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Caravan NV 350 office pod concept.

Nissan lancia l’innovativo il Caravan NV 350 office pod concept. E lo fa cercando soluzioni per una fascia di lavoratori che diventa sogni giorno più grande.

Il nuovo Caravan NV 350 office pod concept è un furgoncino progettato per gli “Smart Workers”. Quei lavoratori digitali che non hanno una postazione fissa, gli amanti dei viaggi e della natura che si annoiano a lavorare da casa, in situazioni spesso poco confortevoli.
Così Nissan ha progettato, per questo popolo di nomadi, un furgone attrezzato a ufficio. Un piccolo camper dove lavorare dovunque nel massimo confort. Al mare, in montagna, in un bosco…

Il brand automobilistico giapponese ha presentato, in occasione del Salone dell’auto di Tokyo, questo concept innovaytivo.
Caravan NV 350 office pod concept non è altro che la customizzazione di un modello classico della Nissan: Il furgone modello NV350, un progetto degli anni’70 che ha riscosso nel tempo un grande successo.

Le funzionalità del Caravan NV 350 office pod concept

Ma non aspettatevi un veicolo di basso livello… Il Van-Ufficio della Nissan (sempre che il concept si trasformi in realtà) è integrato con il meglio della tecnologia e del design.

Il Caravan NV 350 office pod concept incorpora nel vano posteriore un vero e proprio ufficio “estraibile” grazie a un sistema di rulli. Se lo si desidera, tutto il vano ufficio può scorrere fino a uscire completamente dal veicolo. Basta usare un’app per movimentare il meccanismo e accendere le luci a Led integrate nel profilo della struttura.


Così sarà possibile lavorare all’aria aperta, godendosi il panorama, il fruscio delle foglie, lo scorrere di un ruscello o il rumore delle onde… 

Anche le dotazioni interne sono di altissimo livello. Il computer ad esempio, è un iMac da 27”, mentre la poltroncina è firmata Herman Miller, azienda leader nel settore delle sedie da ufficio.
Tra gli altri accessori, il Van dispone di un cassetto con luce UV-C, per igienizzate piccoli oggetti come smartphone, mouse, chiavi, penne etc…
È possibile collegare piccolo elettrodomestici alimentati a corrente, come ad esempio un mini frigo, un bollitore o la macchina per il caffè.

E per godersi una meritata pausa di relax, il Caravan Nissan NV 350 office pod concept  ha una pratica terrazza sul tetto con tanto di chaise longue, tavolino e ombrellone parasole.

Il precedente modello: e-NV200 WORKSPACe

IN passato, Nissan aveva già customizzato un Van per lo Smart Working e lo aveva progettato in collaborazione con lo studio di design britannico Hardie.
Sui trattava in questo caso di un furgone e-NV200, che per l’occasione è stato trasformato in un in un ufficio mobile completamente elettrico dal nome e-NV200 WORKSPACe 

Questo modello è stato allestito con una scrivania pieghevole integrata, un computer touchscreen, connessione Wi-Fi, illuminazione a LED controllabile da smartphone, ricarica wireless del telefono, sistema audio Bluetooth, un minifrigo e l’immancabile macchina da caffè.

Il Futuro dell’auto tra design, tecnologie e mobilità sostenibile.
Incontro con Walter De Silva sul futuro della mobilità.

ADI Lombardia, in collaborazione con l’associazione culturale La Semina di Lecco, ha promosso lo scorso 27 ottobre il convegno on line “Il Futuro dell’auto tra: design, tecnologie e mobilità sostenibile”, con la partecipazione del celebre designer Walter De Silva, ex capo Centro Stile del gruppo Audi Volkswagen.

Nuovi scenari di mobilità

Una rivoluzione è in corso: la digitalizzazione dei nostri modelli di vita, che porta ad affidare sempre maggiori compiti all’intelligenza artificiale e alle nuove reti.
Tra le molteplici applicazioni, le nuove soluzioni di trasporto pubblico e privato che produrranno scenari molto diversi dalle tradizionali modalità. Assistenza alla guida, trazione elettrica, gestione dei flussi…

I veicoli interconnessi a sistemi di Navigation system, potranno avvalersi di una gestione in assenza di traffico, code, semafori, incidenti, guide pericolose, ecc. Una gestione calibrata per ogni tipo di contesto che, come quello urbano, pone varie problematiche di compatibilità. Come l’eccesso di emissioni, il rapporto tra varie tipologie di mezzi, l’ accesso ai centri storici, il nodo dei parcheggi.

Il futuro delle auto

Questioni come il parcheggio, il lavaggio e la manutenzione meccanica, oppure, tipiche pratiche quotidiane come portare e riprendere i figli a scuola, saranno svolti in autonomia dal veicolo connesso alle nuove reti e comandato a voce da uno smartphone.

Non appare impossibile anche farsi venire a prendere in stazione o in aeroporto, da veicoli che a fine giornata potrebbero parcheggiarsi in silos ad alta densità liberando gli spazi urbani, dato che oggi in media le auto private passano la maggior parte del tempo in strada e nei box.

Cambieranno anche le infrastrutture

Anche le infrastrutture e i mezzi pubblici saranno soggetti ad evolversi in forme del tutto inaspettate. In alcune aree delle città il trasporto pubblico potrebbe anche essere individuale, per mezzo di “seggiovie orizzontali” da due o tre posti in modalità “slow motion”, a portata di telefono, senza fermate intermedie o affollamento.

In tale scenario ricco di implicazioni ambientali e sociali, il ruolo del design sarà centrale, come ha ribadito da Walter De Silva nel suo intervento. Convinto che non sarà il digitale a salvare il mondo, il designer non ha mancato di ridefinire i contorni e le basi della disciplina rispetto a logiche superate soprattutto nel settore auto. Marketing e veicoli non sempre razionali, repentina sostituzione dei modelli, dubbi sulla reale sostenibilità dell’auto elettrica.

I prodotti devono esser fatti per durare anche 100 anni

Secondo De Silva, i prodotti quando sono ben concepiti e disegnati possono e devono avere una lunga vita – 100 anni diceva Magistretti – diventando non solo icone riconoscibili nel mondo, ma anche elementi di stabilità sociale e culturale, concretamente sostenibili in ambito ambientale.

Walter De Silva prosegue il suo intervento affermando che il Design italiano, fondato da Ponti e Castiglioni, è innanzi tutto basato su filosofia, etica e cultura, oltre che votato alla ricerca di una particolare bellezza artistica di cui siamo storici fautori e fruitori.
Pertanto, conclude, dovremmo implementare e distinguere un nostro modo di fare design e prodotti “creati e disegnati in Italia”.

Accessori di design per la bicicletta? Ecco la nostra selezione. Una serie di oggetti belli e funzionali dedicati a tutti gli amanti delle due ruote.

È sostenibile. Aiuta a tenerci in forma. Assicura il distanziamento fisico necessario in tempi di Covid-19. Oggi parliamo della bicicletta. Un mezzo di trasporto che si sta facendo sempre più strada nelle città italiane. E non solo durante la bella stagione. Perché, come mostrano i Paesi del Nord Europa, la bicicletta può accompagnarci durante tutto l’anno. Tutto sta ad organizzarsi, magari anche con qualche oggetto di design.

Già, negli ultimi anni sono davvero tanti gli accessori di design nati intorno al mondo delle due ruote. Dai caschi pieghevoli pensati per essere riposti nello zaino alle luci per renderci ben visibili sulla strada. Dagli zaini realizzati in materiali a prova di temporale ai lucchetti multiformi.

Ecco la nostra selezione di accessori di design per la bicicletta.


Casco Park & Diamond

Apriamo la nostra rassegna sugli accessori di design per la bicicletta con il casco per ciclisti urbani di Park & Diamond. Simile a un cappellino da baseball, il casco della start-up americana non ha nulla del classico casco da ciclista. Per l’estetica ma anche per la comodità di trasporto. Il casco è, infatti, realizzato con un materiale composito che si può facilmente piegare e riporre in un contenitore grande quanto una borraccia.

La sua leggerezza e flessibilità non lo rende, però, meno sicuro. Al contrario il materiale brevettato da Park & Diamond è molto più efficace nell’assorbire e dissipare l’energia rispetto ai caschi per ciclisti tradizionali.

Chicca finale, il casco può essere personalizzato nei colori e nei pattern. Non vi rimane che scegliere! (www.park-and-diamond.com)


Casco Closca

Sempre in tema di caschi pieghevoli, una proposta molto interessante arriva dall’azienda spagnola Closca. Questo casco si può piegare in un secondo, riducendo la sua misura del 55%. In questo modo, grazie alle sue dimensioni compatte può essere comodamente riposto nella borsa o nello zaino. Il meccanismo di chiusura non limita, però, la sicurezza. Quando è in testa, il casco rimane infatti saldamente bloccato. Inoltre, in caso di collisione l’impatto è dissipato grazie a micro-movimenti che sono ben distribuiti sull’intera superficie.

Insomma, un casco per ciclisti urbani comodo, sicuro e con un design elegante. Le visiere sono intercambiabili in diversi colori e materiali, pensati per ogni stagione. (closca.com)


Pickwick Tex Nylon, Brooks England

Pickwick è il mitico zaino per i ciclisti urbani di Brooks England. Realizzato in Tex Nylon, un tessuto ripstop intrecciato con una tecnica che crea un materiale rinforzato, è estremamente resistente all’usura e agli strappi. Resistente e impermeabile. Il Tex Nylon è studiato infatti per “sopravvivere” a temporali improvvisi (è stato testato per uno standard di 2000 mm d’acqua). Il rivestimento in poliuretano garantisce, inoltre, un ottimo rapporto peso-resistenza.

