Marmifere: le micro architetture in marmo di Studio Lievito che ridisegnano lo spazio urbano

Le città hanno bisogno di luoghi dove fermarsi, incontrarsi, giocare. Con Marmifere, il fiorentino Studio Lievito (@studio_lievito) interpreta questa esigenza attraverso un progetto che supera la tradizionale idea di arredo urbano. Le sedute diventano micro architetture in marmo, elementi monolitici capaci di costruire relazioni tra persone, paesaggio e memoria del territorio.
Vincitore della prima edizione del Premio Internazionale White Carrara, il progetto nasce da una riflessione sul rapporto tra il marmo di Carrara e lo spazio pubblico contemporaneo, trasformando una materia simbolo della tradizione italiana in un linguaggio attuale e aperto a molteplici utilizzi.

Marmifere nasce dalla storia delle cave di Carrara

Il nome richiama la storica Ferrovia Marmifera, l’infrastruttura ottocentesca che collegava le cave delle Alpi Apuane al mare, rendendo possibile l’esportazione dei blocchi di marmo in tutto il mondo. Non si tratta però di una semplice citazione storica.
L’intero progetto prende forma osservando il paesaggio delle cave: ravaneti, terrazzamenti, pareti scavate e gallerie diventano il punto di partenza per creare elementi urbani che conservano il carattere monumentale del marmo, traducendolo in una presenza accogliente e accessibile. Il risultato è un oggetto che porta nello spazio pubblico la memoria di un territorio senza trasformarla in nostalgia.

Sedute, gioco e relazione convivono in un unico progetto

Marmifere è composto da due moduli differenti che possono essere utilizzati singolarmente oppure combinati per costruire vere e proprie sequenze nello spazio urbano.

Il primo modulo interpreta il profilo del ravaneto: una superficie scavata diventa una seduta reclinata, mentre il lato opposto si trasforma in una parete inclinata attrezzata con prese da arrampicata in plastica riciclata. Una cavità attraversa il volume e, accostando più elementi, genera piccole gallerie pensate per il gioco e l’esplorazione.
Il secondo modulo prende invece ispirazione dai terrazzamenti delle cave. Una successione di livelli crea differenti modalità di seduta e nuovi punti di osservazione dello spazio circostante, mantenendo sul lato opposto la possibilità di arrampicata e la continuità delle gallerie interne. In questo modo il marmo non è soltanto materia da contemplare, ma diventa esperienza quotidiana.

Un omaggio al design radicale italiano

Accanto al legame con Carrara emerge un’altra radice progettuale: quella del design radicale italiano degli anni Sessanta e Settanta.
Studio Lievito guarda dichiaratamente alle sperimentazioni di Ugo La Pietra e alle visioni di Archizoom, recuperandone la libertà espressiva, l’uso di forme primarie e l’idea che un oggetto possa avere funzioni aperte, capaci di stimolare nuovi comportamenti nello spazio pubblico.
Le superfici inclinate, l’ambiguità tra arredo e scultura e il valore attribuito al gioco restituiscono una lettura contemporanea di quella stagione progettuale, senza trasformarla in una semplice operazione di citazione stilistica.

Perché ci piace

1. Il marmo cambia linguaggio
Non è utilizzato come materiale celebrativo, ma come strumento per costruire luoghi da vivere, attraversare e condividere.

2. Racconta un territorio senza retorica
Le forme derivano direttamente dalla geografia delle cave e dalla loro storia, trasformando il paesaggio in progetto.

3. Unisce memoria e sperimentazione
Tra riferimenti al design radicale e attenzione allo spazio pubblico contemporaneo, Marmifere dimostra come il marmo possa ancora diventare materia di ricerca e innovazione.

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