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Un viaggio alla scoperta delle più belle case sugli alberi di design nel mondo. Per vivere immersi nella natura, senza rinunciare al comfort e allo stile. 


 “Chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria”.
(Il barone rampante, Italo Calvino)

Un hotel rivestito di specchi sospeso tra gli alberi. Una casetta in legno circondata dai ciliegi, dove degustare tè. Una galleria d’arte contemporanea a 4 metri da terra. Sono le case sugli alberi del nuovo millennio. Opere architettoniche sospese tra cielo e terra dove immergersi nella natura, senza rinunciare al design e al comfort. 

Sì, vivere in una casa sull’albero non è più solo un sogno. Rinomati studi di architettura, in ogni parte del mondo, sempre più ci regalano case sugli alberi di design. O strutture che ne ricordano la forma, mimetizzandosi nei boschi. Alcune sono vere e proprie abitazioni. Altre accolgono alberghi, ristoranti o, addirittura, gallerie d’arte. Progetti molto diversi, ma con un obiettivo comune: concedersi una pausa dallo stress quotidiano e riconnettersi con la natura. 


Dormire sugli alberi fa bene alla salute

Una fuga tra gli alberi fa bene al corpo e alla mente. Lo sanno bene i giapponesi che dagli anni ’80 hanno sviluppato una pratica di medicina preventiva, lo shinrin-yoku (letteralmente “bagno nel bosco”), che si basa sull’idea di un’immersione totale nella natura. Perché, come dimostrano tanti studi recenti, essere in armonia con l’ambiente naturale riequilibra il sistema nervoso, aumenta le difese immunitarie e migliora le capacità di concentrazione. 

Qualche idea? Ecco 10 case sugli alberi di design a cui sarà impossibile resistere.


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Pan Treetop Cabins, Espen Surnevik, Norvegia

Si trova a 6 metri di altezza Pan Treetop Cabins, il progetto firmato dall’architetto Espen Surnevik. Un hotel in acciaio e metallo immerso nelle foreste norvegesi, che sembra arrivato da un’altra dimensione temporale.
Le palafitte e la struttura delle case sono interamente in acciaio. Il rivestimento esterno è composto da scandole di zinco ossidato nero che richiamano le pigne dei boschi. In contrasto con l’esterno in acciaio e metallo, gli interni sono rivestiti in un caldo legno di pino.


Paarman Treehouse, Malan Vorster, Sudafrica

Si trova nella foresta attorno a Cape Town, in Sudafrica, Paarman Treehouse, la “casa sugli alberi” disegnata da Malan Vorster. Un rifugio futuristico composto da quattro torri cilindriche in vetro e acciaio, rivestite con assi di cedro rosso. Tutti materiali non trattati così che sia il passare del tempo a definirne l’aspetto, creando una maggiore sintonia tra la casa e gli alberi circostanti. 

Gli interni, arredati con uno stile elegante ed essenziale, si sviluppano su tre livelli. Al primo piano, a cui si accede con una passerella in legno e acciaio, c’è la zona giorno. Con un’altra scala si arriva al secondo livello, dove trovano spazio la camera da letto e il bagno. Infine, all’ultimo piano la terrazza panoramica che offre una vista spettacolare sul paesaggio. 


The 7th Room, Treehotel, Snøhetta, Harads, Svezia

Si chiama 7th Room la casa sull’albero firmata dallo studio norvegese Snøhetta. Una cabina nel cuore della foresta di Harads, nel Nord della Svezia, parte di un progetto più ampio: il Treehotel. L’hotel, nato nel 2010 da un’idea di Kent Lindvall e Britta Jonsson-Lindvall, è costituito da una serie di case sugli alberi progettate da diversi studi di architettura.

La 7th Room ha aperto nel gennaio 2017. È sostenuta da 12 colonne che richiamano i tronchi degli alberi di Harads e ha una facciata in pino bruciato, che sembra fondersi con i colori della foresta. Una fusione con l’ambiente naturale che trova conferma negli spazi interni, dove grandi vetrate regalano una vista mozzafiato da cui si può ammirare anche l’Aurora Boreale, nelle giornate più limpide. E dove un pino, inglobato all’interno della terrazza, permette alla natura di entrare addirittura in casa.  


The Mirrorcube, Treehotel, Tham & Videgård Architects, Svezia

Un cubo in alluminio completamente rivestito di specchi, mimetizzato alla perfezione con la foresta circostante. È Mirrorcube di Tham & Videgård Architects, una delle suite più fotografate (possiamo dire instagrammabili) dello svedese Treehotel.
Questa scatola 4×4 è il rifugio ideale per rendersi invisibile agli occhi del mondo, per qualche giorno. 


Urban Treehouse, Andreas Wenning, Germania

Le case sugli alberi possono sorgere anche nei pressi dei centri urbani. Un esempio è Urban Treehouse, il progetto di studio Baumraum. Due case nella foresta Grunewald, vicino a Berlino, che non sono proprio sugli alberi, ma che sicuramente ne ricordano la forma.
Le treehouse di Baumraum hanno come base un ampio tronco rivestito in legno che sostiene un cubo di 28 metri quadri. Spazi piccoli, ma con tutto ciò che occorre, e per di più arredati con mobili di design. Per vivere immersi nella natura a due passi dalla città. 


Origin Tree House, Atelier Lavit, Francia

Si ispira al nido degli uccelli ORIGIN di Atelier Lavit. Una suite dell’albergo Château de Raray, in Francia, sviluppata intorno a una quercia secolare. 

Il nido è richiamato dalla forma della struttura e dal rivestimento della facciata esterna, realizzato con listelli di pino incastrati tra di loro proprio come i rami intrecciati che compongono un nido. Le superfici interne sono in pioppo, un legno dal colore chiaro che, combinato con arredi minimal, rende l’ambiente molto rilassante.
A rendere perfetto il quadro un’altra costruzione sospesa tra gli alberi, a pochi metri di distanza, che ospita una SPA e una lounge.


Treehouse, Bergo Studio, Cina

Sorge nella foresta intorno a Xiuning, in Cina, la casa tra gli alberi disegnata da Bergo Studio. È alta 11 metri, la stessa altezza dei cedri rossi circostanti. Ha una struttura in acciaio rivestita con cedro rosso. Ed è formata dalla sovrapposizione di sette stanze, grandi dai 6 ai 9 metri quadri: due gruppi di camere da letto, con bagno annesso, e un salotto e una terrazza panoramica, sfruttabili come spazi comuni.
Le stanze sono collegate tra di loro da una scala a chiocciola. Da ognuna si può contemplare la foresta da altezze diverse.


Teahouse Tetsu, Terunobu Fujimori, Giappone

Sembra appena uscita da un libro di fiabe Teahouse Tetsu, la casa sull’albero progettata da Terunobu Fujimori a Hokuto City, in Giappone. Una casa da tè immersa tra i ciliegi, realizzata in legno e sostenuta dal tronco di un cipresso che attraversa anche la struttura. Per vivere qualche ora in una favola.   