Nel Pickwick Tex Nylon c’è uno spazio per un laptop da 13 “, uno per riporre oggetti più piccoli e due tasche esterne: una in tessuto elasticizzato a due vie per una bottiglia d’acqua, l’altra multiuso per gli oggetti di uso quotidiano. Dettagli in pelle conciata al vegetale ed elementi in lega di metallo personalizzati completano il look. (www.brooksengland.com)


Block Lights, Bookman

Fra gli accessori di design per la bicicletta non possono mancare le luci. Le nostre preferite? Le iconiche Block Lights di Bookman, ora rilanciate in una versione più performante. Il design a forma di cubo della luce originaria è rimasto lo stesso. La parte interna è invece cambiata, raggiungendo una migliore illuminazione in condizioni di bassa luminosità.

Andare in bicicletta la notte è più pericoloso, si sa. Guidare può essere però rischioso anche durante il giorno, se si creano situazioni di scarsa visibilità inaspettate, come per esempio durante un temporale improvviso. Le nuove Block Lights sono la soluzione al problema. Estremamente leggere, possono infatti essere trasportate con facilità nello zaino del ciclista o nella tasca posteriore, ed essere montate all’occorrenza in pochi secondi.

Le nuove Book Lights hanno luci a LED più luminose, una batteria agli ioni di litio di maggiore durata e una lente appositamente progettata per distribuire meglio la luce. (bookman.se)


UFO Lights, Dinika Soni

Sempre a proposito di luci, un’alternativa interessante sono le UFO Lights di Dinika Soni. Un paio di pedali con luce LED removibile integrata. Le luci si accendono automaticamente quando si inizia a pedalare e diventano rosse quando si decelera, proprio come fossero un fanale posteriore. Non solo. Le UFO Lights possono essere utilizzate anche in modo autonomo, in quanto possono essere separate con facilità dal pedale accompagnandovi ovunque vogliate. Le luci possono essere ricaricate tramite una porta USB o caricabatterie.


Lochness, Palomar

Anche un lucchetto per bici può diventare un oggetto di design. Un esempio? Lochness, il progetto di Francesco Toselli per Palomar. Già, a dispetto del nome questo lucchetto è tutt’altro che mostruoso. Al contrario si tratta di un accessorio bello a vedersi, pensato per stimolare la creatività. La sua struttura snodabile infatti, da un alto, permette di piegare Lochness creando forme inusuali e ogni volta diverse. Dall’altro, rende più comodo legare la bicicletta a rastrelliere, pali e a quant’altro sia necessario per scongiurare furti.

Un lucchetto multiforme che protegge la nostra due ruote, regalandole allo stesso tempo un tocco personale. Il divertimento è assicurato! (www.palomarweb.com)


Nello, Palomar

Sempre di Palomar è Nello, il campanello per bici progettato da Odo Fioravanti. Nello è una piccola sfera magnetica portatile, in gomma impermeabile. Grazie al suo pratico sistema di fissaggio (un cinturino in gomma con magnete), il campanello si aggancia e sgancia dal manubrio con estrema facilità. Inoltre, grazie alle sue dimensioni compatte, può entrare in tutta tranquillità in una borsa o addirittura in una tasca.

Per farlo suonare, tutto ciò che occorre è toccare il campanello nella parte superiore. In più, c’è una sorpresa: il suono cambia ogni qual volta Nello è agganciato e poi sganciato. I suoni sono tre. Un accessorio di design per la bicicletta che non può mancare. (www.palomarweb.com)


Hövding 3

Uno scaldacollo? No, un airbag per ciclisti. Già, Hövding 3 nasconde al suo interno un sistema che all’occorrenza attiva un airbag che copre tutta la testa come fosse un casco gonfiabile. L’airbag/scaldacollo pesa 800 grammi, la taglia si adatta in base a un sistema di regolazione interno, la batteria dura fra le 14 e le 16 ore, e si ricarica tramite un cavo USB in due ore. Inoltre, Hövding 3 è dotato di Bluetooth, per contattare le persone care in caso di incidente.


Quick Motion, Delineo Design

Un rullo da allenamento per biciclette pieghevole. Si chiama Quick Motion ed è stato progettato da Delineo Design per Elite. La struttura è stata pensata per simulare l’allenamento fatto su strada, con la presenza di un roller con sistema flottante che facilita l’equilibrio durante l’allenamento. L’aspetto più innovativo è, però, la possibilità di piegare il rullo in tre parti. Minimo ingombro, massimo risultato.

Quick Motion ha vinto il premio Gold Eurobike Awards nel 2016 e ha ottenuto la Menzione d’Onore al Compasso d’Oro International Award Sports and Innovation.


Cubo Porta Bici Gryfino, Disegno Mobile

Non volete lasciare la bicicletta nel cortile o in strada? La risposta potrebbe essere il Cubo Porta Bici Gryfino, progettato da Gabriella Rossi e Alessandra Sangalli per Disegno Mobile. Si tratta di un cubo in multistrato di rovere cheappeso alle pareti di casa, può essere usato come portabici. Già, con Gryfino la bicicletta non ha paura di mostrarsi. Al contrario diventa parte integrante dell’arredamento, trasformandosi in un originale elemento di decorazione per le pareti.

Il nome del cubo è un omaggio alla foresta storta di Gryfino, in Polonia. Una foresta con circa 400 alberi curvi alla base del tronco, le cui origini sono ancora oggi un mistero. (www.disegnomobile.it)


GENUS, Vadolibero

Cosa nasce dall’incontro fra un portabici verticale e un appendiabiti? GENUS, il portabici di design firmato da Vadolibero. GENUS unisce funzionalità ed estetica. La sua struttura ricorda la forma di un albero, con un tronco in massello di quercia tinto nero per la bici, e sette rami per gli accessori. I due rami più lunghi in alto sono per il casco e i vestiti. Al centro del tronco ci sono due rami pensati per diversi accessori (borse, cappelli, occhiali, ecc.). I due rami in basso sono invece per le scarpe.

GENUS è un portabici pratico e versatile. Il suo gancio regolabile, rivestito in pelle, permette di adattare la posizione del tronco a qualsiasi misura di bici. Il gancio è profondo 80 mm, perfetto per la maggior parte delle ruote. Nel caso di cerchi più alti della media, è disponibile su richiesta il Gancio XL, profondo 110 mm. (vadolibero.com)


RENÉ, ZILIO

René è un accessorio multifunzione da parete disegnato da Tomoko Azumi per Zilio A&C. è innanzitutto un portabici, ma all’occorrenza può diventare anche un pratico attaccapanni dove appendere il casco, la giacca, la borsa, l’ombrello o altri accessori. La struttura è in legno di frassino naturale, curvato a vapore, che tende una fascia in tessuto disponibile in 4 colori. (www.zilioaldo.it).


La 500 Spiaggina 58 è una deliziosa versione della FIAT 500, creata nel 2018 da Garage Italia per celebrare il 60° compleanno dell’omonima automobile.

Quando nasce la Fiat 500 Spiaggina

La Fiat 500 Spiaggina nasce il 4 luglio 1958 e fa il suo debutto sulle strade di Capri. Il suo nome originale è “FIAT 500 Boano Spiaggia”. Mario Boano, infatti, è il nome del designer che l’ha creata, partendo dal modello della Fiat Nuova 500. Ma la 500 non fu l’unico modello di auto trasformato in Spiaggina, anche se resta ancora oggi tra i più celebri e iconici. Uno dei modelli di Spiaggina più apprezzati è la Ghia 500 Jolly, disegnata da Sergio Sartorelli e realizzata dal 1957 al 1974 dalla carrozzeria Ghia.

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La FIAT 500 Boano Spiaggia fu realizzata solo in due esemplari, ma divenne famosissima grazie alla pubblicità creata dai giornali del tempo. La 500 Spiaggina fu l’emblema di un’epoca, un vero e proprio mito degli anni ’60, l’icona della Dolce Vita. Molti VIP furono “paparazzati” sulle spiagge di Capri a bordo della ormai celebre “Spiaggina”. Tra questi, ricordiamo Aristotele Onassis e l’avvocato Agnelli.

Sopra, due Spiaggine originali degli anni ’50. A sinistra, quella ispirata alla Fiat 500. A destra la versione più lunga, sulla base della Fiat Giardinetta. La nuova Spiaggina 58 fonde i due modelli, eliminando il divanetto posteriore ma aggiungendo il bagagliaio come quello della Giardinetta.

La Fiat 500 SPIAGGINA by Garage Italia del 2018 

La nuova Fiat Spiaggina 500 by Garage Italia, creata per festeggiare questo importante anniversario, è stata realizzata, con il prezioso contributo tecnico e ingegneristico di Pininfarina e il supporto di Fiat. Questa nuova serie speciale della Spiaggina ’58 è progettata sulla base dell’attuale Fiat 500C.

Il design è molto fresco, giocoso, iconico. Riprende nelle linee le atmosfere degli anni 60 e si veste con una livrea bicolore dai toni prettamente estivi, come l’Azzurro Volare e il Bianco Perla, con finiture in blu Garage.

Le caratteristiche della Fiat 500 Spiaggina 58

Rispetto al modello originale, la Spiaggina 58 è una vera automobile. Non solo ha le portiere laterali, ma monta una lunga serie di accessori e optional, così da poter essere utilizzata anche su strada in totale sicurezza.

Il tetto scompare, così come i sedili posteriori. Al loro posto i designer hanno pensato ad un vano multifunzione utilizzabile come bagagliaio, ma anche per farsi una doccia a fine giornata…

Impegnativo lo sforzo dei tecnici di Pininfarina, che insieme allo staff di Garage Italia hanno rinforzato e riprogettato il telaio, al quale è stato aggiunto un roll-bar posteriore.

Grande la cura dei dettagli che rendono unica nel suo genere la Fiat 500 Spiaggina by Garage Italia. A partire dal parabrezza nautico ribassato fino al rivestimento del pianale di carico in sughero dogato. Al posto dei sedili anteriori c’è una panchetta rivestita in pelle impermeabilizzata, ispirata ai sedili delle vetture degli anni ’60.

