La poltrona Bibendum di Eileen Gray: 100 anni di ironia modernista
Un’icona nata nel 1926
Ci sono poltrone che raccontano un’epoca. La poltrona Bibendum, disegnata da Eileen Gray nel 1926, aè una di queste.
Nata per l’appartamento parigino di Madame Juliette Mathieu-Lévy in Rue de Lota, la poltrona sintetizza lo spirito radicale degli anni Venti: sperimentazione, eleganza, rottura delle convenzioni. Gray sostituisce le gambe pesanti delle club chair dell’epoca con una struttura in tubolare d’acciaio – allora rivoluzionaria negli interni domestici – e sovrappone volumi imbottiti generosi che sembrano quasi galleggiare sopra la base sottile . Il risultato è un oggetto insieme scultoreo e accogliente, modernista ma sorprendentemente sensuale.
L’ispirazione? Il Bibendum Michelin
Il nome non è casuale. Eileen Gray si ispira apertamente al celebre omino Michelin, la mascotte composta da pneumatici sovrapposti: Il Bibendum. L’iconico personaggio fatto di pneumatici, nasce nel 1898 su idea dei fratelli Édouard e André Michelin, anche se la sua forma definitiva si deve al disegnatore francese Marius Rossillon, noto con lo pseudonimo O’Galop. Nel disegno originale, il celebre omino solleva un calice colmo di chiodi e vetri, accompagnato dal motto latino “Nunc est bibendum” (Ora beviamo). Da qui il nome Bibendum.
Le sue forme tondeggianti, quasi caricaturali, avevano affascinano così tanto la designer irlandese, che le traduce in due grandi rulli imbottiti disposti a semicerchio, a formare braccioli e schienale.
Ma la sua non è solo una citazione pop ‘ante litteram’. C’è anche un sottile gesto concettuale: Gray trasforma una figura maschile, massiccia e industriale, in una seduta elegante, sofisticata, femminile. Un ribaltamento ironico dello sguardo tradizionale dell’arte, dove spesso il corpo femminile era oggetto di ispirazione. Qui accade il contrario.
GUARDA IL NOSTRO ARTICOLO SUL DESIGN DEL BAUHAUS
.
Tra scultura e lounge chair
La poltrona Bibendum è una lounge chair, certo. Ma è anche una dichiarazione estetica. Le proporzioni abbondanti dell’imbottito dialogano con la leggerezza della struttura in acciaio nichelato o cromato. Il contrasto tra massa e linea, tra morbido e industriale, definisce il suo carattere. Non è solo comfort: è presenza. Non a caso la poltrona ha attraversato il Novecento comparendo in contesti privati e pubblici, dai salotti alle hall di hotel, fino alle sale di musei come il MoMA di New York e il Centre Pompidou di Parigi.
Dopo 100 anni, una nuova edizione limitata
Nel 2026 la Bibendum compie 100 anni. Per celebrare l’anniversario, ClassiCon – oggi licenziatario ufficiale – presenta un’edizione speciale limitata a 100 pezzi.
La riedizione si ispira a un esemplare storico degli anni Venti, battuto all’asta da Christie’s nel 2020 per quasi 700.000 dollari. L’imbottitura è rivestita in nubuck color sabbia, mentre la struttura in tubolare d’acciaio è nichelata. Ogni poltrona è incisa con la firma di Eileen Gray e numerata da 1 a 100 (foto qui sotto).
Un gesto che non è solo celebrativo, ma curatoriale: riportare l’attenzione sull’autenticità e sulla forza originaria del progetto.
Una poltrona che non invecchia
La Bibendum continua a funzionare perché non è mai stata semplicemente “di moda”. È un pezzo che vive all’incrocio tra arredo e scultura, tra design e cultura visiva. Ironica ma rigorosa, morbida ma strutturata, iconica senza essere prevedibile.
Cent’anni dopo, il suo messaggio è ancora attuale: il design può essere colto, concettuale e, allo stesso tempo, sorprendentemente umano.
Perché ci piace
- Perché è un’icona consapevole. Non nasce per essere decorativa, ma per affermare una nuova idea di modernità domestica.
- Perché unisce ironia e rigore. Ispirata all’omino Michelin, riesce a essere giocosa senza perdere eleganza.
- Perché a 100 anni è ancora radicale. La nuova edizione limitata non è nostalgia: è la prova che il vero design attraversa il tempo.







