La sedia Frankfurter di Bla Station: l’ovvietà come scelta radicale

A prima vista, la sedia Frankfurter di Bla Station sembra una prodotto che si conosce già. Una linea essenziale, archetipa, quasi scontata, che non chiede attenzione. Ma è proprio questa apparente normalità a tradire il progetto: guardandola meglio, emerge un lavoro preciso sul corpo, sulla materia e sulle proporzioni, dove ogni curva è una decisione e ogni volume ha un peso specifico. Ed è proprio per questo che la sedia Frankfurter di Bla Station ci convince.

Disegnata da Johan Ansander, la sedia Frankfurter nasce all’interno di una collaborazione col brand svedese fatto di fiducia e sperimentazione. Un terreno fertile, dove le idee possono essere messe alla prova senza fretta e senza scorciatoie.

Il corpo come origine della forma

Il punto di partenza del progetto è sorprendentemente intimo: la forma dell’avambraccio. Un riferimento quotidian che guida la costruzione di una sedia più fisica, più vicina, più presente. Da qui derivano i raggi ampi, i volumi pieni, la sensazione di solidità che Frankfurter trasmette senza mai diventare pesante.

La relazione tra schienale e gambe è uno dei passaggi più riusciti del progetto: la struttura resta leggibile, ma viene addolcita. La costruzione non è nascosta, piuttosto accompagnata. Tutto appare coerente, continuo, risolto con un linguaggio misurato e sicuro.

Materia, industria, durata

La sedia Frankfurter di Bla Station è realizzata in faggio stampato, un’essenza diffusa in Svezia e particolarmente adatta a questo processo industriale. Una scelta che lavora su due piani: da un lato la sostenibilità, dall’altro la resistenza.
È una sedia progettata per essere usata davvero. Robusta, durevole, capace di sopportare lo stress dell’uso quotidiano. Il riferimento ideale è alle sedute degli anni Trenta, nate per accompagnare gesti, corpi e abitudini senza deformarsi, senza perdere funzione, senza chiedere attenzioni particolari.

Frankfurter. Un nome che guarda al passato, uno sguardo ben piantato nel presente

Il nome Frankfurter è un piccolo cenno al passato, ma l’espressione è completamente contemporanea.
Il riferimento è la sedia di Francoforte (FrankfurterStuhl) che nasce in Germania, tra tra gli anni Venti e Trenta, come sedia funzionale per l’uso quotidiano, senza intenti decorativi. Fu adottata principalmente negli spazi pubblici e semi-pubblici (case, mense, caffè, uffici) e per questo era progettata per progettata per essere usata intensamente e durare, nel tempo.
La tipologia della sedia Frankfurte era definita dalla struttura in legno, volumi pieni, raggi ampi e proporzioni misurate, pensate per la comodità del corpo.

Ma nella sedia Frankfurter di Bla Station non c’è nostalgia, né volontà di citazione. Piuttosto, un’idea di progetto che rinuncia all’enfasi per trovare forza nella misura. Frankfurter è dunque una sedia che non cerca di essere più di quello che è. Ed è proprio questa onestà a renderla speciale.

Johan Ansander, tra gesto scultoreo e quotidianità

Nel percorso di Johan Ansander, la sedia Frankfurter rappresenta una svolta consapevole. Dopo progetti come Maximus, nato come pezzo unico scultoreo, e le successive evoluzioni più espressive come Max e OM, questa sedia sceglie una strada più quotidiana, più razionale, ma non meno radicale.
Qui la ricerca non passa dall’eccesso, ma dalla sottrazione. Dal controllo. Dalla capacità di rendere interessante ciò che, in apparenza, sembra già risolto.

Perché ci piace (e perché dovreste conoscerla)

  • Perché lavora sull’ovvietà come gesto progettuale, trasformandola in valore

  • Perché è una sedia pensata per il corpo, prima ancora che per l’immagine

  • Perché dimostra che il design più solido è spesso quello che resta in silenzio

Frankfurter non chiede di essere notata. Preferisce essere usata. E, alla lunga, è una posizione molto più forte.

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