Anche gli pneumatici bicolori Pirelli P Zero Nero GT richiamano il look anni Cinquanta. Le maniglie, gli specchietti e le borchie dei nuovi cerchi in lega Fiat 500 Vintage 1957 da 16”, contrastano con la carrozzeria con le loro cromature.

A livello di accessori, la 500 Spiaggina 58 monta il top di serie. A partire dai sistemi di connettività fino al navigatore con display 7’’ TFT e radio digitale DAB, il climatizzatore automatico, i sensori di parcheggio posteriore, i sedili regolabili in altezza e molto altro.

Per quanto riguarda i motori, la 500 Spiaggina 58 può essere equipaggiata con le motorizzazioni a benzina 1.2 da 69 CV e 0.9 TwinAir da 85 CV, omologati Euro6D.

PREFERITE IL MODELLO DELLA SPIAGGINA ORIGINALE?

LA Fiat 500 SPIAGGINA JOLLY Icon-e (elettrica!) by Garage Italia 

Dopo la Spiaggina 58, nel 2019 nasce la Spiaggina Jolly, restyling di un’altra icona del design italiano degli anni 50. La Fiat 500 Ghia Jolly, anche questa progettata da Garage Italia. Questo modello si avvicina di più all’originale per due ragioni. La prima è estetica. La  500 Jolly riprende nelle linee esattamente l’auto originale e non è un’interpretazione contemporanea come quella di Pininfarina. La seconda è che, proprio come la Ghia, ha i sedili intrecciati e il divanetto posteriore, assente nella Spiaggina 58 (che è a 2 posti).

La vera innovazione della nuova linea 500 Jolly Icon-e è quella di essere ad alimentazione elettrica. Il tradizionale motore a benzina, ospitato nel cofano posteriore della 500, è stato sostituito da un motore elettrico realizzato in collaborazione con il Newtron Group.

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I sedili, progettati in collaborazione con lo studio Baolab, sono realizzati con una speciale corda in polipropilene color sabbia, solitamente utilizzata per gli arredi outdoor e quindi inattaccabile dalle intemperie, dai raggi UV e dalla salsedine. Un materiale resistente ma piacevole al tatto e alla vista. Per realizzare i sedili della 500 Jolly, tutti intrecciati a mano, sono necessarie ben due giornate di lavoro e circa 900 metri di corda. Ultimo tocco di classe. Al posto delle portiere, la Fiat 500 Jolly monta una corda intrecciata nel colore dei sedili…

LA Fiat 500 Jolly Icon-e (elettrica!) by Hertz & Garage Italia del 2019

Hertz Italia, la celebre compagnia di autonoleggio, ha pensato di offrire ai suoi clienti un’esperienza unica per rievocare le atmosfere da “Dolce Vita”. In partnership con Garage Italia, ha infatti messo a disposizione per il noleggio una piccola collezione di Fiat 500 Spiaggina, chiamate Fiat 500 Jolly Icon-e. Una collezione, che si presenta al pubblico sotto il nome di Hertz’s Selezione Italia, che oltre alla ormai celebre 500 Jolly Spiaggina comprende anche una Maserati Ghibli e una Fiat Abarth 124 Spider.

Tutte le auto della Hertz’s Selezione Italia, come da tradizione di Garage Italia, sono ricchissime di dettagli molto curati tra i quali i sedili in corda intrecciata a mano. Una delle 500 Spiaggina ha addirittura la carrozzeria verniciata nella versione tricolore.

Ma attenzione! Chi volesse noleggiarne una deve sapere che le auto della Hertz’s Selezione Italia saranno a disposizione solo nella costiera Amalfitana e solo per l’estate 2019!

www.garage-italia.com – www.baolab.net

Il Bauhaus compie 100 anni. Scopri con noi la sua storia e come il mondo del design sta celebrando l’importante anniversario della grande scuola tedesca.

Il Bauhaus, la celebre scuola tedesca di design, arte e architettura fondata da Walter Gropius a Weimar nel 1919, compie 100 anni. Già, è passato esattamente un secolo da quando, in una Germania appena uscita dalla prima guerra mondiale e attraversata da una profonda crisi socio-politica, è nato uno dei movimenti culturali più rivoluzionari del XX secolo. Quello che possiamo considerare come la culla del design moderno.

Sì, perché nonostante il Bauhaus abbia avuto una durata piuttosto limitata (dal 1919 al 1933, anno in cui i nazisti hanno preso il potere, decretando la chiusura della scuola), la sua portata è stata tale da influenzare anche i decenni a venire. È lì, infatti, che si sviluppa l’idea di fondere creazione artistico-artigianale e produzione industriale. E sempre da lì deriva l’idea di progettare arredi belli ma funzionali, capaci di rivolgersi a un pubblico il più ampio possibile.

Bauhaus 100

È naturale, dunque, che tutto il mondo si sia mobilitato per celebrare in grande stile questo compleanno così importante. Dall’autobus ispirato all’edificio di Dessau progettato da Walter Gropius, che viaggerà da Dessau fino a Hong Kong, ospitando incontri e workshop, alla mostra presso il Vitra Design Museum dedicata a Anton Lorenz, figura chiave per la nascita dei mobili moderni in tubolare d’acciaio. Dalle edizioni speciali di pezzi iconici proposte da Thonet e Knoll fino a prodotti ispirati allo stile Bauhaus, sono davvero tanti gli eventi e i progetti che rendono omaggio al mitico movimento culturale tedesco.

Cosa caratterizza gli arredi del Bauhaus?

“Less is more”, non c’è modo migliore per raccontare gli arredi del Bauhaus della famosa frase di Ludwig Mies van der Rohe, uno dei principali esponenti del movimento tedesco. Con il Bauhaus, infatti, mobili e oggetti si spogliano di tutto ciò che è superfluo, riducendosi all’essenziale. Un processo di semplificazione estrema, condotto in nome della funzionalità, che si accompagna all’utilizzo di materiali non usuali per l’epoca, come l’acciaio, il vetro, il compensato e la plastica, ritenuti più adatti alla produzione industriale.

I pezzi più iconici del Bauhaus

Sono tanti i pezzi firmati da esponenti del Bauhaus diventati icone. Noi ne abbiamo selezionati 8 che esemplificano alcuni fra i tratti più distintivi del movimento, come l’uso del tubolare d’acciaio, l’amore per i colori primari e la riduzione del design a forme geometriche pure.

Wassily Chair, design Marcel Breuer (1925), prodotta da Knoll

La poltroncina da club imbottita si spoglia, conservando solo la struttura in tubi d’acciaio e un essenziale vestito in tela. Questa, in breve, la storia di Wassilly, la poltrona disegnata da Marcel Breuer nel 1925, diventata uno dei simboli del Bauhaus.

L’ispirazione del progetto? Il manubrio della bicicletta. Già, è proprio durante una pedalata in bicicletta che Breuer ha l’idea di utilizzare il tubolare metallico nella lavorazione dei mobili. Il nome è, invece, un omaggio al grande artista Wassily Kandinsky, altro importante esponente della scuola tedesca che, dopo aver visto la poltrona nello studio di Breuer, se ne innamorò perdutamente.

Sedie a sbalzo

Il tubolare in acciaio è stato una delle maggiori innovazioni introdotte dal Bauhaus nell’arredamento. Un’innovazione che si è accompagnata a un’altra grande novità: la sedia a sbalzo o cantilever, un modello realizzato con un unico tubo piegato che si sostiene senza i montanti posteriori. D’altronde, se il Bauhaus promuove la riduzione del superfluo, perché quattro gambe quando ne bastano soltanto due?” (cit. dell’artista Kurt Schwitters, 1927).

S 33, design Mart Stam (1926), prodotta da Thonet GmbH

Forma a cubo, linee pulite e movimento oscillante: le sedie cantilever S 33 e S 34 dell’architetto olandese Mart Stam sono state le prime sedie a sbalzo proposte. Presentate in occasione dell’esposizione del Deutscher Werkbund nel quartiere Weissenhof di Stoccarda inaugurata nel 1927, provocarono grande stupore.

S 533, design Ludwig Mies van der Rohe (1927), prodotta da Thonet GmbH

Il secondo modello del genere è la S 533 di Ludwig Mies van der Rohe, sempre presentata a Stoccarda nel 1927. A caratterizzare la seduta, due tubi montanti a semicerchio, cui si raccordano altri due tubolari che funzionano da braccioli. La grande curvatura ad arco conferisce alla S 533 maggiore movimento e leggerezza estetica rispetto al progetto di Stam.

Cesca, design Marcel Breuer (1928), prodotta da Thonet GmbH

La Cesca di Marcel Breuer, conosciuta anche come S32, è una delle sedie a sbalzo più note della storia del design. A renderla unica è la sintesi fra innovazione e tradizione. Infatti la seduta e lo schienale sono in legno massello curvato e paglia di Vienna, mentre il telaio è in acciaio tubolare. Un dialogo fra passato e presente che dona alla seduta un carattere molto versatile.

Culla Bauhaus, design Peter Keler (1922), prodotta da Tecta

Giallo, rosso e blu. Non parliamo del noto dipinto di Kandinskij, ma della palette di colori della culla di Peter Keler. Un’altra icona del movimento presentata dall’architetto tedesco nel 1923, in occasione della prima esposizione del Bauhaus a Weimar.

A caratterizzare la culla non sono solo i colori primari, ma anche l’uso di tre forme geometriche essenziali: triangoli, quadrati e cerchi.

La culla di Keler, così come tanti altri prodotti del Bauhaus, è prodotta dall’azienda tedesca Tecta.