Ik Lab, Jorge Eduardo Neira Sterkel, Messico

Anche l’arte può trovare spazio tra gli alberi. È quanto è successo a Tulum, località turistica nello Yucatan, in Messico, con la galleria d’arte contemporanea Ik Lab.
Ik Lab è sospesa a 4 metri da terra e si trova all’interno del resort eco-sostenibile Azulik. Il progetto sovverte l’aspetto degli spazi dedicati alla fruizione artistica. Al posto della classica scatola bianca c’è infatti un ambiente che ricorda quasi un organismo vivente.
La totale fusione con l’esterno è ottenuta con l’uso di forme organiche e di materiali naturali: il legno di bejuco, una pianta rampicante locale intrecciata come nella giungla che circonda Tulum, il cemento grezzo, ispirato alla pietra naturale, e il vetro, utilizzato per godere della bellezza del paesaggio circostante.


A Midsummer Nigth’s Dream, Carlos Menasalvas Gijón e Cristina Jiménez Lima, Francia

Concludiamo la nostra rassegna con A Midsummer Nigth’s Dream degli architetti spagnoli José Carlos Menasalvas Gijón e Cristina Jiménez Lima. Il progetto vincitore del concorso YAC – Young Architects Competitions.
L’obiettivo era la realizzazione di cinque case sull’albero nel favoloso scenario del castello di Mothe Chandeniers, quintessenza della Francia neogotica e degli châteaux romantici. Cinque casette sugli alberi che verranno messe in affitto per sostenere un turismo responsabile e rispettoso dell’ambiente.
Il progetto ha già raccolto oltre 1.200.000 euro in crowdfunding su Dartagnans, piattaforma fra le più attive per la tutela del patrimonio storico, artistico e culturale francese.

I lavori di costruzione delle cinque case sugli alberi inizieranno nell’aprile 2021 e dovrebbero essere completati entro l’estate. Non vediamo l’ora di prenotarne una!


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Una perfetta fusione tra architettura e natura. È Langlois-Lessard Residence, la casa nel Québec progettata nel 2019 da Chevalier Morales.  

Una perfetta simbiosi tra architettura e natura. Parliamo di Langlois-Lessard Residence, la casa progettata dallo studio Chevalier Morales affacciata sul lago di St. Louis, a Léry, in Canada. Uno splendido esempio di come l’architettura possa integrarsi con l’ambiente naturale, senza comprometterlo.

Per non impattare troppo sulla natura circostante, Chevalier Morales ha costruito solo sul 7% del sito e ha integrato la piscina nella struttura con una parete bassa in pietra naturale. La casa gode di una incredibile vista sul paesaggio e sul lago. Proprio questi affacci (e i tramonti che si godono dall’interno) hanno guidato gli architetti nella definizione del layout dell’abitazione.

Una casa che segue il paesaggio circostante

I due piani che compongono Langlois-Lessard Residence sono caratterizzati da grandi spazi aperti. Il piano terra ha soffitti molto bassi per amplificare lo sguardo verso l’orizzonte, mentre nelle camere da letto al primo piano ci sono soffitti angolari che creano interessanti giochi di luci e ombre. I due livelli sono collegati attraverso una scala in legno molto stretta dal design minimale.

A dare identità spaziale all’abitazione ci sono molti elementi architettonici, come il grande camino aperto che accoglie gli ospiti all’ingresso.

La casa è stata progettata seguendo due principi fondamentali: offrire intimità ai proprietari e proteggere dai forti venti che arrivano da ovest.  L’intimità è garantita dalla parete bassa in pietra. Il tetto angolato protegge dai venti.

Un mix di materiali calmo e rilassante

La fusione con il paesaggio è stata realizzata anche grazie alla scelta dei materiali. Cemento, pietra calcarea e legno per la parte esterna, gli stessi impiegati per gli altri edifici di Léry; pavimento e camino in cemento e arredi in legno per gli interni. Un mix di materiali e colori che contribuisce a creare un’atmosfera calma e rilassante. E che permette di dare piena centralità alla vera protagonista della casa: la natura.

chevaliermorales.com

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Quattro volumi in legno completamente fusi con il paesaggio circostante. È Archipelago House, la casa per le vacanze sulla costa rocciosa svedese progettata da Norm Architects.

Si chiama Archipelago House l’ultimo progetto firmato dallo studio danese Norm Architects. Una casa per le vacanze arroccata sulla costa rocciosa della Svezia, appena a nord di Göteborg, pensata per ospitare una coppia e i loro quattro figli.

Ispirata alle tradizionali rimesse delle barche che si trovano sulle sponde rocciose locali, Archipelago House è composta da quattro volumi in legno di pino collegati da un cortile terrazzato che segue il terreno in pendenza e si sviluppa su 5 livelli. Un rifugio completamente fuso con la natura circostante, sia dentro che fuori.

Il paesaggio entra, infatti, anche negli interni della casa grazie alla scelta di colori e materiali naturali. Legno, pietra, carta washi e tonalità soft che spaziano dall’avorio al marrone. Un’estetica che mescola alla perfezione il caldo minimalismo svedese con l’eleganza e il rigore formale tipici del design giapponese.

Un perfetto mix di design e soluzioni su misura

Archipelago House è una perfetta sintesi di bellezza e funzionalità. Per arredare gli spazi, Norm Architects ha alternato soluzioni su misura, come gli scaffali del living e le armadiature della cucina, con mobili di design realizzati in collaborazione con Karimoku Case Study, brand giapponese specializzato nella produzione di arredi in legno.

Dalla collaborazione tra lo studio di design danese e l’azienda giapponese sono nati il tavolino con top in pietra e le poltroncine dalle forme arrotondate nel living. Le nuove Club Chair “N-CC01” che saranno disponibili dalla primavera 2021.

GUARDA IL NOSTRO ARTICOLO SULLE POLTRONE DALLE FORME ARROTONDATE

Quando il design scandinavo e l’estetica giapponese si incontrano

La fusione tra design scandinavo ed estetica giapponese è percepibile, però, anche nella collezione di lampade, prodotte da Norm Architects in collaborazione con Karimoku e Kojima Shouten, azienda nipponica che produce lanterne da oltre 220 anni. Parliamo della sospensione a forma di cono in carta washi, che fa bella mostra di sé nel living, e delle lanterne da tavolo e da terra, realizzate in carta washi e legno. Pezzi scultorei, a metà fra una lampada e un elemento di arredo, scelti per impreziosire la zona giorno e la camera da letto.

A completare il quadro, il bagno rivestito con lastre in pietra grigia. Una piccola “caverna” di lusso che richiama i colori del paesaggio roccioso circostante, ribadendo ancora una volta che la principale ispirazione del progetto è la natura.

