usato prima per un edificio così rappresentativo.

La seconda tappa del Frank Lloyd Wright tour di Design Street ci portadall’altra parte di Chicago per una visita guidata a uno dei suoi massimi capolavori: la Robie House del 1909 (a pochi passi dal celeberrimo campus del Illinois Institute of Technology di Mies Van Der Rohe!).

Di nuovo nel centro di Chicago, per scoprire un cameo: la lobby della Roockery, un pesante edificio per uffici nel Financial District all’interno del quale Wright ha operato un completo restyling interno.

Vi devo raccontare un curioso aneddoto: camminando per un quartiere insospettabile della periferia, butto l’occhio alla vetrina di un’agenzia immobiliare locale e con grande stupore vedo una casa che mi ricorda qualcosa. Mi avvicino e scopro in vendita, in mezzo a decine di villette anonime una delle ville di Wright. La Isidore Heller House, del 1897. Uno dei pochi edifici a 3 piani, di “16 camere più garage”, che veniva via (prezzo ribassato!!!) per “soli” 2  milioni e mezzo di dollari… Un affare, no?

Con Chicago, sono a posto. A questo punto mi sposto nel Sud dell’Illinois, a Dwight, alla scoperta della First National Bank .

Ancora a sud ed eccomi a il nostro Wright tour ci porta a Springfield, dove troviamo una splendida villa molto influenzata (come tante architetture di Wright, dopo il suo illuminante viaggio in Giappone) dallo stile del Sol Levante. È la Dana-Thomas House, progettata nel 1902 e ad oggi considerata la meglio conservata e la più completa delle “Prairie Houses”.

Un volo per Buffalo, nello Stato di New York, a scoprire un altro capolavoro assoluto: la Darwin Martin House. Solo un colpo di fortuna mi ha permesso di visitarne gli incredibili interni, dato che non mi ero prenotato la visita e che il tour era al completo. Non so come, ma hanno fatto uno strappo alla regola e così anche quell’ultimo gioiello mi è stato svelato. Un grazie alle gentilissime e arzille signore che, all’età in cui le persone si godono la pensione, fanno volontariato alla fondazione!

Il Wright tour di Design Street per ora termina qui. In occasione del mio prossimo viaggio negli USA farò tappa alla casa sulla cascata!

http://gowright.org

Sabato 19 ottobre. Raggiungo piazza Duomo, che sono le 14 e 30. Pedalo con una bicicletta non mia. Io, appassionato motociclista, me la sono fatta prestare da un amico per non perdere un appuntamento che aspettavo da mesi. Mentre pedalo, traballante sul selciato del Duomo, vengo superato da altre biciclette. Le seguo. Tutte si fermano davanti al cartello giallo che segna il punto di ritrovo dell’Urban Bike Tour di Mh-Way. Sono tante. Decine. Forse un centinaio… Scoprirò più tardi che si sono iscritti quasi 200 appassionati di design, di architettura e, naturalmente, di bicicletta.

Da lontano riconosco Makio Hasuike, il designer giapponese (che però vive in Italia da 50 anni), fondatore e mente del brand MH-Way. Mi saluta col suo sorriso aperto, soddisfatto del successo dell’evento. Tra i partecipanti, spunta anche Denis Santachiara. Decisamente un evento di design.

Tra i partecipanti, persone di ogni età. Tanti i giovani. Vedo una mamma che porta la figlia sul sellino posteriore. Una bicicletta traina un carrello dove sta ritto un cagnolino che si guarda intorno, orgoglioso della sua sistemazione.

Molti ciclisti sfoggiano per l’occasione le proprie borse e gli zaini firmati MH-Way, segno di fedeltà a un brand che ha fatto la storia del design in Italia. Viene distribuito a tutti un kit contenente un libricino giallo. Una guida che ci accompagnerà nel tour alla scoperta delle più belle architetture moderne di Milano.  Un’occhiata al percorso. Memorizzato. Si parte!

Il percorso è un tuffo in alcune tra le più belle architetture italiane del 900. Si ammirano opere di Muzio, Gio Ponti, BBPR, fino alle avveniristiche costruzioni contemporanee dello studio, tutto femminile, Grafton Architects. Edifici che conosco bene, ma che rivedo sempre volentieri.

È incredibile come la città cambi, esplorandola con una bicicletta. Tutto sembra più bello, più a misura d’uomo. Si scoprono scorci che stupiscono anche me, che vivo nella captale lombarda da oltre 20 anni!

Il tour non è semplice. Una dozzina tappe in altrettanti di chilometri di percorso, attraversando  una città che non è certo “bike friendly”. Ma la fatica è ripagata dalle emozioni.

La meta finale (a sorpresa) ci porta a fare una merenda collettiva in uno dei tanti, splendidi cortili interni che Milano custodisce gelosamente e che raramente apre al pubblico. Mi guardo intorno e vedo decine e decine di biciclette che si riposano, come i loro proprietari, soddisfatte di una giornata all’insegna della cultura, dell’architettura, del design.

Aspettando la prossima edizione.