Infusore per il tè, design Marianne Brandt (1924)

Il less is more non investe solo gli arredi, ma anche gli accessori per la casa. Un esempio illustre è la teiera disegnata da Marianne Brandt. In questo infusore per il tè qualsiasi concessione al decoro è, infatti, abbandonata in nome di geometrie rigorose. Il corpo della teiera è costituito da un emisfero in argento che poggia su una semplice struttura a croce. La maniglia in ebano a forma di D è protesa verso l’alto per rendere più agevole la presa. Una perfetta sintesi di estetica e funzionalità.

Lampada da tavolo KAISER idell™ Luxus disegnata da Christian Dell nel 1931

La lampada da tavolo KAISER idell™ Luxus, uno dei pezzi iconici del Bauhaus,è stata rieditata da Fritz Hansen in una speciale edizione dedicata ai 100 anni della scuola di Weimar. La versione originale aveva la struttura cromata. La nuova versione della lampada KAISER idell™ è stata arricchita da dettagli in ottone con una speciale patina ossidata. Viene proposta in una Limited Edition al prezzo di € 657.

Lampada Wagenfeld, design Wilhelm Wagenfeld e Carl Jakob Jucker (1923),  prodotta da Tecnolumen

Progettata dal tedesco Wilhelm Wagenfeld e dallo svizzero Carl Jakob Jucker, la lampada da tavolo Wagenfeld è la lampada simbolo del Bauhaus. Anche in questo caso il design è ricondotto a forme geometriche pure: una base circolare in vetro, uno stelo cilindrico e un paralume sferico.

Barcelona, design Mies van der Rohe con Lilly Reich (1929), prodotta da Knoll

Uno dei pezzi più iconici non solo del Bauhaus ma dell’intera storia del design è la Barcelona, la poltrona progettata da Mies van der Rohe con Lilly Reich nel 1929 per l’Esposizione Internazionale di Barcellona, ​​da cui prende, per l’appunto, il nome.

A comporre la poltrona un telaio in acciaio inossidabile su cui poggiano due cuscini costituiti da quaranta riquadri, tagliati e cuciti a mano con trapuntatura a bottoni. All’inizio la struttura era composta da due sezioni metalliche imbullonate insieme, nel 1950 la sedia è stata ridisegnata a partire da un unico pezzo d’acciaio. Un classico dall’eleganza senza tempo.

Le edizioni per celebrare i 100 anni del Bauhaus

Edizioni speciali Bauhaus di Thonet GmbH

Thonet GmbH celebra i 100 anni del Bauhaus con un’edizione limitata della celebre cantilever S 533 F di Ludwig Mies van der Rohe. La rilettura dell’iconica sedia porta la firma dei designer tedeschi Besau e Marguerre, ed è caratterizzata da un mix di colori e materiali sensuali che richiamano la calda patina dei modelli cantilever, con telai nichelati, degli anni ‘20 e ’30.

Le versioni proposte sono due. Un modello è con telaio cromato lucido color fumé, sedile e schienale in cuoio finitura nabuk color antracite. L’altro è con telaio cromato opaco color champagne, sedile e schienale in cuoio finitura nabuk di colore rosé.

Le due sedute possono essere accoppiate o utilizzate da sole.

Edizioni speciali Bauhaus di Knoll

Per i 100 anni dalla nascita del Bauhaus, Knoll presenta due edizioni speciali firmate come “Bauhaus Edition”: la collezione MR, disponibile con nuove varianti di tessuti e pelli, e la Barcelona di cui è stata lanciata una versione limitata di soli 365 pezzi editati nel 2019, uno per ogni giorno dell’anno, certificati e numerati per ricordare il centenario della scuola tedesca.

Riedizioni Bauhaus di Alessi

Per il centenario della nascita del Bauhaus, Alessi propone, con un packaging celebrativo, alcuni dei progetti prodotti su licenza del Bauhaus Archiv di Berlino a partire dalla metà degli anni ’80 per il catalogo Officina Alessi. Si tratta dei posacenere in acciaio e ottone “90010”, “90046” di Marianne Brandt e del set per zucchero e crema in acciaio “90042” di Marianne Brandt e Helmut Schulze.

Cerchi prodotti ispirati al Bauhaus? Guarda le carte da parati di Murals Wallpaper.

Car Design al Fuorisalone

Il Car-design al Fuorisalone. Allestimenti e nuovi modelli di auto presentati nella settimana del design. Le case più innovative scelgono Milano per coinvolgere il grande pubblico e comunicare il futuro della mobilità.

Citroen

Citroen celebra il suo centenario e presenta in via Stendhal su progetto di Matteo Ragni, un allestimento che lega origini e futuro del celebre marchio: il deuble chevron ristilizzato che ispira per l’occasione una sedia dedicata ai cento anni del brand.

Le auto esposte, la mitica Due Cavalli – nata a fine seconda guerra mondiale – e l’attuale C5 Aircross, sono il focus del confronto tra antico e moderno che è il tema di tutta l’esposizione.

Componenti, pannelli, sospensioni, volanti, poster pubblicitari, giocattoli…., il confronto tra ieri e oggi è un modo interessante e sorprendente per recuperare il DNA tecnologico e stilistico dell’innovativo marchio francese (www.citroen.it).

Peugeot

Peugeot in via Savona, per ribadire forza e vitalità del brand, con un allestimento dominato da giochi di luce e leoni in ordine sparso, espone due novità per il presente e per il futuro prossimo.

Dal Salone di Ginevra arriva il nuovo modello della 208 in versione anche elettrica, con un disegno esterno rivisto e reso più elegante e convincente nei dettagli – nuovi e riusciti i gruppi ottici anteriori e posteriori – ma con le maggiori novità all’interno, dove un design e una cura di livello superiore, configurano un prodotto senz’altro più attraente e molto concorrenziale.

Al centro dell’esposizione la concept car E-Legend, un modello due porte che anticipa la prossima mobilità elettrica a guida autonoma, con un disegno esterno in stile anni ‘70 che rilancia le forme tipiche della casa del leone (www.peugeot.it).

Jaguar

Jaguar, con il suo chief designer Ian Callum che in un’affollata conferenza presenta la nuova Britishness, ha organizzato nel chiostro del Piccolo teatro di via Rovello un’installazione dedicata alla nuova versione della Jaguar XE, berlina media riproposta con forme più decise e sportive, e un design interno ampiamente rivisto e più curato.

L’allestimento, che presenta un esploso al vero, consente una lettura approfondita dei principali componenti ma anche del pregio delle soluzioni di dettaglio e dei materiali, secondo la filosofia della casa, che nel design vede la risorsa strategica per comunicare qualità e bellezza per distinguersi nel mercato globale (www.jaguar.it).

Design Street propone come ogni anno la sue “indispensabili” guide. Dopo aver già messo online la sua ormai celebre guida al Fuorisalone di Milano, con il meglio degli eventi da non perdere durante la Milan Design Week e la Guida ai Design Districts di Milano, ecco la guida più utile: “Come sopravvivere al Fuorisalone di Milano”. Se non siete dei veterani e non avete già imparato “a vostre spese” alcune regole fondamentali (come abbiamo fatto noi in ben 25 anni di esperienza!) allora questo decalogo potrà esservi davvero utile.

Iniziamo però da un paio di informazioni utili:

FUORISALONE DI MILANO 2019: LE DATE

Le date del Fuori Salone di Milano 2019 sono 9 aprile – 14 aprile.

Quest’anno Il Fuorisalone (o Fuori Salone del Mobile di Milano, come qualcuno lo chiama) inizia il 9 aprile. La Design Week di Milano 2019 anticipa però di un giorno per gli “addetti ai lavori”. L’8 Aprile, infatti, apre con le “press preview”, le anteprime a inviti dedicate alla stampa e ai media.

GUIDE AL FUORISALONE DI MILANO 2019

Ogni anno Design Street pubblica le sue attesissime guide al Fuorisalone.

La prima, “Milan Design Week 2019: i Design Districts“, è già online e spiega le caratteristiche e le differenze tra cosiddetti Design Districts del Fuorisalone di Milano 2019.

La seconda, “il meglio del Fiorisalone 2019 – Cosa vedere zona per zona”  è la nostra ormai storica guida che seleziona tutti gli eventi da non perdere del Fuorisalone 2019.

Per adesso, con alle porte il Salone del Mobile di Milano e il Fuorisalone (per gli stranieri, Milan Design Week), potere giocare di anticipo studiando “a memoria” questo piccolo vedemecum che vi aiuterà a vivere e a godervi nel modo migliore il festival di design più grande e più bello del mondo!

10 REGOLE PER SOPRAVVIVERE AL FUORISALONE DI MILANO 2019

1. Occhio al meteo!

Aprile è ancora un mese incerto. Verificate giorno per giorno le previsioni del tempo e le temperature previste e attrezzatevi di conseguenza. Meglio non avere sorprese!

In caso di pioggia, è meglio avere un pratico poncho impermeabile che un ombrello, che ingombra e non si sa mai dove metterlo (soprattutto in showroom affollati o quando smette di piovere).

 

2. Trendy o casual?

Probabilmente non avrete il tempo di tornare a casa o in albergo a cambiarvi e resterete fuori tutto il giorno. Vestitevi di conseguenza! Trendy o casual, l’importante è scegliere dal vostro guardaroba i capi più comodi: soprattutto le scarpe! (se non potete assolutamente rinunciare ai tacchi, infilate un paio di scarpe comode o di cerotti anti-vesciche nello zainetto… non si sa mai!). Ricordate che, se si escludono i party o le serate “a invito”, solitamente regna un’atmosfera molto informale.