Foto: Jonas Bjerre-Poulsen.

Moduli abitativi nomadi e micro architetture di design.

Vi piacerebbe avere una micro architettura da posizionare in giardino o un piccolo bungalow in legno per vivere in mezzo alla natura? Vorreste avere una casa mobile, facile da spostare e da portarsi sempre dietro? Che ne pensate di un modulo abitativo nomade, di dimensioni minime ma accessoriato son tutto quello che serve?
Bene, se l’idea vi piace, sappiate che siete in buona compagnia!
Sono sempre più numerose infatti le aziende e i designer che progettano micro architetture per vivere a contatto più diretto con la natura.
Rinunciando magari a un po’ di spazio ma guadagnandoci in bellezza e in sostenibilità. E, soprattutto, avendo l’opportunità di immergersi completamente nel paesaggio circostante.

Questi piccoli moduli nomadi, in inglese cocoons (bozzoli), cabins (capanni) o bungalow, possono avere diverse forme. Dalla più tradizionale a quella più avveniristica. Dalla classica forma a casetta alla più aerodinamica forma a uovo. Dal cubo al geode dai lati irregolari…


La sostenibilità ambientale dei moduli abitativi minimi

Le micro architetture abitabili sono quasi sempre sostenibili e realizzate con materiali naturali, sostenibili e riciclabili, per minimizzare l’impatto ambientale e in molti casi, anche autosufficienti dal punto di vista energetico. Queste ultime sono progettate per riciclare l’acqua piovana o per catturare l’energia dal sole o dal vento. Sono

Un bel modo per godersi la natura, rispettandola e proteggendola.

Abbiamo diviso questa selezione di micro architetture in due tipologie: 

  1. I moduli abitativi fissi
  2. I moduli abitativi nomadi, cioè trasportabili.

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I MODULI ABITATIVI FISSI

Si tratta di micro architetture da posizionare in giardino, in un prato fiorito o in un bosco, su una terrazza. Possono rappresentare un modulo abitativo per una vacanza o una stanza in più per le attività quotidiane. Uno studio, uno spazio dove dedicarsi agli hobby o dove potersi concentrare, isolati dal mondo. O anche una camera da letto, dalla quale ammirare lo spettacolo del cielo stellato o dove ospitare gli amici che ci vengono a trovare…

Ecco allora la nostra selezione di mini architetture da abitare


The Mountain Refuge, ispirato alla tradizione

Si ispira ai tradizionali rifugi di montagna il The Mountain Refuge, un modulo residenziale minimo. Progettato dagli architetti Massimo Gnocchi e Paolo Danesi, questo progetto si basa su un sistema costruttivo prefabbricato in legno e vetro. un equilibrio tra sostenibilità e design.

Il modulo costruttivo è flessibile che offre diverse possibilità di configurazione, sia in termini si dimensioni, sia di allestimenti interni. www.themountainrefuge.com


 

Le Cocoon De Luxe, una bolla di design

L’interior designer Sybille de Margerie ha approfittato del periodo di isolamento post-pandemico per ripensare al concetto di benessere. Così ha progettato Le Cocon de Luxe, un modulo abitativo dalla forma di uovo, ispirato al simbolo cinese Yin e Yang.

Si tratta di un nuovo spazio di design dove poter vivere in serenità, da soli o in coppia, con la massima attenzione alla qualità della vita. Le Cocon de Luxe è stato pensato per un uso privato, come una seconda casa all’aria aperta, o per gli hotel, come spazio esterno o camera speciale… www.sybilledemargerie.com


Home office, le mini architetture “da giardino”

Lo studio inglese Koto ha progettato un serie di unità abitative minime da giardino. Due volumi scultorei  dalle linee irregolari realizzati in legno e vetro. Si chiamano Home Office 1 e Home Office 2 e sono pensate come luoghi di lavoro o di svago. 

Ogni mini architettura è uno spazio immersivo nel quale connettersi con la natura circostante. L’esterno, in legno carbonizzato, riprende i materiali delle antiche case giapponesi (kotodesign.co.uk)


Space of Mind, un modulo di 9 metri quadri

Space of Mind è un modulo abitativo minimo, progettato dal brand finlandese Made by Choice in collaborazione con lo Studio Puisto Architects. Anche questo progetto nasce da una riflessione sul design ai tempi della pandemia da Corona Virus e in particolare sul lavoro a distanza. 

Space of Mind è un piccolo bungalow in legno di 9 metri quadrati è pensato sia come spazio per l’home office, sia come camera per gli ospiti. Come palestra dove allenarsi o come spazio privato nel quale pensare, concentrarci, rilassarci e trovare la nostra tranquillità. Un modulo abitativo da sistemate in un cortile, su una terrazza sul tetto o in un bosco. Space of Mind è riciclabile e riutilizzabile, secondo principi di sostenibilità circolare.

 


Casa Ojalá, un progetto ispirato alle barche a vela

Casa Ojalá è un progetto di micro architettura dinamica. Una cellula abitativa in continuo cambiamento che si trasforma a seconda dei momenti della giornata. Progettata dall’architetto Beatrice Bonzanigo di IB Studio, Casa Ojalá è un’unità di abitazione minimale di 27 mq.

Gli spazi interni si ampliano o si chiudono grazie a un sistema di elementi divisori che si arrotolano e scompaiono. Un sistema che ricorda quello delle barche a vela. 

Scopri di più sul modulo abitativo Casa Ojalá


Zen Work Pod, il design più essenziale

Progettato dallo studio Autonomous, lo Zen Work Pod è un piccolo modulo abitativo dal design minimale. L’idea è dei designer è di ricreare una sorta di cella monastica che favorisca uno stile di vita lavorativo essenziale e produttivo. Per questo sono stati eliminati tutti i dettagli non necessari.

Lo spazio interno offre la massima privacy per concentrarsi sul lavoro, sulle attività di Yoga o sui propri hobby. Le pareti in vetro temperato danno allo Zen Work Pod una grande luminosità e una sensazione di apertura. La struttura è realizzata con legno di quercia e di noce provenienti da fonti sostenibile, in alluminio resistente e in vetro temperato. Disponibile in diverse configurazioni, lo Zen Work Pod può essere ordinato online. www.autonomous.ai/zen-work-pod

 


ESSENTIA, Michele Perlini 

L’architetto Michele Perlini non è nuovo a questo tipo di progetti abitativi minimi per l’abitare sostenibile. Questa piccola architettura da giardino si chiama Essentia.
Essentia è una micro cellula progettata per chi ama isolarsi e immergersi nella natura. Lontano dal mondo oppure nel cortile di casa.
Questa mini-architettura studiata in ogni suo dettaglio e completamente sostenibile. Il modulo prefabbricato ha le dimensioni ridi 3 x 2.5 metri ed è facilmente trasportabile e assemblabile.