 

3. Mani libere!

Cercate di avere sempre le mani libere. Purtroppo ne abbiamo solo due a disposizione…

È facile infatti che raccogliate shopper contenenti cataloghi o depliant e che ve li portiate in giro tutto il giorno; quindi, niente ombrelli, borse, o giacche sottobraccio. Uno zainetto è ok. E poi è facile che entrambe le mani vi servano agli eventi per tenere in mano piatto e bicchiere…

 

4. Spostamenti

È probabile che camminerete fino allo sfinimento per spostarvi da un evento all’altro. Se potete, portatevi una bicicletta (nel baule dell’auto, sul treno…), fatevela prestare da un amico, noleggiatela o iscrivetevi  Anche un motorino va bene. Da quest’anno, oltre al servizio di bike sharing del Comune di Milano (http://www.bikemi.com) ce ne sono altri due più “pratici”, che consentono di prendere e lasciare la bici dove si vuole. Il primo è MoBike (bici arancioni, ruote piccole e senza cambi). Il secondo è Obike (bici gialle, più comode e con tre rapporti). Entrambe si sbloccano da App e costano circa 50 centesinmi per mezz’ora. Utilissime!

In alternativa acquistate il biglietto giornaliero extraurbano per bus e metro a 7 € (attenzione: per la fiera non vale il biglietto urbano da €1,50!!!). Il biglietto si acquista anche tramite APP ATM Milano o SMS. Tenete presente che nei giorni del salone sarà difficile trovare un taxi libero e che il traffico solitamente va in tilt. Impensabile dunque spostarsi in auto.

 

5. Le guide

Esistono diverse guide al Fuorisalone, anche in versione App. Sono fatte bene, ricche di informazioni e tutte hanno una mappa dettagliata degli eventi. Procuratevene subito una (non importa quale) e usatela per organizzare il vostro tour. Se volete una selezione già pronta e di qualità, guardatevi l’indispensabile Guida al meglio del Fiorisalone 2019 – Cosa vedere zona per zona di Design Street.

 

6.Pianificazione

Gli eventi del Fuorisalone sono centinaia (oltre 500, solo quelli “ufficiali”) e sono sparsi in tutta la città. Fortunatamente però, la maggior parte è concentrata in “districts”. Focalizzatevi al massimo su un paio di zone al giorno e non cercate di vedere tutto a tutti costi. Tanto è impossibile.

Un consiglio? Ogni zona solitamente sceglie un giorno specifico nel quale si va avanti fino a tardi con cocktail ed eventi mirati… Cercate di capire quando, e approfittatene!

 

7. Seguite l’istinto

Le guide segnalano molto, ma non tutto (inseriscono solo chi paga!) Una volta selezionate le vostre tappe fondamentali, prendetevi il gusto di girovagare, di vedere anche ciò che non viene segnalato, di curiosare per la città lasciandovi guidare dal vostro fiuto. Spesso le sorprese più belle arrivano così.

Il nostro consiglio? Occhio anche alle location! Durante il Fuorisalone prendono vita luoghi splendidi e spesso inaccessibili in altri periodi: vecchie officine, fabbriche abbandonate, cortili nascosti. Approfittatene anche per scoprire una Milano inedita!

 

8. Food

Milano è piena di bar e locali per ogni gusto e prezzo. Nei design districts poi, ci sono spesso punti di ristoro organizzati ad hoc con street food di ogni genere.

Se non volete perdere tempo, portatevi uno snack e una bottiglia d’acqua ma sappiate che dalle 18 in poi è facile trovare eventi con cocktail e fingerfood, anche se spesso una gioiosa ressa affamata rende difficile approfittarne.

 

9. Foto

Una macchina fotografica tascabile o la fotocamera del cellulare vi risulteranno utili per fissare le curiosità del Fuorisalone: gli oggetti preferiti di design, gli allestimenti, i personaggi, le feste. Se ne avete voglia, potete condividerli sulla pagina Facebook di Design Street.o targarci su Instagram con l’hashtag #designstreetblog.

Occhio che la fotocamera di smartphone e tablet consuma molta energia. Non dimenticatevi il carica batteria o (meglio ancora) una batteria esterna (power-bank) d’emergenza…

 

10. Relax!

Siete all’evento di design più bello e importante al mondo. Cercate di godervi questa straordinaria atmosfera nel modo migliore, senza fretta, concedendovi anche il lusso di poter cambiare il vostro programma ogni volta che vi si presenta un’occasione inaspettata.

Se il nostro post “LE 10 REGOLE PER SOPRAVVIVERE AL FUORISALONE DI MILANO” vi è piaciuto, potete condividerlo sui vostri Social Network.

Grazie e buon Fuorisalone 2019!!!

 

Eicma 2018. La più grande fiera del settore motociclistico è come sempre un appuntamento da non perdere, per addetti e pubblico con la passione delle due ruote. Un fenomeno non secondario per la città e per il paese, che mantiene un ruolo e un riferimento riconosciuto a livello mondiale, confermato dalla presenza di tutte le aziende leader e anche di quelle nuove ed innovative del settore elettrico.

Un settore, quello della mobilità elettrica su due ruote, che risulta ad oggi ancora incerto, alla ricerca di linguaggi e di tipologie appropriate: monopattino, bicicletta, scooter, motociclo o altro. Ma la spinta si avverte sempre più forte, e nei prossimi anni sarà tale da convertire un pubblico molto attento ai valori messi in campo.

Lo dimostra un marchio tradizionalista per eccellenza come Harley-Davidson, che ha presentato un un modello elettrico che, per tecnologia e stile, è un primo passo verso un nuovo corso. 

Mentre per il marchio tedesco di scooter e monopattini Kumpan, la scelta dello stile pare abbia generato un caso di plagio con tanto di sequestro, che dice quanto il design non sia poi una risorsa secondaria…

Eicma 2018 conferma che il settore delle 2 ruote è ormai da alcuni anni diviso in filoni. Quello della modernità, rappresentato della Kawasaki (che espone però una carrellata di classici), da MV, Aprilia e Suzuki.

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uello “super classico” di brand quali Harley-Davidson, Triumph, Royal Enfield, Indian, alla via di mezzo come Moto Guzzi.

E poi c’è la BMW, che ci ha abituati alla creazione di più linee di prodotto confermando la condizione di leader a livello di brand, di tecnica e di mercato.

In questo quadro d’insieme, spicca Ducati per una sua ultima tendenza al bel disegno complessivo, unito a una rinuncia al dettaglio troppo sofisticato, per un’immagine del prodotto più pulita, perentoria e convincente, in grado di far spiccare il marchio sulla scena mondiale.

Interessanti le proposte di Kymko per una moto sportiva e di Suzuki per la riproposizione del singolare modello Katana degli anni ‘80; molto interessante anche lo stand delle memorie con una collezione di pezzi e di marchi storici italiani.

www.eicma.it  

Mobility Design Lab. Un laboratorio per le mobilità alla SPD, Scuola Politecnica di Design di Milano.

Il grande designer Walter De Silva e la Scuola Politecnica di Design danno vita al Mobility Design Lab, un nuovo centro ricerca sulla mobilità, per dare soluzioni concrete ai prossimi scenari di domani e lanciare Milano “Capitale della Mobilità“.

Reduce da un incarico ventennale ai vertici del gruppo Audi-Volkswagen, Walter De Silva è stato nominato presidente del laboratorio Mobility Design Lab, che riunirà le attuali attività della scuola SPD in questo settore.

De Silva, in occasione della presentazione ufficiale del Mobility Design Lab, ha tenuto una vera e propria lezione di impostazione e metodo progettuale.

Un tema molto attuale: la mobilità urbana

Il tema per il prossimo anno sarà la mobilità urbana. Un tema di grande attualità, considerando tutte le problematiche connesse a questo settore strategico che non trovano pieno riscontro nei prodotti e nelle logiche attuali.

Ecco allora la necessità di inquadrare la ricerca degli studenti nella direzione di un’utilità (possibilmente condivisa) e di adeguate soluzioni sostanziali. Il punto di partenza del Mobility Design Lab è la tipologia del quadriciclo elettrico. Un veicolo innovativo che racchiuda in sé le caratteristiche di peso e dimensioni più idonee all’ambito di utilizzo e alla sostenibilità ambientale. Le scelte formali saranno invece lasciate alla libera espressione individuale, invitando però gli studenti ad allontanarsi più possibile dai canoni attuali.

Si prospetta un’esercitazione realistica, in grado di affrontare e anticipare scenari di utilità concreta, con ricadute positive sulla collettività. Un lavoro che sia in grado di estrapolare il meglio da analisi e brief di progetto, nonché dalle tecnologie costruttive e digitali già oggi disponibili, attuando un ribaltamento rispetto alla priorità delle forme sui contenuti. Un’abitudine piuttosto consolidata in questo particolare settore.

De Silva dà prova di grande lucidità distanziandosi da logiche ormai esauste che mercato e ambiente non possono più sostenere. Un esempio; aumentando il coefficiente di utilizzo si riduce potenzialmente il numero dei mezzi in circolazione che oggi, per la maggior parte del tempo, passano la loro vita parcheggiati.

Va dato atto alla SPD, la scuola diretta da Antonello Fusetti, aver attivato una collaborazione di assoluto valore, con una impostazione disincatata e razionale, che consente al design di svolgere al meglio la propria funzione sociale. Si dovrà attendere un anno per vedere la conclusione dei lavori del Mobility Design Lab, di cui daremo senz’altro conto. 

www.scuoladesign.com

 

Car design. Il design delle auto irrompe alla settimana del design milanese. 

Tanti allestimenti di car design sparsi per la città, dove le case più motivate non hanno perso occasione, per esporre nel modo più coinvolgente novità e concept per comunicare filosofia e visioni della prossima mobilità.

AUDI

Il nostro tour attraverso il miglior car design parte con Audi City Lab,  in una delle più belle corti a Milano, l’ex Seminario arcivescovile di corso Venezia. L’installazione basata su un quinto cerchio del celebre marchio tedesco, che campeggiava sospeso al centro, è stata senz’altro una delle più riuscite. Oltre ai nuovi modelli A6, A7, A8, è stata presentata la Aicon, modello totalmente elettrico a guida autonoma, un concentrato di design e tecnologia senza compromessi.