L’esterno è rivestito in legno a doghe e ha un lato inclinato che incornicia il panorama. La struttura è coibentata per garantire un’alta efficienza energetica e il massimo isolamento acustico.
L’interno è arredato con un uno scrittoio, un divano letto del quale si può ammirare il cielo e una confortevole vasca da bagno per chi desidera concedersi una pausa di relax. (www.arcstudioperlini.com)


 

Il Bungalow “eco-friendly” in cartone riciclato

Alcune di queste mini unità abitative sono anche affittabili per le vacanze. Come questa minimale baita con piscina a Ouddorp, vicino al Mare del Nord. Completamente eco-friendly, questo bungalow è realizzato in cartone riciclato. Un materiale leggero ma robusto, resistente alle intemperie e completamente riciclabile.

L’interno offre ogni comfort necessario, a parte la TV che non è stata installata per scelta. Ospita fino a quattro persone, con prezzi a partire da 92 € a notte. Viene proposto in affitto da ©Belvilla via Holidu. Per info o prenotazioni: holidu.it/d/36365581


I MODULI ABITATIVI MOBILI

Le micro architetture mobili si caratterizzano per il fatto di essere montate su ruote oppure trasportabili su carrelli. Moduli abitativi che possono essere facilmente spostate dai proprietari senza bisogno di mezzi speciali.

Queste unità abitative sono la versione contemporanea e aggiornata dei caravan o delle roulotte. Un modo per portarsi sempre dietro la propria casetta.


Ecocapsule, un uovo eco-sostenibile

Ecocapsule è un modulo abitativo nomade e autosufficiente. Progettata dallo studio slovacco Nice architects. questa micro architettura a forma di uovo può essere spostata facilmente con un carrello e sistemata dove più ci piace. (Ecocapsule.sk)

Il progetto è completamente sostenibile e rende Ecocapsule autonoma anche per lunghi periodi. Dispone di una batteria ricaricabile interna alimentata da energia solare ed eolica. Le pareti sono perfettamente isolate e resistono a qualsiasi clima, dal più caldo al più rigido.


Vista, la casa mobile su ruote

Vista è il più piccolo delle case mobili su ruote dell’azienda statunitense Escape Homes.
Ha una superficie di circa 16 mq ma le pareti sono caratterizzate da ampie superfici vetrate così da immergersi nella natura circostante. Un modulo abitativo nomade pensato per single o per coppie.

Ogni modulo abitativo è interamente costruito a mano La struttura esterna è rivestita in legno di cedro mentre gli interni sono in pino naturale. Dispone di un ottimo sistema di isolamento che consente di viverla sia in estate, sia in inverno. È dotata di bagno con vasca o doccia e cucina. 

Scopri di più sui vari modelli di Escape Homes, le case mobili su ruote


IL CONTEST “VALE DE MOSES MEDITATION CABINS”

Il centro Yoga Vale de Moses Yoga Retreat, immerso in un bosco di eucalipti sui monti del Portogallo centrale, ha organizzato questo contest internazionale dal titolo: Vale De Moses Meditation Cabins.
L’obiettivo è quello di progettare delle strutture immerse nella natura destinate alla meditazione e allo yoga. Questi piccoli moduli architettonici modulo devono consente agli ospiti di connettersi con la foresta come parte di un’esperienza meditativa e personale.

Il concorso ha ricevuto centinaia di proposte da tutto il mondo, con idee che vanno dai baccelli stampati in 3D alla pietra estratta dal sito, alle strutture in terra battuta.
Nella foto sopra e qui sotto, una selezione dei progetti premiati…

Una casa trasparente sulle colline biellesi, nata dalle rovine di un rustico. Ecco Teca House, il progetto di Federico Delrosso dove l’architettura si fonde con la natura.

Aria, luce, natura. Sono questi gli ingredienti di Teca House, il progetto firmato dall’architetto Federico Delrosso. Una casa trasparente completamente immersa nella natura, che nasce dal recupero di un rustico sulle colline biellesi.

L’edificio si ispira alla Glass House di Philip Johnson, la celebre teca in vetro progettata dall’architetto americano a New Canaan, nel Connecticut, nel 1949. Come il capolavoro di Johnson, anche la Teca House di Federico Delrosso è un contenitore trasparente integrato alla perfezione con il paesaggio circostante. Uno spazio che mette al centro il rapporto fra uomo e natura.

Un’architettura minimal-naturalista

“In questo progetto la Teca custodisce l’uomo e le sue emozioni. Un punto di vista privilegiato e poetico, una totale immersione nella natura, quasi come se il fruitore fosse sospeso nel vuoto. Contestualmente essa lavora in negativo: lo sguardo è infatti rivolto dall’interno all’esterno, a indicare la centralità dell’essere umano”, racconta Federico Delrosso.

Già, Teca House porta all’esterno, smaterializzandolo, il rustico preesistente per dare vita a una nuova funzione sul territorio. Dalle “radici” di un passato agricolo ormai dimenticato nasce un’architettura contemporanea, concepita con un approccio minimal-naturalista.

Un progetto flessibile

Il rapporto fra passato e presente viene però bilanciato, senza snaturare l’identità del luogo. L’impianto murario rurale diventa, infatti, il basamento da cui nasce il nuovo edificio. Un’architettura leggera e trasparente. Una struttura in calcestruzzo di circa 80 mq. aperta verso il paesaggio con due grandi ali orizzontali e le pareti vetrate scorrevoli che ne racchiudono il volume.

Il guscio in vetro apribile permette di estendere la superficie della casa di altri 50 mq., rendendo il progetto molto flessibile e, quindi, adatto a funzioni diverse.

L’attenzione alla sostenibilità

Non solo Federico Delrosso ha recuperato la pietra originale proveniente dal rustico, ha impiegato anche materiali sostenibili lasciati allo stato grezzo: il calcestruzzo per la struttura e i pavimenti, il multistrato di betulla per gli arredi e i rivestimenti.

Inoltre, l’impianto architettonico è progettato per favorire i corretti apporti solari. La conformazione dei solai, che si protendono allungati oltre la teca di vetro, proteggono dall’irraggiamento solare estivo, favorendo invece quello invernale.

Il progetto “Teca House” è stato presentato alla mostra “Time space existence” a Palazzo Mora, in occasione della XXVI Biennale di Architettura a Venezia 2018.

Foto: Matteo Piazza.

Non solo casette, ma vere mini-architetture per uccelli.

Costruire una casetta per gli uccelli è facile. Meno facile è costruire una vera architettura per uccelli in miniatura. Lo fa Sourgrassbuilt, un laboratorio californiano con sede a Santa Cruz che ha avuto questa brillante idea. Non casette anonime per uccelli, ma vere e proprie architetture in miniatura in diversi stili. Dalle casette per uccelli ispirate alla Bauhaus a quelle che ricordano le celeberrime architetture di Frank Lloyd Wright a quelle di Joseph Eichler (uno dei massimi architetti californiani del secolo scorso). Dalle casette più classiche che riprendono le le tradizionali “mansion” americane fino alle ville in stile western.
Le casette sono dotate di diversi accessori. Dalle strutture che contengono vere piante (vasi, giardini pensili) alle fontanelle. Dai pergolati alle… tavole da surf!

Guarda anche il nostro servizio sulle casette per uccelli di design

 

Fondato da Douglas Barnhard, il laboratorio Sourgrassbuilt crea e produce artigianalmente ottime tavole da surf, sport molto in voga lungo la costa Californiana, e tavole da sketeboard di ogni genere. 

 

Qualche anno fa Douglas ha deciso di allargare la sua produzione alle casette per uccelli, ispirandosi alle costruzioni dei più grandi architetti moderni. Ce ne sono col patio centrale, con una piccola corte esterna, con pareti verdi o con il giardino sul tetto. Queste mini architetture per uccelli sono realizzate in diversi materiali: compensato, bambù, teak, laminato colorato e legni di recupero.

Ma non è tutto. Sourgrassbuilt crea anche mini architetture per gli uccelli su misura, ispirate alle case dei proprietari. Una dependance in miniatura della propria casa, pensata appositamente per i piccoli volatili. Come non volerne una? (www.sourgrassbuilt.com)

Guarda anche la casetta per uccelli ispirata a un grattacielo

Plugin learning blox: una scuola modulare che può essere montata in soli tre giorni.

Progettata dallo studio cinese People’s Architecture, Plugin learning blox è un sistema di progettazione smart che consente di costruire edifici scolastici flessibili. Spazi di varie dimensioni e facilmente adattabili ai diversi modelli di apprendimento.

I progressi compiuti nel mondo dell’istruzione hanno portato alla nascita di questo sistema volto a promuovere il potenziamento delle capacità di auto-apprendimento, ma anche delle abilità nel costruire relazioni sociali e nella risoluzione sistematica dei problemi.

Il sistema Plugin learning blox

Partenendo da questa serie di considerazioni, lo studio di architettura People’s Architecture, ha progettato nella città di Shenzhen, su un’area di 330 metri quadrati, un complesso di scuole modulari  prefabbricate. Ogni edificio è composto da aule destinate ai lavori di gruppo o all’apprendimento individuale, posizionate intorno ad uno spazio comune centrale, dove si svolgono le lezioni.

Tutti i componenti sono stati prodotti in fabbrica e la costruzione in loco ha richiesto solo tre giorni.  La struttura spaziale di base è costituita da elementi intercambiabili e può  essere facilmente montata, smontata, trasportata e riutilizzata. 

Lo stesso sistema utilizzato per costruire l’ospedale di Wuhan

Il team di progettazione del Plugin learning blox ha lavorato con la China Construction Science & Technology Company, utilizzando il sistema modulare “flat-pack”. Questa tecnologia è diventata famosa in tutto il mondo in quanto è stata impiegata per la realizzazione del complesso ospedaliero di Wuhan, completato a tempo record in soli 10 giorni.

Siamo dunque assistendo ad una svolta nel mondo delle costruzioni, in quando si è ormai superata l’idea di una architettura stabile e ci si sta muovendo sempre più verso architetture a carattere temporaneo.

editor, Simona de Felice

Casa la Roca. Un’architettura sospesa sulla roccia.

Casa la Roca è un’incredibile villa panoramica che sorge a Morelia, in Messico. Un progetto lussuoso ed estremamente curato nel dettaglio, soprattutto dal punto di vista architettonico. Casa la Roca sembra infatti sospesa su uno sperone di roccia che domina la valle sottostante. 

Il progetto di casa la Roca

L’idea dei progettisti, lo studio messicano RRZ Arquitectos, è stata di creare un’architettura che si integrasse armonicamente con la natura circostante rispettando lo sperone roccioso su cui si casa la Roca è stata costruita. Così due dei tre piani della villa sono stati costruiti sulla pietra mentre il terzo, in aggetto, si poggia su un pilastro nera. Il risultato finale è quello di un’architettura che sembra sospesa, come se tutta la casa fluttuasse nell’aria.

Casa la Roca si basa sui principi dell’architettura sostenibile. Le sue facciate, completamente vetrate, sfrutta appieno la luce e il calore del sole così da sfruttare al massimo il sistema di riscaldamento naturale. È dotata anche di un sistema di riciclaggio dell’acqua e di un impianto di pannelli solari che la rende autosufficiente. L’interno infine p dotato di un impianto domotico che regola e ottimizza automaticamente tutte le funzioni.

Gli interni e gli arredi

Gli interni di villa la Roca sono stati progettati per essere funzionali e confortevoli. L’ampio piano principale ospita la cucina, la sala da pranzo e un soggiorno che si affaccia su una grande terrazza per la colazione e su un ampio giardino.

Di fianco alla costruzione principale, casa la Roca ha due ali collegate. La prima ospita le camere da letto, ognuna con la sua terrazza panoramica e una grande palestra; la seconda è stata destinata alla grande area living. Questa zona, che e ospita tutte le aree sociali, è stata progettata nel luogo più panoramico, che offre una spettacolare vista a 270 gradi.

L’arredo interno di casa la Roca è molto curato e ha uno stile contemporaneo, che si adatta perfettamente all’architettura. Tra gli arredi, segnaliamo la collezione Voxel di Karim Rashid per Vondom che arreda l’ampia sala da pranzo centrale. Sempre di Vondom, il divano modulare Faz di Ramón Esteve e la collezione Doux di Karim Rashid che arredano la terrazza con la sua stupenda vista panoramica.

Studio Apostoli firma il nuovo Lefay Resort & Spa Dolomiti. Un resort 5 stelle dove la natura “entra” negli interni.

Quando l’architettura si fonde con la natura. Parliamo del nuovo Lefay Resort & SPA Dolomiti, a Pinzolo, firmato da Studio Apostoli. Un resort 5 stelle, pensato in un’ottica di sostenibilità ambientale ed energetica, che mescola elementi tipici delle baite di montagne con ricercate soluzioni di arredo.

Sviluppato su nove livelli, il lussuoso resort è costituito da quattro piani dedicati alle residenze private e cinque destinati all’ospitalità alberghiera. In tutto, 88 suite e 23 appartamenti, di metrature e composizioni diverse, dotati di cucina, living e sala da pranzo, e 1, 2 o 3 camere con relativi servizi. Sia nelle suite che negli appartamenti la zona letto e il bagno sono divise tra loro da una quinta di listelli in legno e da una boiserie in pannelli di rovere e inserti in ottone, con arredi realizzati su disegno.