JAGUAR

Sempre in una corte, questa volta il chiostro Nina Vinchi del Piccolo Teatro in via Rovello, luogo ben rivitalizzato da qualche anno, Jaguar ha presentato la I Pace, il nuovo SUV medio totalmente elettrico, che conferma la svolta verso la sostenibilità. Linee pulite e compatte senza drastiche rivoluzioni, privilegiano la continuità con il resto della gamma, come illustrato in prima persona dal capo design Ian Callum in visita a Milano. 

LEXUS

Car design spinto anche per la casa giapponese, che ha presentato il prototipo LF-1 Limitless, con una installazione ad alto contenuto tecnologico, nei padiglioni a Le Cavallerizze (la zona esterna del Museo della Scienza e della Tecnologia). Un percorso multisensoriale davvero coinvolgente, porta a scoprire questo modello che promette le soluzioni tecnologiche più avanzate.  La veste dalle linee fluide ma decise, sono quelle che distinguono sempre più questo marchio dal resto del settore. Al termine del percorso sono stati presentati anche i progetti vincitori del Lexus Design Award 2018, competizione internazionale che l’azienda promuove dal 2013.

LAND ROVER

Il marchio per il fuoristrada di lusso ha presentato in via Statuto la SV coupé, una produzione limitata a 999 esemplari. Il design esterno risulta in linea con il resto della gamma -uno dei più convincenti del settore non a caso definito peerless-, riservando per gli interni uno sfoggio di qualità e lusso senza compromessi. L’attuale posizionamento top di gamma, sarà sempre più confermato nei prossimi piani e investimenti, e vedrà la trazione elettrica, nelle varie modalità, affiancare ogni modello. 

HYUNDAI

La casa coreana ha allestito il suo fuorisalone in zona Tortona in collaborazione con lo IED di Milano. In passerella la nuova Kona, un suv compatto ibrido ma anche in versione full electric. Presente anche la Kite, concept di una dune buggy del futuro che si trasforma in una moto d’acqua, sviluppato dal proprio Centro stile europeo, il cui modello in scala 1/1 è stato realizzato dagli studenti del Master in Transportation Design dello IED di Milano.

MINI

La Mini è approdata alla Triennale con una mostra che parte dalle origini per giungere ai futuri scenari del marchio. Il modello storico disegnato da Alec Issigonis alla fine degli anni Cinquanta, ha segnato un’epoca e aperta una via alle utilitarie compatte, fu prodotta fino al 2000 in 5,5 milioni di esemplari. Di proprietà del gruppo BMW, il marchio libero da vincoli dimensionali, veicola una certa sofisticazione elitaria all’inglese con costanti richiami al passato, ma vedendo la maquette in esposizione sorge il dubbio di un probabile cambio di rotta. 

RENAULT

La casa francese ha esposto un prototipo molto originale negli spazi della corte di Palazzo Turati in via Meravigli. La Symbioz è una anticipazione dei prossimi modelli elettrici a guida autonoma, tanto che i sedili possono comporre un salottino viaggiante. Una visione globale che propone la connessione tra veicolo e abitazione con tanto di progetto e modello. Un marchio storicamente votato alla innovazione, che promette una rivoluzione concreta entro pochi anni.

PORSCHE

Per il secondo anno la Nuova Accademia di Belle Arti e i Centri Porsche di Milano, hanno dato vita a “Green Future”. Si tratta di un concorso interno di progettazione grafica sulla base del modello Panamera, che ha visto impegnati 169 studenti per 63 progetti. Tema conduttore la sostenibilità, che la casa tedesca intende perseguire concretamente già entro il 2019 con un modello completamente elettrico.

Per gli studenti del laboratorio del prof. Angelo Colella, è stata una occasione preziosa di confronto con una realtà aziendale di primo livello, sviluppando un rapporto ed una prestazione di tipo professionale, dal brief alla gestione del progetto in termini di qualità estetica e concettuale, fattibilità e gestione dei tempi, proprio come ogni professionista si trova ad operare.

Sono risultati vincitori gli studenti Giuditta Zorzi, Domenico Carnimeo e Simone Citron, che oltre a un premio in denaro, vedranno la propria realizzazione esposta allo spazio Bredaquaranta per tutta la durata della design week milanese.

Glenmorangie Bike è la prima bicicletta al mondo fabbricata con il legno delle pregiate botti di whisky che invecchiano l’omonimo single malt scozzese.

Dieci anni ci vogliono infatti per far maturare questo grande whisky nelle botti più pregiate. Per dieci lenti, anni il single malt di “Glenmorangie, The Original” viene ospitato nei legni di rovere americano di prima qualità, che gli regalano il suo inconfondibile sapore morbido e rotondo.

Le botti vengono utilizzate due sole volte e, dopo questo pregiato servizio, vengono smantellate. Ma la pluripremiata Highland Distillery ha deciso di dare una nuova vita a queste doghe realizzando (a mano, ovviamente) le prime biciclette al mondo realizzate con botti di whisky.

In onore del legno che dà vita a The Original, Glenmorangie, la distilleria scozzese ha stretto un collaborazione con il celebre brand di biciclette Renovo, con l’obiettivo di creare questa edizione limitata di biciclette nate dalle botti del whisky.

Quando il legno di rovere delle botti ha compiuto il suo dovere, le doghe vengono inviate alle officine Renovo in Oregon, negli Stati Uniti, per essere trasformato nelle Glenmorangie Bike. Il telaio di ogni singola bicicletta Glenmorangie è realizzato con 15 archi di doga e riflette la curvatura delle botti.

www.glenmorangie.com

https://renovobikes.com

IL FESTIVAL RAGGIO 2017

Raggio è il festival dedicato al mondo dalla bicicletta artigianale e a tutto ciò che gira intorno al mondo delle due ruote, allo stile di vita naturale e alla mobilità sostenibile.

DOVE SI SVOLGE IL FESTIVAL RAGGIO

Giunto alla sua quarta edizione, il festival Raggio 2017 si svolgerà ad Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo nella spettacolare cornice della storica Cartiera Pigna, oggi Spazio Fase, l’11 e il 12 novembre 2017 dalle ore 10.00 alle 20.00. Lo storico stabilimento della Cartiera Pigna, un’architettura Industriale di fine ‘800, dopi il restauro ospita diversi eventi socio-culturali legati al territorio lombardo. L’ingresso è gratuito.

IL PROGRAMMA DI RAGGIO 2017

Il festival Raggio si pone diversi obiettivi. Innanzitutto quello di promuovere la bicicletta artigianale, sia dal punto di vista del design, della ricerca e della qualità, sia come mezzo di trasporto a basso impatto ambientale. Ma anche quello di divulgare l’idea di uno uno stile di vita dinamico, economico, salutare e sostenibile.

Più che una fiera, Raggio vuole essere un incontro fra molteplici attori, che si incontrano per fare comunità. Saranno presenti un centinaio di espositori fra designer, officine, negozi di accessori, produttori di bici artigianali e telaisti.

I prodotti esposti si possono toccare, provare o acquistare  che esporranno e venderanno direttamente al pubblico i loro prodotti, dalle cargo bike alle bici sportive, dai leggerissimi telai alle più recenti e-bikes.

LE SEZIONI

Oltre alla Mostra Mercato di biciclette artigianali di qualità, ci sarà una selezione di prodotti freschi del territorio da acquistare e da consumare sul posto, oltre a un’area kids dedicata alle famiglie e ai bambini, con laboratori e attività guidate per adulti e bambini, per introdurre anche i più piccoli al mondo delle due ruote e per approcciarsi in maniera creativa e consapevole al fantastico mondo delle biciclette.

L’offerta si completa con un ricco programma di gare ciclistiche, workshop, proiezioni, presentazioni di libri e conferenze dedicate sin temi della mobilità.

Anche quest’anno si svolgerà il torneo italiano di bike polo con squadre provenienti da tutta Italia, all’interno della “bike polo arena”.

www.raggiostiledivitaapedali.com

La Dutch Design Week di Eindhoven dalla A alla Z

Sono appena rientrato dalla Dutch Design Week di Eindhoven, quello che, a detta degli organizzatori è l’evento di design più grande del Nord Europa. Devo ammettere, una mia lacuna, lo riconosco, di averla sempre considerata uno dei tenti eventi minori che spuntano qua e là per l’Europa. Ma mi sbagliavo di grosso.
La Dutch Design Week è al contrario il Design Festival più bello e meglio organizzato che abbia mai avuto il piacere di vedere. Un grande evento dedicato al design non come prodotto ma come pensiero. Il design come processo culturale, creativo e innovativo. Insomma, il design con la D maiuscola.

Sono talmente eccitato da quello che ho visto che ho preparato un ABC della Dutch Design Week di Eindhoven. Una guida dalla A alla Z (proprio in senso letterale) basata su quelle che per me sono le parole chiave del Festival. Se volete ulteriori informazioni, qui trovate il sito ufficiale: www.ddw.nl

Se ci andate, o se la conoscete, fatemi sapere le vostre opinioni.

A come Atmosfera

L’atmosfera della DDW è un giusto compromesso tra (per citare i tre eventi che conosco meglio) la fredda distanza della London Design Week, lo snobismo per addetti ai lavori della Stockholm Design Week e l’allegra e “caciarona” voglia di party del Fuorisalone. Un’atmosfera davvero positiva, giovane, creativa, trasversale. Che coinvolge un pubblico curioso e composto formato da giovani e meno giovani, professionisti e famiglie con bambini. Quella di un evento culturale (quale è infatti il DDW) e non da fiera o da evento esclusivo.