Le aree comuni comprendono, invece, un’ampia lobby con la lounge, una sala lettura, la Sky Lounge esterna, aree meeting, negozi, due ristoranti e una grande SPA, vero cuore del resort.

Una SPA estesa per circa 5000 mq.

L’area benessere si estende per circa 5.000 mq, sviluppati su più piani, e distinti a livello funzionale: una zona dedicata ai trattamenti, la piscina interna ed esterna con sauna, l’area dei percorsi energetici-terapeutici Lefay SPA Method e la palestra. Una funzione diversa per piano, ma stesse caratteristiche nel design. Tutto lo spazio welness è, infatti, vestito con parquet in rovere naturale, rivestimenti in pelle color cognac e pareti in sasso granitico naturale, pietra avorio o scura. Mentre le enormi vetrate permettono di godere della bellezza delle montagne circostanti, facendo entrare la natura negli ambienti interni.

Un progetto sartoriale

Pur caratterizzato da uno stile unico e distintivo, il resort presenta un’identità precisa in ciascuna area. Ogni arredo e complemento è, infatti, stato cucito su misura per la struttura. Dalla boiserie alle carte da parati, dalle porte alle maniglie.

Il risultato è un progetto sartoriale, che mostra come dal dialogo fra architettura e natura nascono cose che fanno bene all’anima.

Foto: Mattia Aquila.

ALTRI PROGETTI DOVE L’ARCHITETTURA SI FONDE CON LA NATURA? LEGGETE IL NOSTRO ARTICOLO SU SANAHUJA&PATNERS.

U-Build: un innovativo sistema modulare, che permette di costruire in autonomia e velocemente case di qualità.

U-Build è un innovativo sistema che trasforma e semplifica il processo di costruzione, consentendo a chiunque di realizzare la propria abitazione.

In diverse zone del mondo, quello del social housing è un tema sensibile, da affrontare con grande urgenza e con la massima attenzione. Il costo degli alloggi o le condizioni sociali possono rappresentare un problema importante in alcuni Paesi o in determinati contesti sociali. In questi casi, potersi costruirsi una casa da soli costituisce un’ottima alternativa per potersi permettere una casa dignitosa a prezzi ragionevoli.

Ed è proprio da questa esigenza che nasce U-Build, un sistema di costruzione progettato dai progettisti britannici di Studio Bark. Un sistema riutilizzabile, rispettoso dell’ambiente e incredibilmente efficiente in termini di costi. Il tutto, senza sacrificare la qualità finale del vivere e dell’abitare.

Come funziona il sistema U-Build

Il sistema U-Build consiste in un kit composto da elementi in legno componibili. Grazie alla vasta gamma di dimensioni disponibili, è possibile progettarsi costruirsi da soli una stanza singola, un’abitazione composta da più ambienti e persino gli elementi d’arredo.

Questi elementi possono essere rapidamente assemblati come le tessere di un puzzle e, allo stesso modo, possono essere facilmente smontati, riciclati o riutilizzati al termine della vita dell’edificio. Basta munirsi di un martello e di un trapano per costruire le varie parti dell’edificio che poi si avvitano insieme, creando così una struttura rigida e resistente. Vengono fornite anche speciali membrane che servono a proteggere gli elementi in legno dagli agenti atmosferici.

Come si procede alla progettazione della propria abitazione U-Build

Prima di procedere alla costruzione, bisogna definire sul sito U-Build (u-build.org) alcuni parametri. Altezza, lunghezza e profondità dell’alloggio e precisare il numero di finestre, di porte e di eventuali finiture esterne che si vorranno inserire. In questo modo si potrà ricevere un preventivo dettagliato. Una volta accettato, chi vive negli UK potrà ricevere, direttamente da fornitori autorizzati, i materiali necessari alla costruzione. Tutti gli altri riceveranno i file contenenti i disegni tecnici, che gli interessati potranno farsi realizzare da una qualsiasi azienda locale che lavora il legno con la tecnica CNC..

Il sistema U-Build è stato utilizzato per la prima volta nella costruzione della Box House. La casa con pannelli in legno nero, costruita per sé da un giovane cliente con poca esperienza nel campo edile (nelle immagini qui sotto)

Un sistema di costruzione sostenibile e circolare.

U-Build adotta un approccio di economia circolare alla costruzione. Il sistema utilizza una selezione di materiali durevoli non tossici: è possibile scegliere un OSB economico, un abete massiccio o una più raffinata essenza di betulla. Le pareti sono isolate con lana di pecora naturale e possono essere rivestite con vari materiali. U-Build, rimuove molte delle difficoltà associate alla costruzione tradizionale, consentendo alla struttura dell’edificio di essere assemblata da persone con competenze ed esperienza limitate, utilizzando solo semplici strumenti manuali.

Editor: Simona De Felice

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RIAPRE IL CAMPARINO IN GALLERIA 

Riapre il Camparino in Galleria! Lo storico locale milanese, che da oltre 100 anni è il simbolo dell’aperitivo milanese, ha riaperto il 12 novembre nel salotto della città meneghina.

Il celebre Camparino, che sorge nel cuore di Milano, all’angolo fra piazza Duomo e la galleria Vittorio Emanuele, riapre i battenti con un look completamente rinnovato.

Guarda anche il Ristorante Villa Campari, ospitato nella storica sede Campari di Sesto S. Giovanni.

La storia del Camparino in Galleria.

Fondato da Davide Campari nel 1915, il Camparino in Galleria è da oltre 100 anni un luogo di ritrovo privilegiato dei milanesi.

Il Camparino fu un luogo di ritrovo per intellettuali, artisti e poeti tra i quali ricordiamo, solo per fare alcuni nomi, Arrigo BoitoTommaso Marinetti e diversi esponenti del movimento della Scapigliatura milanese. Qui, tra una chiacchiera e l’altra, nacque il rito milanese dell’aperitivo.

Il locale sorgeva proprio di fronte al già celebre Caffè Campari, il locale aperto da Gaspare Campari – creatore del celebre bitter – nel 1867. Il caffè Campari, uno dei primi locali ospitati nella allora “nuovissima” Galleria Vittorio Emanuele II, ospitava un ristorante, una frequentata bottiglieria e l’abitazione stessa dei Campari. Qui nacque infatti Davide, figlio di Gaspare e fondatore del Camparino, che ebbe l’onore di essere il primo cittadino venuto alla luce in Galleria.

Il Camparino, sull’angolo opposto del bar, fu impreziosito da una serie di interni Liberty realizzati dall’ebanista Eugenio Quarti, dal grande maestro del ferro battuto Alessandro Mazzuccotelli e dal pittore Angiolo d’Andrea.

Nella sala bar, chiamata Bar Di Passo, si può ammirare ancora oggi il bellissimo mosaico di D’Andrea che decora le pareti, il bancone in legno lavorato, le lampade in ferro battuto e il soffitto a cassettoni.

Il nuovo Camparino in Galleria

Gli storici locali del Camparino in Galleria, di proprietà di Campari Group, sono stati completamente ristrutturati e rinnovati grazie ad un attento lavoro dello studio Lissoni Associati. 

Il progetto ne ha rinnovato i locali con un look più contemporaneo, pur preservando l’aura storica che lo caratterizza e mettendo in risalto i capolavori del Liberty che il locale ospita.

Una parete a tutta altezza, “arredata” con vecchie bottiglie originali e con una collezione di oggetti che raccontano la storia della Campari, fa da filo conduttore per tutto il locale che si sviluppa su tre piani. Piano terra, primo piano e piano interrato.

A piano terra i clienti troveranno sempre ad accoglierli il Bar di Passo, la storica sala che ha semplicemente subito un attento restauro conservativo volto a salvaguardarne i capolavori liberty contenuti.

Il nuovo Camparino in Galleria si arricchisce di una nuova sala. La sala Gaspare Campari, in origine un magazzino del locale, ospiterà da oggi corsi di bartending, degustazioni ed eventi privati. 

Particolarmente interessante risulta il restyling della sala Spiritello, al primo piano, che si affaccia sulla Galleria. La sala prende il nome dallo Spiritello, un celeberrimo manifesto pubblicitario Campari creato nel 1921 dal pittore e illustratore Leonetto Cappiello, e qui esposto nella sua versione originale. Qui si potrà degustare un’ampia offerta di aperitivi oppure assaggiare le specialità culinarie dello chef Davide Oldani.

Qui gli spazi ruotano intorno a un grande bancone centrale, che gioca da protagonista. Il bancone della sala Spiritello è caratterizzato da uno scenografico rivestimento a specchio con effetto “cannettato” e da un sistema di mensole in vetro.

La scelta dei materiali riprende invece il forte legame che i locali del Camparino hanno con il passato. Il pavimento è stato realizzato in seminato veneziano mentre le boiserie che rivestono le pareti sono in noce rigato con “specchiature a croce”. Una tecnica che esalta e mette in evidenza le venature naturali del legno. Il controsoffitto retroilluminato diffonde negli ambianti una luce morbida e uniforme.

Con queste parole l’architetto Piero Lissoni ha spiegato il suo approccio al progetto. “In questo progetto abbiamo voluto essere il più possibile “silenziosi”, cercando di essere onesti e sinceri con la parte storica di questo locale. Il nostro lavoro di architetti è stato quello di dare un piccolo tocco di modernità, ma è stata un’interpretazione, come quando una partitura musicale viene suonata da qualcun altro. Per me Camparino non è solo il luogo dell’aperitivo ma il luogo dove succedono cose, dalla mattina alla sera. Non è semplicemente un bar… è semplicemente il Camparino”

Guarda anche il Ristorante Villa Campari, ospitato nella storica sede Campari di Sesto S. Giovanni.

www.camparino.com 

Torre Generali a CityLife vince il prestigioso premio internazionale ACI “Excellence in Concrete Construction Award 2019”.

La Torre Generali, l’architettura disegnata da Zaha Hadid a CityLife, ha vinto il prestigioso premio internazionale Excellence in Concrete Construction Award 2019. Il riconoscimento è stato assegnato dall’ACI – American Concrete Institute.

Cos’è l’ACI “Excellence in Concrete Construction Award

L’ACI – Excellence in Concrete Construction Award è un riconoscimento internazionale che premia progetti all’avanguardia dal punto di vista dell’innovazione e della tecnologia. Il suo obiettivo è di promuovere l’eccellenza nella progettazione e nella costruzione di architetture in calcestruzzo.

Ci teniamo a sottolineare che questo premio è stato assegnato, per la seconda volta in tre anni, ad un progetto italiano. Nel 2017 lo aveva vinto il Palazzo Italia a Expo Milano. 

La Torre Generali

Torre Generali, disegnata da Zaha Hadid, è un grattacielo che, grazie alla sua forma insolita, ha già contribuito a ridisegnare lo skyline di Milano. La Torre ospita la sede del Gruppo Generali a Milano. Si tratta di un edificio di 44 piani che sorge in piazza Tre Torri. Nella stessa piazza sorgono infatti altri due grattacieli disegnati da altre archistar: rispettivamente da Arata Isozaki e da Daniel Libeskind. La Torre Generali, alta 170 metri, ha una superficie totale di circa 70.000 mq e può ospitare fino a 3000 persone.

L’avveniristica struttura della Torre Generali

L’edificio Torre Generali di Zava Hadid è stato premiato lo scorso 21 ottobre a Cincinnati (Ohio – USA) nella categoria “High-Rise Buildings”, quella cioè dei grattacieli. Questo ambito premio internazionale premia la Torre Generali di Citylife per “la sapienza progettuale e ingegneristica, riconoscendo da un lato l’audacia e le caratteristiche del progetto, dall’altro le metodologie innovative di progettazione che lo hanno reso possibile”.

Il grattacielo Torre Generali, che si contraddistingue per l’accentuata torsione della struttura lungo il suo asse verticale, è stato ingegnerizzato da Redesco Progetti, società milanese specializzata in Ingegneria Strutturale.

Questa incredibile struttura, realizzata in calcestruzzo con elementi in acciaio-calcestruzzo, si è rivelata per Redesco una vera e propria sfida progettuale. La torsione dell’architettura, infatti, induce importanti tensioni e deformazioni nelle pareti del nucleo. Una struttura così sofisticata ha richiesto l’implementazione di una metodologia di progettazione talmente avanzata, da meritare questo riconoscimento internazionale.

La struttura della Torre è formata da una sequenza di piani che ruotano attorno ad un asse verticale, con un sistema di 18 pilastri inclinati disposti lungo il suo perimetro. La facciata, che copre una superficie di 15.000 mq, è stata realizzata con un sistema a “doppia pelle”. Questa soluzione  consente l’effetto estetico della torsione e garantisce la massima efficienza energetica. 

Al successo del progetto hanno contribuito anche altre due eccellenze italiane. Le aziende Holcim, che ha fornito il calcestruzzo, e la CMB che ha realizzato la Torre Generali, misurandosi in una complessa sfida ingegneristica.

Questo riconoscimento celebra l’ingegneria italiana e la capacità di progettare opere che non hanno eguali dal punto di vista architettonico e tecnologicoha dichiarato l’ingegnere Marco Beccati, Direttore tecnico di CityLife S.p.A.

Mauro Eugenio Giuliani, direttore di Redesco ha aggiunto:“La Torre Generali è stata una vera e propria sfida e l’abbiamo affrontata forti del nostro consolidato know-how che ha portato alla realizzazione di un edificio che rappresenta una best practice a livello globale per tutti i futuri progetti di questo tipo. Credo che si debba riflettere sul fatto che il premio arrivi da una giuria internazionale della più grande associazione mondiale di Ingegneria del calcestruzzo, e sia stato scelto questo progetto milanese tra candidature provenienti da tutto il mondo: finalmente anche questo “made in Italy” ottiene il giusto riconoscimento a livello globale”.