B come Biglietti

Essendo un evento culturale grande come la città, l’accesso a diverse installazioni è a pagamento. Un bel modo di fare selezione e lasciare fuori quelli che sono interessati solo ail buffet… Il biglietto costa 19,50 € e permette l’accesso illimitato per 9 giorni a tutti gli eventi, ai concerti (vedi M di Musica), permette di noleggiare gratuitamente una bicicletta per girare fra i vari luoghi della città. Non esiste biglietto giornaliero, ma c’è un Family Ticket a 50 € (valido per 2 adulti + max 3 figli). I bambini sotto i 12 anni non pagano

C come Cultura del design

Già. La cosa più bella di questo festival del design è che è dedicato alla Cultura del design (con la C maiuscola). Non al prodotto, non al business, non all’estetica, non alla vendita. Solo alla cultura. Bravi, bravi e ancora bravi. La città si trasforma per 9 giorni nella capitale mondiale della Cultura del design (Milano resta la capitale mondiale del design, ma con una sfumatura molto diversa…).

Tutto in prospettiva di un futuro che è già alle porte. Le parole chiave sono ricerca, sperimentazione, innovazione, tecnologia, nuovi materiali, food, 3D, trasporti, crowd founding, realtà aumentata, partecipazione, salute, città, abitare smart…

D come Design Academy di Eindhoven

Una delle scuole di design più famose al mondo ha aperto le sue porte per mostrare i progetti dei suoi laureati. Il “Graduate show 2017”, un evento enorme (tre piani della scuola con tanto di bar e ristoranti interni) che raccoglie centinaia di prodotti di ogni genere. Tante altre università del design hanno esposto a Eindhoven, soprattutto nel quartiere simbolo, the Strijp. A dimostrare che le scuole di design del Nordeuropa non hanno nulla da invidiare alle nostre. Anzi.

E come Energia

Il festival sprigiona un’energia creativa che non vedevo da tempo. Forse alle prime due edizioni di Ventura Lambrate (che non a caso è un’enclave olandese al Fuorisalone di Milano) e al DMY di Berlino. Un’energia contagiosa che coinvolge tutta la città. Non per bere un prosecco al party più “VIP”, ma per farsi delle domande concrete sul nostro futuro. Un’energia che solo i giovani sanno tramettere con tanta forza

F come Food

Il cibo è uno dei temi più caldi per il nuovo design. E non solo all’interno della interessante Embassy of Food (vedi V come Visioni). Da una parte il cibo sostenibile, la ricerca di nuove fonti di alimentazione (dai funghi, dalle alghe, dai muschi agli insetti) energetiche, disponibili a basso costo e a basso impatto ambientale. Dall’altra un nuovo modo di consumarlo, più consapevole, più intenso, con strumenti (contenitori di ogni forma, posate, coppe etc.) pensati appositamente per amplificare piacere sensoriale. Un aspetto lontano dal “food design” come lo intendiamo di solito. Ma molto più affascinante.

G come Green

Green inteso in due sensi. Da una parte il tema del verde urbano è di grande attualità. Dall’urban farming a un rapporto più diretto tra gli abitanti delle città e la natura che ci circonda. Dall’altra, l’attenzione all’ambiente, ai consumi, ai rifiuti, al riciclo, all’inquinamento, alla sostenibilità e alla riduzione dell’impatto umano sul mondo. Due temi nei quali il design può fare molto…

H come Hotel

The Student Hotel, di fronte alla Stazione Centrale.Un grattacielo di 24 piani in parte design Hotel e in parte pensionato per studenti. Un luogo creativo, arredato con gusto, pieno di foto di studenti, di scritte, di vita… (a piano terra, uno dei bar/ristoranti più vivaci di Eindhoven). Qui ogni elemento viene presentato con un motto ironico e una bellissima grafica. Dalla chiave elettronica (Love is the Key), alla matita sul comodino (Write now!) alla presa usb “Power to the people”. Un design molto caldo, trendy e molto personale. È arredato con uno stile scandinavo vintage ma dai toni vivaci ed è pieno di spazi comuni dove rilassarsi, isolarsi, lavorare, chiacchierare… Il tutto con un animo da eterno studente (Let the student in you never die)!” Uno degli Hub del festival, ospita una interessante selezione di giovani designer e la “Contemplation Room, una stanza al 24° piano pensata per offrire esperienze sensoriali agli ospiti. www.thestudenthotel.com

I come Intimacy

Una delle cose che più mi ha colpito è la voglia di cambiare il mondo che muove i protagonisti di questo Design Festival di Eindhoven. Su tuti i fronti. Anche su quelli più intimi. La mias curiosità mi ha portato a sperimentare di persona alcune delle installazioni all’interno della “Embassy of Intimacy” (vedi V come Valori”. Tra queste, il camper trasformato in una culla semovente che offre 2 minuti di libertà dallo stress. Un ritorno nel grembo materno tra musica, profumi , morbidi velluti e un tizio all’interno che ti abbraccia in silenzio. Dapprima imbarazzante, ma poi garantisco che funziona!

L come Live

Bella l’idea di collegare un festival così giovane e dinamico alla musica. Il programma DDW Music conta oltre 70 concerti e performances live in una dozzina di locations durante i 9 giorni di evento. Dal Rock all’Hip Hop, dalla musica Indie all’acustica a, ovviamente quella sperimentale. Perché anche la musica è design.

M come Materiali

La ricerca di nuovi materiali, sintetici o naturali, riciclati o riciclabili, tecnologici o stampabili in 3D, commestibili o compostabili, è uno dei temi conduttori di tutto il festival. Così come l’uso diverso, inconsueto e innovativo di materiali che già conosciamo bene, o che crediamo di conoscere ma che per pigrizia mentale continuiamo a usare sempre nella stessa maniera.

N come NLXL

NLXL, uno dei più celebri brand di carte da parati, ci ha stupiti con un invito per poche persone nella “Wunderkammer” diel designer artista Piet Hein Week (vedi lettera P), dove ha presentato la sua nuova collezione Timber, ispirata alle essenze di legno e disegnata da Piet stesso. Per l’occasione ha invitato pochi giornalisti e blogger a una cena privata, chef d’eccezione Paola Navone che si è esibita in un superbo risotto alla milanese. Una serata che da sola è valsa il viaggio. www.nlxl.com

O come Organizzazione

Capisco che parlare di organizzazione nell’Europa del Nord è come parlare di birra a Monaco di Baviera. Nulla di nuovo… Ma qui davvero l’organizzazione ha superato se stessa rasentando la perfettione. Ottima l’art direction dell Design Festival. Ottime le 4 mappe a disposizione del pubblico: DDW Map (la classica mappa degli eventi, un centinaio, molto ben fatta), DDW Design Routes (17 percorsi tematici realizzati da altrettanti designer, giornalisti, esperti di design… Geniale!), DDW Music (con gli artisti e il calendario dei concerti) e infine Short Events, il programma di talk, eventi, workshop giorno per giorno. Rendere tutto facile e interessante è il  modo migliore per coinvolgere i cittadini e avvicinarli a temi anche complessi come quelli trattati.

P come Piet Hein Heek

Piet Hein Week è un nome che può suonare nuovo per molti, ma è un vero mito non solo in Olanda, ma in tutto il Nord Europa. Per fare un paragone, Piet sta a Eindhoven come Tom Dixon sta a Londra… Il suo enorme studio, una vecchia fabbrica riadattata con shop, ristorante, laboratori e “Wunderkammer” annessa, è una delle tappe più interessanti e visitate della Dutch Design Week. Erano esposti, in anteprima, gli straordinari mobili che Piet ha disegnato per Ikea e che saranno in vendita in tutto il mondo dal prossimo aprile. Grande talent scout, Piet Hein Heek ha selezionato una trentina di designer e li ha fatti esporre nel suo “quartier generale”. https://pietheineek.nl

Q come Qualità

Il segreto del successo di un evento, io lo ripeto da sempre, è la qualità. E la qualità non può avvenire senza un’ottima art direction e una forte selezione dei partecipanti. Due ingredienti semplici ma indispensabili, troppo spesso sottovalutati o peggio, sbandierata a parole ma poi sostituita da un più comodo “basta pagare e entri”. E alla Dutch Design Week di Eindhoven la qualità, la selezione e la direzione artistica si respirano a pieni polmoni, si apprezzano, direi quasi “si godono” per il grande piacere che riservano al visitatore. Abbiamo tanto da imparare su questo…

R come Relazioni con i media

Questo capitolo volevo metterlo alla voce B come Blogger, ma la B era già occupata. Quindi parlo di come vengono considerati i media qui. In Europa non si fa più alcuna differenza tra giornalista e blogger (ovviamente parliamo di blogger di qualità). Il mondo dei media è talmente cambiato che mi pare ottuso perseverare con questa distinzione (a Stoccolma la tessera stampa della fiera non porta più scritto “Press”, ma “Media”. E non è una sfumatura da poco…).

Come direttore di Design Street sono stato invitato dall’ufficio Stampa del Festival a un International press tour guidato tra gli eventi top del Festival e ho condiviso questo momento con giornalisti e blogger di tutto il mondo, da New York a Tel Aviv… Nessuno di serie A, nessuno di Serie B. Stesso campionato. C’è ancora tanto da imparare, qui in Italia…

S come Strijp

Strijp è l’ex complesso industriale della Philips, che dopo il decentramento produttivo del colosso di Eindhoven e il trasferimento della rappresentanza ad Amsterdam, era rimasto abbandonato. Un grosso colpo per la città, che però ha saputo incassare il colpo e reagire, trasformandolo in un vivace centro di design e creatività. Oggi ospita uffici e residenze, locali di tendenza e start up, mercati e orti urbani… Questo è il vero cuore pulsante della Dutch Design Week. Qui succede tutto. Qui ci si perde come un bambino nel paese dei balocchi, affascinati dalle architetture industriali degli anni 20, dai murales dai mille negozi che mescolano biciclette, tecnologia, abiti usati e design. Ci ho passato una giornata intera. Peccato non aver avuto già tempo…

T come Trasporti

Trasporti perfetti e impeccabili. Non solo quelli pubblici (treni e bus urbani) ma anche quelli creati  per l’occasione. Biciclette gratuite per tutti, bus navetta “Hop on Hop of” che collegano ogni 20 minuti tutti i vari distretti, e il servizio “Volvo design Rides”. 35 Volvo customizzate che trasportano gratuitamente i visitatori per le destinazioni di design (basta registrarsi online). Un servizio eccellente.Ottimo anche il servizio taxi, economico e professionale.