Qui sotto, alcune imagini della realizzazione dell’avveniristica struttura della Torre Generali

Scolpire una casa nella roccia: ecco la nuova sfida affrontata dallo studio parigino di Jean-Pierre Lott.

Spunta nella piccola città-stato di Monaco, sulla costa Azzurra, Villa Troglodyte, un progetto originale, insolito e ambizioso, volto a rispettare il paesaggio, riducendo al minimo l’impatto ambientale.

In un momento in cui il riscaldamento globale è un problema così sentito, questo eccezionale progetto offre l’occasione per riflettere su un tema importante: l’energia. Quattro sono i vincoli tecnici e architettonici che si è imposto l’architetto per Villa Troglodyte: rispetto del sito, creazione di condizioni di vita confortevoli, utilizzo di soluzioni ambientali innovative e minimizzazione delle esigenze energetiche.

Villa Troglodyte

La Villa Troglodyte, scavata in una roccia esistente, ha una superficie di 500 metri quadri ed è organizzata su cinque livelli. Si entra attraverso una crepa aperta nella roccia.

Da qui si accede ad una passerella sovrastante un bacino d’acqua, atto a simboleggiare un lago sotterraneo.

La luce invade l’intera abitazione, filtrando da una fenditura ricavata nella parte alta della struttura. Gli ambienti interni sono dotati di piccole bucature atte a captare la luce e inquadrare, come cannocchiali, scorci di paesaggio.

Nella realizzazione della Villa Troglodyte è stato privilegiato l’uso di materiali naturali e riciclati. Nella zona inferiore dell’edificio prevale la roccia naturale. In corrispondenza dei livelli superiori, invece, la struttura è stata ricomposta utilizzando una texture identica a quella della pietra sottostante. Le pareti sono realizzate in cemento a basse emissioni di anidride carbonica, mentre i rivestimenti murali utilizzano pitture naturali a base di calce.

In Villa Troglodyte vengono riproposti alcuni principi costruttivi delle antiche architetture mediterranee. Il progetto punta, infatti, sull’inerzia termica dell’involucro, sul riciclo delle acque meteoriche e sul giusto equilibrio tra bucature e apporto luminoso.

A ciò si aggiunge lo sfruttamento dell’energia geotermica, attraverso sonde verticali, e l’installazione di pannelli fotovoltaici che producono fino a 1400 kWh/anno. Le acque pluviali, immagazzinate nel sottosuolo, coprono fino al 40% del consumo giornaliero d’acqua. Per tutti questi motivi Villa Troglodyte ha ottenuto una certificazione ambientale tra le più rilevanti sul piano internazionale. La certificazione anglosassone Breem al livello “eccellente”.

Editor: Simona De Felice 

foto: ©Loïc Thebaud

 

Nasce ad Austin, il primo quartiere al mondo stampato in 3D.

È del designer Yves Béhar l’idea di creare il primo villaggio di case stampate in 3D.

Negli ultimi anni stiamo assistendo, infatti, alla progressiva affermazione della cultura digitale, la quale sfrutta le strumentazioni elettroniche per la produzione rapida di oggetti in serie variata. Si parla, dunque, di “artigianato 2.0”, controllato da software in grado di inglobare le complesse tecniche del progettare al computer e l’atto della produzione.

Questa tecnica, che consente di realizzare case stampate in 3D, viene chiamata “rapid manufacturing“. Una tecnologia innovativa che permette, grazie ad un processo di stampa tridimensionale, di creare i più svariati oggetti senza preoccupazioni riguardanti un’eventuale complessità della forma.

In America Latina, la collaborazione tra Fuseproject, l’azienda di tecnologie edilizie ICON e l’organizzazione non-profit New Story, ha permesso, sfruttando tecnologie sostenibili, di porre rimedio al problema dei senzatetto. È stato infatti possibile, in appena 24 ore, garantire un alloggio ad oltre cinquanta famiglie di contadini e di tessitori di palme locali. Le case, la cui superficie varia tra i 60 e i 75 metri quadrati, sono realizzate con una struttura in cemento estremamente resistente.

Ogni abitazione dispone di una cucina all’aperto e di un ampio spazio esterno, che potrà essere coltivato e usato per allevamento di piccoli animali. Controsoffitti, sedute e scaffalature interne sono tutte realizzate mediante la stampa digitale. Il dispositivo predisposto per la realizzazione del villaggio è pensato in modo da poter funzionare anche in aree dove non vi sia presenza di acqua o di energia elettrica.

La rivoluzione digitale, potrebbe dunque essere l’origine dell’elaborazione di una nuova cultura materiale capace di formare il substrato tecnico e tecnologico di inediti modelli produttivi, capaci di segnare percorsi alternativi alle attuali logiche di mercato.

Ognuna delle case stampate in 3D ha un costo che si aggira sui 10.000 dollari (al cambio attuale, poco meno di 9000 euro), ma la società produttrice si è posta l’obiettivo di riuscire a dimezzare, in breve tempo, i costi di realizzazione.

Contributor: Simona De Felice

Lo spettacolare museo Louvre di Abu Dhabi, nei ricchissimi Emirati Arabi Uniti, è uno dei più avveniristici progetti dell’architetto francese Jean Nouvel. Il nuovo museo, un edificio di 24.000 metri quadrati inaugurato nel 2017, sorge su un’isola artificiale (la Saadiyat Island).

La particolarità che rende unico e così spettacolare il progetto del Louvre di Abu Dhabi è la sua copertura protettiva formata da una grande cupola traforata.

Si tratta di una struttura reticolare che sembra sospesa e che protegge dal calore ma al tempo stesso permette al sole di filtrare all’interno. I raggi si sole penetrano dal soffitto, traforato come un merletto, creando un effetto di luce davvero particolare. Un effetto strabiliante che ricorda, come racconta il progettista Jean Nouvel, i “raggi di sole che attraversano le fronde delle palme in un’oasi.”

Il museo, costruito in base a un accordo con il Louvre di Parigi, ospiterà  una serie di capolavori dell’arte offerte in prestito dall’omonimo museo parigino e da altri 12 musei francesi. Una tappa imperdibile per chi si recasse in vacanza o per lavoro negli Emirati.

L’illuminazione del museo è stata affidata al gruppo internazionale Luxiona, che tra gli altri lavoro ha illuminato il Parlamento del Vietnam, il quartier generale di Unicredit a Milano e la sede MAPFRE in Messico.

http://louvreabudhabi.ae

Qui sotto, alcuni rendering di progetto originali del museo Louvre di Abu Dhabi

Photo: ©Lliber Teixidò, Associated press