Concedetemi una piccola polemica personale. Se in Olanda chiami un taxi, lui arriva, ti fa salire e solo dopo fa partire il tassametro (non da quando ricevono la chiamata, come da noi!). Una volta ho chiamato un taxi che, non ero ancora salito, e segnava già oltre 20 euro. Cose da matti…

U come Unico

L’unicità della Dutch Design Week viene dichiarata esplicitamente nel sito ufficiale, che cito testualmente: “La DDW è diversa dagli altri eventi perché si concentra sul design del futuro. Sebbene l’accento sia posto su tutti gli aspetti e le discipline del design, viene data maggiore enfasi sull’innovazione , sulla sperimentazione, sulla interconnessione. Una eccezionale attenzione viene rivolta al lavoro e alla promozione dei giovani talenti”.

Una formula unica e, sebbene tanti ne parlino, loro lo fanno. E bene, anche!

V come Visione

La visione del futuro e di come il design possa contribuire a migliorarlo sono alla base di tutta la Dutch Design Week. Non i prodotti quindi, male idee, i pensieri. Il design, insomma, nella sua forma più pura, nobile e antica. Quella del progetto. Per supportare queste visioni, all’interno dell Festival sono state istituite 7 “ambasciate”, che hanno lo scopo di raccogliere i progetti migliori nel loro campo. Embassy of Food, Embassy of Health, Embassy of Intimacy, Embassy of Climate action, Embassy of Urban transformations, Embassy of dat e per finire, l’Embassy of robot love.

Niente archistar, per una volta. Solo le idee di tanti giovani designer, spesso in collaborazione con le migliori università, che provano a posare un mattoncino dopo l’altro. E quando sono così tanti, credetemi, fanno effetto!

W come Wearable design

Il design da indossare. Nuovi tessuti, nuove fibre ricavate da piante, da scarti alimentari o da materiali riciclati. Nuove tipologie di abiti pensati per usi sempre più estremi. Vestiti connessi e interattivi, magari stampati in 3D. Questo è uno dei grandi temi di ricerca sviluppati a Eindhoven.

Z come Zentrum

Il centro di Eindhoven accoglierei un’altra grande parte degli eventi. Non così raggruppati come nello Strijp, ma perfettamente inseriti fra architetture storiche e quelle moderne che si alternano nella città olandese. Tra questi il Temporary Art Centre (TAC), la Kaserne, La Design Academy (vedi lettera D), il Philips Museum, il “The Student Hotel” Vedi lettera H)

Sandwichbike, la prima bici in scatola di montaggio

Cosa pensate di una bici in scatola di montaggio? È già realtà. Si chiama Sandwichbike e arriva da Amsterdam. Creata da Basten Leijh, è un progetto innovativo che si basa sul concetto di imballaggio piano e sul montaggio in fai da te.

La Sanwichbike, è composta da pannelli in legno di faggio e unita grazie a minuterie in alluminio, rifinite con cura. Un prodotto dal design raffinato che può facilmente essere riassunto in numeri: arriva in una scatola da 90x70x24 cm, viene consegnata in paio di settimane dall’ordine online, si monta in 45 minuti e pesa solo 17 chili.

Studiata per adattarsi a persone di diversa statura, la Sandwichbike è ecologica e pratica, oltre che bella da vedere; viene realizzata, infatti, con legno proveniente da foreste certificate ed è anche rifinita in modo tale da resistere perfettamente agli agenti atmosferici. È disponibile in diverse essenze di legno e anche nella versione in legno colorato. O nella bellissima variante a triciclo per le passeggiate a tre ruote dei più piccoli…

VUOI SCOPRIRE ALTRE BICICLETTE IN LEGNO?

Guarda la Thonet Bike, in faggio curvato, della storica casa austriaca, la Bough Bike di produzione inglese e la francese Wood.B in legno e acciaio.

A questo link, tutte le biciclette di design pubblicate su Design Street

www.sandwichbikes.com

La targa Rodolfo Bonetto

La Targa Bonetto è un prestigioso premio istituito nel 1991 da Marco Bonetto in onore del padre, Rodolfo Bonetto. Il premio è dedicato agli studenti delle scuole di design e delle università di design di tutto il mondo.

Caratteristica del premio è quella di concentrarsi non solo sul design come forma estetica, ma anche e soprattutto al design creativo e fuori dagli schemi. A chi sa coniugare le sperimentazioni coraggiose e visionarie, forza dirompente dei giovani studenti, con le reali esigenze di un mercato in continua evoluzione. La targa Bonetto vuole infatti incentivare e premiare quei progetti pensati per migliorare le funzioni delle cose o le abitudini delle persone.

La Targa Bonetto ha alle spalle un prestigioso Comitato Scientifico e una giuria presieduta da Marco Bonetto insieme a architetti, designer, docenti, imprenditori e studiosi di Design.

La Targa Rodolfo Bonetto vanta il patrocinio dell’ADI, l’Associazione per il Disegno Industriale e della Fondazione ADI Collezione Compasso d’Oro.

Rodolfo Bonetto

Rodolfo Bonetto è stato uno dei più grandi designer italiani del secolo scorso. Nato a Milano nel 1929, Rodolfo Bonetto si distinse subito per il suo spirito eclettico e innovatore. Batterista affermato, si dedicò al design da autodidatta (come tantissimi maestri del design suoi contemporanei), prima nel campo dell’automotive (suo zio Felice Bonetto fu un celebre pilota automobilistico), come consulente di Pininfarina.

Nel 1958 aprì il suo studio a Milano e fino al 1991, anno della sua morte, disegnò oltre 900 prodotti. Fu direttore dell ADI, docente universitario, ricevette ben 8 Compassi d’oro di cui l’ultimo, postumo, alla carriera.

Oggi lo studio Bonetto Design è portato avanti dal figlio di Rodolfo, Marco, che ha seguito le orme del padre e che è anche lui oggi uno dei più raffinati designer industriali contemporanei.

Per chi volesse approfondire la conoscenza di Rodolfo Bonetto, consigliamo di visitare la pagina Wikipedia dedicata a Rodolfo Bonetto.

Targa Bonetto 2016

Vuoi conoscere tutti i vincitori del 2016? Vai al link; Targa Rodolfo Bonetto 2016

Il primo premio 2017

Il vincitore della Targa Bonetto 2017 ha ricevuto in premio una Vespa Piaggio personalizzata ad hoc da Garage Italia Customs, la società di customizzazione fondata da Lapo Elkann. Una vespa dalla livrea “gessata” in un elegante color blu satinato.

Tutti i vincitori della XXII Targa Rodolfo Bonetto

1° CLASSIFICATO: 

Ha vinto la Targa Rodolfo Bonetto 2017 il progetto DB-SHOES, una scarpa pensata appositamente per i diabetici, disegnata da Carmen Ianiro, ISIA di Pescara.

Un settore, del medicale, poco frequentato dal design. La scarpa si compone di una suola con tomaia morbida, traspirante e intercambiabile, La suola è integrata con sensori per la temperatura, per il pH e per l’idratazione della pelle, dati particolarmente sensibili nella persona diabetica. I dati vengono inviati dalla suola a un’ App sullo smartphone, per tenere sempre sotto controllo le condizioni del piede e quindi possibili problemi dovuti alla malattia.

2° CLASSIFICATO: 

Il secondo premio è andato al progetto KOI, un indumento trasformabile che da gilet diventa sacco a pelo. Il materiali innovativo con cui è realizzatoi, un eco-tessuto ricavato dalla fibra del legno di betulla, è resistente, traspirante e offre un’alta capacità di termoregolazione. Lo hanno progettato Iryna Kucher e Luisa Eckert, studentesse dell’ISIA Roma (sede di Pordenone).

3° CLASSIFICATO:

Al terzo posto il progetto SEI, una mensola multifunzione, che può essere un reggi-bicicletta, una piccola libreria, uno svuota-tasche. Designer, Francesco Claudio Lindo dell’IAAD, l’Istituto d’Arte Applicata e Design di Torino.

GLI ALTRI PREMI 

Durante la serata di consegna dei premi Targa Bonetto 2017, sono state consegnate anche 5 menzioni speciali, un premio della giuria e una Targa d’onore.

Menzioni speciali

1. EVOLVE, tovaglietta salva-briciole, Simone Bertolino, IAAD Istituto d’Arte Applicata e Design, Torino.

2. ILDY, taglia-torta, Antonio Ynca e Riccardo Storchi, IAAD Istituto d’Arte Applicata e Design, Torino.

3. MACRA, imballaggio temporaneo per oggetti fragili, Lucia Cecchinè, Accademia di Brera, Milano.

4. PITAGORA, strumento propedeutico all’insegnamento della musica ai bambini, Rita Lombardi e Lucia Caron, IAAD Istituto d’Arte Applicata e Design, Torino.

5. SALVO, kit per il primo soccorso, Valeria Marchionni, ISIA Pescara.

Targa d’onore

La targa d’onore 2017 è stata consegnata alla rivista DOMUS, testata simbolo della cultura architettonica e strumento di valore internazionale. Si pone dalla sua fondazione come imprescindibile punto di riferimento per l’evoluzione del progetto di architettura e come veicolo fondamentale per la promozione del design italiano nel mondo.

Premio della Critica

L’ultimo premio della Targa Rodolfo Bonetto, il premio della critica, è andato al progetto HANDSEE, una camera sensoriale per bambini di Francesca Abbatantuono, del Politecnico di Milano.